Archive for agosto, 2012

Voi sarete qui

domenica, agosto 12th, 2012

A seguito di circostanziate richieste pervenute nella mail di questo blogghe -“A Meripo’ ma ndo caspita vai che non ho capito?”- informo che non l’ho capito bene manco io ma in linea di massima voi sarete qui:

12 agosto – Fiumicino (è di norma la parte più impegnativa)
13 agosto – Bangkok-Kuala Lumpur
14 agosto – Kuala Lumpur-Kuching
Semenggoh Wildlife centre “per il pasto degli UrangUtang” (io speriamo che il pasto non siamo noi)
15 agosto – Bako National Park. Poi si torna a Kuching
16 agosto – Kuching-Sibu e poi Kapit via mare infine via terra alla Ruman Badong Iban Longhouse (non vi fate illusioni su Longhouse)
17 agosto – “Giornata pescando con la Iban tribe e passeggiata nella giungla”. So’ i daiacchi, tagliatori di teste, per capirci. Per l’occasione ho evitato di fare la messa in piega prima della partenza.

18 agosto – Aritorniamo a Sibu e proseguiamo per il Similijau National Park. Pernottamento nell’ostello del parco
19 agosto – “Mattinata di relax sulla spiaggia e/0 camminata verso Turtle Bay (secondo voi come va a finire, la disfida delle opzioni, considerando che sta camminata è di 7 chilometri andà e 7 a tornà?). Nel pomeriggio trasferimento a Miri
20 agosto – In mattinata si spediscono i bagagli a Limbang. Il gruppo vola a Mulu National Park con uno zainetto , nel pomeriggio Deer and Lang’s Cave. Al tramonto ci appostiamo davanti alla bat-cave per vedere l’uscita dei pipistrelli
(a noi il figlio della Moratti ce fa un baffo, con la bat-casa)

21 agosto – Risaliamo in barca il Clearwater River, visitiamo le Wind e Clearwater Cave. Volendo si può fare il bagno nel fiume. Pic nic. In barca per Long Lutut
22 agosto – Trekking per salire ai Pinnacles. Per chi non è in grado c’è un agevole Kerangas Trail di due ore con arrivo su cascate.
23 agosto – Headhunters trail (12 chilometri) verso Terikan. Barca e arrivo alla città di Limbang
24 agosto – Barca veloce da Limbang a LABUAN (ecchime) poi verso Kota Kinabalu
25 agosto – ore 7 volo per SANDAKAN
26 agosto – In barca a Ox-bow lake, camminata nella giungla alla ricerca di scimmie e uccelli
27 agosto – In mattinata trasferimento via terra a Semporna
28 agosto – Trasferimento da Semporna a Mabul Island
29 agosto – Mabul Island
30 agosto – Mattina ancora al mare poi Semporna poi aeroporto di Tawau verso Kuala Lumpur
31 agosto e 1 settembre – Kuala Lumpur

(se.. capirai, pare vero)

La tigre della Malesia e il Leone di Tolstoj

venerdì, agosto 10th, 2012

Poco prima di separarmi dal mio primo marito, che ad oggi è anche l’unico ma faceva fico la frase, mi regalarono “Guerra e Pace“. Non so se fosse un suggerimento strategico-diplomatico. Consta, in ogni caso, di due discreti mattoni, di capolavoro sia chiaro, ma sempre mattoni sono. E dunque, siccome ci si avviava verso l’inverno, ricordo che dissi fra me e me (anche perché nel frattempo non c’era più nessuno accanto)
-Bene, mi terranno compagnia nelle solitarie serate invernali

Tre mesi dopo aprii questo blog (son circa due anni e una nticchia fa). Beh io, finora, non sono riuscita ad arrivare neanche a finire il riassunto della quarta di copertina.  

Così ieri stavo cercando il libro da portarmi in quota “letture da perla di Labuan” e m’è riscappato fuori, anziché la tigre della Malesia, il Leone de Tolstoj.

La presente dunque per dirvi che se ad oggi io non ho la più pallida idea di che caspita ci sia scritto là dentro, e dunque del capolavoro che mi sto perdendo, si sappia, è colpa vostra. Di serate solitarie non se n’è vista più manco una, da che son rimasta sola.

Ciò detto io allora vado. A Sandakan. E Labuan. E in Giro Batol. E mi porto dei libri. Ma non quello. Che, ne sono certa, mi terrà compagnia nelle solitarie serate invernali prossime.

Ci vediamo tipo ai primi di settembre, tigrotti.
Fate come foste a casa vostra, non innamoratevi d’agosto, spegnete le luci prima di andarvene la sera e date un po’ d’acqua alle piante.

Hasta la lista

giovedì, agosto 9th, 2012

Elenco degli oggetti ancora mancanti per lo zaino secondo la lista fornita dal professor Pi alla voce “Cosa portare” per fare la perla di Labuan:

-Sacchi spazzatura grandi e robusti (nell’escursione sui fiumi e durante alcuni trasferimenti sulle isole i bagagli potrebbero essere esposti all’acqua)
Io purtroppo sono ormai nella fase rassegnativa tale per cui a leggere sta cosa neanche mi sono agitata più di tanto e anzi mi son detta “Ambeh, almeno non ha scritto che i bagagli potrebbero essere esposti all’attacco degli squali”
-Guanti da lavoro (utili soprattutto nell’ascensione ai Pinnacles)
-Zanzariera (utile per il pernottamento in Longhouse al camp 5)
(Ora voi mi dovete dì, se uno scrive che si dorme nella Longhouse io già penso al Longhouse Resort Hilton, MINIMO, no a un posto in cui te devi portà pure la zanzariera e la carta igienica da casa)
-Carta igienica di riserva
(Anfatti, vedete? Ma di riserva de che? Ma io come devo fa’ con quest’uomo?)
-Coltellino svizzero e posate tipo campeggio
(Picchè, picchè, picchè io sono l’unica che se le dicono che dormirà in “alberghetti” e mangerà in “ristoranti” se deve portà pure le posate tipo campeggio?)

In questo agile “Indicazioni per il viaggio Borneo malese” a cura del professor Pi esiste poi un paragrafo “Sanguisughe”: io l’ho stampato ma non l’ho manco letto. ED è IL PARAGRAFO PIù LUNGO DI TUTTI. MEZZA PAGINA SCRITTA A CORPO 8 NEL SENSO SCRITTO PICCOLISSIMO.

Con la prima scimitarra che trovo all’aeroporto di Kuala Lumpur lo so io che ci faccio.

Il se(n)sso della scienza per la papaya

mercoledì, agosto 8th, 2012

Vi dico solo che oggi è stata scoperta l’evoluzione del cromosoma sessuale della papaya. Ora attendiamo fiduciosi che si pervenga prima o poi anche a quella di Giovanardi.

SCIENZA: SCOPERTA EVOLUZIONE CROMOSOMA SESSUALE DELLA PAPAYA – Washington 8 agosto – Due nuovi studi dell’Universitá dell’Illinois hanno scoperto nuove prospettive in merito all’evoluzione del cromosoma sessuale nella papaya. Le ricerche sono state pubblicate su Pnas e rivelano che i cromosomi sessuali della papaya hanno subito cambiamenti importanti e radicali durante le loro brevi storie evolutive. Brevi perchè avvenute circa 7 milioni di anni, al confronto con gli oltre 167 milioni di anni di evoluzione dei cromosomi sessuali umani.

Della lontananza e della distanza

lunedì, agosto 6th, 2012

Non so se vi avevo detto che sono favorevole agli amori a distanza. Molto favorevole. Anche a molta distanza. Lo sono diventata, dopo anni di distanze ravvicinatissime. Troppo ravvicinatissime. Non so magari è che non sono stata capace io, di stare ravvicinatissima. E’ che dopo un po’ la ravvicinatezza è come se iniziasse a diventare distanza.

Ora non è che io voglia scomodare Schopenhauer però pure secondo me tutto è determinato secondo quattro diverse necessità:
-di amare
-di essere amati
-di non stare da soli
-di ottimizzare le lavatrici

non necessariamente in questa sequenza, visto che le lavatrici dei singòl sono una delle cose più tristi alle quali poi però si trova il modo di ovviare.

Però ad amarsi troppo da vicino poi va a finire che ci si sente sempre più distanti, un po’ “già ti so”, un po’ difesa degli spazi vitali, un po’ troppo azzeccamento ripetitivo.

Diceva Corrado, Alvaro, che “La lontananza è il fascino dell’amore. Amarsi vicini è difficile”. Ma non è solo che è difficile: è che certe volte è proprio impossibile. E dunque preferisco un Amore A Distanza (fisica) che un Amore A Lontananza (spirituale).

Vabbè tutto questo per dirvi che avendo adottato un Amore A Distanza succede che quest’Aadi mo’ è partito per qualche giorno. E quindi molto bene, dico io, sono abituata. 

E invece no, santocielo. Ora qualcuno mi spiega che cambia se invece di telefonarti da Milano ti telefoni da Berlino? E pure l’sms è come Schengen, viaggia come e quando vuole, fuori e dentro i patrii confini.

Guardate io ve lo dico: l’amore è veramente sopravvalutato. Perché se po’ mai sentì la mancanza di uno che di norma già non ci sta?
E infatti no, non è che uno è innamorato: è solo psicolabile.

Nicolini, il pane e le rose

sabato, agosto 4th, 2012

Oggi sull’Unità.

Con questo:

E dunque ora che Renato Nicolini se n’è andato forse anche Giulio Tremonti potrà aprire con fiducia una rivendita di pane e porchetta. Che questa è la cosa che mi è venuta in mente quando stamattina la prima telefonata è stata
-Meripo’, è morto Renato Nicolini.

M’è tornato in mente quel tremontiano “la gente non mangia cultura” poi seguito da un “mi avete capito male” e da un ”vado a farmi un panino alla cultura, inizio dalla Divina Commedia”.

Renà, incredibile eh? Proprio tu che di pane e rose hai sfamato milioni di romani residenti, adottivi e di passaggio. Che hai riacceso le luci dopo il buio del terrorismo e della paura, pagando regolarmente le bollette, che hai portato milioni di persone a sentire la poesia. La poesia. A che caspita serve la poesia? Che ci si pagano i mutui, con la poesia? (segue)

Il modo peggiore per dirsi addio? Non dirsi niente

venerdì, agosto 3rd, 2012

Cara Meri,
un anno. Un anno pieno di un sacco di cose. Anche di due case diverse nelle quali vivevamo insieme un po’ da me un po’ da te e anche un po’ ciascun per se’ che non fa mai male.
Poi una mattina dice “ci sentiamo dopo”. L’hai più sentito, tu? Dovevamo vederci la sera, ha annullato. “Ci risentiamo”. L’ho cercato e non ha risposto. Inutile proseguire, hai capito, no?
Insomma sparito. Smaterializzato. Da allora sono passati tre mesi. Di silenzio. E smaterializzazione. E ho scoperto che le parole più dolorose sono quelle che non si dicono. Perché un “non ti amo più, ho un’altra, ho un altro, sono sposato”, nulla, nulla mi avrebbe ferita tanto come il silenzio.
Meri, ora che si fa?
Tua
Renata

Cara Renata,
e dunque manco la scoperta della particella di Dio che dà corpo a tutto il creato è riuscita a risolvere, invece, il problema della smaterializzazione improvvisa degli amanti. Nonostante i continui progressi sul bosone resta intatto il mistero sul fifone, il  pusillanime di turno che, nell’impossibilità di articolare tre parole consecutive “scusami è finita” preferisce dire addio nel modo peggiore: non dicendo niente.
Sono certa che la sindrome colga anche nostre gentili colleghe fimmine anche se personalmente non conosco casi di smaterializzazioni fimmine ma non mettiamo limiti alla Provvidenza.
Il presente appello vale dunque per tutti: qualsiasi cosa abbiate da dire, ditela. Si fa un po’ di casino lì per lì ma poi passa. Giuro: passa tutto, anche l’impensabile. Anche se dovete dire che ne avete altre due dalle quali avete avuto due gemelli cadauna, anche se -per dire- dovete confessare che volete votarvi solo alla politica iscrivendovi a un partito di centrosinistra, anche se dovete dire che vi piaceva il nome “Polo della speranza”.

Ditelo. Fatevi questo regalo: uscitene da statisti. Tre paroline ed entrerete nella Hall of Fame di quelli che un giorno andremo a ripescare nello specchietto retrovisore della nostalgia. Perchè, credeteci, arriva il giorno in cui si sente che un po’ ci mancano persino il puttaniere e il bugiardo. Ma l’ameba e il codardo no.
Meri

Divieto di fumo

giovedì, agosto 2nd, 2012

Non so perché di quel giorno io non ricordi nulla. Ma proprio nulla. Come un grande buco nero nella, è vero, molto scarsa capienza strutturale del mio hard disk. Eppure quel 2 agosto 1980 me lo tiro dietro, da allora, come una specie di ferita di guerra che periodicamente si riapre. Lo capisco quando, per qualsivoglia tipo di coincidenza ferroviaria, mi trovo a passare per la stazione di Bologna: scendo dal treno, corro verso l’uscita con tutta la dotazione di trolley, borsoni, giornali e varie, esco sul piazzale, guardo l’orologio fermo alle 10,25, rientro, ricorro al binario e riparto col treno della coincidenza.

Perché lo faccio? Non lo so. Non è che sto lì a macerarmi nello struggimento o a inveire contro i mozziconi di sigaretta, che non bastava non sapere ancora i mandanti dopo 32 anni, occorreva pure l’umiliazione della presa per il culo i fondelli. Ma non posso farne a meno. Come il fumo, tipo. Perché questo è il punto: vedere ancora fumo là intorno. Il fumo dei depistaggi, delle assenze, delle reticenze, della sfrontatezza, dell’impunità.

E allora io esco. Esco e guardo un orologio che da 32 anni segna sempre le 10,25. Poi guardo il mio, cerco il binario, corro e me ne rivado. Perché forse è l’unico modo che ho per diradare un po’ quel fumo, esco per respirare l’aria tersa che tira su Bologna e illudermi che prima o poi tirerà pure sugli italiani che hanno deciso di smettere di fumare.

Là dove c’era l’erba e qua dove c’era un loveblog

mercoledì, agosto 1st, 2012

Avverto l’utenza che se si inserisce su Google “sanguisughe Borneo Sandokan” il quarto risultato è questo:

SuperCaliFragili » sanguisughe

  • www.supercalifragili.com/?tag=sanguisughe
    5 lug 2012 – Tags: Borneo malese, giungla, isole delle Tartarughe, Professor Pi, Salgari, Sandakan, Sandokan, sanguisughe, Sipadan, tagliatori di teste

    E dunque se “Là dove c’era l’erba ora c’è una città” ora aqquà dove c’era un blog sentimentale mo’ ci sta un allevamento di sanguisughe. Mi compiaccio. Evvabbè ora sentiamoci la Via Gluck che “ma un giorno disse/ vado nel Borneo in città/ e lo diceva mentre piangeva”.