Archive for maggio, 2012

Dove vorrei essere a 54 anni

giovedì, maggio 31st, 2012

Tipo qua:

(arriva da qui)
Sharon Stone, 54 anni, e Martin Mica, 27

Mica cavoli

La giusta causa di risessamento

giovedì, maggio 31st, 2012

In attesa che l’Elsa Fornero sfoderi la riforma dell’articolo 18 intanto la Cassazione sfodera la riforma del 69:

“CASSAZIONE: SESSO NON APPAGANTE? NESSUNA COLPA AL CONIUGE CHE SE NE VA.  GIUSTA CAUSA L’ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE”

Roma, 31 mag – Il sesso non è “appagante”? Non può essere data alcuna colpa, in caso di separazione, al coniuge che abbandona il nido coniugale. Anzi, l’abbandono va inquadrato nella “giusta causa”. 

 Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, mi pare, no?

Se non che lui, l’ex marito, il diversamente prestante, ha dovuto pagare anche l’indennizzo del danno biologico, praticamente, essendo stato costretto al mantenimento “dell’ex moglie pari a 2.500 euro mensili” in quanto la donna, “al di lá della sua freddezza” guadagnava pure meno.

Donne, dopo l’edonismo reaganiano pare che stia alla frutta pure il fintopiacerismo MegRyaniano.

Marlon brando e Maria Schneider in una scena di Ultimo tango a Parigi

Scendo alla prossima

giovedì, maggio 31st, 2012

In occasione del ripristino (o meglio della decisione di ripristinarla, mo’ vediamo quante ere passeranno per rimettere la palina) della fermata di Via der Plebbiscito mi è gradito riproporre la fine analisi che la passeggera dell’87 strapieno gridò all’autista tra spintoni e ululati un anno fa. Al contempo però osserviamo che -in allineamento con quando in amore i grandi traditori si pentono, strafighi che ci hanno mollate si ripresentano, stronzi si riumanizzano- ciò avviene sempre quando, purtroppo, è tardi e manco ci va più di compiacerci. Che la vendetta sarà pure un piatto freddo. Ma è pure scotto. E spesso immangiabile. Ciò detto scendo alla prossima, ar Plebbiscito. Pure se devo andà più avanti.

Stamattina a Roma veniva giù che Dio la mandava. In città pioveva acqua. Sul Paese pioveva (omissis) altro.

L’87 è arrivato dopo 40 minuti pieno come lo studio Ghedini alla vigilia del processo Ruby. La fermata di piazza Venezia è la rappresentazione plastica del Paese: gente esasperata che non riesce a salire, gente imbufalita perché non risce più a scendere. Da Piazza Venezia si passa per via del Plebiscito e l’autista non si ferma. Perché da due anni lì è stata soppressa la fermata. Una signora urla:
-Aò me fa scende?
Un’altra passeggera spiega:
-Signò qua ‘a fermata so’ du anni che nun ce sta più
-Ma io devo andà a lavorà, so’ in ritardo, ma che è diventata sta città?
-Signò, via der Plebbiscito nun è più Roma: è casa de Berlusconi

Fuori continuano a piovere acqua e scandali. Dentro ci si è rassegnati. Persino a riprendersi quel pezzetto di servizio pubblico che è una palina dell’autobus soppressa.

E insomma a me stamattina mi è venuta una tristezza infinita. Perché non so se lui sia al capolinea. Ma possibile che noi non riusciamo a riprenderci manco una fermata?

Lu terramòòt

mercoledì, maggio 30th, 2012

Oggi ho pranzato con mia madre. Classe 1933. Molisana.
Due insalate, una bottiglietta d’acqua.
Poi le chiedo:
-Un dolcino con il caffè?
E lei:
-No, mi sembrerebbe brutto
-Eh? Brutto in che senso?
-Nei confronti di quei poverini, quelli del terremoto.
Poi si è fermata un attimo, ha fissato la ciotola vuota dell’insalata e ha ripetuto con aria grave:
lu terramòòt
Che ci sono certe parole che in dialetto ti fanno sentire anche il boato, oltre al dramma.

Io poi il dolcino, piccolo, gliel’ho preso e abbiamo diviso a metà. Lei ne ha lasciato un quarto. E ha detto:
-Giusto per assaggiarlo
Ma si vedeva che si sentiva in colpa.

Ed è allora che mi ha raccontato che, poco dopo la sua nascita, in quel di San Pietro Avellana, cucuzzolo del paesello di montagna molisana un boato squarciò la notte. Prima del boato si sentì scricchiolare e sussultare la casa. Sua madre balzò dal letto, l’afferrò con tutte le coperte dalla culla e, appena arrivata sotto lo stipite della porta per uscire, le pareti si aprirono e un mattone cadde sul cuscino di sta culletta. Credo fosse il terremoto, anzi lu terramòòòt, della Majella (settembre 1933 ottavo-nono grado Mercalli).

Lei ovviamente l’ha saputo qualche anno dopo, quando sua mamma l’accompagnò a vedere quello spettro di casa mezza squarciata (che poi pensarono i tedeschi a radere al suolo direttamente, senza passare dalla ricostruzione) nella quale era stata “miracolata”.

Sempre la madre le raccontò che arrivò l’esercito con le tende (a mille metri di altezza a settembre già si va sottozero) ma che, nel disastro generale, l’unica cosa che aggiunse fu:
-Tua nonna aveva un negozio nel quale avremmo anche potuto prendere la pasta, se solo avessimo avuto modo di cuocerla. Abbiamo fatto la fame ma ci ha salvati – e tu ti sei salvata, visto che ti allattavo io- grazie alla “grandissima novità” che tua nonna, previdentemente, decise di sperimentare.
A quel punto io le ho chiesto:
-E qual era sta grandissima novità di tua nonna?
-La carne in scatola. Una rappresentante un giorno arrivò da lei, aspettò che l’emporio si svuotasse dai clienti poi, guardandosi circospetto intorno, mise la mano in una borsa ed estrasse delle scatolette di latta. Le poggiò sul bancone e, come le stesse presentando il Sacro Graal, disse:
-Commà (commare, si usava così): questi so’ riusciti a infilare la carne nelle buatte (buatte, dal francese “boite“, contenitore di latta, pensate un po’ il molisano da dove arriva, chéris…).

Ecco, per dire, mia madre è salva grazie alla prontezza di riflessi di sua madre. E alla Manzotin.

Terremoto Majella, 1933

Estote parata

martedì, maggio 29th, 2012

Oggi è praticamente impossibile scrivere alcunchè. L’unica cosa che mi viene in mente è che questa mattina, come tutte le mattine, sono passata per Via dei Fori Imperiali per arrivare al lavoro.

E Via dei Fori Imperiali, da dieci giorni, si sta imbellettando per la parata del 2 giugno. Stamattina stavano montando i falpalà e i tendaggi azzurri. Ciò vuol dire che molto è già stato fatto. Ma ciò vuol dire che altrettanto potrebbe ancora essere evitato: non so, per dire, la benzina e i fumogeni delle Frecce Tricolore, le tartine al Quirinale e cose del genere.

Perché il punto non è solo devolvere questi fondi alle zone devastate dal terremoto. E’ che la maionese impazzisce e la tartina ti si ripropone: perché ditemi un po’, come caspita si fa a mangiare canapè sotto al gazebo mentre l’Emilia sprofonda sotto le macerie?

Cose che fanno male alla politica. E al Santo Padre

lunedì, maggio 28th, 2012

La notizia è questa:

Sarà aperto anche alle coppie di fatto, e quindi anche alle coppie omosessuali, il bando per poter utilizzare gli oltre 4 milioni del fondo anti crisi istituito dal Comune di Milano“.

L’ex vice presidente del Consiglio Comunale, quindi non un pizzeffichi qualunque, nonchè deputato del Pdl Riccardo De Corato ha definito questa scelta un’«inutile provocazione”. E fin qui ahimè niente di nuovo. Ma lo sapete st’inutile provocazione nei confronti di chi sarebbe?

“nei confronti del Papa il cui arrivo nel capoluogo milanese è atteso per venerdì primo giugno, proprio nel giorno di apertura del bando”. Non pago di questa fine analisi, De Corato ha così proseguito: «ci saremmo aspettati -dal sindaco e dall’ala cattolica del Pd – un intervento per indurre Majorino a rimandare la pubblicazione del bando che, fatto con l’arrivo del Papa a Milano, rappresenta una provocazione di chi governa la città nei confronti del Sommo Pontefice che viene a celebrare la famiglia a Milano».

Considerando i caspita di guai che ha per la testa il Santo Padre in questi giorni, indovini ora la gentile utenza l’elaborata risposta contenuta in un’unica parola di dodici lettere che, eventualmente, la cosa potrebbe suscitare nel tormentato animo.

Vanità di vanità

lunedì, maggio 28th, 2012

Segnalo all’utenza -con ciò assumendomi ogni responsabilità in merito a inevitabili ricadute sul già smisurato ego dell’interessato che però è con voi che ha il qui certificato debito di gratitudine eterna- che digitando sul motore di ricerca Google il nome “Pecerin” questi sono i primi risultati:

  • SuperCaliFragili » Search Results » Pecerin

    www.supercalifragili.com/?s=Pecerin

    3 giorni fa – Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po’ di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a

  • 8 mag 2012 – LEGGEREATTENTAMENTEST’AVVERTENZA In coincidenza con lo scatenarsi di tutte le allergie, riniti e varie di stagione riceviamo e
  • SuperCaliFragili » Blog Archive » Cara Cei, cosa ci fa soffrire di più?

    5 giorni fa – Pecerin Dice: May 22nd, 2012 at 18:15. Poi dite che lo str…. sono io. MeriPop Dice: May 22nd, 2012 at 18:57. Pecerin Santo subbbito

  • Rassegna storica del Risorgimento

    PECERIN VLADIMIR S. E a proposito della Svecina, Pecerin ricorda: A giudizio di Pecerin, i sermoni di Lacordaire assomigliavano più a magnifici articoli di

  •  

     

    The Pecerin Primula Show

    sabato, maggio 26th, 2012

    Rendo noto che da giorni ormai una significativa parte di questa utenza vive sostanzialmente incollata ai post della tenzone Pecerin Primula come gli abitanti dell’isolotto di Sheaven ai televisori: l’isolotto nel quale abita Truman Burbank nel Truman Show, ovvero un gigantesco studio televisivo creato dal regista Christof.

    Parafrasando, credo che Pecerin sia il primo fedifrago seriale adottato da un blog. E come per Truman anche per Pecerin forse possiamo dire che:

    “Siamo veramente stanchi di vedere attori che ci danno false emozioni, esauriti da spettacoli pirotecnici ed effetti speciali. Anche se il mondo in cui si muove è in effetti per certi versi fittizio, simulato, non troverete nulla in Truman che non sia veritiero. Non c’è copione, non esistono gobbi… Non sarà sempre Shakespeare, ma è autentico: è la sua vita”.

    Senonché non sarà sempre Shakespeare ma Pecerin tradisce -pure- ottime frequentazioni di lettura e scrittura il che di questi tempi è roba. Come Truman, infine, anche lui “potrebbe andarsene quando vuole. Se fosse qualcosa di più di una vaga aspirazione, se fosse assolutamente determinato a scoprire la verità, noi non potremmo fermarlo. […] Truman preferisce la sua cella”. Però, per ora, Pecerì nun ce lassà.

    Signore e signori, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte.

    Bastardi senza gloria

    venerdì, maggio 25th, 2012

    Dottor Pecerin, c’è posta per Lei.
    Sua Meri

    di La primula rossa

    (Dis)Preg.mo Dott. Pecerin,

    mi accingo a scriverle pur nella consapevolezza che sia tempo perso. Ma, viste le sue insistenze  a sottoporre il pietoso caso ad una valutazione professionale altamente qualificata, quale è quella di chi le scrive, non posso esimermi dal doveroso compito.

    L’avverto inoltre che questa consulenza potrebbe terminare da un momento all’altro, perchè attendo una telefonata che mi costringerà assolutamente ed improrogabilmente a correre al capezzale di altro bisognoso paziente. Sono certa che capirà, essendo esperto fruitore di fake call.

    Suppongo inoltre che lei si sia già premunito di tutti i paramenti del caso, atti ad assorbire ogni forma conosciuta e non di insulti ed improperi, perchè è quello che prevedibilmente si attende da me.

    Bene, se lo facessi, non farei altro che assecondare il suo apparentemente astuto piano, costruito a tavolino all’unico scopo di apparire per quello che non è: un GRAN bastardo.

    Vengo a dirle…

    L’universo maschile pullula di fedifraghi, traditori e frequentatori seriali di letti altrui. Ergo, il suo coming out non apporta alcun elemento di novità rispetto a quanto già noto da illo tempore, circa la fenomenologia comportamentale degli esseri a tre gambe.

    Il tratto bizzarro, e aggiungerei alquanto singolare, è dato piuttosto da questa irrefrenabile smania di urlare al mondo (femminile) le sue meschinità da letto, a descriverle con dovizia di particolari, fino a smascherare tutti i preziosi trucchi che l’hanno portata, sino ad oggi almeno, ad essere un uomo libero, ma soprattutto integro (ortopedicamente parlando…)

    Gli uomini, caro Dottor Pecerin, sono geneticamente programmati per negare fino all’evidenza ogni bassezza di cui sono capaci, ciascuno per quel che può.

    E questa sua bizzarria non rappresenta una rara alterazione genetica, quanto piuttosto una goffa creatura di laboratorio. Il trattamento che consiglio nei casi come i suoi, è quello di cessare immediatamente l’assunzione, sotto qualsiasi forma, dei film di Woody Allen. Nelle menti non adeguatamente attrezzate, la visione di tali contenuti produce un processo di identificazione patologico, una con-fusione identitaria, che porta il tapino a parlare e comportarsi come il celebre regista. Nei casi più estremi, alcuni individui, come lei ad esempio, arrivano a dire alle donne cose come “Ehi baby, non metterti con me, sono un bastardo” (cit., manco a dirlo, Woody Allen).

    Ora, perchè lei lo fa? Le ipotesi sono due. La prima è quella di cercare disperatamente di attirare su di sè attenzioni altrimenti non ottenibili dal mondo femminile, nel vano convincimento che le donne sono attratte dai cattivi ragazzi, che un po’ è vero, ma devono essere veri pure quelli. Altrimenti la disfatta alla Woody Allen, giusto per restare in tema, è garantita al limone.

    La seconda ipotesi invece, quella per cui propenderei nel suo caso, è quella cosiddetta del “can che abbaia perchè non morde”. Il proclamarsi infimo bastardo per mari e per monti cela, in questo caso, una volontà manipolatoria dell’altro sesso, dal quale si attende unanime il coro “ma nooo, tu non sei bastardo… sei molto meglio di come ti vedi”. Perchè, bisogna dirlo, qualche donna che ancora cade nella rete del gioco d’anticipo la si trova in giro…Proclamarsi grande tombeur de femme, oltre le proprie innate capacità da umil trombatoeur, per garantirsi qualche boccone di risulta.

    Si, è plausibile, questo le assicura comunque un posto tra i bastardi, ma tra quelli senza gloria…

    Driiiiiiin….. mi scusi, ma ora devo proprio andare, la clinica dei bastardi esonda di pazienti in attesa…

    Dottore Jeckyll e Mr firstAid: prontuario della scuse per darsi

    giovedì, maggio 24th, 2012

    Riceviamo e, pubblicando e leggendo, ci immunizziamo. E ricordate: mentre inorridiamo per il Pecerin che scrive, c’è un Pecerin in ogni uomo che, variamente travestito da altro, stiamo continuando ad amare, bramare e accanto al quale tranquillamente dormire.
    Vostra Meri Shelley

    di Pecerin

    Per mettervi a parte di questa ultima riflessione devo svelarvi qualcosa di me: sono un medico. E’ una professione difficile e sarebbe da sconsigliare ai giovani gaglioffi bonvivant, se non ci fosse un lato positivo che compensa tutti gli svantaggi: le scuse.

    Un medico ha scuse a prova di bomba ed io me ne accorsi non appena iniziai a lavorare. Avevo solo 24 anni e credevo ancora nell’amore ma mi resi conto che potevo depistare in maniera inaffondabile qualunque fanciulla troppo insistente. Potevo essere per lunghissime ore impegnato in ospedale e all’affermazione “ma io ti ho cercato, e mi hanno detto che non c’eri” rispondere arrogante ma che credi che per la prima svanita che chiama si mettono a seccare i medici in sala operatoria?; se volevo andare a trovare indisturbato chi di dovere bastava simulare una visita domiciliare; per il week-end c’era sempre il congresso al quale non sta bene portare le fidanzate poi sono nojosi si parla solo di malattie e via dicendo.

    Pur non essendo arrivato alla maestrìa di un mio collega più anziano che pagava un pensionato per stazionare nella sala d’aspetto del suo ambulatorio al fine di bloccare mogli o seccatori mentre lui all’interno sagrificava a Venere con l’infermiera, ho sfruttato ampiamente queste utili opportunità offerte dal mio lavoro.

    Con il tempo ho scoperto tuttavia che quello che di meglio garantisce in questo campo la mia professione non sono le scuse, ma le possibilità di fuga. Ovvero la possibilità di andarsene indisturbato, e salvando la forma, da un luogo dove non si vuole più stare.

    A questo punto bisogna fermarsi ed affermare una Verità, sgradevole ma indiscutibile e sacrosanta: stare a letto con una donna è molto piacevole, ma questo è vero solo fino a quando si fa sesso. Nel momento in cui il sesso finisce, e bisogna dormire, il discorso diventa completamente diverso. Una donna, per quanto bella, per quanto eroticamente stimolante, per quanto intellettualmente affascinante, dal momento in cui si addormenta diventa solo un ingombrante ed insensato corpo vivente nel letto che vi impedisce un sonno gradevole e ristoratore non meno di quanto farebbe qualunque altro mammifero.

    Questo non è tutto: la leggiadrìa, il fascino, il sex appeal che ci portano nel talamo di una donna sono pessime guide: ci sono ragazze bellissime con piedi così freddi da rammentarmi l’inevitabilità della morte, donne che ispiravano le fantasie più ardite russare come dei tromboni sfondati un secondo dopo essersi assopite, fanciulle dalle forme morbide, sode ed aggraziate fornite dalla natura infame di gomiti appuntiti come lance pronti a conficcarsi nelle parti più sensibili del mio corpo.

    Se a questo aggiungiamo il fatto innegabile e conosciuto già dagli antichi che post coitum omne animal triste est capite che in simili situazioni resta solo una cosa da fare: andarsene.

    Ma come andarsene dalla senza essere maleducati e, soprattutto, senza pregiudicare un futuro revival?

    Ecco che arriva in soccorso la professione. Un medico è reperibile, e l’ospedale può chiamarlo in ogni momento se c’è un’urgenza. Dal momento in cui ho scoperto che esiste una fantastica applicazione per iPhone che si chiama “Fake Caller”, che simula a comando una chiamata dal telefono della clinica, assicurarsi un sonno tranquillo e solitario è diventato un gioco da ragazzi. Prima di appartarsi si programma la provvidenziale applicazione ad un’ora appropriata, al momento dello squillo si balza dal letto imprecando, si impugna il telefono con la faccia spiritata e poi è sufficiente dire un preoccupato arrivo subito, intanto intubatelo e cominciare a vestirsi furiosamente. Quando la fanciulla si desta e vi chiede cosa è successo? non bisogna rispondere, ma dire solo l’ospedale, l’ospedale! ed agitare una mano accanto al volto come per significare oddio lascia stare.

    Con la grandissima maggioranza delle ragazze questo è più che sufficiente; esiste tuttavia una minoranza di rompiscatole olimpioniche che si mette – nonostante l’emergenza –  a fare domande. In quel caso allora bisogna dare a queste seccatrici quello che meritano mormorando è un bambino! A questo punto tacciono tutte, e molte chiedono scusa.

    Dopo avere dormito serenamente da soli, in un confortevole e deserto letto che si trova in qualunque altro luogo, si deve essere gentili, e telefonare il giorno dopo per aggiornare la fanciulla sulla situazione clinica del povero malato. A quel punto mi regolo sul loro comportamento. Se non se la sono presa e hanno bevuto la storia racconto loro di mirabolanti imprese mediche al termine delle quali il povero paziente ha avuto miracolosamente salva la vita, anche perché nei momenti più difficili io sono riuscito a calmarmi pensando alla notte di amore che avevo appena trascorso, che mi ha dato serenità e mano ferma.

    Se, al contrario, fanno le sostenute ho una mossa fantastica: mentre loro si lamentano io faccio morire il bambino.