Archive for aprile, 2012

I pianeti percorrono orbite ellittiche, gli uomini ancora non si sa

lunedì, aprile 30th, 2012

Cara Meri,
possibile che tutte le questioni d’amore siano sempre così complicate? Ma tu l’hai conosciuta mai una che ha una storia semplice, chiara, lineare? Possibile che da anni tutte le mie telefonate alle amiche inizino o finiscano con “aiutami a capire”?
Tua Tormentata

Cara Tormentata,
avrei girato volentieri la tua lettera al Professor Pi, che sarebbe il nostro dottorFreiss-Lei-che-è-un-esperto e che spesso si occupa di gestione dei sistemi complessi. Senonchè se n’é partito. SENZA DI ME. E dunque io devo rivolgermi alla concorrenza. Cosissimpara. Dunque trovo su un illuminante sito dall’inequivocabile nome Keplero, cotal notizia:

“Se l’universo è fatto per due terzi di materia oscura – come abbiamo ragione di credere – in questo momento io, voi, e tutto quello che ci circonda, siamo immersi in un via vai di particelle sconosciute”.

E dunque, cara Tormentata, non è questione di complicazione ma di sfiga: impattiamo continuamente con i due terzi di materia oscura e soprattutto con ste particelle sconosciute chiamate uomini. E immagino anche per i poracci uomini sia lo stesso anzi forse anche peggio.

Certo a questo punto piuttosto vorrei sapere: ma chi sono e dove stanno quelle a cui è toccato il terzo di materia chiara? E soprattuttose se già da 400 anni siamo riusciti a scoprire  le leggi che regolano il movimento dei pianeti, perché caspita ancora non riusciamo a scoprire le leggi che regolano i movimenti degli uomini? E dunque cari scienziati che non ve ne state in-viaggio- senza-MeriPop ma state coscienziosamente a sgobbare, sistemato il sistema solare qualcuno di voi potrebbe utilmente applicarsi un pochetto anche al nostro sistema nervoso, grazie?
Meri

Due cuori e una briocheconlapanna

sabato, aprile 28th, 2012

Donne, a chi vi siete svegliate accanto stamattina ? Allo spalmatore seriale di fette biscottate? O al feticista della zuppetta? Al Peter, Pan, che ieri sera vi ha detto “e se invece di uscire giochiamo con la Wii” e stamattina si sta coerentemente panando nelle merendine? O vi siete coricate pensando di avere accanto Rambo salvo svegliarvi con mister Bonjourtristesse yougurtino bio zerograssi? Che se la colazione dice buongiorno può essere che entro la fine degli Abbracci, nel senso quelli del Mulino, vi dica, finalmente, anche chi avete  davvero di fronte: Dissapore docet e Cristina Scateni pure. 

Ve lo linko  ma la classificazione ve la verso pure come un caffè, qui sotto. Stampate e tenete a portata di tazza. E non fatelo raffreddare. Il caffè.

Essenziale. Caffè della moka e ciao. È un duro, senza fronzoli. Se lo prende amaro, non rivolgergli mai la parola nella prima mezz’ora dal risveglio. Se lo prende direttamente dal comodino, è fortunato/a.

Adolescente di ritorno. Apparecchia con cura la tavola. Latte caldo con un goccio di caffè in tazza grande, con 2 o 3 cucchiaini di zucchero. Mangia gli stessi frollini da 20 anni. Li tira fuori dalla confezione e li mette in fila sopra la tovaglietta. Guarda fisso davanti a sé mentre cronometra l’inzuppo. Si porta un pacco dei suoi frollini anche in vacanza.

Adolescente per sempre. Per lui una merendina è il massimo: il saccottino all’albicocca lo stuzzica, la girella lo ammalia. Viene da un passato di crostatine e tegolini. Accompagna con succo di frutta. Quando nessuno lo vede, beve il succo di pera in bricco con cannuccia.

Serio e risoluto. È uno spalmatore seriale di fette biscottate, un perfezionista. Spalma con costanza per sé e per gli altri. Beve caffè lungo e zuccherato, macchiato con latte freddo. Ha eliminato il burro, anche se a ogni passata di marmellata, lo ricorda con nostalgia.

Light convinto. Yogurt bianco e caffè senza zucchero. Allegria fin dalle prime luci dell’alba e soglia del vizio pari a quella di un campione olimpionico in allenamento. È convinto che la sua linea impeccabile sia proporzionale all’acidità dello yogurt che mangia, mai e poi mai comprerebbe un Muller.

Light forzato. Marmellata light su biscottino senza zucchero. Vorrebbe addentare una fetta di torta margherita, ma rinuncia. In alternativa si concede un tazzone di latte e cereali. Scrocchia e saltella. È già stato in piscina alle 8 del mattino. È metodico, lava la tazza prima di uscire.

Ancestrale. Miele e pane integrale per lui. Al massimo uno yogurt comprato nel negozio bio sotto casa. Rassicurante e sapiente, vegetariano, ciclista, salutista.

Advertising oriented. Kinder fetta al latte o Actimel multi frutto con l’illusione di avere una riserva di energie sempre in tasca. A metà mattinata mangerebbe il polso completo di mouse del collega di fronte, ma resiste e se non ce la fa, si mangia ovviamente una Fiesta o un crackerino che conserva nel primo cassetto della scrivania.

Il dolce è una bugia. Il salato è il suo dio. Prosciutto cotto o crudo e formaggio. Quando esagera si butta sulle uova, strapazzate o alla coque. Caffè nero e pane integrale. Da quando ha scoperto che la colazione non deve per forza essere dolce, è una persona felice.

Caffè sport. Per lui cappuccino e cornetto sono il massimo dell’ispirazione mattutina. Se trova chiuso il bar di sempre, la giornata sarà indiscutibilmente compromessa.

Per caso vi ho dimenticati? Non sia mai, qual è la vostra colazione?
(Cristina Scateni su Dissapore)

Vestimenti a lungo termine

venerdì, aprile 27th, 2012

Via Frattina, esterno giorno. Si avvicina ragazzo ambulante carico di calzini

-Belasignora tu compra calzini per tuo marito?
-No grazie
-Lui non merita?
-No, è che non ho proprio il marito
-Ah allora tu adesso fa investimento lungo termine, come titoli Stato
-In che senso, caro?
-Tu ora compra calzini poi tu in futuro troverà marito da mettere dentro. Tu compra al buio come BoT ma qui tu spende molto meno
-Senti ma che lavori pure da Standard&Pooor’s?
-No, belasignora, io solo Poor. Però ascolto sempre radio. Alora quanti calzini?

Segni dei tempi/ Prostituivasi ancora Prof

giovedì, aprile 26th, 2012

Ieri, giorno della Liberazione, lavoravo. Il pomeriggio arrancava uggioso e pachidermico come solo le domeniche o i festivi al lavoro, e anche a casa, possono fare (non so voi ma la domenica uno poi non vede l’ora che arrivi e finalmente quando arriva non vede l’ora che passi) finché leggendo tutto ma proprio tutto ciò che di solito non ho tempo di leggere, è spuntata dall’infernal strumento che mi erutta le agenzie di stampa sulla scrivania la seguente notizia (ve la metto proprio tutta così come mi è stata scodellata):

MAESTRA PRECARIA PROSTITUTA PER NECESSITA’, MARITO ARRESTATO =
Frosinone, 25 apr. – Il marito la accompagnava sul luogo di lavoro, non un’aula di una scuola elementare, reale professione di una trentenne di Ferentino, ma lungo lo stradone Asi di Frosinone. Qui la maestra precaria si trasformava al calar delle tenebre in una “lucciola” per bisogno. A scoprire l’andazzo sono stati i carabinieri della compagnia di Anagni, coordinata dal capitano Costantino Airoldi, che la notte scorsa, dopo alcune settimane di appostamento, sono passati all’azione ed hanno bloccato l’uomo, disoccupato e con precedenti penali. Lo hanno arrestato per sfruttamento della prostituzione. La maestra precaria, probabilmente consensiente, alla vista dei carabinieri ha invece raccontato di essere costretta dallo stesso compagno ogni notte a prostituirsi.
L’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Frosinone.
251831 APR 12
NNNN

Non so ma mi è sembrato che qua dentro ci fosse la foto molto riepilogativa -pur se non esaustiva- del disastro dei tempi: il lavoro che non c’è, la miseria economica e umana che c’è, gli uomini che le donne si scelgono, le donne che gli uomini sfruttano ma soprattutto delle strade della vita che, in assenza assoluta di un Garmin educativo che ci guidi, ci possono far partire dalle autostrade psicopedagogiche di Maria Montessori per planare sulla tangenziale prostituente di Ferentino. Per tacere dell’insistere su sta “maestra precaria” quasi fosse un tipo di personaggio della commedia dell’arte: il borbottone gretto, la servetta, il millantatore spaccone e mo’ pure la maestra precaria.

Che se prostituirsi fosse una libera scelta non ho nulla da obiettare. Ma se diventa l’unica via d’uscita individuata per sbarcare il lunario a me qualche domanda questa vicenda me la pone. E’ da ieri che ci penso.

Passi l’energumeno maritale. Ma lei doveva occuparsi di educazione, quella cosa che (Wiki-cito) deriva dal verbo latino educĕre (cioè «trarre fuori, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”). Cioè una specie di ostetrica delle teste e delle anime. E dunque quale accanimento del destino può portarti a decidere invece, anche se ti fa schifo, di tirarti dentro ciò che sta fuori (mi si perdoni il linguaggio figurato)?

Qui non c’è proprio niente dei seggi, mutui e gare di Burlesque della Olgettine e nemmeno dell’improbabile vita di Camilla Baudino, sorta di Miss Marple accasata in altoborghese appartamento in Provaci ancora Prof: è rimasto solo l’epilogo, quando i cattivi vanno in carcere. Solo che stavolta in carcere rischia di finirci lei. La maestra precaria.

E Liberaci anche dalla mitragliata a Pina

mercoledì, aprile 25th, 2012

25 aprile – Ricordate che anche questo è stato. Anche Pina.

Roma città aperta - La morte di Pina

Come eravate, Barbara? Belli. Anche un tantino più coraggiosi

martedì, aprile 24th, 2012

E dunque compie 70 anni. Barbara Streisand. Manco un juke box potrebbe contenere tutto quello che mi andrebbe di riproporvi di suo. Ma in linea con la tendenza Lucarelli, l’assassino torna sempre sul luogo del delitto paura eh?, direi che il Memory di “Come eravamo” ha sempre un suo perché.

Potrei poi tacervi della versione cantata dalle quattro ragazze di Sex and the city?

E potrei qui riproporre il dialogo finale, che ci consegna in poche battute la tragedia del “perchénonhasceltome”:
Carrie: Sono passata da qui tornando a casa e… Hey, ho una domanda per te: perchè non hai scelto
me?
Big: Carrie, beh…
Carrie: No, sul serio. Ho davvero bisogno di sentirtelo dire… Su, avanti, fa’ l’amico!
Big: Non lo so… Era diventato difficile… E lei è così…
Carrie: Già… (accarezzando il viso di Big) La tua ragazza è adorabile, Hubbell.
Big: Non capisco…
Carrie: Non hai mai capito…

“E pensai una cosa: ok, non ero riuscita a domare Big, ma il vero problema era che lui non era riuscito a domare me. Forse certe donne non sono fatte per essere domate… Forse hanno bisogno di restare libere, finchè non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre”.

Dunque gli uomini preferiscono le selvagge. Poi sposano le altre. Perché “era diventato difficile”.

Quindi, Barbara, come eravate? Belli, eravate belli. E forse anche un tantino più coraggiosi.

L’insostenibile tenerezza del crescere/Lotte

lunedì, aprile 23rd, 2012

Il papà ne ha filmato un primo piano a settimana, da quando è nata fino a che ha compiuto dodici anni. Poi ha shakerato e accelerato tutto. Il papà si chiama Frans Hofmeester. (Anche su Rep, oggi è proprio giornata eh co sta Rep)

Il male di leggere

lunedì, aprile 23rd, 2012

Perché una volta che il male di leggere si è impadronito dell’organismo, lo indebolisce tanto da farne facile preda dell’altro flagello, che si annida nel calamaio e che suppura nella penna.

(Virginia Woolf, da Orlando)

Che oggi è la Giornata Mondiale del Libro. E se serve una Giornata vuol dire che sta ridotto proprio male, no?

Amore, morte e altri disguidi

lunedì, aprile 23rd, 2012

Nonostante Repubblica di oggi ci renda edotti del fatto che esiste un “Sorpasso del maschio, nella salute batte la donna  – Domani vivrà più a lungo”, ecco appunto domani, intanto oggi riceviamo, sobbalziamo, trasaliamo e un po’ persino inorridiamo ma nonostante ciò pubblichiamo.

di Pecèrin

Mi rende giulivo il trovare in questo romanticissimo locus telematicus il doveroso approfondimento del rapporto che lega la morte con l’amore, due spiacevoli condizioni che appajono entrambe inevitabili per l’essere umano, e che presentano tra loro molte analogie, anche se la seconda solitamente causa meno disagio in colui che ne è colpito.

 Il rapporto tra amore e morte, in realtà, è esemplificato in maniera perfetta dal film “Love Story”, una pellicola che dovrebbe essere resa obbligatoria per l’educazione sentimentale dei giovanetti di ogni sesso. Per gli ignari, riassumiamo la pellicola.

 Il ricco Oliver (Ryan O’Neal) incontra Jennifer (Ali McGraw), di umili origini e di forte carattere. Nonostante le differenze sociali i due si innamorano profondamente e nonostante l’opposizione violenta del padre ricchissimo e potente di Oliver, decidono di sposarsi. A causa di ciò lui litiga irrimediabilmente con i genitori; lei è costretta a rinunciare ad una prestigiosa borsa di studio per recarsi in Europa. Vivono in ristrettezze economiche ma felicissimi, nutrendosi del loro immenso amore, mentre lei si mette a fare l’insegnante per sbarcare il lunario e lui fatica a potersi permettere l’università. Ad un certo punto le cose cambiano. Olivier si laurea in legge a Harvard e viene assunto in un prestigiosissimo studio legale.

A questo punto, nella vita reale, Oliver si chiederebbe del perché continua a stare con una morettina insopportabile e petulante che inizia a rendergli la vita impossibile per avere figli, mentre ci sarebbero tutte quelle segretarie bionde e disponibili con le quali passare piacevoli momenti nelle serate di lavoro. Si chiederebbe anche del perché continuare a essere in rotta con i genitori, quando potrebbe acquistarsi una automobile sportiva e spassarsela con tutto il bel mondo di New York. Nella vita reale inizierebbero le bugie, le scuse, i finti impegni ed infine i litigi, le urla, sicuramente un costosissimo divorzio che lascerebbe irrimediabili strascichi.

Ma quello nel film è l’amore perfetto, non quello della vita reale. E cosa succede? Che un attimo prima che la storia entri in crisi alla nostra Jennifer viene diagnosticata una leucemia fulminante, che molto rapidamente la toglie di mezzo lasciando il fortunatissimo ed innamoratissimo Oliver a godersi la parte più bella del matrimonio, ovvero la vedovanza.

 Ecco il rapporto tra amore e morte: nell’amore vero lei muore di leucemia prima della fine del secondo tempo, lasciando niente altro che un profondo rimpianto, un vuoto incolmabile e auspicabilmente una cospicua eredità. Questi sono gli amori felici.

Invece, nella vita reale, bisogna prendere atto con disappunto e indignazione che le donne sono dotate di una salute di ferro. Perfette, sane, in forma smagliante scoppiano di salute. Neanche un’alterazione alle transaminasi, una tiroidite autoimmune, un tumore benigno all’ipofisi. Niente. Sanissime. E l’uomo come me che cerca l’amore vero a macerarsi l’anima aspettando la dipartita.

Talvolta va pure peggio: qualche anno fa sono stato per un tempo non trascurabile con una ragazza, M. Un’artista bravissima, una donna bella ed estremamente affascinante, che ha avuto giustamente tutto il successo che meritava. Mi diceva tutti i giorni, ripetendomi questa frase come un mantrasappi che se noi due ci lasceremo io ne morirò. Sappi che non riuscirò a sopravvivere senza di te”. Ebbene, ci siamo lasciati, ed io ero preoccupatissimo di ricevere da un giorno all’altro la notizia della sua morte, che mi sarebbe molto dispiaciuta. Proprio qualche mese fa mi telefona dopo un lunghissimo silenzio, e mi dice che adesso vive a Milano. Io la invito ad un aperitivo, immaginando che mi debba parlare del sarcoma che l’ha colpita e che le lascia pochi giorni di vita. Mi preparo psicologicamente a incontrare un rudere umano, parcheggio addirittura l’auto in uno spazio per disabili, sicuro di trovarla in una sedia a rotelle.

 Immaginerete la mia delusione quando l’ho vista più bella di prima, splendida, ingrassata e dimagrita nei punti giusti e con un decoltè che mi ha fatto fermare l’orologio.

come stai?” le chiedo. “bene!” risponde lei. Ma come, chiedo io, neanche un poco di emicrania, un mal di denti, una gastrite? “no”

L’ho invitata a cena a casa mia. Ha rifiutato, dicendo che non ci casca più con quelli come me.

Ha fatto bene.
Perché non volevo approfittarne sessualmente.
L’avevo invitata solo per avvelenarla con comodo.

Comunione e Liberazione femminile

venerdì, aprile 20th, 2012

Anche le cielline nel loro piccolo s’incazzano. Oggi qui. Con questo:

Insomma, dove non poté la bufera giudiziaria poté un sofà: che la signora Carla Vites coniugata Simone lì davanti sbottò. Davanti all’immagine del «governatore a tutto campo mollemente adagiato su un letto megagalattico del Salone del mobile che se la ride soddisfatto». Nel giorno del «58mo compleanno del suo migliore amico Antonio Simone detenuto nelle patrie galere di San Vittore». Che della ciellina signora è marito. Il nuovo problema del governatore Formigoni oggi, dunque, potrebbe chiamarsi Divani e Divani. E Carla, soprattutto. Ma sbaglierebbe chi pensasse che è problema esclusivo del padàn presidente: perché la lettera che Carla Vites consegna alla storia, oltre che al quotidiano che ieri l’ha pubblicata, segna l’inizio di un potenziale smottamento, quello femminile.

Della delazione per mano di donna avevamo avuto un assaggio con la tendenza Veronica, Lario. La rasoiata che Carla Vites infligge in punta di penna richiama molto quel mo’ basta: è una lettera vendicativa, che rinfaccia, sgraditamente ricorda, tranchantemente rievoca e nulla risparmia. Ma ciò che quella rasoiata squarcia è soprattutto un sistema: donne accondiscendenti e mute all’ombra di potenti uomini. Carla Vites imbraccia la penna e vendica un marito a suo dire lasciato solo. È un gesto dalle conseguenze imprevedibili che apre l’era della paura: della possibilità che tutto crolli per mano di donna.

A parti invertite quanti uomini avrebbero scritto una lettera così? Quanti farebbero prendere alla bile esondata la via di una pubblica denuncia? Quanti uomini scenderebbero all’Inferno per amore? Che l’ultimo, come risulta da approfondita ricerca del mio amico Marco, pare sia stato Orfeo. E s’è visto com’è andata a finire.