Archive for marzo, 2012

The Lady

venerdì, marzo 30th, 2012

C’è che domenica si vota. In Birmania. Una cosa che qui facciamo ogni venti minuti, circa. Al punto che ogni volta uno dice “ancoraaaa? ma non avevamo già votato l’anno scorso?”. Insomma invece in Birmania no (vado proprio al sodo eh, che lì è un casino, da cinquant’anni) e c’è un regime di militari.

E c’è una donna, in Birmania, che si chiama Aung San Suu Kyi. E c’è un film che parla di lei che si chiama The Lady. Questa signora è stata chiusa in casa vent’anni. Venti. Agli arresti domiciliari. Con marito e due figli a Londra.

Una cosa che la vedi scorrere dalla poltroncina di velluto rosso del cinema Fiamma e ti commuove. Ma quando esci fuori e ci ripensi e ti dici ma io venti anni chiusa in casa, con l’amore della tua vita che muore di tumore a migliaia di chilometri di distanza senza di te, da solo, e non vedi i tuoi figli crescere e anzi non vedi proprio nessuno, solo i militari sull’uscio che ti tengono dentro e il filo spinato fuori che tiene fuori quelli che vorrebbero venire da te dentro e insomma io guardate mica lo so, se l’avrei fatto.

Che qua a fare le rivoluzioni su twitter siamo capaci tutti. Ma poi basta che una manifestazione faccia arrivare tardi l’autobus e già sbuffiamo. Vabbè insomma se per caso vi capita andate. Forse è un po’ troppo sdolcinato sulla storia d’amore. Però magari al prossimo corteo ce ne faremo una ragione e senza sbuffare ci incammineremo mestamente a piedi.
(Ciò detto forse andrebbero riviste le priorità e l’effettiva utilità dei nostri, di cortei).

Che fine hai fatto da quando ti ho eletto?

giovedì, marzo 29th, 2012
Oggi siamo qui.
Caro parlamentare grazie a me eletto
(…)
sono quattro anni che ti cerco. Potresti essere uno di quelli che ha scambiato il parlamento per la Valtur e si è fatto il viaggio all-inclusive da un emiciclo all’altro o, tormentato dal rogito di una coscienza che da immobile si ridestava… immobiliare, aver deciso di placarlo cedendo il mio voto in cambio di qualche rateo del mutuo. O forse, siamo ottimisti, uno qualunque di quelli che inquadrano in tivù quando votate. A volte mi avvicino allo schermo e aspetto. Aspetto che tu mi dica che hai fatto fino ad oggi. Tu, che scendi dal seggio, guadagni il corridoio dribblando i commessi e ti avvicini alla telecamera, tipo il Funari dei tempi migliori. Poi prendi fiato e me lo dici: (segue)

Sweetgrace

mercoledì, marzo 28th, 2012

Di suo avrebbe potuto continuare a vivere come Paperon de’Paperoni a Londra. O a Niù Iorc. O a Brucsel. O indove caspita voleva continuando a fare il lavoro che faceva. All’estero. Purché non in Italia. Dove, notoriamente, siamo per il merito. Ma solo nelle dichiarazioni per i giornali: quando arriva un curriculum, fosse anche quello della Montalcini, ove non accompagnato di norma si butta nel cesso.

Vabbè insomma sto parlando di Grace. Che, una volta passata la frontiera, lavora si ma con grandissima fatica e certamente meno soddisfazioni. E dunque che ha pensato? Che vorrebbe riespatriare, riandarsene. E a me sta cosa che chi ha cervello può usarlo prevalentemente all’estero mentre spesso i decerebrati qui vanno avanti che è una bellezza, insomma a me sta cosa mi fa veramente incavolare. 

Insomma allora che ha pensato, mentre aspetta che suoni la campana, nel senso quella del Big Ben? Che mo’ basta portare curriculum: portiamo prelibatezze. Dunque al tailleurino vuole affiancare, in Italia, la sua prima passione: grembiule e cappello da chef. Per cucinare. Cucinare a domicilio. Su ordinazione. Soddisfare le voglie. E la fame, all’occorrenza. E la gola. E l’occhio. E il palato. E insomma:

tuttoquellocheavrestevolutofareincucinaenonavetevogliadifare
può farvelo Grace. Sweetgrace.

Per dire io per Pasqua le ho già ordinato questo e questa:  

Casatiello

Pastiera

Poiché, eddigiamolo, quando mai avrei potuto mangiare casatiello e pastiera fatti in casa? Che se aspettate che li faccio io state freschi. 

E, per dire, l’altra sera a casa sua ci ha fatto trovare:

Polpette di baccalà con fondutina di carciofi e aceto balsamico caramellato
Roastbeef alla genovese
Carciofi capperi olive nere e prezzemolo

E la sera dopo preparava un

Tortini mignon di alici all’arancia con trito di erbe aromatiche
 Insalata di arance, limoni e finocchi con aceto balsamico
Yorkshire puddings

Una che altro deve fa’ per alleviarvi l’esistenza?

Vabbè, se volete contattarla la trovate qui:
sweet food 1love1food@gmail.com

O a casa mia. A cucinare.

Asta la svista

martedì, marzo 27th, 2012

Se vanno all’asta anche i volantini delle BR vuol dire che sono proprio vintage pure io:  lotto 243, diciassette volantini, scritti e distribuiti fra il 27 marzo 1974 e il 1978. Asta oggi a Milano, sede della Bolaffi: se siete interessati all’articolo, prego.

Quando rapirono e uccisero Moro e gli uomini della sua scorta, io ero al liceo. Ma alcuni anni dopo, parecchi, andai a lavorare al Popolo. Quotidiano della Democrazia Cristiana (che quando ho iniziato a lavorare io c’era ancora. La Dc. E pure le macchine da scrivere. Si erano comunque già estinti i dinosauri).

E dunque, anni di piombo nel senso terroristico, ormai alle spalle ma anche di piombo in tipografia ancora in uso, iniziai una discreta gavetta e una grande scuola: roba che ormai sta sui libri di storia sotto la voce “Prima Repubblica”.

Di fronte all’ultima arrivata, bonsai e pure donna i colleghi anziani si impietosirono e, dopo un rodaggio di mesi, una sera mi misero a parte dei terribili giorni del terrorismo. Ma iniziarono da un episodio che sfido chiunque a rintracciare sui libri di storia. Certamente starà in qualche intercettazione, vintage pure quella.

Dunque in funzione usciere e risponditore di centralino del giornale, anni di piombo regnanti, al giornale c’era un certo Peppe Coccia: veniva da un paesello del reatino, ogni giorno avanti e indietro. Sostanzialmente l’anello di congiunzione tra Alberto Sordi e un Thomas Millian della Sabina.

Una notte squilla il telefono. Peppe Coccia, istruito a dovere, pronto anzi prontissimo risponde
-Pronto Popolo, dicaaaaaaa
-Qui Brigate Rosse

Peppe Coccia sviene. Lì al telefono. Secco. Segue trafila di ambulanza, ricovero, accertamento, dimissioni. Non so cosa accadde dall’altra parte del filo. Rivendicarono a qualcun altro, presumo.

Passano quindici giorni, più o meno. Peppe Coccia perfettamente ristabilito si ritrova di notte al centralino del Popolo. Che una notte risquilla. Ed è lì che Peppe Coccia sigilla la storia così:

-Lui: Pronto Popolo, dicaaaaa
-Loro: Qui Brigate Rosse
Lui in silenzio. Poi:
ECCHECCAZZO MA SEMPRE QUANDO SO’ DE TURNO IO DOVETE CHIAMAA’??
 

Elogio della dolcentezza

lunedì, marzo 26th, 2012

Premesso che a noi Ayers Rock ce fa un baffo

Muffin della Frà

mi è gradito informare e infornare che la mia amica Francesca si è oggi presentata in ufficio con un cesto pieno di cotanti Muffin, giustappunto nella Giornata mondiale della lentezza. Il punto è che Francesca non l’ha manco assaggiati! Che sta a dieta. Ma si è messa lì in cucina, in una lenta domenica di primavera, e ha iniziato a impastare, spignattare, impirrottare, cuocere, attendere, sfornare, confezionare, sapendo che di tutto quel lavoro lei avrebbe usufruito solo dell’appagamento olfattivo (che pare che il profumo si sentisse fin fuori del Raccordo Anulare).

Quindi ora io me ne sto qui a raggiungere il Nirvana, dopo essermi sbranata con le mandibole e con gli occhi quest’Everest della glicemia e della generosità. E penso che quando so’ stronze so’ stronze ma quando sono buone le donne so’ veramente come i muffin: sempre morbide dentro.

Certi amori

sabato, marzo 24th, 2012

Oggi qui. Per dirvi che “certi amori non finiscono”.

Certi amori (Da La Rivista Intelligente)

Mi sei stato accanto tutti questi anni, davvero, nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e povertà, in salute e malattia. Su di te ho scaricato rabbie, frustrazioni, fantasmi e malumori nel tentativo di scacciarli ma con te ho anche sognato. Hai fatto viaggiare la mia mente, le mie mani e il mio cuore lì dove non tutti hanno la possibilità di arrivare. E’ stato un viaggio lungo, a volte faticoso, a tratti disperante ma indimenticabile. (segue qui).

La fame. E la voglia

venerdì, marzo 23rd, 2012

Interno giorno, caffetteria
Grace, Meri, una fetta di torta caprese con la panna, un minibudino, un caffè al Ginseng e una Coca Light.

Grace al cameriere che le sta stappando la Coca light:

-Perché, vede, io mica mi rassegno al fatto che una debba ordinare sta roba per non ingrassare, sa?

Lui stappa non riuscendo a distogliere gli occhi da Grace e ivi così si allontana, a testa indietro, evitando lo stipite della porta di un soffio.
Si sviscerano le più urgenti questioni di attualità (uomini, amore, sesso – le tre cose non necessariamente concatenate fra loro).

Il minibudino è già andato quando le chiedo di assaggiare la caprese. La mangia con gli occhi. Ma con la forchettina spilucca solo l’angoletto. Senza panna. Il cameriere sta ancora con l’occhio a parabola, dall’altra parte del bancone.

Infine usciamo, mi riaccompagna, mi chiede come vadano il mio corso di formazione a distanza e quello più ravvicinato sulla cucina. Poi

-Vedi, Meri, cucinare è come fare sesso: c’è la fame e c’è la voglia
-Eh?
-La fame è la scopata. Ma fare l’amore è la voglia
-Eh. Quindi?
-Quindi non accontentarti mai di cucinare, e di mangiare, solo per fame.

 

Canzoni che hanno rovinato generazioni/ Maledetta primavera

mercoledì, marzo 21st, 2012

Insomma, Lorè, se solo t’avesse fatto causa un milionesimo di quelli che si sono percepiti innamorati nell’arco di un’ora, a quest’ora (appunto) saresti sul lastrico.

Perché prima della “Maledetta primavera” una era consapevole che in un’ora riusciva a malapena a valutare come ti porgeva la mano (fredda, calda, sudata, moscia, a ganascia), che calzini indossava (corto, bianco, di spugna, a volte tutti e tre insieme), cosa ordinava al ristorante, a chi faceva pagare il conto (e si Lorè, si innamorano in un’ora ma fanno alla romana in pizzeria al primo appuntamento) dunque dicevo prima della maledizione della primavera si sapeva cosa poteva accadere, al massimo, in un’ora.

Senonché tu hai sdoganato il più grande alibi mondiale: “che imbroglio se/ per innamorarmi basta un’ora”. Stavi, evidentemente, parlando di una sòla ma noi no: abbiamo voluto credere che in un’ora si, ci si potesse effettivamente innamorare. E manco sarebbe stata colpa nostra ma della maledetta, appunto, primavera.

Poi hai voglia a dire “che fretta c’era maledetta primavera che fretta c’era se fa male solo a me”: lì ci siamo arrivate dopo. Cioè troppo tardi. Che per il “Che resta dentro di me di carezze che non toccano il cuore” toccava aspettare la riga 23: capirai, quello ci aveva già sdraiate. Nel senso emotivo. Ma non solo. E si sa che purtroppo gli innamoramenti vanno testati quando si sta in piedi e non da sdraiati.
Perché, te lo ricordo, a riga 6 avevi messo “Che resta di un sogno erotico se/ al mattino è diventato un poeta”: cioè, mi spiego, una andava a dormire con lo scoparino e la mattina si risvegliava accanto a Neruda. E non si fa. No.
E infine quel “Lasciami fare/ come se non fosse amore” : e infatti non era amore, Lorè. Erano ormoni. Che, appunto, con gli attuali chiari di luna, solo quelli, al massimo, si risvegliano a primavera. 

Nella buona e nella cattiva consorte

martedì, marzo 20th, 2012

In riferimento al post dei “nove segnali che lui -forse- ti tradisce come forse?” ad esplicita domanda di delazione sui Novantanoveposse segnali che lei -certamente- ti tradisce, intanto riceviamo dall’amico MarcoGG nei commenti ma volentieri innalziamo e pubblichiamo in apposito post
quando una consorte:
1) va sempre a dormire alle 21, tranne quando esce con amici, che allora rientra alle 03:30 oppure dorme fuori
2) alle tue piagnucolose richieste di un pò di sesso risponde “ma perchè non ti trovi una amante”
3) fa scorta di Vagisil (non fate finta di non sapere cos’è) in qualtità esorbitanti
4) si dimostra infastidita quando le fai una visita a senza preavviso a nel suo pomposo Studio Legale per invitarla a pranzo, e la trovi a confabulare col praticante infisicato
5) quando la mattina si veste si gira verso il muro per non farti vedere le tette.

Ai quali si aggiungano gli altri pervenuti cinque:
6) Inizia improvvisamente ad appassionarsi al golf nel senso lo sport, dopo averlo schifato per una vita
7) Inizia improvvisamente ad appassionarsi ad estenuanti sedute in palestra che si protraggono anche fino alle 23 e a domanda “ma questa palestra non chiude mai?” risponde “tengono sempre aperto per far riprendere l’economia”
8 Ti regala golf, ma nel senso maglioni, più grandi di due taglie, esattamente di quella corrispondente all’istruttore della palestra
9) Si registra in casa un’epidemia improvvisa di amiche disperate che hanno bisogno del suo conforto di notte, amiche che la chiamano e dalle quali si reca senza indugio e dalle quali naturalmente pernotta.
10) Te lo dice: ho un altro

(Una vignetta di PV, da qui)

La risposta 10, in percentuale, è stata la più segnalata. In un caso accompagnata anche dalla seguente spiegazione: “Se aspetto che ci arrivi da solo arriviamo alla pensione”.

Nove segnali che lui -forse- ti tradisce. Come forse??

lunedì, marzo 19th, 2012

Allora, qui ci sono i “Nove segnali che lui -forse- ti tradisce”. Nonostante il link ve li riassumo per una più agevole consultazione, tipo bugiardino dei medicinali:

1 – Vuole fare meno sesso
2 – E’ iperprotettivo con il telefono
3 – Parla con -troppo- entusiasmo di un’altra
4 – E’ distaccato
5 – Appare e scompare
6- I suoi amici sono strani
7 – Dice le bugie. E tu lo scopri
8 – Ha già tradito in passato
9 – Segui l’istinto. “Cosa ti dice la pancia? E’ da lì che viene il sesto senso, quel certo non so che, quella sensazione di fondo che non ti convince. O magari che ti fa passare sopra tutte le cose di cui sopra perchè sai che del tuo partner ti puoi fidare e basta”.

Aricapitolo: non fa sesso, parla di un’altra, dice bugie, gli amici suoi pure, telefona dal bagno, già ti ha cornificata, E TU MI SCRIVI FORSE, ti tradisce? Come, forse?

Cioè ma un poveruomo che altro deve fare per fartelo capire? Eh?  Una raccomandata con ricevuta di ritorno? Un filmino, un disegnetto?
Oggesummio. Eddai su.