C’è un posto nel quale ci si perde più facilmente che all’Ikea e non si può neanche andare allo Smàland per farsi venire a recuperare dai genitori: è il cimitero di Prima Porta a Roma. 130 ettari. Di tombe. Sotto terra, sopra grattacieli, entro corridoi, sotto gallerie, in cappelle, mausolei, improbabili costruzioni che manco Gaudì e di cose che volevo essere la Sagrada Familia ma all’amatriciana.
Che ci si chiede: perchè? Capisco che pensando all’eterno riposo uno cerchi di acconciarselo il più comodo possibile ma perché prendersi la rivincita sul mezzanino avuto in vita con un mausoleo per l’eternità, si, ma presumibilmente nell’impossibilità di organizzarci alcunchè con gli amici?
Di questo meditavo ieri, mentre inutilmente mia sorella e mio cognato cercavano di raccapezzarsi in quella giungla di cemento e marmo, alla ricerca di:
-Meripo’ già che stiamo qui perché non cerchiamo i nonni?
I nonni. Che neanche siamo riuscite a ricordarci con precisione da quando non ci sono più. E da quando, passati i primi anni, distando quel luogo da casa l’equivalente di un volo Roma Parigi, piano piano si è persa l’abitudine dell’imbarco domenicale.
Fatto sta che, dopo aver girato a vuoto con un numero di area, cappella, piano e loculo per circa mezz’ora i guardiani, al ventitreesimo giro e mossi a compassione, ci hanno apostrofato con un
-Signò je consijo d’andà all’uffici e comunicà er nome der morto che cerca, sennò nun esce da qua manco al prossimo anno Santo
Diligentemente espletavamo la richiesta e l’ufficio ci consegnava una mappa tipo Michelin. Intanto vagavamo, a zonzo in un pomeriggio primaverile, nello Spoon River nostrano, fra epitaffi, anfore, girandole e vasi con fiori di seta, relegati tutti lì, introvabili, irraggiungibili, rischiarati solo dal proprio lumino fioco quando va bene e da quello del vicino quando va meno bene.
Non so ma improvvisamente ho capito che Marta, anche qui, mì è stata un pezzo avanti non solo nell’Aldiqua ma pure preparando l’Aldilà: perché lei, cenere mischiata con terra d’Africa, sapete dove starà? A godersi il vento. In mare.
E anche il vento che a volte le è stato contrario in vita accadrà che in mare diventerà una delle andature più belle: quella di bolina. Quanto ai fiori avrà la Rosa dei venti: che notoriamente non appassisce mai.









