Archive for febbraio, 2012

L’eterna bolina

mercoledì, febbraio 29th, 2012

C’è un posto nel quale ci si perde più facilmente che all’Ikea e non si può neanche andare allo Smàland per farsi venire a recuperare dai genitori: è il cimitero di Prima Porta a Roma. 130 ettari. Di tombe. Sotto terra, sopra grattacieli, entro corridoi, sotto gallerie, in cappelle, mausolei, improbabili costruzioni che manco Gaudì e di cose che volevo essere la Sagrada Familia ma all’amatriciana.

Che ci si chiede: perchè? Capisco che pensando all’eterno riposo uno cerchi di acconciarselo il più comodo possibile ma perché prendersi la rivincita sul mezzanino avuto in vita con un mausoleo per l’eternità, si, ma presumibilmente nell’impossibilità di organizzarci alcunchè con gli amici?

Di questo meditavo ieri, mentre inutilmente mia sorella e mio cognato cercavano di raccapezzarsi in quella giungla di cemento e marmo, alla ricerca di:
-Meripo’ già che stiamo qui perché non cerchiamo i nonni?

I nonni. Che neanche siamo riuscite a ricordarci con precisione da quando non ci sono più. E da quando, passati i primi anni, distando quel luogo da casa l’equivalente di un volo Roma Parigi, piano piano si è persa l’abitudine dell’imbarco domenicale.

Fatto sta che, dopo aver girato a vuoto con un numero di area, cappella, piano e loculo per circa mezz’ora i guardiani, al ventitreesimo giro e mossi a compassione, ci hanno apostrofato con un
-Signò je consijo d’andà all’uffici e comunicà er nome der morto che cerca, sennò nun esce da qua manco al prossimo anno Santo

Diligentemente espletavamo la richiesta e l’ufficio ci consegnava una mappa tipo Michelin. Intanto vagavamo, a zonzo in un pomeriggio primaverile, nello Spoon River nostrano, fra epitaffi, anfore, girandole e vasi con fiori di seta, relegati tutti lì, introvabili, irraggiungibili, rischiarati solo dal proprio lumino fioco quando va bene e da quello del vicino quando va meno bene.

Non so ma improvvisamente ho capito che Marta, anche qui, mì è stata un pezzo avanti non solo nell’Aldiqua ma pure preparando l’Aldilà: perché lei, cenere mischiata con terra d’Africa, sapete dove starà? A godersi il vento. In mare.

E anche il vento che a volte le è stato contrario in vita accadrà che in mare diventerà una delle andature più belle: quella di bolina. Quanto ai fiori avrà la Rosa dei venti: che notoriamente non appassisce mai.

Elenco delle 10 cose che ho imparato negli ultimi 5 giorni

lunedì, febbraio 27th, 2012

La gazzella è arrivata in Africa

La Grande Spaccatura, Etiopia "where all it began" (Foto Meri Pop)

Elenco delle 10 cose che ho imparato negli ultimi 5 giorni:
10 – Non è vero che se non hai figli muori da sola
9 – Non è vero che se non hai un marito muori da sola
8 – Non è vero che è peggio per chi resta
7 – Costretta a scegliere fra un’amica e un uomo è preferibile scegliere l’amica
6 – Ma se sei nella condizione di dover scegliere vuol dire che stai sbagliando qualcosa nella procedura. Riavvia 
5  – Se hai un’amica e lei se ne va, cerca bene perché certamente è stata amica anche di altre amiche e ha lasciato tracce ovunque. Di norma la ritrovi
4 – Se l’amica t’ha detto cento volte di non farla troppo lunga e intanto mi sei già arrivata al punto 4 stai in campana perché quella è capace che ritorna solo per farti una cazziata, quindi regolati
3 -Chi è stato in Africa vive due volte
2 – A volte mi sa per sempre
1 – Ho capito ho capito, vabbè basta

Donne che si scontrano coi Lupi

venerdì, febbraio 24th, 2012

Siamo qui.

Perché sostiene l’onorevole Maurizio Lupi  che “no, il divorzio breve non è una norma di civiltà” e che, nientemeno, “il Parlamento vuol trasformare il matrimonio in carta straccia” ma “la politica non può piegarsi a logiche relativiste”. Però, mi scusi, se i valori non negoziabili sono ridotti alla battaglia sulla negoziazione di un anno in più o in meno, non le pare che la logica relativista abbia viaggiato più veloce dei neutrini non tanto nel tunnel del Gran Sasso quanto soprattutto dalle parti di chi dice di non volercisi piegare?

Quanta Africa hai visto?

giovedì, febbraio 23rd, 2012

Insomma c’è che la mia amica Marta è stanca. No, non si è arresa: però ha deciso che dopo tre anni adesso anche basta. E da ieri dorme.
Allora quando mi hanno chiamata dalla clinica io ho pensato che se non ci andavo e non la vedevo era come se lei avesse continuato a esserci come prima. Funzionava abbastanza.
Poi stamattina non ha funzionato più. Così ci sono andata.
E infatti Marta dorme. Riposa, per meglio dire. Ero lì con le altre amiche, che ci siamo ritrovate tutte alla stessa ora senza dircelo.

Ed è stato allora che, guardandola, e nell’assoluta impossibilità di lasciarla andare, ho aperto bocca e le ho chiesto:
-Marta, quanta Africa hai visto?
Che Marta ci andava appena poteva: a lavorare, a portare strumenti diagnostici, ad insegnare a usarli, a volte anche a riposarsi. E mi aveva detto che ci saremmo tornate insieme. E diceva anche che chi ha visto l’Africa poi, quando fa il bilancio della vita, gli va più in positivo.

E così allora anche sua sorella l’ha guardata e ha detto:
-Si, Marta, che stai a fa’ qua? Dai, torna a correre in Africa

Perché nessuna di noi la lascerebbe mai andare via. Ma in Africa si: ce la stiamo accompagnando tutte insieme.

Lago Malawi (Foto Meri Pop)

Conseguenze flop neutrini: tempi presunti di attesa fra rimorchio virtuale e appuntamento reale

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

Dunque i neutrini non sono più veloci della luce. E anche gli uomini non sono più veloci delle donne: pure in questo caso si sarebbe registrata un’anomalia nel funzionamento degli apparati utilizzati per la misurazione. E anche qui l’errore sarebbe da attribuire a una connessione difettosa tra tastiere.

Inoltre anche qui la discrepanza di 60 nanosecondi tra la velocità dei neutrini e quella della luce, nel caso del dialogo tastieroso uomo-donna può raggiungere l’unità di misura delle ore, dei giorni e dei decenni e ugualmente, fra i sessi l’un l’altro opposti, la discrepanza sembra sia il risultato di un problema con il cavo in fibra ottica che collega A) tastiera uomo con tastiera donna B) bocca donna con orecchio uomo C) viceversa.

Se dunque, dopo mesi di tampinamento reciproco sui socialnetwork, su telefonino, su mail, su Messenger, su Kezzenger e Skype lei alla fine esausta dice: “vabbè ma allora una sera vediamoci”, la frase impiega un lasso di tempo fra i 10 giorni e l’infinito per concretizzarsi in un’unità di misura di luogo e orario.

La velocità anomala del rimorchio virtuale maschio-femmina si infrange dunque all’uscita dal tunnel. Del modem: appena si passa da cazzeggio virtuale ad appuntamento reale il tempo si dilata.

Diamo di seguito una tabella aggiornata dei tempi presunti di attesa fra il rimorchio virtuale e l’appuntamento reale secondo gli ultimi aggiornamenti pervenuti a questo blog dalle ricercatrici e dai ricercatori del CERN, Cercatori Esemplari Ritrovamenti sòle Notevoli:

rimorchio via chat: da uno a tre mesi
rimorchio via Facebook: da tre a sei mesi 
rimorchio via Twitter: da sei mesi a un anno (se la tirano di più)
rimorchio via sms e mail: tendente all’infinito (il rimorchiatore sms e mail predilige l’appagamento sensoriale del punto T9 anzichè del punto G1)

Un fascio di Sms originato in Lombardia un anno e mezzo fa, per dire, non ha ancora raggiunto il Piemonte. Al contrario si è registrato il caso di un fascio di rose che originato nel Lazio aveva effettivamente raggiunto una Regione limitrofa in meno di 24 ore ma l’Interflora ha declinato ogni responsabilità per l’accaduto: l’anomala accelerazione potrebbe essere stata provocata da un’interferenza del Gran Sesso. Scoperta che sembra distruggere le speranze dei ricercatori.

Non sono stata io

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

Mercoledì delle ceneri: hackerato il sito di Paola Binetti. E non sono stata io.

Il Popolo dell’ameba

martedì, febbraio 21st, 2012

Quindi oggi è la parola del giorno. L’invidia. Anche “ti denuncio”, se è per questo. Insomma il rilancio del Pdl dovrebbe iniziare da “Gente che non prova invidia”. E da una causa.

Ora però l’elenco delle virtù del novello pidiellino sarebbe questo: «Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa. Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà. Gente che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità. È questo il popolo della libertà!””.

Sorvolando sul problema della paura del buio (che di norma si supera vero i 6-7 anni) e sull’evidente assenza di Sandro Bondi dal brainstorming che ha partorito l’ode, ditemi voi se può mai esistere o vi accompagnereste a uno che sta sempre nello stato emotivo “ebete”, senza provare mai passioni sia pur incazzose. Ma, nel caso, vi informo che quand’anche si andasse fieri di non aver mai provato un tubo, questa non sarebbe la prova provata di un’appartenenza al Popolo della libertà ma a quello delle amebe.

Si, però mi sa che me lo dovevo comprare

lunedì, febbraio 20th, 2012

Fermo restando che confermo tutto quello che ho scritto quattro ore fa però da stamane persiste un paio di occhiaie che insomma: e quindi la signorina Estee Lauder avrei dovuto ascoltarla, sabato.

Che ci vorrebbe proprio sto rullo compressore, oggi. Evvabbè.

La Rinascente. Maiuscola e minuscola. Uot-els?

lunedì, febbraio 20th, 2012

Quanto i venerdì sera sono carichi di attese tanto i sabato mattina sono spesso ai livelli dei camalli di Genova, scaricatoridiattese.

Ciò premesso in realtà sabato mattina avevo appuntamento con George Clooney alla Rinascente di Piazza Fiume. Nel senso che mia sorella nella sua infinita bontà, mossa a compassione dalle mie attitudini in cucina ma anche solo di quelle davanti a una moka, ha deciso insieme alla sua famiglia di fare un investimento e, prima di investire me al successivo caffè preparato con le mie sante manine, ha optato per il regalo di una Nespresso-uotels.

Dunque appuntamento per la registrazione -che avere le cialde gratis è complesso come entrare al palazzo di vetro dell’Onu- sabato mattina alla Rinascente. I regalatori in leggero ritardo io mi avviavo verso i profumi dove la signorina Estee Lauder mi intercettava e diceva:

-Signora, vengaquichelatruccoelafacciorilassare

Io, che pensavo di essermi già truccata, decidevo di accettare l’aiutino e il rinforzino. Lei mi sistemava su un trespolo e diceva:

-Ora le metterò un correttore di occhiaie, che corregge anche le rughe, attenua le macchie della pelle e ridona tonicità al viso stanco.

Essendo appena le unidicetrenta del mattino e avendo quindi già ricevuto l’impietosa diagnosi decidevo di sottopormi al trattamento riparativo.

Dopo un ordine di
-Chiuda gli occhi
la perfettamente restaurata signorina iniziava a passarmi una cosa tipo un rullo sulla borsa. La borsa sotto agli occhi. Massaggiando una cremina avanti e indietro poi cambiava arnese e ne spalmava un’altra sulle guance e un’altra ancora sugli zigomi. Il tutto continuando a cazziarmi per non aver mai ottemperato a neanche una di quelle azioni imprescindibili “dopo una certa età”.

Finito il triplo massaggio carpiato, acquisita la certezza che ogni mattina dovrei alzarmi un’ora prima per le incombemza del caso, oltre a chiedere un finanziamento alla Findomestic per l’acquisto della triade, cercavo di svicolare e andarmene quando lei, bloccandomi e guardandomi fissa nelle borse degli occhi esclamava:

-Prenda questa buona abitudine, vedrà che fra poco neanche si riconoscerà

Ora, per carità sia chiaro, a me qualsiasi cosa non m’avesse fatta riconoscere, fino a un paio d’anni fa, io avrei fatto qualsiasi cosa per accaparrarmela. Il problema è che oggi no. Aricapiamoci: non che una bella beautyfarm gratis da diecianniinmenosubito mi faccia schifo, eh.

Però ci ho messo un bel po’ a incontrarmi. E mo’, pure con le rughe e le borse, ci manca solo che manco mi riconosco quando mi incontro.

E così ho detto:
-Grazie, magari un’altra volta. Ora devo andare, che ci ho Clooney che m’aspetta.

Poi sono scesa e mi sono presa un bel caffè. Che, certamente, a ste borse farà malissimo. Ma ho proprio avuto la netta sensazione che a Clooney non gliene importasse per niente, effiguratiammè.

Quindi, poi, alla fine, dopo aver assaggiato la capsula dell’ Indriya intenso e speziato unione di puri Arabica provenienti dal sud dell’India, mi sono chiesta: vabbè ma in effetti che altro caspita di whatelse voglio?

Io, parlamentare di un’altra idea

sabato, febbraio 18th, 2012

Paola Binetti risponde.
Qui. E di questo la ringrazio molto. Però insisto: o il matrimonio è indissolubile o non lo è. E se, per lo Stato, non lo è più chi -e in base a che- decide quali sono ii tempi “giusti”? Davvero, onorevole, è convinta che un anno in più di attesa nel limbo salvi e tuteli le famiglie?

Divorzio, il tempo ci vuole
Cara Tiziana, le tue riflessioni sul divorzio breve sono un contributo prezioso al dibattito che tra poco si svolgerà in parlamento. La tua testimonianza è frutto dell’esperienza personale di chi, dopo 16 anni di matrimonio, giunge alla decisione di certificare il fallimento di un progetto che credeva eterno (segue).