Archive for dicembre, 2011

A tutto il meglio che ci meritiamo, eccheccavolo

sabato, dicembre 24th, 2011

Questo post esce per farvi gli auguri e poi se ne torna in aeroporto. Che io a quest’ora dovrei essere in qualche imbarcadero di imbarcaggio su una tratta  Roma-Cairo-Addis Abeba. E vi penserò. Tanto. Perché io, senza sto blog e sto Fèisbuc e ora pure sto Twitter chissà invece dove sarei a quest’ora. A terra, credo. In tutti i sensi.

Tribù Karo, Omo river

E insomma a me scrivere ha fatto anche un po’ volare. In senso figurato. E anche no. Mi ha fatto prendere aerei per Paesi che manco avevo mai sentito nominare, per dire. Ma mi ha fatto soprattutto raddoppiare il tempo della vita: una la vivo e una la racconto. E raddoppiare contestualmente anche il tempo dei viaggi: uno lo faccio con il professor Pi e i compagni del primo viaggio e uno lo rifaccio con voi quando torno e ripartiamo perché ve lo racconto. E lo capite che, mentre per il primo c’è una quota da pagare, quello con voi è impagabile. E di questo non solo vi ringrazio ma proprio vi meripoppo.

E ci auguro tutto il meglio che ci meritiamo. Che ce lo siamo meritato eccome. Eccheccavolo. E buon Natale. Oh.

(E vi metto questo che a me senza questa musica non è Natale. E questo video mi fa impazzire, che fra l’altro il direttore mi sembra Harry d’Inghilterra)

Ci vediamo l’8 il 9 gennaio. Che mi date un’innafiata alle piante? Ah e spegnete le luci prima di andarvene la sera. Se poi v’avanza qualcosa del cenone lasciate pure in frigo. Inoltre… e vabbè ho capito che vi sto scassando i cabbasisi e allora ciao eh. Cià.

Via con l’Avvento – Lastbutnotleast/ La strada verso casa

giovedì, dicembre 22nd, 2011

Una delle cose che mi piace di più in assoluto di lui è quando la sera mi viene a prendere al lavoro e mi accompagna a casa.

Non lo fa sempre ma lo fa sempre quando esco tardi. Molto tardi. Che, infatti, una signora da sola di notte in città “mammagari mefannouncenno”, dice ridendo la mia amica Gioia. Però io sono tradizionalista e anche un po’ vintage e quindi tornare a casa da sola di notte mi piace un sacco però con lui è più bello.

Che tra l’altro la strada da fare è uno spettacolo: si passa da Fontana di Trevi e anche dal Quirinale, lì sopra da Giorgio. La piazza, a quell’ora, è deserta: noi, i carabinieri e le bandiere. Ci sono le luci arancioni un po’ flou, dalla terrazza si vede, in fondo, il Cupolone illuminato e nel silenzio di una città con la sordina si sente solo il toc toc dei passi e il suono della voce che ciarla e che ride. La mia. Soprattutto.

E poi allora io gli racconto le cose e lui pure. Ma molte di meno. Che parlo più io. E gesticolo, anche. E intanto arriviamo sotto al Colosseo. Illuminato pure lui. Che sta la’ tutto baldanzoso e quando passi sotto sembra che ti dica sempre, col vocione di Alberto Sordi, “Aò”.

Ed ecco che poi, dopo tutte ste chiacchiere, metto la chiave nel portone, la serratura fa clac, inizio a salire le scale, arrivo alla porta e si sente il secondo clac clac, entro, butto le chiavi sul tavolo, lancio le scarpe ed è allora che lui può finalmente riprendere la parola per dire:

-Sei arrivata?  

Che, non so se ve l’ho detto, abitiamo in due città diverse.

Omo River

mercoledì, dicembre 21st, 2011

Volevo dirvi che a Natale vi riporto in Etiopia. Ma non nella Dancalia. Resta comunque fissa la temperatura da 10 a 30 gradi. Andiamo nella valle dell’Omo. Non lo so precisamente dove sta. Ma ci scorre un fiume lunghissimo che si chiama appunto Omo, lo specifico prima che si agiti inutilmente Giovanardi.

“Qui in un’area relativamente ristretta vi è un insieme di etnie fra le più varie ed interessanti dell’intera Africa, rimaste fedeli alle loro tradizioni grazie all’isolamento in cui hanno sempre vissuto e anche all’ostilità reciproca. La loro bellezza e armonia, i loro disegni corporali e le acconciature, le scarnificazioni e deturpazioni, lasceranno un ricordo indelebile ma dobbiamo essere preparati ad un’avventura-esplorazione che richiede un altissimo grado di adattabilità unite a una disponibilità illimitata per viaggiare in gruppo”.

Cioè ma uno che altro ti deve scrivere per scoraggiarti? E’ dentro quell’ “altissimo grado di adattabilità” che pure stavolta potrebbe insinuarsi la sòla. Per non dire delle “scarnificazioni e deturpazioni”. Taccio su “indelebile”.

Ah ma io gliel’avevo detto al professor Pi, dopo un mese di Laustralia:
-Guarda, io ti ringrazio tanto. Ma basta tenda
E lui, come mi stesse comunicando l’avvenuta prenotazione del de Russie locale:
-Infatti, qui ci saranno solo tre notti in tenda. Il resto alberghetti, ostelli, ricoveri, capanne.

Capanne. Che è Natale e quindi che ti metti a fare la difficile, con tutto quello che ha dovuto passare GesùBambino?

Ed è stato a un certo punto, mentre facevo tutte queste storie, che mi ha fatto vedere questa foto qui:

e io allora ho detto Si.

E lo so che i precedenti giurisprudenziali non mi aiutano. Perché, come tutte le volte che si dice Si, ci si ritrova prima o poi dentro a un’aula di tribunale.

Via con l’Avvento 19/L’amore e l’intonaco di Alda

mercoledì, dicembre 21st, 2011

Dio mio, spiegami amore come si fa ad amare la carne senza baciarne l’anima.
Alda Merini

Oggi Alda Merini, quella che “niente mi pettina meglio del vento” e “ci sono notti che non accadono mai”. Per dire. Oggi Alda Merini anche perché dal 15 gennaio inizierà l’asportazione dell’intonaco da casa sua. Anche da casa mia. Ma l’intonaco suo è lei. Che le sue poesie sono nate tutte lì. (Qui l’appello).

Tre metri sopra il gelo: classifica dei regali più agghiaccianti

martedì, dicembre 20th, 2011

Va bene: vale il pensiero. Quindi, uomini, che caspita di pensieri avete? 
Dunque, stai vivendo una storia di passione e amore con tutto il bel corredo di sms, telefonate, sospiri, ansimi e quant’altro. Bene. Decidi di farle un regalo. Per Natale. Ma anche senza Natale. Molto bene. Decidi che deve essere qualcosa di speciale. Molto ma molto bene.

Ma santocielo: ti puoi presentare con una ciotola per il cane in assenza di cane, di desiderio di un cane, di ipotesi di acquisto cane, di neanche mai nominata la parola “cane” da tre anni che state insieme?

Allora ottimisticamente mi dico: “vabbè, questa è sfiga e facciamocene una ragione”. Poi ti piomba in stanza la collega con l’occhio carfagnato ed esclama: “Meripo’, la macchina per fare le granite, capisci? A me. La Granigel. A Natale!”.

Ora una volta vabbè, due è una coincidenza, tre un indizio, quattro la catastrofe.
Dopo un breve invio di sms indagativi siamo dunque in grado di stilare una prima, provvisoria, classifica dei regali più agghiaccianti ricevuti nella vostra pur luminosa carriera di amanti barra fidanzate barra compagne barra amoremio.

Ho escluso, per umana pietà, le mogli. Che saranno eventualmente oggetto di una ricerca specifica. A cura del Ris.

Agghiacciants love gifts Hit Pop Parade

1) Una ciotola per il cibo del cane. In assenza di cane
2) Macchina per fare le granite
(“E ho capito ma magari vuole stare 3MSG, 3 metri sopra il gelo”. “No, Meri, ha detto solo ‘visto che a casa tua l’estate fa così caldo”. “Ah”. “Eh“)
3) Completino di Intimissimi
(“Ma perché non ti piacciono i completini?” “Meripo’, Intimissimi me lo so comprare da sola, già che te stai a sforzà devi partì minimo da La Perla, eccheccavolo“)
4) Completino non di Intimissimi ma con taglia reggiseno sbagliata
(“Per eccesso, Meripo’, per eccesso e se io so’ cinque anni che ci ho sempre una seconda scarsa se ti presenti con una quarta coppa C, a chi cazzo stai pensando?”)  
5) Un libro di Baricco
(“Vabbè, non è Dovstoevskij però…” “Meri, la dedica è “A Susanna”. “Ah, scusa Teresa, ciao” “Ciao” CLIC
6) Pantofole autoriscaldanti
(“So’ due specie di bacinelle de pelo grigio ognuna con la presa di corrente, ma io che ce faccio  dentro a ste fornaci?”)
7) Il libro “Il dente tachionico”
(Fidanzata di dentista. “Ma che è?”. “L’energia tachionica serve per aumentare la velocità di reazione. Infatti l’ho lasciato il giorno dopo’“)
8 Una mutanda con la fessurona davanti
(“Scusa ma non sono da uomo?” “No, era in pizzo nero con fessurona rossa: serve per prestazioni tipo flashmob, vai colpisci e torni senza neanche dover perdere tempo con lo spogliarello“)
9) Un telefono di legno a forma di locomotiva, con rifiniture dorate su ruotine, finestrini eccetera
(“Ma stavi con l’amministratore delegato delle Fs?” “No, era un amore a distanza, riassumeva la frequenza delle telefonate con il pendolarismo sui treni. Insomma un compendio filosofico“)
10) Un cilicio
(E non è la Binetti. “Eeeehhh?”. “Ha detto che siccome sono la regina dell’autoflagellazione e gli avevo scarnificato i cabbasisi a forza di essere gelosa, allora tanto valeva soffrì come se deve“)

Ora qui non si tratta di essere venali, qui si tratta direttamente che ci sarebbe da tagliarsi le vene. Già v’avevo pregato di non mandare messaggini: vi prego, astenetevi pure dai regali. Basta il pensiero. Esatto: e, per carità, non aggiungete altro.

Via con l’Avvento 18/Pensiero stupendo

martedì, dicembre 20th, 2011

Capisco che non esisti al di là del mio pensiero.
Luis Cernuda (2, la vendetta)

(in quanto a pippe non siamo seconde a nessuno.  Arivostra Gì)

Via con l’Avvento 17/Rimetti a noi i nostri debiti

lunedì, dicembre 19th, 2011

Se tutto fosse detto e fra noi due il conto si saldasse, avrei ancora con il tuo corpo un debito.
Luis Cernuda

Antonio Canova, Psiche rianimata

Essendo il presente calendarietto dell’Avvento fatto apposta per agevolare la ripresa di fiducia e la risalita dello spread amoroso non mi salta neanche per l’anticamera del cervello di dirvi, ora, che comunque pure la Bce s’è stufata di fare il pronto soccorso comprando titoli e pagherò. Evvabbè.

Via con l’Avvento 16/E’ amato prima l’uovo o la gallina?

domenica, dicembre 18th, 2011

Penso a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina!”. E il dottore gli dice: “Perché non lo interna?”. E quello risponde: “E poi a me le uova chi me le fa?”.
Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.  

(Woody Allen, Manhattan, 1979)

“E perché fondamentalmente noi amiamo esser galline”, chiosa Gì.

E perché vogliamo continuare a mangiar uova pur sapendo che il colesterolo fa malissimo.

Via con l’Avvento 15/ Tiempo y silencio

sabato, dicembre 17th, 2011

Oggi non possiamo fare altro che inchinarci alla signora di Besame mucho. Che se ne è andata lasciando dietro di sè schiere di dolci baci e languide carezze.

La qui presente le deve molto, che l’ultima volta che si disse tenacemente “mai più, mo’ basta ” fu travolta nelle dodici ore successive proprio dalla voce calda di questa bella signora. E dall’irresistibile profumo del rum cubano che le offrì un bel signore.

E dunque ora che non potrò neanche mai più citarla per danni non mi resta che dirle: Cesaria cara, grazie per aver riassunto da un’altra parte quello che a tutt’oggi dovremmo riconsiderare come il Bignami dell’amore, quello che sta nel titolo di un’altra suadente canzone “Tiempo y silencio”. E che alla domanda “ma che è sto caspita di amore?” così ci trafigge nella risposta:

Nacer en tu risa
Crecer en tu llanto
Vivir en tu espalda
Morir en tus brazos

Addio, bella signora, ora che hai “Una casa nel cielo, un jardin en el mar”.

Via con l’Avvento 14/ And the winner is

venerdì, dicembre 16th, 2011

A volte il vincitore é semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.
Jim Morrison
 
“Ecco qua. Lo diceva Jimmi, mica io…mai mollare, con i piedi per terra, però.
Tipo, àncora.  Non, ancòra. Vostra Gì”

Dunque non vorrei accendere false speranze o farvi valutare l’ipotesi di gettare “La verità è che non gli piaci abbastanza” però pare che se po’ aspettà ancora un po’ prima di gettare almeno la spugna.