In ottemperanza alla cura omeopatica che ho deciso di adottare contro le esalazioni di Langone, Camillo, che su Libero oggi suggerisce “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli”, vi propongo la gestazione della mia lettura di ”Mirador - Irène Némirovsky mia madre” di Elisabeth Gille, Guanda.
L’ho tenuto almeno un mese, facciamo due, a fare la spola dalla scrivania al tavolinetto alla mensola al letto (avendo così esaurito tutti i pezzi d’arredamento dei 25metriquadri della Pop house). Leggevo qualche pagina poi accadeva qualcosa che me lo faceva traslare. Lo riprendevo dieci giorni dopo ricominciando da capo e sempre lì finivo. Era diventata una sfida. Anche perché mi attizzava parecchio. Ma non c’era verso di superare sta linea Maginot di pagina 25.
Inoltre me lo ha prestato laMichela (noddica iè) e mi dicevo “cheffigurameripo’, non riesci manco più a leggere un bel libro”.
Di frustrazione in frustrazione e di tavolino in strapuntello ha vagato per il monolocale fino a stanotte. Quando alle 4,30 del mattino la qui presente sperimentava prove tecniche di insonnia. Gira che ti rigira a un certo punto lo intercetto e lo prendo.
E’ così che Mirador si è impossessato di me. Tutto in una notte.
Un libro scritto da una donna che racconta la vita di un’altra, sua madre, Irene, e della sua: cioè quella di una bambina di cinque anni sconvolta dalla deportazione ad Auschwitz dei suoi genitori nel 1942 e dalla morte di entrambi.
E dunque, oltre alle donne che leggono, pensi Langone che ce ne sono addirittura che leggono e scrivono: cose da estinzione dell’umanità.
Che invece, a legger Langone, ci sarebbe da iscriversi al Movimento per l’autoestinzione.








