Dispenser 2/
Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle
Voltaire
Dispenser 2/
Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle
Voltaire
Dispenser/1
“Vorrei poter suonare quei violini
che solo a notte adeguano le stelle
e dirti e dirti che così vicini
possiamo amare tante cose belle;
ma tu ti rifugi nel silenzio
delle tue stanze e non odi oscuro
questa divina musica lontana
che sì mi batte in cor tanto sovrana
che mi fa meraviglia delle stelle
(a te ho dato le cose mie più belle).”
Alda Merini ( Vorrei poter suonare )
E allora mi sono detta: sai che c’è? Che dopo Ponte Milvio, Ponte sullo Stretto e Ponte Silvio io quasi quasi mi prendo pure sto Ponte Giglio. Nel senso che me ne vado nel Granducato di Toscana, altezza Orsigna. Il suo inzio della sua fine. Di Tiziano Terzani.
No, non è che vado a ritrovare me stessa, che certe volte è meglio perdermi. E manco vado a cercare il nirvana. O la via. Che comunque pure lui diceva che “Finirai per trovarla la Via… se prima hai il coraggio di perderti”, cosa per la quale ho un talento naturale. Perdermi, intendo.
Però la cosa veramente grave è che, dopo anni di Tom Tom, Tuttocittà e fotocopie di MappeViaMichelin, ora comincia a piacermi il perdermi. E sperdermi.
Tutto questo per dirvi che se il 2 non trovate un post… venitemi a cercà fra i boschi, quantomeno mandateme la protezione Civile. No, facciamo i boy scout. No. Vabbè torno da sola.
(E comunque lascio un paio di cosette surgelate tipo dispenser. Quel coso che ci ha anche Tequila, il cagnone della giovane older, che a una certa ora anche quando loro non ci sono si apre una finestrella ed escono i croccantini)
P.S.
E ancora comunque il mio suo preferito resta “Un indovino mi disse”.
“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove.
La miniera è esattamente la dove si è: basta scavare“.
(Tiziano Terzani – Un indovino mi disse)
Sarà un weekend impegnativo. I rottamatori scaldano le carcasse, la Leopolda le traversine e il Big Bang i lapilli.
E’ quindi tra uno schioppo e l’altro che il declino inarrestabile dell’Universo ci consegna un’altra perla del cammino a rottamazione di collo: la dentiera di Hello Kitty scovata qui e qua.
Raro caso di vacillamento a pendant: mente e molari.
Con quefto vi faluto. E Forza Kukident.
Archiviato il Ponte sullo Stretto è ora di interrogarsi sull’altra miracolosa opera che invece è stata costruita alacremente dal Nostro in questi anni: il Ponte Silvio.
Il Ponte Silvio è quello che ieri, plasticamente raffigurato nella calca di fedeli ammassatisi ai portoni di Tronynoncisonoparagoni in quel di Ponte Milvio Roma, come neanche durante il terzo e ultimo giorno dell’haj, il tradizionale pellegrinaggio che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, che tante epocali resse della Mecca produce, dunque dicevo che il Ponte Silvio è quello che collega ormai da decenni i consumatori alla fonte della propria autostima: il televisore a schermo piatto.
Il Ponte Silvio ha però una portata ridotta: imponente costruzione architettonica è in grado di soddisfare e accogliere nel passaggio solo un piccolissimo, fortunato numero di eletti. Molti però sono i chiamati. E, da Trony come nella vita, continuano ad accalcarsi stando in fila. Fuori.
Aver illuso che tutti possiamo permetterci tutto e che il nostro valore aggiunto passa dallo schermo di un televisore a Led, o meglio ancora quello di un Aifonio 4S, è operazione temeraria e a lungo andare, come si è visto, pericolosa.
Per la cronaca ieri il signor Trony ha incassato due milioniemezzodieuro. Gli altri al massimo un Samsung a 100 euro. Non vorrei che a forza di convincerci che la fonte della felicità sta nell’arraffo di televisori a fotoni non ci accorgessimo che, mentre siamo in fila, alla cassa ci stanno arraffando cervello e portafoglio dei manipoli di furboni.
Monica Vitti ha 80 anni. Li compirà il 3 novembre. Vanity Fair oggi le dedica la copertina e un gran bel servizio. Si intitola “Ti regalo il mio silenzio” ed è il silenzio di Roberto Russo, suo marito da 11 anni e suo compagno da 38. Il silenzio è anche quello di Monica, che da dieci anni vive in compagnia di quel male che Laura Delli Colli, sua biografa, chiama “la gigantesca gomma che cancella la memoria”.
Auguri a una grande donna che riesce a far sentire quella sua voce roca e sensuale, comica e frizzante, anche stando in silenzio per dieci anni.
LETTERINANEWS 24
ore 15,20
“Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appena lasciato palazzo Grazioli per andare a Bruxelles. Fino all’ultimo momento, il premier ha “ritoccato” la lettera che presenterá al Consiglio europeo”. Nella foto un particolare della letterina dopo il ritocco.
“A New York si dice che si è sempre in cerca di un lavoro, di un ragazzo o di una casa”. A Roma di un parcheggio. E’ per questo che ho deciso di tagliare alla radice la mia seconda causa naturale di stress, che la prima sono io stessa: e dunque ho venduto la macchina.
Dopo trent’anni di onorata ma sofferta carriera automobilistica, che guidare non mi è piaciuto mai un granché, per la prima volta l’ho data via in cambio di nulla. La macchina. Nel senso che non ne arriverà un’altra al suo posto.

A questa, in realtà, mi ero affezionata un bel po’: mi piaceva come era fatta, il rumore quando la mettevo in moto, come mi faceva sentire quando ci salivo. Tipo Kate sulla carrozza con William. Ma, a conti fatti, mi stava prosciugando risorse ed energie. E così quel santuomo di quel santuomo mi ha aiutata a venderla.
Così mi è venuto in mente che certe volte facciamo la stessa cosa con l’altro motore ingolfato, l’amore: che a forza di stare ancorati a un sedile poi non ci ricordiamo più di quanto sia salutare camminare anche con le proprie gambe.
Caffè Giolitti, esterno giorno
Il leader della Lega Umberto Bossi
prende un caffè al bar vicino alla Camera. Intanto arriva Annarella:
“Ahò quello ce vò fa lavorá fino a 67 anni?”.

E Bossi: “Eccola… ma come fai a sapere le cose che non so neanche io?”
Annarella:”Berlusconi s’è magnato pure i sampietrini”.
Bossi tace. Campo lungo, immagini sfumate. Ciak. Stop