-Tu non molli mai eh?
-Solo quando ci sono proprio obbligata. Però so perdere molto bene
-Meglio di me
-Beh, io ho fatto più pratica
Addio, Katie
Addio, Hubbell
(Grazie a Carla, Labongini)
Lo sapete che abbiamo finito, si?
E’ che pure stavolta non riesco a staccarmi. Dal racconto. Che se ci pensate aveva ragione quello che diceva che “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”. E quindi chissà che caspita è successo veramente, in sta Laustralia. Ma quello che volevo dirvi, e ci ho messo trenta giorni e ancora non ci riesco, è che a questa Laustralia voi ci dovete proprio andare.
Perchè pure se vedete tutto nero alla partenza poi andate lì e se trovate le persone giuste vedete improvvisamente tutto rosa:
Però certe volte pure se andate là e pure se siete felici improvvisamente arivedete tutto nero, ma per poco. Cioè finché non se ne vanno le mosche:
E certo potreste trovare parecchi ostacoli sulla vostra strada
ma l’importante è scansarsi in tempo:
Potrà capitarvi di trovarvi in mezzo a un guado e pensare di non farcela (ma intanto famose na doccetta)
e scoprire che invece potete osare dove pochi avevano già osato, anche fare cose osè Mosè
E insomma se poi, come diceva poi quell’altro, “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”, vedendo come so’ ridotta io lo capite si che caspita di viaggio è stato. Indimenticabile. Specie per i poveracci che m’hanno dovuto sopportà.
Però mo’ basta eh. Basta tende, basta materassini gonfiabili, basta pane in cassetta, basta cessi dei campeggi, basta campeggi, basta chemmoppropriobbasta. Io gliel’ho detto così al Professor Pi: mobbasta. E lui manco m’ha risposto. Cioè si stava a leggere una cartina geografica, in aereo al ritorno. Che aveva finito tutto Guerra e pace e I Fratelli Karamazov e ancora dovevamo arrivare a Dubai. Insomma non mi si è filato di pezza. Poi, mentre lui ripiegava la cartina per far posto al quarto vassoietto di cibo, io ho intercettato un lampo luciferino nella sua pupilla. Lui s’è girato, ha fatto scendere un po’ l’occhialetto sul naso, m’ha dato una sommaria occhiata e ha detto:
“Meripo’, Omo river?”
VAI CON LA SIGLA. Di coda. De coccodrillo
Tutti i numeri che abbiamo dato:
Km. 8888
Dei quali sballonzolati su pista 6000
Km a piedi: 70
Ore di volo: 63. Ripeto: ses-san-ta-tre
Jeep: tre due
Eroi: 11
Tende: sei cinque
Fusi orari cambiati: 3
Stati attraversati: 5
Bagagli in chili alla partenza: 220
Bagagli in chili al ritorno: 180
Chili di zavorra lasciati in cestini ostello Cairns: 40
Temperatura minima 0 (aò ma quale 0, famo pure -10)
Temperatura massima 35
Litri d’acqua consumati nel bush: 400
Litri de sudore: ancora in corso
Litri di gasolio: 5.100
Casuari avvistati a casuaccio: 1
Canguri vivi: 30
Canguri morti: 300
Aquile: 20
Coccodrilli: 10
Grazie ad Ago, Carla, Cris, Dario, Enza, Mariella, Mauro, Tino, Paola, Pietro
E grazie anche a:
Dire Straits
Rolling Stones
John Denver
Beach Boys
Animals (quelli che suonano)
Simon e Garfunkel
Franco Battiato (che cantava Ruby Tuesday pure lui però meno a caciara dei Rolling Stones e quindi a Carlina la Ruby Tuesday de Franco je piaceva e non ci apriva i finestrini per protesta quando fuori faceva meno cinque. E una volta per fargliela sentire meglio avevamo messo il volume a 58 e lei terrorizzata ha detto “oddio ma quanto sta incazzato oggi il professor Pi?”, che ve l’avevo detto che quello quando s’arrabbia non fa una piega ma mette a palla i Rolling Stones. E mo’ ogni volta che uno alza il volume di qualsiasi cosa a Carlina purtroppo è rimasto, della Laustralia, il riflesso condizionato. Vabbè mo’ basta davvero. Fine. De end. Ciao).
Con la società italiana (Bondi), con tutti (Lupi), con nessuno (Quagliariello), con i preti pedofili (Carolina Lussana), non sa o non risponde (Eugenia Roccella). Dai, partecipa anche tu al Concorso “Ti stai sbagliando chi hai visto non e’ non e’ Francesca”: con chi caspita ce l’ha Bagnasco? Chi è che ci ha «i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie» che finiscono per «ammorbare l’aria»?
E chi so’ questi che si rincorrono?
“Si rincorrono con mesta sollecitudine racconti che, se comprovati a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”.
Atteso quindi ad horas un Rotondi che abbia finalmente il coraggio di dire che Bagnasco ce l’ha con gli zozzoni, si: ma nel senso quelli che non si lavano. Emmobbasta.
Elenco dei politici che commentano per “non lo fo’ per piacer mio ma per dare voti a zio”
“Ho letto e riletto la prolusione del cardinal Bagnasco e, con la massima umiltà, mi permetto di affermare di non essere d’accordo, almeno nel metodo, con il presidente della Cei. Bagnasco si è pronunciato sulla delicata e difficile situazione in cui versa la società italiana”. Sandro Bondi, coordinatore del Pdl.
“Ognuno di noi deve farsi un esame di coscienza. (…) In nessun passaggio del discorso di Bagnasco è scritto Berlusconi”. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera.
“Nel testo non c’è il nome di Berlusconi, ne’ quello di Penati quando Bagnasco fa riferimento ai comitati d’affari”. Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato
“Ho ascoltato con attenzione le parole del cardinale Bagnasco e posso concordare che in primis riguardino la politica. Ma è un messaggio rivolto a tutti, che potrebbe valere anche per la chiesa per quando riguarda la pedofilia”. Carolina Lussana, vicepresidente dei deputati della Lega Nord
“Le parole del cardinale Bagnasco nonhanno nulla a che fare con la richiesta di un passo indietro di Berlusconi”. Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute.
26 agosto – Sidney
Era da un mese prima di partire che continuava a mandare mail: “ragazzi, che ne direste una volta a Sidney di andarci a sentire un concerto all’Opera House?”. Silenzio. “Ragazzi sono sempre io, se n’è più fatto nulla del concerto?”. Niente. Aveva ritentato anche ammiccando alla particella di sodio in acqua Lete: “Ehi, c’è qualcuno percaso interessato ad accompagnarmi al concerto a Sidney?”. Che Paola Darwin oltre agli uccelli ai volatili, ai microrganismi e agli insetti preferibilmente letali s’era fissata pure con l’Opera House che però, almeno, non uccide all’istante. La questione era caduta nel dimenticatoio generale fino a che, arrivati di corsa la prima sera e sbarcati direttamente dalla stiva dell’aereo, piombavamo al tramonto qui:
A quel punto prima uno sparuto drappello e poi una sparita PaolaDarwin si appropinquavano alla locale biglietteria ove scoprivamo che sto concerto in programma per la sera successiva era proprio l’inaugurazione della stagione concertistica. Mo’ io so dieci venti trenta quaran insomma so’ alcuni anni che, dopo aver infastidito a lungo tastiere di pianoforti, vado a sentirmeli direttamente suonati da altri. E un po’ di costumanza me la ricordo: che, cioè, non ti ci puoi presentà in costume e ciabatte. Manco in felpa e scarpe da trekking. E dunque si incaricava Paola Darwin, arrivata alla biglietteria, di impietosire il botteghino: “sorry, noi stiamo in giro da un mese pe’ deserti e bush, al freddo e al gelo però pure al caldissimo ma soprattutto in tenda e lo vede pure lei, no?, come siamo vestiti ma noi sto concerto lo vogliamo tanto sentire. Chessepoffà?” che Paola Darwin però gliel’ha detto in milanese, che lei è padana, che fa più chic. E anfatti quella è uscita dal gabbiotto, ha squadrato dall’alto in basso lei, Carlina e il drappello e poi ha detto “Well, noi siamo abbastanza informali: basta che vi mettete le scarpe”.
Un compromesso onorevole e alla nostra portata. Venivano acquisiti subito 11 biglietti. E ci si preparava all’evento: alla ricerca del pile o della felpa da sera. Un bagno de sangue. Io l’unica pulita ce l’avevo rosa shokking tipo la Pantera rosa, Carlina sballava dalla naftalina una maglia in verità discreta assai e financo una collanina. Ma considerando che io e la Carlina quando siamo nella folla manco ci vediamo, decidevamo di puntare tutto sul Professor Pi: nel senso che ergendosi a 1,94 cm da terra al netto degli scarponi, magari potevamo mandarlo avanti e mimetizzarci dietro.
La sottoscritta aveva giustappunto regalato all’esimio un laustrale papillon. Che però sulla felpa o anche sulla maglietta Napapijri a scollo largo non faceva proprio pendant. E dunque quello che ti fa? Mentre ci recavamo nella laustrale sera all’appuntamento con gli altri, si ferma davanti a un negozio con l’italiana insegna “De Carlo”, entra e dice: “Una camicia bianca da sera con i gemelli, pliiis”. EH? Si. Signori, il professor Pi si è cambiato dentro allo stanzino di De Carlo, e tipo Houdini, si è liberato di un mese di vagabondaggio in Laustralia per riemergere da piccolo Lord.
Si entrava così nel tempio dell’architettura e della musica dove, alla faccia del siamoinformali, sfilavano toelette da sera con picchi di laustrale pacchianità ma anche con punte di raffinata eleganza. Tutti, rigorosamente, in nero. Lungo. Tacchi. Cravatte. Giacche. Però, all’ingresso nel foyer, noi giocavamo il jolly e piazzavamo ’sto made in Italy qua. Tiè:
che fino al mezzobusto era Rodolfo Valentino (vabbè, si fa per dire, veniva bene nella metafora letteraria) ma all’impeccabile camicia con papillon e giubetto blu seguivano pantaloni da montagna e scarpe da trekking. Un successo. Ha preso più stending ovescion lui nel foyer che quell’iradiddio di direttore d’orchestra sul podio. La laustrale buona società di Sidney passava, tornava indietro, lo squadrava e gli dava la mano.
Così confortati entravamo in sala. Questa. Un incanto. Che manco se poteva fotografà ma aò quandoscappascappa:
E insomma a un certo punto si sono spente le luci, si è fatto silenzio in sala e mentre tutti iniziavamo a trattenere il respiro Carlina ha iniziato a trattenermi il braccio. Che era tale l’emozione che me lo stava a staccà di netto. Le si sono riempiti gli occhi di lacrime e a quel punto pure le cateratte e le cataratte mie si trattenevano a stento. Che però un po’ tiravo su col naso e allora il Professor Pi m’ha passato uno Zerinol. Pe ‘l raffreddore.
E ora se vi volete fare un regalo chiudeteli pure voi, gli occhi, sistematevi sulla sediola e fatevi portà dove vi porta il clicca (forza pigroni, almeno i primi 50 secondi due minuti e 50 secondi):
Dirige Simone Young, avevo letto.
Benedettiddio, Simone era una donna! E che caspita di donna. Una furia. E a un certo punto, finito Wagner, nel buio della sala irrompeva la preistoria: un suono tipo ”sto-nella-foresta-degli-antenati-all’inizio-del-mondo-e-ci-ho-pure-una-discreta-strizza”. Era il didgeridoo. Suonato da questo signore aborigeno qua che si chiama William Barton e non è parente di Richard: (iniziate dal terzo minuto)
A quel punto Carlina, smesso di accanirsi sul mio braccio ormai inservibile, iniziava con il bracciolo della poltrona e financo al professor Pi, che ha la delega al controllo dei sistemi, je partiva un “ooh”. Ma piano e poco poco.
E dopo la creazione della terra (che infatti si chiamava “Earth cry”, di tal Peter Sculthorpe che stava pure seduto in sala) la ricreazione dei padiglioni auricolari con Tchaikovsky (Pathetique, è il titolo, che invece era un trionfò).
Ed è stato così che, dopo tre ore di crescendo rossiniano di emozioni da tutte le parti, occhi, orecchie, testa, cuore, io me so’ abbracciata Paola Darwin e ho detto: “grazie. Grazie per averci scassato i cabbasisi per mesi”.
E poi me so abbracciata pure il Professor Pi, perché mai avrei immaginato un’accoglienza simile a Sidney, per Meri Pop. Che vabbè che erano vent’anni che l’aspettavo sto viaggio. Ma cavolo: me stava ad aspettà pure Sidney!! Che guardate che robetta:
Eh? Come che c’entra il Professor Pi? Ma che ve credete che il sindaco se muoveva da solo, a imbandierà tutta la città per lo sbarco di Meri?
Beh insomma, Professor Pi, lo so che v’ho dato il tormento. Però è stato un viaggio bellissimo. Quasi sempre. Quasi. Professor Piiiiii??
Dopo aver confermato che i neutrini sono più veloci della luce, il Cern contestualmente conferma che persino i paguri sono più veloci dei maschi.
La scoperta del Cern è stata da me verificata anche a seguito di recenti, nutriti giri di cene, aperitivi, eppiauar e spuntini volanti, nonchè di improvvisate sedute di Pse, Pronto soccorso emotivo.
L’uomo, lo ricordo all’utenza, è un sistema semplice: On/OFF. La donna è un sistema nervoso. Molto nervoso.
Però ve dovete dare una calmata, donne: se intendete rapportarvi con un sistema semplice voi dovete impartire istruzioni semplici. Qualsiasi tentativo di ottenere prestazioni complesse e in tempi brevi da un sistema semplice e rallentato, monofasico spesso anche afasico, è destinato, per definizione, a fallire.
Ripubblichiamo dunque -per gentile compromissione con Nomfup che ve lo ricordo sta pure fra le nominèèèscion del Macchianera Blog Award (piccolo spazio pubblicità)- il grafico illustrato del sistema dal quale state cercando di ottenere prestazioni e risposte incompatibili con l’assemblaggio di partenza:
E quindi non ci si faccia alcuna illusione: se le particelle sparate dai laboratori di Ginevra al centro del Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica, siamo invece ancora lontanissime dalla possibilità che una particella di frase sparata dal sistema femmina infranga il muro di gomma considerato invalicabile dal sistema di autodifesa del maschio.
Donne, non glielo dovete “far capire”: glielo dovete dì. Con chiarezza e lentamente. Oh.
Cara Mariapo’,
sccusamsà, ma mo’ che c’azzecc Tobruf co le puntat d la Lausctralia? E t par la jurnàta de fa votà qualcun’altra coooosaa?
Mariapo’ qua ognuno abbiamo i suoi problemi, hai gabit? Perdipiùùùùù si continua a guardar il dito e no il pulsante, Mariapo’. E’ veroononèveeero?
Vabbuò ma allora tu c vuò da me? Il voto? E che sctiamo al voto di scambio? Sarebbe un fatto di una gravità inaudiiiita. Il bunt’è guesto: io il voto a Tobruz te lo posso pure da’ ma, Mariapo’, benedetta ragazza, noi dell’idivùù l’abbiamo sembre detto ghiaramente, qui scambi non se ne fanno con nessun, capisciammè, Mariapo’.
Vabbuò addò sta sto clicco?
Ciao Mariapo’
Tonìììn