Archive for settembre, 2011

Sex and the chili/2: Redford-Streisand, the original

venerdì, settembre 30th, 2011

-Tu non molli mai eh?
-Solo quando ci sono proprio obbligata. Però so perdere molto bene
-Meglio di me
-Beh, io ho fatto più pratica

Addio, Katie
Addio, Hubbell

(Grazie a Carla, Labongini)

Sex and the chili

giovedì, settembre 29th, 2011

Ristorante messicano, interno sera, tavolo per quattro
-Beh, novità?
-Ho deciso di smettere
-Con Giovanni?
-Col chili. Il chili chiama il Margarita e uno ne chiama un secondo e insomma io domani mi devo alzare presto
-E Giovanni?
Cameriere: Le signore sono pronte?
-Le signore sono sempre pronte, caro, siete voi che non lo siete mai
Cameriere basito
-No no allora tacos, chicken burrito due, chili con carne uno e un grilled chicken con patate
Timidamente: E da bere?
-Tanto. Ci portiii… tanto da bere
-Quattro birre per la precisione
-Allora, con Giovanni?
-Basta
-E perché?
-Sta con un’altra
Silenzio. Intanto arrivano le birre. Glu glu glu glu
-Beh ve l’avevo detto che era sparito, no?
-Si ma poi continuava a mandarti messaggini
-Li manda ancora
-EEHHH???
-Ha detto che non riesce a staccarsi da me
-Beh non mi pare visto che sta attaccato a un’altra. E chi è sta str sta qua?
Non è una str. E’ una normale
-Ehh??
-Gliel’ho chiesto: ho detto “cos’ho io che non va?”
“Ecco i burrito, il chili e il pollo”. Il cameriere scappa
-E lui?
-Lui ha detto: sei troppa. Troppo complicata, troppo. Io ho bisogno di una normale
Glu Glu glu glu. Gnam gnam. Glu glu glu
-Vabbè, sei una ragazza Cathe
-Che sono?
-Che non ti ricordi Sex and the city? Ci sono due tipi di ragazze, le ragazze semplici e le ragazze Cathe, le Cathe hanno cascate di ricci selvaggi ma loro preferiscono quelle con i capelli lisci.
Tutti guardano Meri Pop che ha i capelli indubitabilmente lisci
-Escluse le jene presenti, ovvio
-Quindi che è sta storia dei due tipi di ragazze?

Dal tavolo accanto una signora:
Cara, le ragazze sono di due tipi, quelle che sanno stare anche da sole e quelle che invece no. Com’era il burrito?
 
 
“E pensai una cosa: forse certe donne non sono fatte per essere domate. Forse hanno bisogno di restare libere finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre”
 
 

Unodiquestigiornivadointvedesplodo. Le candeline

giovedì, settembre 29th, 2011

Bonjour

Da Una vignetta di PV

Last Laustralian post/ Crocodile Pop

mercoledì, settembre 28th, 2011

Lo sapete che abbiamo finito, si?

E’ che pure stavolta non riesco a staccarmi. Dal racconto. Che se ci pensate aveva ragione quello che diceva che “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”. E quindi chissà che caspita è successo veramente, in sta Laustralia. Ma quello che volevo dirvi, e ci ho messo trenta giorni e ancora non ci riesco, è che a questa Laustralia voi ci dovete proprio andare.

Perchè pure se vedete tutto nero alla partenza poi andate lì e se trovate le persone giuste vedete improvvisamente tutto rosa:

The Pink Panthers: Carlina, Meri, PaolaDarwin (Foto Professor Pi)

Però certe volte pure se andate là e pure se siete felici improvvisamente arivedete tutto nero, ma per poco. Cioè finché non se ne vanno le mosche:

Meri Burka (Foto Professor Pi)

E certo potreste trovare parecchi ostacoli sulla vostra strada

Rolled stones (Foto Professor Pi)

ma l’importante è scansarsi in tempo:

Ahia (Foto Meri Pop)

 Potrà capitarvi di trovarvi in mezzo a un guado e pensare di non farcela (ma intanto famose na doccetta)

Quel ponte sul fiume Indovai (Foto Carlina)

e scoprire che invece potete osare dove pochi avevano già osato, anche fare cose osè Mosè

Meri M-osè (Foto Professor Pi)

E insomma se poi, come diceva poi quell’altro, “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”, vedendo come so’ ridotta io lo capite si che caspita di viaggio è stato. Indimenticabile. Specie per i poveracci che m’hanno dovuto sopportà.

Però mo’  basta eh. Basta tende, basta materassini gonfiabili, basta pane in cassetta, basta cessi dei campeggi, basta campeggi, basta chemmoppropriobbasta. Io gliel’ho detto così al Professor Pi: mobbasta. E lui manco m’ha risposto. Cioè si stava a leggere una cartina geografica, in aereo al ritorno.  Che aveva finito tutto Guerra e pace e I Fratelli Karamazov e ancora dovevamo arrivare a Dubai. Insomma non mi si è filato di pezza. Poi, mentre lui ripiegava la cartina per far posto al quarto vassoietto di cibo, io ho intercettato un lampo luciferino nella sua pupilla. Lui s’è girato, ha fatto scendere un po’ l’occhialetto sul naso, m’ha dato una sommaria occhiata e ha detto:
“Meripo’, Omo river?”
 

VAI CON LA SIGLA. Di coda. De coccodrillo

Tutti i numeri che abbiamo dato:
Km. 8888
Dei quali sballonzolati su pista 6000
Km a piedi: 70
Ore di volo: 63. Ripeto: ses-san-ta-tre
Jeep: tre due
Eroi: 11
Tende: sei cinque
Fusi orari cambiati: 3
Stati attraversati: 5
Bagagli in chili alla partenza: 220
Bagagli in chili al ritorno: 180
Chili di zavorra lasciati in cestini ostello Cairns: 40
Temperatura minima 0 (aò ma quale 0, famo pure -10)
Temperatura massima 35
Litri d’acqua consumati nel bush: 400
Litri de sudore: ancora in corso
Litri di gasolio: 5.100
Casuari avvistati a casuaccio: 1
Canguri vivi: 30
Canguri morti: 300
Aquile: 20
Coccodrilli: 10

Grazie ad Ago, Carla, Cris, Dario, Enza, Mariella, Mauro, Tino, Paola, Pietro

Unforgettable (Foto: Signora laustraliana sulla spiaggia)

E grazie anche a:
Dire Straits
Rolling Stones
John Denver
Beach Boys
Animals (quelli che suonano)
Simon e Garfunkel
Franco Battiato (
che cantava Ruby Tuesday pure lui però meno a caciara dei Rolling Stones e quindi a Carlina la Ruby Tuesday de Franco je piaceva e non ci apriva i finestrini per protesta quando fuori faceva meno cinque. E una volta per fargliela sentire meglio avevamo messo il volume a 58 e lei terrorizzata ha detto “oddio ma quanto sta incazzato oggi il professor Pi?”, che ve l’avevo detto che quello quando s’arrabbia non fa una piega ma mette a palla i Rolling Stones. E mo’ ogni volta che uno alza il volume di qualsiasi cosa a Carlina purtroppo è rimasto, della Laustralia, il riflesso condizionato. Vabbè mo’ basta davvero. Fine. De end. Ciao).

Ce l’ha, si, con gli zozzoni ma nel senso quelli che non si lavano

martedì, settembre 27th, 2011

Con la società italiana (Bondi), con tutti (Lupi), con nessuno (Quagliariello), con i preti pedofili (Carolina Lussana), non sa o non risponde (Eugenia Roccella). Dai, partecipa anche tu al Concorso “Ti stai sbagliando chi hai visto non e’ non e’ Francesca”: con chi caspita ce l’ha Bagnasco? Chi è che ci ha «i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie» che finiscono per «ammorbare l’aria»?

E chi so’ questi che si rincorrono?
Si rincorrono con mesta sollecitudine racconti che, se comprovati a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica”.

Atteso quindi  ad horas un Rotondi che abbia finalmente il coraggio di dire che Bagnasco ce l’ha con gli zozzoni, si: ma nel senso quelli che non si lavano. Emmobbasta.

Elenco dei politici che commentano per “non lo fo’ per piacer mio ma per dare voti a zio

“Ho letto e riletto la prolusione del cardinal Bagnasco e, con la massima umiltà, mi permetto di affermare di non essere d’accordo, almeno nel metodo, con il presidente della Cei. Bagnasco si è pronunciato sulla delicata e difficile situazione in cui versa la società italiana”. Sandro Bondi, coordinatore del Pdl.

“Ognuno di noi deve farsi un esame di coscienza. (…) In nessun passaggio del discorso di Bagnasco è scritto Berlusconi”. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera.

“Nel testo non c’è il nome di Berlusconi, ne’ quello di Penati quando Bagnasco fa riferimento ai comitati d’affari”. Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato

“Ho ascoltato con attenzione le parole del cardinale Bagnasco e posso concordare che in primis riguardino la politica. Ma è un messaggio rivolto a tutti, che potrebbe valere anche per la chiesa per quando riguarda la pedofilia”. Carolina Lussana, vicepresidente dei deputati della Lega Nord

“Le parole del cardinale Bagnasco nonhanno nulla a che fare con la richiesta di un passo indietro di Berlusconi”. Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute.

Meri Popera House

martedì, settembre 27th, 2011

26 agosto – Sidney

Era da un mese prima di partire che continuava a mandare mail: “ragazzi, che ne direste una volta a Sidney di andarci a sentire un concerto all’Opera House?”. Silenzio. “Ragazzi sono sempre io, se n’è più fatto nulla del concerto?”. Niente. Aveva ritentato anche ammiccando alla particella di sodio in acqua Lete: “Ehi, c’è qualcuno percaso interessato ad accompagnarmi al concerto a Sidney?”. Che Paola Darwin oltre agli uccelli ai volatili, ai microrganismi e agli insetti preferibilmente letali s’era fissata pure con l’Opera House che però, almeno, non uccide all’istante. La questione era caduta nel dimenticatoio generale fino a che, arrivati di corsa la prima sera e sbarcati direttamente dalla stiva dell’aereo, piombavamo al tramonto qui:

Sidney CapolavorOpera House (Foto Meri Pop)

A quel punto prima uno sparuto drappello e poi una sparita PaolaDarwin si appropinquavano alla locale biglietteria ove scoprivamo che sto concerto in programma per la sera successiva era proprio l’inaugurazione della stagione concertistica. Mo’ io so dieci venti trenta quaran insomma so’ alcuni anni che, dopo aver infastidito a lungo tastiere di pianoforti, vado a sentirmeli direttamente suonati da altri. E un po’ di costumanza me la ricordo: che, cioè, non ti ci puoi presentà in costume e ciabatte. Manco in felpa e scarpe da trekking. E dunque si incaricava Paola Darwin, arrivata alla biglietteria, di impietosire il botteghino: “sorry, noi stiamo in giro da un mese pe’ deserti e bush, al freddo e al gelo però pure al caldissimo ma soprattutto in tenda e lo vede pure lei, no?, come siamo vestiti ma noi sto concerto lo vogliamo tanto sentire. Chessepoffà?” che Paola Darwin però gliel’ha detto in milanese, che lei è padana, che fa più chic. E anfatti quella è uscita dal gabbiotto, ha squadrato dall’alto in basso lei, Carlina e il drappello e poi ha detto “Well, noi siamo abbastanza informali: basta che vi mettete le scarpe”.

Un compromesso onorevole e alla nostra portata. Venivano acquisiti subito 11 biglietti. E ci si preparava all’evento: alla ricerca del pile o della felpa da sera. Un bagno de sangue. Io l’unica pulita ce l’avevo rosa shokking tipo la Pantera rosa, Carlina sballava dalla naftalina una maglia in verità discreta assai e financo una collanina. Ma considerando che io e la Carlina quando siamo nella folla manco ci vediamo, decidevamo di puntare tutto sul Professor Pi: nel senso che ergendosi a 1,94 cm da terra al netto degli scarponi, magari potevamo mandarlo avanti e mimetizzarci dietro.

La sottoscritta aveva giustappunto regalato all’esimio un laustrale papillon. Che però sulla felpa o anche sulla maglietta Napapijri a scollo largo non faceva proprio pendant. E dunque quello che ti fa? Mentre ci recavamo nella laustrale sera all’appuntamento con gli altri, si ferma davanti a un negozio con l’italiana insegna “De Carlo”, entra e dice: “Una camicia bianca da sera con i gemelli, pliiis”. EH? Si. Signori, il professor Pi si è cambiato dentro allo stanzino di De Carlo, e tipo Houdini, si è liberato di un mese di vagabondaggio in Laustralia per riemergere da piccolo Lord.

Si entrava così nel tempio dell’architettura e della musica dove, alla faccia del siamoinformali, sfilavano toelette da sera con picchi di laustrale pacchianità ma anche con punte di raffinata eleganza. Tutti, rigorosamente, in nero. Lungo. Tacchi. Cravatte. Giacche. Però, all’ingresso nel foyer, noi giocavamo il jolly e piazzavamo ‘sto made in Italy qua. Tiè:

Professor Papillon (Foto Meri Pop)

che fino al mezzobusto era Rodolfo Valentino (vabbè, si fa per dire, veniva bene nella metafora letteraria) ma all’impeccabile camicia con  papillon e giubetto blu seguivano pantaloni da montagna e scarpe da trekking. Un successo. Ha preso più stending ovescion lui nel foyer che quell’iradiddio di direttore d’orchestra sul podio. La laustrale buona società di Sidney passava, tornava indietro, lo squadrava e gli dava la mano.

Così confortati entravamo in sala. Questa. Un incanto. Che manco se poteva fotografà ma aò quandoscappascappa:

Inside the Opera House (Foto nonsipuòddire)

E insomma a un certo punto si sono spente le luci, si è fatto silenzio in sala e mentre tutti iniziavamo a trattenere il respiro Carlina ha iniziato a trattenermi il braccio. Che era tale l’emozione che me lo stava a staccà di netto.  Le si sono riempiti gli occhi di lacrime e a quel punto pure le cateratte e le cataratte mie si trattenevano a stento. Che però un po’ tiravo su col naso e allora il Professor Pi m’ha passato uno Zerinol. Pe ‘l raffreddore.

E ora se vi volete fare un regalo chiudeteli pure voi, gli occhi, sistematevi sulla sediola e fatevi portà dove vi porta il clicca (forza pigroni, almeno i primi 50 secondi due minuti e 50 secondi):

 

Dirige Simone Young, avevo letto.
Benedettiddio, Simone era una donna! E che caspita di donna. Una furia. E a un certo punto, finito Wagner, nel buio della sala irrompeva la preistoria: un suono tipo “sto-nella-foresta-degli-antenati-all’inizio-del-mondo-e-ci-ho-pure-una-discreta-strizza”. Era il didgeridoo. Suonato da questo signore aborigeno qua che si chiama William Barton e non è parente di Richard: (iniziate dal terzo minuto)

A quel punto Carlina, smesso di accanirsi sul mio braccio ormai inservibile, iniziava con il bracciolo della poltrona e financo al professor Pi, che ha la delega al controllo dei sistemi, je partiva un “ooh”. Ma piano e poco poco. 
E dopo la creazione della terra (che infatti si chiamava “Earth cry”, di tal Peter Sculthorpe che stava pure seduto in sala) la ricreazione dei padiglioni auricolari con Tchaikovsky (Pathetique, è il titolo, che invece era un trionfò). 

Ed è stato così che, dopo tre ore di crescendo rossiniano di emozioni da tutte le parti, occhi, orecchie, testa, cuore, io me so’ abbracciata Paola Darwin e ho detto: “grazie. Grazie per averci scassato i cabbasisi per mesi”.

E poi me so abbracciata pure il Professor Pi, perché mai avrei immaginato un’accoglienza simile a Sidney, per Meri Pop. Che vabbè che erano vent’anni che l’aspettavo sto viaggio. Ma cavolo: me stava ad aspettà pure Sidney!! Che guardate che robetta:

Meri Magical Poppins (Foto Professor Pi)

Eh? Come che c’entra il Professor Pi? Ma che ve credete che il sindaco se muoveva da solo, a imbandierà tutta la città per lo sbarco di Meri?

Meri cittadina onoraria (Foto autocelebrativa)

Beh insomma, Professor Pi, lo so che v’ho dato il tormento. Però è stato un viaggio bellissimo. Quasi sempre. Quasi. Professor Piiiiii??

Se non lasci non sale

lunedì, settembre 26th, 2011

25 agosto – Cairns verso Sidney

Coraggio, solo un’altra puntata e vi rilascio.
Dunque avevamo invece lasciato il Professor Pi neutralizzato dal mar di mare e chiuso in una stiva di laustrale barcone, Carlina in fiorato Saint Tropez e la qui presente alle prese col patteggiamento ma in assenza di Ghedini. Dopo la traversata di ritorno verso la Grande Sbarrata Corallina tutti i nostri eroi venivano abbandonati in evidente stato di prostrazione all’attracco del molo di Cairns.

Un laconico comunicato stampa informava che “domani tanaliberatutti, ognuno per i cavoli suoi”. Imperativo che il terzetto Carlina-Pi-Meri traduceva in una epocale attraversata di 10 chilometri ostello-giardino botanico, naturalmente a mezzogiorno, naturalmente col sole a picco e tasso di umidità da acquario di Genova, interno vasche. Alla flebile obiezione della sottoscritta “scusate ma non si potrebbe prendere un taxi? lo vedete che, a piedi, per strada, ci siamo solo noi tre e gli aborigeni?” veniva obiettato che “Meripo’, perfetto: ci muoviamo come i locali”. Non intendendo commentare oltre aggiungo solo che, nei 10 chilometri di ritorno, facevamo tappa al locale cimitero. Non in nome e per conto della società viaggiatori necrofori ma perché attratti da questo:

In loving memory (Foto Meri Pop)

e da tanti altri. Che quel posto è pieno di italiani. Che sono andati a finire fino a là costretti da come si stava aqquà. E in tanti casi hanno fatto grande il posto là. Come oggi tanti vengono di qua, diperati per come stanno allà. Ecco, scusate questa parentesi ma ci tenevo a presentarvi anche loro.

Ho però sin qui trascurato di informarvi di una pesantissima ipoteca che gravava sull’equipaggio. E’ che un bel giorno il Professor Pi ci convoca e ci dice: “Avete presente quando ci hanno detto che il bagaglio massimo consentito per il volo interno Cairns-Sidney era 20 chili? Beh manco per il cavolo: sono diventati 15. Ogni chilo in più si paga. O si resta a terra. Comunque niente panico”. Un silenzio di piombo cadeva sui già provati eroi. Una vita in un lampo: immagini di maglioni, scarponi, attrezzi da campeggio, posate, fiumi di shampocremedeodorantischiumedabarbageldentifrici ai quali dire addio, considerando che c’era chi aveva addirittura la tenda da far rientrare in quel peso. Insaccare un mese di vita in campeggio in un bagaglio da 20 chili, credetemi, è un miracolo. Ma in 15 è un suicidio. “Insomma – specificava Pi- Tino ha un dinamometro per pesare i bagagli: cominciate a svuotare”.

Ok, panico. E dunque gli ultimi due giorni di permanenza a Cairns venivano costellati da episodi di inqualificabile autolesionismo fra i quali ci è gradito qui ricordare fra tutti quelli di Carlina che, prostrata dalla consapevolezza di non potercela fare mai, iniziava una forma di resistenza attiva e passiva che le faceva alternare momenti di ottimismo (“magari se butto la lima delle unghie…”) a quelli di edonismo (“Ah si? E io mi spalmo tutto il chilo di crema idratante e andatevenaff…..omissis)”, a quelli di autolesionismo (“potrei farmi frequenti sciacqui gengivali con il bagnoschiuma”) culminata nel “Bene, vorrà dire che mi presenterò al check-in imbottita  come l’omino Michelin: tutti i vestiti addosso e andatevena…omissis”.

Il momento più impegnativo era la sera quando, rientrate nella comune camera e dividendo il letto a castello lei sotto io sopra, una volta apparentemente addormentatasi, la sentivo bofonchiare nella notte: “oddio e l’asciugacapelli? Lo so io, indove glielo ficco l’asciugacapelli, icchevipossavenìuncolpattuttalastiva”. Ma tutto l’equipaggio era preda della sindrome da alleggerimento coatto. Si vedevano vagare anime per i corridoi recanti in braccio coperte di Linus o il maglione infeltrito che accompagnava i viaggi dalla rivoluzione del 1977 e che sembrava implorasse “se mi lasci non vale“. Che effettivamente “la valigia sul letto era quella di un lungo viaggio”. E “dentro quella valigia tutto il nostro passato non ci può stare”. Che Julio Jglesias, mo’ ve lo dico, è sempre stato l’uomo più sottovalutato della storia della canzone. E pure della storia. E della geografia.

E Tino? L’uomo più richiesto del momento: anche per via di quel dinamometro. Ogni giorno recava la sua pena e soprattutto il suo peso. Così come tra reduci del post crollo in Borsa ci si chiedeva, incontrandoci tra un butting, e l’altro: “a quanto stai?”, “oggi a quanto è?”, “fino a quanto arrivi?”. Non vi dico chi, come il Professor Pi, in quei 15 chili doveva farci stare anche la tenda. Che lui per fortuna e grazie alla sottoscritta almeno doveva buttà un paletto di alluminio ormai inservibile, ma gli altri? Quelli che la tenda se l’erano montata per bene tutto il periodo e non gli era implosa?

Tentavo di convincere Carlina che je la poteva fa’ (che io mica lo so come mai per arrivare a dama ho dovuto buttà solo 4 magliette e la crema solare, che è da Cuba che me la tiravo dietro ed è da Cuba che non si riesce a spalmarsi un po’ al sole e quindi sai che c’è mavaffanomissis pure te, cremasolaredelcavolo). E un giorno misuravo e le dicevo “Carlina, ci siamo, sei a 15” e lei: “si ma ce ne ho un’altra, di borsa, Meripo’”. Nei momenti di grandissimo sconforto tentavo jglesianamente di avvicinarla per jglesianamente confortarla: “metti a posto ogni cosa e parliamone un po’, di errori ne ho fatti e di colpe ne ho”.

Annullate le ultime gite e saltati tutti i tour di shopping (“che cacchio gli riporto a casa, che pesano pure le cartoline, accidentalloro?”) ci si recava infine aggravati di spirito ma alleggeriti di zavorre al bancone del check in. Nel frattempo alcuni generosi avevano dichiarato di avere 1 o 2 chili in meno, da mettere a disposizione di trasbordi eccedenze ed era iniziata la più grande transumanza di schiume da barba, libri e taccuini della storia.
Stremati si giungeva finalmente all’imbarco: nessuno si filava di pezza alcun tipo di problema di peso. E a Mariella, che si presentava con un bagaglio simil Lady Gaga-Madonna-Elton John, del peso di 35 chili -ripeto: 35-, l’imbarcatrice riservava solo un’occhiata di grandissimo disprezzo apponendo il cartello rosso “HEAVY”. Non credevamo ai nostri occhi. Ci guardavamo increduli vedendoci passare davanti le paccate di roba buttata.

A quel punto il Professor Pi je voleva saltà al collo e strozzarla. Ma, per fortuna, egli è jglesianamente “un pirata e un signore” e quel giorno optava per il signore, risparmiando la poveradonna. Ed è così, imbarcati sull’aereo con la stiva più vuota del mondo i bagagli più autocensurati del globo, che i nostri decollavano verso Sidney.

L’uomo è un sistema semplice, la donna un sistema nervoso

venerdì, settembre 23rd, 2011

Dopo aver confermato che i neutrini sono più veloci della luce, il Cern contestualmente conferma che persino i paguri sono più veloci dei maschi.

La scoperta del Cern è stata da me verificata anche a seguito di recenti, nutriti giri di cene, aperitivi, eppiauar e spuntini volanti, nonchè di improvvisate sedute di Pse, Pronto soccorso emotivo. 

L’uomo, lo ricordo all’utenza, è un sistema semplice: On/OFF. La donna è un sistema nervoso. Molto nervoso.

Però ve dovete dare una calmata, donne: se intendete rapportarvi con un sistema semplice voi dovete impartire istruzioni semplici. Qualsiasi tentativo di ottenere prestazioni complesse e in tempi brevi da un sistema semplice e rallentato, monofasico spesso anche afasico, è destinato, per definizione, a fallire.

Ripubblichiamo dunque -per gentile compromissione con Nomfup che ve lo ricordo sta pure fra le nominèèèscion del Macchianera Blog Award (piccolo spazio pubblicità)- il grafico illustrato del sistema dal quale state cercando di ottenere prestazioni e risposte incompatibili con l’assemblaggio di partenza:

E quindi non ci si faccia alcuna illusione: se le particelle sparate dai laboratori di Ginevra al centro del Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica, siamo invece ancora lontanissime dalla possibilità che una particella di frase sparata dal sistema femmina infranga il muro di gomma considerato invalicabile dal sistema di autodifesa del maschio.

Donne, non glielo dovete “far capire”: glielo dovete dì. Con chiarezza e lentamente. Oh.

La Grandebarrieracorallinatuttamaiuscola

venerdì, settembre 23rd, 2011

23 agosto – Great Barrier Reef

Il presente post è sconsigliato a un pubblico debole di stomaco. E debole in generale. Anche al pubblico, in effetti. Tutto.

La più grande struttura del mondo fatta da un unico organismo vivente. No, non è il cervello mononeurone del Trota. E’ la Grande Barriera Corallina tutta maiuscola come la direbbe Fantozzi: 2.600 chilometri di minuscoli polipi di corallo. Tanto grande che può essere vista persino dallo spazio. Ma non da Meri Pop e dai vostri eroi. Che questo vi devo dire: dopo aver attraversato il globo terracqueo, i fusi orari, i fusi viventi, guidanti e camminanti, dopo che è un mese che ve sto a rompere i cabbasisi co sto viaggio ecco noi siamo arrivati a Cairns, abbiamo preso la nave, fatti sti altri 50 chilometri a Oceano forza 3 e quando siamo arrivati c’era la tempesta perfetta.

Che naturalmente le altre barriere coralline dove va la gente normale stanno attorno all’atollo, Oceano piatto come l’Oliosasso, le mante che ti nuotano intorno, i pesci Nemo ti fanno ciao, Somewhere over the Rainbow nel sottofondo, insomma quella.

Noi iniziamo invece staccando un assegnino di 120 australian dollars a cranio alla società di navigazione la quale ci spiega che qui la barriera dista 60 km. dalla costa e ci vuole almeno un’ora e mezza per avvicinarsi. Dopodichè non è che ti ci scaricano sopra come la Costa crociere, che ovviamente è patrimonio dell’Umanità e sarebbe auspicabile non prenderla a pinnate. Però ci si avvicina parecchio e si raggiunge a nuoto. Si parte di buon mattino e, a 5 minuti dal via, il professor Pi sbianca, si eclissa sul pontile e consegna definitivamente la sua partecipazione alla Grande Avventura Corallina con il più Grande Svomitazzamento che la storia del mal di mare ricordi. Scatta una prima e unica foto, mossa in verità, alla balaustra e al sacchetto di carta e poi ciao.

La Grande Barriera sul pontile (Foto Professor Pi)

Calcolerà, una volta ripresi i sensi dieci ore dopo, che la gita gli è costata circa 15 dollari a vomitino. Il resto della ciurma resiste impavido, fatta eccezione per Mariella e Carlina che continuano a ostentare normalità nonostante il colorito generale, già a un terzo del viaggio, le faccia somigliare più a Mastrolindo che alla Sirenetta. Mariella stramazza nel corridoio a metà giornata, Carlina si aggrappa ad occhi chiusi, seduta, al tavolino e inizia a raggiungere il Nirvana come Sai Baba ogni tanto emettendo un “ooohhhhhhmmmmm”.  Il resto della barca, altra novantina di elementi, sono americani, giapponesi e scemi. Sbevazzano e mangiano a quattro palmenti assolutamente imperturbabili di fronte all’Oceano forza 3 che gli sta montando sotto al culo sedere.  

Il capitano si ferma per la prima tappa di snorkeling e immersioni: i Visigoti indossano mute, pinne, maschere, bombole, fanno un casino della miseria e poi, quando si affacciano per buttarsi, si rendono conto che la temperatura esterna è da foche, l’acqua è incacchiata come un puma in amore e la barriera manco si vede da quanto si deve nuotà per raggiungerla. Si buttano. Alcuni.

Io, chevvelodevodire?, ho con l’acqua la stessa dimestichezza che Di Pietro ha con l’italiano e Calderoli con il ragionamento. So che avevo promesso a tutti i miei compagni incoraggianti e ottimisti che, comunque, ci avrei provato. Ma non mi butterei de sotto manco se fossi inseguita da La Russa. Vado da Carlina e le dico “non ce la posso fa’” e persino lei che, ve lo ricordo, è quella che s’è fatta tutto il Mali trekking con la broncopolmonite addosso e altre cose che non vi posso di’ sennò non la fanno più partire, beh anche Carlina, che passa due terzi dell’anno a nuotare in quel dell’Elba e il terzo rimanente a nuotare per il resto del mondo -e oggi indossa per l’occasione un costume intero fiorito stile Sophia Loren a Capri- guarda perplessa nel gorgo scuro delle acque e dice “iccheqqua mica lo so se anche io ce la fo eh Meri”.

Non aspettavo altro: la Cassazione. Mi rintabarro al piano di sotto, sotto coperta, dove giace da ore anche il professor Pi senza coperta il quale, a barca ferma, riprende i sensi per un nanosecondo, prova ad alzarsi, contestualmente rinunciando e al mio “io non mi butto” dice “mi sa neanche io”.

E’ che io sta Grande Barriera Corallina l’aspettavo come un appuntamento con la mia grande barriera: la discreta fifa dell’acqua. E pensavo che fosse ora di superare un altro limite, quello. E’ che poi, a volte invece, non è che devi vincere proprio tutto tutto, eh.
In presenza di un legittimo impedimento anche un sano patteggiamento, a volte, ha il suo perchè.

Che c’azzecc mo’ Tobruf co la Lausctralia, Mariapo’?

giovedì, settembre 22nd, 2011

Cara Mariapo’,

sccusamsà, ma mo’ che c’azzecc Tobruf co le puntat d la Lausctralia? E t par la jurnàta de fa votà qualcun’altra coooosaa?
Mariapo’ qua ognuno abbiamo i suoi problemi, hai gabit? Perdipiùùùùù si continua a guardar il dito e no il pulsante, Mariapo’. E’ veroononèveeero?
Vabbuò ma allora tu c vuò da me? Il voto? E che sctiamo al voto di scambio? Sarebbe un fatto di una gravità inaudiiiita. Il bunt’è guesto: io il voto a Tobruz te lo posso pure da’ ma, Mariapo’, benedetta ragazza, noi dell’idivùù l’abbiamo sembre detto ghiaramente, qui scambi non se ne fanno con nessun, capisciammè, Mariapo’.
Vabbuò addò sta sto clicco?
Ciao Mariapo’
Tonìììn