Archive for giugno, 2011

L’amore è

lunedì, giugno 20th, 2011

Un tempo me le segnalava Gimbo. Ora me le devo spulciare da sola e si vede. Arrivo sempre tardi. Però la lascio qui lo stesso:

Romain Gary, brillante diplomatico, marito della diva Jean Seberg, giornalista, sceneggiatore, regista e scrittore. Ebbe molte donne, che continuava ad amare anche dopo la fine delle relazioni. Come la volta che scoprì la malattia di una sua ex, amata trent’anni prima, ricoverata in un ospedale di Bruxelles: prese un aereo da Los Angeles, ma tornò indietro senza incontrarla.
“Era come rubare il nostro passato. Ci teneva a rimanere bella, ne sono certo. Così non sono andato a trovarla. Ed è rimasta bella. La più bella”.
(Oggi su Il Foglio – da Camilla Baresani su Sette 9/6)

Jean Seberg

A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è l’Umberto

lunedì, giugno 20th, 2011

Io mica l’ho capito che è successo ieri a Pontida. Però mi sa niente. E’ che ormai siamo drogati di attesa e di attese, da gente che minaccia, parla, straparla e urla illudendoci che, per ciò stesso, stia dicendo qualcosa. E quindi alla fine, parafrasando Fortebraccio, a un certo punto del raduno aspettavano il Carroccio invece si fermò un’auto blu, si aprì la portiera e non scese più nessuno: era l’Umberto.

Insomma oggi in tivvù a commentare il nessuno di ieri c’era invece qualcuno, che è la mia amica Chiara, che -al contrario del nessuno- sa parlare in italiano, fa un uso disinvolto del congiuntivo, legge buoni libri -pure perché ha un fratello con annessa libreria che glieli spaccia- ed è anche bella, pure se non ha mai abitato all’Olgettina. Non so perché Chiara sia andata a commentare nessuno, però la chiamano. E Chiara è pure molto educata. Fatto sta che a un certo punto lei dice una cosa: dice che quello lì, nessuno, non riesce più a dare -appunto- alcuna prospettiva, nessuna idea nuova, a questi del prato. E infatti, a pensarci: voleva tanto arrivare a Roma e ci è arrivato. Voleva tanto espugnarla e poi ci si è accasato, voleva prenderli tutti a calci in culo e invece lì ci ha piazzato il suo, col Bostik. E pure quello di suo figlio, che non bisogna mai essere egoisti.

E Chiara a un certo punto dice che, a volte, raggiungere una cosa tanto desiderata è quasi peggio che non raggiungerla mai.

Che come diceva Oscar Wilde, e stamattina pure Chiara, “A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è non ottenere ciò che si vuole. L’altra è ottenerla. Questa seconda è la peggiore. La vera tragedia”.

Che giustappunto, in amore, quante volte siamo lì a sospirare qualcosa che non abbiamo? Poi capita persino che arrivi, ma noi che facciamo? Ci mettiamo a fare il “più uno”: e non mi dice mai che mi ama. E poi me lo dice però non sempre. E poi me lo dice più spesso però si vede che non è tanto convinto. E poi è convinto però non risponde subito all’essemmesse. E poi e poi maporcamiseria eccheè.

E’ che dovremmo essere così grate e grati a quei piccoli e grandi ostacoli che ci tengono un po’ a distanza dai sogni: quel non sentirsi dire la parola “amore” con la stessa frequenza dell’intercalare di un “cioè”, quel non vederlo così spesso, quel non sentirlo in continuazione, quel fatto che quel poveruomo non è mica il pesce pagliaccio con l’anemone, eh. Dovremmo esser grati a ciò che fa rimenere i sogni sempre un po’ sogni. E ce li avvicina ma non ce li fa afferrare.

Perchè spesso, quando li afferriamo, è tale l’entusiasmo che dopo poco ce li ritroviamo, sì, tra le mani. Ma stritolati.

Oddio che stavo a dì? E com’è che stavo a parlà di Bossi e so’ finita al pesce pagliaccio? Sarà mica colpa del Trota?

Per quest’anno non cambiare, stesso Professor Pi allo stesso mare

sabato, giugno 18th, 2011

Avviso l’utenza che anche quest’anno il Professor Pi dovrà interrompere per qualche giorno l’assistenza scientifica ai cuori infranti a causa del Simposio della sedia a sdraio.

Il raduno dell'anno scorso

(Foto per gentile concessione di Nomfup, dal sito da essi scovato)

Dunque pure quest’anno lui dice
-Meri Pop, mi allontano per qualche giorno, ho un Simposio
-Ma sempre quello della sedia a sdraio?
-La sedia a sdraio sta sulla spiaggia fuori, noi stiamo sulla sedia convegnistica, dentro
-Si ma sento tutto uno sciabordare di onde con gridolini
-Sono i colleghi che studiano il modello matematico degli tsunami
-Ma io sento voci di donne
-Esatto: sono gli tsunami
-E a me perché non mi porti mai?
-Lo farò. Appena passeremo alle modellizzazioni delle catastrofi

Salvate la saldata Caroletta

sabato, giugno 18th, 2011

Italiani all’estero, dal suo esilio ci scrive la nostra Caroletta

Cara Meri,
ora che abbiamo raggiunto il quorum non è che mi aiutereste a raggiungere un po’ di buon gusto?
Mi spiego: abiti tunica fiorati su jeans a zampa su scarpe della nonna tacco 3 con frangetta alla Sarkozy. “Mamma do charme!”: quando la mia insegnante di francese, dalla quale mi aspetterei di ripassare il passé composé parlando di Carlà o degli abiti dell’ultima croisette, mi si è presentata vestita così, m’è caduto il mondo, anzi il guardaroba, addosso.

Homer Simpson style

No dico, è vero che qui in Europa “Unity in diversity” è il motto, che la diversità è bellezza, ma a dire il vero tutto sto United Colors of Benelux può diventare un problema grave.

Confesso: io sono in astinenza di stile. Sono seriamente preoccupata per la mia salute. La notte sogno le vetrine di Via dei Giubbonari (non più quelle di Via Calabritto!!!!) Segno che presto sognerò il rettifilo a Napoli?

Talvolta in questi casi avere dei mariti sensibili aiuta. Il mio mi ha portata a New York come si porta un bambino asmatico sul lago di Misurino. Il programma del viaggio era così strutturato: primi giorni in giro per musei e ultimi per negozi. Wow, fantastico! Mi sono detta. E mi sono detta “wow fantastico” pure quando lui mi ha detto: “Cara, stasera metti il tacco alto che ti porto al River Cafè”. Per chi non lo sapesse (io non lo sapevo) il River cafè è un ristorante sotto il ponte di Brooklin, che quando entri cominci a sentire nell’aria la sigla di Sex and the city e ti viene subito da ordinare un Cosmopolitan.
Insomma, ditemi voi se quella non era una serata “wow fantastico” giusto preludio di una due giorni di fashion sfrenato e che mi avrebbe portata alla guarigione sicura dal mio mal di Belgio?

E invece qualcosa è andato storto. Il tonno crudo dell’antipasto mi ha subito riportata alla realtà. Intossicazione alimentare per marito volenteroso, due giorni rinchiusi in albergo causa impossibilità del suddetto ad allontanarsi dalla toilette (scusa mia dolce metà ma lo dovevo raccontare), shopping rovinosamente annullato. Quando la cameriera è entrata in camera per sistemare, consorte in fase di delirio acuto ha trovato lato positivo alla cosa: “sai quante rock star ha visto la signora, stesi come me da una notte di bagordi in questa stessa stanza?”

Vaaaabbè, direi che forse farei bene a sposare il motto europeo, a comprare uno di quei camicioni a fiori e a smetterla di fare tante storie sullo stile (vi prego, se scrivo di nuovo una roba così lanciatemi una Jimmy Choo in fronte!)
Per fortuna intravedo all’orizzonte i saldi. Italiani.
Saldamente vostra
Caroletta da Bruxelles

Riceviamo e volentieri strombazziamo. Alle tre

venerdì, giugno 17th, 2011

Come Nomfup crea Meri Pop diffonde:

“Oggi, 17 giugno, in Arabia Saudita saranno tantissime le donne e gli uomini che si metteranno in macchina per combattere il divieto alla guida femminile delle auto. Sull’esempio di Manal Sharif, la ventisettenne che lo scorso 22 maggio è stata arrestata alle 3 del mattino per avere caricato su YouTube il video di lei che guidava. Il quotidiano Europa se ne sta occupando da giorni, con Guido Moltedo e Tiziana Barrucci, oggi arrivano in tanti, benvenuti. Da tutto il mondo oggi piovono solidarietà per il coraggio di queste donne, su Twitter con l’hashtag #Women2Drive. Anche dall’Italia con Alaska – la trasmissione di Radio Popolare, condotta dall’indomita Marina Petrillo – Europa, e, ahem, Nomfup in prima linea a chiedere a tutti, tweeps e non, di sincronizzare gli orologi e alle 15 dare una bella strombazzata, come vi capita, per dire che basta. Gli hashtag di Alaska, Nomfup e tutti coloro che vorranno unirsi alla clacsonata per la libertà delle donne saudite sono #suonalletre e #honkinmyname. Siamo sicuri che anche Meri Pop sarà della partita. Tweettiamo, fotografiamo, carichiamo su YouTube, suoniamo”.

Forza, ragazzi, diamogli sta suonata.

Cheppizza

venerdì, giugno 17th, 2011

Che fate sto uichend, cari? Vi spiaggiate nei cinquanta centimetri cubici a vostra disposizione sui litorali? Andate col lanciafiamme all’Ikea? Litigate tutto il tempo col fidanzato che, state sempre a rompergli che non vi vedete mai, ma poi quando vi plana in casa vi viene a noia dopo mezza giornata di zapping forsennato sulle gare di tronchi, biliardino e sport minori da chiusura Cempionlì e Campionato?

No, perchè volendo ci sarebbe pure la serata cheppizza: ogni sera, dal 15 giugno al 4 luglio, nella pizzeria della Festa dell’Unità di Lavaiano. Che i cosacchi non sono entrati solo a Milano ma pure nella pasta lievitata. E io non ci posso fare un bel nulla.

La pizzeria cosacca è gestita, anche quest’anno, dai volontari dell’associazione Bhalobasa Onlus di Perignano, in provincia di Pisa. Che ci lavora la mia amica Simona. Che è anche molto bella. Ma potrebbe essere pure molto fidanzata. A un cosacco. Quindi stateve boni che sennò so’ cosacchi vostri. Il ricavato delle pizze andrà, dopo che nel vostro stomaco, nel Progetto Emergenza Sostegni 2011.

Menù:

Ogni pizza potrà essere scelta anche nella versione senza glutine. Che il cosacco, si sa, a volte è pure intollerante.

Il presente post ricade nella fattispecie di reato di pubblicità progresso, progressiva e progressista.

Gioia Mia Pisciapiano. In Via degli Avignonesi

giovedì, giugno 16th, 2011

Cara Meri Pop,
dopo lunga e tormentata storia ho deciso di lasciarlo. Credo non se lo aspetti. Io, invece, mi sono francamente rotta di aspettarlo all’infinito.
Vorrei dunque organizzare qualcosa di non convenzionale. Conosci un ristorante a Roma adatto all’occasione?
Grazie
Gioia

Cara Gioia,
mi compiaccio
1) per la scelta di armi non convenzionali
2) per non aver chiesto un posto rumoroso dove coprire lacrime e singhiozzi (come accadde a un’utentessa di Dissapore) che evidentemente non hai necessità di versare, che l’unica cosa che ti consiglio di farti versare è un buon Syrah.
3) per aver preso una decisione
4) per aver preso questa decisione

Dunque, il nostro esperto in materia enogastronomica è Gimbo, al quale cedo volentieri la parola. Non prima, però, di averti detto che, quando le decisioni si riesce ogni tanto a prenderle e non solo a subirle, ma soprattutto quando le si apparecchiano a dovere, fanno (un po’) meno male.
Anzi, per dirtela proprio tutta, a volte possono persino trasformarsi in godibilissime performance teatrali che ricorderai -passato il primo, inevitabile dolore- con “gusto”. Resta infine inteso che il conto lo paga lui. Almeno quello del ristorante.
Meri

Cara Gioia,
dipende anzitutto dal modo in cui vuoi mandarlo al diavolo (discreto, freddo, appassionato con scena madre, furioso, comico). A Roma ci sono varie situazioni che potrebbero essere sfruttate all’uopo. Se i vostri portafogli sono gonfi e se vuoi chiudere alla grande, con classe e fair play, investite lieti la vostra quattordicesima da uno di questi “classici”: La Pergola, Il Convivio, Agata e Romeo.
Se invece le tue intenzioni sono bellicose, quale posto più adatto di una classica trattoria romana, rustica e ruvida sia in sala che nei piatti? Anche un furente lancio di ortaggi, o una sputazza a tradimento nel di lui bicchiere, passeranno semi-inosservati in quei luoghi simpaticamente caciaroni e che non hanno mai conosciuto le ansie castranti dell’etichetta.
Ce ne sono a centinaia, ma una in particolare, che ha una storia ormai quasi secolare, mi ritorna in mente per evidente assonanza onomastica: “Gioia Mia Pisciapiano”.
Prosit

Gimbo
 
 
 

Brunetta

mercoledì, giugno 15th, 2011

Brunetta.

P.S.
Questo post vuole entrare nel Guinness dei Primati. Alla voce “basta la parola”

House Boat

mercoledì, giugno 15th, 2011

Dunque, io stavo lì a spulciarmi gli annunci immobiliari quando compare questo:

“Propongo la vendita di un ultramini appartamento di 12 metriquadri adiacente Piazza di Spagna precisamente in via due Macelli. L’appartamento è composto da salone con angolo cottura ed un bagno, completamente arredato. La richiesta è di euro 290.000,00″.

Ripeto: propone la vendita di DODICI METRIQUADRI di una cosa che chiama “ultramini appartamento”. E chiede DUECENTONOVANTAMILA euro.

Dunque, allora io telefono
-Non so se ho letto bene: vendete un appartamento di dodici metri quadri?
– Si, certo, perché?
-Mi scusi e in dodici metri quadri cosa c’è?
-Tutto. Guardi che l’ha arredata un architetto
-Ah ecco, pensavo il mago Silvan
-No, un architetto di barche
-Guardi a me basta che non mi fate trovare Briatore a bordo

A quel punto siccome le stelle polari della mia infanzia sono stati Furia cavallo del West e Love Boat, prendo un appuntamento.

E, mo’ ve lo dico, saliti al quarto piano di un bel palazzo del centro storico di Roma, ecco che mi trovo catapultata dentro una cabina della pacific Princess con il capitano Stubing e Judy McCoy.

Una cosa così. Ma di fronte al Traforo. No, non quello del Monte Bianco ma di via del Tritone.

Quindi, riepilogando: dodici metri quadri di una cabina barca a 290.000 euro, cioé circa seicento milioni delle vecchie liracce.
Ora, però, sapete come si chiama la società immobiliare? Etica. Si chiama Etica.

Il grande Quorum di Marta

martedì, giugno 14th, 2011

Io ho un’amica che si chiama Marta.
Io ce l’ho da quando avevo 15 anni.
Io non la sento spesso spesso ma ultimamente di più e lei c’è sempre anche se non la senti.
E la mia amica Marta ieri mattina mi ha telefonato alle 11 e mi ha chiesto con una vocina bassa: “Allora, ce la facciamo?”
E io le ho detto “SI”. Ma avevo paura. Paura di No.
E Marta mi chiamava dall’ospedale.
E aveva un ago infilato al braccio da tre ore.
Perchè Marta ha un tumore. Ma non si arrende. Mai.
E ce l’abbiamo fatta, Marta.
E ce la faremo ancora.