Archive for aprile, 2011

Chiunque può accalappiarsi un re anche se ha una sorella che si chiama Pippa

venerdì, aprile 29th, 2011

Che vi piaccia o meno oggi non ci sarà scampo per nessuno. E, coronate o no, il matrimonio loro cadrà anche sulle teste vostre. Pure noi non ci faremo mancare nulla e li pedineremo su Facebook, che l’ha annunciato pure Nomfup sempresialodato.

Che però la domanda è: ma cosa spinge un essere mediamente raziocinante, nell’anno di grazia 2011, a farsi precipitare, più o meno consapevolmente e che lo voglia ammettere o no, nella regressione Winx, principesse, baci di principe, scarpette, corone e affini? E che ne so. Però ieri quando ho visto capitolare fior di amiche mie cazzutissime sentimentalmente incorruttibili di fronte al Royal Wedding Invite e averle sorprese in visibilio a sfogliare, sospirando, Vanity Fair e Oggi con l’album fotografico, beh mi sono preoccupata pure io.

La sottoscritta ha opposto resistenza si e no venti minuti poi ha capito che la Cenerentola ch’entro le rugge ne aveva abbastanza di zucche e topolini e voleva salire in carrozza senza troppe pippe mentali sofisticate analisi sociologiche.

Che, sia chiaro, sti due mi sembrano ologrammi senza appeal: lui l’avrei scambiato volentieri con l’unico sveglio in famiglia che mi sembra sto Henry; lei ha aspettato questo lungagnone per otto anni a forza di lascia e prendi (era lui che la mollava, eh) e per farsi infilare sto brillocco al dito non vi sto manco a dire che ha dovuto fare. Però sapete che c’è? Che qualcosa la signorina Middleton pure ce la insegna:

1) chiunque può accalappiarsi un re pure se ha una sorella che si chiama Pippa (ripeto: Pippa)
2) chiunque può accalappiarsi un re anche se viene da lui mollata in continuazione
3) chiunque può accalappiarsi un re anche se, insieme a Pippa, viene soprannominata “sorelle glicine perché decorative, profumate e arrampicatrici” a conferma pure che la storia l’hanno fatta più queste due gocce di Chanel numero 5 che Metternich e Napoleone messi insieme

Ora se non riuscite a conquistarvi nemmeno il direttore del reparto vendite del piano di sopra fatevi una domanda e datevi pure una risposta, eh.

E adesso buona favola a tutti. Che certe volte qualche piccolo sogno si avvera anche nella realtà. Dice ma poi quanto dura? Aò ma quante ne volete. Finchè vi svegliate, no? Che, come dice il Professor Pi, l’infinito esiste solo in matematica.
(Si, mi pare che ha detto proprio così).

Di come la tristezza delle arance può aiutare la felicità delle persone

giovedì, aprile 28th, 2011

Il presente post è un po’ lungo. Ma contiene ipotesi di formula risolutiva delle incomunicabilità sentimentali (insomma, sono quarant’anni che ve state a disperà di domande, senza manco una risposta: potrete ben perdere altri quattro minuti, no?)

E insomma è successo che una mia amica ha scritto un libro. Un libro di economia, mi aveva detto. Che io sto all’economia come Berlusconi alla democrazia. Però lei è molto mia amica. E io il libro l’ho comprato l’altroieri che pioveva (Robè, io te voglio bene però te l’ho già spiegato come sto io con l’economia) e costretta in casa, mi sono detta, leggo. Che almeno il titolo, in quanto tenutaria del presente blog sentimentale, mi intrigava: “L’economia del noi”.

E che ti trovo? Ti trovo che intanto, scusa eh, ma mica è un libro di economia: ma di storie di persone. Che si sono messe insieme a cercare di risolvere cose che non riuscivano a risolvere da soli: fare la spesa pure per i vicini (i gruppi d’acquisto, che si risparmia un sacco), abitare un po’ insieme un po’ no (il cohousing, ognuno la sua casa ma anche spazi comuni tipo la cucina, che se ti capita Marilla vicina di casa hai svoltato, tipo), altri che prestano soldi a tasso zero alle Piagge perché c’è chi li presta a loro, insomma cose così.

Ma il libro non inizia parlando del pil e manco delle stock opscion ma della “tristezza delle arance”: “A un certo punto gli alberi cominciano a perdere le foglie, gli aranceti si spogliano e muoiono”. E’ un virus degli agrumi. Ma a me è venuto in mente che è un virus pure degli uomini: io, per dire, ce l’ho avuta un po’ di tristezza sentimentale delle arance e ce l’hanno tutti, a periodi, nella vita: si comincia a perdere la fiducia, si spoglia il cuore e un po’, giorno per giorno, dentro si muore. Ma senza accorgersene, eh. Anzi, ci sembriamo dei gran fighi, rinchiusi nel nostro cinismo d’ordinanza. Certamente ci sentiamo più al sicuro. E intanto gli aranceti si spogliano e invece noi sempre meno, nel senso figurato -che non ci apriamo più con l’altro- e poi pure letterale, che quando l’amore avvizzisce manco ci va più di spogliarci per fare avete capito bene cosa.

Insomma, a 106 pagine di distanza dalla tristezza delle arance, che ti scrive? Scrive che, tirando le somme, sono tre le cose che hanno portato al successo tutti quelli che hanno dato fiducia all’economia del “noi” e non dell’io: 1) dare importanza alle relazioni tra le persone 2) sostituire la logica del dono a quella dello scambio 3) individuare un bene comune da raggiungere.

Ma non è che niente niente vi risuona pure a voi? No, dico, nel senso che un po’ è vero che viviamo in un tempo e in una società sfigati per l’amore ma un po’ siamo pure noi che abbiamo smesso di crederci, di spenderci, di investirci, di pensare un po’ più in grande. E, oltre al rassicurantissimo tempo indicativo del “per ora”, magari ci farebbe bene cedere e dare credito, poco e in stato di massima allerta sia chiaro, anche un pochino al futuro.

Vabbè mica lo so se mi sono spiegata. Sapete che c’è? Comprateve sto libro e poi mi dite: al massimo, se non risolvete manco stavolta i problemi sentimentali, vi potete aggregare a un gruppo di acquisto solidale o andare a vivere in cohousing.

Tu mi Ruby l’anima. E mo’ pure le pubblicazioni no, eh

mercoledì, aprile 27th, 2011

E insomma alla fine pure loro so’ sbottati: basta con ste corsie preferenziali, basta leggi ad personam, basta sconti, basta raccomandazioni. Eccheccavolo. No, no, che avete capito, non succede in Parlamento alla Commissione Giustizia ma nella Curia di Genova all’ufficio matrimoni dove dovrebbe celebrarsi prima o poi il convolo della signorina “Karima El Mahroug, meglio conosciuta come Ruby Rubacuori e l’imprenditore della vita notturna genovese, Luca Risso”: “La Curia aveva scritto a tutti noi parroci invitando a uan sorta di attenzione sul caso Ruby – aveva rivelato al Secolo XIX don Fully Doragrossa, parroco di Premanico e San Desiderio – e ad accogliere le domande di matrimonio solo se i fidanzati seguono il percorso di rito: corsi prematrimoniali, sacramenti. E ovviamente la presentazione dei documenti necessari».

Quindi Ruby Rubacuori non godrà, nonostante cotante parentele estere, di nessuna agevolazione da extraterritorialità. Soprattutto sul corso prematrimoniale patti chiari:  serve pure l'”attestato di frequenza dei corsi prematrimoniali che devono essere rigorosamente pubblici (niente lezioni private)”.

Ora, però, scusate è quel “niente lezioni private” che ha acceso nella sottoscritta il tarlo del dubbio: lezioni private in che senso? Appurato che tutto si è sempre svolto in un clima di ” assoluta eleganza e decoro” ma mo’ vuoi vedere che a sto poveruomo che aiuta chi ha bisogno lo stanno crocifiggendo solo per aver aiutato la Curia a smaltire i corsi prematrimoniali degli aspiranti sposini?

E’ più facile che un cammello entri in un ago che la carità in un confessionale

martedì, aprile 26th, 2011

Allora succede questo: che una pia donna, nubile, cristiana, praticante e timorata di Dio, giovedì Santo vada a confessarsi. (La storia la racconta oggi Repubblica e la ripubblicano qui). Tutto procede liscio finchè non “confessa” che presto sposerà un uomo divorziato. Presto. Ma non ancora. Ci convive? No. Ma il parroco le nega ugualmente l’assoluzione. “Progetto di vita incompatibile con i sacramenti”.
La poverina se ne va in lacrime. “So che quando sarò sposata non potrò accostarmi al sacramento della Comunione – dice- ma oggi sono ancora nubile”.

Uno poi vuole ostinarsi all’ottimismo e dice “e vabbè, t’ha detto male e hai trovato un talebano”. No. L’Arcivescovo Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria apostolica, dice che il parroco “è stato coerente perché quella signora, che si è accostata alla confessione, non ha dato prova di voler cambiare atteggiamento”. Cioè non sposare Mefistofele.

Chi scrive, si sa, non è serena sul tema. Però, mi pare, cari penitenzieri e affini, non siete sereni manco voi. Perché delle due l’una: o la pia intransigenza vale per tutti o non vale per nessuno. 

E, scusate se insisto, quanto al “progetto di vita incompatibile con i sacramenti” non sembrava che le Sacre penitenzierie fossero andate troppo per il sottile, ultimamente. 

A meno che l’intenzione di sposare un divorziato abbia sorpassato, nella hit parade delle indegnità secondo il borsino ecclesiale, anche la pratica dello sfruttamento della prostituzione minorile. Ma in questo caso, ribadisco, c’è solo da andar fieri di non far parte del sacro club.

Ma Liberaci dal male

lunedì, aprile 25th, 2011

 Io nel 1945, nonostante le apparenze possano far sospettare il contrario, non c’ero. Ma mia madre si. Aveva dodici anni. Ma non aveva più una casa, una famiglia, un’infanzia: gliel’avevano portate via già da due anni.

Tu te ne stai lì a suonare il pianoforte nella tua bella casa in cima ai monti di uno sperduto paese del Molise, che ci hai dieci anni e non lo sai ma hai la sfiga di abitare vicino al Sangro, e a un certo punto il mondo ti si rivolta contro, parlando una lingua che non hai sentito mai, piena di consonanti senza manco una vocale.

I tedeschi, in verità, entrarono a casa sua in punta di piedi. Forse, addirittura, bussarono. Poi, in pochi mesi, diedero fuoco al pianoforte, alla casa, al paese e a tutto il circondario. Prima, però, si premurarono di devastare tutto, cacciando e disperdendo persone e famiglie.

Scappò, a novembre, con un paio di zoccoli e sua nonna, mangiando pane secco ammollato con l’acqua per mesi: si è fatta decine di chilometri a piedi nella neve tra i campi minati e ha visto cose che noi umani è meglio che non ve le racconto.

Ecco, adesso se volete andarle a spiegare che oggi è Pasquetta fate pure. Però vi avverto: ha 78 anni ma – nonostante non abbia mai più imparato a suonare il pianoforte, riempia dispense come dovesse sfamare un reggimento e ancora abbia paura quando vede fuochi, tuoni e lampi – ha sempre la forza di un leone e la memoria di un elefante. Vi sconsiglio vivamente, quindi, di mettervi sulla traiettoria delle sue mazzate.

E oggi, per noi, è il 25 aprile: la Festa della Liberazione.

Di ciò che ci lega e di ciò che soltanto ci appiccica

sabato, aprile 23rd, 2011

“Il filo sottile che tiene insieme due persone”.
“Quale filo?”
[…]
“Il filo di tutto quello che le tiene collegate tra loro anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.”
“Perchè dici il filo?”
…”Perchè è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.”
[…]
“Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.”
“No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.”
“E allora perchè pensavano di essere legati?”
“Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.”
“Che triste”
“Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.”
“Come fai a sapere che invece il filo c’è?”
“Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.”
“E di cosa è fatto, questo filo?”
“Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, no? E differenze.”
(Andrea De Carlo, “Pura vita”)

(Uaz)

Stamattina stavo inseguendo la mia segretaria per farmela sul tavolo

venerdì, aprile 22nd, 2011

Purtroppo Nomfup non va in vacanza. E anche di Venerdì Santo sta lì. E cerca, rovista, smazza. E poi, purtroppo, trova.
 
E dice: “Sai quando ti viene di cambiare canale, che sei imbarazzato tu per quello che qualcuno sta dicendo in tv? Intervieni Meri Pop“.

Insomma Nomfup trova ‘sta barzelletta che non fa ridere raccontata da un anziano signore che non le sa più raccontare ma che ha il solito plotone di telecamere disposto a compiacerlo. E dunque l’anziano inizia nel solito clima di assoluta eleganza e decoro con le parole “Stamattina stavo inseguendo la mia segretaria per farmela sul tavolo”.

Se siete interessati a sapere come va a finire, per il tavolo più che altro, cliccate sul filmatino che ci ha Nomfup.
Se siete interessati a sapere come mai non l’avevate trovata sui giornali o in televisione cliccate sullo stesso filmatino, laddove la giornalista tira via il microfono e dice “No, no, questa la taglio”. E il presidente ammicca: “Se lo scrivete sieteee…”. E lei: “No, no, questo no, tranquillo, Presidente”.

Che stavolta questa è la novità: che per compiacerlo non bisogna mandarlo in onda. Bisogna, con gesto di umana pietà, nasconderlo.

Si allestisce il set, si accendono i riflettori, si azionano le telecamere ma, praticamente, senza il nastro dentro: lui sta lì, bolso, rauco, asfaltato di cerone a ripetere lo stesso pezzo stantìo di un avanspettacolo di quart’ordine davanti a un set fasullo. Ed è il primo a rendersi conto che “se lo scrivete sieteeee…”: siete cosa, Presidente?

La verità da dire era che “se lo scrivete sonoooo…”. Sono finito. Che lui, sia chiaro, lo sa benissimo. Ma finchè potrà ancora rappresentare la sua farsa di fronte a una telecamera finta, contornato da microfoni pietosi, saprà ancora di avere l’unico, vero potere che gli sta a cuore: illudere.

Tranquillo, Presidente: continui pure a inseguire segretarie da farsi sul tavolo. Nessuno ha ancora voglia di dirle che quella che sta inseguendo, in realtà, è una gallina ovaiola.

Musicalifragili

venerdì, aprile 22nd, 2011

Cara Meri Pop,
questa canzone – che ho riascoltato ieri – mi ha fatto pensare al tuo blogghe.
Magari non c’entra un tubo, ma intanto un saluto ti farà mica schifo 🙂
A. G.


(Grazie ad Andrea)

Per quelli che “A Meripo’ ma non se potrebbe evità tutto st’inglese su sto blogghe?”:

Sei l’uomo più coraggioso che abbia mai incontrato
tu, impavido in territori minacciosi

sei l’uomo più sexy con cui sia mai stata
tu, mai così eccitante come quando ti disfi dell’armatura

quando fai ciò che fai per equipaggiarti
come atterri sul morbido mentre ti fortifichi

questa è un’ode all’uomo vulnerabile
perché non conduci in patria il resto delle tue truppe?

tu, con i tuoi occhi pieni di forza mista ad abbandono
tu, con questa tua nuova forma di eroismo

e m’inchino, m’inchino innanzi a te
innanzi alla grazia che ci vuole per sciogliercisi dentro

questa è un’ode all’uomo vulnerabile
perché non conduci in patria il resto delle tue truppe?
questo è un grazie per avermi accolta
un’autentica ode all’uomo vulnerabile

sei l’uomo migliore che abbia mai incontrato
tu, autore silenzioso di nuovi precedenti

e prometto, prometto di essere sincera
e prometto, prometto di non approfittarne.

P.S.
La qui presente si dissocia a nome proprio e dell’azienda dalla promessa dell’ultima riga. Dubbi andrebbero avanzati anche sulla penultima ma comunque vabbè.

 

Vuoi tu? Vorrei

giovedì, aprile 21st, 2011

C’era una volta un poeta innamorato. Oggi si sposa. E sposa lei. Quella per la quale scrisse “Vorrei”. L’occasione mi è gradita per sospendere per cinque minuti il cinico-love. Riprenderemo al termine della cerimonia.

Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana.

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

Grandi concatenazioni della politica dei sentimenti e dei sentimenti della politica

mercoledì, aprile 20th, 2011

Dunque, alla luce della strabiliante performance del ministro Gelmini ieri sera a Ballarò siamo finalmente in grado di elaborare le conseguenti positive ricadute in campo sentimentale che si evincono a cascata da quelle politiche ieri sera elaborate:  1- i tagli alla scuola che leggete in tabella non ci sono 2-Tremonti me lo avrebbe detto 3- La tabella è sbagliata 4 -Non sono «tagli» ma «minori spese».

Generatore automatico di scuse

CORNA  VERE
1) La signorina che vedi adagiata qui accanto a me non c’è 2- Se ci fosse, Tremonti te lo avrebbe detto 3-  La signorina è sbagliata 4 -Non sono «corna» ma «minori fedeltà»

CORNA PERCEPITE
1) Questo sms che hai appena scoperto non c’è 2) Se ci fosse Tremonti te lo avrebbe detto 3) L’sms è sbagliato anche se io mi chiamo effettivamente Giorgio e lei Samantha 4) Non sono corna ma minori fedeltà

Le applicazioni 1-2-3 e 4 si traslano tranquillamente a tutta la casistica e la casinistica sentimentale di ogni ordine e grado.

(Si ringraziano Chiara G. per la prima ispirazione del presente post e Luca DB -che non è De Benedetti- per il titolo: cioè io non ho fatto praticamente un tubo di sto post)