Archive for dicembre, 2010

Merry Pop

venerdì, dicembre 24th, 2010

Io ve lo dico: se qualcuno mi avesse augurato Buon Natale l’anno scorso gli avrei tirato un pugno. Quest’anno sono più incline alla trattativa ma piano con gli entusiasmi.

Diciamo che “Si sta come a Natale sugli alberi le palle” (cit.). Ma per fortuna ci sono ancora gli alberi. E anche le palle. Che c’è chi non ha nemmeno quelle.

Però grazie ve lo volevo dire. Che se questo per Meri Pop è stato un anno con più alberi e più palle è anche merito vostro.

E adesso equipaggio prepararsi al decollo: vi riporto in Africa

Qui ci vediamo a gennaio. Tipo il 12. Mi pare.

Cheppalle

giovedì, dicembre 23rd, 2010

-Che palle il Natale senza un amore
-Però pure che Natale, con un amore senza palle
-Un amore senza palle non è amore
-Due caffè e due cornetti, grazie
-Io cornetti basta: due caffè, un cornetto e una fetta di ciambellone, grazie
-Che stavamo a dì prima del ciambellone?
-Che un amore senza palle non è amore
-Beh magari è un amore che se ne sta lì fermo, anche un po’ appeso
-Ecco appunto, è un albero di Natale, non un amore
-Non ci si lascia mentre sta arrivando Babbo Natale
-Mancano ancora due giorni
-Vabbè facciamo che lasciamo tutto appeso fino alla Befana: le palle e st’amore
-E vediamo se matura e casca da solo
-Essì. Vediamo
-Buono ‘sto ciambellone
-Ci avevi ragione: ‘sto cornetto non è un granché
-Lascialo
-Abbiamo detto che aspettiamo la Befana
-No, non Giulio. Il cornetto
-Ah. Si. Ci porta un’altra fetta di ciambellone, grazie

Più palle per tutti (Grazie a Gloria)

Rockin’ Around The Professor Pi

mercoledì, dicembre 22nd, 2010

Caro Professor Pi,
vengo a Lei con questa mia per significarLe che, a fronte di ripetuti e insistiti tentativi protrattisi fino alla tarda notte di ieri, ogni ipotesi di collocare tutta l’attrezzatura da Lei richiesta per il viaggio in Dancalia -del quale mi è gradito ricordarLe che Lei alla mia domanda “scusa ma sei sicuro che sono in grado?” ha risposto “Meripo’, dopo quello che hai fatto quest’estate puoi andare pure sulla luna”- dicevo ogni tentativo di collocare tutto il contenuto dell’elenco attrezzatura, medicinali, abbigliamento, presìdi igienico sanitari, in uno zaino del peso massimo di 15 chili si sono rivelati non infruttuosi, DE PIU’: un casino.

Professor Pi, Lei che è uno scienziato, ora mi deve spiegare come si fa a far pesare 15 kg una cosa che -nel peso totale dei singoli elementi obbligatori- fa almeno 25. E guardi Professor Pi che non è che ne pesa 25 perché ci ho da farci entrare la collezione di stivali a stiletto di Jimmy Choo. Ennò io, che gli altri anni a quest’ora me ne andavo in giro per Galleria Colonna con la busta di Braccialini o, come prova estrema di atletismo provavo a mettere il puntale sull’albero, ora vado solo per ferramenta in cerca di gavette e teli copri tenda o, proprio in una botta di vita, al “Paradiso del campeggiatore” in cerca di torce da fronte, ecco io a fare questo zaino pieno di materassini, teli, torce, mascherine antiesalazioni pestifere, sacco a pelo, sacco lenzuolo, sacco, scarponi da trek, io non ci riesco.

Ecco. Oh.

Meri

P.S.
Professor Pi, ma tipo uno di quei Natali e Capodanni al Paradiso dei Tropici invece che del campeggiatore no, eh?

Sleeping doors

martedì, dicembre 21st, 2010

Scusate ma andando in giro ho trovato questa perla:

e questo genio:

http://sleepingberlusconi.blogspot.com/

Ol ai uon for Crismas is iù

martedì, dicembre 21st, 2010

-Ramon?
-Eh
-No, dico, è il nostro primo Natale
-Ma direi proprio de no, tu te ne sarai fatti almeno ‘na cinquantina
-Una cinquantina tua sorella
-Che c’è, Meripo’, che devo finì l’albero
-No, ecco, volevo fare una cosa speciale per il giorno di Natale e mi servi tu
-E perché non ti basta lo speciale casino che hai fatto tutto l’anno?
-Beh io volevo fare tutto un bel post che tu apri il sito e arriva una musichina e contemporaneamente si accendono pure le lucine e poi appena entri c’è un Babbo Natale che….
-Meripo’ è un blog, no la Rinascente
-Ah. Ma io parto il 26 e volevo lasciare gli auguri supercalipersonalizzati a tutti i nostri lettori e lettrici pure per Capodanno eee..
-Eee Meripo’ mandagli un presente a casa
-Ramon sei insopportabile
-No, Meripo’, sei tu che stai fuori, anzi che vai fuori e io qua me devo controllà tutto da solo. Ma si può sapè, poi, ‘ndo caspita vai?
-Non ho capito bene ma in Dancalia, sta tipo in Etiopia
-Come non hai capito bene? Non te sei letta il programma?
-No, figurati, non lo leggo mai, prima. E’ come il bugiardino delle medicine: se ti metti a leggere non ti prendi più manco il Benagol. E io clicco “prenota il Benagol” e basta.
-E con chi vai lo sai?
-Col Professor Pi
-Poraaaaccio. E se po’ sapè almeno quando torni, da ‘sto Benagol?
-Il 12 gennaio
-Azz. E se po’ sapè almeno che vai a fà, nel Benagol?
-Boh. C’è tipo una grande depressione
-Apperché non te  bastava quella de qua?
-Ma questa dancalica sta sotto al livello del mare, poi ci sono le piane di sale, i laghi magmatici e un vulcano che ci si sale col favore della notte
-Meripo’ tu il favore me lo devi fa’ a me: mandarmi a finì l’albero sennò stasera a casa mia so’ guai
-Insomma allora per questi auguri di Natale alle nostre lettrici e lettori?
-Meripo’ sai che fai? Te metti lì e te fai ‘sta decina de telefonate e così li saluti tutti proprio tutti, uno per uno
-Occhei. Ciao Ramon
-Ciao Meripo’
CLIC

Com’è andata a finire: Sciòcolat

lunedì, dicembre 20th, 2010

Ve la ricordate?

Dunque, è con estremo orgoglio che vi annuncio che Libera il Weekend è, effettivamente, felicemente, finalmente Occupata il Weekend.

Dopo sei mesi di timoroso traccheggio sulle sparizioni dell’uomoquasigiusto-giornalista-sempre-irreperibile-nel-weekend, ha preso il coraggio a quattro mani, una stampata della pagina di Supercalifragili con la versione di Elle, quella di Meri e i vostri commenti, lo ha convocato in un bar per una cioccolata calda, ci ha messo un’ora per prepararsi cambiando dieci volte l’assemblaggio dei componenti, si è comprata un cappellino nuovo, è uscita di casa, lo ha baciato sulle labbra fuori dal bar, sono entrati insieme, si sono diretti al tavolino abbillè, gli si è seduta di fronte, hanno ordinato due cioccolate calde con la panna, ha preso fiato e gli ha chiesto:

-Caro, quanti figli hai?

Due. Ne ha due. 

Il poverino ha tentato una patetica (mi scusi il collega ma, credimi, si poteva fare di meglio) autodifesa dopodiché Libera il Weekend gli ha rovesciato la vaschetta con la panna sulla testa, si è risistemata il cappellino e ha preso la porta dell’uscita, inutilmente inseguita da Occupato il weekend ma Accannato Per Il Resto Della Vita.

Poi, il venerdì sera, ha accettato l’invito a cena di un Sempre Libero Per Te che da tempo non faceva mistero di apprezzarla un bel po’. Eeeeee……..

Amore preventivo

lunedì, dicembre 20th, 2010

-Insomma io non ho ancora capito, ma lui ti ama o no?
-Non ne ho idea
-Quindi siamo di fronte a un caso di amore unilaterale, cioé il tuo
-No, Meri, siamo di fronte a un caso di amore preventivo. Prima o poi arriverà anche lui
-Senza neanche dover passare da Gasparri
-Direi che è un affare
-Direi che è un casino
-Direi, insisto, non tenete a casa i vostri amori
-Ma ci sono i potenziali assassini, in piazza
-Ma ogni amore non sperato è comunque un amore morto
-Vabbè, almeno mettiti il casco
-Si, ciao
-Ciao

Wonder(bra) Woman

sabato, dicembre 18th, 2010

Ristorante, interno sera

Rumore di stoviglie in sottofondo
-Allora sai che ho dovuto fare? Andare al centro commerciale con mia figlia. Un’esperienza indimenticabile. Sono ancora sotto choc
-Posso immaginare
-No, cara, non puoi
-Beh dopo il lancio nel cerchio di fuoco è una delle prove di sopravvivenza che pensano di far fare anche ai marines
-Il punto non è il Centro commerciale, è mia figlia
-La diciassettenne?
-Si. Insomma entriamo in un negozio di biancheria, io mi lancio su un cesto di reggiseni. Comincio la selezione e a un certo punto mi soffermo su uno, lo tiro su e lo metto bene in vista. Poi sospiro e dico: “Certo, però, non avendo più un uomo…”
-E lei?
-E lei: “Certo se ti prendi quello potrai dire la stessa cosa a vita”

Rumorosissimo rumore di stoviglie in sottofondo

Collezione da Tiffany

venerdì, dicembre 17th, 2010

Quante volte, figliola?
Quante volte l’hai visto, Colazione?
Quante tirate su di naso hai collezionato, a Colazione?
Quante lacrime?
Quanti videostruggimenti?
Quanto ci hai sognato, davanti a quella vetrina?
Quante volte abbiamo tenuto in mano quel cartoccio e quel bicchiere?
Quante volte hai sognato di entrarci, in quel film?
Quanto ci hai messo, sbarcata a Niuiorc, per dire al tassista “Fifth Avenue at 57th Street”?

Grazie a Black Edwards. Per tutti questi anni di pioggia. E di lacrime.

E grazie ad Andrea per questa “perla”: perché, come spiegò ai suoi studenti del corso di giornalismo, quando c’è un buon montaggio non servono troppe parole per raccontare una buona storia.

Del perché l’uomo può vendersi e tradire ma una donna può essere solo “Troia”

giovedì, dicembre 16th, 2010

Premesso che la qui presente aveva sostenuto strenuamente fino alle ore 11 del 13 dicembre scorso la tesi di una certa qual superiorità delle donne rispetto agli uomini in fatto di cedimenti a lusinghe e profferte di tradimento politico, salvo poi veder vacillare la certezza sin dalle ore 11,05 di fronte al primo turbamento dell’onorevolessa Siliquini, ritengo doveroso certificare pubblicamente che, in effetti, di fronte alla folgorazione che ha colto anche l’onorevolessa Catia Polidori alle ore 12 del 14 in concomitanza col cannone del Gianicolo, la tesi è definitivamente crollata al punto che neanche il botox potrebbe più tenerla su.

Ho sperato fino alla fine. Quantomeno fino a che la Siliquini uscisse dal bagno della Camera, luogo al quale aveva deciso specchiatamente di affidare le proprie riflessioni (”Deciderò  poco prima. Andrò in bagno dieci minuti prima della chiamata in Aula, mi guarderò allo specchio e deciderò… Con la mia coscienza”) ma mi sono dovuta arrendere di fronte alla capitolazione da sciacquone che deve avere investito, in quei frangenti, anche l’onorevolessa Polidori, presumibilmente nello stesso luogo.

Quanti agli uomini, invece, certi cambiano idea ovunque purché in prossimità di un libretto degli assegni: dal che sarebbe forse ora di trarre qualche conclusione sulla lungimiranza di chi si contorna di simili sodali maschi e femmine, nonché sui bagni della Camera.

E quindi, abbandonata al proprio destino nel bagno della Camera la superiorità delle donne in politica, mi sono accomodata di fronte a quel penoso e a tratti vomitevole spettacolo che il Parlamento ha saputo offrirci trasversalmente ai sessi.

 Ora però, al netto del legittimo incavolamento seguito alle concitate fasi dell’ignominia bisex che scorreva davanti ai nostri occhi, non posso fare a meno di osservare che, dalla lochescion della mia postazione in ufficio a quella dei miei amici barra amiche in altri uffici, per finire a Facebook, al web ma anche al bar dove, tra un lacrimogeno e una bomba carta ero scesa a consumare un panino, dei protagonisti uomini di quello scempio si commentava apostrofandoli come “traditori” e “venduti” mentre delle signore coinvolte come “puttane”, declinate in parecchie varianti dialettali che agevolmente Benigni sarebbe in grado di magistralmente elencare.

All’interno della stessa Aula parlamentare, per dire, solo all’indirizzo della parlamentaressa risuonava l’invocazione toponomastica di “Troia”.
 E’ giusto il caso di osservare che anche alcune commentatrici donne -e trasversalmente alle lochescion- nel legittimo spaesamento della disfatta si  ritrovavano a cercare in un campo semantico diverso da quello ipotizzato per gli uomini una definizione soddisfacente  della prestazione cambiocasacchista delle signore. Anche qui a volte indulgendo alla toponomastica.

 E dunque oggi mi chiedo e vi chiedo: perché se un uomo si vende è un venduto e se una donna si vende è una città? Perché se un uomo tradisce è un traditore e se una donna tradisce è sempre una città?

 Crollata la superiorità dovrebbe restare, quantomeno, la parità. Perché, dunque, per le donne e solo per loro il tradimento politico si cataloga spesso e indelebilmente con quello sessuale?

In assenza di risposte e nell’assoluta impossibilità di tentare analisi sociologiche posso solo attenermi alla nuda, è il caso di dire, cronaca alla luce della quale mi trovo per ora costretta a sostituire l’aulica ma sconfessata tesi dal titolo “Le donne a volte si vendono. Gli uomini, sempre, tradiscono” con l’aggiornato al comune sentire epitaffio “Tutti tradiscono. Gli uomini a volte si vendono, le donne restano comunque una città”.

Ma non è giusto. E, soprattutto, non è vero.