Archive for novembre, 2010

L’uomo per te

lunedì, novembre 8th, 2010

Diciamo la verità, eccoli i veri aiuti alla famiglia: L’uomo per te. Una nuova, sensazionale iniziativa per dare sollievo alle famiglie in difficoltà.

Il volantino -segnalatoci dalla nostra  Patù- è stato depositato nelle cassette della posta di una nutrita serie di amiche di Meri Pop, single e non ancora orientate alla procreazione, dunque escluse dagli aiuti di governo.

Si tratta, come è del tutto evidente dal filmatino di presentazione, di tecnici specializzati ma soprattutto tuttofare per ogni tipo di manutenzione. Ogni tipo.

E, diciamo pure questo, l’iniziativa si inserisce in quel fortunato filone dell’aiuto a chi ha bisogno per cui, anche qui, basta una telefonata: chiedete e vi sarà dato, pure se non siete non dico figli ma nemmeno nipoti di nessuno. E sempre di ritrovati idraulici si parla, sia chiaro.

Come non bastasse il resto, il servizio non prevede costi aggiuntivi di chiamata, eh, che sono cose che di questi tempi di crisi magari avercene.
Il problema, è chiaro, si risolve in tempo reale. E senza scomodare manco una questura.

Ora però non voglio sentire manco una parola polemica: basta con queste strumentalizzazioni. Solo strumentazioni. Chiavi inglesi, più che altro.

Un piede in inverno

lunedì, novembre 8th, 2010

Interno giorno, cabina estetica, seduta pedicure

Lei: metti pure te comoda. Posso dare del tu?
Io: certo. Io mi chiamo Meri Pop. Tu?
Lei: Aisùn (non chiedetemi come si scriva)
Io: Aisùn di dove? E che significa?
Lei: Aisùn di Turchia. Vuol dire dalla parte di luna

Aisùn di Turchia osserva e maneggia i piedi di Meri Pop come farebbe una chiromante con la mano.

Lei: tu ha bei piedi. E bella forma unghie. Forma lunga, alta.
Io: beh almeno qualcosa di alto ci voleva
Lei, improvvisamente stupita: tu vuole per caso lamentare di come tu è?
Io, improvvisamente imbarazzata: beh no, lamentare no, però certo…
Lei: posso tagliare quadrate?
Io: puoi fare quello che ti pare. Anzi, se hai anche altri suggerimenti oltre le unghie fai pure.
Lei, come la Sibilla Cumana, non si fa pregare due volte e mi accontenta: se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te?

Cala un pedestre silenzio mentre lei continua a lavorare sulle belle, a forma lunga e alte Meri Pop’s unghie dei piedi. Si sta avviando verso le fasi finali quando, dopo un po’:

Lei: che colore di smalto tu vuole?

Vorrei chiamare il mio avvocato prima di rilasciare altre dichiarazioni che, ormai è chiaro, potranno essere usate -e lo saranno certamente- contro di me.

Io: Aisùn, è inverno, non so se metterlo
Lei: e perché, che succede a inverno?
Io: beh che, con le scarpe chiuse, praticamente lo vedo solo io.
Lei ci pensa un po’. Poi: e tu conosce forse altri meglio di te?

 P.S.
Viola. Ho messo un bellissimo, strepitoso, lucido smalto viola.

Il Grande Tinello 4/L’ape operaio Brico-man

sabato, novembre 6th, 2010

Mutuati, rogitati e notariati, eccoci pronti ai nostri anni di spifferi. Pensavamo che qui cominciasse il bello, una volta esauriti gli stress di cui alle puntate precedenti.

Immaginavamo romanticamente la corsa all’acquisto di riviste tipo “Come fare in modo che la casa parli di te”, “Il manuale del perfetto brico-man”, “Aspiranti casalinghe disperate e altri racconti”, per goderci, ancor più romanticamente, il modellarsi della casa passo dopo passo e poi magari finire aggrovigliati, visione questa sì estremamente romantica, incuranti di scale che cadono e barattoli di vernice che ci si riversano addosso.

E invece no. Scartata subito l’ipotesi scartavetrare da soli, causa fisico già debole di suo e ulteriormente debilitato dall’eccessiva somatizzazione di quanto già avvenuto, come certificato dal medico della mutua e soprattutto da quello del mutuo, eccoci alla ricerca di qualcuno che si occupi dei lavori di casa. Esaminiamo vari preventivi. Nello dice sì a tutti, io trovo qualcosa che non va in tutti. Naturalmente finiamo con l’affidarci al vecchio amico, famoso in tutto il quartiere, non prima di essere andati a trovare amici che proprio dal vecchio amico si erano fatti imbiancare le pareti con la scusa di sapere come stanno ma con l’occhio scrutatore.

Esame superato. Ma fin dal primo giorno, l’amico si ritrova kafkianamente trasformato in un enorme insetto immondo: l’ape operaio. L’ape operaio non produce il miele, lo trova e lo succhia, e lui l’ha trovato con noi. L’ape operaio vede celle ovunque nei muri e li tappa con la sua vernice color marmo. L’ape operaio ama il marmo. Ce ne accorgiamo subito, perché noi abbiamo (Abbiamo? N.d. Nello) (Abbiamo. C’eri pure tu! N.d. Tina) scelto come unico vezzo un archetto di mattoncini. Sarà un po’ coatto, ma in fondo siamo romani, antichi o moderni è uguale. L’ape operaio però vuole fare l’ape Re, è romano come noi e insiste per fare l’arco di marmo, con colonne in marmo. Il “No” di Nello, con una perentorietà che gli avrò visto non più di tre volte da quando lo conosco (non lo vedevo così risoluto da quando gli ho proposto le pareti fucsia, a volte proprio non lo capisco), chiude la discussione.

L’ape operaio rinuncia a diventare ape Re e diventa ape Regina, nel senso che piazza i rotoloni Regina pronti all’uso e comincia a pitturare le pareti, un po’ rassegnato e un po’ consolato dal fatto che i rotoloni sono color marmo. Covando dentro di sé vendetta… (Continua)

Mentre nascevi

sabato, novembre 6th, 2010

Cara Antonella,

per quelle circostanze della vita che solo un superficiale potrebbe chiamare coincidenze, tu ed io siamo nate nello stesso giorno pur avendo compleanni diversi. Però, sia chiaro, io sono una Bilancia con i caspita di guai che ormai sa tutta la blogosfera e tu sei uno Scorpione e dunque io 20 ottobre del lacrimario, tu oggi.

Ma noi non siamo nate solo al compleanno. Noi siamo quelle, come direbbe Marina, della seconda possibilità e anche della terza e della quarta. E la mia seconda possibilità è nata l’anno scorso, nei giorni del tuo compleanno. Da una batosta. Che pensavo che non mi sarei rialzata mai più. E per questo te l’avevo raccontato. Perché in quel momento per terra ci stavi tu. Ma, diciamolo, non ci avrei puntato manco 1 euro che tu avresti risposto. E che un giorno avresti aperto quella porta. E saresti uscita. E avresti preso un treno. E scesa fino all’abbraccio stropiccioso che ci siamo date in una pizzeria dell’Esquilino qualche settimana fa.

Nessuno può raccontare cosa succedeva mentre nasceva. Io e te si. Perché noi siamo nate che eravamo già grandi. E succedeva un bel casino, Antonè, perché ‘sta nostra sala parto ammazza se è affollata.  Piena di bella gente, di abbracci e di emozioni. Pure di altro, in verità, che qua le mazzate magari continuano a darcele ma noi abbiamo imparato anche a schivarle e, se serve, a ridargliele con gli interessi.  Però  mo’ te lo devo proprio dire: mazzate o no, io non sono mai stata così viva in vita mia. E se ci pensi bene sai che lo sei pure tu. Perché le seconde possibilità hanno già pagato un bel pedaggio alla sfiga che, sia chiaro, sempre stronza imprevedibile è, ma almeno non è più un’anteprima, al massimo un rewind, un cold case.

Insomma tutto ‘sto sproloquio per dirti che guarda come ci siamo arrivate da strafighe, al tuo Buon compleanno. 

E ora ti devo scegliere pure la musica, capirai, insorgerà tutta la sala parto, il caposala Gimbo, la badessa Marilla, nel senso che bada, Menabrea chettelodicoaffà, Sunny per fortuna pensa al semolino, il Professor Pi alle disequazioni e Pres e First Lady ad arredare casa nuova, Curly è all’estero, Rob sul trono, Patù a colazione da Tiffany, Barbara in macchina, Ragnè, Alessia, Tamy, Anto l’altra, Manu e tutte le Sex and the ciccia al concorso di bellezza, Effegreenhouse beve Amarula ma lo so per certo che, insieme a tutti quelli del Comitato Lasciauncommento mi faranno rimangiare le sviolinate che gli ho scritto prima.

Vabbè, Bagliò, muoviamoci.

Bella, ciao: ci si lascia il lunedì. Occhio al weekend

venerdì, novembre 5th, 2010

Chiariamolo subito: il sondaggio l’ha fatto un giornalista inglese, evidentemente disoccupato, spulciando e monitorando Facebook su parole come “rottura”, “fine”, “addio”, “bai bai” et similia. La notizia è presa da qui ed è questa: il giorno della settimana preferito per lasciarsi è il lunedì.

Già sull’aggettivo “preferito” potremmo imbastire un casino che la metà basta. Ma procediamo. Dice vabbè, 1 su 7. Ci sta. E poi, diciamolo, uno passa il weekend presumibilmente coi suoceri a pranzo, paste e Punt e Mes, pantofole sulla digestione della lasagna, ultime energie sul pollice facendo zapping tra Domenica In e Barbara D’Urso e finalmente, dopo aver mangiato a cena gli avanzi del polpettone, invece di imbracciare un mitra e fare una strage dentro la Sma, modello americano, il lunedì mattina si fa la valigia e, molto dignitosamente, se ne va.

Ma qui si dice che in qualunque condizione ci si trovi, pur non convivendo e non avendo parenti fra le pantofole nel weekend, quand’anche foste di ritorno da Parigi, il lunedì ci tocca.

Senonché lo studio dice pure che, a fronte del giorno della sòla scientifica, ce n’è uno altrettanto certo, al riparo da ogni sorpresa, l’unico in cui di sicuro resterete insieme: il giorno di Natale. Evidentemente questo De Rita dei miei stivali frequenta Facebook ma non frequentava casa Meri Pop. Ma andiamo avanti.

Altri periodi ad allarme Defcon1 sono due settimane prima di Natale e a marzo: rendetevi irreperibili. Tolti i lunedì, l’Avvento e l’equinozio di primavera forse però je la potete fà.

Senonchè nel grafico di questo Alberoni yankee io vedo un bel movimento di cambio della guardia pure al 14 febbraio, al passaggio della primavera e quello del 1 aprile e dintorni.

Guardate che non c’è rimasto mica molto a disposizione, per godervela.

Considerate, oltretutto, che oggi è già venerdì.

Secondo me a questo punto resta una sola cosa da fare per evitare di passare il weekend a pasteggiare con le gocce di Xanax: giocate d’anticipo. Costituitevi spontaneamente e lasciatel-o lasciatel-a voi. Subito. Ora. 

E, ora si, buon fine settimana a tutti.

Piazza Sempione non c’è numero

giovedì, novembre 4th, 2010

Non è il Colosseo, non il Pantheon, né il Campidoglio o San Pietro. Quello che di Roma sarà sempre unico al mondo sono i tassinari.

Esterno sera, piazza San Silvestro, abitacolo del taxi
-Ndo’ annamo signo’?
-Montesacro, grazie
-E’ religiosa?
-No, ci abita una mia amica
-No, volevo dì, lei ci crede all’Oroscopi?
-No. Lei?
-Alimortè (Traduzione: Si, ho sviluppato una certa sensibilità sul tema). I segni me servono a capì la ggente. Lei come fa?
-Io, effettivamente, ci ho rinunciato
-Io no. Per dire, ci sono segni maschili e segni femminili. E questo già t’aiuta. Esci con una ragazza? Meglio se è der Toro, Cancro, Vergine, Scorpione, Capricorno e Pesci. So’ sempre strane ma so’ più prevedibili, ci hanno pure più equilibrio.

Io: E la Bilancia? (Meri Pop in palese conflitto di interesse)
Lui: La Bilancia nun va bene.

Meri Pop accusa il colpo. Lui si mette in modalità Pausa.

Poi riprende:
-La Bilancia è maschile. E’ un segno cardinale lo capisce da lei, no, come i cardini daa porta, tiene i pesi, si rafforza. Nun va bene pe gnente.

All’altezza della Nomentana Meri Pop cerca inutilmente di buttarsi dal taxi in corsa. Lui imperterrito:

-Je faccio ‘n esempio: Carmen Russo e Truciolo all’Isola dei famosi, ha presente?
-No
-Carmen è Bilancia, lui Cancro: beh lui non ha resistito. Piagneva. E poi, dico io, i segni de fuoco e de aria so’ segni de polso, ne volemo tenè conto quando se fanno le assunzioni? Manager e allenatori lo dovrebbero sapè, chi stanno a prende, chi stanno a schierà. Noo?

Io: qui la Bilancia va bene?
Lui: benissimo, ‘a Bilancia va bene ovunque basta che nun è ‘na donna. Liedholm , Falcao, Pruzzo: so’ tutti della Bilancia. In porta, invece, ce devi mette i Capricorno.

All’altezza di Piazza Sempione, a pochi metri dalla destinazione finale, il sedile posteriore è ormai completamente in ostaggio della fascinazione del tassinaro e di Paolo Fox. E ha finalmente capito perché non troverà mai uno straccio d’uomo stanziale.

-Signo’, semo arivati. Me scusi, sa, ma a me ‘sta passione me serve. Soprattutto pe’ sfuggì alla realtà, che certe volte è pesante assai.
So’ 15 euri, grazie.
-Grazie a me? Ma grazie a lei, che finalmente mi ha aperto gli occhi con 15 euro. E mi ha portata a casa dall’amica gratis. Arrivederci, ma sul serio.

Lui: Arrivederci a lei. Ma, a proposito signò, ma lei de che segno è, mica sarà daa Bilancia?
Io: Ma che sta scherzando? Mai più. Da oggi solo Toro, Cancro, Vergine, Scorpione, Capricorno e Pesci.

Ma non c’è niente da ridere

mercoledì, novembre 3rd, 2010

Meri Pop oggi è qui:

http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/pdf.aspx?yy=2010&mm=11&dd=3&pg=1

con questo qua:

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/122322/tu_che_ridi_alle_sue_battute

e buona giornata.

Chiara e Francesco

martedì, novembre 2nd, 2010

So che non è propriamente un post da blog sentimentale su tacco 12 e che rischio la blasfemia ma è pur vero che è difficile peggiorare la mia situazione e comunque credo di aver diritto anche io a una contestualizzazione.

Quindi volevo dirvi che in questo weekend del Grande Freddo siamo andati anche ad Assisi. Perché nonostante fossimo un discreto gruppo di irriducibili non praticanti difficilmente potevamo resistere al richiamo di Giotto. Senonché non resistiamo affatto anche al fascino di Francesco. Che, come dice il mio amico Elio, “non è che sia obbligatorio essere religiosi per lasciarsi conquistare da questi luoghi e da quest’uomo”: in effetti è sufficiente stare con le orecchie e il cuore aperti.

Senonché a me stavolta mi è venuto da pensare tanto anche a quella sua donna che si chiamava Chiara. Che su questi due ne sono stati versati di fiumi d’inchiostro e di lacrime, di musical e di film. Ma sotto a quella cripta, dove c’è la tomba di lui ma dove sono disseminate anche tracce della presenza di lei, io mi sono convinta definitivamente del fatto che mentre lui ha fatto follie dopo aver incontrato il Signore lei ha fatto follie dopo aver incontrato lui e poi sarà certamente successo che strada facendo lei ha incontrato pure il Signore ma non è per Lui maiuscolo che questa donna ha fatto tutto ciò che ha fatto: l’ha fatto per lui minuscolo.

E siccome quando una donna ama non ce n’è per nessuno alla fine è diventata pure quella caspita di Santa che è.

E ho cercato di immaginare cosa volesse dire dedicare tutta la vita ad un amore che non puoi più toccare. E rinunciare ad amare chiunque altro per seguire uno che hai avuto per un attimo ma che non potrà mai essere più tuo. E poterlo seguire solo da lontano. E poterlo rincontrare solo nel tuo cuore. E non potertici più specchiare negli occhi e ritrovare negli abbracci. E nonostante ciò dedicargli la vita, a un amore così. E trovarci gusto e significato, in quella vita. E mi è sembrata una follia. Ma una delle poche per le quali valesse la pena vivere. E morire.

E poi volevo ringraziarvi per aver fatto la guardia al bidone in questi giorni.

E siccome io, come vedete, me ne andavo in giro inseguendo non una libellula in un prato ma la storia d’amore non solo di questi due, ecco, volevo anche aggiungere che  mentre ero lì e cercavo le storie d’amore degli altri ho scoperto che…  Vabbè mo’ non è che la possiamo fare tanto lunga, magari questo ve lo racconto un’altra volta.

Insomma, appena vi capita, fatelo: prendetevi 7 amici veri e partiteci. Che l’amicizia fa un sacco bene. Anche all’amore.