Archive for novembre, 2010

Dimmi quanto, quanto quanto

giovedì, novembre 18th, 2010

Caro professor Pi,
riguardo alla sua branca di riferimento della Fisica quantistica mi rivolgo a lei non tanto per la parte della Fisica quanto per la “quantistica” per chiederle: avendo io accumulato negli ultimi sei mesi una serie di n.3 “due di picche” nel mio itinerare da un happy hour a un appuntamento con esponenti dell’altro sesso, secondo lei quanti altri ne devo accumulare per arrivare finalmente a un esito positivo?
Grazie
Sabina

Risponde il professor Pi
Cara Sabina,
come lei certamente saprà, la meccanica quantistica ci dice che eccitando il sistema (almeno un quanto di energia) gli elettroni (per semplificare) modificano il loro stato da stazionario in transitorio nel quale, in modo casuale, iniziano a “saltellare” da uno stato ad un altro e questa transitorietà non termina se non quando si smette di eccitare il sistema, di fornirgli, cioè, quanti di energia.

E’ anche noto che un eccesso di eccitazione può portare ad una frantumazione con conseguente scissione.
Mi permetto infine una nota personale: nella mia lunga (ahimé) carriera di scienziato ho alla fine realizzato che i risultati migliori non li ho mai ottenuti nei momenti di maggior eccitazione ma quando, con serenità, sono riuscito a elaborare i dati a mia disposizione.
Sperando di essere stato esauriente e soddisfacente mi è caro augurarLe un sereno domani.
Suo, Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Sabì,
è tutto da rifare. Noi pensavamo che il sistema lo dovevamo eccitare e invece questi vogliono essere lasciati in pace, che sennò gli viene la frantumazione, dei cabbasisi.
Però, scusi eh professor Pi, io i saltelli più che da uno stato all’altro li ho visti, eccome, da una cubista a un’altra e non sarà certo il suo caso ma Le assicuro che era gente che pure doveva elaborare i dati a sua disposizione, quelli del popolo italiano per dirne uno, e lo faceva saltellando.
Però se lei dice che Sabina il sistema non lo deve eccitare noi Le crediamo: lasciamo che continui a farlo Ruby. Sabì, statt’a casa.

 

Ho bisogno di ristrutturare me e il negozio: elenco aggiornato delle scuse per lasciarti

mercoledì, novembre 17th, 2010

Sapevo che mi avreste dato soddisfazione. Non così.
E dunque la parte più interessante dell’elenco sta nei commenti pervenuti su questo sito e su un apposito contenitore Fèisbuc aperto all’uopo. Mi è gradito innalzare tutto (il tema, dico) a rango di post.

Ho bisogno di ristrutturare il negozio e sarò troppo impicciato per avere tempo per noi.
Ho bisogno di una un po’ più normale
Ho bisogno di non farti più soffrire
Ho bisogno di invecchiare insieme a mia moglie.
Ho bisogno di ritrovare me stesso. (Bastava comprarsi un Garmin)
Ho bisogno di tempo perchè tu meriti di meglio.
Ho bisogno di stimoli, che non siano quelli verso la toilette.
Ho bisogno di stare di più con i miei figli.
Ho la sindrome di Edipo, sono innamorato di mia madre.
Ti voglio bene ma non ti amo.
Tu sei troppo per me. Se mi lasciassi non ce la farei. (Dunque mi porto avanti col lavoro)
Sei troppo intelligente per me.
Se solo tu non fossi stata come sei avremmo potuto continuare a stare insieme.
Ti lascio prché ti amo troppo.
Ti lascio perché sei troppo impegnativa.
Ti lascio perché sei troppo di troppo.
Ti lascio perché sei troppo indipendente.
Ti lascio perché hai scoperto che ti tradivo e non sei riuscita a perdonarmi. Ma é colpa tua: se non lo scoprivi non te l’avrei mai detto.
Ti lascio perché ne hai bisogno tu. E’ per il tuo bene.
Ti lascio perchè non posso darti quello di cui hai bisogno. (Mi hai mai chiesto cosa mi occorra, a parte il tuo Iban?)
Ti lascio perché non mi meriti.
Voglio stare con te. Ma non posso nell’immediato.

Spero di interpretare anche il vostro orientamento se il premio Award lo aggiudichiamo comunque a: “Ti lascio perché ho bisogno che mi si aprano i sette chakras”.

(Grazie a Dominique)

Elenco (parziale) delle scuse addotte per lasciarti

martedì, novembre 16th, 2010

Ho bisogno di stare un po’ da solo.
Ho bisogno di stare un po’ in compagnia. Di altre.
Ho bisogno di prendermi una pausa.
Ho bisogno di prendermi una menopausa.
Ho bisogno di fare più sesso.
Ho bisogno di fare meno sesso.
Ho bisogno di fare sesso. Con un’altra.
Ho bisogno di pensare
Ho bisogno di non pensare.
Ho bisogno di capire.
Ho bisogno che qualcuno mi aiuti a capire.
Ho bisogno che qualcuna.
Ho bisogno di riprendermi.
Ho bisogno di riprenderti. Ma non ora.
Ho bisogno di staccarmi per un po’.
Ho bisogno di attaccarmi per un po’. A un’altra.
Ho bisogno di riprendermi i miei spazi.
Ho bisogno di riprendermi i tuoi spazi.
Ho bisogno di un cane. Ma non il tuo.
Ho bisogno di un gatto. Della vicina.
Ho bisogno di me.
Ho bisogno di te. Ma non ora.
Ho bisogno di.
Ho bisogno di cambiare.
Ho bisogno di cambiarmi.
Ho bisogno di cambiarti.
Ho bisogno di una svolta.
Ho bisogno di una svelta.
Ho bisogno di fermarmi.
Ho bisogno di fermarti.
Ho bisogno di uscire. (Di qui).
Ho bisogno di entrare. (In un’altra).

(continua, continuate)

Lady da Oscar

lunedì, novembre 15th, 2010

Ufficio, sabato, interno sera. Meri Pop e il portiere nel palazzo disabitato.

DRIIIIIN
Portiere: “Meripo’, ci hai visite”.
Dall’ascensore esce il miraggio della giovane older, genitorimunita.

Lei: “Zia ero in zona: fammi vedere un po’ dove lavori”.
Io: “La trovo un’ottima iniziativa, vieni di là”.

Effettua un breve sopralluogo dei locali, del corridoio e dei bagni. Ispeziona le scrivanie, i portapenne e il calendario con i gatti del mio collega Enrico.

Lei: “Si, mi piace molto. Qui avete anche dei fogli e una matita?”
Io: “Si, tieni”.

Io mi intrattengo brevemente con i suoi genitori. Dopo un po’:

Lei: “Zia, mi dai una gomma per cancellare?”
Io. “Tesoro, qui non ne abbiamo”.
Lei: “Ah. E qui, quando sbagliate, come fate?”

Ci vorrebbe una settimana per spiegarglielo. Rinuncio. Io continuo a rispondere al telefono, lei a disegnare.

Dopo un po’ i genitori si congedano, lei si mette il giubbotto e mi bacia prima di andarsene. Poi torna indietro e, in un orecchio, mi dice:

“Zia scusa però, senza la gomma da cancellare, quando sbagliate gli errori vi restano tutti. Così non potrete mai migliorare”.

Nababbo Natale

venerdì, novembre 12th, 2010

1) Informo che il “pool aubergine” è al lavoro da stamattina alle 9. La Boccassini della situazione, il capo del pool, è tosta come poche. L’ideologo è il nostro Pres. 

2) Chiunque volesse essere inserito nei gruppi di lavoro può farne formale richiesta nell’apposito spazio Lasciauncommento che va inteso quindi anche come Mamagaritesoromio.

3) E’ giusto il caso di specificare al gruppo “ricerca Nababbi e miliardari” che, eventualmente ve ne avanzasse qualcuno, qua abbiamo una serie di amiche da maritare. E dunque si prega di lasciarne traccia nell’apposito spazio Lasciaunadichiarazionedeiredditi. ll pool intende rintracciarlo entro Natale.

4) Ricevo infine, e vi giro per conoscenza, il seguente essemmesse:
“Cara Meri, leggo solo ora il post su Vittorio. Scusa per tutte le volte che mi sono lamentata solo perché non ho un fidanzato. Fammi sapere se posso fare qualcosa”.
Cara amica, anche quella del fidanzato è una ricerca importante. Senonché è dimostrato che finché uno cerca un fidanzato non trova il fidanzato. Dunque, a questo punto, mettiamoci in cerca di qualcosa per Vittorio e confidiamo nel punto 3 nel quale, magicamente, fidanzato coincide anche con finanziato.

Veniamo via con te: seconda stella a destra

venerdì, novembre 12th, 2010

Sento un imprenditore che fa su e giù con la Calabria.
Contatto un chirurgo. Anzi due.
Io forse ho un Nababbo.
Io forse ho uno ricco.
Ho una casa al mare vedo se c’è un’Università adatta vicino.
Ho un paziente imprenditore.
Mia zia Simona ha una stanza in più a Milano.
Non so nulla della Calabria ma appena il ragazzo può lavorare full time può mandarmi il curriculum e vediamo.
Non ho capito che serve ma mo’ cerco ugualmente.
Ho mandato ai miei amici giornalisti.
Ho mandato ai miei amici infermieri.
Ho mandato a mio marito.
Ho ricontattato il mio ex marito.
Ho attivato un amico a Genova.
Ho attivato il mio commercialista.
Ho attivato mia sorella.
Ho attivato il cervello.

Potrei andare avanti per una decina di post. Quello che è successo ieri nella posta elettronica e feisbucchiana di Meri Pop e dintorni è roba che Guerre Stellari 3 gli facciamo un baffo.

Stato dell’arte: allora, perso l’ultimo treno per fare il test di ammissione quest’anno al corso di Laurea in Scienze Infermieristiche (grazie a una serie di cialtroni sparsi ovunque) Vittorio ha in sostanza bisogno di un anno di lavoro anche part time in attesa di fare il test a settembre prossimo. Lo cerchiamo in Calabria, Provincia di Crotone, o se fosse economicamente compatibile anche in posti da trasferimento, tipo ovunque.

Poi: fra un anno servirà il Mecenate ma, attenzione, nel gruppo Supercalifragili sono stati creati tre sottogruppi di lavoro e approfondimento: 1) ricerca Nababbi e Mecenati, 2) ricerca lavoro per un anno e soprattutto quello che per comodità chiameremo 3) un “pool aubergine“. Trattasi di esperti del settore che stanno valutando la possibilità di dar vita a un “fondo melanzana”, esperimento sociale, tipo una via di mezzo fra prestito scolastico statunitense, prestito d’onore e non mi ricordo che altro. Roba seria, serissima, piena di termini che io non capisco ma loro, tra loro, si. Vi dico anche che lei ancora non lo sa ma stiamo attivando anche la nostra inviata a Bruxelles.

Vi dico infine che Costanza vi abbraccia tutti. E che fa delle aubergine alla parmigiana che sono la fine del mondo. 

Io non lo so se e che riusciremo a fare. Però io ieri sera mi sentivooooo… mi sentivo che mi fate paura. Si, paura. Ma anche un po’ più leggera.  

Vieni via con te

giovedì, novembre 11th, 2010

Stavolta non basta sfilarsi calze. Stavolta serve un miracolo. O un Mecenate. Cioé un miracolo.

Si chiama Vittorio ma finora la vita gli ha riservato prevalentemente sconfitte. Ha una madre alcolista, un padre morto, una sorella che da sola non ce la fa e un fratello arenato pure lui nel guado del niente.

Vittorio è nato annaspando nel liquido amniotico e non ha mai smesso di boccheggiare nei mari in tempesta che bagnano la Calabria. Finché ha incontrato una roccia alla quale aggrapparsi. Una roccia di nome Costanza: è la madre che l’ha preso in casa con sé, qualche anno fa. Costanza di figli ne ha già quattro e aveva appena finito di accompagnarli sulla strada dell’autonomia quando, invece di godersene i frutti, ha ricominciato da capo con lui.

Che Costanza, quando ha incontrato l’amore di Vittorio, aveva appena perso quello della sua vita. E, invece di piangersene il lutto in santa pace chiusa in casa, ha riaperto il portone e allungato la mano per prendergli lo zainetto con dentro niente e uno spazzolino da denti. E gli ha detto: “entra”.

Poi, qualche mese fa, è arrivato il giorno in cui Vittorio ha compiuto 18 anni ma invece di farlo entrare a testa alta nella vita gli è stato spiegato che invece lo mettevano a testa bassa fuori. Fuori dalla casa di Costanza, fuori da quella piccola rete di protezione che pure, in mezzo al mare, aveva trovato. Perché Vittorio è un “ospite”. E perché pare che, in questo Paese, se hai due genitori sono obbligati a mantenerti fino a 40 anni ma se non ce l’hai, o quelli che hai non sono in grado di essere presenti manco a sé stessi, e compi 18 anni, sei in mezzo a una strada il giorno dopo, senza un cristo di qualcuno che ti dia una mano.

Vittorio e Costanza vivono in un paesino della Calabria e questo, è chiaro no?, ci complica non poco una storia già così disperante, pure se Costanza è una leonessa in un corpo di scricciolo.

La leonessa ha iniziato a suonare a campanelli e citofoni, a sobillare vicini, a bussare alle porte e pure a sbatterle ma nessuno finora ha risposto.

Nell’assoluta impossibilità di esigere qualcosa per questo “figlio di fatto” scippato alla disperazione, la leonessa dal corpo di scricciolo ha cominciato a chiedere prima e invocare poi: Santi, prelati, laici, sindaci, assessori, enti, ha strattonato giacche, scosso paramenti, assediato uffici.

Perché Vittorio, che se solo si decidesse a capire dove vive risolverebbe il problema del suo futuro in 5 minuti rispondendo alle offerte vantaggiose di altre “famiglie”, invece di andare a bussare alla porta di un boss vuole andare all’Università, iscriversi a un corso triennale e diventare infermiere.

Vittorio non vuole l’elemosina: vuole studiare. E se deve mantenersi agli studi vuole un lavoro: e lo vuole onesto.
Vittorio non vuole un seggio né una poltrona, né uno strapuntino: vuole un camice sterile.
Vittorio da grande non vuole fare il sicario e guadagnare 10.000 euro al mese: vuole fare l’infermiere e guadagnarne 1.000.

Chi ci aiuta?

Chi ci aiuta a dimostrare prima di tutto a noi stessi che viviamo in un caspita di Paese, sì rattoppato, malfermo, azzoppato, nel quale però, tutto sommato, un ragazzo testone di 18 anni e mezzo che vive in Calabria può ancora realizzare un sogno, quello di fare l’infermiere?

Chi ci aiuta a fare presto? Perché le Università hanno già iniziato i corsi e Vittorio, che fino a qui ci è arrivato in un mare di guai ma sempre risalendo la corrente con la rabbia in corpo, ieri ha detto alla leonessa che è stanco. E non ha più voglia di nuotare.

Una svampita coi baffi

mercoledì, novembre 10th, 2010

Cara Meripo’,

riguardo il “grave attacco hacker al sito” che mi hai segnalato con la consueta, comprensibile urgenza e in preda al consueto, comprensibile attaco d’ansia che ti ha fin qui contraddistinta nell’approccio alle nuove tecnologie, ad una prima, veloce occhiata appena scapicollatomi in ufficio ho capito che non era un problema del sito ma del dito: il tuo, Meripo’, che (evidentemente preterintenzionalmente) ti è sfuggito al controllo e hai deselezionato due “baffi” (in inglese computeraro “checkboxes”) nel pannello di amministrazione del post.

L’impressione si è confermata anche alla seconda e più approfondita occhiata nonché intervento.

Quindi, Meripo’, non ci stanno hacker, né spine staccate, né rottamazioni in corso, né raccolta di firme per la sfiducia, né cosacchi alle porte e manco fascisti su Marte: Meripo’,  riseleziona i baffi.

Tuo affezionatissimo Ramon

Scusate il disturbo

mercoledì, novembre 10th, 2010

Nel tentativo di staccare spine qua e è successo che si sono staccati i commenti di Supercalifragili. E dunque non è che li ho dovuti chiudere: si sono chiusi da soli.

Però Ramon ci sta lavorando. Si. E dice che il collegamento se n’è andato ma fra un po’ torna. Che è la stessa cosa che disse il marito di zia Clementina. Trent’anni fa.

Flebili segni di frenata nel declino dell’Universo

mercoledì, novembre 10th, 2010

Avete presente, si, quelle giornate del cavolo che non si muove nulla manco a pagarlo? Il telefono non squilla, Fèisbuc in coma vigile, la mail chetelodicoaffà. E fuori pioggia, pioggia, pioggia. E dentro grigio, grigio, grigio. Finché a un certo punto, a un passo dall’iscrizione al Movimento per l’autorottamazione dell’umanità, mi s’illumina la finestrella di Fèisbuc. E arriva lei.

Cara Meri Pop,
volevo solo farti sapere che venerdì notte, mentre ero a Roquebrune-Saint-Martin-sul-mer per un romantico week end, ho sognato che mi arrivava la notifica di un tuo nuovo, imperdibile post. Meri Pop, hai creato un mostro.
S.

Che in un primo momento una, col riflesso condizionato del deserto dei tartari che ormai imperversa al file non dico “amore” o “amore romantico” che manco ci ricordiamo più che cavolo significa, ma anche solo a “cenni di vita rintracciabili dalle parti del pericardio”, ecco dicevo col riflesso condizionato di dover rispondere solo a segnalazioni di casi di “non gli piaci abbastanza” e ricerca scomparsi, in un primo momento ho automaticamente risposto:

“Ok, girami pure la parcella dello psicanalista. Ciao. Meri”

Solo che poi ho rimesso insieme la sequenza “mentre ero a Roquebrune-Saint-Martin-sul mer per un romantico week end”. E l’ho rimessa in fila quindici volte ma sempre “mentre ero a Roquebrune-Saint-Martin-sul-mer per un romantico week end” c’era scritto.

Su “romantico uichend” mi sono soffermata altre sei volte prima di prendere coraggio e ripostare:

“Scusa S. forse ho letto male o ti sei sbagliata: nel uichend tu ti trovavi effettivamente a Roquebrune-Saint-Martin-sul-mer per un romantico week end”?

E la sventurata risponde: “si”.

Esse, scusami, io lo so che c’è la praivasi però qui c’è gente che soffre. E pure gente che s’offre ma nessuno se la fila. Qui c’è gente che l’unico suffisso applicabile per dove e come fa i weekend è “de-merd” e io ora ho l’obbligo civile di poter dare una speranza. Flebile. Scritta sull’acqua. Anzi, sul mer.

Una. Una sola. Ma pur sempre speranza: tu. Tu e il romantico uichend. Che, ho appurato subito, S. non si stava facendo da sola (che anche questa abbiamo visto) ma con uno. Un esponente del sesso a noi statisticamente avverso.

Esse, qua non ce la fa manco una su mille, come cantava bellociao. Tu lo capisci che sei un faro per tutte? Come Marco Mengoni che scippa un Mtv Award a Lady Gaga?

Esse, facci sapè. E ricordati delle amiche.

(Ah, per la cronaca, ci abbiamo messo 200 post, che questo numero raggiungiamo oggi, per rintracciare uno spiraglio)