Archive for novembre, 2010

Una città per sognare

martedì, novembre 30th, 2010

Volevo dirvi che oggi, alle 17,10, Meri Pop ha sognato per trentadue secondi. Quando, dopo un pomeriggio di stato d’assedio, lacrimogeni, sirene spiegate, cariche di alleggerimento, è comparso questo:

Università/ Roma, automobilisti applaudono corteo degli studenti
Roma, 30 nov. – Numerosi automobilisti in coda su Muro Torto sono scesi per applaudire e ringraziare gli studenti che in corteo sfilano per Muro Torto. I ragazzi hanno risposto agli applausi della gente, da ore in coda, alzando ancor di più e scandendo ancor più forte i loro cori contro il ministro Gelmini e contro il governo.

E poi questo:

UNIVERSITA’. ROMA, STUDENTI SEDUTI SUI BINARI A TERMINI “SE CI BLOCCANO IL FUTURO, NOI BLOCCHIAMO L’EUROSTAR”.

Su un blog sentimentale ci stava bene, sognare un po’.

Un cuore grasso da slegare

martedì, novembre 30th, 2010

di Marina

Domenica. Da sola a casa a piangere come poche volte prima. A cascatella, a rivolo, a fontana e a diga. Del Vajont. Mica pizza e fichi.

Riguardo le vecchie foto, vedo quella Marina così grassa, così ingombrante, così con quasi una persona in più sulle spalle, con oltre 40 kg a circondarla, e, con l’occhio affogato dal prodotto delle sacche lacrimali, mi chiedo come sia possibile che, ora, in questo istante, io la rimpianga.

Perché lo faccio? Perché quella Marina li aveva il cuore sotto grasso. Come i salami in Piemonte. Protetto e conservato. Anti-urto, anti-inganno, ben arrotolato. Nessun rischio di amare, perché il grasso le bastava. Allontanava chiunque. Compresa la stessa Marina.

Oggi. Quei 40 kg meno l’hanno di colpo spogliata. Resa vulnerabilissima, spaventata e temuta. Perché quel rimbombo nello stomaco non è più la peperonata della sera prima, ma è un cuore grasso, grasso da slegare. Solo che Marina è una dilettante. Si è dimenticata la lezione dei suoi primi 25 anni, o forse allora non serviva neppure studiare. E oggi il suo aspetto le fa orrore. Più di 40 kg fa. Perché oggi ha comprato uno specchio. E ci si guarda, si prova vestiti, si cambia, ma non sa davvero chi sia sta Marina nuova. E di fondo nemmeno le piace, perché, benchè se la racconti, non guarirà mai dall’ossessione del cibo. E forse, solo questo, la salverà.

Si ama così poco che non si concede neppure il beneficio del dubbio. Da grassa, grassissima, pensava: “Nessuno mi può amare perchè faccio splendidamente schifo.”. Da grassa, mediamente dimagrita, pensa: “Nessuno mi può amare perché faccio sempre splendidamente schifo”. Il tetro motivo conduttore non è affatto cambiato.

Pur comportandosi da donna da manuale, il minchia grande amore non appare. Non vede altre possibilità. E’ perchè è grassa. Meno grassa, ma grassa.

E poi, dopo questa valanga di lacrime domenicale, perdurata fino al lunedì mattina, come una batosta in mezzo alla fronte, un pensiero, l’unico sensato che poteva nascere, riesce a perforare la calotta cranica.
ECCHECCAZZO.
Un sano ECCHECCAZZO di quelli che sgorgano dal cuore. Anche da quelli magri.
E’ solo fottuta paura. E’ solo sostituire il grasso con qualcos’altro. In questo caso con un muro altissimo. E’ fingermi ciò che non sono e poi pretendere che qualcuno scavalchi quel muro di 20.000 mattoni che ho costruito con pazienza certosina, per trovare dietro una che ti chiede se vuoi giocare a Monopoli?

Credo di aver capito che, se non mollo io la paura, quella non mollerà mai me. Se non corro io il rischio, non saprò mai se ne sarebbe valsa la pena. E’ sempre la paura che fa 900, non solo 90.

E, di botto, ho sorriso. Facendomi largo fra le lacrime. E ho ricordato nonna che mi diceva: “Se una cosa si può sognare, si può fare”. E io, soffocata dalla paura, non ho più sognato.
Voglio riprendermi i miei sogni, là dove li avevo lasciati, voglio mollare un po’ di zavorra e concedermi il rischio di soffrire, ma avendo investito davvero me stessa nel tentativo di vivere…

Io sono una donna, mediamente grassa, consapevole di esserlo. Ma ancora troppo impaurita per non togliere quel grassa vicino alla parola donna. Quel grassa che, per anni, l’ha tutelata dalle emozioni. Ma posso lasciare li quel “grassa” e sbilanciarmi lo stesso.
Almeno in questo, essere donna di peso potrà aiutarmi.

Elenco (parziale) delle cose che ho visto sopportare dalle donne per amore

lunedì, novembre 29th, 2010

Ascoltare la partita di calcio via radio in macchina.
Ascoltare la partita di calcio via radio in Chiesa a un matrimonio con l’auricolare nascosto.
Finire di ascoltare la partita di calcio via radio al ristorante con l’auricolare nascosto.
Distrarre i commensali mentre lui ascolta a tavola il finale della partita di calcio via radio con l’auricolare nascosto.
Ascoltare la partita di basket via radio in macchina.
Ascoltare la partita di rugby via radio in macchina.
Guardare il campionato di curling.
Guardare le gare di sega del tronco.
Guardare la partita di calcio su Sky.
Guardare la partita di calcio su Internet.
Rivedere i gol.
Rivedere i gol alla moviola.
Invitare tutti a restare a cena dopo la partita per ulteriormente commentare i risultati che hai appena visto commentare nelle ultime tre ore sul divano e su Sky, Mediaset, Rai, La7, Cnn e Al Jazeera.
Andare a pesca.
Andare a pesca di notte con una torcia in fronte.
Andare a pesca di notte e addormentarsi con la torcia e la testa ciondoloni e sentirsi dire “ehi, spaventi i pesci”.
Tenere i bigattini per la pesca in frigo
Tenere i bigattini per la pesca sotto al letto.
Tenere i bigattini in frigo e accorgersi che la scatola si è aperta.
Raccogliere i bigattini sul ripiano delle verdure e rimetterli nella scatola.
Fare collezione di minerali e fossili.
Fare collezione di biancheria delle ex.
Fare collezione di scarpe coi tacchi delle ex.
Fare collezione di carte d’imbarco.
Fare collezione di bustine di zucchero.
Fare collezione di posacenere degli alberghi.
Fare collezione di scuse.
Fare collezione di figure di merda.
Fare collezione di due di picche.

Tutto questo, sia chiaro, per gente che nella maggior parte dei casi manco si accorge se vi siete tinte i capelli di blu.

Cade l’ultima barriera: anche loro fingono

venerdì, novembre 26th, 2010

Mi è gradito comunicare che nella posta di Meri Pop ieri è stata recapitata la notizia del completo raggiungimento della parità fra i sessi: anche gli uomini fingono.

Il tutto è ampiamente e scientificamente documentato in un pensoso studio, recapitatomi insieme alla notizia con questo pressante invito “Meripo’, ci mancava solo questa. Ora sono c….”. Su questo non c’è dubbio, cara.

Ma andiamo per ordine. Pare che, a esplicita richiesta di questi Pagnoncelli tra le lenzuola, gli uomini abbiano ammesso che sì, anche loro fingono. Omettono però di specificare come caspita fanno visto che, al contrario di quanto accade in flagranza di reato femminile, in presenza di orgasmo maschile c’è la prova.

Ora però sorvolerei sul problema dell’occultamento delle prove e mi sconcerterei sul fatto che quello che sembrerebbe un tardivo ma equo riequilibrio delle performance teatrali è, per noi, l’inizio di una nuova stagione di pippe mentali.

Perché è chiaro che, da ora in poi, si abbatterà di filato anche su di noi la maledizione del “ma sarò stata brava?”

(Grazie a Gimbo. Per il video, dico)

Numero un amore di dimensioni pari all’apertura alare della suddetta Boitani Francesca

giovedì, novembre 25th, 2010

“La qui presente Boitani Francesca nata a Roma e ivi residente sporge denuncia per il furto subìto nel suo appartamento ubicato in Roma alla via Cerveteri ventuno quarto piano scala bì interno nove”.

-Allora signorina mi dica cosa le è stato sottratto
-Tutti i miei sogni, brigadiere
-Allora “tutti i miei soldi” in ammontare di?
-Non i miei soldi, i miei sogni
-“Tutti i miei sogni”. Nel numero di? Quanti erano questi sogni, signora Boitani?
-Tantissimi, davvero tanti, tutti quelli che può avere una ragazza
-La denunciante Boitani Francesca non ricorda il numero esatto dei sogni sottratti. Ora signorina mi dovrebbe dire quando è avvenuto il furto
-Direi negli ultimi dieci anni
-Ora mi descriva il contenuto dei sogni sottratti, signorina
-Non saprei neanche da dove cominciare
-Eh signorì cominci da dove vuole! Basta che me ne descrive alcuni. Quelli più importanti
-Sicuramente l’amore
-Eh l’amore…l’amore è troppo generico signorina, sia più precisa.. il colore, le dimensioni, la foggia…
-Un amore.. un amore grande (allarga le braccia)
-Numero:-un-amore-di-dimensioni-pari-alla-apertura-alare-della-suddetta-denunciante
-Un amore fatto di piccole cose, di cose semplici
-Suppellettili! Suppellettili-e-piccole-cose-di-valore-non-quantificabile. Andiamo avanti

Continua qui e dura 10 minuti, coraggio:

(25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una eh, di giornata. Domani si può ricominciare, evidentemente)

Desperate hairwife

martedì, novembre 23rd, 2010

Sms dalla nostra corrispondente dal Regno di Sassonia-Coburgo

Cara Meri,
lo so che dovevo scrivervi del parrucchiere della Regina: ma NON CI SONO ANCORA ANDATA!
Credevo di essere una desperate housewife con trucco e parrucco potenzialmente perfetti, invece sono una desperate jobless con le doppie punte (pazzesco, era meglio essere una casalinga coi capelli da regina, ma purtroppo proprio non ci riesco. Sob)

Vi scrivo durante la pausa del master che stiamo seguendo io e tutte le mie doppie punte ma ora dobbiamo rientrare.

Vostra Caroletta di Bruxelles

Mille Pop

martedì, novembre 23rd, 2010

Caro Ramon,
riguardo quella interessante corrispondenza intercorsa nel mese di maggio, volevo dirti che non so se, oltre al Tevere, sia esondato pure quella specie di termometrino che conta gli accessi -e gli eccessi- qui sopra, però quel coso mi segna 1018. Ripeto: MILLEDICIOTTO.

Il video celebrativo che segue mi sembra abbastanza d’epoca per evitare la cazziata del professor Pi che peraltro qui ringrazio perché è evidente che, tranne le mie 25 lettrici, i 993 sono suoi.
Francè, è giusto il calcolo? Ci devo mettere l’Iva?
Sanniiiiiiiii.
Pres e First Lady in quota azionisti: visto che robetta?
Oh, Mena a Brea, non è che è avanzata un po’ di bagnacauda e pure quella specie di pesto rafforzato che aveva portato Marilla?
Le sex and the ciccia si preparino per le foto, che mo’ facciamo pure il calendario.  
Gimbo che mettiamo in frigo? Millesimato, manco a dirlo.
E ora tutti al Meri’s bar: offre Patù. Antonella, ariprendi ‘sto Frecciarossa.
Gruppo terzopiano, dai scendete che stappiamo con il Comitato Lasciauncommento.

Nomfup… tenchiù tenchiù tu iù.

Prof Rob May, come Fiona proprio: arrivate in volata, diciamolo, grazie a Fèisbuc.  I socialcosi, che invenzione.
Curly e Caroletta, ‘sta casa aspetta a voi.
Thumper e Beerbohm e tutti gli altri blogger e blogHER che ci leggiamo e magari non ancora ci scriviamo, e quelli che “ti leggo ma non scrivo”, tutti nel contatore: nel senso quelli che contano.  Quanto a “ti leggo ma non ti reggo”, “ti leggo ma non lo dire”, “ti scrivo ma non lo scrivere”, “te possino”, “te passino” e a quelli che sbirciano da sopra e sotto al Colle e da sopra a sotto il Po, a tutti gli sbirciatori tenchiùverimacc.

Cuori infranti, sfranti e affranti in tutti i luoghi e in tutti i laghi, unitevi. 

Oh, e la mia piccoletta punk, l’estetista, il barista, il capo condominio e last but non least l’unica, vera, star: la giovane older.  
Ammazza, ma quanti siamo?
Miguel, t’ho fatto disperare ma ora Salvator Dalì ti fa un baffo.

Ramon, a te chettelodicoaffà: beato chi ti si sposa.

Però, scusate, ora che ci penso: ma gli altri cinquantamilionimenomille, ma che caspita si stanno leggendo, nel frattempo?

Ciao Ramon
Tua Meri

 

Love me Fender

lunedì, novembre 22nd, 2010

Cara Meri,
hai qualche consiglio su come distogliere uno che alla veneranda età di anni 48 ha deciso di emulare Jimi Hendrix, scoprendo un’insana passione per la chitarra elettrica, così elettrica che lo sta distogliendo dalla mia, di passione?
Capisco che il mio problema possa sembrarti secondario rispetto ad altri ma ti assicuro che essere preferite a una Fender è più frustrante che essere preferite alla Hunziker.
Suonata 65

Cara Suonata 65,
intanto ti giro il parere di Gimbo Hendrix del Comitato Lasciauncommento, accomunato al Nostro tuo dalla grande ammirazione per Jimi: “Cara, la prima cosa da fare sarebbe chiedersi come mai, alla veneranda età di anni 48, il soggetto in questione preferisca emulare Hendrix anziché dedicarsi a te. Chiediti: in cosa ho sbagliato? Datti una risposta e prova a risalire la corrente. Elettrica”.

Quanto a me, cara Suonata, non sono d’accordo con il collega Gimbo: non vorrei che tu ti chiedessi dove hai sbagliato, vorrei che lui si chiedesse dove ha svoltato. Prima di andare a sbattere.
E prendendo spunto dalla Fender di Jimi, la Stratocaster, dirigerei la mia attenzione sulle migliorie apportate con “l’introduzione del ponte mobile e di conseguenza della leva del vibrato”, nel senso che, esperito un portentoso tentativo di tornare a farlo vibrare senza chitarra, gli farei capire che il ponte più che mobile è levatoio: e se non si dà una mossa tu lo alzi. Il ponte. E te ne vai. Chiaro?

E adesso, per favore, rimbocchiamoci le orecchie. E gli occhi. Io e Anne. E Norah.

Love in translation

sabato, novembre 20th, 2010

Supermercato, interno giorno, fuori piove che Dio la manda.
Entra una ragazza straniera. Confabula a gesti col macellaio, con quello del bancone del pane, con la hostess che promuove il caffè e infine anche con quello del bancone del pesce che lascia polpi e mazzancolle per andarle incontro nella corsia.

Lei: reincout, reincout
Lui: nun te capisco, che voi?
Lei: rein rein
Lui: ‘a stazione? Er treno? Voi sapè dove sta Termini? Sta qua vicino.
Lei: nou nou, rein, reincout
Lui, alzando la voce e con le mani a megafono: aò ce sta qualcuno che capisce gli stranieri, qua dentro?
Io: guardi, credo voglia sapere se avete impermeabili
Lui a lei, esterrefatto: cioè voi er chiuuèi? E dillo subito, no? E comunque no, nun cell’ho er chiuuèi

Poi rivolto a me: capirai e quando ci arrivavamo a capì impermeabile. Dì chiuèi e basta.
Ci pensa un po’, infine: ‘e donne so’ complicate. Però ammazza quanto ce piaceno. Pure quando piove.

Meri Vintage

venerdì, novembre 19th, 2010

E comunque la mia piccoletta punk è andata a Londra. A fare un corso. Da Vidal Sassoon. Me lo ha raccontato mentre massaggiava la capoccella di Meri nel lavabo del saloon post Sassoon.

Diciamo che nel borsino delle giornate oggi-non-è-giornata si stava piuttosto alte in classifica. E dunque sono i casi nei quali o, come Marilla, si sniffa Nutella o si entra da un coiffeur.

Meri optava per il piano B marciando di prima mattina, e in coincidenza con l’apertura delle Borse e dei saloon, verso la sua guru di riferimento che, raggiante nel suo dark total look -nel quale spiccavano un paio di stivaletti con micro borchie- l’accoglieva con un trionfale
-“eeehhiii, abbiamo bisogno di una sistemata, mi pare”.  
-“Possiamo cavarcela con una piega in mezz’ora o devo prendermi un periodo di aspettativa?”

Rassicurata dalla prospettiva di un apprezzabile miglioramento, almeno capillare, raggiungibile nel lasso di tempo della mezz’ora successiva, Meri si affidava fiduciosa alle cure del caso.

La capillatrice raccontava dunque del viaggio nella City al corso di perfezionamento di Vidal, quello dei capelli non del bagnoschiuma. E altresì raccontava di strepitosi acquisti – fra i quali rilucevano gli appena indossati stivaletti borchiati- in un mercatino vintage di nonsochequartiere.

Senonché a un certo punto la piccoletta sferra il colpo finale: “Insomma, un posto fantastico, il tempio del vintage: tutto anni ’60-’70. Deve essere stata un’epoca fichissima. E comunque ‘sto mercato ti sarebbe piaciuto molto”.

Ecco. Gli anni ’60 e ’70, cioè i miei, sono vintage. E io sono già il prodotto di “un’epoca”, seppur “fichissima”.

A volte, nella vita, i sensibili miglioramenti esigono prezzi altissimi.
Tutto sommato io me la sono cavata con 20 euro. E l’esaltante sensazione di far già parte della storia.