Archive for ottobre, 2010

You Can’t Always Get What You Want. Ma a volte si

venerdì, ottobre 29th, 2010

E’ stato un periodo impegnativo. Dice ma ti sei fatta un mese di ferie. Si ma guarda dove stavo. E soprattutto a fare che.

E poi sono successe un sacco di cose. Ma tante, eh. Tante. Tantissime. Ecco, appunto.

E allora sono entrata nella stanza del Boss e gli ho detto: “Buongiorno”. E me ne sono riuscita.
Ma poi sono tornata un’ora dopo e gli ho detto:
“Buongiorno, boss, io ho bisogno di andarmene per un po’”.
Dice: dove?
Dico: non lo so. Ma ci vado lo stesso.
Dice: ma veramente…

Che non puoi avere sempre ciò che vuoi, dicevano, ma se manco provi a prendertelo è dura. 

E dunque dico: boss, io vado.
Dice: allora va bene.

E insomma tu ora mi stai leggendo ma io te l’ho scritto prima perché Meri Pop a quest’ora dovrebbe essere già per strada, direzione Umbria. Dove si è autoconvocata con uno sparuto gruppetto di pronte-pronti-a-tutto. Tipo Il Grande Freddo senza il morto ma col Grandissimo Freddo, che già fa solo 1 grado, lì. E con una scorta di viveri e legna per il camino. Fino a lunedì sera.

Che secondo me ogni tanto bisogna fermarsi un Pop, ecco. Ma da un’altra parte. E quindi andare.

Voi fate come se foste a casa vostra che infatti ve la siete già presa da un pezzo. Non fate schiamazzi e piano con l’alcol al Meri’s bar.

‘Manco ti considero

giovedì, ottobre 28th, 2010

Dunque, la notizia è questa:

Titolo
Sesso, è crollo del desiderio per una italiana su tre”
Sottotitolo
In molte non si accorgono di avere un problema del desiderio.

Svolgimento:
Roma, 28 ott. – Italiane e sesso, sempre più distanti: ben il 30% presenta un calo drastico del desiderio, secondo un recentissimo studio dell`università di Pavia. La causa è in gran parte biologica, determinata da un basso livello di endorfine, le molecole che regolano i meccanismi di gratificazione e di protezione dal dolore. (…) L’indagine ha coinvolto circa 400 donne dai 18 ai 45 anni, in buona salute e che, almeno in apparenza, non si rendevano conto di avere un problema del desiderio”.

Ora: il sondaggio è il classico specchietto allodolario (di per sé materia del nostro collaboratore zoologico) per farci sapere che c’è un Convegno. Di “ginecologia psicosomatica” che tremo solo all’idea di sapere che è.

Ma il punto, scusate, è un altro: come sarebbe che non si rendevano conto che non gli andava più? Cioé al vago sospetto non dico di cedimento ma di piccolo scricchiolìo della prima cellula invecchiata vi fate infilzare di spiedini di Botox e poi vi crolla il desiderio e manco ve ne accorgete?

Questa presa di coscienza mi terrorizza più della ginecologia psicosomatica. Insieme all’ipotesi che subito dopo il post potrebbe arrivare nei commenti la versione di Beerbohm. Però mo’ ve lo devo dire: guardate che non va mica bene che ormai manco ce ne accorgiamo se ci va o non ci va. Che ce ne dimentichiamo che esiste, diciamolo.

O, lasciatemi quest’illusione, forse è una specie di sottile vendetta: manco ti considero più, viste le sòle che vengono rifilate in materia sentimental sessual. (No, che “è solo sesso” lo può dire solo un uomo, se ve lo dice una donna è solo perché non ve la vuole dare. Vinta. E fa la superiore).

E qui, però, ci sta tutto: non è solo colpa delle donne, se se lo dimenticano.
E’ che, evidentemente, grazie a voi maschietti, quelli sono diventati momenti dimenticabilissimi.

E ora un po’ di romanticismo vintage.

(Grazie a Fabio)

Yes, we Ken: io e la Barbie

giovedì, ottobre 28th, 2010

Io da piccola ero povera. Ma non lo sapevo.

Il giorno in cui lo scoprii fu terribile. Andai a giocare a casa dell’amichetta del piano di sopra, che era figlia di un Generale, e lei mi disse: “Portati le tue Barbi”.
Io di Barbi ne avevo una sola, di seconda mano. Era rotta, che non si piegavano le gambe ma siccome finalmente pure io avevo “la Barbi” non sono stata lì a farle le radiografie ortopediche. Non aveva manco i vestiti e me li faceva mia nonna, che era sarta, con gli scarti delle stoffe.

Insomma io ero tipo la piccola fiammiferaia ma siccome non lo sapevo ero felice lo stesso.

Finché quella cretina non mi ha detto: “Portati le tue Barbi”. E io sono salita con quell’unica dell’usato sicuro che avevo.

Lei le sue le aveva tutte schierate sul letto, in mezzo a una montagna di vestitini di tulle, pizzo, lurex, coroncine, scarpette, borsine e pure un Ken per una.

Io non lo so se quando ero piccola c’era il Censis. Però l’ho capito lo stesso che qualcosa mi stava irrimediabilmente cacciando dal mondo della cretina. E ‘sto qualcosa non era la casa più grande, più bella, con i mobili antichi e le cofane d’argento: erano le Barbi.

Io la mia manco la tirai fuori e dissi che me le ero scordate tutte alla villa al mare, con ciò certificando che l’attitudine alle bugie, a volte, se non salva la vita salva almeno il portafoglio, che avrei dovuto saccheggiare nei dieci anni a venire a favore di un bravo psicanalista.

Questa cosa della sfilata delle Barbi me l’ero persa in qualche anfratto del mio stremato cervello. Finché ieri sera Nomfup ha pubblicato questo:

Ecco, lo spot della Barbie tipo campagna elettorale di Obama mi ha fatto riaprire la porta della cretina del piano di sopra: ammazza, quanta strada hai fatto, Barbi. Ma pure io, eh. E finalmente ora lo posso dire:  Yes, we Ken.

Daje de tacco daje de punta

mercoledì, ottobre 27th, 2010

Interrompiamo momentaneamente le schermaglie aprendo una via di fuga in ambito scientifico.

Riceviamo dal professor Pi e volentieri diffondiamo

Cara Meri Pop,
per fugare l’idea che gli scienziati si occupino solo di cose astruse, lontane dalla quotidianità delle persone, mi è gradito inviarle la seguente formula, volta a determinare l’altezza del tacco che una signora deve indossare la sera che decida di uscire, elaborata presso l’Institute of Physics dell’Università del Surrey: 

 h=12 Q + 3 s/8

Glossario
s
= il numero di scarpe espresso nella misurazione anglosassone
Q= viene chiamato fattore sociologico, ha bisogno di un calcolo più complesso. Viene espresso dalla formula (che ho riadattato ragionando in Euro) dove bisogna immettere al posto dei simboli i seguenti valori

v – rappresenta la voglia che avete di mettere i tacchi quella sera, va da 0 a 1, 0 nessuna voglia, 1 desiderio assoluto di portare i tacchi.

a – indica il numero di anni di esperienza sui tacchi. Poiché sta al numeratore della formula ci dice, come v del resto, che più esperienza avete più potete osare.

c – è il costo delle scarpe espresso in Euro, lo 0,85 a moltiplicare è solo dovuto al fatto che la formula originale era in sterline e questo rappresenta il rapporto Euro Sterlina al momento attuale.

t – misura il tempo, in mesi, passati dall’acquisto delle scarpe, cioè quanto esse sono alla moda; t=0 indica scarpe nuove.

b – indica il numero di bicchieri di cocktail che si intendono bere, una sorta di misuratore del tasso alcolico, essendo al denominatore ci dice che più si beve meglio è che il tacco sia basso.

Potete adesso calcolare Q, che va da un minimo di 0 ad un massimo di 1. 0 indica che non avete nessuna voglia di uscire, 1 che non potete e volete farne a meno!

Per fare un esempio. Supponiamo v = 1 (assoluta voglia di uscire), a = 10 (10 anni di esperienza sui tacchi), serata a medio tasso alcolico, due bicchieri di cocktali, b = 2 e scarpe appena comprate t= 0 che sono costate 200 Euro

Si ha che Q vale circa 0,30 e quindi l’altezza del tacco deve essere, se per esempio il numero delle scarpe è 38 (5 misura inglese)

h =12 0,3015/8 = 5,875

cioè non più di tacco 6.

Il bere, in questa formula, ha un peso notevole: già bevendo un solo bicchiere Q diventa 0,45 permettendo un tacco 8, con buona pace di tutte coloro che hanno visto caracollare le Sex and the City su tacchi vertiginosi mentre trangugiavano un cocktail via l’altro.

Lascio a voi signore ogni commento sul lavoro dei ricercatori inglesi ed attendo suggerimenti su come modificare la formula tenendo conto delle abitudine alcoliche delle donne italiane.

Questo è il sito da cui ho ripreso la formula:

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2004-03/iop-sch031904.php
e riporto anche il commento del suo “scopritore”:

“Although at first glance our formula looks scary” said Dr Paul Stevenson of the University of Surrey who carried out the research for the Institute, “It’s actually pretty simple as it’s based on the science you learnt at school and which you never thought you would use in real life, in this case Pythagoras’ theorem
1 Applying this to shoes can tell us just how high the heel of the foot can be lifted above the ground.”

Della serie anche gli scienziati possono toppare.
Suo Professor Pi

Caro professor Pi,
sono ammirata. Soprattutto pensando alle mie 25 lettrici. Che, con questa formula, l’unica che riuscirà a calcolare con quale caspita di tacco uscire stasera è la Montalcini, che non fa parte delle mie 25. Forse anche Margherita Hack che non solo non fa parte delle mie 25 (però mi sa che fa parte delle sue),  ma che esce di sera solo per vedere le stelle e non mette tacchi.

Vedo che i fisici del Surrey hanno cassato completamente il fattore “FDA” fidanzato da accompagnamento, che per le italiane è determinante per il calcolo tacco molto più degli Spritz da scolarsi. E non vedo neanche il “FSI”, fattore strafigaggine indotta, cioé la considerazione che, comunque, il tacco 12 offre una chance in più a chiunque, per il prosieguo della serata.

Ciò detto Meri Pop si è arenata -tipo leone marino nella baia di San Francisco- già alla quinta riga, prima di “Surrey”.

Non è che il tacco me lo può calcolare Lei direttamente, prof, se le dico che ci sono 40 cm. che mi distanziano dallo spilungone col quale devo uscire? Io nel frattempo, stasera, mi leggo un libro. Scalza.
Meri

Non voglio farti del male

martedì, ottobre 26th, 2010

Iniziamo da questa settimana, sollecitate da una montagna di posta melanzana rimasta inevasa ma accomunata dal minimo comun denominatore di evitabili incomprensioni linguistiche, un breve corso di sopravvivenza lessicale ad uso delle 25 lettrici.
Inauguriamo la serie con un grande classico.

E’ come le malattie esantematiche. Una varicella presa da grandi. Un rito delle età di passaggio. Chi non se lo è mai sentito dire alzi la mano. Perché nella vita arriva sempre il momento del “Non voglio farti del male”.

Viene solitamente pronunciato non in corrispondenza del calo della mannaia sulla bistecca al pranzo della domenica o dell’ammazzamento del capitone a quello di Natale mentre vi aggirate inconsapevoli nei paraggi. Insomma non è un allarme lanciato per preservare la vostra incolumità fisica.

Viene al contrario sussurrato, di norma, in momenti di intimità tipo primo bacio appassionato o piuttosto in avanti rispetto al disbrigo della pratica all’incirca nel convulso sfilamento della sottoveste. Che tu lo dai per scontato, che se uno si spinge al punto di dividere il divano di casa sua con te o approfittare del tuo nel dopocena, consenzientemente avvinghiati l’uno all’altra da venti minuti, effettivamente non ti trovi in presenza di uno stupratore seriale ma di uno che quantomeno vuole farsi e farti del bene.

E invece ci tiene a specificarlo. Per cui a un certo punto ti guarda intensamente negli occhi, te li fa aprire se ce li hai chiusi per sincerarsi che tu non possa in seguito accampare la seminfermità, e prorompe con la voce impostata tipo Gassman facendoti lo spelling nell’orecchio: “Non voglio farti del male”.

State tranquille e mantenete la calma: non è una premura. E’ un avvertimento. Il cui tono è piuttosto un “Ehi, sia chiaro, non voglio farti del male”. La parte che resta inespressa ma sottintesa è “Poi non dire che non ti avevo avvertita”.

La traduzione, nel migliore dei casi, è: “E’ solo sesso” e/o “siamo solo amici nonostante le circostanze possano suggerirti tutt’altro”. 
In subordine ci si riferisce a “Non è che mo’ pensi già di trascinarmi davanti a un altare” e/o “non voglio impegnarmi in alcun modo con te” e/o “sono già impegnato con un’altra” ma la statistica insegna che spesso vuol dire semplicemente “sono sposato”.

Non si tratta di una dichiarazione d’amore, quindi, ma di stato civile.

Voi ignare e, anzi, sdilinquite dall’inusuale sensibilità vorreste rassicurarlo con un “Tesoro, lo avevo intuito ” ma soprassedete. Sbagliando. E firmando con quel silenzio la vostra prossima e certa condanna al male che vi farà e che, diciamolo, gli farete e vi farete perché da che mondo è mondo in amore e di amore, prevalentemente, ci s’offre e di conseguenza si soffre. 

“Non voglio farti del male” sta al partner come “le consiglio questi bond argentini” al cliente della banca.

E’ dunque necessario arrivare preparati a quel momento leggendo prima il prospetto informativo: questo.

Quindi bando alle timidezze e al galateo di monsignor Della Casa: saltate su dal divano e diteglielo: “Non ve ne preoccupate mai e mo’ tutt’a un tratto tu te lo ricordi sul divano? E poi scusa, eh, ma chi te l’ha chiesto? Fammi pure del male e anzi, caro, spiegami subito e per bene con cosa dovrò avere a che fare. Sarà mia premura fare altrettanto”.

Perché la verità è che male ve ne farà inevitabilmente comunque. Solo che, forse, vuole farlo a emissioni zero responsabilità.

Cercate almeno di evitare che alla fine vi chieda pure il danno biologico.

Tu parla, lui fa

lunedì, ottobre 25th, 2010

All’inizio di un altro esaltante inizio di settimana presumibilmente costellato da un’altra nutrita collezione di disperanti tentativi di comunicazione fra i due sessi ci è gradito augurare buongiorno.

Interno giorno, centro estetico, cabina confinante

Lei: e alora tu che ha detto?
L’altra: io gli ho detto “Non ti preoccupare per oggi se non ci siamo potuti vedere, chiama quando vuoi stasera, tanto sto sveglia fino a tardi”.
Lei: e lui ha chiamato te?
L’altra: no ma mi ha mandato un essemmesse che diceva scusa non posso ma ti chiamo domani. E’ che ha delle giornate pazzesche e poi col lavoro che fa per non dire di quella stronza.
Lei: quale stronsa? 
L’altra: la sua ex, no, te l’avevo detto che avevo trovato l’essemmesse e la foto Nokia.
Lei: lei è grande gniocchia?
L’altra: no no, il Nokia è il cellulare di lui, lei gli aveva mandato una foto e lui per sbaglio se l’era memorizzata. Ma poi lui l’aveva cancellata subito.
Lei: subito dopo che tu aveva scoperta foto?
Silenzio.
Poi l’altra: non è come pensi. io ci ho parlato, eh, con lui. Ore e ore, sapessi, anche alle due di notte. Poi mi ha detto una cosaaaaa….
Lei: quale?
L’altra: che non c’è cosa più bella che stare con me, grazie di esistere.
Lei: questo è problema.
L’altra: quale problema?
Lei: è frase di canzone, non di uomo.
L’altra: figurati, può avere tutte quelle che vuole, perché dovrebbe perdere tempo con me? E’ che però esce da una storia pazzesca. E che, scusa, mica gli posso saltare addosso, se ha bisogno di parlare.
Lei: questo è altro, vero, problema.
L’altra: quale problema?
Lei: tu con lui parla, lui con altra fa.

Non scrivete, sarà la vostra rovina

giovedì, ottobre 21st, 2010

Meri Pop è lieta di salutare l’ingresso di un nuovo astro collaborante nell’Empireo di Supercalifragili in “quota blu”. Andrà a tenere compagnia al professor Pi e, speriamo, a incoraggiare altre leve azzurre.


di Mario Horse

Cara Meri,
inorgoglito dall’ingresso nel tuo blog, ho degli ulteriori corollari per il tuo ormai non più decalogo:

1) Non scrivete, sarà la vostra rovina
tratta da una frase di Denis Diderot (Questo non è un racconto, Ed. Studio Tesi s.r.l. 1994) che scrive:
“Io cento volte ho ripetuto agli amanti: non scrivete, sarà la vostra rovina”
e quella un po’ più lepida

2) Siate devoti/e, non fedeli
tratta dall’analoga frase del Gianni Agnelli in risposta a chi gli chiedeva se fosse un marito fedele. “Sono devoto” Egli disse lapidariamente rimoboccandosi l’orologio.

 

I migliori danni della vostra vita

giovedì, ottobre 21st, 2010

Lo so, è lunghissimo, così v’imparate.

La giornata della qui presente iniziava a ore antelucane con lo squillìo del cellulare versione messaggino trasformato in una sorta di allarme antiatomico a ripetizione.

L’ufficialmente di un anno più anziana Meri Pop si cimentava in un insolito slalom fra la doccia, il dlin dlin, l’asciugacapelli, il dlin dlin, la crema per il viso da 12,99 euro, il dlin dlin, oggicheccaspitamimetto, il dlin dlin. Si inaugurava con l’occasione anche la figura dell’allertatore: “Beh, già controllato la bacheca di Fèisbuc?”. “Beh, già controllato la mail?”. “Beh, già controllato il blog?”.

Inutilmente, dalle 8,30 alle 9,30, la qui presente tentava di imboccare la porta di uscita della magione recando in mano anche il sacchetto dell’immondizia, che regolarmente doveva ripoggiare a terra in favore del telefonino e a un certo punto financo dell’Aifonio.

Alle 9,40 Meri entrava trionfante al bar di Spartaco dove il telefono continuava a squillare e squittire al punto che il titolare così esordiva al posto del tradizionale buongiorno:
“Chicca, ma oggi che ci hai la deviazione de chiamata de Palazzo Chigggi?”.

All’ennesimo “graaaaazie, si, graaaaaazie” il titolare del bar decideva di sostituire i tradizionali di sottofondo Beatles in favore di “A te” del bardo Jovanotti.

Pensando di aver così esaurito la quota “piccolo commovimento da compleanno di anziana” alle 9,50 la vostra Meri si dirigeva a passo svelto (sostenuto, diciamo) verso la fermata del 117. Non prima di aver compulsato sull’Aifonio l’indirizzo Facebook dove comparivano 50 notifiche e 10 messaggi privati. Breve attimo di commozione pure alla fermata del 117.

Nessun cenno di auguri dall’autista nè dai passeggeri.

Alle ore 10,10 Meri varcava la soglia del portone del palazzo dell’ufficio dove in portineria veniva avvolta dall’abbraccio dell’altissima e bellissima Betta con l’unico audio di accompagnamento del “Meri Pooooop”. Seguiva un ingresso insolitamente trionfale nella stanza dell’ufficio accolta da altri abbracci.

Alle 11 circa il professor Pi, che aveva già avuto modo di esprimere le proprie personali congratulazioni per il genetliaco, simulava una telefonata fuori quota chiedendo ogni 30 secondi “ma nessuno ti ha lasciato auguri sul blog?”. Inutilmente Meri Pop gli faceva presente che gli auguri si lasciano eventualmente su Fèisbuc quando, ormai seduta alla tolda di comando del computer, sintonizzata sulla pagina “Dashboard”, che sarebbe la cucina di Supercali riservata al personale, appariva un “Warning” in rosso lampeggiante. Tipo Orson Welles “ci stanno invadendo i marziani“.

In diretta coi marziani e col Professor Pi Meri Pop accedeva all’hackeraggio iniziando a leggere a voce alta finchè alla decima riga un groppo in gola bloccava definitivamente la conversazione, nel soliloquio di Pi che inutilmente cercava di rianimarla con dei “Meripoooo? Meriiiiii?”. Intuendo che la conversazione era da considerarsi definitivamente chiusa il Professor Pi infine riattaccava chiosando “eventualmente ci sentiamo più tardi. Eventualmente”.

Non riuscendo ad arginare la portata fluviale degli effetti collaterali dell’hackeraggio, Meri Pop si rifugiava nel bagno delle signore dove consumava un terzo di foresta amazzonica dal distributore asciughini. Veniva raggiunta poco dopo da Patù che, imprudentemente offrendole la spalla, veniva investita dall’ondata di piena singhiozzante interrotta solo da un
“Patù, ma sto coso che indossi si ritira con l’acqua?”
E Patù: “Si, ma me ne hai rovinati molti altri in questi anni, non è che mo’ mi formalizzo per questo”.

Avendole promesso una rapida ricomposizione, Meri Pop si attardava ancora nel cesso da sola dove, di lì a poco, la raggiungeva la seconda squadra di soccorso: Rob May, con un giubbotto impermeabile.

Avvinghiata pure a Rob, Meri Pop singhiozzava frasi incomprensibili anche a se stessa. Il bagno veniva definitivamente interdetto al resto delle utenti dell’ufficio.

Il resto della giornata è consegnato alla storia: il Berlucchi rosè, le torte, i fiori, il Borsalino nero, i “Trattati d’amore”, le foto, i tantiauguri, i colleghi degli uffici vicini che si affacciano, Fèisbuc a valanga ogni minuto, ogni tanto il bagno e la foresta amazzonica depauperata pezzo a pezzo fino a sera. 

Si consideri infine che l’anno scorso era stato talmente di merda che non mi ero ricordata di farmeli manco io, gli auguri.

Conclusione: passano gli anni, le storie, gli amori, la vita, i compleanni, le Repubbliche, i partiti e i tornati. Ma sempre davanti a uno sciacquone del bagno si va a finire.

Ecco. Guardate che avete fatto. Crudeli.
Ramon, tu quoque.

E il prossimo che dice che Fèisbuc e la rete sono finti e impersonali io gli ci tiro un pugno.

Vai, Spartaco:

I migliori anni della nostra vita

mercoledì, ottobre 20th, 2010

Questa è un’invasione pacifica. Credo. Un’occupazione di suolo meripoppesco, nel giorno del tuo genetliaco. Con il solo ed unico scopo di farti commuovere, di farti spalancare occhi e bocca in quell’espressione da bimba stupita (non ho detto stupida, o, comunque, non oggi!!) che solo tu riesci ad assumere, e di farti anche piangere, perché, in fondo, siamo dei sentimentali, o meglio dei cinici-sentimentali

Sono stata eletta, a furor di popolo, (solo da tua sorella in realtà, ma tu sai come riesce ad essere convincente) ad aprire le danze, con questo cappello introduttivo.

A quale scopo? Oltre alle lacrime di cui sopra?

Non lo so.

Anzi lo so, ma la paura dei picchi iperglicemici, mi tarpa le dita.

Tu hai un dono Meri Pop. In verità più di uno. Ma ne hai soprattutto uno: hai saputo unire persone diversissime fra di loro, in una sola e unica pagina color melanzana. Hai permesso che persone sconosciute si fidassero una dell’altra, vomitassero affetti-sentimenti-paure-coraggio-ansie-amore-fastidi, assolutamente a ruota libera. Avendo te come garanzia delle loro parole.

E se questo a te pare poco…

Hai riempito mattine, sere, pomeriggi e notti, e anche quando sembrava che non avessimo nulla da dire tu hai saputo coinvolgere e trascinare verso parole mai dette.

Hai fatto pure incazzare, hai fatto chiudere pagine di schermo in modo brutale, hai fatto specchiare noi in te. E te in noi, purtroppo per te.

E ora, da scartare come baci perugina, i nostri auguri per te.

14 (e piu’) Risposte to “I migliori anni della nostra vita”

  1. Marilla Dice:La mia parte più intima

    Tu sei stata per me un gran dono dalla vita. Di quei doni inaspettati e per questo fantastici. Il pensiero ricorrente della giornata è: “Questo lo dico a Meri”. Credo riassuma tutto. E se ci aggiungo che sei la parte migliore di me, posso davvero andarmene.

    E oggi voglio dire a Meri:

    felice compleanno, mi rode non essere li con te

    Marina

  2. Manu Dice:

    Hai presente quelle persone che ti piacciono così, di botto? Tu mi piaci così, di botto. Non ho ancora avuto il piacere di vederti di persona, ma mi piaci, mi fai sorridere, riflettere, leggo le cose che scrivi e leggo passione per tutto ciò che fai. Ho conosciuto tua sorella, dopo esserci scontrate qualche tempo fa, galeotta una mela chiodata che ci divideva…. poi ho capito che mi piaceva tanto, tua sorella. Ho conosciuto quella sbaciucchiona di tua nipote, che conto di rapire per qualche giorno, portarla a casa mia e tenermela abbracciata stretta stretta…. insomma, quando avrò il piacere di conoscere anche te, splendida creatura? Intanto i miei più sentiti auguri, onorata di far parte di questa invasione pacifica.

    Buon compleanno!

    Manuela

  3. Princess Dice:

    Oh Meri…che bello partecipare a questa festa a sorpresa virtuale, sono pronta con palloncini, stelle filanti ed una torta immensa di quelle da dove tu (io purtroppo no per problemi di spazio!) puoi uscire fuori a misura intera!
    Venire a leggere i tuoi pensieri e le tue parole è un momento di evasione dalla realtà, che mi fa entrare in contatto con me stessa e conoscere vari aspetti di persone stupende, proprio come te!

    Quindi, cara Meri, quest’anno in più non si vedrà sul tuo viso, ma per me è un’occasione per farti sapere che fortuna ho avuto a incontrare te, il tuo angolo virtuale, la tua splendida famiglia e le tua amiche (va beh anche marina va!).

    E ora si dia inizio alla festa! Vai col trenino “pepepepepepe…zazuera zazuera…zazuera zazuera…aeiou ipselon”…AUGURIIIIIII!

    Alessia

  4. Rob May Dice:

    Ok, ok, già lo so che mi tocca provare ad abbassare la curva glicemica che la Biglia ha alzato sulle nostre teste manco fosse Mimì Ayuara. Ebbene io posso dire che Meri la conoscevo già da tanto eppure solo attraverso queste pagine si può dire l’abbia conosciuta veramente. Pazzesco no? Di solito si passa dalla conoscenza virtuale a quella reale invece è stato un po’ il contrario. Dunque il prossimo che parla male della rete e di fb, gli faccio l’esempio nostro. Quanto mi fa arrabbiare la Meri che troppe volte viene a farmi tana là dove io provo a passare il calcestruzzo, che apre dove io chiudo, che parla dove io taccio. E anche che piange dove io rido. E allora buon compleanno Meri, che io avrò anche la fortuna di farteli live questi auguri. (insomma un pezzo di torta lo scucio oppure no?)

    Baci grandi, tua profe.

    Roberta

  5. Professor Pi Dice:

    Gentile Meri Pop,

    come Ella ben sa ci sono molti modi di misurare una persona. I più banali sono il peso e l’altezza e, onestamente, se dovessimo limitare a questi soli parametri la Sua misura saremmo costretti ad arrivare a conclusioni insoddisfacenti.

    Fortunatamente ci sono strumenti più raffinati che possiamo usare ed uno di questi è il calore che una persona riesce ad emanare e a creare intorno a se.

    Sono felice di poterLe comunicare che esperimenti recentemente condotti sia in via informatica che in loco hanno dimostrato che per quanto La riguarda non solo questo valore è alto, altissimo, superiore a tacco 12, ma anche in continua ascesa.

    Mi preme, quindi augurarLe, in questo giorno, lunga e serena vita.

    Il Suo,

    Professor Pi

    Pietro

  6. Pres & FirstLady Dice:

    C’era una volta…

    -T. era felice.

    -T. credeva di esserlo!!

    -T. faceva tutto quello che faceva perchè ormai la sua vita era impostata in quella direzione.

    -T. tutto ad un tratto l’ha travolta un tir in discesa senza freni…

    -T. non è più felice.

    -T. non la risolleva nemmeno una gru.

    -T. non sa che pesci pigliare.

    -T. incosciente clicca “prenota”.

    -T. si ritrova centrifugata dentro ad un ciclo di lavaggio che non aveva mai provato.

    -T. viene lavata, stirata e tirata a lustro da tutti quelli che incontra a partire da quel momento.

    -T. ritrova un’autostima ed una fiducia in se stessa di cui non sapeva nemmeno l’esistenza.

    -T. scopre la MeriPop che è in lei.

    -MeriPop scopre che un atteggiamento positivo e aperto, ti porta a vivere momenti unici e a conoscere tante nuove belle persone.

    -MeriPop è di nuovo felice.

    -MeriPop ritrova un presente da vivere, speranza e fiducia nel futuro.

    -MeriPop è la pallina che scorre sul piano inclinato: inarrestabile, coinvolgente e travolgente.

    -MeriPop aveva perso 1 amore, ma ora ne ha trovati tanti altri, e sono tutti gli amici che oggi le dedicano un pensiero in questo post.

    – Meri Pop è oggi, per Pres e First Lady, un’Amica che scalda il cuore.

    Tanti Auguri di Buon Compleanno ad una persona speciale, che non sapeva nemmeno di esserlo…

    First Lady & Pres

    Anno domini – I d.M.P (leggasi primo dopo Meri Pop)

    Elisa & Daniele

  7. Ragnettola Dice:

    oddio sono in ritardo, stasera c’è la festa a sorpresa di MeriPop.. Cosa mi metto? Li ci andranno sicuramente persone eleganti, che parlano difficili, e sorridono molto. Magari pure qualche ometto interessante. Certo, la star è la Meri, ma pure noi invitate ci dobbiamo far carine no? Tacco 12, sicuro, e quasi quasi mi infilo quelle rosa, che le erano piaciute tanto quella volta a casa della Marilla, se le era pure provate… e un bel top, che fa sempre sera! Penso che nel frattempo pure lei se lo sia comprato, un bel top da serata importante, come quella volta che doveva uscire per quell’aperitivo, e chiedeva consigli!!

    E poi, mi metto un bel sorriso, come quello che ha lei.. Un sorriso con gli occhi che brillano, perchè si sa, sorridere con la bocca è facile, ma con gli occhi tutto diventa più complicato.

    E tutta pronta e apparecchiata, arriverò alla sua festa, e le dirò quanta compagnia mi sta facendo in questi mesi, le dirò grazie, per aver ascoltato i miei pensieri, le dirò grazie per i suoi consigli, e per la sua faccia stupita durante le chiacchiere davanti alla cena preparata da Marilla…

    E le dirò pure che le voglio tanto bene, e che spero che sia un compleanno felice e pieno d’amore…

  8. Valerimba Dice:Quando un’amica ti dice…ti faccio conoscere mia sorella, cara MeriPop è d’obbligo rispondere con un sorriso di circostanza e dire: “Sarà un piacere”, mentre pensi: “Ma che mi importa a me di tua sorella?” Sapevo anche che eri magrina come un’acciuga, il che, tanto per non essere razzisti, mi predispone maluccio.Poi, poi mi trovo di fronte Te: una voce bassa, misurata anche se calda, che non ha paura di esprimere le proprie esperienze e la propria vita: Mi racconti con due occhi che commentano e rivelano ogni sfumatura non detta, frammenti di Te, e lo fai in modo onesto e lo fai in modo aperto e lo fai in modo che mi fa pensare “Ecco..una Donna”Non è così scontato piccola Meri credimi, trovarne.

    I miei auguri sono di continuare a essere così, coraggiosa,come tutte le Donne che hanno il coraggio di osare: di ribaltare la propria vita, di scardinarne le basi imposte da famiglia e ambiente, di partire per l’Africa alla ventura, di venire a conoscere una flotta di estranee, già compattate da conoscenze assodate, di farsi tagliare i capelli da una ragazzina squinternata e dark.

    Auguri MeriPop. Tu e il tuo scintillante caschetto avete tutta la strada davanti.

  9. Mena a Brea Dice:

    Irrompere nel Blog di Meri per farle gli auguri… cosa splendida!

    Era mia intenzione fare un intervento tutt’altro che serio, come al solito, ma questa volta mi risulta proprio impossibile!

    Ora non strabuzzare gli occhi Meri, a volte capita anche ai migliori!!!!

    Se dovessi fare gli auguri per ogni Meri che si scopre giorno dopo giorno, riempirei il blog per almeno un anno, eppure la conosco solo da sei mesi.

    Ma visto che anche fare gli auguri è per me cosa inusuale, voglio ringraziarla! Ringraziarla perché è un punto di riferimento per tanto e per tanti, incluso me, perché nel parlare con lei (anche di cose serie e gravose) è difficile non sorridere, perché mi ha fatto riscoprire la bellezza del conoscere il prossimo, perché ho scoperto una persona meravigliosa, perché i nostri aperitivi (che ultimamente sembrano delle strade africane, visto le buche che ci diamo l’un l’altro) sono pillole di ottimismo e gioia, e infine, perchè mi sopporta…e vi pare poco???

    Ok Meri, dopo questa la menabrea me la offri?

    Fabio

  10. Sunny Dice:

    Grazie Sister.

    Perché quando sono arrivata tu eri lì ad aspettarmi.

    Perché gli inizi non sono stati facili.

    Perché magari me lo meritavo lo spazzettino del bagno sulla testa.

    Perché ci siamo unite nonostante tutto e nonostante tutti.

    Perché é importante essere in due.

    Perché é bello volerti bene.

    Perché é bello il tuo affetto.

    Perché é importante sapere che ci sei.

    Perché é importante specchiarmi nella tua anima.

    Perché, nonostante tanti stop & go, siamo sempre ripartite.

    Insieme.

    Perché per fortuna ci sei sempre stata.

    Perché per te ci sono sempre stata.

    Perché sei casa.

    Perché sei la zia speciale.

    Perché sei un porto sicuro per grandi e piccini.

    Perché sei coraggiosa.

    Perché hai brevettato il trasloco in metropolitana.

    Perché sei uno scricciolo con la forza di una leonessa.

    Perché hai parole magiche.

    Perché com’é profondo Amare.

    Perché sei saggiamente ironica.

    Perché sei, semplicemente sei.

    Perché sei MeriPop.

    Ti auguro un mondo d’Amore.

    Paola

  11. Valentino D’Addario Dice:

    In uno sperduto e bellissimo paesino sulle montagne, l’estate meripoppa si ritrovava, tra le pecore e le mucche, anche a giocare con bimbi che sarebbero cresciuti con lei. Passa un’estate, ne passa un’altra e un’altra ancora.. e meripoppa sempre lì, con le sue biciclette, a scorazzare per il paesino insieme ai suoi amichetti (e amichette): e vai alla stazione, e vai al lago, e vai all’eremo, e vai alla pineta… non c’era luogo che meripoppa lasciasse in pace. Paoletta, ovviamente vigilava e faceva pure un casino micidiale.

    Noi, poveri amichetti di complemento, aspettavamo l’estate consapevoli delle fatiche che l’arrivo (dalla capitale!) di meripoppa & paoletta ci avrebbe riservato.

    Ma era bello: eravamo felici e non lo sapevamo.

    Ora, ad essere sinceri, nessuno di noi, cara meripoppa, avrebbe scommesso una lira che paoletta, per dire, avrebbe mai distinto un’imposta da una tassa, un conto economico da uno stato patrimoniale. ne che tu, proprio tu, cara tizzy, ti mettessi a scrivere, addirittura, libri, dispense, opuscoli e perfino blog… (sopravvolo sul sottoscritto per esercizio di pietade…). No, noi a quei tempi sognavamo cose semplici: una passeggiata notturna “fino alla pineta”, un bacio rubato, il cazzeggio assoluto “alla villa”. Poi per tutti tutto è rientrato nella bruta normalità: studi, lavori, famiglie, tempo che passa. anni. molti anni. Epperò si, ci siamo pure persi: ma ci siamo ritrovati. e se ci riperderemo fa nulla, restano intatte le radici. Ho un amico vero che mi dice sempre: “Non m’importa dove sei, so che da qualche parte spunterai. O lo farò io.”

    Ecco, maripoppa, tanti auguri dall’amico vero. Spuntato dal codice binario che ti fa leggere queste righe…

    Valentino

  12. Antonella Dice:Cara la mia acciughetta,mi immagino vicino a te, in un bel posticino a bere cioccolata calda e vederti scartare il pacchettino.
    Siamo tutte intente a chiacchierare e ridacchiare tra noi, quando dall’alto scende Marilla con due ali viola e verdi che canta “I will survive”.

    E capiamo che è finito il nostro momento ma è proprio lì la festa!

    Con tanto affetto.

    Buon compleanno amica mia.

    Antonella.

    I will survive

  13. Patù Dice:

    A Meripop mi unisce un cappello rosso, una scalinata e i cessi di molti partiti d’Italia. Da Meripop mi divide il coraggio di stravolgere la propria vita con leggerezza, qualche piatto rotto e la classe inimitabile nel mettere a ferro e fuoco le curie del Paese. Tante volte mi sono chiesta di che materia fosse fatta veramente Meripop, perchè mi pare chiaro che non può essere umana. Dopo averla vista trangugiare lacrime e risate e rinascere ogni volta sempre meglio, sono arrivata alla conclusione che in realtà non esiste. Non può esistere un essere così. A te che non esisti ma che riesci ad esserci così tanto in tutti noi: auguri di cuore.

    Daniela

  14. Gimbo Dice:

    Messaggio di auguri per meri (in terzine):

    cara meri,

    chi ti trova

    trova un tesoro

    besos, gimbo

    Gianmarco

Le 9 regole. Per fare ciò che volete

mercoledì, ottobre 20th, 2010
di Emanuelle

Uno) Volate alto, metteteci fantasia

Due) Parlate poco di voi e di quello che avete in mente, mai di sesso, ma cercate di essere protagoniste  

Tre) Nessun complesso verso i tabù. Nessuno mai vi ringrazierà se siete fedeli. Non fate collezionismo, ma cogliete l’attimo fuggente  

Quattro) Accennate il primo passo, se vi va. Potete avere chi volete  

Cinque) Vince chi fugge, ma inutile fuggire se lui non vi insegue. Fatevi trovare  

Sei) Gelosia al punto giusto. Stuzzicare senza soffocare  

Sette) Siate più costose possibili. Più costate più valete. Ovviamente entro i limiti delle sue possibilità 

Otto) Perdonate. Ma non dimenticate. Ogni tanto, ricordate… e l’unico perdono totale resta, comunque, e sempre, soltanto la vendetta  

Nove) Si può amare contemporaneamente, a patto di essere fedelissimi nei sentimenti. Ognuna di noi, in amore, è quella che il tuo uomo, o i tuoi uomini, ti consentono di fare.  

Seguono le postille a cura di Mario   

Essere devote a due principi fondamentali:
1) Non è come pensi tu
2) Posso spiegare tutto
Altrimenti, prima o poi va a finire male  

P.S.
a cura di Meri Pop
L’autrice è mia amica. Amica di quelle che, come Patù e tante altre più o meno camuffate su questo blog, sono venute a raccattarmi da qualche parte quando ne avevo bisogno: il che non è successo spesso ma, modestamente, sempre in grande stile. C’è da dire che solo Patù si è dovuta fare 200 scale scivolose d’inverno su Trinità dei Monti. Ma è pure la più giovane e quindi ha poco da lamentarsi.
Emanuelle, per dire, alla fine ha deciso di mettere la sirena sul motorino per scapicollarsi sulle preferenziali: va anche considerato che quest’anno festeggiamo 20 anni di con-vivenza ed è l’unica, oltre al mio parrucchiere, con la quale possa puntare a festeggiare un caspita di 25mo di qualcosa.

Approfitto dell’odierna giornata per ringraziarvi tutte tutte. 

Ma pure i maschietti. Che, incredibilmente, nell’ultimo anno ne ho trovati, o ri-trovati, addirittura di momentaneamente affidabili.