Archive for the ‘Baciare’ Category

Il bacio oltre la siepe

venerdì, aprile 13th, 2018

Cari uomini,
chiediamo solo che uno spunti da una siepe e ci baci per cinque minuti, non è difficile dai.

La primavera addosso

giovedì, aprile 12th, 2018

Si sono rivisti dopo trent’anni, che l’ultima volta era stato alla cena dopo la maturità, Maria e Francesco.
A Milano, che sapessi com’è strano.

Lui è lo stesso cazzoncello di trent’anni fa, ha fatto un bel po’ di strada ma è sempre un gigione. La strada l’ha fatta pure lei e nell’amarcord della serata hanno lavoro facile tutti e venti i commensali a ricordare le goliardiche imprese di classe. Nel senso il Quinto B. Alcune amicizie del liceo hanno questo: che le ritrovi quasi intatte appena ti siedi a tavola davanti a una pizza, al netto delle decine d’anni che i segni li hanno  lasciati sì, ma solo sul contorno occhi e nelle ripetute ammaccature del cuore.

E’ primavera sul calendario ma fuori è ancora inverno. Un invincibile inverno. Piove che dio la manda. Quasi nevischio.

Vabbè, si è fatta nacerta anche a Milano. Che strada fate voi? Dove abiti tu? Ti riaccompagno a casa. In motorino. Si scivola. E si ride molto, a bordo. Poi ecco, grazie, arrivata, tieni un attimo la borsa, prendi il casco, ciao, ciao, alla prossima, ciao.

E’ un quarto d’ora dopo che Francesco si conferma il senzacapa che è, e arriva il uozzappo
-Ma che per caso c’è un mazzo di chiavi fuori casa tua, per terra? Che non trovo più le mie…
-Passa il tempo ma la tua testa è la stessa eh. Scendo e controllo
-O le trovi o mi devi ospitare, vedi che puoi fare

Maria scende, struccata, con i pantaloni del pigiama sotto e il piumino incappucciato di sopra. Esce, si fa luce col cellulare, guarda in terra, vicino alle fioriere, vicino al citofono e poi rialza la testa e inizia a scrivergli che No quelle chiavi non ci sono e Sì, è invece allora, sotto al nevischio di aprile, che l’imprevisto sbuca da dietro la fioriera, le prende il viso tra le mani e la bacia. La bacia per cinque spettacolari minuti.

-Ma tu che hai fatto?
-Meripo’, ho chiuso gli occhi. E mi sono sentita la primavera. La primavera addosso.
-E poi che è successo?
-E poi lui ha rimesso il casco e se n’è andato E io, io “ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, vi era in me un’invincibile estate”.

L’attraversata

mercoledì, aprile 11th, 2018

Si comincia, e sarà sempre, così: un’attraversata fuori dalle strisce pedonali.
Auguri ragazzi, buona traversata.
#weddingday in Rome

Foto Meri Pop

L’amore senza

venerdì, marzo 16th, 2018

Per me è un po’ come l’11 settembre: non dimenticherò mai dov’ero quel giorno. Quello in cui lo rapirono e quello nel quale lo ritrovarono. Come mai dimenticherò le immagini di quel corpo rannicchiato in un portabagagli.

Ma se su un blog sentimentale oggi vi parlo di Aldo Moro -oggi che sono passati 40 anni- non è per ricordare una morte: è per ricordare, e tenere sempre viva, una passione. La sua. Ma non quella per la politica che pure ci fu, lo travolse e lo uccise.

Ce n’era un’altra, di sua passione, che non avevo mai incontrato finché è stato vivo. Perché tutto avrei immaginato tranne che l’uomo austero e compassato con quella frezza bianca in testa potesse scrivere, dopo tante pagine di storia, anche e soprattutto pagine d’amore.

Di un amore mai morto, neanche quando se ne è andato lui e neanche quando se ne è andata pure lei.

L’amore senza trucco, senza parrucchiere, senza foto, senza articoli, senza gossip, senza un filo di rossetto, senza un bel vestito, senza clamore, senza fulmini, senza tuoni, senza farfalle.

L’amore senza. Che io ho faticato tanto a capirlo.
E ancora oggi mi sorprende.
E vorrei entrarci sempre in punta di piedi, dentro quell’amore strano.
Dentro quell’amore senza.
E ci penso sempre.
Penso che, davvero, “se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. Anche per noi.

Cara Norina,
mi hanno detto che tra poco mi uccideranno.
Ti bacio per l’ultima volta (…)
Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi.  Uniti nel mio ricordo vivete insieme.  Mi parrà di essere tra voi.  (…)
Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.
A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.  Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.  Sono le vie del Signore.
Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno.
Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.
Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto”.
Aldo Moro

Dire, cucinare, baciare

venerdì, marzo 2nd, 2018

Le 18,30 del venerdì che, ve lo ricordo, sono l’ora più felice -e piena di autostima- della settimana.
Qui dopo aver invitato amiche a cena.

La prima cosa bella

lunedì, febbraio 26th, 2018

La prima cosa che fanno è la foto, poi si baciano, poi si prendono a palle di neve e poi cascano.
La neve a Roma. Altra grande metafora dell’amore.

La neve a Roma. Foto Meripo’

 

Perché tutti vogliamo innamorarci

mercoledì, febbraio 14th, 2018

Tutti vogliamo innamorarci, vero?

Perché? Perché è un’esperienza che ci fa sentire completamente vivi, ci rigenera, risveglia tutti i sensi, ingigantisce ogni emozione. La nostra realtà quotidiana è scossa e siamo catapultati in paradiso.

Può durare anche un solo momento, un’ora, un pomeriggio, ma questo non toglie una virgola al suo valore. Perché ci lascia dei ricordi preziosi che conserveremo per tutta la vita.

Ho letto un articolo, qualche tempo fa, che diceva che quando ci innamoriamo sentiamo Puccini nella testa. Adoro questa immagine. Credo che succeda perché la sua musica esprime il desiderio di incontrare la passione nella nostra vita. E l’amore romantico. E – mentre ascoltiamo la Bohème o Turandot o mentre leggiamo “Cime tempestose” o guardiamo “Casablanca” – un po’ di quell’amore rivive anche dentro di noi.

Quindi, la domanda finale è: perché le persone hanno sete di amore, pur sapendo che ha una data di scadenza e che può essere doloroso e devastante?

Io credo che sia perché finché l’amore dura, cazzo, non c’è niente di meglio.

Barbra Streisand
“L’amore ha due facce”

Afrodite

Afrodite dea dell’Amore

Il comma 22 del sesso

giovedì, settembre 28th, 2017

“C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia”. Così parlò il maestro Beigbeder nel fondamentale ma per certi versi ottimistico tomo “L’amore dura tre anni” (“Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così”).

Poco fa mi sono imbattuta prima nella notizia della morte del compianto benefattore Hugh Hefner, fondatore di Playboy e affondatore della vista di parecchi, e poi in un video di Alain de Botton “Come non smettere di fare sesso”, pubblicato qui da qualche Internazionale fa, ove si tenta una spiegazione del perché -senza scomodare l’amore ma le due cose temo di intreccino, marescià nel senso siano collegate- il tempo decreta in una relazione il de profundis della voglia di fare sesso.

Per farla breve ciò è dovuto al fatto che si passa dal comodato d’uso alla legittima proprietà. Cioè dal tentativo della conquista di un essere libero e indipendente all’acquisizione in esclusiva:

Per dirla con un’equazione

“EROTISMO = POSSESSO+LIBERTà”

Senonché, invece, desiderare qualcuno di solito significa “voler ridurre la sua capacità di sopravvivere senza di noi”. Mettendo in atto ogni umana e sovrumana tecnica per incastrarlo. Fossimo su Facebook il prode Zuckerberg direbbe: Giovanna è passata da essere una Conquista a essere una Prigione.

C’è poi il fattore P, PAURA:

il sesso è una richiesta e perché ci inzurlisca deve prevedere la possibilità di un rifiuto. Ecco perché la maggior parte delle litigate finisce a letto: perché ripristina la possibilità di perdersi e quella di tornare indipendenti.

Insomma il sesso funziona in presenza di
Libertà
Fiducia In Se Stessi
e Capacità di Stare Da Soli.

Cioè esattamente le cose alle quali iniziamo a rinunciare cinque minuti dopo esserci accoppiati.

Siamo dunque al “Comma 22” del sesso. Come recitava il paradosso contenuto nel romanzo del signor Heller: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

Poi dice che non funziona.

Comma 22

Il bacio sospeso

giovedì, luglio 6th, 2017

A postumo bilanciamento dell’Addiomapureunpocoassòreta di ieri giunge oggi la Giornata mondiale del bacio a rimetterci al principio del ciclo amoroso. Intanto informo l’utenza che gli italiani, secondo una indagine che non so davvero come caspita siastatafatta tipo LEIQUANTOBACIA, sono tra i più assidui baciatori del mondo, attestandosi con un 75% di popolazione che si dedicherebbe a ciò “più volte a settimana” mentre la popolazione mondiale sta su un micragnoso 56%.

Contrariamente a quanto ci ha cantato Celentano per anni, il tuo bacio non è peggnente come un rock ma E’ “come se fosse un tango perché proprio come accade in questa danza anche nel bacio istintivamente ci deve essere qualcuno che conduce”, ci informa Roberta Giommi, direttore dell’Istituto Internazionale di Sessuologia su Rep.

“Quando si è innamorati – prosegue l’esperta – il bacio è profondo e caratterizza in modo decisivo l’aspetto erotico della coppia”. Mappoi… “quando ci sono problemi di coppia il bacio profondo è una delle prime cose che scompaiono mentre resta quello ‘a stampo’ dato sulla guancia che ha un valore diverso”, ci dice l’esperta. E qui potremmo scomodare la categoria Grazie e Graziella e omissis.

E dunque baciamoci sempre e baciamoci oggi e si baci chi può, che fa bene anche alla salute perché fa fare la ola pure alle endorfine. Ma siccome, diciamolo, gli amori più belli e di successo sono quelli che vivono nella nostra immaginazione -anche quando ne abbiamo uno reale tra le mani che poi ci riraccontiamo nella cabeza- c’è che probabilmente il bacio più bell  potrebbe essere quello sospeso: quello che non abbiamo avuto il tempo o l’occasione di dare. L’ultimo, il primo, quello in più. Il bacio sospeso, come il caffè.

Avere qualcuno da baciare è bello. Sapere che da qualche parte c’è un bacio che ti aspetta rischia di esserlo ancora di più.

Smack.

Canova bacio amore e psiche

Canova, Amore e Psiche

Il viaggio più lungo si chiama Addio

martedì, luglio 4th, 2017

Sai cosa è stato veramente quando finisce. Per come finisce. Ci si prepara sempre a iniziarli, gli amori. Mai a finirli. E infatti si vede. Di norma finiscono come fossero la sceneggiatura di un ubriaco. Peccato. Perché di una cosa che statisticamente sai per certo solo che è destinata a finire, dovresti prepararti e curarla, un’uscita di scena degna di ciò che è stato.

Loro due, per esempio. Marina e Ulay. Marina Abramovich e Uwe Laysiepen, detto Ulay. Due grandi artisti uniti anche dall’amore.

Ma la statistica non risparmia nemmeno l’arte, che pure è immortale. Nel 1988 capiscono che l’amore li sta lasciando. E cosa fanno? Vanno insieme in Cina. Poi partono dagli estremi opposti della Grande Muraglia cinese, lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo, e iniziano una monumentale camminata di 90 giorni per 2.500 chilometri, per poi incontrarsi nel centro del percorso, abbracciarsi forte, dirsi addio e non vedersi mai più.

Perché, è vero, ci si incontra e ci si lascia sui (e per i) confini.

Marina Ulay Muraglia

Marina e Ulay, The Lovers

Passano gli anni. E’ il 2010. Lei aspetta nessuno seduta 700 ore su una sedia. Settecento ore a fissare gli sconosciuti che si avvicendano al suo cospetto. Milleeqquattrocento persone, circa. E’ il 2010, è il Moma di New York, ed è quella una delle performance artistiche più lunghe della storia, “The artist is present”.

Lei si sedeva la mattina e si alzava la sera. Di fronte le scorreva un fiume ininterrotto di persone. Lei accoglieva chiunque volesse sedersi, in silenzio, impassibile. Li accoglieva con gli occhi, prevalentemente. Finché a un certo punto a sorpresa lì davanti si siede lui, Ulay. Lui inizia a fissarla, non dice una parola. Lo guarda anche lei. Ma nel silenzio gli occhi di lei iniziano a parlare e a riempirsi di lacrime. Poi si protende sul tavolo verso di lui e gli prende le mani. E’ una scena struggente.

Marina Ulay sedia

Marina Abramovich e Ulay

Eccola:

Una cosa che il genio che l’ha pensata (romantici ma non cojoni, penso che creata fu) merita la gloria eterna e anche un amore, eterno, se ciò fosse considerata una ricompensa e non piuttosto una condanna.

Senonché mentre stavo lì a struggermi pure io per aver viaggiato tanto ma non essere riuscita a trasformare in viaggio manco un Addio, anche quando c’erano il viaggio e l’addio sostanzialmente in contemporanea, ecco che la realtà irrompe a spezzare una lancia pure in favore dell’apparente sfiga: perché, signore e signorimiei, c’è che Ulay poi ha portato in tribunale Marina.

Cioè dopo sto popò di struggimento di maroni sull’amore e l’addio d’amore e chiudiamola così senza rancor movvoi vi denunciate? E allora ditelo. Ditelo che qua non si può più contare su nulla. Non dico sull’amore mammanco sulla Grande Muraglia.

E tutto vi avremmo perdonato. Tutto. Tranne il fatto che dopo averci illusi per due volte che quella era l’ultima spettacolare volta che vi vedevate movvoi vi rivedrete. In Tribunale. Non si fa.