Archive for the ‘Siparietti’ Category

Valerì, si tu sapiv sticcos te n’aviva ì

Friday, January 17th, 2014

Circostanze nelle quali Grace e il napoletano suonano definitivi come la Cassazione

DRIIIIIIIINNNNNNN

-Uà Meripo’ ma hai visto a quella?
-Grace, quella chi?
-Valerì
-No, è uscita dall’ospedale?
-Ma quaaaand… no no sta ancora dentro però mo’ dice il giornale che quella sapeva da due anni. DUE ANNI, Meripo’, DU-E-AN-NI
-Eh Grà ma mo’ che dobbiamo fare, noi?
-Tu gli devi scrivere una lettera, a Valerì e glielo devi dire
-Che le devo dire Grà?
-Che se sapiv sticcos da due anni, mo’ la crisi di nervi non regge, scrivi Meripo’
-Va bene, Grà
-E poi le devi dire pure: Valerì, se sapiv sticcos da due anni… te n’aviva ì. Te n’aviva ì prima e no in ospedale

Valerì, io te lo dico con le buone: sientammè, ora fatti la tua bella borsina ed esci dall’ospedale. Quello s’è presentato oggi dopo una settimana coi fiori e i cioccolatini. Capisci, Valerì? I fiori e i cioccolatini, manco una visita di cortesia alla puerpera da parte del condominio. Jà, Valerì. Che come dice Grace “non sì la prima che port ‘e ccòrn” ma anche quelle si devono portare con classe. Come fossero un casco. Tipo.

Perché le donne scrivono lettere che non spediscono

Wednesday, January 15th, 2014

Ristorante, interno giorno, Grace ed io

Lei indugia sul menù, ci tentano con un risotto taleggio, guanciale croccante e nonmiricordo, indugia ma poco pure lei poi guarda amaramente la signorina e ordina rassegnata, e con i segni della sconfitta in volto

-Straccètti

Intanto mi sovviene l’eterno. Problema

-Grace scusa ma quell’amore d’Oltreoceano dell’amica tua come è andato a finire?
-Uà Meripo’ e come doveva finire: m a l e
-Ah…. Nel senso che si sono lasciati?
-Nel senso che lei, dopo che quello manco più l’ha cercata, voleva scrivere pure ‘na lettera
-E non gliel’hai fatta scrivere?

Assolutamente incurante degli avvertimenti di Nino Buonocore nell’indimenticata “Scrivimi” (Se non sai come dire se non trovi le parole non ti devi preoccupare io saprò capire)

Grace mi risponde

Io ho detto “Scusa ma stamm semp co sti lletter n man? E che vorresti scrivere?” Lei ha cominciato a balbettà e io ho risposto “Sientammé, se manco lo sai spiegare a te, pensa un po’ che cosa c’è da dire a lui. Finiscila co sti lletter. E ricomincia a vivere.”

Così si chiarisce dopo anni, e finalmente, anche il titolo di quel famoso tomo che ha accompagnato parecchie adolescenze e ancora troneggia sugli scaffali di selfhelp: “Perché le donne scrivono lettere che non spediscono”: perché, signori miei, prima incontrano Grace.

L’occasione mi è gradita per riproporre dunque l’evergreen dell’autoflagellazione:

La ‘nduja oltre la siepe

Tuesday, December 3rd, 2013

Pranzo dalla mamma, interno giorno, lei ed io. Quantità di cibo da stoccaggio ipermercato.
-Ti ho fatto il brodo, che tu chissà ogni quanto te lo fai
-Mamma non l’ho mai fatto in vita mia
-E ti ho preso i tortellini al negozio di Sabrina (è il nostro Fauchon, livelli altissimi)
-Grazie ma ti avevo detto una cosetta leggera, che devo tornare a lavorare
-Infatti, poi c’è solo una fettina di polpettone con i piselli
-Burp
-Senti, piuttosto, tu non ti fai mai sentire ma io penso sempre che ora non hai più nessuno che si accerti che la sera rincasi…
-Beh effettivamente è una delle poche  controindicazioni per chi abbia optato a favore di un divorzio, disciamo
-Eh inoltre io sono sempre un po’ preoccupata e penso spesso “E se la sera qualcuno si apposta dietro una siepe mentre rientri?”
-Mamma ma quale siepe, che non c’è manco un filo d’erba?
-Intendo dove abitavi prima, ero preoccupata prima, per la siepe. Ma anche ora
-Mamma però scusa mi hai sempre detto che una donna deve essere autonoma, che se ha una buona testa non ha bisogno di uomini
-E si, bellamia, autonoma. Ma mica sola eh. Ora però sbrigati che c’è anche la ventricina buona di papà

Non fate l’onda

Wednesday, October 30th, 2013

Non so se avete visto il figaccione brasiliano che surfa un’onda di 24 metri. In piedi su una specie di Everest di acqua. E non so se avete visto proprio lui, il figaccione. Il quale, uscito vivo da cotanta impresa quando subito prima un’altra surfista ha rischiato di rimanerci secca, ha pure commentato “E’ stata fortuna. Non possiamo sapere quando arriverà l’onda”.

E’ stato però guardando il mozzafiato video che mi è tornata in mente una similare situazione. Similare nel senso che quella volta là io il video lo giravo e in acqua, alle Hawaii, c’era l’ex poveruomo. Il quale, vinta una causa, aveva girato l’assegno su un viaggio: IL viaggio. Hawaii. Storditi per giorni da bellezze di ogni tipo infine lui decideva di fare anche un corso di surf, con mio grandissimo gaudio: per l’istruttore. Al termine della settimana il poveruomo mi consegnava una videocamera dicendo

-Oggi mi porta a surfare in un posto “loro”. Mi raccomando, fai tu le riprese

I posti “loro”, cioè quelli dei local, sono una specie di Gruppo Bilderberg dei surfisti: inaccessibili ad altri. Dunque con tutta la sacralità del momento mi mettevo sulla riva e azionavo la telecamera. Davanti a me si stagliavano le immagini emozionanti di surfisti che danzavano tra le hawaiane onde, tra i quali spiccava il mio ex poveruomo. Con l’emozione del caso riuscivo a riprendere la sua performance da 10 e lode, a cavallo di una temibile onda locale. E dunque, una volta arrivati lui e l’istruttore a riva, gli correvo incontro con le braccia al collo ululando

-Sei stato bravissimo! Che stile e che performance

Ma è stato quando lui ha risposto con – Beh, peccato per quella caduta

che ho capito che il nostro matrimonio aveva le stagioni contate

Tentavo un balbettante – Ma quale caduta, caro???

prima di arrendermi all’evidenza: signori, avevo ripreso un altro.

Dunque ora conservo nella teca delle figure del cavolo anche il video impeccabile di un vattelappesca su una hawaiiana tavola da surf lì issato per venti minuti. Minuto per minuto.

Buckingham House

Wednesday, October 23rd, 2013

Oggi Battesimo del royal George.

Mi è allora gradito ricordare di quando, per il matrimonio dei reali genitori, su Zuckercoso si organizzò con Roberta e Grazia la direttastriming dal titolo “Anche tu invitato al royal wedding”.

Ero in cerca di casa e un giorno chiamò l’agenzia.

-DRIIIIIIINNN -Signora Meripo’ scusi per lei andrebbe bene vedere l’appartamento venerdì alle 15?

-No, guardi, mi scusi ma io venerdì alle 15 ho il matrimonio di William e Kate.

Silenzio. Poi lui

-Signò, joo dico subito: la casa non è un granché

Gente che sta salvando l’Italia: Gino della Tim

Wednesday, October 23rd, 2013

Ieri sera sul tardi si è appalesato sull’Aipadio l’avviso ansiogeno della Tim: Gentile cliente la sua cartuccella è scaduta da mo’, che vogliamofare??

Dunque immantinente stamane mi recavo nell’apposito luogo del ricaricamento delle cartuccelle. Nell’illuminatissimo salone a led venivo presa in carico da Gino al quale allungavo direttamente tutto l’Aipadio accompagnandolo da poche, fondamentali coordinate:

-Qui dentro c’è una cartuccella scaduta, dovrei rinnovarla, grazie

Gino, una sorta di Ascanio Celestini ancor più magro, dopo breve consultazione con tutte le offerte disponibili, optava per nonmiricordoquale, accompagnando tutte le fasi dell’attesa dati con un intercalare sul senso della comunicazione in rapporto all’atavica necessità di conoscenza dell’uomo da Socrate a noi, socraticamente soffermandosi sulla necessità di connettere in modo inscindibile il bene con la conoscenza.

Il computer fortunatamente ancora non dando risposte, ma Gino si, mi permettevo di chiedere

-Gino scusi ma lei qui ci arriva direttamente dalla Facoltà di Filosofia?

e lui rispondeva

-Si, avevo un particolare interesse per la gnoseologia

Improvvisamente sentendo tutto il limite del dover dialogare con lui della cartuccella da 99 euro annui per due giganonmiricordo, approdavamo non so come sul tema dei viaggi. E, chiestomi dove fossi stata io questa estate, infine mi diceva che

-Io invece sono stato in Russia: ho letto I Fratelli Karamazov. In quindici giorni

Last kiss

Friday, September 20th, 2013

Già il fatto che per trovare i racconti della mia parrucchiera qui, su questo blogghe, dovete digitare nella ricerca la parola “punk” o in subordine “piccoletta punk” vi dà un’idea della distanza che teoricamente ci dividerebbe. Per il punk. Perché per la piccoletta mi taccio, che già sapete.

Eppure ci sono dei giorni nei quali non ce n’è per nessuno: è dalla mia piccoletta punk che devo andare per ritrovare la piega da far riprendere ai giorni. E anche ai capelli.

Dunque rendendomi conto che fra sette giorni ho l’udienza di divorzio e avendo intravisto ier mattina nello specchio sparuti fili d’argento far capoccella fra i neri e avendo anche realizzato che era da prima dei giorni dell’Iran, e dalla conseguente loro chiusura stagna nell’islamico velo, che non mi ci recavo, immantinente mi ci precipitavo. Dalla parrucchiera.

La mia piccoletta punk è appena rientrata da Londra dove ha fatto la sua gigantesca figura all’Accademia del taglio di Vidal Sassoon sbaragliando fior di femminoni da tutto il mondo. L’ho trovata sull’uscio con le braccia spalancate e le forbici già arrotate. Mi sono seduta, ho preso la rincorsa e le ho detto

-Fraunasettimanadivorzio

Lei non ha detto niente. Ha preso la mia capoccella fra le mani, l’ha scannerizzata per bene e massaggiata. Poi si è rivolta al capostaff (pischello ancora più di lei, che già lo è al limite dell’insostenibilità) e, con l’autorevolezza di un chirurgo all’assistente col bisturi, ha detto:

-Pearl Jam, Last Kiss

Le due ore successive sono state un cesello di forbici, pennello, sguardi e Last Kiss in repeat.

Così, senza dire neanche una parola,  ha finito togliendomi la mantellona come fosse un torero con la muleta, mi ha spazzolata e poi ha detto:

-Non ti ha -e non ti ho- tolto nulla. Ti sei solo alleggerita. Così voli meglio. Ciao Meripo’

Ca’ sennò?

Thursday, July 11th, 2013

Mia madre, quando ero più piccola e facevo i capricci, mi raccontava sempre la seguente, vera, storia registratasi in quel del Molise e raccontatale a sua volta da suo padre.

Fuori dal negozio dei miei nonni si piazzava ogni giorno una corpulenta signora. Seduta sulla sua seggiolina si apparecchiava un altarino di santini e minacciava tutti i passanti e gli avventori tuonando:
-FATEMI N’OFFERTA (pausa e sguardo torvo…) CA’ SENNò…..

-FATEMI N’OFFERTA…..CA’ SENNò…..

-FATEMI N’OFFERTA….CA’ SENNò…..

La tecnica funzionava, non foss’altro per la corpulenza e per il vocione. E alla fine ognuno si sentiva in dovere di cedere. Finchè un giorno uscì mio nonno e al

-FATEMI N’OFFERTA (pausa e sguardo torvo…) CA’ SENNò…..

lui, tuonando ancor più forte dall’alto del suoi 90 chili chiese:

-CA’ SENNò CHE???

e lei, mansueta e rimpicciolitasi d’un tratto, abbassando lo sguardo bisbigliò

-ca’ sennò me ne vado

Mi Amy?

Wednesday, June 12th, 2013

Stanzino estetista, interno giorno, primo appuntamento del mattino. Silenzio ovunque. In sottofondo solo Amy Winehouse. “Will You Still Love Me Tomorrow?”

-Ciaffff.  Straaaaapppppp. Che poi quando ci hai ‘na passione grande rischi che te  consumi presto
-Parli della Winehouse?
-Parlo de sta canzone. Di quel momento magico che stai lì e invece di fartelo bastà e ringrazià il cielo che t’è capitato, invece non resisti e glielo chiedi: mi amerai pure domani?
Pausa
Lei continua con Ciafff. Straaaaaappppppp, Amy con
“è un tesoro che durerà o è solo un momento di piacere?
Posso credere alla magia dei tuoi sospiri?
Continuerai ad amarmi domani?”

Poi lei, l’estetista, riprende
-Che invece la sicurezza ammazza tutto. Tu una cosa la ami solo se la puoi continuare a desiderà. E inveceeeee
-E invece che?
-E invece continuamo a prenotà Chiese
-Eh? Chiese?
-Chiese, Chiese: ci ho l’agenda che esplode de spose. Nun ce basta manco che ce lo giura di persona, lo volemo fa impegnà proprio davanti alle massime autorità. E lì è l’inizio della fine: costruì gabbie per garantirci la sicurezza. E invece…
-E invece?
-E invece, cocca mia, l’unica sicurezza me sa che è lasciargli la porta spalancata. Se je dici “Vai” quello prima o poi se lo chiede: ma ndo vado? E invece…

-E invece?
E invece lo sai, si come finisce la maggior parte delle volte? Che la prima che se stufa di avercelo in gabbia sei proprio tu. E  dopo un po’ non ti interessa più. E smetti di farti pure la ceretta

Ciaffff.  Straaaaapppppp

L’occasione mi è veramente molto gradita per riproporvela qui:

Il posone di Higgs

Thursday, May 16th, 2013

L’autocoscienza del farsi la barba sta all’uomo come la seduta per la ceretta alle donne. Con la sostanziale differenza che la meditazione dei maschi viene fatta prevalentemente in piedi in solitaria mentre quella delle femmine -esclusi pochi e coraggiosi casi di masochistico autostrappo- avviene nella posizione sdraiata dell’analista rafforzata dalla saggezza millenaria dei moccoli sciolti. Ed è dunque questa la motivazione principale, supportata dalla seguente conversazione, che vede questo blogghe ideologicamente contrario al Silkepil.

Centro estetico interno giorno
Ciafff ciaff straaaaapppp (rumori di fondo paletta-striscia)

-Che poi so’ le nove e mezza e io sono già sfatta. Due ore, due ore pe’ arivà stammattina. Ma che te risulti, sti candidati sindaci hanno detto quarcosa contro ‘a pioggia a Roma?
-Intendi dire sul problema del traffico?
-No no io intendo proprio su che fa’ quando piove a Roma. Arfio, pedditte, che ne pensa? Uno come lui secondo me se ne sta a occupà. Che io ero pure tentata
-Da Arfio?
-Si però ci ha un problema, serio
-Quale?
-E’ troppo posone
-Eh??
-Posone, posone: se spara troppe pose (trad. s’atteggia)
-Quindi niente?
-No. E’ capace che dice che contro a pioggia a Roma se dovemo fa’ a piastra ai capelli e l’anticrespo

Ciafff ciaff straaaaapppp (rumori di fondo paletta-striscia)