Archive for the ‘Siparietti’ Category

Il posone di Higgs

Thursday, May 16th, 2013

L’autocoscienza del farsi la barba sta all’uomo come la seduta per la ceretta alle donne. Con la sostanziale differenza che la meditazione dei maschi viene fatta prevalentemente in piedi in solitaria mentre quella delle femmine -esclusi pochi e coraggiosi casi di masochistico autostrappo- avviene nella posizione sdraiata dell’analista rafforzata dalla saggezza millenaria dei moccoli sciolti. Ed è dunque questa la motivazione principale, supportata dalla seguente conversazione, che vede questo blogghe ideologicamente contrario al Silkepil.

Centro estetico interno giorno
Ciafff ciaff straaaaapppp (rumori di fondo paletta-striscia)

-Che poi so’ le nove e mezza e io sono già sfatta. Due ore, due ore pe’ arivà stammattina. Ma che te risulti, sti candidati sindaci hanno detto quarcosa contro ‘a pioggia a Roma?
-Intendi dire sul problema del traffico?
-No no io intendo proprio su che fa’ quando piove a Roma. Arfio, pedditte, che ne pensa? Uno come lui secondo me se ne sta a occupà. Che io ero pure tentata
-Da Arfio?
-Si però ci ha un problema, serio
-Quale?
-E’ troppo posone
-Eh??
-Posone, posone: se spara troppe pose (trad. s’atteggia)
-Quindi niente?
-No. E’ capace che dice che contro a pioggia a Roma se dovemo fa’ a piastra ai capelli e l’anticrespo

Ciafff ciaff straaaaapppp (rumori di fondo paletta-striscia)

Donne

Friday, May 3rd, 2013

Si racconta di quella volta che gli Obama, in un ristorante di New York, incontrarono il primo fidanzato di Michelle nonché proprietario del ristorante.

Fu allora che Obama, scherzando con la moglie le disse:

-Vedi cara, se avessi sposato lui, a quest’ora saresti proprietaria di un ristorante…

-Ti sbagli caro -rispose Michelle con altrettanta ilarità- se io avessi sposato lui, a quest’ora lui sarebbe il Presidente degli Stati Uniti d’ America

Un giorno da pecoroni

Wednesday, March 6th, 2013

Sede Pd, esterno giorno. Dal muro di telecamere, microfoni, piumini, webcam, videofonini e superstiti taccuini davanti al portone si sente improvvisamente, da dentro, l’àncora di salvezza:
-Aò a piccolè ennamo, sbrighete che te stavo a aspettà
-Annarèèèè (perché capisci che la situazione è grave quando, nella perdita totale di punti di riferimento finalmente te ne si appalesa uno in grado di indicarti una direzione, cioè Annarella)
-E daje, entra un po’
-Senti ma allora qual è la linea? Che si deve fare?
-’A linea te la dico più tardi, all’una e mezza
-Fai una conferenza stampa?
-No, vado a Un giorno da pecora
-Senti e nel frattempo non mi potresti dare un’anticipazione? Io non ci sto a capì più niente, che succede Annarè?
-E too dico io che succede, Nì, semo passati da un pecoraro all’altro, er pecoraro co ‘e pecorelle e mo’ssocc…. E a situazione è questa: manco più ar giorno da pecora, stamo proprio a un giorno da pecoroni.

Spingendo la notte più in qua

Wednesday, February 27th, 2013

Ufficio, interno giorno, ore 17,40. Folate di pessimismo cosmico aleggiano sopra le teste. Umori grigi si rincorrono dalla mattina. Finché ritengo opportuno introdurre uno spunto
-Vabbè ragazzi però mettiamola così: sono le sei meno venti e c’è ancora una bella luce, le giornate si allungano
Voce maschile fuori campo dal fondo
-A Meripo’ il problema è che se sta ad allungà pure la notte

Vabbé io ci ho provato. Allora visto che”la notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro che non ti vede nessuno” l’occasione mi è gradita almeno per ripensare a Lucio. Cara.

La stoltitudine dei numeri privi

Wednesday, February 6th, 2013
Sarà pure solo ma è lunghissimo: pare che l’esimio professor Curtis Cooper della University of Central Missouri abbia identificato il piú grande numero primo finora mai calcolato. Appartiene alla famiglia dei cosiddetti “numeri primi di Mersenne” e precisamente equivale a 2 elevato a 57.885.161 a cui viene poi sottratto 1, un numero di 17.425.170 cifre.

Ogni volta che si parla di queste cose io mi trovo in uno stato di ammirazione, soggezione ed incredulità pari solo ai fedeli davanti alla teca del sangue di San Gennaro. Va detto che la storia dei numeri primi non mi ha mai affascinata fino all’età adulta, adultissima e in coincidenza con l’uscita del libro che ne narrava il dramma dell’eterna solitudine.

E va anche qui confessato che del non sapere una mazza di matematica io andavo bellamente fiera e ne facevo finanche un vezzo finché ho conosciuto il professor Pi. Il quale mai, sia detto, mi ha fatto pesare la disparità di conoscenze in materia fra i numeri due, cioè lui ed io. Ma un giorno, a una affollata assise godereccia un po’ radicalchic e cachemerizzata durante la quale l’ennesima avventrice gli si avvicinava fieramente imbracciando la propria ignoranza al grido di

-Ah, lei insegna matematica? Che invidia, io non ci ho mai capito nulla
egli mestamente rispose
-Signora, comprendo il dramma: è come se Di Pietro e Scilipoti andassero fieri della propria conoscenza dell’italiano.

Da quel giorno ho capito. No, non la matematica, quella ancora no: ma che andar fieri di qualcosa che non si sa non è un vezzo ma una stoltezza della quale, semmai, umilmente dolersi.

Ma un bel libro?

Friday, January 18th, 2013

Enoteca interno sera.

La serata scorre lieve tra un Primitivo di Manduria e un primitivo e basta. Che sarebbe l’ultima sòla maschia rimediata sul mercato dei saldi. La cronistoria degli eventi collegabili al primitivo minuscolo si alterna a sorsate del maiuscolo. Sul tavolo transitano sublimi tartine e piccantissimo cous cous. E’ al terzo rabbocco del maiuscolo che troviamo finalmente la quadra:

-Meripo’ allora io ho detto alla mia amica che ormai trovarne uno decente è un’impresa e siamo circondate di narcisi e immaturi e le ho raccontato le ultime dieci disavventure serali appresso a questo o quello
-E lei?
-M’ha detto: ma un bel libro?

Jean-Honoré Fragonard, Fanciulla che legge, 1770, Washington, National Gallery of Art

Fenomenologia della mamma

Tuesday, November 27th, 2012

La mamma è quella cosa che, dopo sei ore di sala operatoria piuttosto impegnative, esce e con la bocca ancora impastata di dopamento dormitivo chiede
-Sono viva?
-Si
-E tu hai mangiato?

La mamma poi rientra in reparto dove trova un televisore acceso su un tg che trasmette un servizio sulle primarie e, sempre dopatamente ancora impastata, dice ai portantini
-La democrazia è una cosa importante, abbiate cura anche di quella

Cogli la prima melacotogna

Wednesday, November 14th, 2012

A volte basta una telefonata per veder sgretolare sotto le proprie orecchie anni di pregiudizi sugli uomini. Perché io la domenica pomeriggio li immagino o piazzati allo stadio, o su Skysport o su Radiosport o su Telesport e comunque di certo tutti su Gnoccasport. Dunque quando domenica scorsa ho sentito il professor Pi, è vero è successo subito dopo che la Fiorentina a sua volta aveva provveduto a sgretolare il Milan, ecco dicevo che quando l’ho chiamato per salutarlo e complimentarmi per l’impresa le cose si sono svolte più o meno così: 

-Professor Pi ciao sono Meri, uh ma che bella impresa
-Si Meri ma è stato un lavoraccio
-Vabbè Prof però non è che l’hai dovuto fare tu
-Si, si, io, io e da solo
-Eh? Ma cosa?
-La cotognata, Meri
-La cotognata?
-Si, erano pronte le mele e quindi sto qui a fare la cotognata ma non hai idea per sbucciarle tutte
Silenzio
-Merii? Ma perché tu di che parlavi?
-E certo della cotognata, prof. Vabbè allora non ti faccio perdere tempo, ciao

Ora io a pensare a sto santantonio che sta lì tra il ribollir dei tini l’anima a mescolando rallegrar non potevo crederci. E, insieme, mi è tornata in mente una cosa che mi aveva mandato la mia amica Grace qualche tempo fa e che volentieri diffondo:

“Incoraggiate coloro che cercano di tener vigile la vostra mente. Tenete in serbo i loro pensieri. Metteteli dentro una cassapanca insieme ad alcune mele cotogne. Così i vostri panni avranno profumo d’intelligenza per un anno intero”. E’una citazione da Le vespe di Aristofane. Ed è l’esergo di un libro che ama molto e che si chiama “La cotogna di Istanbul”, di Paolo Rumiz.

E io amo molto Grace, Paolo Rumiz e le mele cotogne. E anche il professor Pi quando fa la cotognata.

L’uomo giusto non si insegue, si incontra

Friday, October 26th, 2012

Interno sera, tinello romano, fuori tuona che è una bellezza, chissà che caspita sta già a preparà Alemanno, squilla il telefono e si appalesa una voce dal Granducato

-Ciao Meri, ho visto che mi avevi cercato
-Si, professor Pi, ci sarebbe una richiesta di aiuto alla scienza per un problema di smaterializzazione maschile al terzo appuntamento con dispersione totale delle tracce

-Abbiamo qualche dettaglio dello storico degli eventi?
-Egli prima ha fatto a ella un pressing che lèvati, soliti sms come non ci fosse domani, telefonate, Skype, poi finalmente sono usciti, si verificarono un paio di incontri molto ravvicinati sempre accompagnati, nelle pause, da sms a schiovere e frasi bacioperuginizzanti

-Poi?
-Poi a un certo punto lui si è offerto di accompagnarla a scegliere la lavatrice nuova, la sera prima le ha detto “allora passo a prenderti domani alle cinque”. Poi più nulla. Ed è passato un mese
-Cioè l’ultimo avvistamento è accanto alla Margherita della Ariston?
-Macchè, non ci sono mai arrivati: sparito dalla telefonata. Insomma lei si è preoccupata non vedendolo arrivare, ha chiamato e niente,mandato sms e niente, chiamato il giorno dopo, è andata persino sotto il palazzo suo a vedere casomai si fosse verificato un evento sismico e fosse sepolto col telefono schiacciato pure lui là sotto ma niente. Ah, ha anche citofonato. Poi voleva chiedere ai vicini però niente

Silenzio. Ancora silenzio
-Professor Pii?
-Si?
-No, scusa pensavo fosse caduta la linea. Non dici nulla? Ecco lei vorrebbe sapere cosa deve fare, esigere una spiegazione, quantomeno, eccheccavolo, cercare di capire, insomma. Professor Piii?

Silenzio. Poi

-Meri, l’uomo giusto non si insegue: si incontra

-E allora?

-E allora, serenamente e pacatamente, prendiamo atto che non era questo. Arriverà.

-E intanto?

-Continuiamo a goderci la vita

Ecco io poi ho riattaccato. E mi è sembrato improvvisamente tutto così semplice. Insomma, capito Giuliè? Quello giusto non si insegue, si incontra. Rilassiamoci. E mettiamoci comode.

Nell’Ohio, nonsolObama: Yoga in the morning

Thursday, October 25th, 2012

La mia amica Maria è andata a farsi un giretto in alcune Università americane. A un certo punto è planata pure lei tipo nell’Ohio e ha trascorso due giorni in un resort dalle parti di un Campus. Un posto very cool attrezzato per far svernare la terza età ancora gajarda. E gira che ti rigira si è imbattuta in una più che arzilla novantaseienne dal corpo asciutto e certamente più tonico del mio. L’ha incontrata nel parco annesso a un centro Yoga. Dunque le si è avvicinata e le ha chiesto
-Missis, schiusmi ma lei frequenta i corsi di yoga?

-Yes, darling
ha risposto l’arzilla

E Maria:
-Complimenti, dunque questo è il suo segreto?

E lei:
-Certo, cara: yoga in the morning… Martini in the night