La giornata essendo iniziata con un funerale valutavo attorno alle 11 che essa potesse solo migliorare. Essendo alle 12 uscito un sole che lévati, essendomi poi arrivati ingiustificatamente da svariate parti sms e belle sorprese da inaspettati amici, valutavo che effettivamente si poteva virare all’ottimismo più tenace. La sequela di notizie della giornata, però, già alle 15 ricacciava il sole -che perdurava in cielo- dietro inquietanti nuvole. La più nera delle quali credo sia questa:
ISTAT, +10% IN 2012; IN TUTTO SONO 1,6 MILIONI DI PERSONE
Lascio il lancio di agenzia con con tutto il carico di ansia che le crocette e le maiuscole dell’originale trasmettono. E solo per inciso ricordo che già l’anno scorso il numero era “record”.
Parliamo non di chi il lavoro non ce l’ha ma di chi ha proprio smesso di cercarlo perché si è convinto che non lo troverà mai. E’ “mai”, temo, la parola chiave.
Mai è la Cassazione, è l’assenza di domani, che domani è uguale a oggi possibilmente peggio, mai è l’assenza di ciò che secondo me ci tiene in vita: il “puoi”. Mai è il killer di puoi. E della possibilità di vedere le cose in un modo diverso.
Mai è la battuta di arresto non solo di chi si arrende: mai è la resa di un Paese in cui cresce solo chi rinuncia a far progredire se stesso. Condannando tutti a non progredire. Mai.
Insomma se c’era un modo per peggiorare una giornata iniziata come vi ho detto, quel modo era certificare con i numeri il “non puoi più”. E, incredibile, è successo.









