Archive for the ‘Home sweet Rome’ Category

BastaunpocodiDietor

domenica, febbraio 1st, 2015
Trenino Bracciano Roma. Con la borsa regalo della giovane older e della giovin madre Towanda.
Il vicino di sedile scruta, osserva, poi:
-Senta, non è che da sta borsa de Mary Poppins riesce a tirà fuori na carammella, che me sto a strozzà?
Frugo e rinvengo una Dietorella di almeno due Repubbliche fa. Gliela offro mentre lo strozzante esulta al grido di
-La carammella de Mary Poppins!
e proprio allora si palesa il controllore:
-Immagino che se le chiedo il biglietto me tira fuori pure il lampadario…

Rintracciato anche il biglietto ci si accapanellava dunque verso l’uscita per la fermata successiva quando, dietro di me, ho sentito risuonare

-Aò, basta un poco di zucchero un cavolo: ormai pure Mary Poppins va in giro col Dietor

Che Sordi era veramente un bell’uomo

mercoledì, agosto 27th, 2014

Roma, esterno giorno, zona Galleria Alberto Sordi. In quattro a spasso sotto il clemente sole delle 13

Lei1 -Che poi, diciamolo, Alberto Sordi era veramente un bell’uomo

Lei2 -Manfatti, peccato dire soltanto che faceva ride

Lei1 -E’ che aveva un fascino da seconda botta

Lui1 -In che senso?

-Lei1 -Nel senso che alla prima ti diverti, alla seconda ci pensi meglio e capisci che è proprio un figo

-Lei2 -Un uomo espressivo come pochi. Sì, bello.

Vabbè Meripo’ e allora che c’è di strano?

Allora, signorimiei, c’è che erano tre persone non vedenti. E il quarto era il cane-guida.

Atac che ti passa

giovedì, luglio 17th, 2014

-Scusi è già passato l’85?
-Si signò, ieri. Ormai regolari passano solo l’acquazzoni
‪#‎romatiamo‬

Si nasce incendiari e si finisce spazzini

mercoledì, luglio 9th, 2014

Capisci che sei passata dall’età dall’incendiario a quella del pompiere anzi dello spazzino quando ti accorgi che voterai chiunque compilerà il proprio programma elettorale con due soli punti:

Farò passare gli autobus
Raccoglierò la mondezza

Per il resto potete anche far celebrare matrimoni di massa al Colosseo, fare l’Aquapark a Piazza Navona e la gara di lap dance con l’Obelisco di piazza del Popolo e avrete comunque il mio appoggio.

Segnali dai quali desumere che forse jelafamo

venerdì, maggio 30th, 2014

La mia amica Anto ieri sera ha dimenticato una borsa (non LA borsa, un’altra) su un autobus, su un bus della malconcia flotta Atac di Roma. La borsa conteneva, tra l’altro, analisi e documenti.

Anto, nel suo inguaribile ottimismo, ha iniziato a telefonare all’Atac giusto oggi che c’era lo sciopero. Niente, ovviamente. E mentre tutti cercavamo di convertirla a un sano bagno di realismo ecco che

DRIIIIIIIIIIIIINNNNNN

-Signorì so’ l’autista, ho trovato la borsa. Se la venga a prendere. Ah e poi dia un’occhiata a sto colesterolo che me pare un po’ alto

La grande salvezza

lunedì, marzo 3rd, 2014

Chi è assiduo di questo blogghe sa che fu aperto per la disperazione. Come di norma tutte le cose migliori che apriamo nella vita. La spinta propulsiva del crepacuore e dell’incacchiatura (la seconda di solito è il primo sintomo che la prima si sta superando) non ha eguali. Non c’è benessere, gioia e serenità che abbiano mai prodotto quanto può il tormento. Tutto ciò premesso si farebbe volentieri a meno di ste spinte propulsive e, dipendesse da noi, continueremmo a crogiolarci nella noja ad libitum.

Ora si dà il caso che, prima ancora di aprire il blogghe, mentre lo stato di disperazione indotta dalla vicenda del cambio di stato civile si attestava a livelli di allarme Defkon 1, mi era presa anche una irrefrenabile sindrome piangente. Così nel bel mezzo dell’apparente normalità, da queste parti si virava in subitanei, inspiegabili e singhiozzanti pianti. Uno dei quali un giorno si verificò nel bel mezzo di Via dei Fori Imperiali, vista Colosseo poi direzione Colle Oppio,  inquadratura La Grande Bellezza ma senza i fenicotteri.

Quel giorno di splendido inverno che solo Roma sa regalare, uno degli avventori dei Fori Imperiali -non un gladiatore- mi guardò un po’ esterrefatto alla fermata dell’autobus mentre singulti e lacrime scendevano copiosi. Poi, allungandomi un fazzoletto di carta, suggerì:

-Signorì, se ricordi che tutto quello che je sta a succede qua je poteva capità guardando una Complanare e non sta cazzo di bellezza

Perché così è: se sei a Roma ci sono altissime probabilità che il tormento non duri più di un’ora di seguito, soprattutto se sei alla fermata dell’autobus giusta, in coincidenza col romano giusto.

Ci penso spesso, quando ci passo davanti. A quel giorno e a quella frase. Ci ho pensato anche quando ho visto il film di Sorrentino. E ci pensavo stamattina mentre, ripassandoci, mi prendeva anche la grande amarezza a vederla così umiliata in ogni angolo, questa grandebellezza.

Chissà se, caro Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”: certo è che non lo farà l’incuria. A questo pensi chi si è preso la responsabilità di governarla. E a questo, forse, dovremmo pensare pure noi quando non facciamo niente per conservarla. Che non si può inveire contro gli inadempienti mentre si buttano cartacce per strada pure noi.

Chi sporca la bellezza uccide anche te. Digli di smettere. E soprattutto cerca pure tu un cestino. A trovarlo.

Insomma questo pure per dire che, ovemai mi assegnassero un Oscar, io dovrei ringraziare voi, tutti i romani e soprattutto tutti quelli che, in carriera, mi hanno fatta incazzare.

Già che ci siamo vi metto anche la colonna sonora che mi fa pensare a quel giorno,  a quel great beautiful day:

Le barbon chic

venerdì, dicembre 20th, 2013

Sono anni che le vedo sul tragitto uscitametroA-resto del centro. Sempre insieme sotto la tettoia di un paio dei negozi più esclusivi della Piazza, accanto all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, tra il Palazzo di Valentino, il sarto, e quello di Propaganda Fide. Son lì, racchiuse fra la Barcaccia dei Bernini e la Colonna dell’Immacolata, che sarebbe l’Obelisco Sallustiano ma ormai con buona pace di Sallustio è solo quello dove il Papa va a mettere una ghirlanda di fiori l’8 dicembre. Cioé ce la vanno a mettere i vigili del fuoco, fin lassù, il Papa vigila i vigili da sotto.

Sono le barbon chic. O almeno io è da anni che me le chiamo così. Devono esser state molto belle e charmant. Anche ora che il colore dei capelli un po’ arruffati è spento e il viso segnato, ora che vivono sullo scalino circondate di buste e sacchi, lo sguardo è luminoso e il portamento fiero. Non stanno mai accartocciate o accasciate. Son sempre sedute a schiena dritta. I vestiti sono dimessi, certo, ma mai sporchi. Qualche volta spunta un calzino a righe colorate tra il pantalone e la scarpa e, sarà un caso, è sempre in tono col maglione.

Sarà perché gravitano su piazza di Spagna ma fa un certo effetto vedere il loro bagaglio da clochard stipato nelle buste di Gucci e Yves Saint Laurent.

E ogni volta che passo loro accanto mi viene una strana e apparentemente contraddittoria sensazione, come se emanassero il nirvana di una raggiunta, vera felicità: quella che deriva dal non maledire per ciò che non si ha ma piuttosto dal saper star bene con quel poco che si ha. Giorni fa, in una domenica in cui lì infuriava lo shopping sfrenato e a stento ci si sarebbe fatti largo sulla piazza con uno sfollagente, loro erano lì sugli scalini a chiacchierare con dei ragazzi e ragazze di passaggio. Tranquillamente. Come fossero davanti a un tè nelle dorate e inaccessibili sale di Babington, che gli sta giusto di fronte.

Poi giusto ieri ho letto una frase che le riassume e le illumina in 10 parole. L’ha detta Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: “E’ povero chi ha bisogno di tanto per essere felice”. E loro, almeno a osservarle da fuori, sembrano non aver bisogno di molto. Sostanzialmente le uniche vere ricche. Il personale scherzo del destino nel quartiere del lusso.

Buckingham House

mercoledì, ottobre 23rd, 2013

Oggi Battesimo del royal George.

Mi è allora gradito ricordare di quando, per il matrimonio dei reali genitori, su Zuckercoso si organizzò con Roberta e Grazia la direttastriming dal titolo “Anche tu invitato al royal wedding”.

Ero in cerca di casa e un giorno chiamò l’agenzia.

-DRIIIIIIINNN -Signora Meripo’ scusi per lei andrebbe bene vedere l’appartamento venerdì alle 15?

-No, guardi, mi scusi ma io venerdì alle 15 ho il matrimonio di William e Kate.

Silenzio. Poi lui

-Signò, joo dico subito: la casa non è un granché

Mi Amy?

mercoledì, giugno 12th, 2013

Stanzino estetista, interno giorno, primo appuntamento del mattino. Silenzio ovunque. In sottofondo solo Amy Winehouse. “Will You Still Love Me Tomorrow?”

-Ciaffff.  Straaaaapppppp. Che poi quando ci hai ‘na passione grande rischi che te  consumi presto
-Parli della Winehouse?
-Parlo de sta canzone. Di quel momento magico che stai lì e invece di fartelo bastà e ringrazià il cielo che t’è capitato, invece non resisti e glielo chiedi: mi amerai pure domani?
Pausa
Lei continua con Ciafff. Straaaaaappppppp, Amy con
“è un tesoro che durerà o è solo un momento di piacere?
Posso credere alla magia dei tuoi sospiri?
Continuerai ad amarmi domani?”

Poi lei, l’estetista, riprende
-Che invece la sicurezza ammazza tutto. Tu una cosa la ami solo se la puoi continuare a desiderà. E inveceeeee
-E invece che?
-E invece continuamo a prenotà Chiese
-Eh? Chiese?
-Chiese, Chiese: ci ho l’agenda che esplode de spose. Nun ce basta manco che ce lo giura di persona, lo volemo fa impegnà proprio davanti alle massime autorità. E lì è l’inizio della fine: costruì gabbie per garantirci la sicurezza. E invece…
-E invece?
-E invece, cocca mia, l’unica sicurezza me sa che è lasciargli la porta spalancata. Se je dici “Vai” quello prima o poi se lo chiede: ma ndo vado? E invece…

-E invece?
E invece lo sai, si come finisce la maggior parte delle volte? Che la prima che se stufa di avercelo in gabbia sei proprio tu. E  dopo un po’ non ti interessa più. E smetti di farti pure la ceretta

Ciaffff.  Straaaaapppppp

L’occasione mi è veramente molto gradita per riproporvela qui:

Obiettivo “Anvedi!”

venerdì, giugno 7th, 2013

Mi sono resa davvero conto della situazione quando poche settimane fa è scesa dagli Altipiani la mia amica Effe per venire a trovarmi. Non essendo io riuscita a prendere nemmeno venti minuti di ferie le ho consegnato le doppie chiavi di casa e le ho detto
-La Grande Bellezza ti aspetta
Le avevo anche preparato una serie di guide cartacee ma lei, che è una delle mie amiche più tecnologiche, infatti l’ho conosciuta sul socialcoso, si era scaricata delle splendide App, tipo un Virgilio 2.0.

E’ stato quando, rientrando a casa la prima sera, l’ho trovata nel salottino, abbandonata sul divano, pensierosa e silente. E’ stato allora che, al mio arrivo, ha alzato lo sguardo e sconsolatamente ha detto solo:
-Meriiiii….

In quel Meriiii…. c’era tutta l’incredulità di chi, arrivato dopo un lungo viaggio alle porte della Grande Bellezza, si ritrovi invece in un paesaggio postatomico ancora fumante.

Il punto è che forse, per chi ci vive, Roma è tipo come il cosiddetto amore vero: quello del quale conosci tutti i difetti ma ormai ti senti in intimità persino con quelli (il che, sia chiaro, è il principio di tutte le sòle che seguiranno).  E continui a sognare l’amore perfetto, e ti ci incazzi e ti lamenti. Ma sai che non lo lascerai mai. Perché è lì che ti senti “a casa”. Per chi invece ci atterri dall’astronave della normalità e delle guide che la ricordano nel fasto che fu, lo choc è tangibile.

Io non lo so se la prossima volta che scenderà Effe potrà aspettarmi sul divano sprizzando energia e accogliendomi con un
-Anvedi!

Però, Effe, ce stamo a provà.