Archive for the ‘Home sweet Rome’ Category

Centovioline

Tuesday, April 30th, 2013

Ve lo ricordate il violoncellista multato nell’artistica piazza dal solerte roman pizzardoneper lo sforamento di cinque minuti della bachiana suite dalla capitolina ordinanza? Beh guardate un po’ che c’era ieri nella stessa piazza:

Cento. Là dove ne avevano azzittito uno se ne sono presentati cento. Cento violoncellisti. In prima fila lui, Fabio Cavaggion. Il multato. Ora è chiaro che le ordinanze si rispettano. E’ chiaro che se c’è un orario c’è un orario. E’ chiaro che se si inizia a suonare cinque minuti prima e dico cinque, sei fuorilegge anzi fuoriordinanza. Ora però è pure chiaro che a questo punto io mi aspetto e pretendo che lo stesso criterio da sceriffi venga applicato ovunque e a chiunque. E che dunque, nel giro di cinque minuti, io possa risvegliarmi in una città nella quale ogni cosa fili come fosse la costruzione di una suite di Bach: alla perfezione.

Ah e anche domani Fabio Cavaggion suonerà all’aperto. Sul palco del Primo maggio a San Giovanni. Vedi poi quando pensi di arginare un problema e ti si scatena un po’ più in La.

E ora musica maestro:

La Passione secondo Alemanno

Friday, April 26th, 2013

Succede nella patria del Belcanto e nella Capitale d’Italia e anche un po’ del barocco, Capitale ahimè sempre più di declino ostello e un po’ bordello, che un solerte pizzardone appostato in anfratto di artistica fontana, abbia eroicamente assicurato alla giustizia amministrativa l’incivile atto del violoncellista diplomato che suonava Bach in strada con cinque minuti di anticipo sulla solerte ordinanza che disciplina il sol maggiore nonché quello dell’avvenire.

La storia ce la racconta oggi Daniela Amenta sull’Unità a pagina 13 (non ho il link. Si ora ce l’ho: eccolo qua). Fabio Cavaggion è un quarantenne maestro diplomato al musical Conservatorio. Son tempi nei quali un diploma di tal fatta difficilmente può aiutare a sbarcare il lunario. E il maestro Cavaggion ha ripiegato sulla strada. “Sono appena tornato dal Portogallo -racconta sul quotidiano- ho bussato alle porte di tante orchestre, ho provato anche a Santa Cecilia. Ma non c’è niente da fare”.

Il maestro allieta dunque dove può. Educa le nostre orecchie, ingentilisce il nostro cuore e per quanto di sua competenza, e probabilmente a sua insaputa, sta contribuendo a salvare il mondo come I Giusti di Borges.

Per lui non ci sarebbe ricompensa. Dovremmo solo dargli una medaglia al valor civile. In compenso c’è una multa e non è neanche la prima. Pare che il pubblico abbia rumoreggiato e preso le sue difese davanti al pizzardone. Ma niente.

Ora, sindaco Alemanno, ascolti se non Cavaggion almeno un consiglio: faccia questo bel gesto. Esca da questi cinque anni di dolore ostello e bordello da statista: ci vada lei da Cavaggion. E lo inviti a suonare sulla Piazza del Campidoglio. Tipo come fece Rostropovich sotto al muro di Berlino. Che sempre di cadute rovinose parliamo.

Grazie


E già che ci siamo ascolti anche questa:

Il gol migliore è quello di testa

Thursday, January 10th, 2013

Tra gli innumerevoli vantaggi della rinuncia alla macchina esiste quello della socializzazione alle fermate degli autobus. La socializzazione è vieppiù agevolata tanto più raramente gli autobus passano.  E in questo va detto che tra gli innumerevoli vantaggi del vivere a Roma, soprattutto nell’attuale gestione, questa socializzazione è ai livelli di Facebook.

Sarà stato pressapoco fine novembre quando una sera, rientrando a casa tardino e apprestandomi a scendere alla prossima, un avventore del mio stesso autobus mi avvertiva di fare attenzione che giusto la sera prima, lì alla fermata, avevano scippato una vecchina. Escludendo volesse mettermi in allerta per motivi di anzianità ne deducevo che lo facesse per preservare la borsa e volesse contestualmente scongiurare un suo eventuale coinvolgimento nell’inseguimento del mariuolo. Si premurava quindi di controllare che l’attraversamento della strada procedesse senza intoppi e poi arrivederci arrivederci.

Ci siamo poi rincontrati, in orario diurno, sul percorso inverso casa-lavoro. E dopo un paio di socializzazioni da ascensore (-salve -brutto tempo eh -pare peggiori ancora) ho scoperto che è il papà di un giovane calciatore della serie A. La circostanza mi veniva rivelata solo al terzo fortuito incontro parlando dei problemi della scuola italiana. Per specificare che lui, a quel figliolo già sulla rampa di lancio stellare che è il calcio in Italia, ha detto solo una cosa:

-Ricordati che la prima cosa è l’istruzione. E che devi essere il campione di te stesso. Poi puoi anche allenarti. Ma guai a te se non continui a studiare.

E’ da allora che penso a questa cosa. Il ragazzo ha già collezionato una serie di gol, titoli di giornale, soldi e benefit. Suo padre continua a fare il suo lavoro, in un ristorante. E ogni volta che lo sente -perché non gioca a Roma- la prima domanda che gli fa è:

-Oggi hai studiato?

Questo papà l’ho rincontrato oggi. “Il ragazzo studia” sta diventando la frase in codice. E mi è tornata in mente quella volta in cui chiesero a Piero Angela quale fosse a suo avviso la migliore forma di investimento. E lui rispose: “Il miglior investimento è mettere i soldi nel cervello dei figli”.

Notti maaaaaagggiche

Thursday, June 28th, 2012

Posto che il clacsonare compulsivo in segno di gioia resta uno dei grandi misteri dell’umanità dopo il terzo segreto di Fatima, c’è che se solo non mi fossi venduta da tempo la macchina mo’ sarei uscita pure io a strombazzare come stanno a fa’ tutti i miei vicini.

E siccome sto in zona Colosseo vi avverto che dal palazzo stanno uscendo in tre con uno striscione gigante sul quale c’è scritto:

ANFITEATRO MARIO


Scendo alla prossima

Thursday, May 31st, 2012

In occasione del ripristino (o meglio della decisione di ripristinarla, mo’ vediamo quante ere passeranno per rimettere la palina) della fermata di Via der Plebbiscito mi è gradito riproporre la fine analisi che la passeggera dell’87 strapieno gridò all’autista tra spintoni e ululati un anno fa. Al contempo però osserviamo che -in allineamento con quando in amore i grandi traditori si pentono, strafighi che ci hanno mollate si ripresentano, stronzi si riumanizzano- ciò avviene sempre quando, purtroppo, è tardi e manco ci va più di compiacerci. Che la vendetta sarà pure un piatto freddo. Ma è pure scotto. E spesso immangiabile. Ciò detto scendo alla prossima, ar Plebbiscito. Pure se devo andà più avanti.

Stamattina a Roma veniva giù che Dio la mandava. In città pioveva acqua. Sul Paese pioveva (omissis) altro.

L’87 è arrivato dopo 40 minuti pieno come lo studio Ghedini alla vigilia del processo Ruby. La fermata di piazza Venezia è la rappresentazione plastica del Paese: gente esasperata che non riesce a salire, gente imbufalita perché non risce più a scendere. Da Piazza Venezia si passa per via del Plebiscito e l’autista non si ferma. Perché da due anni lì è stata soppressa la fermata. Una signora urla:
-Aò me fa scende?
Un’altra passeggera spiega:
-Signò qua ‘a fermata so’ du anni che nun ce sta più
-Ma io devo andà a lavorà, so’ in ritardo, ma che è diventata sta città?
-Signò, via der Plebbiscito nun è più Roma: è casa de Berlusconi

Fuori continuano a piovere acqua e scandali. Dentro ci si è rassegnati. Persino a riprendersi quel pezzetto di servizio pubblico che è una palina dell’autobus soppressa.

E insomma a me stamattina mi è venuta una tristezza infinita. Perché non so se lui sia al capolinea. Ma possibile che noi non riusciamo a riprenderci manco una fermata?

Vestimenti a lungo termine

Friday, April 27th, 2012

Via Frattina, esterno giorno. Si avvicina ragazzo ambulante carico di calzini

-Belasignora tu compra calzini per tuo marito?
-No grazie
-Lui non merita?
-No, è che non ho proprio il marito
-Ah allora tu adesso fa investimento lungo termine, come titoli Stato
-In che senso, caro?
-Tu ora compra calzini poi tu in futuro troverà marito da mettere dentro. Tu compra al buio come BoT ma qui tu spende molto meno
-Senti ma che lavori pure da Standard&Pooor’s?
-No, belasignora, io solo Poor. Però ascolto sempre radio. Alora quanti calzini?

Speakers’ Corner

Friday, March 2nd, 2012

Oggi nella portineria del Pd c’è Annarella.

-Ciao Annarè
-Ecciaounc…., aò ma ch’è successo ieri, che nun posso mancà un attimo. Senti Nì je devi dì a Bersani che deve avè più polso e se nun so’ d’accordo i cacciasse tutti

Buongiorno eh

Annarella occupyPd (Foto Meri Pop)

L’eterna bolina

Wednesday, February 29th, 2012

C’è un posto nel quale ci si perde più facilmente che all’Ikea e non si può neanche andare allo Smàland per farsi venire a recuperare dai genitori: è il cimitero di Prima Porta a Roma. 130 ettari. Di tombe. Sotto terra, sopra grattacieli, entro corridoi, sotto gallerie, in cappelle, mausolei, improbabili costruzioni che manco Gaudì e di cose che volevo essere la Sagrada Familia ma all’amatriciana.

Che ci si chiede: perchè? Capisco che pensando all’eterno riposo uno cerchi di acconciarselo il più comodo possibile ma perché prendersi la rivincita sul mezzanino avuto in vita con un mausoleo per l’eternità, si, ma presumibilmente nell’impossibilità di organizzarci alcunchè con gli amici?

Di questo meditavo ieri, mentre inutilmente mia sorella e mio cognato cercavano di raccapezzarsi in quella giungla di cemento e marmo, alla ricerca di:
-Meripo’ già che stiamo qui perché non cerchiamo i nonni?

I nonni. Che neanche siamo riuscite a ricordarci con precisione da quando non ci sono più. E da quando, passati i primi anni, distando quel luogo da casa l’equivalente di un volo Roma Parigi, piano piano si è persa l’abitudine dell’imbarco domenicale.

Fatto sta che, dopo aver girato a vuoto con un numero di area, cappella, piano e loculo per circa mezz’ora i guardiani, al ventitreesimo giro e mossi a compassione, ci hanno apostrofato con un
-Signò je consijo d’andà all’uffici e comunicà er nome der morto che cerca, sennò nun esce da qua manco al prossimo anno Santo

Diligentemente espletavamo la richiesta e l’ufficio ci consegnava una mappa tipo Michelin. Intanto vagavamo, a zonzo in un pomeriggio primaverile, nello Spoon River nostrano, fra epitaffi, anfore, girandole e vasi con fiori di seta, relegati tutti lì, introvabili, irraggiungibili, rischiarati solo dal proprio lumino fioco quando va bene e da quello del vicino quando va meno bene.

Non so ma improvvisamente ho capito che Marta, anche qui, mì è stata un pezzo avanti non solo nell’Aldiqua ma pure preparando l’Aldilà: perché lei, cenere mischiata con terra d’Africa, sapete dove starà? A godersi il vento. In mare.

E anche il vento che a volte le è stato contrario in vita accadrà che in mare diventerà una delle andature più belle: quella di bolina. Quanto ai fiori avrà la Rosa dei venti: che notoriamente non appassisce mai.

Aò???

Friday, February 10th, 2012

Scusate, per motivi che mo’ è difficile riassumere e spiegare se non nell’ambito di una trattazione multi tomica e atomica sulla Profezia dei Maya, che evidentemente se stavano a ispirà anche a sti ultimi tre giorni miei, so’ entrata in un tunnellellelle che non era propriamente del divertimentooooo.  

E’ che ho chiuso una porta e dice che quando si chiude una porta poi s’apre un portone. E infatti. Solo che sto portone ancora sto a capì come se apre. Quindi, dal pianerottolo e con un collegamento di fortuna, vi volevo dì che intanto grazie che avete fatto finta che ve so’ mancata. Ma si sa, specie le donne, so’ campioni di finzioni.

Concludendo: la pacchia è finita. Aristò qua, con le catene e pure con le manette di pelouche nel caso servisse. Mi siete mancati.

Tre metri sopra la neuro

Tuesday, December 13th, 2011

“Non trovare una soluzione è un fallimento della politica”. Chiaro che stai a pensà alle pensioni. Alle liberalizzazioni. Alla disoccupazione. No, sono i lucchetti di Ponte Milvio. E lo sentenzia la Cassazione della ferramenta amorosa: Federico Moccia. Che, parlando della decisione del XX Municipio di Roma di togliere i lucchetti sennò casca proprio il ponte, così continua: “Io accetterò questa decisione solo quando, con la stessa solerzia, avrete risolto i VERI (in maiuscole nel testo) 5.000 problemi del quartiere”.

E vabbè. Pure la Santanchè, per dire, si sentiva in grado di indirizzare il Paese da qualche parte. A quel paese, tipo. Comunque. Senonchè invece interviene il sindaco Alemanno. E che dice? Dice: no, aspettate, che “voglio chiedere a Moccia se ha qualche suggestiva idea, una delle sue”.

Non è finita. Il re della ferramenta’s love, Moccia, ari-risponde: “Parlare con Alemanno per trovare una soluzione alternativa? E che gli devo dire? Se avessi il potere direi alla gente di assaltare il XX Municipio come Fort Apache.”

Ora, per quanto mi riguarda, caro sindaco e caro Moccia, dei lucchetti potete farne l’uso che ritenete, il primo che mi viene in mente di suggerirvi è chiudervici la bocca. 

Però a questo punto voglio sapere, nel giro di consultazioni del sindaco, cosa ha intenzione di far risolvere a Fabio Volo e Benedetta Parodi. Perchè, ve lo dico, sono più spaventata da Alemanno che resta che dai lucchetti a rischio crollo-ponte che tolgono.