Archive for the ‘Rievoluzione’ Category

Delle rivoluzioni e dei pranzi di gala

giovedì, gennaio 9th, 2020

Escluso che lo abbiano fatto per gestirsi in santa pace l’account Instagram, che pure aprirlo era stato un reale sgarbo ed è lì sul socialcoso più glamour che hanno dato l’annuncio urbi et orbi, dunque dicevo esclusa la ragion di social, resta effettivamente in piedi l’ipotesi che lei si sia sfracassata i cabasisi della real gabbia e della real parentela e sostanzialmente abbia realizzato che in ostaggio degli scones e dei tramezzini tondi al cetriolo delle 17 lei proprio non ci vuole stare (effettivamente ci si può pensare di stare solo se sono quelli preparati da Lady Violet). Dunque a proposito di cetriolo, lei potrebbe effettivamente aver deciso che no, mobbasta.

Dice ma lei lo sapeva che sposava un principe. E lui pure lo sapeva che sposava una recidiva dei divorzi. Ma il punto, scusate, è: davvero ci si può dimettere dalla royal family? Davvero si può fare da ogni cosa unpassoindietro? Ah sì? Pensiamo davvero che basti dare un annuncio di rinuncia per essere fuori da oneri e onori di un casato reale? Chi sarebbe -e chi sarà- la cazzuta donna che oggi rinuncia alla corona degli altri se non fosse stata PRIMA ciò che aveva accettato di essere? Non da tutto si può tornare indietro: o meglio si può annunciare di farlo e lo si può anche poi effettivamente fare ma il “Si amano, lasciateli in pace” non riusciamo a renderlo credibile neanche più nei film figuriamoci nella storia e “Qui esisto ma non vivo” sta bene sì e no in un testo per Sanremo candidato ad arrivare quarto.

La Megxit (che lui manco il nome ha potuto dare al gesto avanguardistico) avverrà -come ha osservato il mio amico Andrea- in Canada e cioè zona Commonwealth. E il vogliamo lavorare ed essere indipendenti è molto onorevole. Ma per ora poco credibile sul piano della realtà. Lei che manda un curriculum, intendo. Lo farà, certo. Ma… ci siamo capiti, no?

Per ora sembra un po’ come quei giovini che vanno a vivere da soli e continuano a portare la roba da lavare e ad andare a pranzo da mammà.

Indietro non si torna, Meghan: o meglio, ora ci si torna ma da “ex”. E non è proprio la stessa cosa. La rivoluzione non è un pranzo di gala, è vero. Ma purtroppo non basta rinunciare al pranzo di gala per farla.


(Inogniccaso leggetevi Sciandi su Il Foglio)

When in trouble go chic. And Go in ogni caso

lunedì, marzo 11th, 2019

Mio padre oggi compie 86 anni, la maggior parte dei quali trascorsi a distillare a se stesso il piacere di vivere e i restanti a distillarci la conseguente saggezza appresane.

Colgo l’occasione per ricordarne una delle performance migliori, dalla quale è tratto lo slogan riassuntivo motivazionale di questo blog.

Reduce da qualche problema di salute, due anni fa, decide che anche mobbasta con le Terme di didoveandava e va a sopralluogare altrove. Il direttore del candidato nuovo albergo, molto professionale, lo accompagna, gli illustra e gli mostra. Lui zitto. Quell’altro parla, descrive, magnifica. A un certo punto…

-Direttore grazie ma in realtà io ho solo due domande per lei…

Quello lo anticipa e dice -Naturalmente sì, ha tutti i migliori professionisti dei servizi di cura vicini, comodi…

-Giovanotto, il barman

-Eehh?

-Il barman: voglio sapere com’è il barman. Ha esperienza? Il Cuba libre, ad esempio, come lo fa?

-Mi scusi e la seconda domanda?

-Il pianista. Avete un servizio di piano bar?

Ecco questo volevo dirvi, che mio padre è la migliore incarnazione di un principio salvavita al quale ho deciso di aderire: When in trouble go chic.(Trattasi di una variante dell’anglosassone When in trouble go big – Quando sei in difficoltà vai all’attacco)

In questo momento, ad esempio, lui sta stappando il Brunello di Montalcino che mi ha promesso per la cena di stasera. “Per brindare anche a tutti questi amici tuoi invisibili. Che però ci sono”.

Vorrei la pelle nera

lunedì, dicembre 3rd, 2018

Confessiamolo: ciascuno di noi prima o poi sente il desiderio di lasciare una traccia di sé nel mondo, per non pensare di essere passati invano. Tra l’eterno niente che c’è prima di noi e l’eterno niente del dopo di noi, ci azzecchiamo nel mondo per una frazione di tempo, un lampo, un impercettibile e insignificante momento. Eppure inseguiamo l’idea di poterne lasciare testimonianza, “Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso”, come canta quello.

Ordunque, miei cari, si pensi a quegli ardimentosi del Comune di Codroipo che, incaricati di redigere un nuovo regolamento per l’asilo nido locale, improvvisamente si illuminano, reciprocamente si guardano e vedono il lampo del proprio genio rischiarare il buio dell’anonimato: sì, lasceremo una traccia ai posteri pure noi.

E decidono di consegnarsi alla storia così, con una firma. Sotto alla frase “è vietato ogni riferimento alle diverse culture o alle culture di provenienza degli alunni”. E cioè mobbasta giocare coi bambolotti con la pelle nera.

Sono lontani i tempi nei quali Nino Ferrer, conscio del fatto che mai avrebbe raggiunto le vette canore di James Brown e Wilson Pickett, implorava invece a squarciagola VORREI LA PELLE NERA.

Darwin, perdonaci.

Eppur si smuove

mercoledì, ottobre 3rd, 2018

Eppur si smuove, qualcosa: è stato assegnato a Frances H. Harnold il premio Nobel per la Chimica. E’ la quinta volta per una donna, dal 1903, quando lo vinse Marie Curie.
Frances Arnold ha condotto la prima evoluzione diretta degli enzimi, utilizzati per fabbricare dai biocarburanti ai prodotti farmaceutici.
Lo ha vinto insieme a George P. Smith e Sir Gregory P. Winter.

It’s a kind of magic

lunedì, settembre 24th, 2018

-Ehi, Yancey, come sarà Kickstarter fra cinque anni??

-Mmhh. Più o meno come adesso. È il resto del mondo che, fra cinque anni, sarà molto più simile a Kickstarter.

Dunque, miei cari, lui -quello in mezzo con la camicia bianca- si chiama Jancey Strickler, è uno dei due fondatori di Kickstarter, il più grande sito web di finanziamento di idee creative: a oggi conta 150 mila campagne finanziate per un totale di 4 miliardi di dollari raccolti.

È su Kickstarter che sono nate le “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

E venerdì a Heroes meet in Maratea abbiamo raccontato la sua storia.

Tre quarti d’ora di monologo teatrale durante il quale ha riso, fatto foto e video.

Poi questa foto. Con:
Da sinistra la vostra quippresente autrice del testo
Tiziana Sensi
, la regista che ha trasformato in vita le parole di carta
Fabio Pappacena, l’attore che ci ha trasportati da Brooklyn al Giappone a Firenze a Milano ma sempre stando sullo stesso palco
Andrea Fusacchia che ha messo il tocco magico del sax
Andrea Dotti, coraggioso produttore e ideatore di Companies Talks

Insomma, pare gli sia piaciuta. E alla fine Yancey ci ha guardati come a dire
-Really? Ma overamente ho fatto questo?

Grazie, davvero, a tutti. Forse manco la Poppins sarebbe riuscita in una magìa così.

Stadio dell’evoluzione del mondo

giovedì, giugno 21st, 2018

Ieri le autorità iraniane hanno permesso per la prima volta alle donne di assistere a una partita di calcio in luoghi pubblici.

E solo per la partita Iran-Spagna, sia chiaro.

Ma “se tutto va bene potrebbe essere il preludio per l’abolizione generale del divieto per le donne negli stadi” ha detto l’avvocata Tayebeh Siavoshi. 

Eccole qua, belle e agguerrite.

E ricordate sempre che “L’evoluzione è troppo lenta. Non contate su di lei per l’eliminazione delle assurdità”.
(grazie ad Andrea Draghetti per la foto e per il tifo evolutivo)

L’ora più felice

venerdì, maggio 4th, 2018

Un giorno ho letto -nonmiricordodove- che uno studio -che non trovo più- di una Università -di nonmiricordodove- affermava che l’ora più felice della settimana erano le 18,30 del venerdì.

Per tanti anni le 18,30 del venerdì sono state per me l’orario di un treno. Un treno dal quale scendeva Qualcuno, o un treno che io prendevo per andare a raggiungere Qualcuno.

Dello studio ho letto però quando Qualcuno aveva smesso di scendere. E dunque le 18,30 del venerdì mi erano diventate l’ora più malinconica della settimana. Che l’amore spesso è soprattutto questo: un bel rito. E quelle sono le cose che ci mancano di più all’inizio: i piccoli e grandi riti che costruiamo insieme.

Lo diceva anche Il Piccolo Principe, che ci vogliono i riti

“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

Senonché io questo bel rito del treno non ce l’avevo più. E però questa cosa delle 18,30 del venerdì mi si era ficcata in testa e ogni venerdì a quell’ora me ne ricordavo moltomolto malinconicamente.

Poi, un giorno, alle 18,30 di un venerdì senza treno ho preso una decisione: avrei provato a far sì che l’ora più felice della settimana non fosse più appaltata ad altri. Mi sarei presa cura io direttamente di quell’ora.

E così ho prenotato un treno di venerdì che mi portasse nella felicità alle 18,30. E sono andata da Franca con Lorenza. La prima mia ora più felice della settimana ero con i piedi a bagno nel mare al tramonto in Friuli Venezia Giulia, con uno Spritz in corpo fatto a mestiere. E sì, era quanto di più felice potessi immaginare.

La settimana dopo non potendo prendere treni ho preso le scale: le scale che da Via della Dataria salgono al Quirinale. E al termine dell’impettata mi sono affacciata, ansimante ma felice, dalla terrazza più bella del mondo.

Da allora mi è poi capitato anche di:
farmi consolare da Schopenhauer a gennaio
comprarmi un gelato al cioccolato a febbraio
regalarmi una mini Sacher a marzo
piantare dei semi difficilissimi ad aprile

Ho scoperto che sono in grado di rendermi felice. E che qualsiasi sconforto può essere interrotto per un po’ alle 18,30 del venerdì.
E sì, credo di poter dire che non so se esista veramente quello studio  ma che, in ogniccaso, la felicità non è un sentimento. E’, spesso, una decisione.

E lucean le stelle. Italiane

venerdì, aprile 20th, 2018

Il 17 agosto 2017, mentre la maggior parte di noi capta il sole in spiaggia, un’onda gravitazionale viene captata nei laboratori Ligo (negli Usa) e Virgo (in Italia). A ricevere l’allerta sullo smartphone c’è Marica Branchesi: legge e avvisa 95 radiotelescopi di tutto il mondo. E’ grazie a questo “link” tra fisici e astronomi che, in 4 ore, tutte le antenne inizieranno ad orientarsi verso quella parte di cielo. Ed è così che a quel punto verrà scoperta l’onda gravitazionale generata dalla fusione di due stelle a neutroni.  Di lei avevamo già parlato qui.

Lui invece è Giuliano Testa, del Baylor University Medical Center di Dallas ed è il capo del team che ha messo in piedi negli Usa il primo test clinico sul trapianto di utero, su dieci donne affette dalla sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser, o MRKH, una rara malattia genetica per cui si nasce senza utero.

L’articolo che spiegava il valore di Giuliano Testa lo ha scritto proprio la donna che ha ricevuto quell’utero e che nel 2017 ha partorito un bambino. “L’esperienza – ha raccontato dopo il trapianto – non è stata priva di delusioni. Ma nonostante le avversità il dottor Testa è stato un pilastro di forza e affidabilità, e la sua sicurezza è stata contagiosa”.

Oggi tutti e due entrano fra i magnifici 100 più influenti del mondo secondo il Time. Bello esserci con due scienziati. Due scienziati così. Stelle di punta della ricerca nel mondo.

L’uomo che ci regalò il tailleur del riscatto

martedì, marzo 13th, 2018

All’inizio lui  non voleva neanche incontrarla, lei. Quella secchissima donna inglese “vestita come un gondoliere”, disse poi lui. Ma lei insisteva. E fu così che nacquero una grande amicizia, un proficuo sodalizio e un mito. Lui era Hubert de Givenchy, lei Audrey Hepburn. Fu lui a trasformare quella secchissima donna inglese nella indimenticabile, raffinata parigina consacrata da un tailleur: Sabrina. Lui, morto sabato scorso a 91 anni.

Il mondo li ricorderà per il tubino nero di Colazione da Tiffany ma è in quel tailleur nero con calottina bianca in testa che nascono un mito e i guai di generazioni di ragazze.

E’ lì dentro, nel tailleur della riscossa della modesta figlia dell’autista che ciascuna si è sentita pronta a conquistare, se non il mondo, almeno Humprey Bogart, che diciamocelo ci interessava più del mondo.

Certo il tubino di Tiffany, le perle e il cartoccio col cornetto, il bicchierozzo del caffè. Ma sarà la compostezza di quel due pezzi nero e calottina bianca a diventare il simbolo della riscossa. Avvolge Sabrina Fairchild nel mito prima e nelle braccia di Humphrey poi.

Certo, il tubino. Ma la nostra rivincita è quel tailleur.

E’ il brutto anatroccolo elevato a cigno. Cigno nero. E’ la prevalenza della discrezione sulla prepotenza, della classe sul potere. Del fascino sui soldi.

Hubert de Givenchy, detto solo Monsieur, si porta via un’epoca, uno stile, un periodo in cui  «le clienti si vestivano bene anche per andare nei luoghi più sperduti», una sofisticata concezione di eleganza (intramontabile, però). Ci lascia quel tailleur con calottina.

Che per noi è diventato l’elmetto. L’elmetto del riscatto. Che non morirà mai.

Per tutto questo grazie, Monsieur.

Belle, ciao

giovedì, marzo 8th, 2018

Ogni 5 minuti una bambina o una ragazza nel mondo muore a causa di violenze
1 su quattro si sposa prima di aver compiuto 18 anni
22 milioni di ragazze sono sposate con un uomo adulto
63 milioni di ragazze hanno subito mutilazioni genitali
130 milioni non vanno a scuola

Per quanto riguarda le ragazze cresciute
496 milioni di donne non sanno né leggere né scrivere
solo una su 2 ha un lavoro retribuito
sono il 70% dei poveri e i 2/3 degli analfabeti nel mondo
solo il 14% ricopre posizioni professionali direttive
sono il 10% dei seggi parlamentari e il 6% delle cariche ministeriali.

La foto è la nota positiva di questo post: quella che vedete è una scuola della tribù Afar, in Dancalia. Nonostante le condizioni di vita ostili, in una terra in cui si sta con 40 gradi di minima, scuola e istruzione sono garantite a dispetto di tutto il resto. E le femmine sono quelle che ci vanno di più e vanno meglio.

Scuola Afar in Dancalia. Foto Meri Pop

Perché, ricordiamocelo, dove gli altri potranno arrivare con ogni mezzo, a ciascuna di noi prima o poi qualcuno chiederà di essere brava il doppio.

E ora, e solo ora, buon 8 marzo. E andiamo, che c’è parecchio da fare.