Archive for the ‘Di tutto un po’’ Category

Il Mondiale da tifare c’è

mercoledì, novembre 15th, 2017

Quello che son riusciti a fare i masculi l’abbiamo visto.
Ora ci sono le femminazze: qualificazioni il 28 novembre.
Ma RaiUno per ora non ha in programma di trasmettere la partita. Assist ha fatto partire la campagna “Azzurre su Rai1” e ha scritto alla Presidente RAI Monica Maggioni. Vediamo che succede.

Monicamaggiò… il Mondiale da tifare c’è: FATECELE VEDERE.
E ne vedremo delle belle.

Azzurre su Rai Uno

Isole, isolani, isolati

lunedì, giugno 12th, 2017

Poco dopo la sua elezione le vennero a mancare anche le bare necessarie. Fu allora che scrisse una lettera all’Unione Europea. Questa:

“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile.

Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto (…) per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili.

Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?”.

A lei un abbraccio che so quanto vuol essere grande. Grazie, Giusi Nicolini.

Giusi Nicolini, Lampedusa

Balla come se nessuno ti vedesse, ama come se nessuno ti avesse mai ferita

giovedì, maggio 4th, 2017

Ancor più di quelli che Volevamo essere gli U2 son quelle che Volevamo essere Audrey.

E’ l’unica della quale abbia invidiato più o meno tutto ma una cosa per volta, ogni quinquennio circa: la magrezza filiforme, le braccia lunghissime, la frangetta cortissima, il cappello nero a falde larghe, Humphrey Bogart, l’incedere elegante anche con un asciugamano in testa, il gatto Gatto, Tiffany, l’Unicef, persino il sito. Di Audrey Hepburn è probabile che non ci sia più nulla che non sia stato già scritto, fotografato, riprodotto, stampato, gadgettato. Non credo lei ne sarebbe entusiasta ma così è andata. Cose che succedono alle immortali. Anche dopo ventiquattranni che siamo senza.

A lei, che oggi avrebbe compiuto anni 88, dobbiamo la via d’uscita dalla frustrazione di impegni e di anelli che non arrivavano mai perché, si sa, i brillanti prima dei quaranta fanno cafona. E ha funzionato anche dopo i quarantuno. A lei dobbiamo anche lacrimevoli serate a consumare Dvd di “Colazione da Tiffany” che, a una prima sommaria indagine, è tra tutti i suoi film il più looppato nella fascia di età femminile 9-89, dalle nipoti alle bisnonne. Ed è a Holly Golightly che, in tempi di crisi, possiamo guardare con fiducia e senza paura: l’unica in grado di passare alla storia per aver trovato da Tiffany un regalo da sei dollari e settantacinque tassa federale compresa.

Ci lasciò un Bignami del glamour: “Per avere occhi belli, guarda solo il bello negli altri, per avere labbra belle, pronuncia solo parole gentili, e per un bel portamento cammina sapendo che non sei mai sola”. E uno della serenità: “Cogli l’attimo, vivi la giornata come viene, le persone per come sono”. E “balla come se nessuno ti vedesse. Ama come se nessuno ti avesse mai ferita. Canta come se nessuno ascoltasse. Vivi come se il paradiso fosse in terra”. Financo uno dell’educazione civica: “Credo fermamente che tutto cominci da qui, dalla gentilezza. Come sarebbe diverso il mondo se tutti la mettessero al primo posto”.

E, dunque, qual è la lezione primaria che oraessempre vale più di prima? State in guardia dai formanumero telefonici e dalle persone volgari: puntate piuttosto sui pacchetti di noccioline e sulla gentilezza.

Audrey in Rome

Very Black Friday

giovedì, novembre 24th, 2016

In occasione dei saldi estivi di domani (che qui fanno 20 gradi e che però chiamarli Black Friday fa più figo) mi è gradito mettervi nuovamente in guardia dalla “Sindrome del cesto dei saldi”.
Di che si tratta?

Avete presente quando ci si ritrova gomito a gomito tra femminazze riverse in quei traboccanti cesti del tutto a 30-20-10 euro? E avete presente quando tirate su il maglioncino, lo scannerizzate, lo scartate e lo riposate? E avete presente quando, come un lampo, appena l’avete poggiato si azzecca furtiva la bionda mano accanto, lo tira su e se lo cucca? Ecco: nonostante voi abbiate tra le mani il cachemirino lilla inseguito da un anno, ora a un terzo del prezzo, improvvisamente avete voglia solo di quello che avevate scartato e che altra femminazza s’è cuccato. Io non lo so perché succede ma succede.

Avete presente quell’ostinazione a volervi tenere una cosa o Coso che vi manca solo quando pensate che un’altra ve la sta portando via?
E beh non vi manca la cosa o Coso: vi manca solo di poter nuovamente scegliere.

Tutto ciò premesso domani è giorno di sconti, il caspita di Black Friday. Femminazze, nell’impossibilità di capire che vogliamo dagli uomini cerchiamo di capire almeno che vogliamo dalle svendite.

E siccome modestamente a noi l’ammericani non devono insegnare nulla, domani sarà Very Black Friday soprattutto perché c’è lo sciopero globale degli autobus.

black-friday

Le spille di Anna

venerdì, giugno 10th, 2016

Per una serie di motivi che ancora non ho capito neanche io come ho fatto, ieri sera mi sono ritrovata insieme a Grace dentro al bunker di Bulgari. Sì quello. La convocazione era stata irrifiutabile, una cosa tipo

-Meripo’ stasera Bulgari apre i forzieri, mi accompagni?

L’Arsenio Lupin che è in me scaldava i motori e si presentava insieme a Grace e alla quippresente al portone di quello che, di fatto, è diventato il simbolo di tutto ciò che non ci si può permettere e che, per questo, ci irresistibilmente attira. E no, in (omissis) anni io da Bulgari non ero mai entrata in vita mia. Pensavo che sti forzieri stessero in un bunker sotterraneo e invece, lasciati i saloni di vendita del piano terra, ci accompagnavano nel salotto, detta Domus, del primo piano dove alloggia un vero e proprio museo delle meraviglie. Bulgari, che è italiana ma dal 2012 è stata acquistata dal gruppo di Luìuittòn, sta da qualche tempo riacquistando, da privati e collezionisti, suoi pezzi storici disseminati sull’orbe terracqueo (e anzi se vi sovvien che forse nonnavostra aveva un regalo di nonnovostro e ravanate in qualche cassetta di sicurezza effettivamente trovandolo, sappiate che vi aspetta la signora Caterina per verificarne autenticità e iniziare una trattativa).

E così, dopo un’agevole rampa di scale, approdata al salotto, anzi alla Domus, ci si spalancava davanti uno spettacolo che, per quanto mi riguarda ha pochi precedenti. Potrei citare il museo di Teheran con i gioielli dello Scià e di Farah Diba così come Grace evocava i gioielli di Betty d’Inghilterra nella torre di Londra. Ma il punto è che questi, di capolavori, parlano la nostra lingua. Sanno di genio e di raffinatezza italiane. Trasmettono glamour sì ma soprattutto cultura, la nostra. E Roma. I suoi colori, le sue atmosfere, le sue epoche, il suo Borromini, il suo Bernini, quel panorama che, diceva Caterina, a vederlo dal Gianicolo ai propri piedi, con tutte quelle cupole di Chiese, sembra proprio una distesa di cabochon.

Ma una cosa, soprattutto, ho pensato mentre Caterina, l’Alberto Angela della situazione, spiegava con una contagiosissima passione la storia di quella spianata di diamanti, rubini, smeraldi e ognibendiddio assemblati con fili d’oro tenuti insieme come fossero pennelli del Botticelli: che ogni oggetto prezioso ha dietro una storia d’amore. Di chi lo crea, di chi lo compra, di chi lo regala. E’ vero che alle pareti troneggiavano le foto di Liz e Richard Burton e Grace Kelly ma è anche vero che la storia che mi ha colpita di più è stata quella delle spille di Anna.

Magnani spilla Bulgari

Anna Magnani. Di queste spille:

Spille Anna Magnani

Le spille di Anna Magnani – Foto Grace

 

Anna Magnani, ci ha detto Caterina, veniva da sola, in negozio. Aveva una personalità così forte che non aveva bisogno di nessun uomo ma neanche di un’amica, che l’accompagnasse, che la rassicurasse, che le dicesse “quanto ti sta bene”. Anna Magnani, a dispetto dei grandi dolori che hanno costellato la sua vita o forse proprio per questo, aveva tutto, e tutti, in sé.

E dunque sì, i gioielli sono oggetti d’arte e di amore. In qualificati casi dell’amore più difficile: l’amore per sé.

Agguantiamo l’eleganza

mercoledì, maggio 18th, 2016

“Non c’è stupidaggine che non possa essere riscattata da una sintassi elegante”
Nicolàs Gòmez Dàvila

Guanti piatti

Grazie a Bea.

Prof, da oggi sull’aereo solo Topolino

lunedì, maggio 9th, 2016

Ho chiamato il Professor Pi e gli ho detto

-Da oggi in poi tu, sull’aereo con me, solo Topolino. Manco le parole crociate vojo più vedè

La stessa raccomandazione vorrei estendere a tutti quelli che insegnano, oltre matematica, anche greco e forse pure latino.

La questione temo sia stata sottovalutata: quella dell’economista italiano, il professor Guido Menzio, University of Pennsylvania, scambiato per terrorista perché scriveva equazioni su un velivolo dell’American Airlines. Dice Ma so’ americani. Dice hanno paura. Lo stesso prof ha detto che la vicenda surreale è “simbolo della xenofobia e dell’avversione verso gli intellettuali tipica dei nostri tempi”.

E’ che lo diciamo in continuazione: ah per me la matematica è arabo. Quindi mo’ è inutile prendersela con la vicina che l’ha denunciato e fatto scendere dall’aereo.

Lui, da prof, ne ha tratto una lezione: “Non dovresti prendere decisioni irreversibili, come fermare un aereo, basandoti su informazioni non pertinenti, come l’impressione di un passeggero. Dovresti impegnarti semmai nel raccogliere più informazioni.

Il fatto è che, per la legge del contrappasso, lui proprio di questo si occupa, di “search theory”, la teoria economica delle informazioni: quante informazioni servono per prendere una decisione? Quando dovresti smettere di cercare tra le offerte di lavoro e accettarne uno? Quando dovresti smetterla di uscire con una ragazza e sposarla?

Lo vedete? Vedete poi uno che sta cercando di farvi capire quando smetterla di traccheggiare e sposarvi che fine fa? Lo segnalano all’Fbi per terrorismo.

Una coincidenza? Non credo

Equazione

Le magnifiche quattro

mercoledì, aprile 20th, 2016

Sapete chi sono queste quattro signore?

The AP team that investigated seafood caught by slaves poses at the George Polk Award luncheon in New York, Friday, April 8, 2016. From left, Martha Mendoza, Robin McDowell, Esther Htusan and Margie Mason. (AP Photo/Richard Drew)

Si chiamano (da sinistra) Martha Mendoza, Robin McDowell, Esther Htusan and Margie Mason. Sono quattro giornaliste della Associated Press. E ieri hanno vinto il premio Pulitzer. Che sarebbe tipo un Nobel dei giornalisti. La storia la racconta oggi Pietro Del Re su Repubblica. Con la loro inchiesta sullo sfruttamento del lavoro nella catena di lavorazione e distribuzione del pesce  nel sud est asiatico, hanno fatto liberare duemila persone. Ripeto: duemila persone. Per realizzarla hanno lavorato un anno e mezzo. Hanno pedinato in terra e in mare i mafiosi ittici, sono state speronate in acqua e minacciate di morte in terra. Sono anche rimaste nascoste quattro giorni in un Tir -ripeto: nascoste quattro giorni in un tir- per individuare le imbarcazioni che trasportavano il pesce avariato.

In un mondo giusto oggi, oltre alle meritatissime foto di Reuters e New York Times sui migranti ci sarebbe in primo piano anche la storia dei mafiosi ittici sgominati dalle magnifiche quattro. E già verrebbe commissionato un film su di loro, uno da far impallidire Hoffman&De Niro & Tutti gli uomini del presidente e tutto il cucuzzaro. Immagino siano già al telefono per definire i dettagli.

Di regola io ne conosco una sola

lunedì, dicembre 21st, 2015

Non ricordo precisamente quando sia successo e forse è successo poco a poco, forse addirittura a mia insaputa. Sarà che non ho figli fuori, sarà che non ho più manco il fanciullino pascoliano dentro ma a un certo punto il Natale non mi è piaciuto più. Non mi ci trovo bene dentro. Vivo la frenesia dei giorni precedenti con disagio, a tratti con paura. Mi aggiro sperduta fra le vetrine risalendo controcorrente a mo’ di salmone le fiumane umane ipereccitate dalle lucine. Attendo con terrore il triduo 24-26 con replica 31-2 (il 2 è per gli avanzi).

Il punto è, è ora di dircelo bellimiei, che a Natale si litiga. Si litiga più che nel resto dell’anno. Si litiga e ci si incazza. Soprattutto per telefono. E gli autobus sono un florilegio di chitemmuorti: perché dobbiamo andare dai tuoi. Perché devono venire i miei. Quella l’anno scorso se l’è cavata con una pianta. Ah ma io mi son stancata di cucinare per tutti.

E io vorrei solo spegnerle. Quelle che litigano e pure le lucine. Non mi fa onore e lo dico con quel dolore che spesso accompagna la consapevolezza dell’età adulta. Che qua potrebbe essere proprio la vecchiaia conclamata.

Insomma stamattina, mentre ascoltavo le conversazioni incazzate sul bus e mentre anche io maturavo avversità interne ed esterne, m’è venuto in mente di fermare l’autobus. E gridare a squarciagola la formuletta che ho rinvenuto nel Kurt Vonnegut del “Quando siete felici fateci caso”: «di regola io ne conosco una sola: bisogna essere buoni, cazzo».

La vita è complicata. E di norma pure in salita. «Quando le cose vanno bene per diversi giorni di fila, è un incidente esilarante», annota ancora Kurt. E dunque quando siete felici fateci caso. Ma soprattutto astenetevi il più possibile dal rendere inutilmente tristi gli altri. Che ne hanno già a sufficienza da superare. Poi, adempiuto questo sacrosanto dovere, fate quello che vi pare. Anche andare in giro con le lucine.

E ora può pure ripartire l’autobus.

Natale luci e cagnone

Independence day

martedì, dicembre 1st, 2015

Ristorante interno giorno, pausa pranzo. Filetti di pesce spada alla Mediterranea

-Certo è un momento preoccupante, a livello mondiale
-In effetti, mamma, ci sono grandi tensioni internazionali
-Eh e anche qui il clima è teso. Comunque mi pare che te la cavi bene, hai conquistato la tua indipendenza, la tua autonomia e poi hai belle persone intorno, amiche molto in gamba, amici pure, insomma mi pare tuttappòst
-Grazie mi fa molto piace…
-E PERò LA SERA APPENA RINCASI FAMMI UNA TELEFONATA, CHE SEMPRE UNA DONNA SOLA SEI

Telefono vintage