Ve lo ricordate il violoncellista multato nell’artistica piazza dal solerte roman pizzardoneper lo sforamento di cinque minuti della bachiana suite dalla capitolina ordinanza? Beh guardate un po’ che c’era ieri nella stessa piazza:
Cento. Là dove ne avevano azzittito uno se ne sono presentati cento. Cento violoncellisti. In prima fila lui, Fabio Cavaggion. Il multato. Ora è chiaro che le ordinanze si rispettano. E’ chiaro che se c’è un orario c’è un orario. E’ chiaro che se si inizia a suonare cinque minuti prima e dico cinque, sei fuorilegge anzi fuoriordinanza. Ora però è pure chiaro che a questo punto io mi aspetto e pretendo che lo stesso criterio da sceriffi venga applicato ovunque e a chiunque. E che dunque, nel giro di cinque minuti, io possa risvegliarmi in una città nella quale ogni cosa fili come fosse la costruzione di una suite di Bach: alla perfezione.
Ah e anche domani Fabio Cavaggion suonerà all’aperto. Sul palco del Primo maggio a San Giovanni. Vedi poi quando pensi di arginare un problema e ti si scatena un po’ più in La.
Succede nella patria del Belcanto e nella Capitale d’Italia e anche un po’ del barocco, Capitale ahimè sempre più di declino ostello e un po’ bordello, che un solerte pizzardone appostato in anfratto di artistica fontana, abbia eroicamente assicurato alla giustizia amministrativa l’incivile atto del violoncellista diplomato che suonava Bach in strada con cinque minuti di anticipo sulla solerte ordinanza che disciplina il sol maggiore nonché quello dell’avvenire.
La storia ce la racconta oggi Daniela Amenta sull’Unità a pagina 13 (non ho il link. Si ora ce l’ho: eccolo qua). Fabio Cavaggion è un quarantenne maestro diplomato al musical Conservatorio. Son tempi nei quali un diploma di tal fatta difficilmente può aiutare a sbarcare il lunario. E il maestro Cavaggion ha ripiegato sulla strada. “Sono appena tornato dal Portogallo -racconta sul quotidiano- ho bussato alle porte di tante orchestre, ho provato anche a Santa Cecilia. Ma non c’è niente da fare”.
Il maestro allieta dunque dove può. Educa le nostre orecchie, ingentilisce il nostro cuore e per quanto di sua competenza, e probabilmente a sua insaputa, sta contribuendo a salvare il mondo come I Giusti di Borges.
Per lui non ci sarebbe ricompensa. Dovremmo solo dargli una medaglia al valor civile. In compenso c’è una multa e non è neanche la prima. Pare che il pubblico abbia rumoreggiato e preso le sue difese davanti al pizzardone. Ma niente.
Ora, sindaco Alemanno, ascolti se non Cavaggion almeno un consiglio: faccia questo bel gesto. Esca da questi cinque anni di dolore ostello e bordello da statista: ci vada lei da Cavaggion. E lo inviti a suonare sulla Piazza del Campidoglio. Tipo come fece Rostropovich sotto al muro di Berlino. Che sempre di cadute rovinose parliamo.
“Ogni sua giornata inizia con Bach”: è questa la riga che prediligo dello sterminato curriculum di Mario Ruffini, musicologo, compositore, direttore d’orchestra ma soprattutto spargitoreinognidove di Bach. Finora sono riuscita a incontrarlo solo sul socialcoso nonostante da tempo lo stia pedinando dove posso in questo suo globale spargimento. Ho provato a farmi largo al World Bach Fest di Firenze un anno fa senza successo ma felicemente incredula di fronte a quello snodarsi di file da Michelangelo a Brunelleschi.
Ed è così che oggi ho visto, sul socialcoso, che è riuscito a portare l’”Arte della Fuga” dove mai avrei immaginato: in carcere. Lì dove la Fuga per la libertà può realizzarla solo Bach. E Mario Ruffini.
Ecco il suo post:
“LA PASQUA DEGLI ULTIMI CON GLI ULTIMI
150 fra detenuti e autorità hanno vissuto nel Carcere di Castrogno (Teramo) il dono musicale che abbiamo fatto a quella Casa Circondariale con “L’Arte della fuga” di Johann Sebastian Bach. Un momento bellissimo che speriamo possa far parlare del problema carceri e portare le case di pena a condizioni di vita umane per i detenuti. Solo così potranno vivere la detenzione come momenti di rinascenza in attesa della libertà”.
Arriva dalla fine del mondo, dice “Buonasera”, si paga l’albergo e va in giro in metropolitana. Ha anche avuto una fidanzata, la qual cosa rende Papa Francesco vieppiù interessante per questo sentimental blogghe. E’ così: siamo talmente disorientati e bisognosi di punti di riferimento che anche il cardinale-ora-Papa che viaggia in metro ci offre ragionevoli brandelli di speranza. Come quelle “rotondità” di linguaggio, di gesti e di simboli dei quali ben spiega Giovanna Cosenza.
Abbiamo bisogno di qualcosa attorno alla quale poter tornare a sognare e sperare. Per non andare troppo lontano, tanto meno alla fine del mondo, un’amica mi ha chiamata dopo il primo appuntamento con un uomo e mi ha detto entusiasticamente “Meri, usa bene il congiuntivo”.
Abbiamo bisogno di un punto di riferimento. Di un appiglio nella tempesta. Non una vagonata: ormai basta anche un vagone. Un vagone della metro nel quale riconoscere, oltre al futuro Papa, anche un po’ di noi stessi. Quella parte di noi che aspetta un segnale dopo il quale scatenare non l’Inferno, forse neanche il Paradiso ma almeno un Quasiquasi. Mai come ora ci vuole coraggio, oltre che fede, per credere nella Resurrezione. Siamo a terra. E talmente scoraggiati che ci sembrerebbe già un miracolo poter credere nella possibilità di Risollevarci. Vi preghiamo, quindi, di aspettare ancora qualche ora per dimostrarci che ci sono le ombre. Lasciateci qualche altra ora di luce. Di lumicino, quantomeno. Quello al quale è ridotta ora la speranza. Noi stiamo come Archimede: dateci un vagone e ci risolleveremo al mondo. Forse.
Insomma Bersani ha scelto Gianna. Nannini. Ascoltatevela che secondo me non so se vi metta addosso voglia di scendere in campo o salire in politica però un bel momento ve lo regala di sicuro. E di sti tempi non è poco.
Per me però Gianna è, da sempre, prevalentemente una e una soltanto: quella di “Sei nell’anima”. Già una che con quel titolo poi invece inizia con “vado punto e a capo” e “spegnerò le luci e da qui sparirai” fa ben comprendere lo spread fra intenzioni e realtà: starai pure nell’anima ma intanto vediamo come portarci avanti col lavoro per il control cancel.
Poi però dice una cosa che è “Quanta tenerezza, non fa più paura” e qui veniamo al punto: che certe volte le cose che fanno più paura sono proprio quelle che partono piano e senza fuochi d’artificio ma a un tratto t’hanno conquistato e manco te ne sei accorta-a accorto-o. E sono quelle nelle quali si rischia di più: perché quello-o quella-a te la ritrovi piazzata lì, nell’anima, e non sai manco come caspita ci sia arrivata-a arrivato-o.
Insomma succede che, sì, “Sei in ogni parte di me” ma siccome tu quel “Ti sento scendere Fra respiro e battito” invece non l’avevi sentito proprio, datosi che ormai quello s’è piazzato “In questo spazio indifeso” e datosi che non avevamo attivato le difese Onu e datosi infine che “Inizia Tutto con te e Non ci serve un perché” allora già che sei nell’animà e manco me ne ero accorta tanto vale che ti ci lasci.
E dunque sì, “Sei nell’anima/ e lì ti lascio per sempre/ sospeso e immobile/ fermo immagine un segno che non passa mai”, senonché avendo dal vocabolario abolito -alla luce dei pregressi e per scaramanzia dei futuri- le parole “per sempre” e “mai” è chiaro che sei nell’anima, si, e lì ti lascio. Abbastanza.
Stamattina, potrei sbagliarmi perché era subito dopo l’Eutirox ma prima del caffè, a Rainews 24 -prima di Corradino Mineo ma dopo un servizio sul Festival del Cinema- ho intercettato una scheggia di intervista a Giuliano Montaldo, il regista di “Sacco e Vanzetti”. Parlava del suo incontro con Joan Baez quando la giornalista a un certo punto gli chiede come mai abbia dedicato il documentario a sua moglie. Con la quale è sposato da inenarrabili anni e, a quanto mi risulti, non ha biografe nè agenti Cia con cui condividere il suo amore.
E lui
-Perché mi dà forza, coraggio e tanto divertimento. E’ l’amore. E’ tanto, no?
Vera Pescarolo e suo marito (Foto da Zimbio.com)
Non saprei proprio cosa augurarvi di meglio, supercalifragilini. L’occasione mi è gradita per riproporvi un altro pezzetto di amore concentrato in questa canzone e in questa donna che canta e in questa storia:
Ovvia gente, avé’ visto che gl’è piaciuto tanto al Renzi sto blogghe che iccis’è applihato pe’ tutta la Leopolda?
Gli è che ‘l Renzi ha detto che «la domanda “ti candidi?” viene a noia anche a chi la fa. È una visione “marypoppinsiana” della politica. Dobbiamo superare il modello culturale Mary Poppins», perché «lo schiocco delle dita non riesce a nessuno”.
Oh, a di’ i’-vvero, ‘un ci se lo immagina’a miha nemmeno noi sta roba, ‘un ci s’era neanche figurato che si potesse finì alla Leopolda, nel mezzo di Fosbury e i Righeira, Veltroni, Obama e la Polaroid eh. Che sto blogghe gl’era nato come un gioho tra amici e nessuno si crede’a che finisse invece pe’ andà in giro pe’ kermesse di politici.
Noi vi si dice solo che s’è bell’e messo già via un bel po’ di messaggi d’incoraggiamento ricevuti. Quanto icchè la Mary Poppins ‘un serva alla politiha, prova’ela e poi vu-cci di’e. Eventualmente dopo icchè vu avete cantato Supercalifragili vu-cci di’è se serva più Meri o il Renzi alla politiha e chi ll’è più ribollita. (si scherza, eh)
E’ un altro tragico risvolto degli “esodati”. Nel senso quelli in vacanza per l’esodo pasquale che prolungano oltre il martedì dopo Pasquetta. E’ che ieri, in rapida successione quasi fosse la Giornata nazionale dell’Esodismo, si è verificata una escalation di Mimanchismo: uomini ovunque dispersi nel globo terracqueo, per la coda della pasqual vacazione, mandavano sms con la fatale locuzione a donne sdilinquite, ovunque disperse anche loro ma disperse da sole. Nel senso che il mandante trascorreva la pasqual vacazione con moglie e figli regolarmente riconosciuti e messi a bilancio.
Ora c’è che la maggior parte dei mandanti non si limitava allo struggente sms ma inviava proprio il link alla sdilinquente nenia dell’ipertricotico urlatore.
E dunque si veniva a determinare la grottesca situazione di uomini famigliacontornati, esausti e provati da giorni di libagioni e convivenza parentale coatta, che approfittando dell’ora che volge al butting della mondezza -cioè “quando il sole da’ la mano all’orizzonte,
quando il buio spegne il chiasso della gente “- si precipitavano sul T9 e compulsavano il “Mi manchi” poi seguito da apertura server di posta con invio link. Alla tapina sola e abbandonata in città.
La quale, qui mi si consenta l’incursione nel buco nero del cervello femminile, trionfante mi comunicava “Meri, dopo cinque giorni di blackout si è rifatto vivo, lo vedi che pensi sempre male?”.
L’annuncio veniva condito da sospiri di sollievo e ansimi di struggimento, ignare del fatto che invece, purtroppo, la dedica del “Mi manchi” Faustolealista segna, di norma, il punto più anguillesco della illegal relazione: perché il fedifrago sa che la lusinga della descrizione contenuta ”nei tuoi sguardi e in quel sorriso un po’ incosciente/ nelle scuse di quei tuoi probabilmente” culminante in ”sei quel nodo in gola che non scende giù” sposta definitivamente il piano della realtà: guarda che sei tu quello dal sorriso parecchio incosciente, che mette scuse e fa vivere lei di “probabilmente” (soprassiedo sul nodo in gola che invece te lo meriteresti al collo, scorsoio, anche).
Come da denuncia per circonvenzione d’incapace, di lei, risulta essere anche il prosieguo a base di: “Mi manchi…mi manchi/ posso far finta di star bene, ma mi manchi”.Che te l’ha ordinato il dottore di non fare ordine nel tuo stato civile?
Per non dire del “Mi manchi/ e potrei cercarmi un’altra donna ma m’ingannerei”. Ancora?
E infine ci avviamo a sprazzi di onestà con quel “sei il mio rimorso senza fine (era ora)/il freddo delle mie mattine/ quando mi guardo intorno e sento che mi manchi”. Quindi?
Quindi per favore chiudete quel caspita di Iutubb e aprite gli occhi. Perché mentre quello ”cammina a piedi nudi dentro l’anima” voi state proprio a piedi. In mezzo a una strada. Capito?
Dunque giusto ieri l’esponente del sesso a noi avverso che mi ha momentaneamente convinta a interrompere l’Erasmus nella singletudine era in loco. Che, appunto, interrompere si ma con un co.co.pro. Che in amore, e forse solo lì, i posti fissi fanno più danni che altro.
E giusto ieri sera, dopo una giornata in cui l’avevo trascinato per mostre, cocktail, occupazioni di partiti e altro, ero così stanca da non dormire, che erano le due di notte e non c’e’ niente da fare. Che mi piace tanto stare ferma e sentirti respirare e certo contestualmente mi chiedevo come sarà la mia faccia stanca. Quindi che faccio? Provo a girare il mio cuscino, ma è una scusa per venirti più vicino. Provo a svegliarti con un po’ di tosse ma tu ti giri come se niente fosse (che l’esponente, un pochino, a volte, russa) spengo la luce provo a dormire ma tu con la mano mi vieni a cercare. E a quel punto pensavo di invocare vieni angelo benedetto prova a mettere i piedi sul suo petto, che magari così poi non russa, ma già che è sveglio pure lui… (omissis).
Insomma che sera: che la luna è una palla ed il cielo è un biliardo quante stelle nei flippers sono più di un miliardo. Di una luna che ti illumina a giorno, che balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero. Che poi è questo, ecco il mistero, sotto un cielo di ferro e di gesso l’uomo riesce ad amare lo stesso e ama davvero nessuna certezza: che commozione, che tenerezza.
Certo è che vorrei essere il vestito che porterai ma è che sei alto il doppio e forse è meglio di no. Ma pensavo pure che l’esponente ci ha un sacco di capelli: ma quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli ci si può fidare.
E comunque purtroppo, si: tu, tu non mi basti mai.
E… oh Lucio sai che è? Che non so se sono io che parlo come te o tu che come me, ma il punto era proprio questo: che m’ero detta che mai e poi mai sarei riuscita a scrivere qualcosa se morivi. Ma il fatto è che tu t’eri messo a scrivere come noi vivevamo.
Comunque io io io ci provo sai. Oh, Lucio,…non mi dimenticare mai