Archive for the ‘Vietnam tribù nord’ Category

Viet Pop2/ Quando un uomo col carrarmato

giovedì, gennaio 12th, 2017

Viet Nam. La prima volta in cui l’Occidente seppe che esisteva un posto simile (e ci credette, al contrario di quanto accade ancora oggi col Molise) era il 1954: a Dien Bien Phu un tal generale Giap stracciava l’esercito francese dopo due mesi di guerriglia. Sarà l’inizio della fine dell’occupazione coloniale in Indocina.

Ora, secondo voi, qual è stata la prima tappa che Pi ha messo in programma di questo imperdibile “Tribù nord Vietnam”? Il generale Ho Pi Minh, coadiuvato dalla nostra guida Mister Chi (il cui nome avete già capito sarà fonte di infiniti disguidi del tipo “Ma Chi viene? Viene lui. Ma lui chi? Chi”), sul pulmino d’ordinanza e dopo ore ore e ore di curve stracurve strapiombi e infinite ciotole di Noodle soup e (scusate) anche dei vomitini di Pi dal finestrino (Chiarè, torna la saga gastrica)
(altra parentesi, scusate ma io poi dico
-Vuoi che ci fermiamo?
-E perché?
-Pi ma perché non ti prendi qualcosa contro il mal d’auto?
-Offiguriamoci, Maremma bona, m’affaccio e vomito icchè problema sc’è?
ma infatti, m’affaccio e vomito, no? maremminabona unn’è che sci si pole fermare pel vomitino)

dicevo che dopo traversie stradali e gastriche (ariscusate, no, non posso dirvi con che classe la Lorena affrontasse la sua prima bettola asiatica, sorseggiando Pho da una tazza con accumulo stratiforme di umanità precedente e proveniente da cucine inguardabili, come fosse davanti a un Martini a Calle Vallaresso da Cipriani) si perveniva in quel di Dien Bien Phu, luogo del trionfo del generale Giap, l’inventore della strategia “della tigre e dell’elefante”, basata sulla tattica della tigre di rintanarsi nella giungla e colpire il pachiderma con assalti a blitz prima di tornare a nascondersi.

Il Memoriale di Giap

viet-museo

riservava la dimostrazione plastica di come -pur inferiori per mezzi, armi, taglia (che i vietnamiti son piccoli assai) e numero, coi sandali ai piedi e in bicicletta ma incazzati come picchi- i vietnamiti sbaragliarono i francesi e per la prima volta una popolazione del cosiddetto terzo mondo, senza alcun aiuto esterno, ebbe la meglio su una potenza occidentale.

Non si può dire l’orgoglio di Pi davanti al busto bronzeo di Giap ove, mi sembra, gli si inumidì financo il comunista ciglio.

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Busto del comandante Giap al Giap Museum (foto Meri Pop)

Poco più in là del Museo non ci si risparmiava neanche il pattugliamento, trincea per trincea, del sacro luogo della battaglia.

Meripo’ si ma co sto pippone di strategia di guerra che ci vuoi dire?

Voglio dirvi che quando l’uomo col carrarmato incontra l’uomo con la bicicletta disperato, l’uomo col carrarmato è morto.

E voglio dirvi anche un’altra cosa: che quelli piccoli non li dovete fare incazzare. Mai.

Viet Pop 1/ Sai le risaie

mercoledì, gennaio 11th, 2017

Stavolta è iniziata così:
DRIIIIINNNN
-Professor Pi che periodo terribile, la scienza come lo definirebbe?
-Un casino
-Ah ecco, s’adegua pure lei. Ma un aiuto scientifico?
-Il Vietnam
-Eh?
-Andiamo in Vietnam
-E dove sarebbe l’aiuto scientifico?
-Nella teoria del caos. L’idea che piccole variazioni iniziali possono portare a grandi cambiamenti finali di un sistema. Anche detto “effetto farfalla”. Pensa se ognuno di noi fosse la piccola variazione iniziale di un grande cambiamento finale.
-Continua a sfuggirmi la connessione col Vietnam
-E’ il paese delle farfalle, anche
-Cioè noi si va lì dove ste farfalle spostano i caspita di elettroni e si risistema il sistema?
-Beh quantomeno andiamo all’origine del casino, nei dati di ingresso
-Mh. E tocca andare fino al Vietnam?
-Dopo un anno del genere qui ti pare che puoi temere il Vietnam?
-In effetti. E poi tutto sommato un’incursione nelle metropoli di Saigon, Hanoi…
-Veramente andremo prevalentemente dalle tribù del Nord. E siccome oltre a essere il Paese delle farfalle, è soprattutto quello delle risaie, mi raccomando: preferibilmente solo bagaglio a mano, sacco lenzuolo, scarponi da trekking adatti a luoghi umidi, che a bordo risaia c’è il fango. Dai dai, che ci divertiremo

-E come no, sai le risaie, proprio

risaie
Ciononostante si aggregavano alla spedizione anche quella che era mia amica Lorena, e che dunque al termine del viaggio comprensibilmente non lo sarebbe più stata, e la mia amica 2.0 Monica (nel senso amica del socialcoso) che comprensibilmente pure lei al termine mi avrebbe mandato un chitemmuorto, sia pure solo 2.0.

Inutile ogni tentativo di dissuadere la Lorena. Il punto è che per scoraggiarla l’avevo convocata in un’enoteca e al termine della serata, e della bottiglia, ci era sembrata affrontabile financo Roma, che Saigon in confronto era Disneyland.

Neanche vi dico quanti tentativi di composizione del bagaglio a mano avevo fatto, dovendo mettervi financo un sacco a pelo (che -Meripo’ nel Nord staremo nelle loro case, ci daranno il materasso e una coperta ma portati anche un sacco a pelo che tu sei freddolosa), cose che Silvan me spiccia casa.

Ma tant’è. Il gruppo convocato in quel di Fiumicino si preparava alle sedici ore del Roma-Guangzhou e alle restanti dieci fra scali e altro in dirittura di Hanoi.

E in mente una sola domanda: sì, va bene la teoria del caos e ste farfalle e i cambiamenti inziali e finali.  Ma perché caspita proprio il cambiamento mio doveva partire da bordo risaie? Eh??