Archive for the ‘Viaggiare da fermi’ Category

10 cose da portare per viaggiare da sole. Anche se restate dove siete

giovedì, giugno 16th, 2016

1 Non bisognerebbe mai sottovalutare la capacità degli uomini di sottovalutare le donne.

2 Uno degli effetti collaterali di rimanere vedova si un uomo con cui non si è sposati è che non si è vedova. Non si è niente.

3 A volte noi donne ci dimentichiamo le istruzioni per l’uso dell’intelligenza, dell’astuzia, della simpatia.

4 Forse è meglio mangiare le ostriche in due invece che da soli ma non mangiarle del tutto è ancora peggio.

5 Se la tristezza ti deve fare da commensale, tanto vale invitarla in un buon ristorante piuttosto che a una tavola calda.

6 La solitudine non è uno stato d’animo da cercare o da fuggire, è, banalmente, uno stato di famiglia.

7 Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia.

8 Le città sono come gli uomini, il modo migliore per sedurle è farle parlare di sé.

9 Non c’è dolore che non si sciolga nell’acqua calda di un bagno.

10 Imparate a farvi compagnia.

(da “Io viaggio da sola” di Maria Perosino. Che oggi sono due anni che ha continuato a viaggiare da sola ma per sempre)

Maria Perosino taccuino

Maria Perosino

L’estate in cui viaggiai senza muovermi

giovedì, settembre 11th, 2014

E’ con Edmond Dantès che sono partita questa estate, il conte di Montecristo.

Nell’assoluta impossibilità di seguire il Professor Pi a Samarcanda, nell’assoluta inabilità a farmene una ragione e nell’assoluta rassegnabilità del perché invece di essere lì con lui e Tamerlano dovessi restare qui con Dibba e Brunetta, decidevo di inaugurare la stagione del viaggiare da fermi.

Una volta recatami in una zona inospitale per le onde elettromagnetiche situata in Maremma, che non ci si può immergere in 1200 pagine, attraversare 25 anni e un bel pezzo di Oriente e Occidente con il richiamo compulsivo dell’internet funzionante accanto, predisponevo tutto l’occorrente: tomo e sdrajo.

Era a quel punto che sbarcavo dal trialberi Pharaon al porto di Marsiglia iniziando uno dei viaggi più avvincenti e tremebondi in carriera.

A questo punto intendo anche chiedere pubblicamente scusa al Professor Pi per tutte le volte in cui gli ho sfrantecato i cabasisi in giro per il mondo: quando mi sono ritrovata sbattuta in una delle segrete del castello d’If ho rivalutato non solo i feroci Afar ma anche i tagliatori di teste del Borneo, che almeno quelli ti facevano secco subito senza lasciarti a marcire quattordici anni là sotto. Ugualmente chiedo scusa per tutte le volte in cui mi sono lamentata di qualche incomprensione con i compagni di viaggio: provate ad accompagnarvi con gente come Caderousse, de Villefort, Danglars e Mondego e poi ne riparliamo. Per vendicarmi e dare una lezione a quei quattro stronzi traditori ho impiegato dieci anni e quasi tutta la settimana di ferie.

Avevo letto Il conte di Montecristo non so più manco quando. E ricordavo fosse un libro sulla vendetta. Tema in questi giorni tornato malamente in auge con la vicenda franzosa di Valerie Rottweiler della quale trattammo giusto qui. Invece, a rileggerlo da attempata, l’ho trovato uno dei viaggi più esaustivi intorno al matrimonio e all’animo umano. E sui nefasti effetti che entrambi, il matrimonio e l’animo umano, possono provocare sul prossimo e sull’ordinamento del mondo se non si prendono le opportune precauzioni.

E dunque dovendo distillare da milleduecentopagine un solo tweet sceglierei questa perla:

“Che cosa è il meraviglioso? Quello che non comprendiamo. Quale è un bene davvero desiderabile? Un bene che non possiamo avere”

E dicevo che è anche un viaggio attorno e dentro al matrimonio. E qui distillerei questa:

“Quanto alla moglie la salutò al modo che certi mariti salutano le mogli e dal quale i celibi possono farsi un’idea  solo dopo pche sarà pubblicato un grosso codice della condizione coniugale”

e della misura precauzionale:

“Non vedo perché, senza una necessità assoluta, devo ingombrare la mia vita con un compagno perpetuo”.

Dalla mia sdrajo, ove cercavo di allocarmi la mattina molto presto, vedevo il monte Argentario. Dunque a un tiro di schioppo da Montecristo. Ma in realtà quel maxischermo impiantato nel cervello chiamato immaginazione, che Dumas mi ha azionato per una settimana, mi ha fatto attraversare mezzo mondo, mi ha fatto recuperare infiniti rimandi alla musica, al teatro, alla pittura e alle arti di tutto il cucuzzaro delle Muse. E non solo non avevo l’Abate Faria ma non avevo manco Google per tentare di raccapezzarmici meglio.

E poi prendi treni, scendi dai treni, prendi battelli, prendi trialberi, sbarca dai trialberi, vai in galera, fatti buttare a mare, nuota come un disperato, prendi la carrozza, lascia la carrozza, Ne sono uscita esausta. Al punto che quando il professor Pi è rientrato, dopo aver trascorso venti giorni sulla rotta di Marco Polo, ho potuto finalmente accoglierlo come ho sempre sognato di fare:

Uzbekistan, Tajikistan e Kirghizistan? Beato te, caro: io mi son dovuta fare il giro del mondo sopra e sott’acqua. In una settimana.

Poi dite perché non ti sei fatta vedere

venerdì, agosto 22nd, 2014

Sono apparsa il 16 agosto e scomparsa il 18. Mi chiamo Estate 2014.

Credo passerò alla storia come la più breve e la più forse.

Vi siete lamentati molto, di me. Ma ci sono alcune puntualizzazioni che io, Estate 2014, intendo fare, signori della Corte, a mia parziale discolpa:

-Le previsioni del tempo si chiamano appunto previsioni. Siamo ancora lontani dall’avere le certezze del tempo. E le certezze in generale

-Il tempo, anche se non può essere previsto, comunque scorre. E imprime trasformazioni incontrovertibili sul globo. Ancor di più sulle vostre porzioni di globo, specie quelle adipose. In qualunque momento io arrivi esse non sono mai pronte. Dunque ringraziatemi se quest’anno non mi sono fatta proprio vedere.

-Il tempo che a me è consacrato è quello dell’evasione, dell’ozio e dello stare con i propri cari. Salvo il fatto che quando arrivo vi rendete conto che l’unica evasione equamente distribuita sulla penisola è quella fiscale e riguarda tutti tranne voi, che l’ozio vi annoja dopo 36 ore e lo stare con i propri vostricari vi uccide dopo 24.

-Il tempo che a me è consacrato decidete per lo più di passarlo trascinandovi dalla sdrajo al bagnasciuga per adempiere a due doveri che sentite imprescindibili: urlare contro dei minori affidati alla vostra custodia fino ai 18 anni denominati “figli” e lamentarvi dei maggiori affidati al vostro portafoglio fino ai 40 denominati “figli ancora a casa”. Trattamento che, lungi dal trasformare entrambe le categorie in una generazione attuale e futura di persone educate e pronte a stare al mondo, ha finora conseguito il risultato di rendere maleducati gli esasperati che vi stavano accanto.

-Il tempo che a me è consacrato decidete inoltre di trascorrerlo, tenuto conto che i vostricari come si è detto li comprensibilmente rifuggite, insieme alla protesi telefonica che vi si è innestata come un microchip sottopelle. Nessuno, anche al termine di due mesi di sdrajo, è riuscito a conoscere o riconoscere il volto dei propri vicini di ombrellone. Ne conosce perfettamente, al contrario, il cellulare, la voce, la composizione familiare fino all’ottavo grado, l’amante, il collega, l’amica infida e quella rompicoglioni, attraverso le dettagliate cronache aifoniche che avete svolto durante tutto il soggiorno.

-Come potevate ragionevolmente pensare che un bambino di tre anni potesse usare, nelle due ore nelle quali lo tenevate in ostaggio dei vostri decibel, quella piramide di giochi di plastica che spargevate in un territorio uguagliabile a quello dalla Maremma al passo del San Bernardo, quantità che ragionevolmente non riuscirebbe ad usare neanche fino al compimento del diciottesimo?

-Nel tempo a me dedicato quest’anno sono tornati vecchi incubi e nuove paure. Pensavate di coricarvi nel secolo del 2.0 e vi siete risvegliati all’anno zero. Ciononostante hanno continuato a generare turbamenti topless e bikini ministeriali.

-A un certo punto mi sono affacciata per tre giorni e mi avete fatto trovare Sibilia et similia.

Si, è vero, quest’anno ho preferito tenermi alla larga. Credo ora sia anche più chiaro perché. Magari alla prossima eh.