Archive for the ‘La giovane older’ Category

L’amore tra uguali non è così diverso

lunedì, gennaio 25th, 2016

Per questo blogghe è un grande classico, come il tubino nero, il cappotto color cammello e gli occhiali neri (“Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro come un cappotto di cachemire e un paio di occhiali neri”, Coco Chanel)

E’ una delle migliori performance della giovane older da piccola. Il tema era l’amore tra uguali. Che non è poi così diverso (come recitava un cartello sfilatomi sotto casa poco tempo fa). Questo non è uno spot a favore del matrimonio omosessuale. Questo non è uno spot. Lo trovo, piuttosto, un esempio di logica stringente.

Dunque lei aveva otto anni e la mamma, mia sorella, mi aveva regalato un anello. La cosa l’aveva divertita molto e, una volta rimaste sole, mi fa:

-Zia, sembrate quasi fidanzate
-Beh, se aspettiamo che ce li regalino gli uomini, gli anelli…
-Due donne che si fidanzano veramente sono gay?
-Si
-Ma non si possono sposare, vero?
-No
-E perché?
-Perché per sposarsi bisogna essere di due sessi diversi
Silenzio. Poi:
-Ah. Io pensavo che bastasse volersi bene. Se invece bisogna essere pure diversi poi non è che ci possiamo lamentare che non funziona.

Amore tra uguali

Foto Meri Pop (gay pride Roma, 2015)

Basta che funzioni

domenica, maggio 17th, 2015

Sono stata a trovare la giovane older nel weekend. Ormai dobbiamo cambiarle nickname: ha compiuto 14 anni e insomma ci siamo capiti. Ma di alcune sue performance nella carriera di popnipote -e della mia di popzia childfree- ce n’è una che ogni anno, a proposito della Giornata contro l’omofobia, mi si ristampa in mente come fosse un trailer di film e ogni anno mi inchioda davanti alla logica stringente e senza scampo dei bambini.

Dunque lei aveva otto anni e la mamma, mia sorella, mi aveva regalato un anello. La cosa l’aveva divertita molto e, una volta rimaste sole, ha chiosato:

-Zia, sembrate quasi fidanzate
-Beh, se aspettiamo che ce li regalino gli uomini, gli anelli…
-Due donne che si fidanzano veramente sono gay?
-Si
-Ma non si possono sposare, vero?
-No
-E perché?
-Perché per sposarsi bisogna essere di due sessi diversi
Silenzio. Poi:
-Ah. Io pensavo che bastasse volersi bene. Se invece bisogna essere pure diversi poi non è che ci possiamo lamentare che non funziona.

Della soluzione semplice di problemi complessi

martedì, settembre 16th, 2014

Primo Disastro Amoroso Adolescenziale, 13 anni cadauno. Lei -Adolescente 1- vuole lui ma lui non vuole lei. Da ora in poi sarà sempre così ma Adolescente 1 ancora non lo sa. Adolescente 2 viene chiamata a un pronto soccorso emotivo notturno uozzappico

Adolescente 1 -Sono disperata, io mi sono VERAMENTE innamorata!!!

Adolescente 2 -Ma se l’hai visto solo 2 volte!!!

Adolescente 1 -Si ma io mi sono VERAMENTE VERAMENTE innamorata dalla prima e ora non so che fare!!!

Adolescente 2 -Io sì

Adolescente 1 -E allora  ke devo fare???

Adolescente 2 -Vai in cucina e sparati la Nutella. Poi domani a scuola ne parliamo. Ammesso che su questo punto valga la pena perdere tempo PURE domani mattina

Adolescente 1 -Ma ora la mia vita non ha senso…

Adolescente 2 -E ti credo, se la perdi appresso a uno che non ti vuole

Non vorrei mai far parte di un club che

lunedì, luglio 7th, 2014

Mentre leggevo, direttamente con gli affilati commenti apposti dalla mia amica Taniuzza, l’esemplare vicenda della statua della Madonna fatta inchinare di fronte alla casa del capo clan in quel di Oppido Mamertina, mi è tornato in mente che più o meno tre anni fa, subito dopo la Prima Comunione, per la Giovane Older e associati -le amichette- iniziarono le manovre di avvicinamento alla Cresima. Fu in quella occasione che mi chiese

-Zia, mi faresti da madrina?

E fu allora che le spiegai che

-No, tesoro, vorrei ma non posso

-E perché?

-Perché fra tre anni sarò divorziata e chi è divorziato non può fare da madrina

La cosa finì lì. Giorni fa, invece, mentre fervevano i preparativi per partecipare alla festa della Cresima di una delle associate, le ho chiesto:

-Maaaa a proposito e tu? Com’è andata a finire l’iscrizione alla Cresima?

-No, zia, non l’ho più fatta

-E perché, tesoro?

-Perché in un posto in cui non vogliono te non voglio stare nemmeno io

L’insostenibile tenerezza del crescere

lunedì, giugno 30th, 2014

Capisci che stai invecchiando quando ti viene in mente di chiedere un pezzetto per il blogghe a una delle ragazzine che hanno invaso Milano per gli One Direction e lo commissioni a tua nipote, La Young Older, alla quale, va detto, non manca il dono della sintesi.

Dal nostro inviato a Milano

Allora innanzitutto diciamo che è stata un’esperienza fantastica. Andare a Milano con papà, intendo. Comunque, concludendo, la cosa bella dei concerti è che puoi cantare senza problemi anche se sei stonata, tanto c’è un casino infernale e nessuno ti sente.

La Giovane Older

P.S.
Zia, lo stadio era pieno di ragazzine che urlavano e piangevano, supereccitate ecco. Ti dico solo che gli spalti vibravano. Io fortunatamente non arrivo al livello di scoppiare a piangere. Ma è stato molto emozionante anche senza piangere. Ah e poi tutte sapevano i testi a memoria e ogni volta che gli One parlavano urlavano come pazze anche senza capire niente di quello che dicevano.

One Direction a San Siro - Foto Giovane Older

Anema e cozz

lunedì, aprile 7th, 2014

Alla Giovane older hanno regalato uno Smartbox per tre persone, avete presente quei librini che tu li presenti e puoi stare in un posto bello due giorni? I legittimi genitori legittimamente pregustavano la legittima gita quando Ella certificava di essere cresciuta affermando

-Ma io veramente ci vorrei andare con zia Meri e con l’amicasua Grace

Attimi di costernazione seguivano l’annuncio. Subito dopo, però, i legittimi, nella fattispecie soprattutto la legittima madre, si adoperava -scelta come destinazione Napoli- per la buona riuscita dell’operazione predisponendo la biglietteria, la confermeria e l’accompagneria alla casa di zia. Parallelamente si attivavano i canali diplomatici di Grace. Ricordando all’utenza che la Giovane Older, oltre a essere molto sveglia, è anche parecchio celiaca, poco prima della partenza arrivava la telefonata di Grace, impegnata a organizzare le tappe turistiche e culinarie nei migliori templi dell’alimentazione partenopea.

-DRRRRIIIIIINN
-Ciao Grace
-Meripo’ comunque pensavo: meno male che sta trasferta la facciamo insieme alla criatura gluten free e non da sole
-Perché Grà?
-Accussì nun magnamm

L’albergo trovandosi -per dicitura letterale di Grace- in Culonia rispetto alla mappatura preventivata dei giri in centro, acchiappavamo ‘o tassista alla stazione che ci dava in sorte la fila, in verità assai sgangherata, e una volta indicatagli la destinazione Grace esordiva

-Carmelo scusate ma voi, dopo, tenit che ffà? (Dopo avete da fare?)

-Signò no, ch’avvimma fà? (Signora, naturalmente essendo in servizio no, non ho da fare. Perché che dobbiamo fare?)

-Carmè quanto volete per aspettarci e poi riportarci al centro?

-Signò e ditemi voi

Vedevo così nascere la tariffa on demand

-Carmè io credo che per 40 euro ci rientrate che è na bellezza e vi fate pure il pranzo

-Signò facimm 50

-No Carmè 40 e stàmm

-Vabbuò signò. Però io mi chiamo Nico

Una discreta reincarnazione del miglior principe De Curtis ci scarrozzava in su e in giù accompagnando l’illustrazione dei luoghi con estemporanee incursioni in storie e geografie a noi sconosciute ma soprattutto sconosciute a Grace, che napoletana doc è. Insomma proprio un  “Signora sono a sua completa disposizione, corpo, anima e frattaglie” (Totò).

Ora vi risparmio tutto il resto del particolareggiato racconto della 36 ore che però mi riservo di trascrivere in un tomo dal titolo “Anema e cozz” (credo sia un ristorante, racchiude perfettamente tutto in sole 2 parole e 1 congiunzione, praticamente un affare). Permetterete solo un paio di eccezioni culturali e un altro paio culinarie, strada facendo. Qui mi sia consentito dirvi che, dopo una giornata che diosololosa quanto ci ha fatto girare Grace, sfrantecate a dovere, alle sette di sera addormentateci di botto sul letto dell’albergo, realizzavamo che dovevamo prenotare la pizzeria con il gluten free.

DRIIIIIIIIIIINNNNN

-Signò scusate vorrei prenotare per tre per le 20,30, per la guagliona ci serve la pizza senza glutine

-No, bella, noi il sabato fra le 19,30 e le 21,30 dobbiamo sospendere il senza glutine, venite alle 21,30

-E perché signò sospendete per due ore?

-Perché il sabato sera in quelle due ore ci sta troppa circolazione di farina normale

Ed è in quel di Bagnoli, da Gennaro 2, Via Lucio Silla, che abbiamo trovato uno dei servizi più accurati che io, da zia, abbia finora visto nello stivale nel reparto gluten free. Compresa l’ulteriore attesa alle 21,30 che la corpulenta vigilessa e sceriffa di Gennaro2 così  riassumeva

-Signò dovete aspettare almeno un altro quarto d’ora ca stasera ‘a circolazion d’effarin normali è assaie. E nonva bbuon si s’ammischian ‘è ffarin. Assettatev da fòr che vi chiamo io quando migliora ‘a circolazion

Solo per la cronaca:
-3 pizze (1 gluten free), 3 fritti (1 gluten free), 2 birre, 1 acqua, 1 Coca conto finale 33 euro totali. SQUISITO TUTTO.

Il difficile non è dire Supercalifragilistichespiralidoso

lunedì, ottobre 21st, 2013

Ci sono stati tempi nei quali ovunque andassi mi sembrava tutto in salita. E guardate che è un’arte pure quella. Una si dice che prima o poi una discesa pure ci sarà. E sembra che quella non arrivi mai. O, se arriva, è un precipizio. Insomma una percezione psicogeografica dell’esistenza che Giacomo Leopardi al confronto era un viveur.

Senonché poi, mentre aspettavo un segnale di cambiamento dall’alto, mi resi conto che esso, il segnale, forse doveva arrivare dal dentro: un’autoschioppettatina, tipo.

Ci pensavo ieri mentre sul socialné di Zuckercoso la data del genetliaco della qui presente si trasformava in una specie di rave party 2.0. Difficile dire che caspita sia successo in pochi anni dalla fase Giacomo Leopardi. Difficile capire come mai un giorno mia sorella, santadonna, a pochi mesi dall’apertura di questo blog -che comunque aveva già allargato enormemente la platea dei dirimpettai e aperto qualche discesa delle salite e risalite- mi legò a una scrivania e intimò

-Meripo’ adesso tu la fai finita di nasconderti e ti metti un po’ in gioco

La povera creatura, la giovane older, di anni otto, che assisteva alle concitate fasi della registrazione sul socialcoso e della messa a punto del qui presente blogghe, mentre eravamo ferme da ore e ore su un inspiegabile blackout che non ci faceva sentire i video caricati, si avvicinò, prese il mouse, fece un clic e disse

-Se non alzate il volume sarà difficile

Dopo questa bella figura del cavolo riflettei su quel clic. Il clic col mouse per alzare il volume. L’uovo di Colombo. Anzi della Giovane Older. Il clic con il quale prenotai poi un viaggio all’avventura. Il clic che feci fare alla testolina sulla modalità Daje. Il clic da “siamo in salita” a “presa al contrario sarà pur una discesa”. A volte ho l’impressione che sia sempre un clic che ci salva. O ci rovina. Un attimo per prendere una decisione. E certe volte una vita a pagarla. Ma il clic può farci ricambiare marcia.

Tutto sto bel pippone per dire che, dopo una giornata come quella di ieri piena di tutto, specie del pranzo da mamma che aveva fritto 174 micro polpettine per farmi la lasagna in brodo della nonna, delle badanti 2.0 e non solo che ancora sono mia sorella e la giovane older, di una bella mostra in un bel palazzo, di un pomeriggio a giocare alle signore, di un thè e tarte tatin, la giornata è finita con una telefonata, LA telefonata. Nella quale l’amica dall’altra parte ha condiviso la cosa più difficile: lacrime di gnaafaccioppiù. Che è bellissimo condividere risate. Condividere lacrime invece è roba ardua. Da funamboli dei sentimenti. Sul filo del pericoloso mostrarsi come si è. Del saper lasciarsi andare. Del giù la maschera.

Si consideri che dall’altra parte c’era la qui presente che non è stata in grado di dire una parola, che sia una, utile a qualsivoglia conforto. Ma dice che per fortuna non importa essere bravi: a volte basta esserci.

E alla fine mi sono risentita la io del qualche tempo fa. Prima del clicche. Che a volte il difficile non è neanche azionarlo: è credere che ci sia, quando tutto mostrerebbe il contrario. E il difficile non è dire supercalifragilistichespiralidoso. Il difficile è dirsi “Dai”. E, già che ci siamo, dirvi pure grazie eh. Voi che quel Dai l’avete aiutato.

Agguanta na mela. E na valigia

lunedì, ottobre 7th, 2013

Cara Meri,

ho letto il tuo post al Giudice. Noi gli compariremo davanti fra dieci giorni, dopo undici anni di matrimonio. La maggior parte dei quali vissuti in due, il resto fino ad oggi anche con le sue “distrazioni”. Nonostante ciò non sono mai riuscita a dire Basta io e ho lasciato che alla fine lo facesse lui. Ora mi sento a pezzi. Che non so come ricomporre. Hai qualche suggerimento per il “dopo” visto che ormai il prima è andato?
Lucia

Cara Lucia,
io direi che si può ripartire da due prenotazioni: una dal pedicure e una all’agenzia di viaggi. La prima perché sono mesi che mi stanno a sbomballare dicendo che dopo il divorzio c’è il mondo ai nostri piedi e allora facciamo almeno che li si trovi presentabili. La seconda perché, senza aspettare l’udienza del divorzio, già per quella della separazione fu un viaggio che mi salvò. Che se ci sono i viaggi della speranza ci sono ancor di più quelli della disperazione. E quello aveva tutte le caratteristiche per rivelarsi il fiasco della vita.

Nella valigia avevo più fazzoletti di carta, manuali di auto-aiuto e boccette di Rescue Remedy che magliette e costumi, nonostante stessi partendo per Cuba. Eppure, ci sono anche qualificati testimoni che posso esibirti in ogni momento, fu una delle migliori idee della mia vita.

Intanto già a ventiquattr’ore dall’atterraggio al posto della boccetta di Rescue Remedy pasteggiavo col mojito e ti assicuro che la prospettiva vista da un bicchiere è senz’altro migliore di quella da una boccetta.

Poi ci fu il fatto che con me viaggiavano numero 19 sconosciuti che ancora oggi sono una delle migliori compagnie che mi sentirei di consigliare a chiunque. Certo conobbi anche il Professor Pi, il che ha poi prodotto altri tipi di conseguenze ma non stiamo a sottilizzare. Anche per via della mole.

E c’è poi che mentre cammini, ovunque, invece di sentire Capezzone al telegiornale senti tipo Guantanamera per strada. Il che, credimi, in certi frangenti fa la differenza. Al punto che quando tornai e mi riappalesai ai miei familiari, poi un giorno alcune amiche di mia sorella si riunirono a casa sua e mentre una si lamentava variamente di sventure maritali, una disse

-Senti, secondo me dovresti andare in eroboristeria, farti dare qualcosa

A quel punto si avvicinò mia nipote, anni 8, e disse

-Senti secondo me dovresti andare a Cuba

E lei -Perché tesoro cosa c’è a Cuba?

-Ah non lo so ma a mia zia ha fatto benissimo

Ammazza quanto l’ho fatta lunga. Vabbè Lucì fammi sapere. Quando parti.
Tua Meri

Basta che funzioni

venerdì, maggio 17th, 2013

Un grande classico: l’omosessualità secondo la giovane older.

Mia sorella mi ha regalato un anello. La cosa ha divertito molto la giovane older che, una volta rimaste sole, ha chiosato:
-Zia, sembrate quasi fidanzate
-Beh, se aspettiamo che ce li regalino gli uomini, gli anelli…
-Due donne che si fidanzano veramente sono gay?
-Si
-Ma non si possono sposare, vero?
-No
-E perchè?
-Perchè per sposarsi bisogna essere di due sessi diversi
Silenzio. Poi:
-Ah. Io pensavo che bastasse volersi bene. Se invece bisogna essere pure diversi poi non è che ci possiamo lamentare che non funziona.

La riscossa del predicato

mercoledì, maggio 15th, 2013

Il Paese non si sa ma è con viva e vibrante soddisfazione che posso finalmente annunciare che Passacelli e Filobotti sono salvi e con loro anche il congiuntivo e gli articoli partitivi. Mi sembrano tre punti fermi non trascurabili dai quali poter ripartire con fiducia.

Per gli amanti del genere è giusto il caso di ricordare che Passacelli e Filobotti, che in realtà sarebbero due compagni di classe della giovane older che lei ha aiutato a ripassarsi un po’ di italiano, sono ormai per me e per molti avventori di questo blogghe il simbolo di una possibile, corale rinascita nazionale. E il Prof è ormai il nostro nuovo guru di riferimento.

E’ stato proprio il Prof ad annunciare, dopo la verifica svoltasi oggi, che “entrambi sono sopra l’8. E io ho ancora il dubbio di non essermi svegliato stamattina”.

La filosofia di fondo (“zia, il prof dice che così glielo spiego con parole mie e tra noi magari ci capiamo meglio”) e il metodo (“se Passacelli e Filobotti migliorano a me alza il voto e se invece non migliorano me lo abbassa, ma non tanto”) hanno dunque dato dei frutti. Per noi, abituati al massimo ai cetrioli, è una svolta ortofrutticola epocale.

I grandi cambiamenti, si sa, spesso partono dalle piccole cose. Noi, modestamente, dagli articoli partitivi. Dunque oggi si è compiuto un passo. Un piccolo passo per Passacelli&Filobotti, un grande passo per l’umanità. (Per l’umanità ascritto a “complemento di vantaggio” – A favore di chi o di che cosa? Ma è giusto Prof? No, perché mentre lei si affanna in classe, qui invece c’è il suo bel sostituto 2.0 che fa le analisi logiche onlàin, si vorrebbe sapere se almeno sono esatte).

E quindi, dopo tante prediche, noi qui si riparte direttamente dal predicato. E se la Giovane older, Passacelli e Filobotti hanno acquistato fiducia familiarizzando con le relazioni logico-sintattiche che costituiscono la struttura della frase, io ho acquistato fiducia guardando loro. E mi sembra improvvisamente un po’ più roseo anche lo stato delle relazioni scolastico-umane che costituiscono (o dovrebbero farlo) la struttura dell’Italia.  (Mi sto allargando, eh? Vabbè, facciamo almeno la struttura del condominio 2.0 di questo blogghe).

P.S.
Permettete una ola finale a sto Prof. Che non c’è solo la Pivetti, eh.
P.P.S
E permettete che io faccia (come sto andando, prof?) anche gli auguri alla giovane older, che sta notizia arriva giusta giusta nel giorno del suo compleanno: smack, tesorodezzia