Archive for the ‘Andare’ Category

Centocelle nightmare

domenica, gennaio 7th, 2018

E da Centocelle per oggi è tutto

Centocelle muro

La Restanza

domenica, dicembre 31st, 2017

Dopo tanti anni di Avventurose Partenze questo è stato l’anno della Restanza. Che non è indolente pigrizia. È stato piuttosto imparare a restare fermi dentro mentre molte cose e persone se ne andavano, fuori.

La Restanza per contrastare la Scappanza.

E per scoprire che non ci può essere vera partenza se prima non si sperimenta la fermanza. Inogniccaso partenze e viaggianze non sono mancate. Insomma, chevvidevodire, mi è piaciuta tanto.

Auguri di tanta Felicitanza nella Restanza.

image (altro…)

Pizzaiuoli patrimonio della Poppità

giovedì, dicembre 7th, 2017

Mo’ che la pizza dei pizzaiuuuoli napoletani è diventata Patrimonio dell’Umanità vorrei giustappunto festeggiuare ricordando di quella volta in cui alla giovane older di anni 8 regalarono uno Smartcoso di un uichendo e lei decise che invece di andare con i suoi ci sarebbe andata “con zia Meri e con lamicasua Grace” eddove? A Napoli.

Senonchè a criatura è celiaca. Ma fu proprio qui la grandezza di Grace e dei piazzaiuuoli napoletani: rendere indimenticabile un uichendo di pizza a una pupa celiaca.

-DRRRRIIIIIINN
-Ciao Grace
-Meripo’ comunque pensavo: meno male che sta trasferta la facciamo insieme alla criatura gluten free e non da sole
-Perché Grà?
-Accussì nun magnamm

L’albergo trovandosi -per dicitura letterale di Grace- in Culonia rispetto alla mappatura preventivata dei giri in centro, acchiappavamo ‘o tassista alla stazione che ci dava in sorte la fila, in verità assai sgangherata, e una volta indicatagli la destinazione Grace esordiva

-Carmelo scusate ma voi, dopo, tenit che ffà? (Dopo avete da fare?)

-Signò no, ch’avvimma fà? (Signora, naturalmente essendo in servizio no, non ho da fare. Perché che dobbiamo fare?)

-Carmè quanto volete per aspettarci e poi riportarci al centro?

-Signò e ditemi voi

Vedevo così nascere la tariffa on demand

-Carmè io credo che per 40 euro ci rientrate che è na bellezza e vi fate pure il pranzo

-Signò facimm 50

-No Carmè 40 e stàmm

-Vabbuò signò. Però io mi chiamo Nico

Una discreta reincarnazione del miglior principe De Curtis ci scarrozzava in su e in giù accompagnando l’illustrazione dei luoghi con estemporanee incursioni in storie e geografie a noi sconosciute ma soprattutto sconosciute a Grace, che napoletana doc è. Insomma proprio un  “Signora sono a sua completa disposizione, corpo, anima e frattaglie” (Totò).

Ora vi risparmio tutto il resto del particolareggiato racconto della 36 ore che però mi riservo di trascrivere in un tomo dal titolo “Anema e cozz” (credo sia un ristorante, racchiude perfettamente tutto in sole 2 parole e 1 congiunzione, praticamente un affare). Permetterete solo un paio di eccezioni culturali e un altro paio culinarie, strada facendo. Qui mi sia consentito dirvi che, dopo una giornata che diosololosa quanto ci ha fatto girare Grace, sfrantecate a dovere, alle sette di sera addormentateci di botto sul letto dell’albergo, realizzavamo che dovevamo prenotare la pizzeria con il gluten free.

DRIIIIIIIIIIINNNNN

-Signò scusate vorrei prenotare per tre per le 20,30, per la guagliona però ci serve la pizza senza glutine

-No, bella, noi il sabato fra le 19,30 e le 21,30 dobbiamo sospendere il senza glutine, venite alle 21,30

-E perché signò sospendete per due ore?

-Perché il sabato sera in quelle due ore ci sta troppa circolazione di farina normale…  s’ammischian effarin

Ed è in quel di Bagnoli, da Gennaro 2, Via Lucio Silla, che abbiamo trovato uno dei servizi più accurati che io, da zia, abbia finora visto nello stivale nel reparto gluten free. Compresa l’ulteriore attesa alle 21,30 che la corpulenta vigilessa e sceriffa di Gennaro2 così  riassumeva

-Signò dovete aspettare almeno un altro quarto d’ora ca stasera ‘a circolazion d’effarin normali è assaie. E nonva bbuon si s’ammischian ‘è ffarin. Assettatev da fòr che vi chiamo io quando migliora ‘a circolazion dentr

Fu un trionfo. Di bontà e di cortesia. Perché quello che davvero ci vorrebbe, dopo l’Unesco ai pizzaiuoli napoletani, sarebbe l’istituzione di un Citrasisco, un Unesco tradotto in napoletano.

Agrodolce

Che cossss’è l’amor

lunedì, dicembre 4th, 2017

Ora di pranzo, in un bar fuorizona.
Mi siedo, panino al salmone-rughetta-un bicchier d’acqua grazie.
A un certo punto inizia in sottofondo CHECOSS’èL’AMOR.
Io penso a Silvia Mauro che me l’ha postata su Facebook due giorni fa a commento di Amori che non sanno stare al mondo.

Mi metto a ridere, mi appoggio alla spalliera e me la godo. Ed è allora che si avvicina il cameriere e mi fa:

Ahi-permette-signorina-sono-il-re-della-cantina e qui ci vorrebbe che la invitassi a ballare. Ma intanto scusi eh, almeno na biretta.

Checoss’èl’amor io ancora non lo so. Ma Roma per fortuna è anche questa.

Sipario

Amori che non sanno stare al mondo

venerdì, dicembre 1st, 2017

Alla fine usciamo dalla laterale del cinema Intrastevere, in uno splendido vicoletto chessoloarroma la notte è arancio e nera, e lei mi dice

-Che in effetti Meripo’ macheccazzocesuccede certevolteannoi quando ci innamoriamo, che basta passi un po’ de tempo e te dici Macomehoffatto?

E’ tutto qui, nella recensione di Scassaminx, il senso di “Amori che non sanno stare al mondo”. Sta tutto in quel  macheccazzocesuccede certevolteannoi. Non lo sappiamo, che ci succede certevolteannoi. Sappiamo solo che al mondo ci stiamo con grande difficoltà. E quindi a volte è nell’amore che vogliamo trovare riparo. Che però al mondo non ci sa stare manco lui, l’amore intendo.

La FrancescaComencini lo sa bene, anche per esperienza personale. Come a nacerta lo sappiamo tutte e tutti. C’è un amore che ci vagola nella testa, immaginato sognato desiderato, e ce n’è uno in carne e ossa proprio qui davanti e spesso i due fanno fatica a convivere.

Forse è per questo che il modo migliore per farli vivere, gli amori, è nell’assenza. Di norma niente ci tiene più uniti che desiderarci.

Ma insomma sti due si amano sul serio e per sette anni. Poi. Poi non più o forse ancora sì ma non ce la fanno più a sopportare la tensione, la difficoltà, la devastazione. E allora poi lui ama un’altra, più giovane. Prevedibile e banale. Ma il cinema ci mette il resto. E alla fine siamo un po’ tutte con questa sconclusionata protagonista su uno dei ponti di Roma, mentre butta il cappello rosso nel Tevere e finalmente libera dall’ossessione si dice

-Che poi alla fine si sono lasciati anche i Beatles

e soprattutto è Lucia Mascino, l’attrice, a riassumerne in un’intervista la morale:
“L’amore non può essere il naufragio della nostra personalità”.

Cosa che ci diciamo tutti, appena usciamo dalla devastazione. Subito prima di ricascarci di nuovo.

Perché questa alla fine, è l’espiazione della vita:”Questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta” (Andrè Aciman).

Amori che non sanno stare al mondo

Una donna fantastica

martedì, novembre 14th, 2017

Non sapevo esistesse e non lo avrei mai saputo se Roberta non mi avesse scritto “Meripo’ Una donna fantastica 18,45 Mignon”, in cui purtroppo Unadonnafantastica non era l’apposizione di Meripo’, il resto essendo invece ora e luogo della proiezione al cinema.

E’ un film, Una donna fantastica. E che film. Che parla di una donna. Che era uomo. E parla però soprattutto del bisogno di tutti noi di cercare l’immagine di noi, quella nella quale ci si possa sentire non dico a nostro agio ma quantomeno meno spaesati nel mondo. C’è chi con quell’immagine ci nasce e chi deve conquistarsela tutta la vita.

Un film cileno, quello di Sebástian Lelio, che si apre sulle cascate brasiliane di Iguazù, così possenti e così leggere insieme. Come il film, alla fine. Che parla della vera storia di Marina che era Daniel, e Marina è la fantastica attrice transessuale Daniela Vega.

Marina, ventisette anni, con le pratiche del passaggio burocratico ancora in corso, ha un compagno molto più grande, Orlando, che è amore e anche angelo custode. E che un giorno scompare. Ma sarà proprio quando si ritroverà da sola, e nella disperazione, il momento della svolta.

Che certe volte il miglior gesto d’amore che qualcuno possa farci è proprio quello di lasciarci soli, costringendoci a combattere le battaglie che abbiamo rimandato fino ad allora. Questo però lo si capisce dopo. Nella vita, intendo, non nel film.

Una donna fantastica Marina

Non voglio anticiparvi troppo.
Se potete, e se ce l’avete ancora in programmazione, andate. Godetevi anche la musica. Tutta.
Perché è parte essenziale del film. E della vita.

Little Wander, una famiglia intorno al respiro del mondo

mercoledì, novembre 8th, 2017

La prima volta che li ho conosciuti è stato a Londra sotto a una fermata della metro chenonmiricordo e in cui mi aveva condotta Lady Pennet: Jo, Lorenzo e un passeggino in cui stava Olivia. Baci, abbracci, selfie per nonna e via. Nonna che, va detto, è ‘na specie di cingolato (caratterialmente, intendo, che invece per il resto je l’ammolla che è una bellezza) e che non a caso ha conquistato in un celeberrimo raduno di viaggiatori il soprannome di Scassaminx. Nonna, va detto anche questo, che viaggia per uso personale e professionale da (omissis) anni.

Le premesse dunque c’erano. Pochi mesi fa, intanto, è nato anche River ed è stato poco dopo che Scassaminx mi ha annunciato

-Meripo’, partono per il giro-del-mondo

-Scassamì, partono chi?

-I miei

-Eeeeeehhhhhhhh?

-Eh

Dicolaverità, al giro del mondo mamma-babbo-Olivia 4anni-River 6mesi io ho detto “Uànema” (tipo Ma-ndo-vanno?). I nostri Little Wander (è il nome del loro blog e pagina Facebook e Instagram, poi vi dico tutto) non erano nomadi: sono una normale famiglia stanziale di Londra, lavoro-casacongiardino-thèdellecinqueconletorte.

-Scassamì ma sto giro del mondo in che senso?

-Partenza da Heathrow il 10 settembre, ritorno a maggio 2018

Hanno dunque preparato il piano voli, cercato gli alloggi, si sono sposati

River wedding

ma serviva anche una mano, degli sponsor. Jo un giorno, fra una poppata e l’altra, si è messa a scrivere a mezzo mondo parlando della loro idea. E gli sponsor hanno iniziato ad arrivare. Hanno quindi fatto le valigie -e giustappunto le valigie sono arrivate, insieme a molto altro- affittato la loro casa e via.

Primo mese in Nepal, una settimana in India, volati poi in Sri Lanka dove si trovano adesso. Ci resteranno cinque settimane e poi Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia, Indonesia, Australia, Cile, Messico e dopo un daiquiri e una salsa, nel senso il ballo, a Cuba faranno ritorno a Londra.
Hanno aperto un blog, dove possiamo seguirli e dove ogni giorno rispondono esaurientemente alla domanda che dall’inizio di sta storia mi tormenta:

-Ma pecché pecché pecchè??

“Per mostrare il mondo ai nostri figli. E perché crediamo che il viaggio sia la migliore educazione che possiamo dargli”.

Tutto facile? Eh no. Lo leggerete nel loro blog. Ma il punto è che non è la facilità quella che cercano: è la profondità.

Prima di partire un giorno Jo ha scritto una lettera a River, il piccoletto.

River valigie

River, Olivia e siparte

La trovate qui (preparatevi, è roba forte: anche una come me, cui Erode dentro le rugge, ha dovuto capitolare). Gli parla del suo amore e della sua paura (che spesso quando si fa la prima cosa arriva anche la seconda) di portare lui che è troppo piccolo in un’impresa troppo grande e di cosa voglia dire amare un figlio e farlo “respirare” nel mondo e del rischio invece di “soffocarlo” di amore e insomma leggetela. Poi chiude così:

“We want you to breathe. So, River Alexander Storm Di Francesco, my beautiful boy with the sleepy smiles and crazy hair.
Let’s do this, kid. Let’s order that passport”. Vogliamo che tu possa respirare, nel mondo. E allora, River Alexander Storm (ecco sì, si chiama così) mio bel piccolino col sorriso assonnato e i capelli matti, facciamolo. Prendiamo quel passaporto.

River family

The River’s

Sipario, lacrima e Game-set-match. Gioco, partita, incontro.

E allora i Rivers (io li chiamo così) ora ci aspettano in Sri Lanka. Li possiamo seguire sul blog (littlewander.io) su Facebook (Little Wander) e su Instagram. E respirare insieme a loro nel polmone del mondo.

(E mo’… Down to the River’s
cheogniscusaèbbuona per una delle mie canzoni preferite. Che qua ci sta tutta)

Hasta siempre Comandante

lunedì, ottobre 9th, 2017

Dice Meripo’ ma perché in caso di SDA – Sindrome da Devastazione Amorosa- consigli sempre di partire?

Perché potrebbe capitarvi, come a me oggi, di poter ricordare i 50 anni dalla morte del Che con gli 8 dalla resurrezione mia. Cosa che, a farla dall’Esquilino sarebbe stata oggettivamente più impervia.

Andò più o meno così: esausta da giorni di straziacuoramenti derivanti dal mio stato di neoseparata, trovandomi in zona dicembre  e con ciò sentendo sul collo la fiatella del Santo Natale, sola come un gambo di sedano e prosciugata come na piantina sul balcone durante le vacanze estive, decidevo la mossa della disperazione:

-Basta, parto. Basta, parto con Avventure nel mondo

il che per me equivaleva a una sorta di estremo gesto, modalità Tosca da Castel Sant’Angelo. Occorreva trovare una destinazione in cui non sembrasse inverno, non sembrasse Natale e non si sembrasse tristi. Fu così che l’occhio cadde sulla pagina Cuba, il Che e la revoluciòn.

La notte prima della partenza non chiusi occhio. Perché va bene la revolucion del “Vabbè vado” ma poi una ragiona e si dice “Ma dove caspita vado? Sola, solissima. Una solissima signora di quasi mezza età dovrebbe andare al concerto di Capodanno a Vienna, non a Cuba, puerca miseria”.

Si rivelò comunque molto più alla portata la rivoluzione cubana che riuscire a trovare un biglietto per la marcia di Radetzky a Capodanno. Seguiva un’ondata di panico straordinario su tutta la fascia centrale della penisola, soprattutto in prossimità del quartiere Esquilino a Roma dove si stava allestendo uno zaino contenente vestiario estivo.

E dunque per me Cuba è stato quel posto in cui, a 48 ore dagli ultimi straziamenti, mi ritrovai in una fumeria di sigari con un Montecristo in una mano e un bicchiere di rhum nell’altra, avendo già prenotato una lezione di salsa con un cubanero locale.

cuba-4

Perché in quel viaggio, sì, Aprendimos a quererte/ desde la historica altura/ donde el sol de tu bravura/ le puso cerco a la muerte (che diosolosa quella historica altura quanto fosse impettata) ma soprattutto Aprendimos a darce pure una regolata.

E “Tu amor revolucionario/ te conduce a nueva empresa” e alla fine me condusse pure ammè.

In viaggio portai un taccuino di appunti sul quale ancora oggi è possibile ammirare una sola paginetta scritta, la prima. Dove ci si può fare un’idea della mia lungimiranza: “Partenza ore 10 Fiumicino. Zaino, no bagagli rigidi. Comunque se non mi trovo bene torno indietro subito. VUELVO QUANDO QUIERO. Torno a casa quando voglio”.

Dunque cosa altro dire di Cuba e del Che? Nulla, bellimiei. Ricordate solo una cosa: le peggiori sole si preannunciano con la frase “smetto quando voglio” e che quando si comincia una rivoluzione -e quando si parte se ne inizia sempre una- si sa da dove si inizia ma non si sa mai dove si finisce.

Meri Cuba

Marzabotto, il Sole oscurato della memoria

venerdì, settembre 29th, 2017

Iniziarono  il 29 settembre e finirono il 5 ottobre 1944. Ma continuarono per altre vie a a uccidere fino al 1966.
Lo fecero random, in 115 luoghi dell’Appennino bolognese e lo fecero soprattutto i reparti della XVI SS Panzergrenadier Division, la stessa della strage di Sant’Anna di Stazzema, capeggiati tra gli altri dall’ufficiale hitleriano Walter Reder.
Uccisero 770 persone, tra cui 216 bambini sotto i dodici anni. Volevano sterminare i gruppi partigiani. E presero di mira i civili; donne, bambini e anziani. Arrivarono come lupi. Setacciarono ogni casa, ogni fabbricato, ogni fienile massacrando chiunque si trovasse sul loro cammino.

E’ la strage di Monte Sole. Detta anche strage di Marzabotto.

Strage che continuò a uccidere anche quando era finita e fino al 1966: perché prima di andarsene Reder fece disseminare il territorio di mine che continuarono a esplodere negli anni uccidendo altre 55 persone.

Il boia di Marzabotto, il maggiore Reder, condannato all’ergastolo, è morto nel 1991. Da libero cittadino austriaco. Nel 1964 espresse rammarico e pentimento alle comunità di Monte Sole. Scarcerato nel 1985, nel 1986 rilasciò un’intervista a una rivista austriaca, in cui ritrattò ogni pentimento affermando di non dover giustificare le sue azioni passate.

Dopo aver riempito intere giornate di MaiPiù c’è che non a volte ma proprio oggi, invece, ritornano. Non sono più fantasmi: sono di nuovo nomi, bande e volti. Sono di nuovo persone.

Monte Sole stele

Tutto quello che vuoi

giovedì, settembre 21st, 2017

-Lei non ha mai scritto poesie?
-No, io non…
-Si scrivono quando non si sa dove mettere l’amore

Si chiama “Tutto quello che vuoi” è un film e ormai sta uscendo dalle sale, a Roma lo fanno solo al Madison e di sera però se ancora ce l’avete a portata di poltroncina andate. Regalatevi due ore di poesia. Che non serve a niente, non si vende, non tira, non prende like su facebook ma è il posto in cui va a finire l’amore che non si sa dove mettere. Come dice Giorgio, l’anziano e un po’ svampito poeta al giovane Alessandro, coatto romano che lo bada.

“Tutto quello che vuoi: e fu quello il saluto. Tutto quello che voglio alla fine l’ho avuto”. E’ uno dei versi che il poeta scrive sulle pareti della propria casa. Scrive sui muri, come Alda Merini. Ci scrive poesie per fermare la memoria che gli sta scappando via, perché Giorgio ha l’Alzheimer, scrive per parlare d’amore, ricordare il passato che la testa non riesce più a trattenere. Magari andateci proprio oggi, che è un’ennesima GiornataMondiale ed è quella dell’Alzheimer. Andateci per ritrovare l’amore che non sapevate dove mettere e quello guardate un po’ dove è andato a finire.

Tutto quello che vuoi

Giorgio è uno straordinario e commovente Giuliano Montaldo. Si ride, ci si commuove. Andateci per amare chivvipare. Perché, come dice Giorgio, “nella poesia si ama chi ti pare. Nella vita si ama solo chi ti sta accanto”. Andateci perché è bello. E “non ci si abitua mai alla bellezza”.

L is for the way you look at me – L è per il modo in cui mi guardi
O is for the only one I see – O è per l’unica che vedo
V is very, very extraordinary – V è veramente, veramente straordinaria
E is even more than anyone that you adore can – E è molto più di quanto possa chiunque tu adori

P.S.
Meripo’ perché ci metti questa? Perché lo capirete quando sarete in sala

Tutto quello che vuoi
di Francesco Bruni
con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano