13 agosto – Frontiera Mozambico – Si entra in Malawi

Cape Mac Lear, Lago Malawi - Foto Meri Pop
Il tramonto sul lago Malawi. Uno dei 10 motivi per cui vale la pena vivere. E fare un viaggio. Persino questo.
14 agosto – Lago Malawi
Bene, l’angolino del romanticismo è finito: bucata, da fermi nel parcheggio del camping, la terza ruota. Tipo via crucis, si cade per la terza volta. Ormai il terzetto d’attacco Liano-Luca-Maurizio si predispone agli adempimenti senza scambiarsi manco più commenti: guardano, si dirigono all’alloggiamento ferri, preparano il paziente e intervengono. Tempi ridotti a minuti 12. Barbara D’Urso freme per averli: signori, gli Sfiga’s Team.
Il resto sono tramonti mozzafiato sulla pace tranquilla di un lago maestoso, una canoa scavata in un tronco che si staglia contro una palla di fuoco che colora di rosso e poi di viola il cielo e la certezza che già solo questo vale la fatica del viaggio.

Malawi - Foto Professor Pi
15 agosto – Zambia
Sveglia a ore 5. Passata frontiera Malawi-Zambia alle ore 13 e ivi consumato in piedi un luculliano pasto a base di insalata di riso appoggiati su sacchi dall’ignoto contenuto ammonticchiati fra i Tir. Ma è già tanto 1)che si mangi 2)che si mangi da fermi e non sul dolon dolon del camion 3) che si mangi qualcosa a forma di cibo e non di cracker o di mattone di formaggio arancione.
Ma è giustappunto poco dopo, sulla strada sterrata che da Chipata porta a South Luangwa, che nella via crucis si cade per la quarta volta. Lo so, state passando agli scongiuri. Fate bene. Fate pure. Perchè 4 ruote bucate in 15 giorni restando per 2 volte senza più ruote di scorte in mezzo alla caspita di savana senza copertura cellulari è roba che manco gli sceneggiatori di Mr. Crocodile Dundee, manco il Codice da Vinci, manco l’isola dei famosi.
Come da copione, poi, alla corale, sconsolata discesa dal mezzo, solitamente fa da accompagnamento l’improvviso oscurarsi del cielo con nuvole gonfie di pioggia o, come in questo caso, l’improvviso oscurarsi dell’orizzonte con orde di mosche e moscerini che aprono la via alla calata delle zanzare, assolutamente refrattarie a qualsiasi tipo di Autan. Queste, con l’Autan, ci si fanno i suffumigi e poi ripartono più ritemprate in formazione a testuggine per l’attacco finale.
Mentre il provato e ormai fisso schema 3+1 agilmente si adoperava al pit stop, nel composito nonché sciamante gruppo si distingueva una figura solitaria seduta sul cucuzzolo di un riporto di terra, intento in perfetto stato di trance a leggere un libro e a raggiungere il Nirvana: signori, Ruggero. Il quale, incurante dell’affanno generale, continuava a sperimentare nuove forme di trasmigrazione del pensiero, intento solo ad accarezzarsi la curata barba bianca. Brizzolata. Vabbè, Ruggè, nera proprio no. Saggia. Si, saggia. Al limite attempata ma non è che posso scrivere che ti accarezzavi l’attempata barba, lo capisci da te, no?
Dunque dicevamo che, finito il cambio ruota e ripreso il cammino con rinnovato vigore in una nuvola di inutile per le zanzare e tossico per noi Autan, i nostri eroi facevano finalmente rotta sull’unico, prenotato camping di tutto il viaggio, annunciato addirittura come “molto carino, ci dovrebbe essere tutto, pure acqua e luce”, insomma roba forte. Facevano dunque rotta sul camping. Ovviamente mancandolo. Il mezzo d’epoca, dopo 10 ore di viaggio, iniziava un infruttuoso su e giù su un viale sul quale pur dovevano trovarsi indicazioni su sta cavolo di bellezza di camping.
Senonché l’unico cartello indicava una svolta che non c’era e mo’, diciamolo, manco il mago Otelma in effetti avrebbe capito che cacchio fare. E dunque, dopo la sesta marcia indietro, uno degli eroi affacciandosi al mezzo e battendo sulla fiancata urlando come un ossesso, nel tentativo di farsi sentir giù nella cabina di guida, ululava al capogruppo “Ma che succede?” sentendosi rifilare un ululato uguale e contrario “stiamo cercando di capire da dove bip si entra in questo bip di campeggio”. Dopo un’altra manciatina di marce indietro il capogruppo, come Teseo, usciva finalmente dal labirinto di Cnosso e si infilava nel caspita di campeggio. All’incredula domanda “siamo arrivati?” opponeva un fermissimo “eccerto”. E al conseguente “ma è quello giusto?” riopponeva un inappellabile “no ma è uguale”.
All’undicesima ora di viaggio , a posto assegnato e tende montate, appariva il capo camping per dare le seguenti 2 comunicazioni: 1) effettivamente no, non è quello che avete prenotato che sarebbe questo accanto e 2) ma visto che mo’ state qua restate pure, solo andate subito a togliere ogni traccia di cibo dalle tende o dalle parti scoperte del camion che qui la notte passano gli elefanti e gli ippopotami affamati e se le rubano. Il tutto glissando, ovvio, sulle spiacevoli conseguenze che solitamente seguono l’improvviso ingresso di un elefante affamato in una tenda da due.
La comunicazione n.2 scatenava la ricerca, il rinvenimento e la riconsegna di n.2 pacchetti di crackers, n.4 banane e n.3 mele oltre sbriciolamenti di carne secca varia.
Dopo l’allestimento cena a cura del generale Rosella -che insieme al caporal maggiore Monica da giorni e giorni guidava le operazioni di rifornimento viveri, stoccaggio merci, assemblamento omogeneo alimenti commestibili, con piglio e managerialità tipo Marchionne al comando della catena di montaggio della Punto- Meri Pop una volta sistematasi a fine serata, rispettivamente, nella tenda, nel pigiama, nel sacco a pelo e nella fase pre-rem del sonno, veniva improvvisamente agghiacciata dal ricordo di n.1 microconfezione di crackers Air Emirates posizionatA nello zaino da giorni e lì sepolta dall’incalzare degli eventi succedutisi.
Scattata a sedersi come una molla in piena notte al grido di “Ommioddio” provocava il di soprassalto risveglio del contiguo, dormiente capogruppo che si ridestava in fase di allarme grado Defcon 1 gridando anch’egli “e mo’ che bip succedeee?”.
Meri Pop mortificata e contrita si costituiva a lui spontaneamente rilasciando la seguente deposizione: “Ho un pacchetto di cracker dell’aereo nello zaino, qui nella tenda”.
Il capogruppo, con l’espressione di chi avrebbe volentieri voluto percuoterla ma mai abdicando alla sua funzione istituzionale, si limitava a rassicurarla con un “Meripo’, so per certo che i crackers dell’aereo non gli piacciono: dormi”.