Archive for the ‘Il Grande Tinello’ Category

Il Grande Tinello/5. La più amata dagli italiani

domenica, dicembre 12th, 2010

di Tina e Nello

Prosegue la saga dei nostri innamorati eroi.

L’ape operaio è troppo vendicativo per andare in paradiso. E non ci ha messo molto per mettere in atto la sua vendetta. “Se non mi dite a che altezza volete le mattonelle, io fermo i lavori. E chissà quando li riprenderò”. Sì, una minaccia di sciopero da parte di uno che, evidentemente, del lavoro che gli stavamo commissionando poteva farne benissimo a meno. O forse semplicemente l’istinto dell’ape che immaginava tante piccole celle, tipo alveare, per la nostra cucina. Nello ha tremato. Bisognava scegliere una cucina e farlo subito. Ha tremato perché conosce i miei tempi (cfr. Episodio I de “Il Grande Tinello”) e quindi se ci sono voluti anni per scegliere la casa, chissà quanto ci sarebbe voluto per scegliere la parte più importante della stessa.

Non sapevano, né Nello né l’Ape Operaio, che stavolta avevo pronto l’asso nella manica. La marca della cucina, infatti, l’avevo già scelta da tempo. Da un giorno di fine inverno in cui sentii uno dei quattro figli di papà che presentavano il Festival di Sanremo parlare di “Scatolini” (con la “t”), la più amata dagli italiani. Avevo scelto una Scatolini ben prima che lo potesse fare G.F. per il suo Tinello di Montecarlo (comunque non lontano da Sanremo). Sollevato più del dovuto, Nello già canta vittoria. “In fondo – dice – metter su una cucina altro non è che mettere tante scatole ognuna al posto giusto”. A volte bisognerebbe fare direttamente i bambini, invece che mettersi con le persone, tanto è lo stesso…

Restava solo un piccolo particolare: trovare il modello giusto, quello che dura una vita. Scelta non facile, soprattutto perché Nello non fa che dire: “Sì, ok, mi piace, prendiamola” a qualsiasi straccio di scaffale, purché si faccia presto. E così vado avanti da sola, tra una telefonata dell’Ape Operaio che minaccia di salire sul tetto del condominio e prendere in ostaggio l’amministratore e una di Nello, che si prepara anche lui per Sanremo con il suo ritorNello: “Ne hai vista una che ti piace finalmente? Guarda che ci serve per cucinare, non da esporre”. Spento il cellulare, entro in un negozio Scatolini e finalmente la vedo. E’ lì, che aspetta solo di essere portata nel Grande Tinello. Riaccendo subito il cellulare ed esseemmeesso “E’ lei” a Nello. Tacitate le rivendicazioni dell’Ape Operaio con tutte le misure del caso, ecco la mia cucina. E’ bella, ha il profumo del nuovo e il fascino dell’antico. “Sì, carina, un po’ come le altre che avevamo visto”, dice Nello. A volte bisognerebbe mettersi con le cucine, non con le persone. Perché le Scatolini sono le più amate dagli italiani. E dai Grandi Tinelli. E da me, perché so che almeno il noce italiano durerà tutta la vita.

Il Grande Tinello 4/L’ape operaio Brico-man

sabato, novembre 6th, 2010

Mutuati, rogitati e notariati, eccoci pronti ai nostri anni di spifferi. Pensavamo che qui cominciasse il bello, una volta esauriti gli stress di cui alle puntate precedenti.

Immaginavamo romanticamente la corsa all’acquisto di riviste tipo “Come fare in modo che la casa parli di te”, “Il manuale del perfetto brico-man”, “Aspiranti casalinghe disperate e altri racconti”, per goderci, ancor più romanticamente, il modellarsi della casa passo dopo passo e poi magari finire aggrovigliati, visione questa sì estremamente romantica, incuranti di scale che cadono e barattoli di vernice che ci si riversano addosso.

E invece no. Scartata subito l’ipotesi scartavetrare da soli, causa fisico già debole di suo e ulteriormente debilitato dall’eccessiva somatizzazione di quanto già avvenuto, come certificato dal medico della mutua e soprattutto da quello del mutuo, eccoci alla ricerca di qualcuno che si occupi dei lavori di casa. Esaminiamo vari preventivi. Nello dice sì a tutti, io trovo qualcosa che non va in tutti. Naturalmente finiamo con l’affidarci al vecchio amico, famoso in tutto il quartiere, non prima di essere andati a trovare amici che proprio dal vecchio amico si erano fatti imbiancare le pareti con la scusa di sapere come stanno ma con l’occhio scrutatore.

Esame superato. Ma fin dal primo giorno, l’amico si ritrova kafkianamente trasformato in un enorme insetto immondo: l’ape operaio. L’ape operaio non produce il miele, lo trova e lo succhia, e lui l’ha trovato con noi. L’ape operaio vede celle ovunque nei muri e li tappa con la sua vernice color marmo. L’ape operaio ama il marmo. Ce ne accorgiamo subito, perché noi abbiamo (Abbiamo? N.d. Nello) (Abbiamo. C’eri pure tu! N.d. Tina) scelto come unico vezzo un archetto di mattoncini. Sarà un po’ coatto, ma in fondo siamo romani, antichi o moderni è uguale. L’ape operaio però vuole fare l’ape Re, è romano come noi e insiste per fare l’arco di marmo, con colonne in marmo. Il “No” di Nello, con una perentorietà che gli avrò visto non più di tre volte da quando lo conosco (non lo vedevo così risoluto da quando gli ho proposto le pareti fucsia, a volte proprio non lo capisco), chiude la discussione.

L’ape operaio rinuncia a diventare ape Re e diventa ape Regina, nel senso che piazza i rotoloni Regina pronti all’uso e comincia a pitturare le pareti, un po’ rassegnato e un po’ consolato dal fatto che i rotoloni sono color marmo. Covando dentro di sé vendetta… (Continua)

Il grande tinello/3- Rogito ergo sudo

martedì, ottobre 12th, 2010

Prosegue il reality sciò dei nostri eroici aspiranti conviventi alle prese con l’acquisto della casa.

di Tina e Nello del Grande Tinello

Ci siamo. Dopo mesi di battaglie senza tregua e alla stregua di quella strega della notaia arriviamo al momento della firma. Siamo abituati a prendere la penna in mano e a firmare praticamente da quando siamo nati. La firma è un modo di affermare la propria personalità, dicono gli psicologi. Lo sanno
bene i proprietari dei muretti su cui i writers la cercano (la personalità). Questo autografo, al contrario, rischia di farla vacillare, la personalità faticosamente costruita a prezzo di un callo sulla mano. La notaia (o il notaio? O la notaio? Conta poco, questa non è una storia di pari opportunità) inizia la sua liturgia eucaristica.

“Prendo e ne mangio tutto, questo è il vostro corpo” sembra dire, e forse lo dice davvero. Tanto dice talmente tante cose in così poco tempo che noi ne capiamo sì e no un quinto. Cessione del quinto? No, mutuo, in pratica una cosa simile. Il (lo, la, egli, ecc…) notaio/a ce lo ricorda, elencando a velocità quintupla tutti i nostri futuri obblighi.

Inizio a sudare. Cerco conforto nello sguardo di Nello, ma non lo trovo. E’ basso e perso nel vuoto. Conoscendolo, o alla seconda riga ha perso il filo del discorso, o sta pensando a come troverà i soldi, o, più probabilmente, non vede l’ora che finisca perché più tardi ha una partita. Cerco mamma e papà, ma non ci sono. Continuo a sudare. Mi guardo intorno e vedo solo gente che annuisce alle parole del notaio, di qualunque genere sia, e uno con lo sguardo perso nel vuoto che sta firmando. Come? Cosa? Sì, Nello ha firmato tutto e il (articolo scelto per convenzione) notaio sorride. Smetto di sudare. Però, vedi? Nello ha il potere di tranquillizzare tutti, perfino il
notaio-strega. “Bene, tutto fatto, chiavi in mano. Voi siete la  conferma che si possono fare le cose fatte bene, non quelle cose irregolari tipo chiavi in mano solo dopo 20 giorni o dopo mesi. Anzi, vi faccio lo sconto”. Ma tu guarda Nello che bravo…

(Qualche giorno dopo)

Sì, Nello è proprio bravo. Gli ho detto di andare nello studio del notaio-ex-strega a ritirare tutti i documenti e ci è andato senza battere ciglio. Torna e me li porta. Finalmente posso leggere e rileggere quello che abbiamo firmato. Ricomincio a sudare ma stavolta non mi fermo. “Nello, ma la ricevuta? Nello, non fare quella faccia, mica stiamo facendo il rogito… Nello???”.

Ci sono silenzi che valgono più di mille parole. Ci sono cose fatte bene e cose irregolari. Ogni sconto ha un tornaconto. Notaio, un giorno faremo un libro su tutto ciò e vinceremo il premio strega.

Non osi separare l’uomo ciò che il mutuo unisce

mercoledì, luglio 21st, 2010

Cara Meri Pop,

quando abbiamo letto il tuo post di auguri per i 20 anni di felicità io e Nello (lui mi dice che è meglio Nello ed io, ma a me non piace) ci siamo guardati negli occhi, rapiti, un po’ stupiti, certamente inebetiti, quasi commossi. Io gli ho detto: “dimmi 239”. Lui mi risponde: “ma non era 33?”. Sì, era 33 quando non avevi paura che il medico ti segnasse medicine a pagamento.

Perché vedi Meri Pop, anche per noi vent’anni sono tanti e quando ci arriveremo saremo felici. Tu penserai, come fai a essere così sicura che ci arriverete?
Ci arriveremo, ci arriveremo. Ora siamo a -239 delle 240 rate di mutuo, l’unico rito ufficiale con cui ci siamo uniti (alla circoscrizione c’era troppa fila, il giorno in cui volevamo fare il cambio di residenza). Di fronte a testimoni che non si potevano scegliere, con un notaio a celebrare e una marcia più funebre che nuziale ad accompagnarci negli uffici della banca.

-Volete voi, Tina e Nello (lui mi dice che è meglio Nello e Tina, ma a me non piace), unirvi in questo mutuo ventennale, nel favorevole o sfavorevole tasso d’interesse, finché estinzione non vi separi?
– No, non lo vogliamo, ma lo dobbiamo fare per forza.
– Siete disposti ad essergli fedele sempre, ad amarlo, ma soprattutto onorarlo, per tutti i giorni della vostra assicurazione sulla vita?
-No, ma non c’è altra strada.
– Bene, vi dichiaro debitori per i prossimi 20 anni. Non osi la crisi economica separare ciò che il conto corrente ha unito.

 Chiavi in mano, entriamo per la prima nel Grande Tinello da proprietari. C’è vento quel giorno. Ci guardiamo rapiti, un po’ stupiti, certamente inebetiti. Poi andiamo alla finestra. Forse saranno vent’anni di felicità, come speriamo. Sicuramente, nessuno ci toglierà vent’anni di spifferi.
Tina e Nello (2 – continua)

Il Grande tinello

lunedì, luglio 12th, 2010

Meri Pop ci ha due amici. Che hanno deciso di sposarsi. E di comprarsi una casa. E di andarci a vivere insieme. E dopo tre anni, ripeto: tre anni, pare che l’abbiano trovata, la casa. E Meri Pop pensa che l’eroismo vada sempre premiato e sostenuto. E così gli ha chiesto di coronare, oltre il loro sogno, pure il suo: aprire su Supercalifragili un Reality Sciò. Il Grande Tinello.
Da oggi, cari stichespiralidosi, ascendiamo finalmente anche noi alle incomparabili vette del farci i fatti di Tina e Nello del Grande Tinello.  Mettetevi comodi.

Cara Meri Pop,

è lei. Sarebbe bello che l’avesse detto, o almeno pensato, Nello quando mi ha visto per la prima volta. Te lo immagini? “E’ lei”, folgorato. Ma già, lui parla poco, quindi è difficile capire cosa pensa. Allora “è lei” l’ho detto io quando ho visto la casetta che stavamo cercando da soli tre anni. Ti sembra tanto? Vedi, il problema è che ho un difetto: finché non trovo quello che voglio, continuo a cercarlo. Insomma, non mi accontento. Lui (che dovrebbe anche andarne orgoglioso, visto che l’ho scelto, ma ancora non ha visto la cosa in quest’ottica) ne ha un altro: comprerebbe la prima cosa che trova, pur di accorciare quella che ritiene essere una perdita di tempo. Di solito funziona così. Stavolta, più scoraggiata degli scoraggiati dell’Istat, ho mandato lui alla prima visita. Appena uscito mi chiama entusiasta:
-Tina, ho visto una casa che potrebbe fare al caso nostro.
-Bene, com’è?
-Bella
-Mq?
-?
-Ha il riscaldamento autonomo, i doppi vetri, la porta blindata?
 -??
-Ti hanno lasciato la visura catastale, l’atto di vendita, il modello di compromesso?
-Ma… non mi hai sempre detto che non dobbiamo scendere a compromessi?

Cara Meri, a 30 anni suonati e con queste premesse una donna avrebbe pur diritto a una clausola sospensiva del contratto d’acquisto. Basterebbe una frase tipo: “saltiamo il preliminare, rogitiamo subito e conserviamo il diritto di ripensamento nei tempi biologici stabiliti dalla legge”.
 Tina (1-continua)