Archive for the ‘ricordare’ Category

Irma, la Bandiera della Resistenza è donna

lunedì, aprile 24th, 2017

Storie calme di donne inquiete/ 21

Racconta Renata Viganò che quando nasce Irma il suo babbo sta in guerra e la mamma, disperata, guarda sta frugoletta femmina e a parziale consolazione si dice “Tu almeno tu non andrai in guerra”. Che la guerra era cosa da uomini. E invece Irma in guerra ci va. Nata a Bologna nel 1915 da una famiglia benestante avrebbe potuto evitarla, la guerra, anche abbastanza agiatamente. Ma quando di anni ne ha 23 entra nella VII Brigata Gap di Bologna con il nome di Imma e diventa una delle staffette più svelte, più attive, più coraggiose. A casa non sanno nulla. Il 7 agosto 1944 porta delle armi nella base di Castelmaggiore e tutto sembra andare liscio quando, sulla strada del ritorno, a Funo, casca nelle mani dei nazisti. Viene fatta prigioniera e incarcerata a San Giorgio di Piano. I suoi carcerieri sanno che lei sa, sa tanto. E vogliono saperlo anche loro. Iniziano gli interrogatori. Niente, Iniziano anche le torture.

“Le stavano sopra, la picchiavano, la torturavano -racconta la Viganò- e lei zitta. Ognuno di loro inventava una cosa nuova per farle male e se ne gloriavano l’un l’altro del loro talento, ma lei zitta”. “I torturatori le promettevano la libertà, la salvezza in cambio di quelle poche sillabe. Ma la piccola Irma non diceva niente, in mezzo ai suoi lamenti”. “Gridava quando il dolore era più grande della sua forza però non diceva niente”.

Poco prima di fucilarla le concedono di scrivere una lettera ai familiari:

“A voi incomberà il dovere di addolcire il dolore di mia madre. Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l’ho tanto voluto io stessa. Sono morta per attestare che si può amare follemente la vita e insieme, accettare una morte necessaria. Caro figlio, non posso scriverti tutto quello che sento, ma quando sarai grande e ti immedesimerai nella mia situazione, allora capirai. Non consideratemi diversamente da un un soldato che va sul campo di battaglia, sento il volere di Dio e con letizia voglio che esso si compia. Credo che questa sera avverrà, avrei tanto voluto vedere tempi nuovi. Mio caro marito, il mio ultimo respiro sia ancora di ringraziamento al destino, che mi ha concesso di amarti e di vivere sette anni con te. Avrei tanto voluto vederti ancora una volta, ma poiché non mi sono concessi favori, sono troppo fiera per fare una richiesta inutile”.

La mattina del 14 agosto la scaraventano sul marciapiede di fronte alla casa dei suoi genitori. “Uno -racconta Pino Cacucci in Ribelli- disse: “Ma ne vale la pena? Dacci qualche nome, e potrai entrare in casa, farti curare… Dietro questa finestra ci sono tua madre e tuo padre”. Mimma non rispose. La finirono con una raffica di mitra, e se ne andarono imprecando.”

Lasceranno per un giorno intero il suo corpo sulla strada, come monito per gli altri. Oggi quella via porta il nome di Irma Bandiera e porta il nome di quel silenzio. Un silenzio che grida forte ancora oggi.

 

Irma Bandiera

L’amore senza

giovedì, marzo 16th, 2017

Ogni anno, il 16 marzo.

Se su un blog sentimentale oggi vi parlo di Aldo Moro non è per ricordare una morte: è per ricordare, e tenere sempre viva, una passione. La sua. Ma non quella per la politica che pure ci fu, lo travolse e lo uccise. Ce n’era un’altra, di sua passione, che non avevo mai incontrato finché è stato vivo. Perché tutto avrei immaginato tranne che l’uomo austero e compassato con quella frezza bianca in testa potesse scrivere, dopo tante pagine di storia, anche e soprattutto pagine d’amore. Di un amore mai morto, neanche quando se ne è andato lui e neanche quando se ne è andata pure lei.
L’amore senza trucco, senza parrucchiere, senza foto, senza articoli, senza gossip, senza un filo di rossetto, senza un bel vestito, senza clamore, senza fulmini, senza tuoni, senza farfalle.
L’amore senza. Che io ho faticato tanto a capirlo. E ancora oggi mi sorprende. E vorrei entrarci sempre in punta di piedi, dentro quell’amore strano. Dentro quell’amore senza. E ci penso sempre. Penso che, davvero, “se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. Anche per noi.

Cara Norina,
mi hanno detto che tra poco mi uccideranno.
Ti bacio per l’ultima volta (…)
Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi.  Uniti nel mio ricordo vivete insieme.  Mi parrà di essere tra voi.  (…)
Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.
A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.  Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.  Sono le vie del Signore.
Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno.
Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.
Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto”.
Aldo Moro

Aldo Moro 16 marzo

Professorè, da Auschwitz nun po’ tornà nessuno

venerdì, gennaio 27th, 2017

Ve lo ripropongo praticamente ogni anno. Perché non trovo ancora altre parole che queste.

Un governo, una separazione e due lavori fa Meri Pop decise di non farsi mancare proprio nulla e accettò di verificare se era in grado di sopravvivere anche al Ministero della Pubblica Istruzione.
Un giorno la chiamò il ministro e le disse: “Meripo’ sto andando ad Auschwitz. Con i ragazzi. Copriti bene”.

Arrivarono una mattina di gennaio davanti a una montagna di neve bianca dalla quale spuntava un cancello di ferro nero. E sotto una gelida nevicata iniziarono a camminare a fatica tra le stradine dell’inferno. I ragazzi accompagnavano il ministro, Meri Pop i giornalisti, il ghiaccio e il silenzio accompagnavano tutti.

Andarono nelle baracche delle donne, in quelle degli uomini, in quelle dei bambini. Poi andarono anche al museo: cataste di abiti, occhiali, capelli, protesi dentarie, scarpe. Davanti a una scarpina singola taglia bambina la linea Maginot di Meri Pop crollò.
E cominciarono a scendere: tante, calde, veloci.

E’ a quel punto che, dal gruppetto degli studenti, se ne staccò uno -primo liceo scientifico, 14 anni massimo 15- e le si avvicinò, facendo cadere un’altra Maginot, quella che in qualche modo aveva tenuto una distanza di sicurezza e di comprensibile reverenzial timore tra i due.  E, dopo ventiquattr’ore di viaggio e di “Dottorè”, il ragazzo le poggiò un vigoroso braccio sulla spalluccia piangente, ed ora anche scossa, ed esclamò:
“Professorè, io me sto a trattenè da un’ora e mo’ tu sbraghi?”

E’ uno dei momenti salienti della Hall of Fame della mia vita. Uno di quelli ai quali ogni tanto attingo nei fotogrammi No. Insieme al fatto che, poche mattine fa, ero su un autobus e a un certo punto ho sentito uno che richiamava l’attenzione di tutto il jumbobus con:

“Professorèèè! Se ricorda?”
e con aria complice e abbassando la voce come dovesse rivelarmi la comune appartenenza alla Massoneria aggiungeva
“semo stati insieme ad Auschwitz”.

Ovviamente non l’ho riconosciuto ma dimenticare è, appunto, impossibile.
Ci siamo scambiati qualche battuta, ha già fatto la maturità. Poi gli ho chiesto quanti anni erano passati da quando eravamo tornati da Auschwitz.

Mi ha guardata e ha preso fiato. Poi:

“Professorè, mica lo so. Me sa che da Auschwitz nun po’ tornà nessuno. Io certe volte ce ripenso e me sembra che sto ancora là”.

Dimmi quanti quanti quanti

lunedì, dicembre 19th, 2016

“Quanti mariti ho avuto? Miei o delle altre?“
Addio a Zsa Zsa Gabor

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Zsa Zsa Gabor

L’investitura

mercoledì, novembre 9th, 2016

Nasci, combatti  un padre misogino, ti fai il mazzo, diventi un’avvocatessa coi controcabasisi, ti sposi, ti sposi con uno che ti tradisce, ti fai il mazzo, gli fai il mazzo, diventi una segretaria di Stato coi controcabasisi, aspetti il riscatto, ti fai il mazzo, sei vicina all’investitura. Arriva effettivamente uno che ti investe.

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(Usain Bolt investito dal cameraman cinese)

Hillary, una discreta metafaa daa vita

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La figlia del re

giovedì, novembre 3rd, 2016

Oggi compie 85 anni. Quando ne compì 80 Vanity Fair le dedicò la copertina e un gran bel servizio intitolato “Ti regalo il mio silenzio”: il silenzio di Roberto Russo, suo marito da 16 anni e suo compagno da 43.  Il silenzio è anche quello di Monica, che da quindici anni vive in compagnia di quel male che Laura Delli Colli, sua biografa, chiama “la gigantesca gomma che cancella la memoria”.

Passano gli anni ma è bello vedere che la nostra, di memoria, nei suoi confronti non si è cancellata neanche un po’. Affascinante, carismatica, travolgente ma soprattutto un grande spirito comico chiuso in uno splendido corpo. E’ Michelangelo Antonioni a sdoganarla: “Lei ha una bella nuca, potrebbe fare cinema”, le dice. Una donna tanto bella e intelligente da poter dire “Le attrici, diciamo bruttine, che oggi hanno successo in Italia lo devono a me. Sono io che ho sfondato la porta”.

La sua scoperta più bella? “Scoprire di far ridere: è stato come scoprire di essere la figlia del re”.

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Auguri, Monica Vitti

Non sempre il matrimonio è la tomba dell’amore

mercoledì, novembre 2nd, 2016

Lei cattolica, il marito protestante. Non gli permisero di essere seppelliti insieme. E loro…
Roermond, Olanda, 1888

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Addio, staffetta Gabriella

martedì, novembre 1st, 2016

Addio, staffetta Gabriella, cento chilometri al giorno in bicicletta e una gran fame.

Addio, staffetta Gabriella, pronta a morire a 17 anni “che ogni volta che uscivo di casa speravo di non dover sparare”.

Addio, staffetta Gabriella, che una notte a. Castelfranco arrestò un’ombra nella piazza perché non ricordava la parola d’ordine. E quell’ombra era suo padre, perseguitato dai fascisti.

Addio, staffetta Gabriella, che andò casa per casa a incoraggiar le donne per prendersi il diritto di votare. E ancora si chiedeva “perché per noi donne gli esami non finiscono mai. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica”.

Addio, staffetta Gabriella, quando essere sindacaliste significava difendere “le mani lessate delle filandiere”.

Addio, staffetta Gabriella, che quando ti chiedevano se rimpiangevi la condizione di signorina rispondevi, dietro suggerimento della Sandra Codazzi, “signorina ma non per forza”.

Addio, staffetta Gabriella, prima donna ministro della storia della Repubblica e instancabile “acchiappafantasmi” della commissione d’inchiesta sulla P2.

Addio, Tina Anselmi, che ci hai insegnato anche a essere donne coraggiose.

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E sempre grazie a Carla Trudu che mi regalò il libro di Anna Vinci dal quale sono tratte tutte queste perle preziose: “Tina Anselmi con Anna Vinci – Storia di una passione politica. La gioia condivisa di un impegno. Sperling&Kupfer”.

#3ottobre

lunedì, ottobre 3rd, 2016
C’è una donna sulla soglia dell’accoglienza. C’è una donna sulla porta del dolore. E ci sta, spesso, da sola. Si chiama Giusi Nicolini. Ed è la sindaca di Lampedusa. 
 
Così si presentò poco dopo l’elezione:
 
“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile”. 
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Giusi Nicolini sindaca di Lampedusa

#3ottobre, Prima Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

Pop must go on

lunedì, settembre 5th, 2016

Interrompiamo momentaneamente le trasmissioni dei dispacci Galapaguegni perché oggi Freddie Mercury avrebbe compiuto 70 anni. E gli assidui del blogghe sanno. Sanno che lui era il re del rock. E io la cialtrona Pop. Ripubblico, quindi, a universale monito. Freddie, ovunque tu sia, se puoi perdonami. E sappi che, ogni volta in cui in ufficio passa un servizio del Tg su di te -tipo oggi in continuazione- si alzano tutti in piedi dicendo
-A Meripo’…te possino

Mi ricordo ancora dove ero seduta. E dove era seduta Paola. La mia collega. E pure Emanuela, per dire.
Redazione Interni, io alle agenzie. Tipo vigile urbano.
-Meripo’ avverti se succede qualcosa
-Certo

Un giorno di ordinaria calma semipiatta. Certo c’era sto nome ricorrente ma era a Spettacoli. E che io sono Spettacoli? No, Interni. Certo arrivavano i messaggi di cordoglio. Parecchi. Un fiume. E che io sono Fabozzionoranze?

Poi a un certo punto arriva il cordoglio della Regina d’Inghilterra. Ed è lì che calo il jolly. Sottovoce:

-E’ morto un certo Freddie Mercury
-EEHH????? (Paola)
-CHECCOSAAAA???? (il capo)
Schiarendomi la voce
-E’ MORTO… TRE ORE FA

In ogni caso è stata un’esperienza interessante spolverare scrivanie nei sei mesi successivi.

Freddie re