Archive for the ‘Posta a posta’ Category

Lo smemorato di Cuorlegno

martedì, febbraio 8th, 2011

Temperature minime della notte: Roma Ciampino 4, Roma Fiumicino 1, San Valentino -6.
Bene e ora passiamo alle notizie dall’interno. 

Caro Professor Pi,
la scienza procede anche per errori ma progredisce perché sa farne tesoro. Perché in amore non succede e da che mondo è mondo continuiamo a ripetere sempre gli stessi errori e non ci evolviamo mai?
Giovanna

Risponde il professor Pi, greco
Cara Giovanna,
anche dal punto di vista scientifico ci sono sistemi con memoria e sistemi senza memoria. Questi ultimi non sono adattativi, non imparano cioé dalle esperienze precedenti e ripercorrono la stessa evoluzione a fronte degli stessi dati. Che l’amore sia un sistema senza memoria?
D’altra parte, se è vero che la scienza progredisce è altrettanto vero che a volte ci vogliono secoli. La matematica ci ha messo circa due millenni a capire come trattare l’infinito ed ancora, in molti casi, solo come limite.
E dunque, al limite, penso che arriveremo anche noi  a comprendere qualcosa dell’amore, solo che, al limite, magari sarà troppo tardi.
Cordiali saluti
Suo Pi

Traduzione a cura di  Meri Pop
Giovà, non c’è salvezza. Lasciamo proprio perdere. Mai provato col bricolage, il decoupage, il potage?

Dimmi quanto, quanto quanto

giovedì, novembre 18th, 2010

Caro professor Pi,
riguardo alla sua branca di riferimento della Fisica quantistica mi rivolgo a lei non tanto per la parte della Fisica quanto per la “quantistica” per chiederle: avendo io accumulato negli ultimi sei mesi una serie di n.3 “due di picche” nel mio itinerare da un happy hour a un appuntamento con esponenti dell’altro sesso, secondo lei quanti altri ne devo accumulare per arrivare finalmente a un esito positivo?
Grazie
Sabina

Risponde il professor Pi
Cara Sabina,
come lei certamente saprà, la meccanica quantistica ci dice che eccitando il sistema (almeno un quanto di energia) gli elettroni (per semplificare) modificano il loro stato da stazionario in transitorio nel quale, in modo casuale, iniziano a “saltellare” da uno stato ad un altro e questa transitorietà non termina se non quando si smette di eccitare il sistema, di fornirgli, cioè, quanti di energia.

E’ anche noto che un eccesso di eccitazione può portare ad una frantumazione con conseguente scissione.
Mi permetto infine una nota personale: nella mia lunga (ahimé) carriera di scienziato ho alla fine realizzato che i risultati migliori non li ho mai ottenuti nei momenti di maggior eccitazione ma quando, con serenità, sono riuscito a elaborare i dati a mia disposizione.
Sperando di essere stato esauriente e soddisfacente mi è caro augurarLe un sereno domani.
Suo, Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Sabì,
è tutto da rifare. Noi pensavamo che il sistema lo dovevamo eccitare e invece questi vogliono essere lasciati in pace, che sennò gli viene la frantumazione, dei cabbasisi.
Però, scusi eh professor Pi, io i saltelli più che da uno stato all’altro li ho visti, eccome, da una cubista a un’altra e non sarà certo il suo caso ma Le assicuro che era gente che pure doveva elaborare i dati a sua disposizione, quelli del popolo italiano per dirne uno, e lo faceva saltellando.
Però se lei dice che Sabina il sistema non lo deve eccitare noi Le crediamo: lasciamo che continui a farlo Ruby. Sabì, statt’a casa.

 

L’approssimata felicità dell’essere

mercoledì, settembre 15th, 2010

A desiderare l’irraggiungibile si può raggiungere la felicità?

Risponde il Professor Pi

Cara Felicemente Anticoronamentale,
la felicità: ci tendiamo ma è come la ricerca del limite.
I matematici, che sono dei teorici, non sono contenti se non ci arrivano, al limite.
I fisici, gli ingegneri, tutti gli applicati in genere, sanno bene che ciò che conta, ed è sufficiente, è avere un valore approssimato del limite che, come non bastasse, tenga conto anche dei limiti degli apparecchi sperimentali.

Credo, con molto rispetto, che questo possa essere l’apologo per le questioni d’amore.

Tendiamo all’assoluto, ma poi ci accontentiamo dell’approssimazione che è più vicina ai nostri limiti sperimentali, aneliamo al pieno coinvolgimento ma poi ci accontentiamo di una sua approssimazione che, ovviamente, è diversa per ognuno di noi.
Ecco, a me pare, visto che Meri Pop me lo chiede, che la nostra amica Felicemente Anticoronamentale sia una sperimentale ed abbia scelto qualcosa che, non essendo il limite, le lascia un epsilon (cioè una misura che, se pur piccola, non è zero) spazio di manovra.

(Informo la gentile utenza che, con questo, siamo al post N. 150 – E che ‘sto fatto che il professor Pi passi dal teorema di Fermat a Don Backy a me mi fa impazzire. A me mi. Proprio)

Sì, tele-viaggiare, ma evitando le buche più dure

mercoledì, luglio 28th, 2010

Caro Professor Pi,
ho letto che certi suoi colleghi del Mit di Boston stanno dimostrando che si può viaggiare a ritroso nel tempo, tipo Star Trek. Il trucco starebbe nel far intervenire l’effetto di “post selezione”, se non ho letto male.
Ora mi chiedevo: siccome ho un ex con il quale, dopo un po’ di anni, ci siamo rincontrati e ripiaciuti, secondo lei ‘sto viaggio a marcia indietro si può fare pure con gli amori passati o solo coi macchinari dei suoi colleghi?
Perchè non c’è dubbio che pure nel mio caso saremmo di fronte a un caso di post-riselezione e cioè invece di selezionarlo solo prima me lo riseleziono pure dopo averlo confrontato con altri.
Secondo lei funziona?
Maria Grazia

Cara Maria Grazia,

concordo con Ella che il suo caso può presentare delle analogie con l’effetto di post-selezione studiato al MIT dal Professor Lloyd. E’ da notare però che, allo stato attuale della teoria, il viaggio a ritroso nel tempo sarebbe affrontabile,  grazie a tale effetto, solo per particelle che sono state teletrasportate e, in tal caso, tali particelle verrebbero riportate nella condizione originaria.
Dunque, al di là di tutti i condizionali, i problemi che si pongono sono due e cioè: se e come siete stati tele-trasportati ad oggi, ed in tal caso bisognerebbe capire bene da e con quali canali, e infine occorre tener conto del fatto che il viaggio a ritroso nel tempo vi riporterebbe alla condizione originaria che, a quanto mi pare di capire, vi ha tele-trasportato all’oggi singolarmente e non come sistema unitario.

Non sono quindi sicuro che si possa, nel suo caso, usare la teoria del “tutto”, che unifica i salti energetici e il relativismo.
Mi rifugio quindi nel campo più sicuro della fisica classica facendo mio il concetto newtoniano “hypotheses non fingo” e cioé l’impossibilità di andare al di là della osservazione e descrizione del fenomeno per cercarne la causa scatenante.

Cordialmente, il Suo Professor Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Maria Grà,
a ritroso mi pare che si arrivi, al massimo, solo nel casino che avevi telelasciato quando vi siete telemollati. Cioè mi sa che il punto massimo di arrivo in retromarcia è quello in cui eri già ri-zitella. 
Che siccome manco Newton ha capito perchè vi eravate lasciati mo’ questo, tutto sommato e per quanto Esimio, è il professor Pi, mica il mago Otelma. E come fa a dirti se funzionerebbe?
Mi sa che per migliorare allora tocca andare a marcia avanti. Che le minestre riscaldate, pure se telestrasportate, non funzionano.

 

Heavy sentimetal

venerdì, luglio 2nd, 2010

Caro professor Pi,
secondo lei di che materia sono fatti i sentimenti? Li ha studiati? Li ha provati? O sono assolutamente immateriali e quindi non è possibile per Lei fare alcun tipo di traslazione dai campi di sua applicazione scientifica? E soprattutto: perchè ci fanno così soffrire?

Michela

Risponde il professor Pi, greco, esperto di “no, questa effettivamente mi manca”

Cara Michela,
credo che i sentimenti, non avendo struttura corporea, non possano essere studiati da chimica e fisica. Come elementi immateriali solo la matematica potrebbe fornire uno strumento di lavoro.
Ora, la matematica fa largo uso degli strumenti della logica, sviluppa le proprie conoscenze a partire da definizioni rigorose e da assiomi riguardanti le proprietà degli oggetti definiti e raggiunge nuove certezze, per mezzo di dimostrazioni.
La difficoltà che trovo, e che per mia limitatezza non ho ancora superato, è quella di dar loro una definizione accettabile e di costruire quindi un sistema logico auto-consistente. Niente teoremi quindi (per ora) ma solo alcune sensazioni ed approssimazioni non schematizzabili. Mi dispiace. Alla prossima

Pastiglia di Meri Pop
E’ del tutto evidente che siamo riusciti a prevedere gli uragani e a volte anche Capezzone, siamo in grado di far funzionare l’acceleratore di particelle e far completare il liceo al Trota però no, sui sentimenti nessuno ci ha ancora capito un tubo. I sentimenti, come il raffreddore, sono a tutt’oggi incurabili. Quindi continuate a soffrire. E zitti.

P.S.
Intendo chiarire che mi dissocio dalla scelta della colonna sonora, operata dal professor Pi in completa autonomia.  Ma tanto ormai qui ognuno fa come caspita gli pare e dunque vada per “You shook me all night long”. Intendo infine specificare che non sono certo capitolata di fronte alla cifra di 23.210.936 visualizzazioni con cui Youtube pensa di influenzarmi. Pubblico il seguente video giusto perchè tutto sommato AC-DC richiama vagamente anche il politically vintage che, in assenza di certezze planetarie, magari un punto fermo lo offre.

Come amore crea temperatura conserva

lunedì, giugno 28th, 2010

Carameripop,

potremmo chiedere al Professor Pi se per caso fosse a conoscenza di un
teorema, una teoria, anche una semplice formuletta per riconoscere dal primo aspetto della materia amorosa (il candidato) quante probabilità di successo avrà l’esperimento una volta avviato?

Non c’è qualcosa in fisica tipo: dati due elementi che si mischiano quante probabilità hanno di restare insieme o invece quante di ritornare spaiati?
Grazie
Carla

Risponde l’esimio Professor Pi, greco, esperto di “sistemi di mescola, congiunzione e spaiamento”

Cara Carla,
rimaniamo ai due elementi, che già tre complicherebbero non poco il sistema.
In chimica la mescola di due elementi (soluto e solvente) dà luogo ad una soluzione che è un sistema cha ha chimica eterogenea ma è fisicamente ben strutturato.

La quantità massima di soluto che può sciogliersi in un dato solvente si chiama solubilità ed è è funzione della struttura dei due composti ed anche e soprattutto della temperatura.

Quando manca il calore o esso si abbassa, la soluzione tende a dividersi, il soluto a separarsi dal solvente e non importa quanto lo si possa agitare: il sistema non trova più la soluzione.

Pillola di Meri Pop
La temperatura, Carla, va tenuta alta. Forse, più che una formula, sarebbe utile un paio di autoreggenti.

Nulla si crea, tutto si distrugge

giovedì, giugno 24th, 2010

Caro Professor Pi,
ma se nulla si crea e nulla si distrugge, come mai poi invece gli amori
finiscono? Che dice la scienza? O almeno lo scienziato?
Giuliana

Risponde l’esimio Professor Pi, greco, esperto di “nulla si crea, nulla si distrugge”

Cara Giuliana, la citazione completa è “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
E’ questo il punto che dovremmo prendere in considerazione, la trasformazione. Inoltre, come è noto, non tutte le forme di energia sono equivalenti. Quando abbiamo trasformato la nostra energia potenziale in calore ed il calore si disperde esso non è più recuperabile. Va solo ad aumentare l’entropia del sistema che diventa solo più caotico.

Postilla e pastiglia di Meri Pop
Dici come mai? La maggior parte degli amori finisce, tesoro, per un motivo che, di norma, ha la metà dei tuoi anni e il doppio della taglia di reggiseno.


Il triangolo no. Forse

lunedì, giugno 14th, 2010

Carameripop,
ma per caso il Professor Pi ha studiato pure i sistemi complessi? Tipo: se io diversifico gli investimenti affettivi e invece di pretendere che pensi a tutto un pover’uomo me ne prendo 2 e divido i compiti, ho più possibilità che la relazione sentimentale (multipla) funzioni meglio (di quella singola)?
Grazie
Arianna R.

Cara Amica,
mi permetta di ricordarle che un sistema complesso è un sistema in cui gli elementi subiscono continue modifiche singolarmente prevedibili, ma del quale non è possibile, o è molto difficile, prevedere uno stato futuro.

In particolare, a me pare che  in questo caso si sia in presenza di un CAS (complex adaptative system) cioè di un sistema adattativo complesso in grado quindi di adattarsi e modificarsi in seguito all’evoluzione del fenomeno stesso.
Purtroppo il comportamento di un sistema complesso non può essere compreso a partire dal comportamento dei singoli elementi che lo compongono in quanto è l’interazione tra i singoli che determina il comportamento del sistema e quindi le proprietà globali (direi meglio, collettive) che possono essere completamente diverse rispetto a quelle dei singoli elementi del triangolo da Ella proposto.
 Fortunatamente, però, la teoria matematica ci dice che i CAS, in generale, hanno una evoluzione probabilistica che si situa tra l’eccessivo ordine che porta staticità e l’eccessivo disordine, che genera caos e che può far implodere il sistema.

Questo specifico stato assunto dai CAS è anche chiamato spazio delle possibilità, poiché è la situazione in cui essi possono scegliere tra più comportamenti e configurazioni alternative. È in questo particolare stato, infatti, che questi sistemi agiscono in maniera più creativa, operando eventuali evoluzioni sfruttando le proprie peculiari capacità di apprendimento e adattamento.

Suo devoto

Professor Pi, greco

Traduzione a cura di Meri Pop:

Arianna, cara, come avrai capito con il modello a 3 sono CAS tuoi. Poi estrapolo solo tre parole a CASaccio dall’integrale del Professor Pi: disordine, caos, implodere. Lo capisci da te, no, che invece di semplificare diventa un CASino.

Posta a posta

lunedì, giugno 14th, 2010

Vabbè, visto che ci avete preso gusto liberando l’Emily Dickinson che è in voi, volevo avvertire che le vostre missive sono state regolarmente inoltrate al Professor Pi il quale però ci ha pure un lavoro e infatti sta infierendo nella sessione estiva degli esami sui suoi studenti universitari barra ragazzi di via Panisperna.

Ma piano piano boccerà pure voi, state tranquille, dategli solo un po’ di tempo.

Per quanto riguarda quelle inviate proprioammè: all’inizio mi sono fatta qualche scrupolo però quando ho visto che, mentre si precipita nel baratro, c’è anche chi cerca un appiglio nella penna di Gianluca Nicoletti (il guru) allora mi sono detta che tutto sommato intanto vi ringrazio per la fiducia e poi pure io, come dice Fiorella Mannoia, “io posso dire la mia sugli uomini” (oggetto fino ad ora del 99% delle missive ricevute fatta eccezione per quella della giovane older in cui mi chiede se posso andare al suo saggio di ritmica) non foss’altro perchè “qualcuno l’ho conosciuto/qualcuno mi è solo sembrato/qualcuno l’ho proprio sbagliato/e qualcuno lo sbaglierò”.

Avverto infine che i nomi no ma i contenuti delle lettere della posta melanzana sono, ahinoi, verissimi. Può capitare di limare qualche centinaio di cartelle (no, non è vero, siete bravissime e vi state contenendo: continuate così) o meripoppizzare un po’ il linguaggio però ciò avviene in accordo con il mittente.

P.S. Tesoro, zia non può venire al saggio di ritmica ma tu – ormai lo sa tutta la strobosfera – ricordati solo, prima di cominciare, cosa devi stringere. No, non i denti.

Finalmente la formula per trovare l’uomo giusto

mercoledì, giugno 9th, 2010

Carameripop,

potresti gentilmente chiedere al professor Pi, greco, se per caso ha studiato anche una formula per incontrare l’uomo giusto? No, perchè io continuo a dannarmi e correre da un happy hour a un vernissage e invece qui magari tutto dipende dallo scontro casuale fra particelle, capisci? Grazie.
Giulia D.


Risponde il professor Pi:

Gentile amica,

come è noto dalla fisica anche alle basse temperature, quando l’ordine della materia è “forte”, le particelle che compongono il fluido hanno un moto casuale, detto moto browniano. Tale elemento di disordine, inoltre, cresce con la temperatura.

La natura del disordine appare essere indipendente dalla natura dell’elemento stesso e lo scattering, cioè l’incontro-scontro tra particelle, cresce in tale situazione.

Credo esista una correlazione stretta tra il moto browniano delle particelle ed il movimento dell’animo umano. Infatti, quando ci punge desiderio d’amore, la nostra “temperatura” interiore cresce e con essa l’entità e l’intensità del moto browniano che è in noi.

La conclusione è che non si può pensare di arrivare al risultato attraverso un processo determinisco definito, ma solo affidarci alla probabilità, cioè al caso. Quindi un happy hour o un vernissage vanno bene come qualsiasi altro elemento d’incontro.

Mi è grato augurarle una buona fortuna.

Traduzione a cura di Meri Pop:
Giulia, tesoro mio, è il moto browniano, capito? Cioè devi continuare a correre e dannarti.