Archive for the ‘Posta a posta’ Category

Il “per sempre” e la scienza del pollo

giovedì, aprile 7th, 2016

Cara Meri Pop,

t’ho vista sa, ieri, al Tg2. Ora, siccome alla domanda sul se esista il per sempre hai detto che in fatto di matrimoni e convivenze di solito “la seconda è quella del per sempre”, vengo qui a chiederti: come devo regolarmi io, visto che per lui è la seconda ma per me è la prima?
Grazie
Simonetta

Cara Simonetta,
adesso ci penso
Meri

Cara Meri,
non è per sfiducia nelle tue capacità matematiche ma non è che potrebbe pensarci il Professor Pi?
Simonetta

Caro Professor Pi,
vengo a Lei con questa mia perché secondo le mie statistiche di solito “il secondo è per sempre” (matrimonio o convivenza). Ma se per uno è il secondo e per l’altro è il primo? Essendomi già incartata con le proporzioni matematiche, non è Lei che avrebbe un Fibonazzi, un Pitagora, un Euclide, un qualcuno al quale attingere a portata di mano?
Sua devota Meri Pop

Cara Meri,
Ella mi pone problemi la cui soluzione è più complicata di quelli posti da Hilbert ad inizio secolo del secolo scorso, molti dei quali ancora insoluti.
Proverò  comunque a darle una risposta attingendo alle scienza del pollo a testa: la statistica.
Il problema, propone l’ISTAT non va visto tanto nei numeri piccoli (quali sono 1,2 e financo 3) ma nei numeri a due cifre del tipo 40, 50 etc, cioè l’età, in genere, nella quale si compie il secondo passo.

E dunque direi che non è il fatto di essere il secondo, a fare la differenza: sono l’età adulta, la stanchezza e forsanco la vecchiaia a fornire un collante più forte. Ma, come ancora ci assicura l’ISTAT, non necessariamente indissolubile.
Cordiali saluti,
Suo Prof. Pi

Matrimonio Forever

Finché Pi greco non vi separi: come calcolare la durata di un’unione

lunedì, aprile 4th, 2016

«Non negli astri è il fato ma in noi stessi», ammoniva Shakespeare. Ma una parte dei nostri destini sentimentali potrebbe essere contenuta anche in una formula matematica, quella che nel 2006 elaborarono il giornalista del New York Times John Tierney e il matematico Garth Sundem per calcolare il tasso di successo o fallimento di una coppia famosa nel corso degli anni. (qui alcuni record di quelli in corso)

Tra le variabili necessarie a stabilire il tasso di resistenza e resilienza del sacro vincolo c’è il fattore S, Successo, calcolato in «numero di citazioni su Google» (perché ormai anche la matematica paga dazio a Page e Brin). Il punto è che il numero di citazioni della moglie sta nel denominatore della frazione: significa che più è alto quel numero, più il sogno del per sempre è destinato a infrangersi rapidamente. Ergo: più successo ha la moglie e peggio va.

La formula – fornitami e soprattutto tradottami da un italico scienziato, il nostro professor Pi greco, nell’impossibilità di avere un pronostico attendibile da Paolo Fox – ha dimostrato la sua validità in questi anni predicendo con una certa accuratezza la durata del matrimonio Demi Moore-Ashton Kutcher, Pamela Anderson-Kid Rock, Britney Spears-Kevin Federline così come nell’applicabilità retroattiva Marilyn Monroe-Joe Di Maggio.

 

matrimoni e matematica

Dunque, care mie quelle e carimiei quelli radunabili sotto la fattispecie in oggetto, come inutilmente ammoniva anche Riccardo Cocciante Era già tutto previsto. Ma volendo potete riprevederlo. Volete calcolare anche voi? Il Professor Pi vi spiega come fare.

Risponde il professor Pi
E dunque la formula è qui.

Ed è:

dove
P= Il numero complessivo dei matrimoni precedenti della coppia
A(b) = Gli anni di lui
A(g) = Gli anni di lei (quelli biologici, non quelli cosmetici)
G(b) = Il numero di volte che si incontra il nome di lui richiamandolo su Google, in milioni
G(g) = Il numero di volte che si incontra il nome di lei richiamandolo su Google, in milioni
S = Relativamente ai primi 5 risultati di Google il numero di essi in cui lei compare in vestiti (o senza vestiti) che facciano sorgere pensieri libidinosi
D = Numero di mesi nei quali ci si è frequentati prima di decidere di costruire un rapporto stabile
T = Anni di matrimonio. Per trovare la probabilità che il loro matrimonio sopravviva ad 1 anno usare T=1, per la probabilità che duri più di 5 anni usare T=5, etc
B(liss) = La probabilità percentuale (10, 20%…) che il matrimonio della coppia duri per il numero di anni scelto

Ora le domande che ci poniamo sono varie:
a) La formula vale anche per le celebrità italiane?
b) La formula ha una sua validità anche per i non strettamente Vip, comunque considerando le nostre citazioni su Google?
c) Può valere anche per gli anni di convivenza o comunque di relazione di coppia?

A voi il calcolo
Vostro Professor Pi

Di Superman, pippe e Superpippe

venerdì, maggio 29th, 2015

Meripo’  scusa,

metti che anni fa due persone si incontrino per lavoro, lui è più giovane. Capiscono subito di avere una fortissima attrazione, sebbene non accada nulla. Metti che il tempo passi, i due si sentono per le feste comandate e compleanni. Metti che però a ogni telefonata o casuale incontro si percepisca sempre che tra i due aleggia un sospeso importante ed intrigante.

Lei fa finta di nulla. Lui pure. Poi lei si sposa. Passano altri anni, feste comandate, compleanni. E c’è sempre quel filo inspiegabile che continua a legarli.

Metti che il matrimonio di lei entri in crisi, metti che lui rientri in Italia. Si scrivono, si sentono, lui le dice che rispetta la sua vita.

Metti che infine si rivedano. E ri-scatta la magìa. Ma poco dopo lui inizia con lo show, quello che tante volte abbiamo letto e sentito: sai il lavoro, sai ho appena avuto una promozione, non ti voglio perdere ma come faccio, non ho tempo. E l’ultima volte aveva anche un forte raffreddore. A volte pare geloso, fondamentalmente non lo è. E non c’è da scomodare la sindrome del martello. Ma, se vuoi qualcuno davvero, vai e almeno cerchi di prendertelo.

Ora però direi anche che basta, noo?

Forse lui vuole mostrarsi l’uomo-che-non-deve-chiedere-mai, per lei è diventato uno str.. stupidino. Quindi, oltre alle pippe mentali, ci sono anche delle gran pippe. Ecco Meripo’ questo volevo dirti.

Tua Chèrie

Cara mia,
bei tempi quando già alla seconda riga di lettera narrante le gesta di qualche esponente del sesso a noi avverso mi scattava in automatico il tasto che-stronzo. Ma stavolta son giorni che leggo e rileggo e non scatta. O almeno non scatta del tutto. E’ vero lui mo’ temporeggia e traccheggia. Però quella “impegnata” sei tu. E’ vero:  se vuoi qualcuno vai e cerchi di prendertelo. Ma quand’anche il Traccheggiatore si presentasse troverebbe in qualche modo occupata te, tesò. Questo dobbiamo dircelo.

Certo resta il fatto che, aspetta e aspetta, poi finalmente lui si decide e, mentre siamo lì a sognare sull’agognato arrivo del nostro principe quello si fa fermare da una rinite allergica. E in questo, sì, hai ragione: uno aspetta Superman ma alla fine rischia di ritrovarsi con Superpippa. Non è tanto il caso in oggetto quanto una nostra predisposizione genetica: rincorrere gli impossibili, rassegnamoci.

Tutto ciò premesso auspicherei l’acquisizione di un parere di esponente del sesso a noi avverso. Ed è per questo che lascio la tastiera al Professor Pi.
Per ora ti abbraccio
Tua Meri

Cara Chèrie,

Meri mi ha passato il tuo messaggio chiedendomi un parere. Succede spesso, a noi ricercatori, di vivere nel dubbio, è la molla che ci fa andare avanti: e anche in questo caso non riesco a trovare un indirizzo univoco. Provo, quindi ad elencarti  una serie di riflessioni che spero possano essere utili :

– Al di là della questione di età, che non mi pare rilevante, perché, se  l’attrazione (non solo fisica) era così forte e ripetutamente verificata, hai poi sposato un altro?

– Dal messaggio si evince che lui ti ha aspettato e ti è stato vicino a lungo, anche dopo la tua scelta di un altro: ma non sarà che oggi si aspetti un tuo deciso passo nella sua direzione ?

– Ti ha aspettato, ti ha pensata, ti è stato vicino. E’ come se si fosse caricato di elettricità nel tempo. Potrebbe essere che al contatto si sia scaricato ma non riesca ad accettarlo con se stesso, prima ancora che con te e per questo traccheggia?

– Che abbia solo voluto aggiungere una tacca alla sua pistola? Cioè è uno stronzo?  Sarebbe la risposta più facile e anche la più consolatoria. Ma magari non quella vera.

tuo Pi

P.S.
Chèrie qua non ne viene a capo manco la scienza. Speravo in un Teorema del Traccheggiatore, in un Postulato del Fantasmino Amoroso. Manco quello. Tocca aspettare. Perché, di questo sì sono sicura, non credo finisca qua. Facci sapere.
Tua Ri-Meri



Là dove financo le parallele s’incontrano (Ma l’uomogiusto mai)

giovedì, maggio 17th, 2012

Caro Professor Pi,
a seguito di decenni di esperienza amorosa mi chiedo: ma non sarà che uomini e donne sono un po’ come due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai? E perché invece si incaponiscono nel volersi incontrare a ogni costo? E, soprattutto, davvero non c’è alcun modo di farle non dico incontrare ma almeno comunicare, metterle in relazione senza farsi male? Perché sarà un caso ma poi l’unico incontro fra parallele arriva tramite una trasversale che le taglia entrambe. E addio.
Angela

Risponde il Professor Pi

Cara Angela,
l’errore che commettiamo, secondo la mia modesta opinione,  è quello di pensare che le nostre vite si svolgano seguendo i postulati della geometria euclidea, l’idea cioè di vivere in un mondo dove ci si possa sempre muovere (coerentemente?) in linea retta (rettamente?) e dove, assiomaticamente (V postulato di Euclide), rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai.

In realtà il mondo delle relazioni è non lineare, certamente più ellittico che Euclideo e, come ci ha insegnato Riemann, in una geometria ellittica due rette, anche se parallele, finiscono sempre con l’incontrarsi. Dove la geometria trova il suo limite è che non è in grado di dirci quanto tempo occorre perché l’incontro avvenga.

Le variabili sono troppe e tutte legate alla nostra capacità di non stare fermi, di percorrere queste rette. Credo che dovremmo, tutti, essere più attenti a comprendere e a godere delle scoperte che facciamo nel percorso, piuttosto che essere unicamente tesi all’incontro (finale?).
Suo Pi

La sottile linea erosa

venerdì, giugno 10th, 2011

Poche volte una lettera aveva suscitato un tale casino movimento d’opinione.

Cara Meri,
certo gli uomini sono stronzi però pure noi, quando ci mettiamo d’impegno, guarda come li riduciamo questi poverini.
Ciao
Giulia

Cara Meri,
bella la risposta del professor Pi di oggi. Sembra scritta da una donna. Non è che gli hai rubato la password?
Baci
Adri

Ciao Meripo’,
è grave se mi ritrovo interamente in una lettera scritta da un uomo? No, perché il Giovanni che è in me sta messo proprio così.
Saluti
Marta

Cara Meri,
si può avere il cellulare del professor Pi per un consulto professionale?
Grazie
tua Sabri

No.
tua Meri 

Et last but not least:

Caro Professor Pi,
non è che la sua risposta mi abbia convinto a fidarmi di nuovo. E il passaporto me lo tengo ben stretto. Però un altro tentativo alla dogana di quella frontiera forse si potrebbe anche fare.
Grazie
Giovanni

La sottile linea rosa

giovedì, giugno 9th, 2011

Caro Professor Pi,
ma lei come si regola con l’inaffidabilità del pianeta donne? Riesce a mettersi in contatto con loro, a comunicare? A decifrare il loro pensiero? Ne posseggono uno, nessuno o centomila? E’ avvantaggiato dal fatto di essere uno scienziato? Ha forse elaborato una formula per fronteggiarne la portata destabilizzante sul sistema metabolico e psichico maschile? Ne ha applicata qualcuna di già esistente che Le ha dato dei risultati? O ha optato per la scelta di saggezza verso la quale anche io mi sto orientando e cioè starne alla larga?
Cordialmente
Giovanni, Scoraggiato

Risponde il Professor Pi

Caro Giovanni,
prima di tutto sento il dovere di ringraziarti per  la fiducia che la tua lettera sottintende. Non sono sicuro di essere un buon riferimento, visto che notoriamente gli scienziati sono più famosi per la loro ritrosia e scontrosità che  non per la capacità di costruire relazioni. Ci provo comunque.

Credo che non sia questione di inaffidabilità: se uomini e donne rappresentano, ognuno per l’altro, la metà del cielo, il giorno e la notte, lo ying e lo yang, Marte e Venere, allora il loro incontro non  può che essere di frontiera, perché i loro interni hanno intersezione vuota: sono disgiunti  E la sintesi va cercata nella chiarezza della differenza  da una parte e nella individuazione della frontiera in comune dall’altra. Intendo dire che mondi diversi, o se preferisci Paesi diversi, prima devono prendere atto della differenza e poi possono incontrarsi nell’unico punto che hanno in comune: la frontiera. E’ una linea sottile ma è da questa che passano tutti i possibili scambi.

Cosa cerco di fare io? Accettazione della differenza e ricerca del terreno comune. Non che questo approccio dia la certezza di alcun risultato:  anche nella chiarezza (si spera reciproca) il risultato non è mai scontato e troppe sono le variabili anche perché, per quanto si voglia semplificare, la coppia non è riconducibile ad un sistema a due corpi ma ad un multi-body system, complesso e caotico.

D’altra parte, come diceva un mio vecchio maestro, ci chiamiamo ricercatori perché cerchiamo senza certezza: se trovassimo sempre ci chiameremmo trovatori . Questo per dire che uno non deve mai dichiararsi sconfitto se uno studio non va a buon fine. Leggere i dati, analizzare i vari passaggi, capire i punti deboli, riconoscere gli errori (a volte nella scelta del soggetto!), crescere di consapevolezza e ripartire: questo è ciò che un buon ricercatore deve fare.

Perché la domanda alla quale rispondere in fondo è questa: smettere di cercare è saggezza o è solo paura dell’insuccesso?

Cordialissimi saluti, Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
 No, stavolta non traduco. E voglio pubblicamente rendere onore alla lettera del primo uomo che abbia il coraggio di scrivere senza chiedere risposte private. Non traduco, semmai aggiungo:
“A volte il vincitore è semplicemente chi non ha mai mollato”. (Jim Morrison)

Degli universi compatibili e di quelli che s’arimbalzano

venerdì, aprile 8th, 2011

Caro Professor Pi,
leggo delle nuove frontiere della scienza secondo le quali la nostra presenza nell’universo seleziona, dall’assortimento generale, solo gli universi compatibili. Allora, scusi eh, primo: perché invece quando si tratta di sentimenti selezioniamo sempre quelli assolutamente incompatibili o difficilmente compatibili?
Secondo: perché poi si è irresistibilmente attratti solo dagli incompatibili, non filandoci mai i compatibilissimi e con ciò autocondannandoci a storie senza speranza?
Grazie
Alessia

Cara Alessia,
anche  negli Universi compatibili rimangono le forze di attrazione e repulsione: è una sorta di legge universale  e, come ben noto, cariche uguali tendono a respingersi mentre quelle  opposte tendono ad attrarsi trasformando i due singoletti in un sistema binario.

Ora, se nessuna dei due ha un moto proprio, con l’avvicinarsi si finisce col creare un sistema nel quale le cariche si annullano reciprocamente: il sistema è allora totalmente diseccitato.
Se, al contrario, entrambe hanno una propria dinamica, invece della collisione con diseccitazione,  il combinato disposto di eccitazione e dinamismo determina un una sorta di moto accoppiato dei due elementi (in realtà, quasi sempre, è uno che ruota intorno all’altro!) che ha un suo equilibrio stabile e duraturo.

Comunque, anche nel caso di annullamento reciproco, è sempre possibile attraverso una eccitazione esterna, rimettere in moto il sistema facendo però attenzione perché  se l’eccitazione esterna è troppo forte, il sistema potrebbe disaccoppiarsi.
Un cordialissimo saluto,
Suo Prof. Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Alè, 1) chi si somiglia si piglia ma poi s’annoia
2) chi non si somiglia fa invece il diavolo a quattro per pigliarsi l’assolutamente incompatibile ma dopo un po’ s’annoia lo stesso 3) a quel punto si può provare con l’eccitazione esterna però, Alè, io te lo dico: so’ corna, eh, corna che rieccitano il sistema statico ma che, senza mazzate, lo fanno pure scoppià. Mo’ dimmi tu se una, a meno che non ci abbia tra le mani haicapitobenechi, deve fare tutto ‘sto casino.

Già è un trauma il distacco mo’ ci mancava pure l’attrito

martedì, marzo 29th, 2011

Cara Meri Pop,
ma questo professor Pi esiste veramente? Io credevo fossi sempre tu che ti sdoppiavi ma, non ti offendere, dal tipo di risposte ho capito che invece deve essere una persona molto razionale, riflessiva, affidabile, logica. A questo punto ne approfitterei per chiedergli: ma secondo lei, caro prof, si può fare qualcosa per sedurre qualcuno che apparentemente non si interessa a noi, qualche legge attrattiva di particelle nell’universo, oppure ci sono particelle inconciliabili, neanche con un paio di autoreggenti come si deve?
Grazie.
Giulietta
P.S.
Meripop, scusa ma pensavo proprio fossi tu
 
Intrusione a cura di Meri Pop
Giuliè, scusa, che sarebbe sto “invece”? Che io forse non offro garanzie alle voci “razionale, riflessiva, affidabile, logica”? Ora io la lettera gliela passo perché la mia nobiltà d’animo mi precede come fama nel mondo però c’è gente che per molto meno ha ucciso.

Risponde il Professor Pi, persona molto razionale, riflessiva, affidabile, logica. Nonché scienziato

Gentile Giulietta,
grazie per le belle parole che ha speso per me.
Per tornare alla domanda, se fossi un creativo, come lo è Meri Pop, mi verrebbe da ricordarle una famosa scena del film “Io sono un autarchico” (mi si nota di più se ci vado, se non vado, se vado e mi metto da parte…).
Come scienziato mi permetto di notare che, nei sistemi con resistenza, per mettere in moto un processo bisogna superare ciò che si chiama “attrito di primo distacco”. Bisogna cioè fare uno sforzo iniziale che è superiore a quello che si deve fare una volta che il sistema è in moto.

Visto che gli sforzi da Ella compiuti ad oggi non hanno sortito l’effetto sperato, la prima domanda da porsi è se il dispendio di ulteriori energie valgano la messa in moto del sistema o se non valga la pena cambiare sistema.
Cordialmente
Suo Pi

 

Chi lascia il fidanzato vecchio per il nuovo sa di certo che lo lascia ma non sa se lo ritrova

mercoledì, marzo 23rd, 2011

Cara Meri,
non è che chiederesti al Professor Pi che cosa si può fare in caso di indecisione fra “meglio un uovo oggi o una gallina domani”? Intendo dire che, alle prese con un fidanzato A di lungo corso, avrei più o meno appurato che su alcune cose è irrecuperabile, tipo odia il cinema e le mostre, cose alle quali però, passata la sbornia iniziale del mi-ve-bene-tutto, io in realtà tengo. Ma è anche vero che, consultate le statistiche e data anche un’occhiata ai fidanzati delle amiche, mi chiedo: fino a che punto è il caso di osare, o di azzardare, alzando l’asticella delle pretese? La scienza ci insegna qualcosa in questo senso?
Grazie
Ginevra
 
Gentile Ginevra,
la questione che Ella pone riguarda essenzialmente il caso di chi non abbia dato ascolto ai campanelli e, di conseguenza, ora sia alle prese con un problema di “ottimo”: vincolato o meno?
La ricerca dell’ottimo vincolato tiene conto dei limiti del sistema in cui ci muoviamo. La ricerca dell’ottimo assoluto la si esplora in tutto il dominio possibile.
Non vi è dubbio che l’ottimo assoluto sia migliore di quello vincolato ma nell’allentare i vincoli non sempre si riesce a capire dove si arriva.
Ad maiora, Suo Pi

Traduzione a cura di Meri Pop: a Ginè, qui c’è gente che soffre. E non ci ha nulla. Un po’ di rispetto. Tieniti ‘st’ottimo vincolato a, al limite, alla scadenza della cedolare secca, glielo cedi a qualche altra povera disgraziata in usufrutto.

Per chi suona la campanella

martedì, marzo 22nd, 2011

Caro Professor Pi,
che Lei sappia esiste una formula per tenersi alla larga dai guai sentimentali?  Un avvisatore acustico di pericolo?
Sua Carla
 
Cara Carla,
l’avvisatore acustico è dentro di noi. E’ quella sorta di cortocircuito che gli anglosassoni chiamano “chemistry”, quella sensazione impalpabile ma chiara, qualcuno dice legata ai feromoni, che ci prende anche solo sfiorando qualcuno, fossanche un estraneo. L’ha presente? Occhiate di tralice, sudore alle mani, calori in varie parti del corpo…

Il campanello suona, il problema è ascoltarlo. Infatti quasi mai scappiamo.
Suo, Pi