Archive for the ‘Posta a posta’ Category

Là dove financo le parallele s’incontrano (Ma l’uomogiusto mai)

Thursday, May 17th, 2012

Caro Professor Pi,
a seguito di decenni di esperienza amorosa mi chiedo: ma non sarà che uomini e donne sono un po’ come due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai? E perché invece si incaponiscono nel volersi incontrare a ogni costo? E, soprattutto, davvero non c’è alcun modo di farle non dico incontrare ma almeno comunicare, metterle in relazione senza farsi male? Perché sarà un caso ma poi l’unico incontro fra parallele arriva tramite una trasversale che le taglia entrambe. E addio.
Angela

Risponde il Professor Pi

Cara Angela,
l’errore che commettiamo, secondo la mia modesta opinione,  è quello di pensare che le nostre vite si svolgano seguendo i postulati della geometria euclidea, l’idea cioè di vivere in un mondo dove ci si possa sempre muovere (coerentemente?) in linea retta (rettamente?) e dove, assiomaticamente (V postulato di Euclide), rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai.

In realtà il mondo delle relazioni è non lineare, certamente più ellittico che Euclideo e, come ci ha insegnato Riemann, in una geometria ellittica due rette, anche se parallele, finiscono sempre con l’incontrarsi. Dove la geometria trova il suo limite è che non è in grado di dirci quanto tempo occorre perché l’incontro avvenga.

Le variabili sono troppe e tutte legate alla nostra capacità di non stare fermi, di percorrere queste rette. Credo che dovremmo, tutti, essere più attenti a comprendere e a godere delle scoperte che facciamo nel percorso, piuttosto che essere unicamente tesi all’incontro (finale?).
Suo Pi

La sottile linea erosa

Friday, June 10th, 2011

Poche volte una lettera aveva suscitato un tale casino movimento d’opinione.

Cara Meri,
certo gli uomini sono stronzi però pure noi, quando ci mettiamo d’impegno, guarda come li riduciamo questi poverini.
Ciao
Giulia

Cara Meri,
bella la risposta del professor Pi di oggi. Sembra scritta da una donna. Non è che gli hai rubato la password?
Baci
Adri

Ciao Meripo’,
è grave se mi ritrovo interamente in una lettera scritta da un uomo? No, perché il Giovanni che è in me sta messo proprio così.
Saluti
Marta

Cara Meri,
si può avere il cellulare del professor Pi per un consulto professionale?
Grazie
tua Sabri

No.
tua Meri 

Et last but not least:

Caro Professor Pi,
non è che la sua risposta mi abbia convinto a fidarmi di nuovo. E il passaporto me lo tengo ben stretto. Però un altro tentativo alla dogana di quella frontiera forse si potrebbe anche fare.
Grazie
Giovanni

La sottile linea rosa

Thursday, June 9th, 2011

Caro Professor Pi,
ma lei come si regola con l’inaffidabilità del pianeta donne? Riesce a mettersi in contatto con loro, a comunicare? A decifrare il loro pensiero? Ne posseggono uno, nessuno o centomila? E’ avvantaggiato dal fatto di essere uno scienziato? Ha forse elaborato una formula per fronteggiarne la portata destabilizzante sul sistema metabolico e psichico maschile? Ne ha applicata qualcuna di già esistente che Le ha dato dei risultati? O ha optato per la scelta di saggezza verso la quale anche io mi sto orientando e cioè starne alla larga?
Cordialmente
Giovanni, Scoraggiato

Risponde il Professor Pi

Caro Giovanni,
prima di tutto sento il dovere di ringraziarti per  la fiducia che la tua lettera sottintende. Non sono sicuro di essere un buon riferimento, visto che notoriamente gli scienziati sono più famosi per la loro ritrosia e scontrosità che  non per la capacità di costruire relazioni. Ci provo comunque.

Credo che non sia questione di inaffidabilità: se uomini e donne rappresentano, ognuno per l’altro, la metà del cielo, il giorno e la notte, lo ying e lo yang, Marte e Venere, allora il loro incontro non  può che essere di frontiera, perché i loro interni hanno intersezione vuota: sono disgiunti  E la sintesi va cercata nella chiarezza della differenza  da una parte e nella individuazione della frontiera in comune dall’altra. Intendo dire che mondi diversi, o se preferisci Paesi diversi, prima devono prendere atto della differenza e poi possono incontrarsi nell’unico punto che hanno in comune: la frontiera. E’ una linea sottile ma è da questa che passano tutti i possibili scambi.

Cosa cerco di fare io? Accettazione della differenza e ricerca del terreno comune. Non che questo approccio dia la certezza di alcun risultato:  anche nella chiarezza (si spera reciproca) il risultato non è mai scontato e troppe sono le variabili anche perché, per quanto si voglia semplificare, la coppia non è riconducibile ad un sistema a due corpi ma ad un multi-body system, complesso e caotico.

D’altra parte, come diceva un mio vecchio maestro, ci chiamiamo ricercatori perché cerchiamo senza certezza: se trovassimo sempre ci chiameremmo trovatori . Questo per dire che uno non deve mai dichiararsi sconfitto se uno studio non va a buon fine. Leggere i dati, analizzare i vari passaggi, capire i punti deboli, riconoscere gli errori (a volte nella scelta del soggetto!), crescere di consapevolezza e ripartire: questo è ciò che un buon ricercatore deve fare.

Perché la domanda alla quale rispondere in fondo è questa: smettere di cercare è saggezza o è solo paura dell’insuccesso?

Cordialissimi saluti, Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
 No, stavolta non traduco. E voglio pubblicamente rendere onore alla lettera del primo uomo che abbia il coraggio di scrivere senza chiedere risposte private. Non traduco, semmai aggiungo:
“A volte il vincitore è semplicemente chi non ha mai mollato”. (Jim Morrison)

Degli universi compatibili e di quelli che s’arimbalzano

Friday, April 8th, 2011

Caro Professor Pi,
leggo delle nuove frontiere della scienza secondo le quali la nostra presenza nell’universo seleziona, dall’assortimento generale, solo gli universi compatibili. Allora, scusi eh, primo: perché invece quando si tratta di sentimenti selezioniamo sempre quelli assolutamente incompatibili o difficilmente compatibili?
Secondo: perché poi si è irresistibilmente attratti solo dagli incompatibili, non filandoci mai i compatibilissimi e con ciò autocondannandoci a storie senza speranza?
Grazie
Alessia

Cara Alessia,
anche  negli Universi compatibili rimangono le forze di attrazione e repulsione: è una sorta di legge universale  e, come ben noto, cariche uguali tendono a respingersi mentre quelle  opposte tendono ad attrarsi trasformando i due singoletti in un sistema binario.

Ora, se nessuna dei due ha un moto proprio, con l’avvicinarsi si finisce col creare un sistema nel quale le cariche si annullano reciprocamente: il sistema è allora totalmente diseccitato.
Se, al contrario, entrambe hanno una propria dinamica, invece della collisione con diseccitazione,  il combinato disposto di eccitazione e dinamismo determina un una sorta di moto accoppiato dei due elementi (in realtà, quasi sempre, è uno che ruota intorno all’altro!) che ha un suo equilibrio stabile e duraturo.

Comunque, anche nel caso di annullamento reciproco, è sempre possibile attraverso una eccitazione esterna, rimettere in moto il sistema facendo però attenzione perché  se l’eccitazione esterna è troppo forte, il sistema potrebbe disaccoppiarsi.
Un cordialissimo saluto,
Suo Prof. Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Alè, 1) chi si somiglia si piglia ma poi s’annoia
2) chi non si somiglia fa invece il diavolo a quattro per pigliarsi l’assolutamente incompatibile ma dopo un po’ s’annoia lo stesso 3) a quel punto si può provare con l’eccitazione esterna però, Alè, io te lo dico: so’ corna, eh, corna che rieccitano il sistema statico ma che, senza mazzate, lo fanno pure scoppià. Mo’ dimmi tu se una, a meno che non ci abbia tra le mani haicapitobenechi, deve fare tutto ’sto casino.

Già è un trauma il distacco mo’ ci mancava pure l’attrito

Tuesday, March 29th, 2011

Cara Meri Pop,
ma questo professor Pi esiste veramente? Io credevo fossi sempre tu che ti sdoppiavi ma, non ti offendere, dal tipo di risposte ho capito che invece deve essere una persona molto razionale, riflessiva, affidabile, logica. A questo punto ne approfitterei per chiedergli: ma secondo lei, caro prof, si può fare qualcosa per sedurre qualcuno che apparentemente non si interessa a noi, qualche legge attrattiva di particelle nell’universo, oppure ci sono particelle inconciliabili, neanche con un paio di autoreggenti come si deve?
Grazie.
Giulietta
P.S.
Meripop, scusa ma pensavo proprio fossi tu
 
Intrusione a cura di Meri Pop
Giuliè, scusa, che sarebbe sto “invece”? Che io forse non offro garanzie alle voci “razionale, riflessiva, affidabile, logica”? Ora io la lettera gliela passo perché la mia nobiltà d’animo mi precede come fama nel mondo però c’è gente che per molto meno ha ucciso.

Risponde il Professor Pi, persona molto razionale, riflessiva, affidabile, logica. Nonché scienziato

Gentile Giulietta,
grazie per le belle parole che ha speso per me.
Per tornare alla domanda, se fossi un creativo, come lo è Meri Pop, mi verrebbe da ricordarle una famosa scena del film “Io sono un autarchico” (mi si nota di più se ci vado, se non vado, se vado e mi metto da parte…).
Come scienziato mi permetto di notare che, nei sistemi con resistenza, per mettere in moto un processo bisogna superare ciò che si chiama “attrito di primo distacco”. Bisogna cioè fare uno sforzo iniziale che è superiore a quello che si deve fare una volta che il sistema è in moto.

Visto che gli sforzi da Ella compiuti ad oggi non hanno sortito l’effetto sperato, la prima domanda da porsi è se il dispendio di ulteriori energie valgano la messa in moto del sistema o se non valga la pena cambiare sistema.
Cordialmente
Suo Pi

 

Chi lascia il fidanzato vecchio per il nuovo sa di certo che lo lascia ma non sa se lo ritrova

Wednesday, March 23rd, 2011

Cara Meri,
non è che chiederesti al Professor Pi che cosa si può fare in caso di indecisione fra “meglio un uovo oggi o una gallina domani”? Intendo dire che, alle prese con un fidanzato A di lungo corso, avrei più o meno appurato che su alcune cose è irrecuperabile, tipo odia il cinema e le mostre, cose alle quali però, passata la sbornia iniziale del mi-ve-bene-tutto, io in realtà tengo. Ma è anche vero che, consultate le statistiche e data anche un’occhiata ai fidanzati delle amiche, mi chiedo: fino a che punto è il caso di osare, o di azzardare, alzando l’asticella delle pretese? La scienza ci insegna qualcosa in questo senso?
Grazie
Ginevra
 
Gentile Ginevra,
la questione che Ella pone riguarda essenzialmente il caso di chi non abbia dato ascolto ai campanelli e, di conseguenza, ora sia alle prese con un problema di “ottimo”: vincolato o meno?
La ricerca dell’ottimo vincolato tiene conto dei limiti del sistema in cui ci muoviamo. La ricerca dell’ottimo assoluto la si esplora in tutto il dominio possibile.
Non vi è dubbio che l’ottimo assoluto sia migliore di quello vincolato ma nell’allentare i vincoli non sempre si riesce a capire dove si arriva.
Ad maiora, Suo Pi

Traduzione a cura di Meri Pop: a Ginè, qui c’è gente che soffre. E non ci ha nulla. Un po’ di rispetto. Tieniti ’st’ottimo vincolato a, al limite, alla scadenza della cedolare secca, glielo cedi a qualche altra povera disgraziata in usufrutto.

Per chi suona la campanella

Tuesday, March 22nd, 2011

Caro Professor Pi,
che Lei sappia esiste una formula per tenersi alla larga dai guai sentimentali?  Un avvisatore acustico di pericolo?
Sua Carla
 
Cara Carla,
l’avvisatore acustico è dentro di noi. E’ quella sorta di cortocircuito che gli anglosassoni chiamano “chemistry”, quella sensazione impalpabile ma chiara, qualcuno dice legata ai feromoni, che ci prende anche solo sfiorando qualcuno, fossanche un estraneo. L’ha presente? Occhiate di tralice, sudore alle mani, calori in varie parti del corpo…

Il campanello suona, il problema è ascoltarlo. Infatti quasi mai scappiamo.
Suo, Pi

 

Lo smemorato di Cuorlegno

Tuesday, February 8th, 2011

Temperature minime della notte: Roma Ciampino 4, Roma Fiumicino 1, San Valentino -6.
Bene e ora passiamo alle notizie dall’interno. 

Caro Professor Pi,
la scienza procede anche per errori ma progredisce perché sa farne tesoro. Perché in amore non succede e da che mondo è mondo continuiamo a ripetere sempre gli stessi errori e non ci evolviamo mai?
Giovanna

Risponde il professor Pi, greco
Cara Giovanna,
anche dal punto di vista scientifico ci sono sistemi con memoria e sistemi senza memoria. Questi ultimi non sono adattativi, non imparano cioé dalle esperienze precedenti e ripercorrono la stessa evoluzione a fronte degli stessi dati. Che l’amore sia un sistema senza memoria?
D’altra parte, se è vero che la scienza progredisce è altrettanto vero che a volte ci vogliono secoli. La matematica ci ha messo circa due millenni a capire come trattare l’infinito ed ancora, in molti casi, solo come limite.
E dunque, al limite, penso che arriveremo anche noi  a comprendere qualcosa dell’amore, solo che, al limite, magari sarà troppo tardi.
Cordiali saluti
Suo Pi

Traduzione a cura di  Meri Pop
Giovà, non c’è salvezza. Lasciamo proprio perdere. Mai provato col bricolage, il decoupage, il potage?

Dimmi quanto, quanto quanto

Thursday, November 18th, 2010

Caro professor Pi,
riguardo alla sua branca di riferimento della Fisica quantistica mi rivolgo a lei non tanto per la parte della Fisica quanto per la “quantistica” per chiederle: avendo io accumulato negli ultimi sei mesi una serie di n.3 “due di picche” nel mio itinerare da un happy hour a un appuntamento con esponenti dell’altro sesso, secondo lei quanti altri ne devo accumulare per arrivare finalmente a un esito positivo?
Grazie
Sabina

Risponde il professor Pi
Cara Sabina,
come lei certamente saprà, la meccanica quantistica ci dice che eccitando il sistema (almeno un quanto di energia) gli elettroni (per semplificare) modificano il loro stato da stazionario in transitorio nel quale, in modo casuale, iniziano a “saltellare” da uno stato ad un altro e questa transitorietà non termina se non quando si smette di eccitare il sistema, di fornirgli, cioè, quanti di energia.

E’ anche noto che un eccesso di eccitazione può portare ad una frantumazione con conseguente scissione.
Mi permetto infine una nota personale: nella mia lunga (ahimé) carriera di scienziato ho alla fine realizzato che i risultati migliori non li ho mai ottenuti nei momenti di maggior eccitazione ma quando, con serenità, sono riuscito a elaborare i dati a mia disposizione.
Sperando di essere stato esauriente e soddisfacente mi è caro augurarLe un sereno domani.
Suo, Pi

Traduzione a cura di Meri Pop
Sabì,
è tutto da rifare. Noi pensavamo che il sistema lo dovevamo eccitare e invece questi vogliono essere lasciati in pace, che sennò gli viene la frantumazione, dei cabbasisi.
Però, scusi eh professor Pi, io i saltelli più che da uno stato all’altro li ho visti, eccome, da una cubista a un’altra e non sarà certo il suo caso ma Le assicuro che era gente che pure doveva elaborare i dati a sua disposizione, quelli del popolo italiano per dirne uno, e lo faceva saltellando.
Però se lei dice che Sabina il sistema non lo deve eccitare noi Le crediamo: lasciamo che continui a farlo Ruby. Sabì, statt’a casa.

 

L’approssimata felicità dell’essere

Wednesday, September 15th, 2010

A desiderare l’irraggiungibile si può raggiungere la felicità?

Risponde il Professor Pi

Cara Felicemente Anticoronamentale,
la felicità: ci tendiamo ma è come la ricerca del limite.
I matematici, che sono dei teorici, non sono contenti se non ci arrivano, al limite.
I fisici, gli ingegneri, tutti gli applicati in genere, sanno bene che ciò che conta, ed è sufficiente, è avere un valore approssimato del limite che, come non bastasse, tenga conto anche dei limiti degli apparecchi sperimentali.

Credo, con molto rispetto, che questo possa essere l’apologo per le questioni d’amore.

Tendiamo all’assoluto, ma poi ci accontentiamo dell’approssimazione che è più vicina ai nostri limiti sperimentali, aneliamo al pieno coinvolgimento ma poi ci accontentiamo di una sua approssimazione che, ovviamente, è diversa per ognuno di noi.
Ecco, a me pare, visto che Meri Pop me lo chiede, che la nostra amica Felicemente Anticoronamentale sia una sperimentale ed abbia scelto qualcosa che, non essendo il limite, le lascia un epsilon (cioè una misura che, se pur piccola, non è zero) spazio di manovra.

(Informo la gentile utenza che, con questo, siamo al post N. 150 – E che ’sto fatto che il professor Pi passi dal teorema di Fermat a Don Backy a me mi fa impazzire. A me mi. Proprio)