Archive for the ‘Chiccen for dammis’ Category

Il tuo bacio è come un croque

Sunday, May 6th, 2012

In attesa dei risultati sia francaisi che italieni ed eventualmente volendoci portare avanti per una mia candidatura, agevolmente illustrovi mio CV in 5 parole

Nella foto un dettaglio della Pop Kitchen dopo il regalo di mia sorella. Sezione: Il tuo bacio è come un croque.

Manifesta sussistenza: il piccillato

Thursday, April 5th, 2012

Sai quei giorni in cui tu stai tipo alla scrivania e tutto ti conduce alla mesta conclusione di giornata quando improvvisamente ti compare un flash nel cervello, che nn è il collega che ha acceso la luce, e ti ritorna un profumo antico nel naso e un’immagine negli occhi e la voglia di telefonare alla nonna, che per la cronaca è morta tipo trent’anni fa?

E’ così che ieri sera improvvisamente, a metà strada tra la Fornero e Monti, tra il reintegro e la manifesta insussistenza si è invece consustanziato in testa un piccillato.

Sarebbe un dolce che mangiavo a Pasqua da nonna, appunto, a San Pietro Avellana, provincia di Isernia, cucuzzolo di montagna.

Il piccillato non è una pizza e non è una torta, è tonda ma non è una ciambella, è profumata ma non tanto. Dentro dovrebbero esserci puro lievito madre naturale, uova fresche, zucchero, burro, latte e farina, uvetta e non so che altro.

Ed è stata Pasqua per anni e anni e anni, il piccillato, insieme al profumo di camino dentro, al profumo di freddo fuori e soprattutto al profumo dei dolci nascosti nello stanzino buio. Inaccessibili fino alla colazione di Pasqua.

Mo’ una che passa dalla Fornero al piccillato, secondo voi, potrà mai salvarsi? O essere reintegrata nella normalità? E soprattutto, che qualcuno me la trova sta ricetta del piccillato?

Sweetgrace

Wednesday, March 28th, 2012

Di suo avrebbe potuto continuare a vivere come Paperon de’Paperoni a Londra. O a Niù Iorc. O a Brucsel. O indove caspita voleva continuando a fare il lavoro che faceva. All’estero. Purché non in Italia. Dove, notoriamente, siamo per il merito. Ma solo nelle dichiarazioni per i giornali: quando arriva un curriculum, fosse anche quello della Montalcini, ove non accompagnato di norma si butta nel cesso.

Vabbè insomma sto parlando di Grace. Che, una volta passata la frontiera, lavora si ma con grandissima fatica e certamente meno soddisfazioni. E dunque che ha pensato? Che vorrebbe riespatriare, riandarsene. E a me sta cosa che chi ha cervello può usarlo prevalentemente all’estero mentre spesso i decerebrati qui vanno avanti che è una bellezza, insomma a me sta cosa mi fa veramente incavolare. 

Insomma allora che ha pensato, mentre aspetta che suoni la campana, nel senso quella del Big Ben? Che mo’ basta portare curriculum: portiamo prelibatezze. Dunque al tailleurino vuole affiancare, in Italia, la sua prima passione: grembiule e cappello da chef. Per cucinare. Cucinare a domicilio. Su ordinazione. Soddisfare le voglie. E la fame, all’occorrenza. E la gola. E l’occhio. E il palato. E insomma:

tuttoquellocheavrestevolutofareincucinaenonavetevogliadifare
può farvelo Grace. Sweetgrace.

Per dire io per Pasqua le ho già ordinato questo e questa:  

Casatiello

Pastiera

Poiché, eddigiamolo, quando mai avrei potuto mangiare casatiello e pastiera fatti in casa? Che se aspettate che li faccio io state freschi. 

E, per dire, l’altra sera a casa sua ci ha fatto trovare:

Polpette di baccalà con fondutina di carciofi e aceto balsamico caramellato
Roastbeef alla genovese
Carciofi capperi olive nere e prezzemolo

E la sera dopo preparava un

Tortini mignon di alici all’arancia con trito di erbe aromatiche
 Insalata di arance, limoni e finocchi con aceto balsamico
Yorkshire puddings

Una che altro deve fa’ per alleviarvi l’esistenza?

Vabbè, se volete contattarla la trovate qui:
sweet food 1love1food@gmail.com

O a casa mia. A cucinare.

Elogio della dolcentezza

Monday, March 26th, 2012

Premesso che a noi Ayers Rock ce fa un baffo

Muffin della Frà

mi è gradito informare e infornare che la mia amica Francesca si è oggi presentata in ufficio con un cesto pieno di cotanti Muffin, giustappunto nella Giornata mondiale della lentezza. Il punto è che Francesca non l’ha manco assaggiati! Che sta a dieta. Ma si è messa lì in cucina, in una lenta domenica di primavera, e ha iniziato a impastare, spignattare, impirrottare, cuocere, attendere, sfornare, confezionare, sapendo che di tutto quel lavoro lei avrebbe usufruito solo dell’appagamento olfattivo (che pare che il profumo si sentisse fin fuori del Raccordo Anulare).

Quindi ora io me ne sto qui a raggiungere il Nirvana, dopo essermi sbranata con le mandibole e con gli occhi quest’Everest della glicemia e della generosità. E penso che quando so’ stronze so’ stronze ma quando sono buone le donne so’ veramente come i muffin: sempre morbide dentro.

Pop kitchen/ Elenco del minimo sindacale da comprare per una cucina minimamente degna del nome

Monday, March 12th, 2012

Avendo il Professor Pi effettuato un sopralluogo nella Pop Kitchen nel giorno dello sdoganamento dall’Erasmus nell’insalata già pronta, prosciutto e parmigiano e al massimo la Zuppa del casale, e avendo eseguito l’ormai celeberrima pasta alla siciliana rivisitata, in assenza di instrumenti che mi chiedeva di passargli e per i quali regolarmente rispondevo
-non ce l’ho
egli mi ha consegnato una lista del minimo sindacale che dovrebbe essere rintracciabile in una cucina e su una tavola di qualsivoglia levatura minimamente degne di questo nome:

Mestoli di legno
Pentola per la pasta
Tegame grande
Due tegami piccoli
Pentola a pressione
Numero una padella di diametro 28
Set coltelli da cucina no dell’Ikea
(-Coltello per il battuto
-Eccolo
-Meripo’ coltello decente per il battuto
-Non ce l’ho
-Aggiungi)
Coltellini taglienti (guardate, da Ikea va bene la libreria Billy, anche la cassettiera Malm ma i coltelli lasciate perdere)
Teglia da forno tonda di vetro
Forma per plum cake (Professor Pi ma io non mi ricordo manco come si fa la frittata, mo’ il plum cake? Meripo’ io non capisco queste tue previsioni sempre al ribasso, innalzati. -Vabbè, tiremminnalz)
Teglia apribile
Teiera (Teiera? Meripo’, da dove pensi di versare il thè, mica dal bollitore?)
Boule di metallo (-Eh? -B-o-u-l-e di me-tal-lo, per gli impasti -Gli impasti, si si si m’innalzo)
Pelapatate
Grattugia
Zuppiere
Formaggiera
Posate da insalata
Saliera, pepiera, oliera acetiera
Piatti da portata
Grembiule
Bicchieri da alcol
Whisky, Rum, Grappa, Cointreau, un Amaro

Non oso pensare se ora ci passassero anche Franka e Grace (che pure ci ha cucinato una pasta con le vongole coi controcavoli), (mia sorella lo sa quindi porta già tutto da casa sua), non mi basterebbe manco l’europrestito per la Grecia.

Vabbè ora vado a chiedere un mutuo a conto Arancio, nel senso la banca non l’agrume.

Mille giorni di the e di me

Friday, March 9th, 2012

Per una serie di motivi che sarebbe complicato riassumervi in meno di un paio di tomi, e che quindi diamo per acquisiti, negli ultimi tre anni non ho più cucinato. Che a scrivervelo e leggermelo ora mi fa pure un po’ impressione. Stiamo parlando di un circa mille giorni. Non che questo abbia minimamente intaccato la poderosa struttura che sorregge sto metro e mezzo di conturbanza. Diciamo che ho diversificato l’approvvigionamento sperimentando un federalismo culinario che, comunque, consiglio. Dovendo riassumere i diversi sistemi di rifornimento calorico, glicemico e adiposo direi che possiamo elencarli nella seguente cinquina:

5 Inviti a cena fuori (aperitivi rinforzati, osterie, ristoranti) con amiche e o amici
4 Inviti a casa di amiche provette cuoche (ho scoperto che lo sono tutte, ma dico proprio tutte)
3 Vernissage, presentazione di libri, mostre con RIC, ricaduta in culinaria
2 Sperimentazione di piatti la cui preparazione non superi i cinque minuti riscaldamento compreso
1  Convenzione con il takeaway e con i Tupperware di mia sorella e o mia madre

Dei mille giorni così distribuiti non c’è stata una sola sera nella quale abbia sentito la mancanza di un protratto spadellamento, impastamento, infornamento, fritturamento. Ci tengo comunque a precisare che in mille giorni, tutte le sere, non ho mai rinunciato alla mia tisana o al mio the. Mille giorni da bollita, quindi. Per altro vivendo in 25metri quadri compreso il corridoio del pianerottolo in comune col vicino ho sempre ritenuto sleale occuparne anche un solo metro con casseruole e mestoli.

Ora, per un’altra serie di motivazioni che sarebbe complesso riassumervi entro il fine settimana, ho un po’ più di spazio. Ma la cucinotta, minuscola, sempre bonsai resta. Però questa me la sono scelta io, mattonellina per mattonellina. Non posso più accampare altri tipi di scuse che non siano la verità: non ne ho voglia.

Senonché, dopo una quindicina di giorni in cui le passo davanti e un po’ la ignoro un po’ la spio un po’ mi ci affaccio distrattamente e un po’ mi ci soffermo, dopo averci visto all’opera mia sorella la mia amica Grace e persino il professor Pi, che fa la sua figura anche senza tenda e sacco a pelo ma con tegame e schiumarola e che ha interrotto le ricerche del bosone di Higgs a favore del pentolino di Meri, dicevo dopo aver osservato muovercisi dentro persone che amano cucinare e si amano cucinando, e dopo aver seguito un corso di formazione a distanza via mail della mia amica Fiorella sull’insalata di cannellini, gamberetti, cuori di sedano e balsamico, finalmente ieri sera mi sono sentita pronta per un invito a cena della suddetta Fiorella e di un’altra eroica volontaria.

Beh la pasta alla siciliana era venuta meglio al professor Pi ma le due poracce avendo assaggiato direttamente la mia hanno detto “uh, buona” (so’ amiche, amiche vere). In più si erano premunite portando una un boccione di Ferrari e l’altra un vassoio XL di cassatine e cannoli di Ciuri Ciuri: dunque, nell’orgia di bollicine e ricotta dolce variamente declinata, avrei deciso che l’Erasmus nel takeaway può essere momentanemante interrotto.

Certo, stasera si fa tardi e quindi ho già avvistato un ultimo Tupperware di mia sorella, domani se dio vuole sto dal Professor Pi, domenica da Nicki Sventola, lunedì si rifà tardi e non è che una si può mettere a fare rumori in cucina, lo dico per i vicini, quindi purtroppo mi trovo costretta già a interrompere il master.

Però, certo, confesso che mentre ieri sera l’aglio si rigirava tutto felice nella padella sfrigolandosi nell’olio e ogni tanto si sbaciucchiava col peperoncino e quando sono arrivati i pinoli hanno cominciato a ciarlare tutti felici, chevvelodicoaffà che è successo quando sono planati pure i filetti di acciuga, beh ecco io mi sono sentita un po’ un direttore d’orchestra. Il pangrattato tostato, nel crescendo rossiniano, ha coronato un’esecuzione direi soddisfacente.

E ho pensato che se la spinta definitiva non me la darà la voglia di pappa almeno lo farà quella di sentirmi Pappano.