Archive for the ‘Chiccen for dammis’ Category

Le corna di Enzo e quelle di Nora

venerdì, marzo 13th, 2015

Essendo l’odierna giornata nata e proseguita sotto il segno delle corna, mi è gradito fornire un esempio di come lo stesso materiale, finendo su teste diverse, possa trovarne il completo riscatto fino ad assurgere alla glorificazione dell’arte. Che Enzo-agenziapubblicitaria ci scrive la letterina-marketing che abbiamo letto e lei un capolavoro di film, “Heartburn, affari di cuore”

Parliamo delle corna di Nora Ephron. Quelle che le inscrisse il suo secondo marito, Carl Bernstein (sì, proprio uno dei due eroi dello scandalo Watergate). Nora lo sposò nel 1976 per divorziarne nel 1979 quando ella, incinta del secondo figlio, venne a sapere che Carl la tradiva con la figlia del Primo ministro britannico.

Vi lascio immaginare traumi e ferite ma, ebbe a dire, “sono sopravvissuta. Ci ho scritto un romanzo. Con i soldi guadagnati ho comprato una casa”. Che Enzo invece si comprò una pagina del Corriere.

Ma il momento-clou che volevo sottoporvi non è nemmeno quello in cui Nora nel libro si abbandona alle descrizioni più di lei che del fedifrago (raccontando di un marito “capace di fare sesso con una tenda veneziana” e dell’aspetto di lei come quello di una giraffa dai “grandi piedi”). No, il momento è quello in cui devono andare, ancora insieme Nora e Carl, a una cena da amici e lei prepara una torta al limone. “Mezz’ora per farla, la sera, quando tutti dormono. Girare e rigirare il cucchiaio nella crema meringata -scrive Angela Frenda sul Corriere– osservandone le onde irregolari e ipnotiche” per poi la sera dopo attendere fino al termine della cena, alzarsi, andare a prendere il vassoio, riavvicinarsi al tavolo e SPLAFF, davanti a tutti, spiaccicargliela in faccia.

Dunque sì, la vendetta è un piatto. Che va consumato e spiaccicato freddo.

(Ed ecco la ricetta, per ogni evenienza)

Pollo alla salsa di melograno

domenica, settembre 1st, 2013

In seguito a una nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai già alla nona puntata dei Giorni dell’Iran e io sto ancora a cinque, eccheè, stai andà troppo in fretta

ho ritenuto opportuno fermarmi un po’ con il programma per darvi la possibilità  di rimettervi in paro (sia chiaro che domani si ricomincia e interrogo, vedete di regolarvi). Quanto però all’altra speculare e altrettanto nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai ancora ferma alla nona puntata, so’ tre giorni, daje un po’

è con viva e vibrante ma soprattutto nutrita soddisfazione che vado dunque a proporvi una ricettina persiana facile facile che giusto oggi a pranzo mi ha cucinato il Professor Pi in quel del Granducato. Trattasi dei

Petti di pollo alla salsa di melograno, rivisitazione di un kebab di agnello in salsa di melograno addentato chissàddove.

Per 4 persone
2 petti di pollo tagliati a fette (-Meripo’ tagliati per il lungo per farne 4, vi capite solo voi)
Maizena q.b.
sale q.b.
olio e butto q.b.

Infarinate nella maizena le fette di petto di pollo. Mettete a scaldare in una padella un po’ di olio e burro. Rosolate le fettine. Salate e togliete dal fuoco.

A questo punto
1)Fatevi invitare ad entrare in Iran, se ci riuscite
2)Recatevi all’aeroporto con il numero di passaporto sbagliato
3) Fatevi comunque ammettere nell’Islamic Republic of Iran
4)Una volta sbarcati dopo 24 ore di viaggio, quando c’è un diretto Roma Teheran che ce ne mette 4, fatevi un trekking con impettata di sole alle ore 13
5) Cercate come potete di sopravvivere ai successivi sette giorni al caldo, al chador, al velo, all’autista, al bus, al ramadan, alle salite (è l’unico Paese al mondo in cui si sale soltantro, ma come caspita è)
6) Mentre vi trovate nel nord dell’Iran nel quale vi assicuro vi troverete solo voi, e mentre l’autista si sta perdendo per l’ennesima volta sulla statale Rasht-Qazvin, che per certificazione della Lonely Planet “è una spaventosa trappola mortale con qualche cosa di interessante da vedere qua e là” (e no, belli miei, non lo venite a chiedere a me perché uno parta dall’Italia per immettersi in un posto simile) dicevo mentre siete geolocalizzati sulla trappola, auguratevi che a Rita scappi la pipì in modo tale che Nasser sia costretto a fermarsi a Rudbar, nota per le specialità di “olive e aglio sottaceto”. A quel punto, mentre Rita espleta, voi fatevi trascinare dal Professor Pi dentro a questo negozietto

Venditore di salsedimelograno a Rudbar - Foto Professor Pi

e avvistate fuori un bidone che conteneva olii esausti, anche voi sarete esaustii, e assaggiatene le olive ivi contenute. Che dite? Che sono fosforescenti? Embeh segnalatelo all’Aiea.org, l’agenzia Onu sull’energia atomica, tanto al Professor Pi è inutile, dirà che

-Meripo’, boòne, non senti anche un retrogusto di aglio?

Dicevo è a sto punto che voi avvisterete nel negozio anche un abominevole altro contenitore in cui sta ammappazzata della roba ultravioletta la quale attirerà subito lo sguardo e le bramosie del Professor Pi il quale prima l’assaggerà immergendo un dito nella guazza e portandoselo voluttuosamente a contatto con le papille gustative, poi s’illuminerà d’intenso (per l’ultravioletto, immagino) e ne chiederà una chilata da riportarsi in Italia. L’uomo gliene mestolerà una cofana specificando che

-Anche se avete altri 20 giorni di viaggio a 40 gradi questa resiste.

Ed è così che, dopo che nel 1905 lo scienziato Albert Einstein intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell’atomo, così nel 2013 lo scienziato Professor Pi intuì la possibilità di arricchire della iraniana sostanza non l’uranio ma i nostrani petti di pollo.

Bene, a questo punto riprendete i petti di pollo, spalmateci sopra l’ultravioletta salsa di melograno

Iranian Salsadimelograno - Foto Meri Pop

che effettivamente pare aver resistito a tutto, impiattate e servite.

Così in una calda giornata di primo settembre in quel di Sesto Fiorentino, Culinaric Republic of Italy

Il tuo bacio è come un croque

domenica, maggio 6th, 2012

In attesa dei risultati sia francaisi che italieni ed eventualmente volendoci portare avanti per una mia candidatura, agevolmente illustrovi mio CV in 5 parole

Nella foto un dettaglio della Pop Kitchen dopo il regalo di mia sorella. Sezione: Il tuo bacio è come un croque.

Manifesta sussistenza: il piccillato

giovedì, aprile 5th, 2012

Sai quei giorni in cui tu stai tipo alla scrivania e tutto ti conduce alla mesta conclusione di giornata quando improvvisamente ti compare un flash nel cervello, che nn è il collega che ha acceso la luce, e ti ritorna un profumo antico nel naso e un’immagine negli occhi e la voglia di telefonare alla nonna, che per la cronaca è morta tipo trent’anni fa?

E’ così che ieri sera improvvisamente, a metà strada tra la Fornero e Monti, tra il reintegro e la manifesta insussistenza si è invece consustanziato in testa un piccillato.

Sarebbe un dolce che mangiavo a Pasqua da nonna, appunto, a San Pietro Avellana, provincia di Isernia, cucuzzolo di montagna.

Il piccillato non è una pizza e non è una torta, è tonda ma non è una ciambella, è profumata ma non tanto. Dentro dovrebbero esserci puro lievito madre naturale, uova fresche, zucchero, burro, latte e farina, uvetta e non so che altro.

Ed è stata Pasqua per anni e anni e anni, il piccillato, insieme al profumo di camino dentro, al profumo di freddo fuori e soprattutto al profumo dei dolci nascosti nello stanzino buio. Inaccessibili fino alla colazione di Pasqua.

Mo’ una che passa dalla Fornero al piccillato, secondo voi, potrà mai salvarsi? O essere reintegrata nella normalità? E soprattutto, che qualcuno me la trova sta ricetta del piccillato?

Sweetgrace

mercoledì, marzo 28th, 2012

Di suo avrebbe potuto continuare a vivere come Paperon de’Paperoni a Londra. O a Niù Iorc. O a Brucsel. O indove caspita voleva continuando a fare il lavoro che faceva. All’estero. Purché non in Italia. Dove, notoriamente, siamo per il merito. Ma solo nelle dichiarazioni per i giornali: quando arriva un curriculum, fosse anche quello della Montalcini, ove non accompagnato di norma si butta nel cesso.

Vabbè insomma sto parlando di Grace. Che, una volta passata la frontiera, lavora si ma con grandissima fatica e certamente meno soddisfazioni. E dunque che ha pensato? Che vorrebbe riespatriare, riandarsene. E a me sta cosa che chi ha cervello può usarlo prevalentemente all’estero mentre spesso i decerebrati qui vanno avanti che è una bellezza, insomma a me sta cosa mi fa veramente incavolare. 

Insomma allora che ha pensato, mentre aspetta che suoni la campana, nel senso quella del Big Ben? Che mo’ basta portare curriculum: portiamo prelibatezze. Dunque al tailleurino vuole affiancare, in Italia, la sua prima passione: grembiule e cappello da chef. Per cucinare. Cucinare a domicilio. Su ordinazione. Soddisfare le voglie. E la fame, all’occorrenza. E la gola. E l’occhio. E il palato. E insomma:

tuttoquellocheavrestevolutofareincucinaenonavetevogliadifare
può farvelo Grace. Sweetgrace.

Per dire io per Pasqua le ho già ordinato questo e questa:  

Casatiello

Pastiera

Poiché, eddigiamolo, quando mai avrei potuto mangiare casatiello e pastiera fatti in casa? Che se aspettate che li faccio io state freschi. 

E, per dire, l’altra sera a casa sua ci ha fatto trovare:

Polpette di baccalà con fondutina di carciofi e aceto balsamico caramellato
Roastbeef alla genovese
Carciofi capperi olive nere e prezzemolo

E la sera dopo preparava un

Tortini mignon di alici all’arancia con trito di erbe aromatiche
 Insalata di arance, limoni e finocchi con aceto balsamico
Yorkshire puddings

Una che altro deve fa’ per alleviarvi l’esistenza?

Vabbè, se volete contattarla la trovate qui:
sweet food 1love1food@gmail.com

O a casa mia. A cucinare.

Elogio della dolcentezza

lunedì, marzo 26th, 2012

Premesso che a noi Ayers Rock ce fa un baffo

Muffin della Frà

mi è gradito informare e infornare che la mia amica Francesca si è oggi presentata in ufficio con un cesto pieno di cotanti Muffin, giustappunto nella Giornata mondiale della lentezza. Il punto è che Francesca non l’ha manco assaggiati! Che sta a dieta. Ma si è messa lì in cucina, in una lenta domenica di primavera, e ha iniziato a impastare, spignattare, impirrottare, cuocere, attendere, sfornare, confezionare, sapendo che di tutto quel lavoro lei avrebbe usufruito solo dell’appagamento olfattivo (che pare che il profumo si sentisse fin fuori del Raccordo Anulare).

Quindi ora io me ne sto qui a raggiungere il Nirvana, dopo essermi sbranata con le mandibole e con gli occhi quest’Everest della glicemia e della generosità. E penso che quando so’ stronze so’ stronze ma quando sono buone le donne so’ veramente come i muffin: sempre morbide dentro.

Pop kitchen/ Elenco del minimo sindacale da comprare per una cucina minimamente degna del nome

lunedì, marzo 12th, 2012

Avendo il Professor Pi effettuato un sopralluogo nella Pop Kitchen nel giorno dello sdoganamento dall’Erasmus nell’insalata già pronta, prosciutto e parmigiano e al massimo la Zuppa del casale, e avendo eseguito l’ormai celeberrima pasta alla siciliana rivisitata, in assenza di instrumenti che mi chiedeva di passargli e per i quali regolarmente rispondevo
-non ce l’ho
egli mi ha consegnato una lista del minimo sindacale che dovrebbe essere rintracciabile in una cucina e su una tavola di qualsivoglia levatura minimamente degne di questo nome:

Mestoli di legno
Pentola per la pasta
Tegame grande
Due tegami piccoli
Pentola a pressione
Numero una padella di diametro 28
Set coltelli da cucina no dell’Ikea
(-Coltello per il battuto
-Eccolo
-Meripo’ coltello decente per il battuto
-Non ce l’ho
-Aggiungi)
Coltellini taglienti (guardate, da Ikea va bene la libreria Billy, anche la cassettiera Malm ma i coltelli lasciate perdere)
Teglia da forno tonda di vetro
Forma per plum cake (Professor Pi ma io non mi ricordo manco come si fa la frittata, mo’ il plum cake? Meripo’ io non capisco queste tue previsioni sempre al ribasso, innalzati. -Vabbè, tiremminnalz)
Teglia apribile
Teiera (Teiera? Meripo’, da dove pensi di versare il thè, mica dal bollitore?)
Boule di metallo (-Eh? -B-o-u-l-e di me-tal-lo, per gli impasti -Gli impasti, si si si m’innalzo)
Pelapatate
Grattugia
Zuppiere
Formaggiera
Posate da insalata
Saliera, pepiera, oliera acetiera
Piatti da portata
Grembiule
Bicchieri da alcol
Whisky, Rum, Grappa, Cointreau, un Amaro

Non oso pensare se ora ci passassero anche Franka e Grace (che pure ci ha cucinato una pasta con le vongole coi controcavoli), (mia sorella lo sa quindi porta già tutto da casa sua), non mi basterebbe manco l’europrestito per la Grecia.

Vabbè ora vado a chiedere un mutuo a conto Arancio, nel senso la banca non l’agrume.

Mille giorni di the e di me

venerdì, marzo 9th, 2012

Per una serie di motivi che sarebbe complicato riassumervi in meno di un paio di tomi, e che quindi diamo per acquisiti, negli ultimi tre anni non ho più cucinato. Che a scrivervelo e leggermelo ora mi fa pure un po’ impressione. Stiamo parlando di un circa mille giorni. Non che questo abbia minimamente intaccato la poderosa struttura che sorregge sto metro e mezzo di conturbanza. Diciamo che ho diversificato l’approvvigionamento sperimentando un federalismo culinario che, comunque, consiglio. Dovendo riassumere i diversi sistemi di rifornimento calorico, glicemico e adiposo direi che possiamo elencarli nella seguente cinquina:

5 Inviti a cena fuori (aperitivi rinforzati, osterie, ristoranti) con amiche e o amici
4 Inviti a casa di amiche provette cuoche (ho scoperto che lo sono tutte, ma dico proprio tutte)
3 Vernissage, presentazione di libri, mostre con RIC, ricaduta in culinaria
2 Sperimentazione di piatti la cui preparazione non superi i cinque minuti riscaldamento compreso
1  Convenzione con il takeaway e con i Tupperware di mia sorella e o mia madre

Dei mille giorni così distribuiti non c’è stata una sola sera nella quale abbia sentito la mancanza di un protratto spadellamento, impastamento, infornamento, fritturamento. Ci tengo comunque a precisare che in mille giorni, tutte le sere, non ho mai rinunciato alla mia tisana o al mio the. Mille giorni da bollita, quindi. Per altro vivendo in 25metri quadri compreso il corridoio del pianerottolo in comune col vicino ho sempre ritenuto sleale occuparne anche un solo metro con casseruole e mestoli.

Ora, per un’altra serie di motivazioni che sarebbe complesso riassumervi entro il fine settimana, ho un po’ più di spazio. Ma la cucinotta, minuscola, sempre bonsai resta. Però questa me la sono scelta io, mattonellina per mattonellina. Non posso più accampare altri tipi di scuse che non siano la verità: non ne ho voglia.

Senonché, dopo una quindicina di giorni in cui le passo davanti e un po’ la ignoro un po’ la spio un po’ mi ci affaccio distrattamente e un po’ mi ci soffermo, dopo averci visto all’opera mia sorella la mia amica Grace e persino il professor Pi, che fa la sua figura anche senza tenda e sacco a pelo ma con tegame e schiumarola e che ha interrotto le ricerche del bosone di Higgs a favore del pentolino di Meri, dicevo dopo aver osservato muovercisi dentro persone che amano cucinare e si amano cucinando, e dopo aver seguito un corso di formazione a distanza via mail della mia amica Fiorella sull’insalata di cannellini, gamberetti, cuori di sedano e balsamico, finalmente ieri sera mi sono sentita pronta per un invito a cena della suddetta Fiorella e di un’altra eroica volontaria.

Beh la pasta alla siciliana era venuta meglio al professor Pi ma le due poracce avendo assaggiato direttamente la mia hanno detto “uh, buona” (so’ amiche, amiche vere). In più si erano premunite portando una un boccione di Ferrari e l’altra un vassoio XL di cassatine e cannoli di Ciuri Ciuri: dunque, nell’orgia di bollicine e ricotta dolce variamente declinata, avrei deciso che l’Erasmus nel takeaway può essere momentanemante interrotto.

Certo, stasera si fa tardi e quindi ho già avvistato un ultimo Tupperware di mia sorella, domani se dio vuole sto dal Professor Pi, domenica da Nicki Sventola, lunedì si rifà tardi e non è che una si può mettere a fare rumori in cucina, lo dico per i vicini, quindi purtroppo mi trovo costretta già a interrompere il master.

Però, certo, confesso che mentre ieri sera l’aglio si rigirava tutto felice nella padella sfrigolandosi nell’olio e ogni tanto si sbaciucchiava col peperoncino e quando sono arrivati i pinoli hanno cominciato a ciarlare tutti felici, chevvelodicoaffà che è successo quando sono planati pure i filetti di acciuga, beh ecco io mi sono sentita un po’ un direttore d’orchestra. Il pangrattato tostato, nel crescendo rossiniano, ha coronato un’esecuzione direi soddisfacente.

E ho pensato che se la spinta definitiva non me la darà la voglia di pappa almeno lo farà quella di sentirmi Pappano.