Archive for the ‘Pronto soccorso emotivo’ Category

Il nostro amore sfinito2/ Nostalgia canaglia

Friday, July 27th, 2012

Ve la ricordate, Gisa? (aò so’ solo quattro giorni fa, dai, su, Gisa… l’amore sfinito)

Cara Meri e cari tutti (Antonella, Framino, Paola, Marco GG, Serena, pecerin e anche tutti quelli su Facebook),
grazie! Mi sento sulla giusta strada dello sfinimento al punto che quando lui ha mandato il solito sms da mascalzone latino (perché poi questi ti mollano ma mica si tolgono dalle balle) gli ho risposto: “O sparisci spontaneamente o mi vedrò costretta a fidanzarmi con te perché ciò accada”.
Vostra Gisa

Cara Gisa,
premesso che qua abbiamo una squadra che in confronto
NCIS fa ridere, alle già note considerazioni sullo sfinimento, che solo può consentire la rimozione forzata di un amore o pseudotale che sembra impossibile dimenticare, aggiungo questo cameo del buon Romagnoli che ci illumina sulle sabbie mobili della nostalgia.
Vostra Meri

“La nostalgia è uno specchietto retrovisore ingannevole. Nelle auto a noleggio in America c’è scritto “Attenti, gli oggetti sono più vicini di quanto sembrino”. Attenti, le cose erano meno splendide di come le ricordate. Ma continuate a farlo, per riscrivervi l’autobiografia e convincervi che ci sono stati paragrafi oh, luminosissimi. Com’era buona la frutta, che sapore il primo bacio, casa, le radici, la scoperta di questo e di quello. Di che cosa stiamo parlando?
Non pensare al primo amore, pensa a questo, al prossimo, all’ultimo.”

(eccoveloqquà, Gabriele Romagnoli)

Il nostro amore sfinito

Monday, July 23rd, 2012

Cara Meri,
la domanda è semplice semplice: come dimenticare un amore impossibile e finito che però ancora fa soffrire?
Tua Gisa

Cara Gisa,
la risposta è semplice semplice: per sfinimento.
Tua Meri

P.S.
Lo sai, si, che è inutile star qui a elencare ricette, postarti frasi automotivazionali, invocare l’aiuto di Freud o quello di Lucy Van Pelt: finirà quando finalmente ti verrà a noia. E succederà. Perché non so se l’universo sia infinito e persino Einstein affermava che “Due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana. Ma riguardo l’Universo ho ancora dei dubbi”. Senonché la nostra capacità di autoflagellarci, invece, credo non lo sia. Di poco eh. Ma prima o poi passa. Un attimo prima dell’infinito: nello sfinito, appunto.

Forchetta e cucchiaio

Wednesday, June 27th, 2012

Scusate ma oggi pomeriggio la Giovane Older ha un appuntamento importante, tipo Pirlo davanti al portiere inglese: possibilità di riuscita 50 e 50. Pirlo poi ha optato per il cucchiaio. La Giovane Older, come si capirà più avanti, ha invece un problema di forchetta.
Per l’occasione ho quindi chiesto non già alla Fata Smemorina di Cenerentola, che per carità è bravissima, ma alla superfèscion di Pinocchio, la Turchina -così ci prepariamo pure per gli Azzurri domani- di dirle due paroline.
E dunque, cara la mia Giovane, ti lascio nelle sue sapienti nonché fescionissime mani.
Zia Meri Pop

Cara Giovane Older,
mi ha detto la zia che stai aspettando una risposta e sei un po’ abbastanza agitatina in ansia. Stai tranquilla, succede anche a noi Fate. E che facciamo?
Beh, una può avere tutti i poteri magici del mondo però in certi casi serve di più usare il cervello che la bacchetta. E questo è uno dei casi. Mi spiego: una magia si può fare una volta ogni tanto. Il cervello, se ben allenato, può funzionare sempre. E anche se sono Fata ti dico che mi trovo meglio col cervello. Non tutti, cara, lo usano e lo usano bene: a volte si fermano prima, per pigrizia.

Dunque oggi, in questa busta, ci sarà scritto che tipo di pizza puoi mangiare. Che pizza, dirai! Ecco, esatto: che pizza.
Mi ha detto zia che ti piace leggere. Che pizza, dicono certi, meglio guardare i cartoni. Però, vedi? Le cose che a volte sembrano più difficili poi si rivelano anche quelle che danno più soddisfazione.

E’ chiaro che, nel caso in quella busta ci fosse scritto che la tua pizza dovrà essere senza glutine, questo richiederà uno sforzo in più. Soprattutto del pizzettaro o di mamma quando la cucineranno.
-Oh ‘a Turchì e io??? Che io non gliela posso cucinare io?
-Meri Pop, lasciamo perdere che è meglio, che non te lo ricordi che adesivo t’ha regalato la Giovane Older per la cucina? (Bacio meglio di come cucino, ndr). Meripo’, tu è meglio che la porti a cena fuori, ho certi indirizzi da darti che sono strepitosi.

Scusa cara, riprendiamo. Dicevamo che dobbiamo vedere che pizza. Questo vuol dire solo, EVENTUALMENTE, che tu avrai bisogno di cose un po’ speciali. Non è che avrai meno degli altri: avrai cose un po’ diverse, pensate apposta per te. Cioè quando noi cucineremo, noi tranne tua zia ovvio, ci diremo: “Oh bene questo è per noi e questo è per la mia Giovane Older”.
Fico, no, essere pensati sempre così? Sempre speciali. E non solo in cucina.

Tra l’altro mi ha telefonato anche Grace, che è l’amica di zia che come me è una maga soprattutto in cucina, e mi ha detto che ha delle ricette per te che in confronto Ratatouille è un principiante.

Ora devo proprio dirtelo: guarda che noi Fate tutte queste attenzioni mica le riceviamo, eh.

Bene, allora siamo d’accordo: in cucina cose speciali per bambine speciali. Il resto continua meglio di prima. Perché fino ad ora si è sempre detto che non bisognava viziarti. E invece, tutto insieme, ci sarà un foglio con su scritto: e viziatela un po’, sta bambina, e su!

Un bacio porporino con i nuovi colori della stagione fèscion: corallo e azzurro, ovvio.
Tua Turchina

Ti aspetto. Se serve vengo a prenderti

Monday, October 4th, 2010

Istruzioni per Alessandra.
Mi scusino i miei 25 lettori. Dice: potevi mandarle una mail. No.

Alessà, lo so. Lo so che oggi ti sembra tutto in salita. A chi lo dici.
Io aprivo la valigia alle 9 e ci mettevo i vestiti.
Alle 10 ripassavo e la svuotavo.
alle 11 dicevo madovecaspitavado. 
Alle 12 invece arrivava il  ”macchiccavolomelhafattofareammè”.  
Alle 13 guardavo il biglietto aereo e piangevo direttamente.
Alle 14 pausa pranzo.
Alle 15 impanicamento da oddioecomefaccio.
Alle 16 si ricominciava con madovecaspitavado.
Alle 17 era l’ora del te: cheTEpossinomeripo’macheseiscemadovevaidasola.
Alle 18 emergenza taxi: esenonarrivaeperdolaereopercubaèmeglio.
Alle 19 tiggittrè.
Alle 19,30 tiggittrè regionale e nuovo riempimento della valigia.
Alle 20 tiggiuno e risvuotamento.
Alle 21 sms al coordinatore del viaggio: dimenticatemi.
Alle 22 sms al coordinatore del viaggio: ripeto, dimenticatemi.
Alle 23 sms al coordinatore del viaggio: disperdi le ceneri del mio biglietto.
Alle 23,30 Porta a Porta. Col vicino: mi sa che ti sta andando a fuoco la pentola che mi entra il tuo fumo dalla mia finestra che già devo disperdere le ceneri del biglietto e comunque io non ce la posso fare a partire buonanotte e ciao e dimenticami pure tu.

Ecco, Alessà. Pensa come è cominciato, uno dei viaggi più belli della mia vita.

Ricapitolando: io ti aspetto. Roma pure. Se serve veniamo insieme a prenderti.
Quindi, come direbbe l’amico Luciano, niente paura.

A novembre

Friday, September 17th, 2010

Ci è gradito informarvi che a seguito della vibrante denuncia di Supercalifragili si è innascata una mobilitazione dei palati e dei cerini in tutta Italia.

L’annosa vicenda dello scatolone-catafalco di Francè-Patù è ormai a una svolta: si è deciso di dargli direttamente fuoco. Al catafalco.

La cerimonia si svolgerà presumibilmente in coincidenza con il Patù-birthday a novembre, che lo dice pure Giusy Ferreri che la città si accese in un istante, in quel di Bologna e alla presenza delle massime autorità del Comitato Lascia Un Commento di Supercalifragili.

Il Comitato organizzatore presieduto in loco da Pres e First Lady sta scaldando i motori e gli accendini e avvierà ad horas le consultazioni per indire data e logistica dell’evento catartico e catafalcico.

A seguito delle  e-mozioni fin qui presentate e approvate siamo in grado di anticiparvi che di sicuro non mancheranno il catafalco, un sacco di amici, il falò, i palloncini e una selva di vaffanculi slogan adeguati alla bisogna.

Per completezza dell’informazione e in ossequio alle norme sulla trasparenza amministrativa alleghiamo infine al presente post una serie di sup-post pervenuti via sms alla scrivente da avventori e avventrici del blog.

“Meri Pop, non è per dire, ma ho letto i commenti e il pronto soccorso emotivo ce lo fa lei a noi, Patù dico. Io ho già coniato il motto dell’anno: ficcati un catafalco in bip. Ciao Meripo’”.

“Meri, ma ’sto scatolone sarebbe l’epilogo di una convivenza? Questo lo sa che ora ha finito di campare in pace? Di dov’è? Google map fa miracoli, ci ha pure il mirino”.

“Meripo’ scusa ma a meno che dentro a questo scatolone non ci stiano due tele di Rembrandt ma lasciategli tutto, a ’sto bip, ecchebip”.

“Ahhh MeriPop, ma tutti te?”

“Ma è una salma? Guarda che mica è così facile traslare salme, informati prima di partire”.

“E’ assolutamente legittimo usare il proprio corpo per gettarlo addosso con violenza al deficiente che nemmeno ti fa riavere a casa i tuoi effetti personali, bip bip”.

“Meripop, avanti tutta: chill che stann abbàsc vann ammònt e chill che stann a prua vanno a Meripoppa. E salutam a sòreta”.

(Questo post ha ottenuto la certificazione preventiva di adeguatezza)

 

Scusate ma è un caso urgente: a Francè, eddài

Friday, September 10th, 2010

Spiace questo uso privatissimo di mezzo simil-pubblico però il caso è urgente.

Dunque, Francè, ricapitoliamo: era di maggio quando  mi hai detto “Meripo’ tu mi devi aiutare, dobbiamo andare a Bologna, devo andare a ritirare quel pacco e da sola non ce la posso fare”.

E lo so che il “pacco” te l’hanno fatto a te, lo so tesoro mio, però mo’ il pacco noi ce lo dobbiamo andare pure a ritirare. A Bologna. E lo so che dentro al pacco ci sta roba di una vita fa.

E io infatti ti ho detto: “Dai che dopo “Tre uomini e una gamba” facciamo “Due donne e un catafalco”.
E ti ho pure aggiunto: “La sai una cosa, Francè? Oggi a noi ci sembra una tragedia, ’sto pacco. Ma vedrai che quel viaggio segnerà il primo squillo della riscossa”.

Poi tu, anche a causa del tuo equilibrio emotivo più instabile del solito e cioé parecchio, hai cominciato a questionare sullo “squillo” però tutto sommato alla fine ti sei convinta.

Mo’ però è settembre. Prima c’era la depressione da fine primavera, poi quella da inizio estate, poi in effetti Bologna a luglio è come la Valle della Morte ad agosto, poi c’è stata la Valle del Limpopo che io stavo in Africa, poi c’è stata la Valle di lacrime che c’è la sindrome del rientro.

Francè, mo’? Tutto sommato dobbiamo andare a Bologna che è un gran bel posto, pensa se dovevamo andare sul Po con le ampolle. Ci sono pure Pres e First Lady che ci aspettano. Sono persone a modo, eh, garantito.

Francè, proprio a te lo devo ricordare che, come diceva Audrey Hepburn, Bologna è sempre una buona idea?
Era Parigi?
Ah. Vabbè mo’ non stiamo a sottilizzare: te lo ricordi, si, come stavo io a dicembre? Te lo ricordi si, visto che stavi all’ufficio Raccatti.
Beh e io poi dove sono andata?
A Cuba. (Guarda che sotto certi aspetti un po’  Cuba la ricorda, Bologna, eh). E come sono tornata?
No, non ubriaca, sono tornata Meri Pop, cioè strafiga assai. Me l’hai detto tu. Non credo che mi stavi mentendo per evitare di dovermi staccare dalla canna del gas, NOO? E che non te lo ricordi che prima di Cuba mi chiamavi tutte le sere a casa e se io non rispondevo entro il terzo squillo allertavi i vigili per eventualmente sfondare la porta? E che non te lo ricordi che poi quando rispondevo mi dicevi: “Come sei vestita? No, perchè non vorrei che poi entriamo con i vigili e ti troviamo col trucco sfatto, il pigiamone e le ciabatte, eh, non mi far fare figure coi vigili”.

Dai Francè. Chiudiamo definitivamente ’sto scatolone e liberiamo definitivamente la strafiga che è in te.
Perchè sennò va a finire che il fantasma di ’sto caspita di coso ce lo tira a noi, il “pacco” e ci ritroviamo chiuse dentro a un incubo.  Proprio mo’ che ero diventata una strafiga io. Francè, non lo vuoi fare per te? E allora fallo per me.

E mo’ ci sta bene un Bersani, che è giusto giusto di quelle parti.
Samuele, Francè, Samuele.

Pse – A Ligabu’, macchettecosta?

Friday, July 9th, 2010

Gentile signor Ligabue,
mi rivolgo a Lei con questa mia e con questo mio (Pse: Pronto soccorso emotivo) per segnalarLe il caso della mia amica Erremme.
Guardi che devo interrompere pure lo sciopero e quindi se gentilmente volesse tenerne conto e accontentarmi, qui c’è un intero palazzo che le sarebbe grato.

So che va di fretta che stasera ci ha il concerto e quindi veniamo al dunque: ci sarà anche la mia amica Erremme. L’accompagna Essei. Però a noi ci interessa Erremme, che è più urgente.
Allora Erremme non è una fan qualunque, intanto perchè è amica mia e di Essei. E poi perchè Erremme non solo ha perso la testa per Lei, signor Liga, ma anche per il suo cartonato, quello che stava alla Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi.
Erremme gli ha fatto la posta per giorni e giorni (no, non lo so se Essei faceva il palo), ci passava, sospirava, certe volte faceva pure una carezzina di nascosto sulla sua cartonata capoccella facendo finta di voler afferrare i libri in alto. Aveva pure chiesto al vigilante quando l’avrebbero scartonato. Poi, finalmente, si è vestita carina per andarselo a prendere ma a quel punto il cartonato era sparito.
Guardi che c’è poco da ridere. Se dico sparito dico che io ho dovuto pure chiamare l’amica mia di “Chi l’ha visto”, quella brava, che però mi ha detto che la Sciarelli i cartonati non li tratta.

Ora, visto che tutto sommato Erremme è una sua azionista, che si compra tutti i Cd originali, li regala in giro, sequestra quelli abusivi che dice che sono incisi male e rovinano l’atmosfera e forse pure il buco -no non dell’ozono ma quello economico della sua casa discografica- mo’ dico io, Ligabù, ma stasera attè, macchettecosta di fare un salutino a Erremme?

Guarda che basta solo un “Robbè, ho messo via il rumore, i rimpiattini,  un po’ di illusioni che prima o poi basta così, ho messo via due tre cartoni e pure il cartonato, ma a te, Robbè, non ti ho messo via mai”.

Semplice, pulito, chiaro. Ventidue secondi e chiudiamo ’sta storia.
Ligabù, mettiti una mano sulla coscienza, che Erremme sono anni che la mette al portafogli per amore tuo.

(’sto video che velodicoaffà chi me lo ha mandato, dai Robbè che forse da stasera siamo fuori dal tunnellellelle)

Pse – Caro quasi fidanzato di Letizia

Thursday, July 8th, 2010

Caro quasi fidanzato di Letizia,

che dobbiamo fare? Tu capisci che se entri nella rubrica Pse -Pronto Soccorso Emotivo- l’ora è grave. E soprattutto è ora.

Ricapitoliamo: tu e Letizia. Anni fa. Scocca la scintilla. Scocchi tu. Scocca pure Letizia. Vi bruciacchiate. Poi scatta anche la chimica e lo sai, caro quasi fidanzato di Letizia, che se al cuor non si comanda alla chimica ancora meno. Alla chimica ci si deve solo arrendere.

Invece voi fate i superiori e continuate a reciprocamente annusarvi, sfiorarvi, incantarvi, irretirvi, accalappiarvi ma mai a consumarvi. Passa il tempo. La chimica no. Quella resta. Resta insieme agli ammiccamenti, ai messaggini ogni tanto, al tuo fare capolino, al suo farsi trovare. Ripassa altro tempo. La chimica non ci pensa proprio a passare: quella, caro, resta. Perchè esiste un unico modo di rendere un amore matematicamente inestinguibile: non viverselo fino in fondo.

Romantico un tubo: perchè così ci si resta impigliati dentro tutta la vita, tipo mattanza dei tonni, altro che. Solo che mo’ basta: per favore, caro quasi fidanzato di Letizia, ora tu ci liberi finalmente Letizia da ’sta rete. 

Domani tu la chiami, la inviti, vi vedete in un bar, vi guardate ben bene negli occhi, vi dite cose che nessuno ricorderà una volta usciti quando però sarà già troppo tardi per rimettere il dentifricio nel tubetto. A quel punto la procedura è nota: brevissimo stato di resistenza attiva e passiva a una serie di lampanti controindicazioni, di ”ma” e di “però” anche di “no”, che verranno comunque travolti ad aperitivo ancora in circolo. A quel punto basterà solo attendere l’inizio della parabola discendente che vi libererà, finalmente, dall’incantesimo.

Chiaro, no? Se siete fortunati domani si inziano le procedure di dismissione.

Certo, esiste sempre la possibilità che, invece di disimpigliarvi dalla rete, ci finiate definitivamente avvoltolati. Ma è raro. Certo, la sfiga, di norma, se ne infischia delle statistiche.
Però ti devi sbrigare. Perchè lei già dice che, invece, un po’ le dispiacerà e, in fondo in fondo, ’sta porticina vorrebbe continuare a tenerla sempre aperta.

Vabbè, allora domani.  

Anto, e se ci trovassimo come le star a bere vodka al Meri Bar?

Thursday, June 17th, 2010

Avvertenza: questo Pse, pronto soccorso emotivo, è lungo. Molto lungo. Non è nemmeno finito. E’ che deve arrivare fino a Milano. Mettetevi comodi e allacciate le cinture.

Meri Pop ha un’amica. A cui pensa ogni mattina quando esce di casa. Perchè la sua amica da casa non vuole uscire più.

E fa bene. Fa benissimo. Perché là fuori è brutto, è difficile, è in salita ed è pure pieno di teste di cazzo persone sgradevoli. Che non solo non ti fanno una carezza sulla testa ma se possono ti ci assestano pure una legnata, sulla testa.

Fai bene, Antonella. Perché fuori è una guerra. E pure Meri Pop, come Sally di Vasco Rossi e come te, non ha più voglia di fare la guerra.

Fuori è brutto. Fuori è sporco. Fuori piove. Fuori tu una mattina ti ci esci vestita bene e con un cappello color porpora, esci che sei viva e poi bastano dieci minuti seduta a un bar, con uno di fronte che ti parla, per perderti. Perchè là fuori si può morire, pensa, restando seduti a un bar davanti a un caffè macchiato.

 

(Lo sa pure Ligabue, per dire: Te sta dentro, che qua fuori è un brutto mondo, da 1,30′ a 1,55′)

Fai bene, Antonella, a startene dentro. Eccome se fai bene. E tutta ’sta gente che continua a cercarti, a chiamarti, a mandarti messaggini. E tu hai voglia solo di essere lasciata in pace. Che, vi ho chiesto qualcosa? No. E lo so ma sono molesti. Insistono. A chi lo dici, è stato un inferno. Una già sta male e deve pure tenere questi fuori dai coglioni fuori. Lasciatemi soffrire bene, no?

Per dire, io me ne stavo sulla scalinata di Trinità dei Monti a piangermene in santa pace, faceva pure un freddo della miseria che era inverno. E quella è venuta a cercarmi fin lassù, che quando è arrivata in cima ci aveva l’asma, però non ha mollato manco per il cavolo e si è messa  a trascinare giù per un braccio un cappello color porpora che piangeva. Che io dicevo “se caschiamo adesso sai che scena che io mi devo anche soffiare il naso e non ci ho più manco una mano libera”.

Dico io, ma chi te l’ha chiesto? Ma quella non mollava e mi ha detto: “Qui ci vuole una vodka” che erano le 11 della mattina. E io piangevo e non le potevo manco dire “ma che sei scema” e lei ha detto “vabbè, una spremuta. Ma in un posto come si deve che oggi mica possiamo stare a lesinare sui bar”.

E si, che io i bar li volevo radere tutti al suolo. Ecco, manco io poi volevo più uscire e ti credo, guarda che succede quando esci. E se pensavo a uscire mi veniva solo da vomitare un certo, diffuso disagio. 

Fai bene, Antonella. Perché tu pensa che il giorno che poi mi sono decisa e ho aperto quella caspita di porta, fuori, per strada, ho incontrato Gasparri. Lo capisci, si? Tutta sta fatica e fuori c’era Gasparri. Che per carità magari mi poteva andare peggio ma è come se una che rifiutava il cibo e finalmente decide che ricomincia a mangiare poi incontra Fassino.

Però te lo devo dire: a quel punto ero così incazzata che mi è venuto un po’ da ridere. Poco, eh. Mooolto poco. Però è stato in quell’impercettibile movimento della bocca, leggermente distesa verso le orecchie, quando i muscoli presi alla sprovvista hanno mollato la stabilità dell’ingrugnimento, ecco, quando anche le rughe della fronte (solo di espressione, qua rughe niente, sia chiaro) si sono distese, io un po’ mi sono sentita meglio. Poco eh. Poco. Però poi a uscire ci ho preso un po’ gusto.

Antonella, io proprio non voglio dirti di uscire. Però c’è questa mia amica che vorrebbe offrirti una vodka. E altre che volevano ciacolare un po’ con te. Noi siamo qui, fuori ma soprattutto dentro ai bar. Di nuovo. A prenderci legnate ma anche a darne. E stavolta sotto al cappello color porpora abbiamo l’elmetto, eccheccazzo.

Però allora sai che facciamo? Che il bar lo apriamo qui sopra: il Meri Bar.

E noi, Anto, ci possiamo trovare come le star a bere vodka al Meri Bar.
Siamo aperti sempre. Ogni giorno, se vuoi. Che ne dici?

Pse, pronto soccorso emotivo

Friday, May 28th, 2010

Inauguriamo oggi il Pse, che non è il Partito Socialista Europeo ma il Pronto Soccorso Emotivo, servizio di tiramisù on-demand nel senso che basta chiedere.

Per la nostra amica Liz.

Caro Ispettorecoliandro,
la mia amica Liz, valente e navigata giovane giornalista, si è imbattuta pochi giorni fa nel suo strafico corpaccione nella sua esimia persona. Senonchè, da quel giorno, Liz sta fuori come un balcone risente positivamente ma molestamente dell’incontro ma non propriamente al riparo dalle conseguenze di quel crash test.
Ora, caro Ispettorecoliandro, a te che ti costa fare una cazzo di telefonata perchè non riservare un cenno di interesse a Liz? Tutto sommato lei si chiama come la Taylor e a te, diciamolo, t’hanno pure chiuso il telefilm perchè oltre Liz e me non ti si impipava di pezza nessuno ed è ora impossibilitata anche a seguirla attraverso la fiction, visto che per motivi di audience e di budget la Rai l’ha sospesa.

E se è vero che “quando un uomo con una pistola incontra un uomo con un album di figurine, l’uomo con l’album di figurine è un uomo morto” guardi che purtroppo è drammaticamente altrettanto vero che quando una donna con una cotta incontra un uomo con una svista, poi so’ morti di sfinimento pure tutti i colleghi nel raggio di cento chilometri, eh.

Colià, che dovemo fa’? Caro Ispettorecoliandro, alla luce di questa serie di considerazioni ma soprattutto tenendo conto del fatto che Liz ci sta fracassando le p avrebbe piacere di rivederla magari anche solo per una sana s un happy hour, ecco se gentilmente volesse mettersi in contatto con me con la redazione di Supercalifragili potremmo agevolmente risolvere il problema.
Cordialmente
Meri Pop

P.S. per il grafico: Ramon uffa, perchè questo caspita di testo non gira attorno alla foto? Si, si, si le ho fatte tutte, le operazioni corrette e invece accanto a quel marcantonio continua a rimanere tutto bianco e quello che è peggio tutto “in bianco”.