Archive for the ‘Pronto soccorso emotivo’ Category

La prevalenza del cazzone

lunedì, novembre 9th, 2015

Cara Meri,
cerco di farla breve: perché un uomo che è -e desidera restare- libero fa di tutto per legarsi e tenerti legata a sé salvo poi, una volta riuscito dopo mesi di pressing e sms e messaggi e regali e profferte e frasi impegnative a conquistarti, non sapere che farsene di te? Me lo sai spiegare?
E perché uno che non ti interessa neanche un po’, dalli e dalli, poi invece si insinua nei tuoi sentimenti al punto da farti innamorare?
Tua Incredula Cuorinfranta ma soprattutto Incavolata

Cara mia Incredula Cuorinfranta ma soprattutto Incavolata, no.
Non so perché. Ma so che, nell’attuale panorama statistico delle mie assistite, questa è la figura prevalente per cui mi piacerebbe dire che quelli come il tuo sono eccezioni e i “normali” la regola -mipiaci ciprovo cimettiamoinsieme vediamocomeva- e invece no: il segno dei tempi è dato dalla statistica prevalenza del cazzone. E no, non c’è un termine più elegante per additarvene il profilo.

Si tratta di persone anche molto valenti al di fuori della sfera sentimentale, per carità. Di norma li si intercetta in ambienti insospettabili, dediti a professioni qualificate, stimati da colleghi e circondario. Eppure, appena si approssimano a una donna, scatta il fattore C. Scassano i cabasisi per mesi quando non per anni, non ti danno tregua, sono metodici, determinati. Poi, improvvisamente, conquistata la preda, si dileguano, si tirano indietro e si scusano. Si scusano molto. Implorano. Ma di fatto scompaiono. Lasciandovi lì. A raccattare i cocci.

No, non lo so perché. Ma so che c’è un’alta probabilità che uno così entri a far parte del nostro curriculum sentimentale prima o poi.

Jim Carrey

Dice Meripo’ ma ci sono difese? Non ne ho idea (A Meripo’ però non sai niente). Ma ci sono contromisure. Tipo chiamarlo appropriatamente. Perché anche la più nera disillusione, anche il più inconsolabile stracciacuorismo trarrà beneficio dal potersi dire, al momento della scomparsa, non già

-Mi è andata male con un uomo

quanto piuttosto

-Mi è andata bene con un cazzone. Pfiu

Noi, che abbiamo la mente incasinata ma il cuore pieno di emozioni

martedì, dicembre 23rd, 2014

Non solo Babbo Natale riceve lettere. Questa, ad esempio, è per noi. “Te la mando, Meri Pop, perché so che il tuo blog lo leggono tanti genitori e magari pure qualche mia compagna di nascosto”.

Cara Meri Pop,

mi chiamo Giovanna e ho 13 anni. Questa lettera probabilmente sarà abbastanza incasinata perché alla mia età ci sono molti più dubbi che certezze, ma io ci provo lo stesso. Noi siamo la generazione delle pene d’amore e dell’inaccettazione di se stessi…. e quindi purtroppo anche dell’autolesionismo, dell’anoressia e della bulimia… i ragazzi che soffrono però non sfogano il loro “dolore” interiore solo tagliandosi o smettendo di mangiare, ma spesso aprono pagine e scrivono frasi su facebook o instagram deprimenti e negative. Anche io sono un’adolescente con i suoi problemi d’amore e con i suoi dubbi nei confronti della vita, ma penso che scrivere sui social quanto fa schifo la vita e quanto noi ragazzi siamo solo degli errori da cancellare sia un po’ eccessivo.

Ho notato anche che queste pagine stanno influenzando moltissimi adolescenti e alcune spronano addirittura a tagliarsi e ad avere queste idee sulla vita. Io penso innanzitutto che queste pagine dovrebbero essere chiuse e anche che non dovremmo essere così negativi nei confronti della vita perché non ne abbiamo vissuta nemmeno metà. E poi ci sono persone che stanno molto peggio di noi, ci tagliamo perché la persona che ci piace non ci si fila, ma cosa dovrebbe dire il bambino cieco che non potrà mai vedere sua mamma in faccia o il malato di cancro che non ha la possibilità di vivere la sua vita per intero. Noi questa possibilità ce la abbiamo e non dovremmo sprecarla per problemi di questo tipo. Che poi è normale essere tristi e incerti, fa parte della nostra crescita, ma nessuno deve arrivare a così tanto…

Sto scrivendo questa lettera nella speranza che i ragazzi che la leggono affrontino la vita con positività e capiscano che i problemi d’amore e la tristezza sono solo una piccola parte del nostro essere e che oltre ai nostri piccoli problemi ci sono tante altre cose che vale la pena vivere e scoprire. Ma scrivo questa lettera anche perché so che alcuni ragazzi soffrono veramente e se si tagliano vuol dire che stanno male e di certo non basterà una lettera a fargli cambiare idea. Così chiedo ai genitori che leggono questo di stare accanto ai loro figli e di fargli capire che sono disposti ad aiutarli.

Voglio concludere dicendo che dovremmo essere fieri di essere adolescenti perché non siamo solo la generazione dell’autolesionismo, ma anche di whatsapp, di Gemitaiz e delle feste con la musica a palla e dovremmo rallegrarci per evitare di scrivere su facebook quanto facciamo schifo e cominciare a esprimerci e a divertirci, insomma a vivere la nostra vita.
Perché abbiamo la mente incasinata, ma il cuore pieno di emozioni.

Grazie. E buon Natale
Giovanna

Pse natalizio urgente/Hasta la partenza siempre

giovedì, dicembre 18th, 2014

Interrompiamo momentaneamente il Via con l’Avvento per un Pronto Soccorso Emotivo Urgente. Dunque, la nostra amica e utentessa Sconsy (Sconsolata momentaneamente) si è svegliata qualche mattina fa e, dopo due anni di mestizia e mortificazioni da di lui micragnosità sentimentale, s’è fatta coraggio e gliel’ha detto: “Mobbasta. Mo’ anche basta”.

Al coraggio leonino è seguita la fase di euforia che sempre ci accompagna nelle svolte vere, seppur dolorose, della vita.  Salvo poi, or sono due settimane, piombare nella più assoluta sconsolazione rimorsiva piangente e disperante. Perché sì, questo va detto, ora sono cavoli. Che so’ capaci tutti a fare le single con le separazioni degli altri, sotto Natale. E lei è tentata di allungare la mano sul telefono per richiamarlo.

Ricordo all’utenza che la quippresente, giusto a ridosso della sentenza separativa a Natale, prese invece la decisione più azzeccata in carriera, dopo quella di cambiare stato civile: cambiare aria.

Giustappunto dopo un mese di attacchi di incontrollabile e ingiustificato pianto capii che stavo al capolinea. Di un autobus che così non sarebbe ripartito mai. Dunque decisi di prendere un aereo. Al buio. Con 19 sconosciuti con destinazione L’Avana. Quarantott’ore dopo buttavo le boccette di Rescue Remedy per tuffarmi nei bicchieri di Mojito e a tratti anche in qualche fumeria di sigari.

Cara Sconsy, credimi: non c’è problema che non possa essere risolto in una fumeria cubana davanti a un bicchiere di Mojito.

E oggi per te io ho due sole parole: Jordan Axani, il canadese che “Compra viaggio con la fidanzata che lo lascia. E lui parte con un’omonima”.

Ricorda, Sconsy: Jordan Axani. Viaggio. Con laqualunque. Noi qui a cantar Tu scendi dalle stelle. E tu lì a riprenderti la vita mentre Tu scendi dalle scale. Dell’aereo. Daje

Delle Tururù in cerca di guai con quel telefono che non suona mai

giovedì, luglio 24th, 2014

PSE, Pronto Soccorso Emotivo (scusate è urgente)

Se il tururù ha 2.490.790 visualizzazioni un motivo ci sarà: direi almeno cinque milioni di motivi, a occhio e croce, di uomini che fanno essere le donne tururù in cerca di guai donne al telefono che non suona mai. Eppure, bellemie, Zucchero ce l’aveva detto subito dopo: donne in mezzo a una via, donne allo sbando senza compagnia.

Che così è: son quelle del giorno dopo. Quelle che aspettano. Una telefonata, le sognatrici. Un sms, le ottimiste e un uozzàpp le più realiste.

Dice
-Meripo’ ieri sera ha detto che è stato benissimo e ha scomodato parole riguardanti sentimenti e promesse dunque perché oggi non chiama?

Ecco appunto, l’ha detto ieri: che la memoria a breve è una delle emergenze planetarie e non riguarda solo voi. Affrontammo la questione nell’annosa serie di post dedicati al “Se telefonante, Galateo del giorno dopo” , azione pedagogica che ebbe minor successo anche rispetto a quelle intentate nei confronti del senatore Razzi Anghepecché.

Invano suggerimmo: “Ciao, buongiorno, grazie, è stato bello, volevo dirtelo”. Otto parole. Otto micragnose parole che però vi saranno sufficienti a passare il guado degli stronzi ingrati per approdare nella terra promessa dei “riconoscenti e indimenticabili”.

Niente. E dunque donne in mezzo a una via, donne allo sbando senza compagnia, manco quella di un dlin dlin.

E comunque Zucchero invano avvertì: “Negli occhi hanno dei consigli”. Appunto: negli occhi. Non basta: sti consigli dovete averli altrove. Nella tenacia e nella pazienza, intendo, marescià. Insomma le donne hanno gli occhi a consiglio e tanta voglia di avventure E se hanno fatto molti sbagli  Sono piene di paure.

Qua invece siamo piene di sòle, più che altro. E, dopo le 72 ore, passata la fase 1) FNPIT “Forse non prende il telefono” la 2) FDSI Forse dovrei scrivergli io e anche la 3) STRONZO subentra rassegnatamente la 4) FUR, farsene una ragione, la fase più critica.

Ora, se abbiamo trasformato nel nostro Inno la canzone di uno che declama che le donne tururù negli occhi, oltre ai consigli, hanno pure “gli aeroplani per volare ad alta quota dove si respira l’aria e la vita non è vuota”, è chiaro che il problema siamo però pure noi.

Dunque, bellemie, se non volete finire a “le vedi camminare insieme Nella pioggia o sotto il sole Dentro pomeriggi opachi Senza gioia né dolore” fatemi sta cortesia: silenziatelo proprio, sto telefono. E Zucchero pure. Che “Basta un poco di zucchero” vuol dire tutt’altro eh.

Poi, archiviato il poverino, uscite nella pioggia o sotto il sole e cercatevi, finalmente, un uomo.

L’amore se n’è andato… ma rimango io

mercoledì, maggio 28th, 2014

La frase più bella del mese (insieme ad “Abbiamo vinto”) è

-Meripo’ l’amore se n’è andato… ma rimango io

Me l’ha mandata la mia amica (omissis). E la metto insieme a un’altra che mi disse tempo fa il professor Pi, mentre stavo lì a farmi manco dei film ma direttamente un multisala mentale su cosa avessi sbagliato nei fallimenti amorosi precedenti. E della paura di commetterne di nuovi, errori, ugualmente fatali e di dover ricominciare da capo a postumi straziamenti.

Fu allora, di fronte alla ipotizzata inconsolabile scena di strazio postumo, che il professor Pi emanò:

-Meripo’, credo che non accadrà mai più che qualcuno che si allontana da te si porti via qualcosa di te. Rimarrai tu che -ormai dovresti averlo sperimentato- alla fine sei la migliore compagnia di te stessa

Non pago del momento Kierkegaard aggiunse:

-E lo so non perché io sia Giucas Casella ma perché ti è costato talmente tanto riappropriarti di te che se per caso la prossima volta ti lasciassi portare via da qualcun altro non è che rimarresti sola: rimarresti, perché ti ci porterei io, chiusa a chiave in una stanza della Asl in Trattamento Sanitario Obbligato.

E dunque si sappia che quand’anche l’amore se ne andasse, noi ci orienteremmo verso “il vento irrequieto del Nord” e anche “quello dell’est” lanebbiaèlàqualcosadistranofrapocoaccadrà che ci trascinerebbero verso nuove, grandi avventure. Volendo vi presto pure l’ombrello. (Dopodiché si sta maluccio lo stesso per un po’. Ma poi passa eh).

E comunque dai di Chocolat e Nutella

Ricordati che è sempre uno che hai conosciuto per strada

martedì, maggio 13th, 2014

Cara Meripo’,

quando si dice le coincidenze: il tuo post di questa mattina e il suo Basta definitivo di ieri sera, dopo dieci anni di matrimonio e due figli. In realtà Basta avrei voluto dirlo anche io ma “e i figli piccoli” e “il senso di responsabilità” e risparmiamoci il resto. Dunque, per onestà, ha solo fatto prima. Finisce così. Che avrei voluto disperarmi, e un po’ lo faccio, ma improvvisamente mi è venuto anche da ridere a pensare a questa cosa dei 432 miliardi di cellule che muoiono ogni giorno in un corpo umano e tutto sommato, allora, quello che mi ha detto che se ne va non è nemmeno mio marito ma è proprio un altro. E dunque vada. Tanto, chi lo conosce?
Un saluto
Flaminia

Flamì… a me in questo momento viene in mente una cosa sola, quello che diceva la zia della mia amica Mariapà quando finiva un amore: ricordati che è sempre uno che hai conosciuto per strada. Già che ci sei ricordati pure che, come dice invece mio padre, il tempo è galantuomo. E infine -come insegnano le cellule- tutto finisce, si, ma per rinnovarsi.
Avanti tutta, Flamì
tua Meripo’

Per l’occasione dedico un effervescente “Non rompermi il cuore” che all’occorrenza può abbreviarsi in un motivazionale “Non rompermi”

Del perché se uno smette di volerci bene noi invece continuiamo

martedì, giugno 4th, 2013

Cara Meri Pop,
ha detto mamma che siete amiche e che tu hai i poteri. Mi chiamo Flavia e ho 10 anni. Ti scrivo perché la mia amica del cuore ieri mi ha detto che non mi vuole più bene. Io ci sono rimasta male. E mi è anche venuto il mal di pancia. Allora volevo chiederti: come mai se uno smette di volerci bene noi invece continuiamo anche se ci fa le cattiverie? E cosa si può fare per smettere?
Flavia

Cara Flavia,
effettivamente è un problema al quale ci si applica da tempo senza alcun successo. E pur essendo riusciti ad arrivare sulla luna non siamo ancora riusciti ad arrivare al cuore della compagna di banco. Non ti dico poi quando si cresce, che casini pasticci che succedono dentro e fuori i cuori.

Forse però già da ora è bene sapere che il mondo è pieno di persone molto belle ma lo è anche di persone con tanti problemi di spazio. Spazio dentro al cuore. Credo che la “cattiveria”, al fondo, sia proprio questo: un disperato bisogno di farsi spazio nel cuore degli altri pur dicendo che nel proprio, di cuore, di spazio non ne hanno. Ognuno di noi sta al mondo come può: loro ci sanno stare solo così. E’ un problema loro che però si riflette su di noi quando si sfogano “con le cattiverie”.

Che fare? Riflettere. E dirsi: questa bambina ha un problema, è come se avesse il raffreddore. Solo che starnutisce anche in faccia a me. Che devo fare? Non lo so bene neanche io, nonostante i poteri.  Però ho imparato che se uno ha il raffreddore e mi starnutisce addosso è consigliabile quantomeno scansarsi, almeno finché non guarisce. Non mi vuoi bene, non mi vuoi più come amica, hai un cuore con poco posto? Mi dispiace per te, non sai che ti perdi ma fai come vuoi. Non vuoi sederti accanto a me? E’ un problema tuo, non mio. Quando ti passerà, eventualmente, ne riparliamo. Eventualmente, Flavia, eventualmente.
Che te ne pare? Fammi sapere.
Meri Pop

P.S.
Ah, quanto al mal di pancia pensa che pure a me all’inizio veniva. E certe volte non mi andava di mangiare proprio niente. Poi ho scoperto che ci sono dei gelati con i poteri: non c’è problema che non possa trovare una soluzione dopo un bel cono al cioccolato e crema. Prova anche questo. E fammi sapere.

Il nostro amore sfinito2/ Nostalgia canaglia

venerdì, luglio 27th, 2012

Ve la ricordate, Gisa? (aò so’ solo quattro giorni fa, dai, su, Gisa… l’amore sfinito)

Cara Meri e cari tutti (Antonella, Framino, Paola, Marco GG, Serena, pecerin e anche tutti quelli su Facebook),
grazie! Mi sento sulla giusta strada dello sfinimento al punto che quando lui ha mandato il solito sms da mascalzone latino (perché poi questi ti mollano ma mica si tolgono dalle balle) gli ho risposto: “O sparisci spontaneamente o mi vedrò costretta a fidanzarmi con te perché ciò accada”.
Vostra Gisa

Cara Gisa,
premesso che qua abbiamo una squadra che in confronto
NCIS fa ridere, alle già note considerazioni sullo sfinimento, che solo può consentire la rimozione forzata di un amore o pseudotale che sembra impossibile dimenticare, aggiungo questo cameo del buon Romagnoli che ci illumina sulle sabbie mobili della nostalgia.
Vostra Meri

“La nostalgia è uno specchietto retrovisore ingannevole. Nelle auto a noleggio in America c’è scritto “Attenti, gli oggetti sono più vicini di quanto sembrino”. Attenti, le cose erano meno splendide di come le ricordate. Ma continuate a farlo, per riscrivervi l’autobiografia e convincervi che ci sono stati paragrafi oh, luminosissimi. Com’era buona la frutta, che sapore il primo bacio, casa, le radici, la scoperta di questo e di quello. Di che cosa stiamo parlando?
Non pensare al primo amore, pensa a questo, al prossimo, all’ultimo.”

(eccoveloqquà, Gabriele Romagnoli)

Il nostro amore sfinito

lunedì, luglio 23rd, 2012

Cara Meri,
la domanda è semplice semplice: come dimenticare un amore impossibile e finito che però ancora fa soffrire?
Tua Gisa

Cara Gisa,
la risposta è semplice semplice: per sfinimento.
Tua Meri

P.S.
Lo sai, si, che è inutile star qui a elencare ricette, postarti frasi automotivazionali, invocare l’aiuto di Freud o quello di Lucy Van Pelt: finirà quando finalmente ti verrà a noia. E succederà. Perché non so se l’universo sia infinito e persino Einstein affermava che “Due cose sono infinite: l’Universo e la stupidità umana. Ma riguardo l’Universo ho ancora dei dubbi”. Senonché la nostra capacità di autoflagellarci, invece, credo non lo sia. Di poco eh. Ma prima o poi passa. Un attimo prima dell’infinito: nello sfinito, appunto.

Forchetta e cucchiaio

mercoledì, giugno 27th, 2012

Scusate ma oggi pomeriggio la Giovane Older ha un appuntamento importante, tipo Pirlo davanti al portiere inglese: possibilità di riuscita 50 e 50. Pirlo poi ha optato per il cucchiaio. La Giovane Older, come si capirà più avanti, ha invece un problema di forchetta.
Per l’occasione ho quindi chiesto non già alla Fata Smemorina di Cenerentola, che per carità è bravissima, ma alla superfèscion di Pinocchio, la Turchina -così ci prepariamo pure per gli Azzurri domani- di dirle due paroline.
E dunque, cara la mia Giovane, ti lascio nelle sue sapienti nonché fescionissime mani.
Zia Meri Pop

Cara Giovane Older,
mi ha detto la zia che stai aspettando una risposta e sei un po’ abbastanza agitatina in ansia. Stai tranquilla, succede anche a noi Fate. E che facciamo?
Beh, una può avere tutti i poteri magici del mondo però in certi casi serve di più usare il cervello che la bacchetta. E questo è uno dei casi. Mi spiego: una magia si può fare una volta ogni tanto. Il cervello, se ben allenato, può funzionare sempre. E anche se sono Fata ti dico che mi trovo meglio col cervello. Non tutti, cara, lo usano e lo usano bene: a volte si fermano prima, per pigrizia.

Dunque oggi, in questa busta, ci sarà scritto che tipo di pizza puoi mangiare. Che pizza, dirai! Ecco, esatto: che pizza.
Mi ha detto zia che ti piace leggere. Che pizza, dicono certi, meglio guardare i cartoni. Però, vedi? Le cose che a volte sembrano più difficili poi si rivelano anche quelle che danno più soddisfazione.

E’ chiaro che, nel caso in quella busta ci fosse scritto che la tua pizza dovrà essere senza glutine, questo richiederà uno sforzo in più. Soprattutto del pizzettaro o di mamma quando la cucineranno.
-Oh ‘a Turchì e io??? Che io non gliela posso cucinare io?
-Meri Pop, lasciamo perdere che è meglio, che non te lo ricordi che adesivo t’ha regalato la Giovane Older per la cucina? (Bacio meglio di come cucino, ndr). Meripo’, tu è meglio che la porti a cena fuori, ho certi indirizzi da darti che sono strepitosi.

Scusa cara, riprendiamo. Dicevamo che dobbiamo vedere che pizza. Questo vuol dire solo, EVENTUALMENTE, che tu avrai bisogno di cose un po’ speciali. Non è che avrai meno degli altri: avrai cose un po’ diverse, pensate apposta per te. Cioè quando noi cucineremo, noi tranne tua zia ovvio, ci diremo: “Oh bene questo è per noi e questo è per la mia Giovane Older”.
Fico, no, essere pensati sempre così? Sempre speciali. E non solo in cucina.

Tra l’altro mi ha telefonato anche Grace, che è l’amica di zia che come me è una maga soprattutto in cucina, e mi ha detto che ha delle ricette per te che in confronto Ratatouille è un principiante.

Ora devo proprio dirtelo: guarda che noi Fate tutte queste attenzioni mica le riceviamo, eh.

Bene, allora siamo d’accordo: in cucina cose speciali per bambine speciali. Il resto continua meglio di prima. Perché fino ad ora si è sempre detto che non bisognava viziarti. E invece, tutto insieme, ci sarà un foglio con su scritto: e viziatela un po’, sta bambina, e su!

Un bacio porporino con i nuovi colori della stagione fèscion: corallo e azzurro, ovvio.
Tua Turchina