Archive for the ‘Santocielo’ Category

Tu mi fai giraaaaar

Thursday, February 21st, 2013

In sintesi: le donne del Pdl oggi hanno messo un annuncio a pagamento sul Corriere della sera. Titolo: “Sono una donna non sono una bambola”. Foto di tre donne pidielline sorridenti. Quindi invito al voto in difesa dei diritti delle donne. “Ci rispettiamo e vogliamo rispetto. per questo abbiamo deciso di votare convinte per il Popolo della Libertà”.

C’è un unico problema: le tre donne non sono  militanti del Popolo della Libertà, ma immagini acquistabili online e utilizzabili a fini commerciali. Cioè si possono scaricare.

P.S. E’ un altro colpaccio di quel genio di Nomfup che già ieri aveva sMontato l’asse Merkel-Monti.

L’attimo stringente

Tuesday, February 12th, 2013

Ci stavo ripensando oggi, al fatto che ieri l’Ansa non solo ha fatto lo scoop del secolo ma pure la foto della vita:

L’ha fatta il fotografo Alessandro Di Meo. Naturalmente sono ventiquattr’ore che viene passata ai raggi X per accertare che non sia un taroccamento di Photoshop e la Cassazione pare abbia sciolto la riserva: verissima.
Sostanzialmente lui ieri sera si è piazzato là davanti a prendersi secchiate d’acqua per oltre 40 minuti, che a Roma pioveva -è il caso di dire- che Dio la mandava. Che tra i mestieri ingrati a volte pure il fotografo ha i suoi perché.

Senonché aspetta e aspetta, prova e scatta, butta e ricomincia, pulisci l’obiettivo e ricomincia, è arrivato l’attimo. Quella frazione di secondo nella quale ti passa davanti la vita e soprattutto sulla testa il fulmine.

E’ a quel momento che ripenso. E cerco di immaginarmelo. L’attimo. Tutti abbiamo il nostro. Quello nel quale sapevamo che ci stavamo giocando tutto. L’attimo dell’idea. Il cervello che si illumina. Il lampo, appunto. Che o la va o me spacca. Non so, tipo avvicinarsi per il primo bacio. O la pazza idea che ti cambia la giornata. O la vita.

E di solito non è mai, prima, un attimo felice: è un attimo di panico. Poi, solo poi, forse, ci dirà bene. Ma quello che ci tiene in vita temo sia questo: l’attimo prima della felicità. Cioè un po’ di sana strizza.

La giusta di stanza

Friday, December 28th, 2012

Dunque io certe volte cerco di immaginarmi dei posti per me inaccessibili. Esclusi quelli nei quali mi trascina il professor Pi (tranne ora che lui è alle Andamane e io alle anda a casa) mi piace immaginare, che so, la stanza del Tribunale di Milano dove calcolavano un equo indennizzo per Veronica Lario (-quanto si fa? -mah, che ne so, un centomila -centomila mese? -centomila giorno) oppure la stanza “del Vaticano”. Come sono fatte queste stanze? Che c’è sopra le scrivanie? Chi c’è attorno? Chi entra, chi esce. Quali urgenze ci sono in questi giorni? Magari uno dice -Eminenza, ci sarebbe il parroco di Lerici che straparla sul femminicidio – Eminenza, il crollo delle vocazioni. Cioè mi immagino la scrivania piena, tipo, di valori non negoziabili.

(vi cito paro paro da Avvenire: “La categoria della “non negoziabilità” è emersa per la prima volta nel Magistero della Chiesa nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica emanata il 24 novembre del 2002 dalla Congregazione per la dottrina della fede. La Nota era firmata dal cardinale Joseph Ratzinger, nella qualità di Prefetto della Congregazione e venne approvata da Papa Giovanni Paolo II. Nel paragrafo 3 della Nota si ribadisce che «non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno».)

Più che altro per capire come mai da quelle stanze esca una cosa tipo “appoggio a Monti”.

L’occasione mi è gradita per riproporre la “Stanza della Segnatura”, di Raffaello.

Di cosa minaccia la pace nel mondo

Friday, December 14th, 2012

I “tentativi” di rendere il matrimonio “fra un uomo e una donna” “giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione” sono “un’offesa contro la veritá della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. Così il Papa nel Messaggio per la Giornata della pace. E ha così proseguito: “Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita”, con ciò condannando la “liberalizzazione dell’aborto” e la volontá di “codificare arbitrii” diretti a stabilire “un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia”.

Vogliate perdonarmi se così, fra una fettina di panettone e l’acquisto di un magnifico paio di calze rosse coi i cuoricini blù, mi metto qui a pontificare su @pontifex. E’ che a me, a leggere questi toni, mi è venuto un colpo al fegato.

-Meripo’ sono i grassi del panettone, direte giustamente. E po’ esse. Però devo dire che nonostante gli zuccheri, le uvette e i canditi sono stata assalita anche da una botta di amarezza. Perché non dubito che il Santo Padre possa pensare, anche con l’illuminato ausilio dello Spirito Santo, che il matrimonio omosessuale sia una ferita alla giustizia e alla pace. E’ che mi chiedo se sia proprio la più urgente.

Dico, cioè, che dovendo stilare una classifica delle priorità delle ferite alla giustizia e alla pace, avendo l’opportunità in tempo di Avvento di dare la linea a un mondo in guerra ovunque, piagato, sofferente, povero, malato, diseredato  sulle cose più immediate alle quali far fronte per arginare la rovina finale, ecco a me non verrebbe mai in mente, al primo posto, i matrimonio gay.

So di essere una signora un po’ eccentrica eppure penserei piuttosto al fatto che il 2% della popolazione mondiale possiede oltre la metà di tutta la ricchezza della terra e che il 73% del pil mondiale è nelle mani di appena 11 milioni di individui. E’ presumibile che quel 98% stia abbastanza incavolato e possa di conseguenza potentemente minacciare la pace, a suon di mazzate.

Insomma io credo siano una ferita e una bomba sociale più la distribuzione della ricchezza che quella degli amori.

Ora lo so che il Professor Pi dirà
-Meripo’ perché non l’hai scritto sull’Unità?
-Perchè, Professor Pi, oggi l’Unità.it è in sciopero.  E’ veramente la fine del mondo.

P.S. Grazie a Sabrina, Martino ed Enrico per le ricerche economiologiche

O mia o di nessuno

Thursday, December 6th, 2012

Il combinato disposto fra la ridiscesa in campo di Berlusconi e la ridiscesa nel burrone dell’Italia mi ha ricordato quegli amanti respinti che, incapaci di elaborare il lutto, decidono di mandare tutto alla malora. Nei casi meno gravi iniziano lotte modalità guerra dei Roses per accaparrarsi eventuali figli, soldi, case ove ce ne fossero ma anche il vaso cinese di nonna e il trumeau de zia. In quelli estremi si finisce nella cronaca nera.

La sindrome dell’”o mia o di nessuno” ha una sua pervicace applicazione politica che trova in queste ore un plastico, anche liftato, quadro in ciò che si sta consumando dentro e fuori il Parlamento: o si forza la mano finché non la spunto o rovescio il tavolo e muoia Sansone con tutti i filistei.

Senonché stavolta non siamo neanche più alla zattera della Medusa, evocata poche ore fa dal direttore del Corriere della sera, secondo il quale “Il centrodestra assomiglia sempre di più alla zattera della Medusa di Gericault. Alla deriva. I naufraghi s’ammazzano l’un con l’altro”. No, stavolta i naufraghi hanno iniziato ad azzannare pure i soccorritori. E sono già arrivati al nostro polpaccio.

Erezioni anticipate

Tuesday, December 4th, 2012

Dunque, donne, la notizia è questa:

SESSO: PROBLEMI ERETTILI SE GENGIVE INFIAMMATE

“Gli uomini con gengive infiammate triplicano le possibilitá di soffrire di disfunzione erettile. E’ il risultato di una ricerca dell’Universitá di Malatya in Turchia pubblicata sul Journal of Sexual Medicine. I ricercatori turchi hanno comparato i dati ottenuti dalle analisi effettuate su ottanta uomini tra i trenta e i quarant’anni con disfunzione erettile con quelli rilevati da un gruppo di controllo di ottantadue uomini senza problemi di erezione. Circa il 53 per cento degli uomini con disfunzione erettile ha avuto una diagnosi di gengive infiammate”.

Spero sia chiaro a tutte che la già difficoltosa ricerca di un partner compatibile diventa a questo punto disperata.
Se alle fondamentali cinque prove (uso del congiuntivo, del calzino, della canotta, del deodorante e della stretta di mano) dobbiamo aggiungere anche l’ortopanoramica voi capite che nel frattempo la passione s’appassisce fino a evaporare insieme al deodorante di cui sopra. Che alle note barriere archi-tettoniche, caratteriali, psichiatriche e igieniche si debba inserire anche il sanguinamento delle gengive è prova che sfinirebbe anche la più determinata virago.

Tanto più che ora, è certo, ai faldoni e agli studi sociologici sulla difficoltà della coppia nell’era moderna andrà aggiunta la branca di studio “sesso del cavo orale”. Ci si rassegni dunque mestamente alla doppia calata di spry sulle gengive e spread sulle borse.

E voi, uomini, ricordate che se qualcosa di blu dovete ingurgitare meglio buttarsi sul Listerine.

Dimmiperchèpiangi difelicità e perchènonmangi oranonmiva

Saturday, October 27th, 2012

C’è un solo motivo che potrebbe convincermi a tornare indietro di vent’anni: sentir cantare ancora da viva Mia Martini. Per il resto, a cominciare da Falcone e Borsellino per finire a Tangentopoli, grazie no.

Cioè voglio dire stiamo parlando di Aleandro Baldi e Francesca Alotta “Non amarmi”, che sarebbe “dimmiperchépiangidifelicità e perchè non mangi ora non mi va. Non amarmi ma non mandarmi via” -nonsosemispiego- attenuato, è vero, dal Pippero di Elio e le storie tese epperò vent’anni fa nonostante la legge di gravità non avesse iniziato a infierire sulle tenute e l’artrosi sulle giunture, però di testa mi sentivo decisamente più figlia sgangherata di oggi.

E dunque quando quello ha iniziato a parlare da Villa Gernetto, che ormai è chiaro è una Casa di cura, mi s’è ripiazzato lo spettro di “Io ti voglio bene  questo non lo so stupido testone dubbi non ne ho” nonamarminonamarmi. Volete voi ripiombare in questo baratro del Festival di Sanremo 1992? No. E allora fermatelo, porcamiseria.

Perché indipendentemente da ciò in cui potrebbe ricacciarci lui, si tenga conto che lo spettro che davvero incombe su vent’anni de pippe mentali, e non solo, nelle quali ci siamo consumati inutilmente nell’attesa di qualcosa che -è chiaro- non arriverà mai-, è quel “Non amarmi perchè vivo all’ombra non amarmi per cambiare il mondo tanto il mondo non si cambia”. Capito? E nella botta d’ottimismo finale c’è pure che  “siamo tutti specchi  fatti per guardarsi e diventare soli e vecchi”. Solo lui non si rassegna.

Aiutiamo lui per aiutare noi. Perché “anche se il futuro ha dei muri enormi io non ho paura e voglio innamorarmi”. Ecco si eventualmente, se me lo togliete di mezzo, io so’ disponibile persino a fare questo.

L’uomo giusto non si insegue, si incontra

Friday, October 26th, 2012

Interno sera, tinello romano, fuori tuona che è una bellezza, chissà che caspita sta già a preparà Alemanno, squilla il telefono e si appalesa una voce dal Granducato

-Ciao Meri, ho visto che mi avevi cercato
-Si, professor Pi, ci sarebbe una richiesta di aiuto alla scienza per un problema di smaterializzazione maschile al terzo appuntamento con dispersione totale delle tracce

-Abbiamo qualche dettaglio dello storico degli eventi?
-Egli prima ha fatto a ella un pressing che lèvati, soliti sms come non ci fosse domani, telefonate, Skype, poi finalmente sono usciti, si verificarono un paio di incontri molto ravvicinati sempre accompagnati, nelle pause, da sms a schiovere e frasi bacioperuginizzanti

-Poi?
-Poi a un certo punto lui si è offerto di accompagnarla a scegliere la lavatrice nuova, la sera prima le ha detto “allora passo a prenderti domani alle cinque”. Poi più nulla. Ed è passato un mese
-Cioè l’ultimo avvistamento è accanto alla Margherita della Ariston?
-Macchè, non ci sono mai arrivati: sparito dalla telefonata. Insomma lei si è preoccupata non vedendolo arrivare, ha chiamato e niente,mandato sms e niente, chiamato il giorno dopo, è andata persino sotto il palazzo suo a vedere casomai si fosse verificato un evento sismico e fosse sepolto col telefono schiacciato pure lui là sotto ma niente. Ah, ha anche citofonato. Poi voleva chiedere ai vicini però niente

Silenzio. Ancora silenzio
-Professor Pii?
-Si?
-No, scusa pensavo fosse caduta la linea. Non dici nulla? Ecco lei vorrebbe sapere cosa deve fare, esigere una spiegazione, quantomeno, eccheccavolo, cercare di capire, insomma. Professor Piii?

Silenzio. Poi

-Meri, l’uomo giusto non si insegue: si incontra

-E allora?

-E allora, serenamente e pacatamente, prendiamo atto che non era questo. Arriverà.

-E intanto?

-Continuiamo a goderci la vita

Ecco io poi ho riattaccato. E mi è sembrato improvvisamente tutto così semplice. Insomma, capito Giuliè? Quello giusto non si insegue, si incontra. Rilassiamoci. E mettiamoci comode.

Le parole sono importanti

Tuesday, October 23rd, 2012

Dunque succede che a Roma, nell’anno di grazia 2012, si siano verificate incursioni di formazioni neofasciste in alcune scuole: due ieri e tre oggi, blitz a gogò con tanto di fumogeni e parapiglia. Richiesto un commento sull’accaduto oggi il sindaco della Città Eterna, Gianni Alemanno, così risponde: “Mi sembrano manifestazioni tra il violento e il puerile”.

Ora, mi scusi Alemà, ma tra violento e puerile c’è il mondo intero: che la consuetudine con un dizionario in simili frangenti è sempre consigliabile. Lui lo spiega così: “Da un lato queste cose possono degenerare in cose piú gravi di un fumogeno” e “non è ammissibile entrare in un edificio pubblico con il volto coperto. Dall’altro sono puerili perchè non si può pensare di protestare con simili azioni”. Ma il punto è questo: lei deve decidere da che lato stare, credo.

Poi prosegue: “Tutto è finalizzato ad avere un titolo sul giornale quindi l’invito è quello di non dare troppo spazio a queste manifestazioni fatte da gruppetti di persone”.

Qui, mi scusi , ma non la seguo proprio più, perchè lei queste cose le ha dette da Cracovia, dove si trova per il viaggio della Memoria. E forse  è proprio la memoria che spesso non ci soccorre: perché, nel luogo nel quale si trova, tutto ebbe inizio da alcuni gruppetti di persone che tali erano prima di diventare grupponi. Poi plotoni e anche eserciti. E, vedi poi quanto sono importanti le parole, sui campi nei quali sterminarono i prigionieri c’era scritto “Il lavoro rende liberi”. Pensi se qualcuno si fosse accontentato di quella spiegazione e avesse ritenuto di non interferire con i processi produttivi.

Basta un po’ di zuckercoso

Monday, October 22nd, 2012

Raccontarvi che caspita di weekend è stato quello che per me non è ancora passato nonostante sia quasi passato pure il lunedì è impossibile. Dunque, sostanzialmente, nel prolungamento che questo blogghe ci ha sui socialcosi è successo che un nutrito gruppo di esponenti del supercalifragilismo di Zuckercoso si sia autoconvocato per quella che hanno chiamato “La Woodstock di Meri Pop”. Ora, la contea dell’Ulster ci perdoni, l’evento annunciato da mesi è stato dalla sottoscritta preso come un divertentissimo Festival del Cazzenger che al massimo si poteva svolgere sui numerosi gruppi di discussione aperti all’uopo sul sempresialodato Zuckercoso (la rima baciata è offerta dalla ditta). La data, scelta sempre a cazzenger, si è in seguito scoperto coincidere con il Giubileo della qui presente. Insomma, una cosa rispetto alla quale ad esplicita domanda di mia sorella

-Meripo’ che si fa per il tuo cinq sessant settant esimo?
mestamente risposi
-Ecchevvuoifare figlia mia, un dignitoso silenzio, che è la mia anagrafe il Paese più straziato

Per farvela breve, questi si so’ presentati sul serio. Da tutta Italia e anche dalla Padania.
Tutto il materiale 2.0, video, audio, iconico, scribacchinocompulsivo con punte di parossismo tali per cui gente ha dovuto disattivare le notifiche, altri anche il computer, cambiare residenza ed espatriare per non essere più raggiunto da qualsivoglia patologia supercalifragica, dicevo che tutta sta roba è già all’attenzione di Voyager, Indagare per conoscere, del Censis, di Csi, The Mentalist, Cold Case e la facoltà di Antropologia.

Un momento dello sbarco in Sicilia, Grillocefaunbaffo (Foto bedda Maria)

Ciò che mi preme qui sottolineare è che io, nell’ultimo compleanno rintracciabile prima di approdare nel virtuale mondo dei blogghe, dei Zuckercosi e degli Uccelletti de Twitter, avevo ricevuto ben 5 sms di auguri: mamma, papà, mia sorella, la mia unica amica Rita e uno che s’era sbagliato. Io è da tre giorni che cerco di ringraziere e disseppellirmi dalle 385 notifiche di auguri, 57 messaggi privati, 50 zuckercosici in carne e ossa più quelli rimorchiati strada facendo.

Mi guardo bene dallo spezzare una lancia in favore di Facebook e dei blogghe e dei 2.0 e del popolodellarete, no io voglio solo dire, e lo dico con l’autorevolezza dei miei insuccessi, che se io oggi non sto sotto a un treno ma sotto a un ombrello e volo, è colpa vostra. E se dovessi riassumere in una sola parola qual è stato il motore che mi ci ha mandata e ci ci ha portati io credo sia “meraviglia”: che in fondo questo la nostra Mary Poppins ci insegna a fare. meravigliarci. E non è per dire ma a Mary Poppins poi alla fine pure Platone je spiccia casa: “E’ veramente propria del filosofo questa situazione: il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia”. E del casino che ne è venuto dopo fino a Sex and the city (ve la ricordate Carrie Bradshaw nella sigla, si, quando l’autobus si impozzanghera e le inguacchia il vestito e lei vede il suo nome sulla fiancata e sobbalza di meraviglia?).

Ecco mo’ se dovessi farlo io un augurio a voi direi che è: fate come Platone e Carrie, meravigliamoci sempre, meraviglie.