Archive for the ‘Dire’ Category

You Pop, Parlami d’amore sbarca su Youtube e su Rep.it

venerdì, maggio 3rd, 2019

Parlami d’amore Meripo’ sbarca su Youtube e si piazza sulla home page di Repubblica (qui): il video oltre la siepe e oltre la carta. A Repubblica (e La Stampa e tutto il cucuzzaro e gruppo Gedi) sono degli spericolati.
Una parola al mese. A maggio è Leggerezza. Alleggeriamoci, amiche e amicimiei.
Alleggeriamo lo spirito e pure gli armadi.
Fatevi guidare nelle vie del Butting.
E ricordate che ciò che vale per il cambio armadi vale pure per il cambio-partner. 
Le Tre Regole dell’Armadio vi accompagnino sempre. Che da Marie Kondo a Meripo’ è ‘nattimo.

Verona non in mio nome. Figuriamoci nel Suo

mercoledì, marzo 27th, 2019

Quanto al Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona -che riunisce il movimento globale antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI- vorrei dire qualcosa relativa al capitolo divorzio.

Primo:
desidero qui e oggi ringraziare, da cattolica, tutte le parlamentari e i parlamentari che nel 1970 approvarono il divorzio, e tutte le italiane e gli italiani che votarono No al referendum abrogativo del 1974, prendendosi strali, improperi, anatemi, dileggi e scomuniche in ogniddove.
 
Secondo:
mai avrei pensato, a 8 anni, che per approvare quella legge qualcuno si stava prendendo mazzate -intellettuali ma altri finanche fisiche- per qualcosa che avrebbe restituito a me 40 anni dopo la libertà di scegliere.
 
Terzo:
garantire un diritto ad altri non significa doverne usufruire in prima persona. La vita è imprevedibile e un giorno vostro figlio potrebbe non essere nelle vostre stesse condizioni. Potrebbe, per capirci, non essere dalla parte dei forti ma da quella dei deboli, e aver bisogno di essere tutelato.
 
Quarto:
che convincimento etico-ideale è quello che ha paura della libertà di scelta altrui?
 
Quinto:
non esiste un divorzio “facile”, non ne esiste neanche uno alla “mi sposo tanto poi divorzio”. La legge attuale non rende facile il divorzio: rende, semmai, più dignitosa la giustizia.
 
Sesto:
divorziare è un dolore immenso. Che non passa mai. Ci vorrebbe un po’ più di misericordia, quando si giudica chi compie quella scelta.
 
Settimo:

siete lì a nome vostro. Non dei cattolici. Manco del mio. Figuriamoci del Suo.

 

When in trouble go chic. And Go in ogni caso

lunedì, marzo 11th, 2019

Mio padre oggi compie 86 anni, la maggior parte dei quali trascorsi a distillare a se stesso il piacere di vivere e i restanti a distillarci la conseguente saggezza appresane.

Colgo l’occasione per ricordarne una delle performance migliori, dalla quale è tratto lo slogan riassuntivo motivazionale di questo blog.

Reduce da qualche problema di salute, due anni fa, decide che anche mobbasta con le Terme di didoveandava e va a sopralluogare altrove. Il direttore del candidato nuovo albergo, molto professionale, lo accompagna, gli illustra e gli mostra. Lui zitto. Quell’altro parla, descrive, magnifica. A un certo punto…

-Direttore grazie ma in realtà io ho solo due domande per lei…

Quello lo anticipa e dice -Naturalmente sì, ha tutti i migliori professionisti dei servizi di cura vicini, comodi…

-Giovanotto, il barman

-Eehh?

-Il barman: voglio sapere com’è il barman. Ha esperienza? Il Cuba libre, ad esempio, come lo fa?

-Mi scusi e la seconda domanda?

-Il pianista. Avete un servizio di piano bar?

Ecco questo volevo dirvi, che mio padre è la migliore incarnazione di un principio salvavita al quale ho deciso di aderire: When in trouble go chic.(Trattasi di una variante dell’anglosassone When in trouble go big – Quando sei in difficoltà vai all’attacco)

In questo momento, ad esempio, lui sta stappando il Brunello di Montalcino che mi ha promesso per la cena di stasera. “Per brindare anche a tutti questi amici tuoi invisibili. Che però ci sono”.

Due cose sono infinite

mercoledì, gennaio 23rd, 2019

Dunque, oggi c’è questa copertina di Libero con un titolo che, davvero, mi imbarazza anche trascrivere ma che ormai la sappiamo comunque tutti e diamola per trascritta. Arriva dopo altri titoli ributtanti. E dopo quotidiane e variamente sparse e sperse dichiarazioni ributtanti. E anche dopo, cambiamo proprio tono, quella cosa che ancora gira del tizio di mezza età, francese, che dice un’ovvietà e cioè che il corpo di una donna di venticinque anni è meglio del corpo di una di cinquanta. Ma siccome ha un libro in uscita e non sa come caspita venderlo, la dice così, all’intervistatrice:  “Non potrei mai amare una donna di 50 anni. Le trovo troppo vecchie, forse quando avrò 60 anni ne sarò capace, allora una donna di 50 mi sembrerà giovane. Le 50enni per me sono invisibili, preferisco i corpi della donne giovani, tutto qua”.

Ora, in un mondo più avanzato, sia quei titoli che quelle dichiarazioni che la questione del poverino che deve vendere il libro potrebbero essere archiviate al più con un moto interiore di profondissima pena per tutti costoro. Dice ma in un mondo avanzato magari manco esisterebbero. E no. Perché nonostante l’avanzamento ci sarà sempre quella spada di Damocle di Einstein che comunque incombe, secondo la quale

“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”.

In ogni caso pensate, anzi sognate: sognate per un attimo il momento in cui Libero, i minus habens, il francese e associati esternano le loro cialtronate e non succede nulla. Passano i titoli in rassegna stampa e nulla. Ma nulla nulla. Non una reazione, non un articolo, non una dichiarazione. Non un’alzata di sopracciglio.

Ecco. Lo sentite questo suono ovattato e lontano? Il tonfo di una cosa miserabile nel vuoto.
Sarebbe impagabile.

Sì, due cose sono infinite. E una, purtroppo, sono ancora i titoli di Libero.

Stiamo freschi

mercoledì, agosto 1st, 2018

Iniziare cercando l’amore eterno e finire anelando il Pinguino De Longhi.
In sintesi il segreto della vita: tenere basse le aspettative e alta l’aria condizionata.

La rivoluzione degli educati

martedì, luglio 31st, 2018

“La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati”.

Auguri a Franca Valeri.

E a tutti gli educati.

 

Mo’ basta

lunedì, luglio 30th, 2018

Diceva Nelson Mandela che “Nella vita di qualunque Nazione viene sempre il momento in cui restano solo due opzioni: arrendersi o combattere”.
Credo sia arrivato quel momento. Il momento della seconda.

Il ponte

giovedì, giugno 14th, 2018

Aula universitaria interno giorno, ora di matematica, si spiegano le equazioni. Assistono studentesse e studenti che si preparano ad essere futuri insegnanti elementari. Al termine un’allieva si avvicina al Professore

-Scusi Prof ma perché dobbiamo studiare cose così complesse visto che poi andremo a insegnare prevalentemente addizioni e sottrazioni?

-Mi perdoni, mia cara, in questo periodo sta forse leggendo libri di letteratura italiana?

-Si, certo Prof

-E perché lo fa, visto che andrà ad insegnare prevalentemente l’alfabeto?

Questo aneddoto, che riguardò e mi raccontò il professor Pi, mi è tornato in mente leggendone un altro, riguardante un Professor Hamilton, americano.

-Una ragazza mi ha detto: farò la stilista. Perché devo imparare l’algebra?
Hamilton chiama uno scienziato cognitivo (addirittura), Dan Willingham e gli chiede

-Già, perché i liceali studiano l’algebra?

e il collega gli risponde

-“Perché l’algebra è ginnastica per il cervello.Esiste però una ragione più importante: l’algebra è il modo in cui insegniamo al cervello ad applicare il pensiero astratto a cose pratiche”. “E’ il ponte, in altre parole -specifica l‘autore del libro in cui è raccontato– tra il mondo platonico delle forme idealizzate e il mondo caotico in cui viviamo. Gli studenti e noi tutti abbiamo bisogno di quel ponte”.

E dunque: non è importante l’algebra ma è quel ponte ad essere importante. E’ la bussola che possiamo usare per orientarci nel mondo.

Da giorni leggo molto scoramento per il fatto che, in cruciali posti di governo, sono state messe persone senza titoli e senza preparazione. E leggo molti: cosa ho studiato a fare? Perché tanti anni a studiare quando bastava non farlo per essere nominati sottosegretari?

Sono molto e spesso scoraggiata anche io. Ma mai pentita di aver studiato. E di essermi schiantata sull’algebra per anni. Però alla fine ho imparato ad attraversare quei ponti. E sì preferisco essermi schiantata sull’algebra anzichè al suolo cadendo dal burrone perché il ponte non lo sapevo usare.

Vorrei che tutte le persone chiamate a decidere le sorti anche mie fossero obbligate a costruirselo quel ponte. Vorrei che fosse obbligatorio superare esami di accesso a qualsiasi posto di responsabilità. Ma chi su quel ponte quotidianamente ci cammina sa che non ci rinuncerebbe mai, non ci rinuncerebbe più. Anche mentre guarda sconfortato tutti quelli che volteggiano spensierati sul ciglio del burrone.

 

Ponte neozelandese facile (la foto del difficile non c’è, mi stavo reggendo)

Elenco delle cose che ho imparato da mia nonna

mercoledì, maggio 30th, 2018

Nello smarrimento generale c’è chi cerca conforto nella fede, chi nella filosofia, chi nella Nutella. Io, dopo aver passato in rassegna i primi tre, avendo dovuto sospendere anche la somministrazione della terza, se ancora vacillo cerco conforto nelle mie nonne. Ed è dunque oggi, nel bel mezzo di questo invincibile casino, che credo sia ora di rispolverarne l’elenco.

Elenco di alcune cose che ho imparato da mia nonna che era sarta, devota, curiosa e aveva finissimi capelli bianchi e la quinta elementare.

-Sii sempre in ordine, non si sa mai

-Quando si è a posto con capelli e scarpe il grosso è fatto

-Bisogna sapere almeno attaccare i bottoni e fare gli orli

-Tieni sempre al tuo corpo: è lo scrigno dell’anima

-Colazione da re, pranzo da principi e cena da povero

-Studiare è meglio che non studiare

-Indipendentemente da quanto hai studiato leggi i libri

-L’amore passa, il marito resta e quello su misura -al contrario dei vestiti- non esiste

-A volte sanno più i genitori di te quale si rivelerà il marito giusto

-La fede in Dio va e viene. Tu, in ogni caso, prega

-Non cercare di sapere prima quali prove dovrai affrontare: penseresti di non farcela

Dove tutto è finto ma niente è falso

giovedì, maggio 17th, 2018

La prima volta in cui sentii parlare di Freddie Mercury vi è ormai leggendariamente nota. La prima volta in cui sentii parlare, invece, delle potenzialità di un certo caspita di internet fu nel lontano nonmiricordo quando il mio Direttore -che ormai mi aveva perdonata per la questione Mercury- un giorno mi disse che a Bologna era nata “una cosa” fatta molto bene che metteva in comunicazione tutti i cittadini con i servizi della città. Mi ci inviò per due giorni. Due giorni indimenticabili. A base di tortellini e di torri e di aceto balsamico e sì pure di questa cosa che si chiama Iperbole.

Ora, siccome la vita è un po’ come certi amori che fanno dei giri immensi e poi ritornano, capita che a Bologna mi ci riporti dopodomani questa caspita di Internet che però stavolta mi ci porta non come giornalista ma come co-autrice di testi teatrali. Vedi un po’ che mi doveva capitare dopo Freddie.
-Meripo’ ma come t’è venuto in mente mo’ di scrivere i testi teatrali?
Eh e che vi devo dire certe volte il cambiamento arriva e non gli interessa se sei pronto o no, quello arriva.

Per l’occasione il testo sarà “La storia di Google”, quarantacinque minuti a conclusione dallo StartUp Day organizzato dall’Università di Bologna per aiutare studenti e laureati ad avviare con successo le loro idee imprenditoriali. Quarantacinque minuti in cui Tiziana Sensi, regista e attrice, darà il meglio di sé, di me e di tutti quelli che hanno contribuito a questa cosa che insomma se potete voi andateci e poi mi dite. No, io stavolta fisicamente non potrò esserci. E non immaginate come vorrei. Però ci sono Andrea Dotti, che è l’inventore di Companies Talks e del format e di tutto questo cucuzzaro nonché il mio Grazie numero uno (e la lista però è lunga e piano piano ve la svelerò), e ci saranno anche un sacco di persone fighe (Lorenzina, mi raccomando eh che mo’ gli onori di casa li fai da casa) che non vi faranno sentire affatto la mia mancanza e se non vi piace potete protestare con loro.
Poi la settimana prossima invece vi aspetto a Roma e lì si che ci sarò ma ve ne parlo più in là che sennò voi vi dimenticate.

Allora, ricapitoliamo:
Sabato 19 maggio ore 18:15 Palazzo re Enzo Bologna, “La storia di Google”.
E benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso.
(Giggino Proietti)