Archive for the ‘Dire’ Category

Quello che non ho

mercoledì, aprile 1st, 2020

Non ho un terrazzo perché -A Roma vivo sempre fuori
Non ho Netflix perché -Vado direttamente al cinema
Non so cucinare perché -Vado dalle amichebbrave checcucinano
Non ho coabitanti perché -L’amoreventualmente funziona solo a distanza
Non ho figli perché le idee migliori mi vengono se passeggio da sola
Non ho manco cani perché Ci manca solo uscire per portarlo a spasso

Poidice la lungimiranza, Fabrì.

8 marzo

domenica, marzo 8th, 2020
Un pensiero grato alle madri che stanotte hanno scoperto di avere educato figli che sono prima di tutto cittadini responsabili. (Anche i padri, ove abbiano collaborato).
Cioè quelle -lo specifico nzesammai- che si son sentite dire “Resto qui e non mi muovo”.

Di cosa abbiamo veramente paura

martedì, marzo 3rd, 2020

Penso alla mia amica Sara. Che è partita un mese fa e rientrerà domani in Italia. E’ andata in un posto molto bello, a lavorare, un posto pieno di sole e di programmi di sviluppo da coordinare. Quando è partita, un mese fa, era lei che atterrava da loro per portare aiuti. Poi ieri un medico locale tutto bardato ha bussato alla sua porta. L’ha interrogata, le ha misurato la febbre e l’ha visitata. E lo ha fatto perché è “italiana”. Me lo ha scritto lei ed è da ieri che mi si è stretto il cuore pensando a Sara e immagino come si sia stretto anche il cuore di Sara.

Cara Sara, domani, quando atterrerai,  troverai un Paese cambiato, spaventato, diffidente, smarrito. Rientrerai in un’Italia in cui è sconsigliato darsi la mano, abbracciarsi, baciarsi. Sentirai spesso odore di alcol e l’Amuchina è inodore altrimenti sentiresti anche quella. Rientrerai in un Paese più sterilizzato, nell’igiene e nei sentimenti. Perché anche il contagio della paura è velocissimo.

Domani rientrerai in un Paese in cui una mattina ci siamo alzati e ci siamo scoperti tutti più spaventati. E soli. E forse è di questo che abbiamo più paura: di essere lasciati da soli. E’ che non siamo più abituati a non sapere, a non controllare, a non avere in mano la situazione, a essere in ostaggio di cose sconosciute. Che è un po’ uno smarrimento simile a quello che ci viene quando ci innamoriamo, quella paura che scorre silenziosa ma presente sotto la felicità. La paura di quello che ora c’è ma potrebbe non esserci più. La paura di perdere tutte le cose che davamo per scontate e che per questo ci sembravano senza molta importanza.

Cara Sara, ieri ho pubblicato una storia, una storia d’amore, quella fra Marina Abramovich e Ulay: ha battuto il record di tutto quello che ho pubblicato finora. E ho pensato che ieri -e oggi- avevamo bisogno proprio di questo: di credere ancora. Di credere ancora in qualcosa di così impalpabile ma anche di così concretamente avvertibile come l’amore. Che lui -l’amore- non aspetta che noi gli si apra le porte: lui le sfonda e si piazza. Avevamo bisogno di stringerci insieme attorno a qualcosa. Di stringerci col pensiero, certo. Che ora ci consigliano di stringerci solo così. Proprio ora che invece avremmo bisogno di un bell’abbraccio stropiccioso.

E io però a pensarci mi sono sentita meglio. Mi sono detta che dai, se abbiamo ancora voglia di credere all’amore, e di farlo insieme, non tutto è perduto. Ecco, Sarè, pensa come stiamo.

Dai, su. Ti aspettiamo. E lavati spesso le mani.

Le Cinque

lunedì, febbraio 17th, 2020

Le cinque fasi dell’amore:

Attrazione
Innamoramento
Esplosione emozioni
Disillusione
Mi prendo un gatto

#Giornatadelgatto

 

Brave a letto

giovedì, dicembre 12th, 2019

Prosegue il dibattito scatenato da un quotidiano italiano a seguito della fiction su Nilde Iotti sulla presunta “esuberanza delle emiliane a letto”. Concita De Gregorio, chiesto al Direttore del giornale cosa intendessero per “essere brave a letto” non ha comprensibilmente ottenuto risposte. Per altre vie, provando a cercare su Google, alla locuzione “essere brave a letto” otterrete circa 9.290.000 risultati.

Dice Meripo’ ma mo’ perché te ne occupi? Me ne occupo perché la curiosità di cosa un uomo intenda con l’espressione “brava a letto” l’ho sempre avuta e mai è stata soddisfatta. Al contrario ho quasi sempre sentito uomini accusare donne di non esserlo per ritorsione: ovvero quando sono stati piantati malamente, quando le cose non hanno funzionato per loro o mentre erano in preda a rivendicazioni -anche legittime per carità- su altri piani. Il modo in cui la rabbia di una lite a un certo punto si incanala è anche quella del “non eri manco brava a letto”.

Io non dubito che in tutti questi casi essi, gli uomini, avessero ragione nel rimproverare una performance poco entusiasmante. Il punto perdonatemi però è: ma, esattamente, cosa vi ha fatto credere che dipendesse solo da lei? Lo chiedo soprattutto alla luce del fatto che, in linea di massima, e senza voler con questo sottovalutare il problema della frigidità femminile, mentre l’uomo è riuscito ad arrivare sulla luna, nei segreti del genoma, in quelli dell’universo e della fisica quantistica, ebbene pare che ancora stenti ad arrivare al punto G.

Non vorrei infine scomodare Harrytipresentosally ma, insomma, ci siamo capiti, credo, Direttore.

Burioni, l’omeopatia e Julio Iglesias

giovedì, novembre 14th, 2019

La premessa la faccio sempre: Roberto Burioni è mio amico. Da prima che fosse il Torquemada della trivalente. A lui rimprovero solo una dissennata fede laziale. L’avvertenza è necessaria perché ogni volta che parlo dei suoi libri con entusiasmo voi siate autorizzati a pensare che ciò sia dovuto o all’ansia di fare una marchetta o a quella di compiacerlo.

Ed è stato con sollievo che stavolta mi son detta Oh finalmente ne posso parlare malissimo. Perché stavolta Burioni il libro l’ha scritto contro l’omeopatia. E chi di noi, nella vita, non potrebbe testimoniare di aver fatto ricorso con successo alla Nux Vomica 6ch? O, già che siamo in periodo pre-influenzale, all’Oscillococcinum? 

Mi preparavo dunque, finalmente, a remargli contro quando, ingurgitando le sue 200 pagine di “Omeopatia, bugie, leggende e verità” a un certo punto ho pensato che si fosse, lui, bevuto il cervello. Perché, narrando del felicissimo caso risolto di una donna affetta da una grave depressione che le stava rovinando la vita, Burioni scrive che il preparato omeopatico grazie al quale è guarita conteneva una diluizione infinitesimale di… Muro di Berlino. Ve lo ripeto: granulini contenenti acqua e Muro di Berlino. E ce ne sono che contengono infinitesimali diluizioni anche di Vallo di Adriano e di Grande Muraglia Cinese.

Perché se “il simile cura il simile” (dal greco hòmoios -simile- e pàtheia suffisso legato a pàthos che significa “malattia”, scusate non trovo gli accenti giusti su sta caspita di tastiera), cosa può guarire le persone oppresse, bloccate, ostacolate nei loro desideri,  meglio del Murodibberlino?

Ma ci sono prodotti anche a base di diluizione di tasso (sì, proprio l’animale e non voglio sapere perché ma tra i vari effetti ha quello di indurre un “notevole desiderio sessuale”), di diluizione della nave Helvetia (affondata nel 1887 in una baia gallese), di diluizione di colori, di diluizione del Fa -sì la quarta nota musicale- (come la catturano? Boh), diluizioni di Sole (“il rimedio si ottiene esponendo il lattosio ai raggi solari e rimestandolo con una bacchetta di vetrofinché non raggiunge la saturazione. Saturazione di cosa? Non fate i difficili”).

E ancora diluizioni di Luna, di vuoto cosmico e…. basta, io mi fermo qui.

I prodotti omeopatici contengono “il nulla addizionato alla nostra suggestione”, dice Burioni a noi 600 milioni (oltre 100 milioni in Europa), seguiti da 500mila medici omeopati. E quando abbiamo in mano un prodotto omeopatico a una diluizione di 15CH per bere una singola molecola di principio attivo “dovremmo ingurgitare un’intera piscina olimpica da 50 metri”. E in quelle da 30CH bisognerebbe “bere un quantitativo pari a 100 miliardi di volte la massa della Terra”.

Ero lì, inebetita e incredula da giorni, su queste cifre dell’ingurgitamento di piscine quando domenica scorsa ho ascoltato un intervento di Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita, che le ha ripetute per filo e per segno. E lei credo non sia neanche della Lazio.

Certo avrei voluto dire a Elena Cattaneo che effettivamente io a volte mi sono sentita meglio, dopo aver assunto, forse, la diluizione di Diptyque Do Son, il mio profumo preferito, che magari a poterci fare il bagno.

Ma qui la risposta per me ce l’ha purtroppo il mio amico Robertoburioni:

-Meripo’, sei guarita perché in quei casi saresti guarita lo stesso da sola, quindi anche ascoltando un disco di Julio Iglesias

Qualcosa che non contiene nulla ma della quale crediamo di aver bisogno e che per ciò stesso ci fa stare meglio. L’omeopatia, altra grande metafora dell’amore.

E allora amiche e amicimiei, ascoltiamoci “Se mi lasci non vale”, che avevo giusto voglia di Nux Vomica.

Fabiola Gianotti, particella di Dea, riconfermata al Cern fino al 2025

mercoledì, novembre 6th, 2019

Dirige il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle ed è la prima donna in 60 anni a farlo. Eccola qua, sulla copertina che le dedicò Time

Fabiola Gianotti

Fabiola Gianotti classe 1960, è stata appena riconfermata alla guida del Cern fino al 2025.
E siccome la vita è, oltre che bella, anche molto autoironica, la sua riconferma arriva mentre la rivista Quantitative Scienze Studies ha annunciato che pubblicherà un articolo di Alessandro Strumia, scienziato già allontanato dal Cern di Ginevra perché in un convegno dichiarò che  “la fisica è stata costruita dagli uomini”. Invitando le donne a “non lagnarsi perché non sono discriminate” e sostenendo che nella scienza “non si entra con un invito”.

Infatti, oggi, è a lei che è stato chiesto di restare alla guida del Cern.
A conferma del fatto che Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana. Ma della prima non si è ancora sicuri.

Fabiola Gianotti che da ragazza legge la vita di Marie Curie e trasforma la passione per le materie scientifiche e per la Fisica nel suo lavoro e nella sua vita. Nel 1984 si laurea alla Statale di Milano con indirizzo sub-nucleare: è lo stesso anno dell’assegnazione a Carlo Rubbia del Premio Nobel. Decide a quel punto di iniziare un dottorato di ricerca sulle particelle elementari. Nel 1987 entra a far parte del CERN di Ginevra.

Comincia a lavorare sull’argon liquido e parteciperà con altre migliaia di studiosi all’esperimento Atlas insieme a fisici di tutto il mondo, ritenuto ancora oggi il più grande esperimento scientifico della storia.

Ed è proprio in veste di portavoce dell’esperimento che nel luglio del 2012 rende noto al mondo che è stata osservata per la prima volta una particella compatibile con il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, cioè tipo la colla che tiene insieme l’Universo (mi scusi l’utenza per la sintesi).

Nel novembre del 2014 viene scelta dalla 173esima sessione del consiglio del CERN per la carica di direttore generale, diventando così la prima donna nella storia a vedersi assegnato questo incarico.

Noi con lei, invece, abbiamo scoperto che sì, la scuola italiana è incerottata e l’Università chevelodicoaffare ma alla fine i nostri cervelli e le nostre cervellesse danno lustro al mondo.

Perché Fabiola Gianotti, fra le altre cose, è stata una delle sette donne -l’unica italiana- copresidenti del World Economic Forum di Davos 2017 per discutere delle grandi sfide che il mondo dovrà affrontare.

“La conoscenza, come l’arte -ha detto una volta- è un bene che appartiene all’umanità”. E una parte importante di quella scientifica oggi porta il nome di una donna. Di una donna italiana.

Fabiola Gianotti Cern

Lessico famigliare

mercoledì, ottobre 23rd, 2019

-Chiarè ma com’é andata poi la verifica di scienze?
-Zia, la prof è mancata
-Oddio, ma così all’improvviso, ma quanti anni aveva?
-Ma zia… nel senso che non é venuta a scuola!

Abbattetemi pure

La rivoluzione degli educati

mercoledì, luglio 31st, 2019

“La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati”.

Auguri Franca Valeri.

E a tutti gli educati.

Agosto, partner mio non ti conosco, anzi ti lascio proprio

giovedì, luglio 25th, 2019

L’amore è con noi. Ma la statistica no. E agosto, signore e signori miei, pare sia il mese in cui ci si lascia di più. Agosto è o non è il mese della vacanza? Che non a caso etimologicamente significa “essere privo di titolare”. Agosto è mese vacante. Perché succede? Prego la regìa di agevolare il contributo video (e alla regìa c’è la splendida Cinzia Lucchelli mica pizzeffichi)

(Comunque alla fine, pensateci, per certi viaggi accade ciò che succede per certi amori: bellissimi prima, terribili durante, piacevoli da ricordare quando finiscono, guardando le foto con un sospiro di sollievo). Aloha, genti vacanti. (qui su Repubblica e qui sotto su Youtube)