Archive for the ‘Dire’ Category

Occidentali’s calma

venerdì, febbraio 17th, 2017

Credo nell’arte come metodo di risoluzione delle controversie e di guarigione dagli amarezzismi. Cosicchè ieri, vistosi che il periodo gli è molto alto nell’indice del dimerdismo, ho accettato l’invito di una delle mie archeognok e mi son diretta alla Galleria Corsini ove sono in mostra anche due gioielli di Daniele Da Volterra, solitamente chiusi in casa dei conti Pannocchieschi d’Elci di Siena, faldone Serpelloni Mazzanti Viendalmare.

Ed è stato così che, mirando interminati spazi di fronte alla Madonna col Bambino, mi è sovvenuto se non l’eterno certamente sovrumani silenzi e profondissima quiete.

Questo Daniele da Volterra, pur amico di Michelangelo, non esitò a infilar braghe a mezzo del suo Giudizio Universale quando il Concilio di Trento sconfinò nella censura artistica delle impudiche nudità. Per questo, da allora, è detto il Braghettone. Eppure, in questa Madonna col Bambino, la tetta ancillare gli fuoriuscì bel bella e colà rimase.

Danilo da Volterra Madonna

Danilo da Volterra, Madonna col Bambino, Galleria Corsini

Segno che mai nulla è per sempre. E che comunque vada panta rei. And singing in the rain (paracit).

Credo nell’arte come metodo di risoluzione delle controversie, dicevo, interne ed esterne. Credo cioè che certuni scazzamenti, opportunamente allocati, potrebbero avere esiti diversi. Intendo dire che sotto la volta scrausa di un’affrettata rigenerazione urbana gentrificata il girodiscatolismo troverebbe ulteriori motivazioni a josa, sotto a quella della Cappella Sistina no e, schiacciati dalla magnificenza michelangiolesca, anche i più feroci propugnatori del muoiasansonismo sarebbero costretti alla resa. Per cui, ad esempio, convocherei i mondiali contendenti non all’Onu ma nella Camera degli sposi.

Danilo da Volterra Isaia

Daniele da Volterra, Elia nel Deserto, Galleria Corsini

Che anche l’arrendersi può diventare soave se l’antagonista, in luogo di Mario, diventa Michelangelo.

E dunque, ora e sempre, rifugiamoci nell’immensità. E se a qualcosa dovete arrendervi fatelo lì.

Arrendersi al più grande no. Arrendersi alla grandezza sì.

(Andate, andate fino al 7 maggio. La mostra è curata da Barbara Agosti e Vittoria Romani. Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Corsini, Via della Lungara 10, Roma)

Il quarto stato

martedì, ottobre 4th, 2016

Gli stati a noi più familiari della materia sono quattro: solido, liquido, gassoso e sfigato.

nobel-fisica-einstein

Il Nobel per la Fisica a Einstein

La formula

lunedì, luglio 11th, 2016

In concomitanza con un matrimonio che lèvati avvenuto nel uichendo e in osservanza al ripasso dei fondamentali amorosi, che ci vuole sempre, mi è qui gradito narrarvi di quando la mia amica Silvia si doveva sposare. Lo zio, medico condotto, aduso a vederne di tutti i colori, la sera prima delle nozze andò a trovarla e le disse

-Sirviè belladezzio se vuoi che il matrimonio duri c’è una sola cosa che non dovrai mai fare. Potrà capitare che lo tradirai, che cercherai la casa come piace solo a te, che lo imbroglierai su qualcosa, che gli porterai la suocera in casa… so’ tutte cose alle quali alla fine l’uomo s’abitua, ce passa sopra.

-E vabbè zio allora qual è la cosa che non dovrò mai fare?

-Nun je devi rompe li cojoni

Soughton HallWedding Photography By Ashton Photography www.ashtonphotography.co.uk

I dieci stadi dell’amore

martedì, giugno 28th, 2016

A proposito dei recenti risultati divorzili oltreManica, dei recentissimi tifi a sfregio in onore di Geysercity e a chitemmuorto per Albione e dunque anche a proposito di stadi, ritengo utile dare una rinfrescata all’utenza riproponendo la

Classificazione in scala Pop dei dieci stadi dell’amore:

1 Che stronzo
2 Che dannatissimo stronzo
3 Apperò
4 Granfico
5 Mio
6 Stronza
7 Che dannatissima stronza
8 Suo
9 Stronzo
10 Che dannatissimo stronzo

Islanda haka

London calling

mercoledì, giugno 22nd, 2016

Restate. Ma imparate a usare il bidet.

Remain

Lampedusa, femminile singolare

martedì, giugno 21st, 2016
Serenamente e pacatamente e senza nulla togliere a quelle appena elette ma quanto a sindache è vero che non ce ne sono a frotte ma no, non siamo all’anno zero.
 
Se fosse troppo vintage citare Rosa Russo Jervolino (e vi assicuro che non lo è) a Napoli o Elda Pucci a Palermo, vorrei approfittare dell’ondata di interesse e fare un minuto di caciara (dopo troppi di silenzio) per Giusi Nicolini che a Lampedusa sta buttando il sangue da quattro anni senza aver suscitato neanche un dibattito su come chiamarla.
 
E che così si presentò poco dopo l’elezione:
 
“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile”.
 
E auguri a tutte. 
Giusi Nicolini

Giusi Nicolini sindaca di Lampedusa

Qualcuno gli spieghi

lunedì, giugno 20th, 2016

Qualcuno gli spieghi che no, non è che lei è tua moglie. E’ che, eventualmente, tu sei suo marito.

Marito scrive a Raggi

Nuntareggheppiù

venerdì, giugno 3rd, 2016

Uno psicologo stava spiegando come gestire meglio lo stress. A un certo punto sollevò un bicchiere d’acqua e chiese

-Quanto credete che pesi questo bicchiere d’acqua?

Le risposte furono varie e lo psicologo replicò:

-Il peso assoluto non conta: dipende dal tempo per cui lo reggo. Se lo sollevo per un minuto, non è un problema. Se lo sostengo per un’ora, il braccio mi farà male. Se lo sollevo per tutto il giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato. In ogni caso il peso del bicchiere non cambia. Ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa

Infine disse:

-Gli stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua. Se ci pensate per un momento, non accade nulla. Pensateci un po’ più a lungo e inizieranno a far male. E se ci pensate per tutto il giorno, vi sentirete paralizzati e incapaci di far qualunque cosa.

P.S
La presente per dire che, quindi, invece di limitarci a tracannare Xanax è bene iniziare ad accannare i nostri contigui indigesti e pesanti. Nuntareggheppiù

 

Bicchiere d'acqua

Caro amore, ecco perché ti lascio andare

mercoledì, aprile 13th, 2016

Caro amore,

Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.

Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.

Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.

Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.

E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia.

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe

Signori, l’addio di Kobe Bryant al basket. Stanotte. E no, non sta parlando solo al pallone.

(l’integrale della lettera è qui)

Le case di Giulio

martedì, marzo 29th, 2016

E’ stato sulla via del ritorno da Cervignano e dal parco archeologico di Aquileia che Franca a un certo punto prima ha preso una strada poi ha fatto inversione (regolarmente, marescià, regolarmente) e mi ha detto

-No, Meripo’ prima andiamo a Fiumicello

E così siamo arrivate in un ameno paesino, Franca ha accostato su una piazzetta e mi ha detto

-Queste sono le case di Giulio Regeni

Sono scesa e ho iniziato a vedere, ovunque volgessi gli occhi, striscioni gialli dappertutto, appesi al Comune, vicino alla Chiesa, dai balconi, sulle siepi, con la scritta “Verità per Giulio Regeni”. Un’unica distesa di giallo. E non solo a Fiumicello.

Fiumicello

Fiumicello

E striscioni e striscioni ci hanno accompagnate ovunque, come un infinito guard rail, finché siamo uscite dal paese.

Poco fa al Senato la mamma e il papà di Giulio hanno tenuto una conferenza stampa, insieme al loro avvocato e a Luigi Manconi. Non ho figli e non posso neanche immaginare che strazio innaturale debba essere per un genitore perdere un figlio. Perderlo così.

“Da mamma ho pianto pochissimo, io che ho pianto anche ascoltando canzoni in macchina”, ha detto a un certo punto. “Vedo i suoi occhi che chiedono “che mi sta succedendo?” e ciò che mi fa più male è lui che capisce che una porta non si aprirà più”. Il resto vorrei che, se non ne avete avuto modo, lo ascoltaste.

Dico solo che ci sono risposte che si devono a chiunque. Ma si devono ancora di più quando lo sconfinato dolore parla con simili dignità e fermezza.

A casa di Giulio aspettano la verità. Tutte le case di Giulio aspettano la verità. Compresa quella di ciascuno di noi.