Archive for the ‘Via con l'Avvento’ Category

Via con l’Avvento/ E’ nato, si dice. Pierangelo Bertoli

Monday, December 24th, 2012

di Ramerrez

E’ nato a Sassuolo, nel pieno dell’Emilia, dove hanno inventato le piastrelle. E’ morto troppo presto perché è  nato troppo presto, nel 1942: non avevano ancora scoperto il vaccino contro la poliomielite che sarebbe arrivato solo dieci anni dopo. A tre anni questa terribile malattia lo colpì e lo costrinse per sempre in carrozzella. Questo non gli impedì tuttavia di vivere una vita breve, ma intensa. L’impegno politico, una moglie amata e tre figli, la chitarra da autodidatta ed un amico che aveva suonato la chitarra con Caterina Caselli negli anni 60 quando era il casco d’oro degli italiani. Intanto la bionda cantante era diventata la moglie di un discografico importante, e lo convinse a scritturare questo sconosciuto per incidere il suo primo LP, “Eppure soffia” che uscì il giorno del suo trentaquattresimo compleanno, come dimostrato dalla carta d’identità che compare nella copertina del disco. Era novembre, e qualcosa sul Natale ci stava.

Infatti nel disco c’è anche questa canzone, che ci ricorda che stanotte è Natale persino in galera, e dentro alle case di cura. Per non farci dimenticare che domani, dopo la festa, la vita ritorna più dura. Ed in effetti ha ragione, perché nella notte di Natale, mentre baciamo quelli che ci passano accanto, non possiamo proprio dimenticarci di chi è più sfortunato di noi.

Perché se non pensiamo a loro, che Natale è?

Allora è arrivato Natale, Natale la festa di tutti,

si scorda chi è stato cattivo, si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici, scopriamo che c’è il panettone
bottiglie di vino moscato e c’è il premio di produzione.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
C’è l’angolo per il presepio e l’albero per i bambini
i magi, la stella cometa e tanti altri cosi divini
i preti tirati a parata la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano, insomma è un giorno di festa.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
È festa persino in galera e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico o quelli che passano accanto
o l’asino dentro la greppia Natale il giorno più santo.

Via con l’Avvento/ The Jackson 5, Maya scansatevi

Friday, December 21st, 2012

di Ramerrez

Non è possibile neanche immaginare le feste senza Babbo Natale, questo simpatico signore barbuto e bonario che entra di nascosto nelle nostre case e riempie i bambini di doni. Talvolta sono trenini, bambole, giochi elettronici e piste in miniatura. Altre volte, per motivi imperscrutabili, sono il genio, la bellezza, un talento senza precedenti.

E’ vero che poi i bambini crescono, e alcuni di questi doni bisogna restituirli mentre altri non portano tutta quella felicità che facevano presagire, che magari uno ci ripensa e dice che era meglio che Babbo Natale se ne fosse rimasto in Lapponia con le sue renne e con i suoi regali. Però il mondo è più bello perché ci sono questi doni. Anche perché senza quei doni chi la canterebbe questa canzone? Per cui Babbo Natale è meglio che ci sia.

Perché senza Babbo Natale che Natale è?

Oh, what a laugh it would have been
If Daddy had only seen
Mommy kissing Santa Claus last night
He saw Mommy Santa Claus
I did! I really did see Mommy kissing Santa Claus
And I’m gonna tell my Dad
Then I saw Mommy tickle Santa Claus
Underneath his beard so snowy white

Oh, what a laugh it would have been
If Daddy had only seen
Mommy kissing Santa Claus last night

Via con l’Avvento/Quello anche di quando non è “buon”

Thursday, December 20th, 2012

di Ramerrez

E che è facile dire “buon Natale” ma come si fa quando il Natale non è buono? Perché in questo periodo si dovrebbe essere obbligatoriamente allegri  ma non è che la vita è sempre così buonissima. I dispiaceri, le preoccupazioni, i ricordi magari di tempi belli che adesso non ci sono più arrivano malauguratamente anche nel pieno dei giorni natalizi. E allora cosa fare?. Lasciare perdere? Intristirsi? Rimandare tutto a Pasqua?

Neanche per idea. Basta fare diventare più leggero il nostro cuore, pensare che per quanto abbiamo perso ancora abbiamo moltissimo, appendere una stella nel ramo più alto e di colpo i nostri guai sembreranno lontani e li perderemo di vista.

Se ancora non basta, allora prendiamo un disco di Diana Krall, una bellissima pianista dalla voce dolce e suadente, accendiamo una candela, ci versiamo un bicchiere di buon vino e a quel punto nulla potrà impedirci – anche in mezzo ai guai più terribili – di avere un piccolo, piccolo, piccolo felice Natale tutto per noi.

Perché se non è felice, che Natale è?

Have yourself a merry little christmas
Let your heart be light
Next year all our troubles will beOut of sight
Have yourself a merry little christmas
Make the yule-tide gay
Next year all our troubles will be
Miles away
Once again as in olden days
Happy golden days of yore
Faithful friends who are dear to us
Will be near to us once more
Someday soon, we all will be together
If the fates allow
Until then, well have to muddle through somehow
So have yourself a merry little christmas now.

Via con l’Avvento/ Mele Kalikimaka (Buon Natale) e aloha

Wednesday, December 19th, 2012

di Ramerrez

E certo che Natale è la neve la slitta i pupazzi ed il freddo e tutto questo l’abbiamo già detto. Ma non dobbiamo scordare che in qualche punto del mondo, magari molto lontano da qui, anche in pieno dicembre è molto caldo, e si va al mare. Cosa fare? Rinunciare al Natale?

Neanche per idea. Basta prendere una chitarra hawaiana, che praticamente è una chitarra messa in orizzontale con le corde molto più alte del normale e suonata con un tubetto di ferro nelle dita della mano sinistra per potere fare il suono glissato, e poi informarsi su come in quella caldissima isola che ha dato il nome alla chitarra suddetta si dice “buon Natale”.

Il nostro solito Bing Crosby (sentite che voce e che senso dello swing!), insieme alle Andrews Sisters, l’ha fatto e ci dice “mele kallikimaka”, che è il buon natale in hawaiano. Perché può mancare la neve, il ghiaccio, i pupazzi e pure gli abeti innevati, ma gli auguri ci vogliono a prescindere dal clima.

Perché senza auguri, che Natale è?

Mele KaIikimaka is the thing to say
On a bright Hawaiian Christmas Day
That’s the island greeting that we send to you
From the land where palm trees sway

Here we know that Christmas will be green and bright
The sun to shine by day and all the stars at night
Mele KaIikimaka is Hawaii’s way
To say “Merry Christmas to you”.

Via con l’Avvento/”Se tu sei con me”, Bach, lei

Tuesday, December 18th, 2012

Confesso che quando il nostro rabdomante musicale mi ha inviato questo m’è scesa la lacrimuccia. E lo so, magari è la decadenza dell’ormone ma preferisco pensare che sia la grandezza dell’omone, Ramerrez, che l’ha appunto scovato. Per il quale mi verrebbe da attraversare lo schermo (che io Ramerrez non l’ho mai visto) e abbracciarlo. E poi volevo dirvi che in dieci anni di Conservatorio e saggi di Natale, Pasqua e fine anno io questo pezzo non l’avevo incontrato mai. E di Anna Magdalena me ne sono comunque sciroppata in discreta quantità, mai quanta di Giovanni Sebastiano ma sempre in dosi massicce. Ma mai avrei immaginato che a un brano così mi avrebbe condotta Zuckercoso, che io lì ho incontrato Ramerrez. Perché senza Ramerrez che Natale è? (Meri Pop)

di Ramerrez

Natale è l’albero i regali gli auguri i baci sotto il vischio la neve tutti che sono un poco più buoni e via dicendo ma è anche il giorno in cui, tanti anni fa, è nato Lui.

Per chi ci crede, Lui è Dio che si è fatto uomo. E al di là del somarello e della mangiatoia, a chi crede, Natale ricorda che Dio è qui sulla Terra, è in ogni nostro simile, e che il migliore modo per pregarlo è attraverso la carità e l’amore nei confronti del prossimo.

Per chi non ci crede, Lui comunque è il simbolo della pace, degli uomini di buona volontà, della morte per il bene degli altri e la testimonianza di un precetto che deve guidare la vita anche dell’ateo più restio o del buddista più convinto: ama il prossimo tuo come te stesso e non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Per cui va bene la stella cometa, i pacchi sotto l’albero ed il presepe con il muschio ed il cielo fatto con la carta blu e vanno bene pure le canzoni, ma a Natale Lui deve essere con noi. E se Lui è con noi, non abbiamo paura

Perché senza di Lui, che Natale è?

Bist du bei mir, Anna Magdalena Bach da Gottfried Heinrich Stölzel

Via con l’Avvento/Jingle is bell with Frank and Bing

Monday, December 17th, 2012

No, questa canzone non può mancare. Ma siccome è conosciutissima e proporvela è quasi banale, ve la somministriamo in una forma inconsueta e sublime.

I grandi artisti hanno una caratteristica. Fanno delle cose difficilissime e sembra che siano facili. Insomma, Giotto ha fatto un cerchio e a uno viene da dire “cosa ci vuole a fare un cerchio” poi si rende conto che l’ha fatto a mano libera senza un compasso e allora strabilia di fronte al genio.

La stessa cosa vale per questo simpatico duetto. Bing Crosby e Frank Sinatra sono due grandissimi crooner. Con questo termine americano si intendono i cantanti che, una volta inventato il microfono per amplificare la voce, capirono che si poteva cantare in modo diverso e senza urlare, dando un tono più “confidenziale” alle canzoni. Il primo crooner fu Bing Crosby. Il secondo, si fa per dire, Frank Sinatra, circa dieci anni più giovane, che di Bing era un grande ammiratore, ma che ebbe l’avventura di entrare molto presto nell’orchestra di Tommy Dorsey, un bravissimo jazzista che suonava il trombone. E proprio guardandolo suonare il trombone Frank capì che, cantando, si poteva respirare diversamente, come facevano loro. Dopo una serie di esercizi difficilissimi, tra i quali il passare pomeriggi a cantare con la testa dentro la vasca piena d’acqua, riuscì a mettere a punto un modo completamente nuovo di cantare che otteneva un effetto strabiliante: fare cose difficilissime facendole sembrare facili e naturali.

Frank e Bing erano ottimi amici, e nel 1957 registrarono uno show di una mezz’ora, “happy holidays with Bing and Frank” che è un vero gioiellino. Ed in questo show che i due amici cantano questa canzone in un modo davvero fantastico.

A me non piace dilungarmi sugli aspetti tecnici perché la musica in fondo è solo un’emozione  ma questa volta devo farvi notare che Bing e Frank non cantano in playback. Cantano dal vivo. C’è verosimilmente una base musicale registrata, ed un microfono fuori campo. Quello che riescono a fare divertendosi, versando e bevendo il loro cocktail natalizio è incredibile, eseguendo in maniera impeccabile un brano e mantenendo la precisione ritmica di due cronometri perfettamente sincronizzati. Soprattutto se li paragonate ai talenti odierni, che senza l’auricolare nell’orecchio non riescono a cantare.

Bing e Frank ci donano questa canzone bellissima e, grazie al loro talento, fanno sembrare questo piccolo capolavoro qualcosa di semplice e naturale, due amici che si incontrano per farsi gli auguri di Natale e cantando si bevono un drink insieme. E a noi piace pensare che sia così, e che magari la canzone è venuta così bene proprio perché, oltre ad essere dei maestri del canto erano anche buoni amici che si divertivano a cantare insieme, e che anche a noi che non abbiamo il talento di Bing e Frank magari una cosa difficile fatta con un caro amico venga bene e facile come viene bene e facile la loro bellissima canzone, soprattutto sotto Natale, quando è ancora più bello stare con gli amici.

Perché un Natale senza amici, che Natale è?

Ramerrez

Dashing through the snow
In a one horse open sleigh
O’er the fields we go
Laughing all the way
Bells on bob tails ring
Making spirits bright
What fun it is to laugh and sing
A sleighing song tonight

Oh, jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh
Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh

Via con l’Avvento/All I want for Christmas is you

Friday, December 14th, 2012

Certo c’è il Natale con i regali l’albero le luci il pranzo il panettone ed il vischio. Ma a volte – disdetta! – manca la persona da baciare sotto il vischio. E senza di lei (o lui, a seconda dei gusti) sembra che non sia neanche festa. Che quasi verrebbe da dire non me ne importa niente dei regali dell’albero delle luci del panettone ma Babbo Natale portami solo lei e sarò felice.

Putroppo (relativamente) per noi, non sempre questa letterina viene ricevuta, e questo desiderio esaudito, anche se siamo stati buonissimi. E allora quando sotto il vischio non abbiamo nessuno da baciare ci viene da dire che del Natale non ce ne importa proprio nulla se lei non c’è.

Però non vale,perché le cose vanno sempre diversamente. Ce lo dimostrano le Puppini Sisters, un trio londinese fondato da una ragazza di Bologna (la musica – così come la felicità-  prende strade originali e non sempre rettilinee), che prendono una canzone malinconica ed un poco sdolcinata e dopo alcune decine di secondi (non ascoltate solo l’inizio!) la fanno diventare una bellissima esplosione di allegria.

Perché è vero che qualcuna (o qualcuno) ci può pure mancare, ma anche se lei manca il Natale, i regali, l’albero le luci il pranzo il panettone il vischio e soprattutto l’allegria ci devono essere lo stesso.

Perché senza allegria, che Natale è?

Ramerrez

I don’t want a lot for Christmas
There is just one thing I need
I don’t care about presents
Underneath the Christmas tree
I don’t need to hang my stocking
There upon the fireplace
Santa Claus won’t make me happy
With a toy on Christmas day
I just want you for for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
All I want for Christmas is you

I won’t ask for much this Christmas
I won’t even wish for snow
I’m just gonna keep on waiting
Underneath the mistletoe
I won’t make a list and send it
To the North Pole for Saint Nick
I won’t even stay awake to
Hear those magic reindeer click
‘Cause I just want you here tonight
Holding on to me so tight
What more can I do
Baby all I want for Christmas is you
You

All the lights are shining
So brightly everywhere
And the sound of children’s
Laughter fills the air
And everyone is singing
I hear those sleigh bells ringing
Santa won’t you bring me the one I really need
Won’t you please bring my baby to me

Oh, I don’t want a lot for Christmas
This is all I’m asking for
I just want to see my baby
Standing right outside my door
Oh I just want him for my own
More than you could ever know
Make my wish come true
Baby all I want for Christmas is
You

Via con l’Avvento/We have a dream

Thursday, December 13th, 2012

Era L’autunno 1943. Moltissimi giovani americani erano in guerra, lontano da casa, e le loro famiglie non solo non sapevano se sarebbero tornati per Natale, ma proprio non sapevano se sarebbero tornati e molti purtroppo non tornarono.

Nell’autunno di quell’anno uscì una bellissima canzone, una lettera di un soldato che scriveva alla famiglia di preparare la neve, il vischio e i doni sotto l’albero, perché lui sarebbe certamente tornato a casa, anche se solo nei suoi sogni.

Ecco, allora non c’era skype e internet e viber e i blog e neanche i telefoni ma solo le lettere che arrivavano quando arrivavano, ed il telegramma che annunciava una brutta notizia arrivava sempre prima di loro. Per cui adesso ci lamentiamo perché c’è la guerra dello spread, dei mercati e delle borse, e magari ci arrabbiamo pure perché qualcuno rimane bloccato in aeroporto per colpa della nebbia o in stazione dallo sciopero dei treni. Però, magari in ritardo, magari solo per il pranzo di Santo Stefano alla fine il nostro caro arriva, e per questo penso che dobbiamo essere comunque molto felici.

E anche se non arriva, magari perché è partito e non torna più, è bello farlo tornare per Natale, anche solo nei nostri sogni.

Perché senza sogni, che Natale è?

Ramerrez

I’ll be home for Christmas
You can count on me
Please have snow and mistletoe
And presents on the tree

Christmas Eve will find me
Where the lovelight gleams
I’ll be home for Christmas
If only in my dreams

Via con l’Avvento/ Ring è bell

Wednesday, December 12th, 2012

A Natale siamo tutti più buoni. Ma essere buoni è difficile quando – come accadde a Eartha Kitt – si ha avuto in dono dalla vita non solo un fisico mozzafiato tale da potere interpretare la parte di Catwoman in Batman, ma anche una voce eroticissima, tanto che era difficile trovare una canzone che, nei bacchettoni anni ’50, una volta cantata da lei potesse superare la censura della radio e della televisione. Prima ci riuscirono usando il francese (C’est si bon), poi con una canzone natalizia.

Tuttavia è ovvio la letterina a Babbo Natale di una ragazza così affascinante sia diversa da quella solita. Certo, lei è stata terribilmente buona, e a pensare a tutti i ragazzi che poteva baciare e che non ha baciato e a tutto il divertimento che si è persa si merita davvero dei regali. In fondo è stata un angelo tutto l’anno, e ora è il momento di riscuotere. Una decappottabile azzurra, una miniera di platino, qualche decorazione comprata da Tiffany’s e naturalmente tanti assegni, debitamente firmati.

E, gioco di parole intraducibile, anche un “ring”. Ma non nel telefono (“ring” significa anche “colpo di telefono”) , uno di quelli veri, un anellone come si conviene a chi è stato molto molto buono.

Insomma, non sappiamo se la nostra amica abbia avuto in dono tutte le cose che ha chiesto, ma a noi piace pensare di sì, perché anche i più birbaccioni qualcosa di buono l’hanno comunque fatto, e meritano pure loro un regalo.

Perché senza un regalo, che Natale è?

Ramerrez

Santa Baby, slip a sable under the tree, For me.
been an awful good girl, Santa baby,
so hurry down the chimney tonight.

Santa baby, a 54 convertible too,
Light blue.
I’ll wait up for you dear,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight.

Think of all the fun I’ve missed,
Think of all the fellas that I haven’t kissed,
Next year I could be just as good,
If you’ll check off my Christmas list,

Santa baby, I wanna yacht,
And really that’s not a lot,
Been an angel all year,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight.

Santa honey, there’s one thing I really do need,
The deed
To a platinum mine,
Santa honey, so hurry down the chimney tonight.

Santa cutie, and fill my stocking with a duplex,
And checks.
Sign your ‘X’ on the line,
Santa cutie, and hurry down the chimney tonight.

Come and trim my Christmas tree,
With some decorations bought at Tiffany’s,
I really do believe in you,
Let’s see if you believe in me,

Santa baby, forgot to mention one little thing,
A ring.
I don’t mean on the phone,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight,
Hurry down the chimney tonight,
Hurry, tonight.

Via con l’Avvento/ Let it be let it snow

Tuesday, December 11th, 2012

Il fatto è che per avere un bel Natale ci vuole la neve. Perché un conto è guardare fuori e vedere tutto grigio, un conto è vedere gli alberi scintillanti che solo a vederli mettono allegria. Se poi fuori c’è una bufera, è ancora più bello stare davanti al fuoco mangiando le castagne (o i pop corn) e pure se poi magari bisogna uscire un attimo se abbiamo dentro di noi l’abbraccio di una persona che ci vuole bene non sentiamo neanche freddo.

Nell’estate del 1945 a Los Angeles era caldissimo. Due giovani compositori – Sammy Cahn e Jule Styne – stavano boccheggiando nel caldo. Uno dei due voleva andare al mare perché era troppo caldo per lavorare, l’altro gli disse che per rinfrescarsi potevano scrivere una canzone natalizia. E così venne fuori la bellissima canzone che trovate qui sotto.

Perché è vero che a Natale ci vuole l’albero, il presepe, il vischio sotto il quale baciarsi e pure un sacco di neve. Ma per creare la magia del Natale, in fondo, basta averli nel cuore e tutto va magicamente a posto.

Però nel cuore bisogna averli, e bisogna averci anche la neve

Perché senza neve, che Natale è?

Ramerrez

Let it snow!

(Sammy Cahn, Jule Styne, 1945)

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn’t show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow.

When we finally say good night,
How I’ll hate going out in the storm;
But if you really hold me tight,
All the way home I’ll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we’re still good-bye-ing,
But as long as you love me so.
Let it snow, let it snow, let it snow.