Archive for the ‘Via con l’Avvento’ Category

Via con l’Avvento/ I “fiori” di Bach ma lei: Anna Magdalena

lunedì, dicembre 18th, 2017

di Ramerrez

Natale è l’albero i regali gli auguri i baci sotto il vischio la neve tutti che sono un poco più buoni e via dicendo ma è anche il giorno in cui, tanti anni fa, è nato Lui.

Per chi ci crede, Lui è Dio che si è fatto uomo. E al di là del somarello e della mangiatoia, a chi crede, Natale ricorda che Dio è qui sulla Terra, è in ogni nostro simile, e che il migliore modo per pregarlo è attraverso la carità e l’amore nei confronti del prossimo.

Per chi non ci crede, Lui comunque è il simbolo della pace, degli uomini di buona volontà, della morte per il bene degli altri e la testimonianza di un precetto che deve guidare la vita anche dell’ateo più restio o del buddista più convinto: ama il prossimo tuo come te stesso e non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Per cui va bene la stella cometa, i pacchi sotto l’albero ed il presepe con il muschio ed il cielo fatto con la carta blu e vanno bene pure le canzoni, ma a Natale Lui deve essere con noi. E se Lui è con noi, non abbiamo paura

Perché senza di Lui, che Natale è?

(L’occasione mi è gradita per ricordare che questo pezzo bellissimo –Bist du bei mir– è di Gottfried Heinrich Stölzel ed è incluso nel Quaderno di Anna Magdalena Bach, musicista.

E’ stata anche la seconda moglie di Johann Sebastian. Insieme ebbero 13 figli. Fu, pare, un matrimonio felice. E lei lo “aiutava a trascrivere la sua musica”.

Morto il marito, e scomparsi i figli, Anna Magdalena fu costretta a chiedere la carità e l’elemosina dal consiglio cittadino. E cosi, povera, morì.

Nel 2006 il professor Martin Jarvis della Charles Darwin University School of Music di Darwin, Australia, ha avanzato l’ipotesi che Anna Magdalena possa aver composto alcune delle musiche attribuite fino ad ora a Johann Sebastian Bach.
Ecco a me fa piacere approfittare di Ramerrez per ricordare Anna Magdalena Bach, musicista.

E con lei tutte le donne musiciste. Molte delle quali ancelle più o meno nascoste per dare lustro a quelli che poi sono diventati i celebrati mariti.
Vostra Meri)

Via con l’Avvento/ Jingle is Bell

domenica, dicembre 17th, 2017

di Ramerrez
No, questa canzone non può mancare. Ma siccome è conosciutissima e proporvela è quasi banale, ve la somministriamo in una forma inconsueta e sublime.

I grandi artisti hanno una caratteristica. Fanno delle cose difficilissime e sembra che siano facili. Insomma, Giotto ha fatto un cerchio e a uno viene da dire “cosa ci vuole a fare un cerchio” poi si rende conto che l’ha fatto a mano libera senza un compasso e allora strabilia di fronte al genio.

La stessa cosa vale per questo simpatico duetto. Bing Crosby e Frank Sinatra sono due grandissimi crooner. Con questo termine americano si intendono i cantanti che, una volta inventato il microfono per amplificare la voce, capirono che si poteva cantare in modo diverso e senza urlare, dando un tono più “confidenziale” alle canzoni. Il primo crooner fu Bing Crosby. Il secondo, si fa per dire, Frank Sinatra, circa dieci anni più giovane, che di Bing era un grande ammiratore, ma che ebbe l’avventura di entrare molto presto nell’orchestra di Tommy Dorsey, un bravissimo jazzista che suonava il trombone. E proprio guardandolo suonare il trombone Frank capì che, cantando, si poteva respirare diversamente, come facevano loro. Dopo una serie di esercizi difficilissimi, tra i quali il passare pomeriggi a cantare con la testa dentro la vasca piena d’acqua, riuscì a mettere a punto un modo completamente nuovo di cantare che otteneva un effetto strabiliante: fare cose difficilissime facendole sembrare facili e naturali.

Frank e Bing erano ottimi amici, e nel 1957 registrarono uno show di una mezz’ora, “happy holidays with Bing and Frank” che è un vero gioiellino. Ed in questo show che i due amici cantano questa canzone in un modo davvero fantastico.

A me non piace dilungarmi sugli aspetti tecnici perché la musica in fondo è solo un’emozione  ma questa volta devo farvi notare che Bing e Frank non cantano in playback. Cantano dal vivo. C’è verosimilmente una base musicale registrata, ed un microfono fuori campo. Quello che riescono a fare divertendosi, versando e bevendo il loro cocktail natalizio è incredibile, eseguendo in maniera impeccabile un brano e mantenendo la precisione ritmica di due cronometri perfettamente sincronizzati. Soprattutto se li paragonate ai talenti odierni, che senza l’auricolare nell’orecchio non riescono a cantare.

Bing e Frank ci donano questa canzone bellissima e, grazie al loro talento, fanno sembrare questo piccolo capolavoro qualcosa di semplice e naturale, due amici che si incontrano per farsi gli auguri di Natale e cantando si bevono un drink insieme. E a noi piace pensare che sia così, e che magari la canzone è venuta così bene proprio perché, oltre ad essere dei maestri del canto erano anche buoni amici che si divertivano a cantare insieme, e che anche a noi che non abbiamo il talento di Bing e Frank magari una cosa difficile fatta con un caro amico venga bene e facile come viene bene e facile la loro bellissima canzone, soprattutto sotto Natale, quando è ancora più bello stare con gli amici.

Perché un Natale senza amici, che Natale è?

Dashing through the snow
In a one horse open sleigh
O’er the fields we go
Laughing all the way
Bells on bob tails ring
Making spirits bright
What fun it is to laugh and sing
A sleighing song tonight

Oh, jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh
Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh

Via con l’Avvento/ All I want for Christmas is… Bologna

venerdì, dicembre 15th, 2017

di Ramerrez

Certo c’è il Natale con i regali l’albero le luci il pranzo il panettone ed il vischio. Ma a volte – disdetta! – manca la persona da baciare sotto il vischio. E senza di lei (o lui, a seconda dei gusti) sembra che non sia neanche festa. Che quasi verrebbe da dire non me ne importa niente dei regali dell’albero delle luci del panettone ma, Babbo Natale, portami solo lei e sarò felice.

Putroppo (relativamente) per noi, non sempre questa letterina viene ricevuta, e questo desiderio esaudito, anche se siamo stati buonissimi. E allora quando sotto il vischio non abbiamo nessuno da baciare ci viene da dire che del Natale non ce ne importa proprio nulla se lei non c’è.

Però non vale, perché le cose vanno sempre diversamente. Ce lo dimostrano le Puppini Sisters, un trio londinese fondato da una ragazza di Bologna, Marcella Puppini, (la musica – così come la felicità-  prende strade originali e non sempre rettilinee), che prendono una canzone malinconica ed un poco sdolcinata e dopo alcune decine di secondi (non ascoltate solo l’inizio!) la fanno diventare una bellissima esplosione di allegria.

Perché è vero che qualcuna (o qualcuno) ci può pure mancare, ma anche se lei manca il Natale, i regali, l’albero le luci il pranzo il panettone il vischio e soprattutto l’allegria ci devono essere lo stesso.

Perché senza allegria che Natale è?

Via con l’Avvento/ Let it snow. Che nacque a 40 gradi

giovedì, dicembre 14th, 2017

di Ramerrez

Il fatto è che per avere un bel Natale ci vuole la neve. Perché un conto è guardare fuori e vedere tutto grigio, un conto è vedere gli alberi scintillanti che solo a vederli mettono allegria. Se poi fuori c’è una bufera, è ancora più bello stare davanti al fuoco mangiando le castagne (o i pop corn) e pure se poi magari bisogna uscire un attimo se abbiamo dentro di noi l’abbraccio di una persona che ci vuole bene non sentiamo neanche freddo.

Nell’estate del 1945 a Los Angeles era caldissimo. Due giovani compositori – Sammy Cahn e Jule Styne – stavano boccheggiando nel caldo.

Let it snow autori

Uno dei due voleva andare al mare perché era troppo caldo per lavorare, l’altro gli disse che per rinfrescarsi potevano scrivere una canzone natalizia. E così venne fuori la bellissima canzone che trovate qui sotto.

Perché è vero che a Natale ci vuole l’albero, il presepe, il vischio sotto il quale baciarsi e pure un sacco di neve. Ma per creare la magia del Natale, in fondo, basta averli nel cuore e tutto va magicamente a posto.

Però nel cuore bisogna averli, e bisogna averci anche la neve

Perché senza neve, che Natale è?

Let it snow!

Via con l’Avvento/ I’d Like to Teach the World to Sing. Cioè la Cocadlin

mercoledì, dicembre 13th, 2017

Ramerrez ed io, entrambi provenienti per carta di identità da una serie di sommovimenti rivoluzionari di vario tipo,  ci siamo ormai convinti che una delle forme più avanzate di rivoluzione sia quella di star fermi. Star fermi nei propri pensieri e sentimenti. Riscoprendo il dadoveveniamo. Pure quello musicale. Perché anche “le canzoncine di Natale”, a conoscerne la storia, hanno ancora molto da dirci.
(Ramerrez è il nome d’arte di un personaggio pubblico de nacerta, levatura intendo, melomane per legittima difesa, che qui si prende il suo momento di “ricreazione” e che ringrazio per la fedeltà. Almeno al blogghe. Che qua mani sul fuoco per nessuno eh).

di Ramerrez

Il fatto è che molti di noi sono nati lievemente prima degli altri, e non c’erano computer e navigatori e cellulari e siccome non si potevano mandare i link di youtube l’unico modo per fare sentire una canzone ad una ragazza era registrarla sulla musicassetta e fargliela sentire nel mangianastri dell’automobile. E alcuni pensieri sono rimasti proprio lì.

Certo, erano anni duri, anche più di questi. Però si pensava di potere cambiare il mondo e di cambiarlo in meglio.

Sapendolo bene una famosa agenzia pubblicitaria decise di prendere un bel gruppo di ragazzi di tutti i colori e li mise a cantare con una candela in mano su di una collina vicino a Roma facendogli dire che volevano comprare una casa al mondo e arredarla con l’amore; che volevano insegnargli a cantare tutti insieme per vedere per una volta tutte le persone tenersi per mano. E alla fine pure se volevano che si bevesse proprio una certa bibita, il tutto non ci lasciava indifferenti perché erano le stesse cose che avremmo voluto cantare tutti noi.

Avvento Coca cola song

Ecco, sono passati tanti anni, ma quella canzone è ancora molto bella e a quelli che sono diversamente giovani ancora fa venire un tuffo al cuore.

Perché il Natale è bello quando è fatto dell’avvento musicale su questo blog, di mail, di sms di auguri e di canzoni in mp3. Ma nel mondo dove tutte queste cose si incrociano come lampi di luce ci vuole la pace.

Perché senza la pace che Natale è?

Ramerrez

I’d like to build the world a home
And furnish it with love
Grow apple trees and honey bees
And snow white turtle doves

I’d like to teach the world to sing
In perfect harmony
I’d like to buy the word a Coke
And keep it company

I’d like to see the world for once
All standing hand in hand
And hear them echo through the hills
For peace throughout the land

Via con l’Avvento/La passione non chiede permesso

mercoledì, dicembre 14th, 2016

di Ramerrez

Ti sei iscritto con tuo fratello all’istituto tecnico agrario nelle vicinanze di Sidney e incontri altri due coetanei. Ti accorgi di avere una voce bella e invece di fare un complessino con la chitarra elettrica ti metti a cantare con gli altri tre “a cappella”, sarebbe a dire usando solo la voce. Poi ti appassioni allo stile “doo wop”, che è uno dei versi strani che i gruppi degli anni 50 (spesso italoamericani) usavano per fare il suono degli strumenti, insieme a “bomp” e “sh-boom“.

Prima provi a vendere profumi, il tuo amico fa il fisioterapista, tentate di intraprendere una vita “normale” ma non c’è niente da fare: la passione per la musica è troppo grande e vi rimettete a cantare.

Alla fine arriva il successo e noi qui ci godiamo un delizioso video di Natale con una canzone sentita mille volte cantata così bene da avere l’impressione di sentirla per la prima volta.

avvento-human-nature

Human nature

Perché alla fine è bello fare qualcosa di nuovo, ma senza dimenticarsi che solo quello che è veramente moderno è degno di diventare antico, come il Natale.

(Questo per dire che la passione è come il Natale ma anche ahimè come l’amore: non chiede permesso, sfonda la porta. E quando arriva, arriva, bomp bomp sh-boooommmm
Meripo’)

Via con L’Avvento/ L’arte di perdere

martedì, dicembre 13th, 2016

di Ramerrez

Tutti belli e felici, ma nella vita è un attimo pensare di essere rovinati e di non potercela fare più. Per esempio immaginate di essere un chitarrista, giovanissimo e bravissimo: però, come tutti i nomadi, si vive in una roulotte. E siccome ci si è sposati da poco, quella roulotte è piena di fiori di carta per dare allegria. E’ una disattenzione di un momento, una candela che cade, tutto che va a fuoco e la mano sinistra ustionata con le ultime due dita che rimangono paralizzate. “Dimenticati di suonare ancora la chitarra”, dicono i dottori, ma c’è pure chi non li sta a sentire e fornisce un nuovo significato alla parola “disabile” inventandosi un nuovo stile e diventando uno dei più grandi chitarristi che la musica jazz abbia mai conosciuto.

Ecco, questo “disabile” è Django Reinhardt, (se volete vederlo suonare con la sua incredibile tecnica lo trovate qui ed una sua composizione l’avete sentita nel film di Woody Allen “Accordi e disaccordi”.

E tanti anni dopo quella tragedia c’è addirittura un complesso che, in suo onore, si chiama “The Lost Fingers” (le dita perdute) e ci regala questa versione ardita, originale e bella di “White Christmas”

Insomma, una brutta avventura, ma con un lieto fine. Perché senza lieto fine, che Natale è?

avvento-the-lost-fingers

The Lost Fingers

(Lost Fingers. Dita perdute. E arte ritrovata. perché quando va bene son capaci tutti. Ma è quando mette brutto, che i migliori arrivano al bello. Ascoltatela, che vi metterà anche di buon umore
M.P.)

Via con l’Avvento/ Eppure soffia ancora

mercoledì, dicembre 24th, 2014

di Ramerrez

E’ nato a Sassuolo, nel pieno dell’Emilia, dove hanno inventato le piastrelle. E’ morto troppo presto perché è  nato troppo presto, nel 1942: non avevano ancora scoperto il vaccino contro la poliomielite che sarebbe arrivato solo dieci anni dopo. A tre anni questa terribile malattia lo colpì e lo costrinse per sempre in carrozzella. Questo non gli impedì tuttavia di vivere una vita breve, ma intensa. L’impegno politico, una moglie amata e tre figli, la chitarra da autodidatta ed un amico che aveva suonato la chitarra con Caterina Caselli negli anni 60 quando era il casco d’oro degli italiani. Intanto la bionda cantante era diventata la moglie di un discografico importante, e lo convinse a scritturare questo sconosciuto per incidere il suo primo LP, “Eppure soffia” che uscì il giorno del suo trentaquattresimo compleanno, come dimostrato dalla carta d’identità che compare nella copertina del disco. Era novembre, e qualcosa sul Natale ci stava.

Infatti nel disco c’è anche questa canzone, che ci ricorda che stanotte è Natale persino in galera, e dentro alle case di cura. Per non farci dimenticare che domani, dopo la festa, la vita ritorna più dura. Ed in effetti ha ragione, perché nella notte di Natale, mentre baciamo quelli che ci passano accanto, non possiamo proprio dimenticarci di chi è più sfortunato di noi.

Perché se non pensiamo a loro, che Natale è?

Allora è arrivato Natale, Natale la festa di tutti,

si scorda chi è stato cattivo, si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici, scopriamo che c’è il panettone
bottiglie di vino moscato e c’è il premio di produzione.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
C’è l’angolo per il presepio e l’albero per i bambini
i magi, la stella cometa e tanti altri cosi divini
i preti tirati a parata la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano, insomma è un giorno di festa.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
È festa persino in galera e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico o quelli che passano accanto
o l’asino dentro la greppia Natale il giorno più santo.

Noi, che abbiamo la mente incasinata ma il cuore pieno di emozioni

martedì, dicembre 23rd, 2014

Non solo Babbo Natale riceve lettere. Questa, ad esempio, è per noi. “Te la mando, Meri Pop, perché so che il tuo blog lo leggono tanti genitori e magari pure qualche mia compagna di nascosto”.

Cara Meri Pop,

mi chiamo Giovanna e ho 13 anni. Questa lettera probabilmente sarà abbastanza incasinata perché alla mia età ci sono molti più dubbi che certezze, ma io ci provo lo stesso. Noi siamo la generazione delle pene d’amore e dell’inaccettazione di se stessi…. e quindi purtroppo anche dell’autolesionismo, dell’anoressia e della bulimia… i ragazzi che soffrono però non sfogano il loro “dolore” interiore solo tagliandosi o smettendo di mangiare, ma spesso aprono pagine e scrivono frasi su facebook o instagram deprimenti e negative. Anche io sono un’adolescente con i suoi problemi d’amore e con i suoi dubbi nei confronti della vita, ma penso che scrivere sui social quanto fa schifo la vita e quanto noi ragazzi siamo solo degli errori da cancellare sia un po’ eccessivo.

Ho notato anche che queste pagine stanno influenzando moltissimi adolescenti e alcune spronano addirittura a tagliarsi e ad avere queste idee sulla vita. Io penso innanzitutto che queste pagine dovrebbero essere chiuse e anche che non dovremmo essere così negativi nei confronti della vita perché non ne abbiamo vissuta nemmeno metà. E poi ci sono persone che stanno molto peggio di noi, ci tagliamo perché la persona che ci piace non ci si fila, ma cosa dovrebbe dire il bambino cieco che non potrà mai vedere sua mamma in faccia o il malato di cancro che non ha la possibilità di vivere la sua vita per intero. Noi questa possibilità ce la abbiamo e non dovremmo sprecarla per problemi di questo tipo. Che poi è normale essere tristi e incerti, fa parte della nostra crescita, ma nessuno deve arrivare a così tanto…

Sto scrivendo questa lettera nella speranza che i ragazzi che la leggono affrontino la vita con positività e capiscano che i problemi d’amore e la tristezza sono solo una piccola parte del nostro essere e che oltre ai nostri piccoli problemi ci sono tante altre cose che vale la pena vivere e scoprire. Ma scrivo questa lettera anche perché so che alcuni ragazzi soffrono veramente e se si tagliano vuol dire che stanno male e di certo non basterà una lettera a fargli cambiare idea. Così chiedo ai genitori che leggono questo di stare accanto ai loro figli e di fargli capire che sono disposti ad aiutarli.

Voglio concludere dicendo che dovremmo essere fieri di essere adolescenti perché non siamo solo la generazione dell’autolesionismo, ma anche di whatsapp, di Gemitaiz e delle feste con la musica a palla e dovremmo rallegrarci per evitare di scrivere su facebook quanto facciamo schifo e cominciare a esprimerci e a divertirci, insomma a vivere la nostra vita.
Perché abbiamo la mente incasinata, ma il cuore pieno di emozioni.

Grazie. E buon Natale
Giovanna

Via con l’Avvento/I “fiori” di Bach. Lei

venerdì, dicembre 19th, 2014

di Ramerrez

Natale è l’albero i regali gli auguri i baci sotto il vischio la neve tutti che sono un poco più buoni e via dicendo ma è anche il giorno in cui, tanti anni fa, è nato Lui.

Per chi ci crede, Lui è Dio che si è fatto uomo. E al di là del somarello e della mangiatoia, a chi crede, Natale ricorda che Dio è qui sulla Terra, è in ogni nostro simile, e che il migliore modo per pregarlo è attraverso la carità e l’amore nei confronti del prossimo.

Per chi non ci crede, Lui comunque è il simbolo della pace, degli uomini di buona volontà, della morte per il bene degli altri e la testimonianza di un precetto che deve guidare la vita anche dell’ateo più restio o del buddista più convinto: ama il prossimo tuo come te stesso e non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Per cui va bene la stella cometa, i pacchi sotto l’albero ed il presepe con il muschio ed il cielo fatto con la carta blu e vanno bene pure le canzoni, ma a Natale Lui deve essere con noi. E se Lui è con noi, non abbiamo paura

Perché senza di Lui, che Natale è?

(L’occasione mi è gradita per ricordare che questo pezzo bellissimo è di Gottfried Heinrich Stölzel ed è incluso nel Quaderno di Anna Magdalena Bach, musicista. E’ stata anche la seconda moglie di Johann Sebastian. Insieme ebbero 13 figli. Fu, pare, un matrimonio felice. E lei lo “aiutava a trascrivere la sua musica”. Morto il marito, e scomparsi i figli, Anna Magdalena fu costretta a chiedere la carità e l’elemosina dal consiglio cittadino. E cosi, povera, morì. Nel 2006 -fonte Wikipedia- Il professor Martin Jarvis della Charles Darwin University School of Music di Darwin, Australia, ha avanzato l’ipotesi che Anna Magdalena possa aver composto alcune delle musiche attribuite fino ad ora a Johann Sebastian Bach. Ecco a me fa piacere approfittare di Ramerrez per ricordare Anna Magdalena Bach, musicista. E con lei tutte le donne musiciste. Più o meno ancelle o nascoste per dare lustro ad altri. Vostra Meri)