Archive for the ‘Yes weekend’ Category

A Bologna, dove ogni cosa è illuminata

Monday, November 19th, 2012

E’ stato quando mi ha presa in consegna il mio amico Marco (che a Bologna, sabato scorso, ho fatto una sentimentalstaffetta con alcuni amici di Zuckercoso ma questo ve lo racconto dopo) che,  arrivati all’angolo fra via Rizzoli e piazza Nettuno, lui ha alzato gli occhi, mi ha indicato un grande lampione liberty (e la stolta per una volta ha guardato proprio il lampione e non il dito di Marco) e mi ha detto:
-Meripo’, se siamo fortunati, mentre sei qui potrebbe illuminarsi almeno una volta

Io non volevo contraddirlo e soprattutto non volevo fare la figura della babbiona un po’ rinco e quindi prima ho accennato un poco convinto
- Aahh
poi ho ceduto e ho chiesto
-E perché si illumina?
E lui
-Si accende ogni volta che a Bologna nasce un bambino

Io a Bologna c’ero stata, c’ero stata e come, ma questa storia del lampione appeso a Palazzo Re Enzo, non l’ho saputa mai: l’hanno collegato alle sale parto del Sant’Orsola e dell’Ospedale Maggiore e, giorno e notte, si illumina ogni volta in cui arriva un cittadino nuovo.

Che poi il lampione è stato giusto il coronamento di una giornata vissuta pericolosa mente, nel senso che ci sarebbe da uscire scemi a pensare com’erano certi miei weekend prima di trasferirmi su Zuckercoso: che giusto tra oggi e domani cade l’anniversario di quando andai a conoscere Lamicamia e conobbi pure il marito del Lamicamia e Gilduzza e Giorgio e un po’ di cucuzzaro che avevo visto solo nelle fotine su Facebook per mesi e mesi.

Fu l’inizio di una serie di appuntamento al buio fino alla Carinzia, marescià stia calmo, dei quali il lampione di Bologna fa giustamente da coronamento e accendimento. E raccontarvi  tutta la Bologna che ho visto sabato, nella staffetta Mara-Arianna-Marc ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura soprattutto a loro all’idea che possa tornarci. è evidente.

Si sappia che, dal balcone di Lucio Dalla, al bar più affollato del globo che è l’Impero di via Indipendenza, a certi angoli belli belli glamourfèscion che solo con una donna si possono scoprire, al goccetto all’Osteria del sole (che invece poi ce ne sono altri che solo con un uomo si possono scoprire, dove tutti entravano con dei cartocci e io chiedo -Ma che si portano? e Marco -Da mangiare. E io -E qui che ci vengono a fare? – Meripo’ a bere. E il mangiare se lo portano da casa. Insomma posti ancora così poi non mi dite che quando si prendono i treni non si entra nella macchina del tempo) io sabato quando ho ripreso il treno per andarmene ci ho pensato: Santichepaganoilmiopranzononcen’è e invece Marco, per dire, me lo ha pagato al Roxy Bar. E mai avrei pensato di vogliounavitaspericolata e ho trovato in qualche modo pure quella.

P.S.
Ah, il lampione mentre ero lì non si è illuminato mai. Però, credetemi, ogni cosa era illuminata, caro Jonathan Safran Foer.
Grazie a Mara, Arianna, Marco e tutti quelli che m’hanno acceso st’illuminazione di andare in viaggio anche su Zuckercoso.

Basta un po’ di zuckercoso

Monday, October 22nd, 2012

Raccontarvi che caspita di weekend è stato quello che per me non è ancora passato nonostante sia quasi passato pure il lunedì è impossibile. Dunque, sostanzialmente, nel prolungamento che questo blogghe ci ha sui socialcosi è successo che un nutrito gruppo di esponenti del supercalifragilismo di Zuckercoso si sia autoconvocato per quella che hanno chiamato “La Woodstock di Meri Pop”. Ora, la contea dell’Ulster ci perdoni, l’evento annunciato da mesi è stato dalla sottoscritta preso come un divertentissimo Festival del Cazzenger che al massimo si poteva svolgere sui numerosi gruppi di discussione aperti all’uopo sul sempresialodato Zuckercoso (la rima baciata è offerta dalla ditta). La data, scelta sempre a cazzenger, si è in seguito scoperto coincidere con il Giubileo della qui presente. Insomma, una cosa rispetto alla quale ad esplicita domanda di mia sorella

-Meripo’ che si fa per il tuo cinq sessant settant esimo?
mestamente risposi
-Ecchevvuoifare figlia mia, un dignitoso silenzio, che è la mia anagrafe il Paese più straziato

Per farvela breve, questi si so’ presentati sul serio. Da tutta Italia e anche dalla Padania.
Tutto il materiale 2.0, video, audio, iconico, scribacchinocompulsivo con punte di parossismo tali per cui gente ha dovuto disattivare le notifiche, altri anche il computer, cambiare residenza ed espatriare per non essere più raggiunto da qualsivoglia patologia supercalifragica, dicevo che tutta sta roba è già all’attenzione di Voyager, Indagare per conoscere, del Censis, di Csi, The Mentalist, Cold Case e la facoltà di Antropologia.

Un momento dello sbarco in Sicilia, Grillocefaunbaffo (Foto bedda Maria)

Ciò che mi preme qui sottolineare è che io, nell’ultimo compleanno rintracciabile prima di approdare nel virtuale mondo dei blogghe, dei Zuckercosi e degli Uccelletti de Twitter, avevo ricevuto ben 5 sms di auguri: mamma, papà, mia sorella, la mia unica amica Rita e uno che s’era sbagliato. Io è da tre giorni che cerco di ringraziere e disseppellirmi dalle 385 notifiche di auguri, 57 messaggi privati, 50 zuckercosici in carne e ossa più quelli rimorchiati strada facendo.

Mi guardo bene dallo spezzare una lancia in favore di Facebook e dei blogghe e dei 2.0 e del popolodellarete, no io voglio solo dire, e lo dico con l’autorevolezza dei miei insuccessi, che se io oggi non sto sotto a un treno ma sotto a un ombrello e volo, è colpa vostra. E se dovessi riassumere in una sola parola qual è stato il motore che mi ci ha mandata e ci ci ha portati io credo sia “meraviglia”: che in fondo questo la nostra Mary Poppins ci insegna a fare. meravigliarci. E non è per dire ma a Mary Poppins poi alla fine pure Platone je spiccia casa: “E’ veramente propria del filosofo questa situazione: il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia”. E del casino che ne è venuto dopo fino a Sex and the city (ve la ricordate Carrie Bradshaw nella sigla, si, quando l’autobus si impozzanghera e le inguacchia il vestito e lei vede il suo nome sulla fiancata e sobbalza di meraviglia?).

Ecco mo’ se dovessi farlo io un augurio a voi direi che è: fate come Platone e Carrie, meravigliamoci sempre, meraviglie.

Bacio Parigina

Saturday, September 29th, 2012

Sostanzialmente riesce a fare il contrario di ciò che accade a me, che faccio venir agitate anche foto dei monoliti: lui ne fa piene di movimento ma ci fosse una sbafata, sfuocata, slittata. Doisneau. E’ come se nel bel mezzo di un turbine facesse irruzione tipo regista urlando  STOOOOOPPPP, tutti si bloccano e lui scatta.

Sta a Roma pure lui, Robert Doisneau, oltre a Vermeer. Al Palazzo delle Esposizioni. Si chiama Paris en libertè. E guardate che c’è davvero di tutto, il bacio è l’ultima cosa, proprio. E’ Parigi in bianco e nero. Come mai potremmo vederla e come mai la videro anche i fotografati, che erano a colori anche se parliamo degli anni ‘30-40-50 e anticaglie simili.

A un certo punto è entrato al Louvre e, per dire, invece di fotografare Mona Lisa ha fotografato le facce di quelli che le sfilavano davanti. E lo stesso ha fatto con un quadro latoB di formosa signorina tirandone fuori sguardi allibiti come avessero davanti una performance della Santanchè a Porta a Porta. E insomma una delle tante è sto capolavoro qua:

Doisneau - Le regard oblique

Una delle mie preferite, mentre le passavo in rassegna tutte, a sorpresa è stata questa:

Doisneau - Place Vendom dal terrazzo

anche se l’unica, vera foto da Oscar Sentimentale avrei dovuto farla io al capannello della quindicina di femmine assiepate davanti al bacio dell’Hotel de Ville, femmine di tutte le età e composizioni mentali e sociali, perché disciamolo non c’è parità di genere, non c’è iosonomiaemigestiscoio, non ci sono tomi e tomi di donne che corrono coi lupi: di fronte a un bacio così, belle mie, ci si può solo fermare, inclinare la testa, chiudere gli occhi e sentirselo un po’ sulle labbra. Fino al 3 febbraio. No, non il bacio: la mostra.

Sedovetefareunafilafatela per VerMeri

Friday, September 28th, 2012

Beh intanto per la prima volta in vita mia sono andata in un posto nel quale tutti, ma proprio tutti, mi chiamavano “Meri”. Che io nella vita precedente mi chiamavo in un altro modo. Ma di quella vita precedente non c’era nessuno e se c’era mi aiutava a planare in quella nuova.

E questo posto è una mostra: la mostra di Vermeer a Roma, alle Scuderie del Quirinale. L’invito è arrivato su Zuckercoso. Me l’ha mandato la mia amica Chiara e diceva: Meripo’ apriremo straordinariamente la mostra per una serata a inviti per i nostri amici del web, del 2.0, blog e quant’altro, che ci vieni? Eccerto, Chià, che ci vengo.

E però quando sono arrivata davanti alle Scuderie ho visto che erano tutti in coppia, anche amiche eh, e che io ero l’unica spaiata. Non ho fatto neanche in tempo a deprimermi trentacinque secondi che, con l’Aifonio 4 nella mano destra, leggevo su twitter che la Fraq, che si occupa di queste cose, scriveva “io sono alla mostra di Vermeer”. Che io la Fraq non l’ho mai vista di persona e Uh, mi dico e le scrivo

-Ci sono pure io, magari ho proprio qui accanto la donna in Fraq e no lo so
E lei scrive
-Meripo’, ho le scarpe verdi

Allora io comincio a guardare tutti i piedi di quelli che avevo vicino, anche abbassandomi un po’ perché era buio e immaginatevi la scena e zan zan ti trovo ste scarpe verdi di camoscio. E io le avevo gialle a pois neri, per dire, fatte davvero l’una per l’altra.
Così sono entrata con la Fraq e non da sola, per esempio.

Poi io non conoscevo neanche Chiara che mi aveva invitata e me l’ha indicata Fraq e allora l’ho anche abbracciata e ho detto “Sono Meripo’”. Ma non mi ricordo che scarpe avesse Chiara.

Dentro, ho incontrato un sacco di altri e ogni tanto qualcuno mi fermava e diceva
-Ma che sei Meripo’?
Guardate, è come quando vedi il quadro che teneva sempre in camera da letto nonna e finalmente scopri come si chiama. Bello. E anche il mio amico Domenico, che mi conosceva da mo’, mi ha chiamata Meri. Poi mentre me ne andavo e scendevo la scalinata delle Scuderie modalità Wanda Osiris mi son sentita un
-Meriiii ma ci sei anche tu?
Ed era Melissa, Melissa quella che scrive, bella, e che non se la tira. Che era spaiata anche lei. Ma ieri sera eravamo tutti insieme. E non si vedeva chi fosse spaiato e chi no. La rivincita del calzino da lavatrice, tipo. Ecco, che vi devo dire? Bello. Vabbè mi pare che ho detto tutto.

Come? Ah, la mostra? Beh la mostra che mica c’è bisogno che ve lo dica io sto Vermeer che genio che è.

Insomma, se dovete fare una fila, fatela per Vermeer. Parola di VerMeri

Ragazza con il cappello rosso

Si sta come d’autunno sul precipizio l’ormone

Thursday, September 27th, 2012

Considerato che siamo già al 27 consiglierei all’utenza di approfittare degli ultimi tre giorni: “a settembre il testosterone degli italiani è quasi il doppio e così aumenta il desiderio degli uomini di tradire. Lo rivela il portale Incontri-ExtraConiugali.com che questo mese ha visto raddoppiare il numero di iscritti al portale dedicato agli incontri extra-coniugali”.

A me invece lo rivela la mia amica Manu che m’ha inviato per posta il comunicato stampa in oggetto.  Sostanzialmente una specie di Rizza Psicosomatica, aggiornamento delle maggiori novità del settore sex extra coniugale com ma soprattutto org.
Non vorrei sottrarre spazio alle altre informazioni:

 ”Il sole – prosegue il comunicato- favorisce nell’uomo l’attivazione di una serie di ormoni, tra cui il testosterone e i feromoni. Per questo a settembre, dopo le vacanze estive durante le quali si è esposti maggiormente ai raggi solari, il desiderio di tradire è maggiore e, secondo quanto rileva il portale dedicato a chi cerca un’avventura al di fuori del matrimonio o della coppia, raddoppia il numero dei tradimenti”.

Dunque, in previsione dell’arrivo delle precipitazioni previste da lunedì prossimo non solo dal colonnello Giuliacci ma soprattutto riguardo alla potenziale precipitazione del prepuzio dal 1 ottobre, ecco ”alcuni suggerimenti per mantenere alto il desiderio anche d’autunno”.

1) curare la dieta e fare una regolare attività fisica proprio nel periodo autunnale, per evitare l’aumento della massa corporea e con essa il declino del testosterone.
2) dedicarsi al body building: gli uomini che sollevano regolarmente pesi hanno infatti un incremento del 50% del livello di testosterone libero.
3) scegliere alimenti ricchi di grassi monoinsaturi, come pesce e frutta secca, ed evitare gli eccessi di alcol che possono causare un crollo degli ormoni maschili
4) sapersi rilassare. Lo stress, sia quello mentale che quello fisico, può far scendere rapidamente i livelli di testosterone poiché causa un aumento del cortisolo.

Io ve l’ho già detto: se cercate qualcosa in risalita vi dovete buttatà sullo spread.

Google immagini

Due gocce di Nocill n.5

Wednesday, September 26th, 2012

Diciamo che in linea di massima è uno dei miei App Store di riferimento quando sono tormentata da questioni di stile. La mia amica Grace. Non è neanche raro che le chieda una ricetta di cucina ma solo per il gusto di sentirgliela raccontare. L’utenza forse la ricorda per la mirabile performance della patataalforno che, si sa, deve girare (sostanzialmente ne scippò l’ultima porzione disponibile al vicino di tavolo dello chicchissimo ristoro). Assidua frequentatrice di coiffeur e smaltatrici di unghie, Grace non disdegna la vita agreste. In Agrestia va ogni tanto per il weekend. E sempre la immagino, avvolta in candidi parei, preservando messeinpieghe sotto un cappello di paglia di Firenze a larghe tese e i profondi occhi dietro occhialoni oscurati, affacciarsi sulla vallata di Agrestia tipo la Baronessa Blixen sulle colline Ngong.

Senonchè mentre mi spiaggiavo sulla rena etrusca, nel giorno del Signore 24 giugno scorso, mi arriva un Sms:
-Meripo’ ti piace il Nocillo?
Escludendo si potesse trattare di un sondaggio per gli Alcolisti Anonimi le rispondo la verità
-Ne vado pazza
-Bene allora te ne faccio una partita dedicata
-Grace scusa non ho capito
-Tesora oggi è San Giovanni, sto raccogliendo i malli
-Eehhh? Che stai raccogliendo?
-Le noci, tesò, le noci per fare il liquore

Ecco, io la prima cosa che ho pensato è stata “noncipossocredere, cioè questa invece di stare a fare la Baronessa von Blixen sta a fa’ la spigolatrice di noci?” che prontamente mi rassicurava
-Con i guanti, così non si rovinano neanche le unghie.

Nel frattempo è arrivata anche questa foto con la scritta “quello a sinistra è il tuo”:

Il Nocillo di Grace

E siccome me sto proprio a rincoglionì io mi sono sentita tutta un calore sul petto. Che poteva pure esse un attacco di ipertensione o l’eritema solare e invece era che mi stavo a squaglià ma di affetto oltre che di caldo.

Anche perché poco dopo di sms ne ha mandato un altro:
-Che poi, Meripo’, ti devo confessare una cosa: a me il nocillo non piace. Ma mi piace far contenti gli amici.

E dunque fra poco avremo il Nocillo di Grace. Che anche la lunghezza dei preparativi e i tempi di posa e riposo dicono per quanto tempo Grace ci ha pensati mentre agita alambicchi e sorveglia infusioni. Che l’amore non si misura solo in effusioni, quindi. Ma anche in infusioni.

E la sera finalmente anche io potrò dire
“What do I wear in bed?? Why, Nocill Number five of course”
Che indosso prima di andare a dormire? Due gocce di Nocill numero cinque, ovcors.

Tisanic

Saturday, September 22nd, 2012

Visto che il miglior film di tutti i tempi pare sia l’Hitchcockiano “La donna che visse due volte”, per le donne e gli uomini che ne vivono una ma coi controcavoli c’è da dire che il mio amico cinefilo Ste, per l’occasione Stechcock, ha stilato un podio dei tre film ai quali ricorrere in situazioni di emergenza emotiva amorosa: quando il primo Pronto Soccorso Emotivo raggiungibile si venisse a trovare, per dire, sotto a un albero di sanguisughe nel Borneo, o a una festicciola fra amici, voi comodamente potete accedere, a seconda della sintomatologia, al seguente Dvd:

di Stechcock

1. Come eravamo: ideale per la fanciulla che non si sente all’altezza del proprio “farfallone amoroso”; vuole dimostrargli quanto è bella dentro, ma teme che alla fine preferirà il genere Belen Rodriguez al fenotipo Margherita Hack

2. Scrivimi fermo posta: ideale per il maschio romantico che profonde tutte le sue energie nell’arte del corteggiamento. Nonostante collezioni due di picche a ripetizione è convinto che, per la legge dei grandi numeri, prima o poi qualcuna cederà per sfinimento ai suoi slanci d’amore.

3. Titanic: ideale per chi crede nell’amore eterno, nelle due metà della mela che si uniscono e per i fan di De Gregori. Se il vostro partner vi ha mollato e volete illudervi che, nonostante abbia giurato che preferisce affrontare un’operazione a cuore aperto piuttosto che rimanervi accanto, ancora in fondo in fondo vi ama… beh, l’annegamento di Di Caprio e la susseguente offerta di diamanti al Dio del mare nel centenario del tragico evento… sarà molto catartico.

 

Chiedimi se sono felice

Thursday, June 28th, 2012

Oriana l’ho conosciuta quando stavo in alto mare. In tutti i sensi. Il primo senso è nel senso che eravamo proprio in barca. Ma non tipo a Ponza al Frontone: si stava in mare aperto. Ci si stava in tutti i sensi, ognuna per fatti suoi, ma non lo sapevamo. Nel senso che ognuna lì pensava di aver trovato un assetto di vita simildefinitivo. Senonché onda su onda fummo disarcionate. Lei liquida la faccenda, nella biografia ufficiale, con uno sbrigativo “Dal 1998 abbandona il mondo della pubblicità per dedicarsi alla pittura”.

Ebeh, io me lo ricordo: lei proprio un giorno disse “Io così non sono felice”. E sapete com’è, un conto è continuare a lamentarsene un conto è entrare dal capo e dirgli “Capo, scusa, io ti ringrazio, bello il lavoro, bello lo stipendio bella pure a buasserì (cit Albertone il Marchese del Grillo) ma io così non sono felice”. E che ti fa Oriana? Molla tutto e si trasferisce dal Colosseo a Rimini. Si chiude in un nonsocosa, tipo un hangar (ancora non sono mai riuscita ad andare a trovarla) e ne sce sostanzialmente dieci anni dopo, cioè quando la rincrocio, alla sua prima mostra in una Galleria d’arte a Roma. Esile, filiforme direi, capelli sale e pepe, neanche un filo di trucco, total black. E felice.

Ori l’ho rivista ieri ed è ancora più filiformesaleppepetotalblack. E mi sembra ancora parecchio felice. E siccome però qua niente è gratis è del tutto evidente che questa felicità se l’è pagata, e continua a pagarsela, a caro prezzo.

Ma se questo è il prezzo -per questo risultato- ogni volta che la si incontra vien voglia di pagarlo.

Oriana è a Roma con la sua terza personale fino al 14 luglio. Si chiama “Fiori di strada” e sta al D’ARC Rifugio d’Arte Contemporanea in Via di Sant’Ippolito 44A (Metro piazza Bologna poi pezzettino a piedi, se serve vi faccio pure un disegnetto una mappa).

Ah e se andate e la incontrate fatevi raccontare anche il resto della storia. Che a noi Cuorinfranti farà risalire la fiducia tipo lo spread.

Fienile di corte, thesefoolishthings che still my heart has wings

Saturday, June 9th, 2012

Ci sono posti nei quali ti ritrovi non andandoci tu: è come se ti venissero a cercare loro. Non un minuto prima nè un minuto dopo di quando ne hai proprio bisogno. Il Fienile di Corte, tipo. Perchè mo’ era un bel pezzo che ne sentivo parlare, e vai da Bruna, macomeancora non sei stata da Bruna, scusa ma che aspetti ad andare da Bruna e allora quando ho visto su Google map che Nina stava a un tiro di schioppo da Bruna (Bruna è la Mirandolina del Fienile) ho fatto una telefonata.
DRIIIIIIIIIIINNNNN
-Professor Pi
-Meri, qual buon vento ti porta?
-Professor Pi che ne diresti di proseguire quel discorsetto della Cipolla?
-Molto volentieri e dove cuciniamo stavolta?
-Professor Pi, stavolta te cucino io. Vieni a prendermi con la tua torpedo blù (che il treno fin lassù lassù ancora non arriva)

E dunque approdato Pi a Pi-etrasanta giusto in tempo per un granducale pranzo insieme ai Nini (i ragazzi della libreria Nina), al Giglio nel senso non l’isola, ristoro del quale voglio qui sottolineare la potenza espressiva del risotto alla pescatora ma ancor di più il lirismo delle frolle con crema gelata e squaglio di cioccolata, si ripartiva alla volta di Nocchi di Camaiore, cioè finalmente da ’sta Bruna.

E beh si, me potevo ricordà prima si. Perché io non so come descrivervi la bellezza e il silenzio e il verde e il giallo arancio e l’azzurro e la magia e Baffino che c’è là. Eh? Come chi è Baffino? Il Re del Fienile, The King. Lui (qui plasticamente sdraiato ai piedi di un colazionante Professor Pi):

Baffino, The King

E insomma entriamo nella nostra stanza che si chiama La Legnaia. Piena di libri pure quella, aò ma è na fissazione. E il naufragar mi è stato dolce in questo mare. Di libri, di bello, di magia e pure di aperitivo. Che la Bruna ce l’ha allestito qua:

C’era un bottiglione (dopo la foto) di bollicine squisite che però già al secondo bicchiere mi ero dimenticata il nome, tarallucci, melanzane fatte in casa dalla Brù e Parmigiano e a un certo punto Bruna e il Professor Pi, al terzo calice di bolle, vagheggiavano cose tipo mettere quelli bravi ai posti di comando del Paese, l’equità sociale, il centrosinistra unito e tosto e più si alzavano le bollicine più calava il sole e un po’ anche il pessimismo cosmico.

Insomma a due ore dal primo calice eravamo pronti. Per la via etilica al socialismo e al socialcosismo (che io Bruna l’avevo prima conosciuta su Zuckercoso). E anche per la cena. Che la Bruna si è attaccata al telefono e ha spuntato un tavolo per due, di sabato sera in Versilia, nell’evocativo Giordano Bruno in quel di Viareggio. Ad allineamento dei pianeti e dei calici ultimato, ci si recava nuovamente a un desco, e che desco. E dunque prendevamo atto dell’infinità dell’universo ittico (filetti di barracuda, capesante, frutti di mare) e della transustanziazione della creme brulee. L’unico rogo che ci si appalesava risultava quello dei pescetti flambè.

Dopo passeggiata sul lungomare di Viareggio, il cui tasso di densità transitativa all’una di notte è pari solo all’Ikea la domenica di pioggia, si perveniva al Fienile completamente illuminato a candele. Avete presente, si, che robetta?

E dunque svenuti tra le braccia di Morfeo con un “non serve la sveglia, figurati” ci si trascinava a tentoni alle ore 10,30 verso le persiane con affaccio su vallata strepitosa e soprattutto su torta di pane, mele, pere, noci, piramide di panini di tutte le sementi possibili, marmellate, mieli, creme di frutta, yogurt, spremute, latte, caffè, sacro graal, insomma non vi fate un’idea. O forse si:

Colazione da Diniffany

Ecco. E mancava ancora metà degli arrivi culinari.
Chealtrovidevodì? Andatevicivisi. Fatevi sto regalo.
Che poi, quando ve ne andate, sentite anche la musica. Perché come quando uscendo da Andrea mi risuonava Nina, uscendo da Bruna e vagando per la Versilia con il quantistico Pi e ancora con i residui di torta sulle labbra, mi risuonava Rod:

These foolish things
And still my heart has wings
These foolish things remind me of you!

Nina, aspettami ancora

Friday, June 8th, 2012

Stavolta sono andata a conoscere un’altra amica. Ha quattro anni. Si chiama Nina. Abita a Pietrasanta. Insieme ad Andrea. E Francesco. Ed è una libreria.  Meripo’ ma che te sei rincoglionita scimunita? Po’ esse. E’ che per me Nina era Andrea e viceversa. Nel senso che su Zuckercoso io ho conosciuto lui e con lui una cosa che si chiama amoreperilibri. No, non passione: amore, proprio. Io i libri pensavo già di amarli di mio. Invece lui mi pareva deppiù. E mi pareva giusto. Soprattutto mi pareva strano. Che uno così, un giovine e discreto figaccione, facesse “il libraio” di una libreria nel senso proprio quella con gli scaffali di legno. Che come fa uno a campare con una libreria? Sei circondato da Feltrinelli, Mondadori e dall’Esselunga dico io arrenditi, no? No.

Vabbè mentre cercavo di venire a capo di sto mistero, tipo Champollion con la stele di Rosetta, dopo un po’ che ci si scribacchiava su Zuckercoso, chiedo ad Andrea una cosa da leggere dando poche sommarie indicazioni tipo impostazioni Garmin: provengo da Natalia Ginzburg e vorrei dirigermi su libro di donna ma non è che debba essere da Nobel della letteratura. E lui mi dirotta su “Ci sono cose che una non può fare scalza”. Cisonocosecheunanonpuòfarescalza. Allora sono uscita dal computer e sono entrata da Feltrinelli e all’omino gli ho detto: Senta, provengodaNataliaGinzburg e vorrei andare su un libro di donna che mi consiglia? E lui ha detto: più avanti a sinistra c’è la letteratura rosa. Ha detto c’èlaletteraturarosa.

Insomma allora io ho capito che dovevo prendere un treno e andare a vedè di persona. Così mi sono messa le scarpe belle (che ci sono cose che una non può fare scalza. E manco con le Birkenstock. Tipo toccare. I libri. E gli scaffali) e gli ho minacciato “Andrè, sabato arrivo”. Ho preso il ciuff ciuff e sono arrivata a Pietrasanta. Che sta in Versilia. Ma un’altra. Che per me la Versilia era Viareggio e Forte dei Marmi che a loro volta erano posti con solo ombrelloni e Capannine e un po’ però anche La pioggia nel pineto. Ma poca. Pioggia.

E ho fatto bene a prenderlo, il treno. E se potete prendetelo anche voi. E andateci, da Nina. Che non lo so dove la ritrovate una libreria che ha il nome di una nonna e la sua foto sull’insegna. (che Nina non è Zilli).

"E' nonna Arduina con le sue amiche al mare a San Vincenzo nell'estate del 47, quando l'Italia ripartiva. E speriamo porti fortuna anche a noi che partiamo".

Se potete andateci già questo weekend che c’è una cosa bella che si chiama Anteprime (da oggi a domenica). E se andate da Andrea poi ditegli di portarvi a pranzo al Giglio. (Che è il ristoro lì vicino e non l’isola, che io già mi vedevo spaparanzata a picco sul mare. E non solo io, sia chiaro).

Io dentro Nina mi ci sono persa. Pure se avevo il Garmin. E quando sono andata via mi sono sentita cantare nella testa Nina. No, non quella di De Gregori. Quest’altra che la amo molto e parla di quella guerra che forse ha visto anche nonna Arduina. E che dentro, guarda che sfiga, ci ha di nuovo “Dentro a un libro di Liala la serenità, Roma adesso è troppo avara, non ti ascolterà”.  Aò a me sta letteraturarosa proprio non mi da’ tregua eh.

P.S.
Però dice pure “…dove vai, dove sei, Nina, aspettami ancora”.

P.P.S
Ah e ad Andrea ho chiesto “Ma ora sul podio delle vendite di Nina quali libri ci sono?” e lui ha detto:
1) Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (che, si sappia, è stato presentato in anteprima da Nina quando ancora, al titolo, il 99% rispondeva “Set’abbracciochè??”)
2) Morte dei Marmi di Fabio Genovesi. Mo’ vi devo dire A) che il titolo, lo scrive proprio sto genovesi che invece è fortemarmino, l’ha scelto Andrea e B) che l’altra volta che gli ho chiesto Andrè che libro c’è da leggere? Lui mi ha detto: “Fabio Genovesi – Esche vive. E’ amico mio. Ma è bravo”. E infatti poi Fabio Genovesi è diventato Fabio Genovesi, no pizzeffichi.
3) La notte alle mie spalle – Giampaolo Simi che, manco a dirlo, “é di Viareggio. Ma è bravo”.