Archive for the ‘Yes weekend’ Category

Amori che non sanno stare al mondo

venerdì, dicembre 1st, 2017

Alla fine usciamo dalla laterale del cinema Intrastevere, in uno splendido vicoletto chessoloarroma la notte è arancio e nera, e lei mi dice

-Che in effetti Meripo’ macheccazzocesuccede certevolteannoi quando ci innamoriamo, che basta passi un po’ de tempo e te dici Macomehoffatto?

E’ tutto qui, nella recensione di Scassaminx, il senso di “Amori che non sanno stare al mondo”. Sta tutto in quel  macheccazzocesuccede certevolteannoi. Non lo sappiamo, che ci succede certevolteannoi. Sappiamo solo che al mondo ci stiamo con grande difficoltà. E quindi a volte è nell’amore che vogliamo trovare riparo. Che però al mondo non ci sa stare manco lui, l’amore intendo.

La FrancescaComencini lo sa bene, anche per esperienza personale. Come a nacerta lo sappiamo tutte e tutti. C’è un amore che ci vagola nella testa, immaginato sognato desiderato, e ce n’è uno in carne e ossa proprio qui davanti e spesso i due fanno fatica a convivere.

Forse è per questo che il modo migliore per farli vivere, gli amori, è nell’assenza. Di norma niente ci tiene più uniti che desiderarci.

Ma insomma sti due si amano sul serio e per sette anni. Poi. Poi non più o forse ancora sì ma non ce la fanno più a sopportare la tensione, la difficoltà, la devastazione. E allora poi lui ama un’altra, più giovane. Prevedibile e banale. Ma il cinema ci mette il resto. E alla fine siamo un po’ tutte con questa sconclusionata protagonista su uno dei ponti di Roma, mentre butta il cappello rosso nel Tevere e finalmente libera dall’ossessione si dice

-Che poi alla fine si sono lasciati anche i Beatles

e soprattutto è Lucia Mascino, l’attrice, a riassumerne in un’intervista la morale:
“L’amore non può essere il naufragio della nostra personalità”.

Cosa che ci diciamo tutti, appena usciamo dalla devastazione. Subito prima di ricascarci di nuovo.

Perché questa alla fine, è l’espiazione della vita:”Questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta” (Andrè Aciman).

Amori che non sanno stare al mondo

Della settimana della Pippa e dell’arte di pensare

venerdì, maggio 26th, 2017

Dico la verità, io avevo già accettato alla parola “Aperitivo”. Ma c’è che quella dopo era “filosofico”. E insomma tipo lo Spritz con l’Aperol e con Kant dicolaverità mi attizza. Poi c’è che Claudia io l’ho conosciuta tempo fa ed è una di quelle femminazze che tu le stai accanto e pure se sta zitta, e ci sta spesso, ti trasmette pensiero. Pensiero che merita. E così quando mi ha invitata con la sua amica Enrica a questo Aperitivo filosofico io prima ho mandato la mail e poi ho detto Machecazzè? E così le mie Ipazia e Aspasia del Trionfale mi hanno detto che l’idea arriva dalla tour Eiffel, nel senso da quando in Francia negli anni ’90 nascevano i primi caffè filosofici. Ci si riuniva in un bar per far godere le papille e le sinapsi, esercitando proprie mandibole e la propria mente ad argomentare le proprie idee, a condividerle con altri, a sviluppare definizioni e costruire progetti.

Opportunamente hanno sostituito il caffè con qualcosa di più alcolicamente apprezzabile che dati i tempi ci sta tutto.

Dice Ma io Meripo’ che ne so di filosofia. Effiguratevi io. Ma questo fatto che invece di andare in palestra per pilates ci vai per la capoccia a noi pigre intrigassai.

Il tema di questa volta è l’identità personale: “Come si costruisce? Che percorso fa l’io per definirsi? Che priorità abbiamo e come ci determinano?” che detta così sembra Chissiamo dadoveveniamodoveandiamo ma io spero proprio, invece, di andare a constatare la differenza tra pensare e farsi le pippe mentali giustappunto al ridosso della settimana della Pippa (nel senso quella che si è sposata). Il che, aiutate dalla Tequila, lo capite da voi che rischia davvero di farci svoltare il sabato. Vabbè pensateci. Ma non pippatevi. Noi vi aspettiamo. Cià

Dopolavoro filosofico

 

DOPOLAVORO FILOSOFICO
Un aperitivo filosofico per adulti a cura di Enrica Birardi, Consulente Filosofico e Claudia Spinosa, Lifecoach e Consulente HR

Per iscrizioni inviare un’email a: labfilosofia@gmail.com
Aperitivo + partecipazione all’evento: 15 euro

DOVE E QUANDO:
Al “Fabrica”, via G. Savonarola 8, ROMA
Sabato 27 maggio, dalle ore 18:00

“Me”, L’arte di ricominciare

venerdì, aprile 21st, 2017

Le Donne in rinascita, certamente. Ma vi pregherei di non sottovalutare anche gli uomini quandocisimettono. Andrea l’ho conosciuto due matrimoni fa, il suo e il mio (ma non lo stesso eh, ciascuno col coniuge proprio) ed era un coreografo, anzi un “mover” come preferisce dire lui, artista, performer e chi più ne ha ne metta e viveva a Roma dove era anche Direttore della Compagnia Ars Movendi.

Senonchè siccome l’amore sarà pure eterno ma una volta su due finisce, è successo che anche per Andrea è arrivato il momento di ricominciare dopo la parola Fine. E che ha fatto? Ha fatto che a un certo punto me lo sono ritrovato chef in zona Tuscia. Coreochef, diciamo.

Andrea Me

Andrea Cagnetti al Me (foto Meri Pop)

Ho assistito su Zuckercoso a tutte le fasi preparatorie del Me-L’arte del dare, che inaugura il 23 ad Oriolo, una cura assoluta, quasi maniacale, in ogni dettaglio, dalle piastrelle, alle lampade del giardino, alla fontana. Così qualche sera fa ci sono andata (lo inaugura domenica ma è già all’opera). E sì, ho avuto la conferma che le cose migliori spesso nascono da quelle che ci si presentano come le peggiori e che nella vita ogni intoppo o sconquasso nasconde un’opportunità. Il Me, dunque, che non è solo un ristorante ma è centro d’arte-bistrot-casa-atmosfera-relax-compagnia: non si sa cosa si nutra prima e meglio, se il palato, la vista, l’umore.

Caminetto Me

Il CaMEnetto (Foto Meri Pop)

E dunque dopo l’ordinazione -Cosa vi porto? -Fai tu
sono planati sul tavolo in sequenza:

Slice di patata gratinata con aspic di cozze
Panino con farcitura di lasagnetta Valentina (indivia belga brasata nel burro con gamberi flambè al cognac e parmigiano)
Crocchetta di gambero con marmellata di ananas
Tonnarello mantecato con bisque e gamberi agli agrumi piccanti
Krapfen di spigola alla crema di carciofi
Pastiera
Mousse al gianduia
Caffè (Castroni)

Io ho accompagnato il tutto con un bicchiere di Rusada, il mio commensale con due di Spirito Libero, entrambi biologici, vini della Tenuta Casteani, l’altra commensala è astemia e ha comunque ricevuto la “carta delle acque”: soddisfazioni a pioggia, proprio.
Conto: 30 euro a testa

Aperitivo Me

Le crocchette di gambero con marmellata di ananas

Alla fine, noi belli satolli, Andrea è venuto a sedersi a tavola ed è stato lì che, ritrovatolo via da Roma, via dalla danza, via dalla pazza folla, gli ho chiesto “Perché siamo qui?”
e lui:
“Perché qui mi sento a casa, perché da piccolo venivo nei boschi qui intorno, perché quando mi sono separato ho deciso che avrei ricominciato da dove avevo lasciato e ho cercato un luogo che fosse sguarnito di scuole di danza”.
Con Oriolo Romano è stato amore a prima vista:”“In hoc consistit verus amor” è il motto che si legge nello stemma del Comune di Oriolo, questo è un posto dalle forti valenze esoteriche che si ritrovano anche nel Palazzo Altieri. Ogni fine è un nuovo inizio e la mia rinascita è questa. Ciò che c’è stato prima? Un embrione di quanto c’è qui. Insomma finora sono stato un cresciutello embrione”.

Si dice che gli amori cominciano nello champagne e finiscono nella camomilla (Valery Larbaud) e invece il Me è la dimostrazione che può succedere anche il contrario.

Andate a trovare Andrea, andate al Me. Se ci andate domenica 23 troverete anche Ambrogio Sparagna con la Taranta d’amore. E buona vita a tutti

Me, L’arte del dare
Caffetteria ristorante bistrot
Via G. Mazzini 1, Oriolo romano
tel. 345-5592454

Orvieto Destination Pop

venerdì, ottobre 21st, 2016

Diciamolo: invitare la tenutaria di un blog per cuorinfranti a una kermesse legata al matrimonio è un po’ come mettere un dissuasore di velocità in autostrada. Ma è esattamente ciò che accadrà domani, sabato, a Orvieto dove si ritroverà l’eccellenza in fatto di mastri fiorai, mastri tortai, mastri profumieri e pasticceri, artigiani e ricamatrici, stilisti e truccoeparrucchisti. Insomma una Woodstock dei cinque sensi, in un posto pieno di eccellenze, soprattutto femmine. Come la Red Color, una cooperativa di donne nata dopo il fallimento di un’azienda tessile: invece di scoraggiarsi si sono rimboccate le maniche e hanno ricominciato da capo, insieme. E domani, a sfilare con tutti gli altri abiti, ci sarà anche un modello “Mary Poppins” in onore della quippresente creato proprio da loro.

Donne, artiste, imprenditrici, creatrici (ci sono pure gli uomini eh). Che meriterebbero già solo le mani delle artigiane che lavorano il merletto di Orvieto, ossia merletto fatto all’uncinetto con una filo sottile (cordonetto ritorto n. 100, questo per la mia amica Anto Golinè). Un patrimonio del territorio italiano che rischiamo di perdere, nato più di 100 anni fa dalle donne Orvietane che avevano acquisito la tecnica dall’Irlanda, via via sostituendo i motivi della trina irlandese con i disegni dei bassorilievi del duomo di Orvieto da qui Merletto di Orvieto.

ACD Systems Digital Imaging

E’ che Maria Rosa (e sempresialodata Beatrice mia che me l’ha presentata) è una donna coraggiosa e non solo perché mi ha invitata. Ma perché se ne stava bellebbuona a fare la wedding planner, che codella di Enzo Miccio è allieva, e dio solo sa chi caspita glielo abbia fatto fare a sobbarcarsi un’impresa simile. E infatti gliel’ho chiesto. E lei mi ha detto

-Meripo’ questo è un posto meraviglioso, pieno di arte, cultura, paesaggi, sapori e odori,  nel quale ci sono troppe ragazze ragazzi e pure attempati senza vere opportunità. Le due cose non vanno bene insieme. Vorrei provare a fare qualcosa per dargliela, st’opportunità di esprimersi e lavorare

E tu a una così che je dici?

Je dici SI’, nella migliore tradizione nuziale. Alla quippresente, come vi dicevo, sono stati riservati uno splendido abito da Meripo’ e il tema “Cenerentola cerca marito”. E dunque vi aspettiamo dalle 16 nell’ex Chiesa di san Giacomo in Piazza Duomo. Anche se non cercate marito ma cercate comunque una scarpetta. Anche quella nel piatto. Che è più probabile accaparrarci intanto quella.

destination

Prontuario del Butting

venerdì, dicembre 4th, 2015

C’è il momento in cui scatta, con solstizi ed equinozi, feste comandate e loro prossimità, l’urgenza del butting.

Il butting è quell’irrefrenabile voglia di alleggerirsi. Dai vestiti dell’illusione Poilometto, ai cibi, alle suppellettili in casa, alle piramidi di imperdibili ritagli di giornali accumulati per il Poiloleggo, alla piramide di caricatori Nokia a carbone.

Il butting non è il cambio armadi e non è il pedaggio pagato al senso di colpa consumista: il butting è soprattutto quella cosa che inizia buttando oggetti e non sai mai dove ti porterà a buttare. Per fare spazio. Spazio al nuovo. A volte si inizia dall’armadio e si finisce al letto passando per la dispensa.

Ecco dunque una breve guida al Butting Consapevole del fatto che, non sfuggirà a un occhio attento, lil breviario vale anche come Prontuario Scegli Compagno:

1) se non ti è stato utile nell’ultimo anno non ti serve

2) se non ti dà soddisfazione portarlo è inutile conservarlo

3) se non ti dà gioia pensare di averlo può essere che sia addirittura dannoso

Riordino

Stienne sti bbraccelle, ajutame a tirá

giovedì, aprile 10th, 2014

Napoli, lungomare, esterno giorno, in uno di quei giorni che Dio manda in terra per ridarti fiducia in tutto, al netto del surriscaldamento globale e delle scie chimiche. Grace trova un posto bello per fermarsi a mangiare, la giovane older trova nel Menù anche la sezione “senza glutine” e gioca il jolly ordinando Gnocchi alla sorrentina.

Prima di andar via la qui presente vecchiazzia aziona il Wc-map e va al bagno. Fila. Fila di donne naturalmente, che la vescica degli uomini sempre libera è uno dei grandi misteri dell’umanità fra i pochi rimasti irrisolti.

La giovane signora davanti a me freme, ogni tanto si affaccia fuori e fa cenni e sorrisi a nonsocchì. Fila lenta, lentissima. Lei freme, fremissima. Finalmente è il suo turno. Quando esce si affaccia e, dove faceva sorrisi, urla:

-Giuvà fa’ priest, nun mme fá spantecá

poi ci guarda e dice

-Scusatemi ma mo’ è ‘o turn da criatura

Si riaffaccia fuori e un signore entra con in braccio una ragazzina di, facciamo, otto anni abbarbicatagli al collo. La mette in braccio alla mamma ed entrano. Poi lei riesce

-Scusatemi ancora ma qualcuno mi può aiutare con la criatura?

Si offrono almeno in quattro, poi una signora dietro di me si stacca dalla fila ed entrano tutte e tre nel microscopico anfratto del bagno.

Mi costituisco a voi spontaneamente dicendo che io è dall’inizio di questa fila che stavo lamentandomi internamente del fatto che “ma è grande e ancora in braccio, e ancora accompagnata e ancora con l’aiuto” e insomma tutto il repertorio pedagogico che le childfree hanno normalmente la lucidità di osservare in queste circostanze.

Senonché dopo un po’ riescono tutte e tre, la Ottenne in mezzo a loro per qualche secondo per poi tornare in braccio alla mamma. Ed è allora che la signora, facendosi largo, ci guarda tutte sorridendo e dice

-Grazie a tutte signò: la criatura non cammina. E ogni volta che bisogna andare a un bagno pubblico è nu turment

Fuori, vedimo’, c’è lo stornellatore che canta ‘O Marenariello. “Méh, stienne sti bbraccelle, ajutame a tirá…”.  Qua. Che c’è chi ogni momento, tutti i giorni, tira’a rezza. Pure se non è marinaro.

L’arte del togliere e del mancare

martedì, aprile 8th, 2014

(Napoli secondo estratto, nel senso seconda puntata)

Non so come mai fino ad oggi non l’avessi mai visto. Non dico dal vero ma nemmeno in foto. So solo che quando mi ci sono trovata davanti per la prima volta ho avuto paura davanti ad un’opera d’arte. Che probabilmente quando la bellezza e la perfezione superano una certa soglia, lo sbigottimento lascia spazio al timore e, in questo caso, all’inquietudine e allo spavento.

Grace, qualsiasi programma fosse costretta a cambiare di pari passo con le avverse condizioni atmosferiche delle previsioni napoleoniche nel senso di Napoli, concludeva sempre la frase dicendo che, comunque, quello era imprescindibile.

Ed è stato entrando nella Cappella Sansevero, in mezzo alla già magnificente magnificenza che ci ruotava tutto intorno, che ci è apparso poggiato in mezzo alla stanza, questo:

Il Cristo velato. Opera di tal Giuseppe Sammartino, 1753. Ve lo metto anche tutto intero:

Marmo. Ma ditemi un po’, non vi sembra che l’autore invece di agire “per forza di levare” abbia al contrario messo un velo su un corpo e l’abbia nonsoccome marmorizzato dopo? E infatti anche questo hanno ipotizzato: che usasse cadaveri. Poi che usasse formule alchemiche scioglitive. E anche Antonio Canova, incredulo e trasformatosi nel Salieri di Mozart della situazione, pare che una volta, tentando di acquistare l’opera, disse che avrebbe dato dieci anni della propria vita pur di essere considerato l’autore di questo capolavoro.

Dunque il capolavoro nato, come tutte le sculture, dall’arte di togliere. Che se esistesse un corrispettivo sentimentale forse sarebbe l’arte del mancare. E del mancarsi.

Io so solo che lì davanti sono rimasta, perdonate, impietrita. Non ricordo una cosa simile neanche davanti al Michelangelo della Pietà.

Che davvero di fronte a quel marmo tutto si prova tranne il freddo. E ancora oggi, a distanza di giorni, quando ripenso a questo velo poggiato mi viene un brivido lungo la schiena. A pensare a come si possa, in un mondo che tutto tende ad aggiungere e ad accumulare, trasmettere un senso di perfezione e di incomparabile bellezza togliendo.

Anema e cozz

lunedì, aprile 7th, 2014

Alla Giovane older hanno regalato uno Smartbox per tre persone, avete presente quei librini che tu li presenti e puoi stare in un posto bello due giorni? I legittimi genitori legittimamente pregustavano la legittima gita quando Ella certificava di essere cresciuta affermando

-Ma io veramente ci vorrei andare con zia Meri e con l’amicasua Grace

Attimi di costernazione seguivano l’annuncio. Subito dopo, però, i legittimi, nella fattispecie soprattutto la legittima madre, si adoperava -scelta come destinazione Napoli- per la buona riuscita dell’operazione predisponendo la biglietteria, la confermeria e l’accompagneria alla casa di zia. Parallelamente si attivavano i canali diplomatici di Grace. Ricordando all’utenza che la Giovane Older, oltre a essere molto sveglia, è anche parecchio celiaca, poco prima della partenza arrivava la telefonata di Grace, impegnata a organizzare le tappe turistiche e culinarie nei migliori templi dell’alimentazione partenopea.

-DRRRRIIIIIINN
-Ciao Grace
-Meripo’ comunque pensavo: meno male che sta trasferta la facciamo insieme alla criatura gluten free e non da sole
-Perché Grà?
-Accussì nun magnamm

L’albergo trovandosi -per dicitura letterale di Grace- in Culonia rispetto alla mappatura preventivata dei giri in centro, acchiappavamo ‘o tassista alla stazione che ci dava in sorte la fila, in verità assai sgangherata, e una volta indicatagli la destinazione Grace esordiva

-Carmelo scusate ma voi, dopo, tenit che ffà? (Dopo avete da fare?)

-Signò no, ch’avvimma fà? (Signora, naturalmente essendo in servizio no, non ho da fare. Perché che dobbiamo fare?)

-Carmè quanto volete per aspettarci e poi riportarci al centro?

-Signò e ditemi voi

Vedevo così nascere la tariffa on demand

-Carmè io credo che per 40 euro ci rientrate che è na bellezza e vi fate pure il pranzo

-Signò facimm 50

-No Carmè 40 e stàmm

-Vabbuò signò. Però io mi chiamo Nico

Una discreta reincarnazione del miglior principe De Curtis ci scarrozzava in su e in giù accompagnando l’illustrazione dei luoghi con estemporanee incursioni in storie e geografie a noi sconosciute ma soprattutto sconosciute a Grace, che napoletana doc è. Insomma proprio un  “Signora sono a sua completa disposizione, corpo, anima e frattaglie” (Totò).

Ora vi risparmio tutto il resto del particolareggiato racconto della 36 ore che però mi riservo di trascrivere in un tomo dal titolo “Anema e cozz” (credo sia un ristorante, racchiude perfettamente tutto in sole 2 parole e 1 congiunzione, praticamente un affare). Permetterete solo un paio di eccezioni culturali e un altro paio culinarie, strada facendo. Qui mi sia consentito dirvi che, dopo una giornata che diosololosa quanto ci ha fatto girare Grace, sfrantecate a dovere, alle sette di sera addormentateci di botto sul letto dell’albergo, realizzavamo che dovevamo prenotare la pizzeria con il gluten free.

DRIIIIIIIIIIINNNNN

-Signò scusate vorrei prenotare per tre per le 20,30, per la guagliona ci serve la pizza senza glutine

-No, bella, noi il sabato fra le 19,30 e le 21,30 dobbiamo sospendere il senza glutine, venite alle 21,30

-E perché signò sospendete per due ore?

-Perché il sabato sera in quelle due ore ci sta troppa circolazione di farina normale

Ed è in quel di Bagnoli, da Gennaro 2, Via Lucio Silla, che abbiamo trovato uno dei servizi più accurati che io, da zia, abbia finora visto nello stivale nel reparto gluten free. Compresa l’ulteriore attesa alle 21,30 che la corpulenta vigilessa e sceriffa di Gennaro2 così  riassumeva

-Signò dovete aspettare almeno un altro quarto d’ora ca stasera ‘a circolazion d’effarin normali è assaie. E nonva bbuon si s’ammischian ‘è ffarin. Assettatev da fòr che vi chiamo io quando migliora ‘a circolazion

Solo per la cronaca:
-3 pizze (1 gluten free), 3 fritti (1 gluten free), 2 birre, 1 acqua, 1 Coca conto finale 33 euro totali. SQUISITO TUTTO.

Dai Monti alle Alpi

venerdì, marzo 14th, 2014

La sola idea di conoscerli insieme meriterebbe il prezzo del biglietto del treno. Che io a Michele è da mo’ che gli dico
-Michè ci voglio scrivere subito un post su questo pamfletto tuo

e però “Addio, Monti” è un libello tanto piacevole da leggere quanto impossibile da posteggiare, nel senso scriverci altro su. Perché ha già detto tutto lui dentro.

Comunque in sintesi è così: c’è uno che va alla Sma, nel senso proprio il supermercato, e incontra una che indugia sullo scaffale del kamut e da lì ci tira giù un libro. Nel senso che Michele Masneri è riuscito proprio a scriverci un libro, su questa carrellata alla Sma. Che sembrerebbe un libro sul quartiere Monti, dove appunto sta la Sma, ma finisce per diventare un libro su tutti i tic, le manie, le fisse, gli snobismi e le miserie di certa fauna che ormai neanche più sinistra al caviale si può definire ma piuttosto, come hanno già fatto, intellettuali al kamut. Potremmo poi aprire una parentesi a chilometro zero sul fatto che i confini e la geolocalizzazione di sinistra, destra e centro sono ormai meno chiare delle certificazioni bio, ecco che ciascuno potrà riconoscersi -e ritrovarsi infilzato- nella psicolabilità intellettual-alimentare che tutti ormai ci investe.

Ed è per questo motivo che, da quando è uscito il libro, ogni volta che incontro Michele a cena mi assicuro di avere a portata di mano anche il numero del mio avvocato perché so che qualsiasi parola o anche languida occhiata in direzione del pane ai cinque cereali potrà essere usata contro di me, nel prossimo. Libro. Senonché per fortuna io Michele lo incontro a cena da Shylock che ci tratta prevalentemente a lasagne e tagliatelle e quindi posso riporre il numero dell’avvocato e sfoderare quello della dietista.

Ora c’è che domani, sabato, Michele va da Andrea a presentare il libro. Andrea di Nina, ve la ricordate? La mia libreria supercalifragilistichespiralidosa. Nina a Pietrasanta. Dai Monti alle Alpi. Apuane.

Nina è bella, il libro pure, Pietrasanta chevelodicoaffare e anche loro sono due figaccioni. Io un pensierino, e un biglietto, ce lo farei.

Poi, quando uscite da Nina, andate sulla piazza dove c’è un bar che fa degli aperitivi che lèvati ma non chiedete lo spritz sennò quello vi ci fa un libro contro. Eventualmente chiedetelo piano.

T’illumino d’intenso

lunedì, novembre 18th, 2013

Ci sono stata. Ieri sera. E ne ho scritto anche qui.

E’ stato alla fine, dopo gli applausi, gli inchini e le ovazioni, quando la regista mi ha chiesto

-Allora, hai capito chi erano gli attori non vedenti?

che ho vacillato, elencandone quattro, due dei quali erano, invece, vedentissimi. Perché questo è “Condominio occidentale”: l’esperienza di un nuovo modo di “vedere”, una perdita totale dei punti di riferimento fin qui conosciuti, un’esperienza ad occhi aperti nella quale però si va a tentoni finché questa compagnia di sedici attori non vedenti, ipovedenti e normodotati -chiamati a “portare alla luce” le nuove povertà- ci illumina di intenso. E a vedere soprattutto “sentendo”. Neanche vi sto a dire che sono entrata in sala accompagnata da Jerry e dal suo bastone bianco e ovviamente dalle scale, nel teatro già semioscurato, stavo ruzzolando io. Jerry che, per la cronaca, conduce un programma radio che si chiama “Hasta la vista”.

E dunque “Condominio occidentale”, un campo per senza tetto, rifugio a cielo aperto di diseredati e sconfitti dalla vita, il dramma dietro l’angolo nel quale ognuno di noi potrebbe precipitare, dove “la povertà è organizzata, e organizzata bene”, perché “alla lunga stanca pure disperà”. In scena al teatro Vascello di Roma, anche stasera, “Condominio occidentale” è l’adattamento teatrale dall’omonimo romanzo di Paola Musa. Un’impresa titanica che porta la firma di Tiziana Sensi, un caterpillar di determinazione e tenacia, e la passione e professionalità della sua compagnia teatrale.

Un anno di lavoro per prepararlo, un’ora e mezza per esserne conquistati e un’emozione che ti accompagna e ti resta addosso ancor di più quando si chiude il sipario. Consapevole che, alla fine, l’unico modo per riuscire a vedere l’invisibile è farsi guidare da chi non vede ma sa guardare. La sfida era doppia: far incontrare il mondo della disabilità con quello dell’emergenza sociale. Le nuove povertà: soprattutto la paura che tutti -tutti- ci attanaglia, cioè quella di poter precipitare da un minuto all’altro dalle certezze alla precarietà e alla mancanza: del lavoro, di un tetto sulla testa, soprattutto della dignità. Anna che dorme in macchina insieme alla figlia è un’immagine praticamente indelebile. Ed è stato dunque a tarda sera, rientrando, che per la prima volta mi sono emozionata assistendo a quel piccolo miracolo che inconsapevolmente compio ogni sera: infilare una chiave nella serratura di casa.

Se stasera siete liberi andate. Andate a, finalmente, “vedere”.