Archive for the ‘Lamicamia’ Category

Srndipity2/Verderame

mercoledì, marzo 7th, 2012

Riceviamo nei commenti della nostra coniglia da tartufo Verderame, cerchiamo su Google e volentieri pubblichiamo sta meraviglia presa dal conte Vlad:

Meri Vlad Lapi Pop (Vladstudio.com)

Finchè Pippa non ci separi

lunedì, novembre 28th, 2011

Riguardo alla saga della Lamicamia c’è pure che mica solo io avevo il frullatore in testa, eh. Pure lei quanto a Pippe sta messa bene.

di Lamicamia
Se c’hanno fatto pure un film, dico io, qualcosa significherà no? Infatti io proprio a un matrimonio l’ho conosciuta, e c’ero andata un po’ intimidita che non conoscevo nessuno, nemmeno gli sposi a dirla tutta, e mi ci aveva portata un’amica di quelle che lo sai che se le segui sicuro capita qualcosa di bello ma una sorpresa così proprio non me l’aspettavo.

Adesso devo rivelare che la prima cosa che si nota di me non è la timidezza e nemmeno la ritrosia, però a quel tavolo di donne così brillanti un pochetto mi contenevo e quasi stava per avvenire il miracolo che m’azzittivo, ma siccome per i miracoli ci vogliono almeno almeno la barba e le stimmate, meno male che non è successo.

Che va bene che mi sono tanto divertita, ma tornare a casa con il pelo in faccia e le mani bucate più di quanto già non siano insomma, era un prezzo troppo alto.

E così me ne stavo buona buona a godermi quel fuoco continuo di battute brillanti e scemenze ingegnose, m’infilavo giusto ogni tanto che quando sei tra persone intelligenti metà del lavoro lo fanno loro e basta seguire l’onda.

Certo, devi saper nuotare, che non è che il sale in zucca segue il principio dei vasi comunicanti altrimenti avremmo risolto il problema dei cretini e invece si sa, quelli c’hanno le mamme fertili e sono impermeabili, altroché.

Intanto pensavo che quella ragazza (che ‘donna’ fa molto Cugini di Campagna e ‘femmina’ troppo Piero Angela) mi piaceva tanto e pure pensavo ‘e quando mai mi si fila, dopo oggi’ perciò mi godevo il presente che del doman, lo sappiamo com’è.

Così quando la festa è finita e io me ne sono tornata a casa, beh, quell’altra casa, quella che per entrarci serve la chiave e non la password, mi sentivo come quando hai passato una giornata bella con amiche che conosci da una vita e siccome invece la vita precedente non c’era bisognava fare in fretta che vabbè ‘ragazze’ ma mica si può confondere la semantica con il calendario e insomma, era meglio sbrigarsi.

Così ho cominciato ad andarla a trovare lì, nella casa con la password, a vedere un po’ cosa le piaceva e cosa no, ad ascoltare le sue storie e me ne tornavo sempre con un sorriso. E se volete, vi racconto anche il seguito.

Ah, il matrimonio però era un po’ una pippa, no scusate, c’era Pippa perché si sposava la sorella. Che secondo me si poteva chiamare Pippa pure lei.



ćevapčići

domenica, novembre 27th, 2011

Io pensavo che fosse una cosa tipo Dasvidania. Un saluto. Ungherese. No, no un salume, proprio un saluto. Allora ieri sera mia sorella mi porta in un ristorante. A Bassano romano. Apro il menù e trovo Dasvidania. Cioè ćevapčići.
-Oohhh ma allora è una cosa che si mangia?
-Che cosa Meripo’?
-Cevapcici
E mia nipote, dieci anni:
-Beh certo, zia, che pensavi che ci si potesse fare con le polpette?

Esaurite così le figure di cavolo mi appresto a chiedere consiglio a Missischef. Ma arrivate ai dolci trovo pure lui.
-OOOhhhhhhh STRUCOLO de POOOMIII???
Mia nipote guarda prima la mamma, poi il papà, poi il nonno poi infine la qui presente e traduce
-Zia è lo strudel, si mangia pure questo

Il fatto è che io su Facebook sono amica della Franca. Che cucina in modo spaziale, vive lassù lassù ma che quaggiù quaggiù pubblica delle foto al limite della molestia acquolinica, soprattutto per chi da almeno due anni è entrata nella pace dei sensi. Di colpa. Non avendo più cucinato ma approfittando del fatto di essersi intelligentemente circondata di amiche e amici chef di prima grandezza.
Dicevo dunque che Franca cucina, fotografa, pubblica e spesso irrompe nel bel mezzo di un’insalata prelavata con pane fatto in casa e, nell’ultima settimana, strucolo de pomi.

E dunque ieri sera allo strucolo coi pomi ho realizzato che
-Ma scusate ma allora questo è un ristorante che cucina come Franca?
Mia nipote mi ha accarezzato la mano, tacendo
Io allora ho collegato i primi due neuroni disponibili e ho urlato in un entusiasmo incontenibile
-Quindi siamo in un ristorante tipo triestino?

Mia sorella ha lanciato un’occhiata ai libri su Trieste riposti in ogni tipo di scaffalature che circondavano i tavoli e ha allargato le braccia

Il fatto è che io Franca non l’ho mai vista. E neanche sentita. Come Lamicamia. Ma è a tutti gli effetti una di famiglia. Come Lamicamia. E lo so che Fèisbuc è solo per rimorchiare ma evidentemente io rimorchio parenti, che ve devo di’?

Insomma al momento dell’ordine io quasi mi sono alzata in piedi sull’attenti e ho declamato
-ćevapčićipatateintecia eeeeeeeeeeeeeeee   STRUCOLOCOIPOMIDIFRANCA

A Bassano romano va detto che c’è gente molto comprensiva, abituata a ogni genere di ordinazioni.

E ma insomma il punto è questo: che io tutta la sera ho pensato a Franca e che in quel ristorante si mangiava come Franca e si scriveva come scrive Franca con le sue amiche e amici. E ditemi un po’ voi che mi tocca fare per uscire il sabato sera pure io con loro. Da qua.
Comunque ve li consiglio. Sti Dasvidania. Buonissimi.
Ah e poi ho pensato che io una settimana fa stavo mangiando delle cose nelle Lemarche, buonissime pure quelle: arrosticini, si chiamano. Me le ha fatte trovare la Lamicamia. Insieme a un paesaggio che lèvati, a una stanza tutta per me e altri amici e pure Scrat. Il cagnone bonsai.
E insomma sto Fèisbuc io per ora rimorchio parenti e colesterolo che è una bellezza.

P.S.
Si ma allo strucolo de pomi mica ci so’ arrivata. Mi sono arresa alle patate in tecia. E ho sgraffignato un pezzettino di krapfen di mia nipote. Io lo strucolo aspetto che me lo cucini Franca. Coi pomi. D’ottone. E manici di scopa. Che sicuramente sarà una roba così, casa sua.

Chi lascia la strada vecchia per la nuova mo’ sa quello che trova

mercoledì, novembre 23rd, 2011

(segue saga)
Ilmaritodellamicamia, esaurite le formalità della stretta di mano e del benarrivati, non riusciva più a riprendere la parola dal sabato pomeriggio fino alla domenica sera.

Lamicamia, Lamicasua ora anche mia e Lamicosuo pure e io ci precipitavamo in una no-stop di ore trenta interrotta solo da arrosticini, affettati, formaggi, salamini e Montepulciano in quantità industriale, intervallata anche da marmellate, torte, biscotti, mieli, tartetatin e associati della colazione successiva.

Il resto è consegnato alla storia. E alla geografia. E al fatto che come te nessuno mai, caro questoweekend. Che tutta una vita a rifiutare caramelle dagli sconosciuti per poi piombargli direttamente in casa.

Insomma l’ho fatta parecchio lunga però questo,alla fine, vi volevo dire: prendetele, ste caramelle. Nel senso buttiamolo, ognittanto, il cuore oltre l’ostacolo. Che oltre a fare più fico che scavallarlo inciampandoci sopra capita che magari vi scoprite pure Sotomayor.  Ah si, certo che avevo paura. E anche questo vi volevo dire: la paura è un buon segnale. Che fare cose che non ce ne mettono almeno un po’ alla fine può rivelarsi un bel duepalle.
E chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia e mo’ sa pure quello che trova.

Mettiamola così: dovendo scegliere tra una cosa che vi mette un po’ d’ansia e una liscia famo che qualche volta scegliamo la più difficile. Ho detto qualche volta. Non questa che state pensando mo’. Che ve conosco, mascherine.

Quando sai chi ci hai sai pure dove sei

martedì, novembre 22nd, 2011

(segue da ieri)
Per aggravare una situazione già complessa, la vostra qui presente accettava dunque l’invito dalla Lamicasua mai vista né sentita, per numero due giorni consecutivi di foolish immersion con incorporato incontro con altri due avventori Amicisuoi ma ipotetici anche Amicifuturimiei. Senonché, digiamolo, se non fosse che abbiamo cinquant’anni ‘na certa e non 16 (ma Lamicamia e Lamica2 di meno, di 50 intendo, non di 16) sarebbe stata una gran figata.

Solo  al momento di spiegarlo a mia madre mi rendevo conto della situazione, cioè da abordo della corriera quindi un po’ tardi per ripensarci.
Driiiinn
-Meri sono mamma, dove sei?
-Su una corriera
-E dove vai?
-Non mi ricordo bene. Ma mi vengono a prendere
-Chi ti viene a prendere?
-Lamicamia
-Ah mi fa piacere e chi è?
-Non lo so
Silenzio
-Non l’ho mai vista. Ma ci siamo scritte un sacco
-Allora forse era meglio farne una pubblicazione, non un weekend
-Si forse faremo anche quella. Vabbè mamma ci sentiamo quando torno
-Ma quando torni da dove?
-Da qui. Ciao
Clic

Così Lamicamia è venuta a prendermi alla pensilina della corriera ma subito prima mi ha telefonato (che il numero, almeno quello, ce l’avevamo): e mentre il coso squillava io un po’ ho avuto, per la prima volta, paura. Che la voce è importante. Come dare la mano. E se ci ha la voce moscia? Non ce l’ha. Pfiuuu. Anzi, squillava più del telefono. Ha detto “Meriii guarda che io sto scendendo dalla collina, arrivo eh”.

Infatti poi lei è scesa e io sono salita. Sulla macchina. E mi ha portata all’autolavaggio. Io non ero mai rimasta dentro alla macchina, all’autolavaggio. Cioè solo quando ero piccola. Poi mi hanno fatta sempre scendere e invece a me stare sotto ai rulli mi piace un sacco. Così sul fiume inarrestabile di parole e squilli che ci stavamo catapultando addosso, ha iniziato a scendere pure la schiuma. E siccome l’autolavaggio è parecchio rumoroso pure noi alla fine urlavamo in una nuvola di Carwash “E ALLORA QUANDO M’HAI CHIAMATA HO PENSATO SPERIAMO CHE NON è MOSCIA”. E altre cose così, da signore.

Che io poi ho pensato: mai nessuna al primo appuntamento m’aveva portata all’autolavaggio. E però dopo anche in una bellissima piazza, al bar all’aperto che il sole ci baciava. E dopo “lesignorecosaprendono?” s’è sentito un coretto all’unisono di “uncaffèmacchiatocaldograzie”.

Era fatta. Suggellate davanti a un parzialmente scremato. Mi ha presentato mezzo paese, che chiunque passava la conosceva, in senso buono. E poi sono arrivati gli altri due Suoiamici. E lì io ho avuto un altro po’ di paura perché lei lo sapevo come scriveva, cioè molto bene. Loro non sapevo niente niente e neanche mai ci eravamo scritti; ma essendo Amicisuoi avevo però capito che Lamicamia magari è tanto buona ma uno/a che non ha dimestichezza col congiuntivo e coi cani MAI.

Anfatti. I miei 25 lettori immaginino ora un altro tavolino di un altro bar all’aperto di un gran bel posto che eravamoquattroamicialbar, ma proprio che avevamo un sacco di cose da dirci, che era tanto che non ci vedevamo. Da mai, io. Epperò io non lo so com’è stato ma ci siamo mipiaciuti pure al bar. Credo. E insomma si è fatta ‘na certa. E siamo andati tutti a casa della Lamicamia. Qui:

E la mattina, quando mi sono svegliata, fuori della finestra c’era questo:

E questo:


E che altro vi devo di’? Ah si, che io un silenzio così silenzioso non l’avevo mai sentito. E però non mi ricordavo più dov’ero.
Così ripensando a “quando sai chi sei sai anche chi vuoi con te” io ho pensato: Mattugguarda, che quando sai chi ci hai sai pure dove sei. A casa.
(segue. aò io me sto a invecchià e ho perso un paio di occhiali, il collagene e pure la sintesi)

Quando sai chi sei sai anche chi vuoi con te

lunedì, novembre 21st, 2011

Insomma a un certo punto lei mi scrive così: Meripo’, entro un mese. Tipo Napisan a Monti. Che lei ed io era tempo che ci scrivevamo e ci studiavamo e ci mipiacevamo. Sul socialcoso. Però poi come tutti gli amori platonici tocca fare anche la prova dal vivo. E io le avevo riscritto: vabbè, il 19 e 20. Che lei non sta a Roma.

E così sabato mattina ho preso la corriera. Io era da quando ero piccola che non la prendevo, la corriera. Che prendo sempre metropolitane, autobus, treni, aerei, carretti, jeep pure pulmini ma non la corriera. E intanto vi devo dire che le corriere sono diventate molto belle e io mi sono sentita molto una donna in corriera.

Poi a un certo punto della corriera, tipo all’altezza di Tagliacozzo, mi sono resa conto che non solo non l’avevo mai vista ma non avevo neanche mai sentito la sua voce. Che quando scrive io la sento ma nella mia testolina, non con le orecchie. Ed è una cosa strana perché almeno una telefonata prima di piombare due giorni a casa di qualcuno che non hai visto mai, dico, almeno la telefonata di solito si fa.

Tagliacozzo a picco sulle montagne era appena sfrecciato dal finestrino quando ho pensato pure che avevo visto più foto dell’irresistibile canpeloso che sue. Ed è forse stato per questo che sbarcata alla pensilina della fermata di Amicaland e visto arrivare una macchina di corsa, suonare, accostare e aprire la portiera io mi ci sono fiondata dentro. Ma non era Lamicamia bensì due giovanotti che dovevano prendere lo zio. Dietro di me. Così sono scesa.

E poi Lamicamia io l’ho riconosciuta senza che neanche suonasse. L’ho riconosciuta fra tre macchine con dentro Altreamichedialtre. Ma Lamicamia io mi ci sono riconosciuta da lontano. Che lei una volta mi ha scritto: “Quando sai chi sei sai anche chi vuoi con te”. E ha scritto tante altre cose ma questa di più.

E allora io sabato sotto alla pensilina della piazza mentre le andavo incontro me lo sono detto con una certa soddisfazione: “Meripo’, nonostante tu non ci abbia capito ancora un ca tubo di chi sei, almeno mo’ sai piombare da chi vuoi con te”. (segue)

 

Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere,
e non guardiamo in faccia nessuno che nessuno ci guarderà.
Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere
e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?