Archive for the ‘Tacco 12’ Category

Maria Grazia Chiuri, la rivoluzione del saper fare

martedì, luglio 5th, 2016

Sarà che ormai la prima cosa che vado a vedere è la data di nascita, sarà che è perché è più o meno la fascia anagrafica della quippresente ma insomma diciamo che s’avanza una nutrita schiatta di donne ruotante intorno a ‘na certa che lèvati. Oggi tipo c’è Maria Grazia Chiuri. Che ne ha 52, di anni. Al timone di Valentino insieme a Pierpaolo Piccioli, sarà la prima donna alla guida di Dior. Donna, italiana, figlia di una sarta, mezz’età: e salirà sul trono di Francia.

Maria Grazia Chiuri

“Ho una formazione classica -dice di sé- e sono diventata designer in un tempo in cui era importante il saper fare. Poi sono arrivati il boom del marketing e la rivoluzione di Internet. Ci sono stati momenti di confusione. Alla fine, però, hanno vinto l’artigianalità e l’eccellenza ”

Maria Grazia Chiuri. La rivoluzione del saper fare italiano. La rivoluzione di quelle che S’è fatta ‘na certa.

 

Daje de tacco

giovedì, maggio 28th, 2015

E’ stato quando mi ci sono issata sopra dopo due aperitivi a base di prosecco che ho finalmente capito la formula del Principio di Autostima: tacco 12 moltiplicato 2 elevato al doppio cocktail diviso per 30.

Dunque, donne, si fa così: si toglie dalla naftalina quel paio di tacchi importabili, ci si reca da RiccioCapriccio (che di suo sarebbe un negozio di parrucchieri -ecoparrucchieri)  in una serata in cui il monsone trasformava Roma in Calcutta, e ci si accomoda al corso di sopravvivenza di Stiletto Academy insieme ad altre 30 aspiranti trampoliere. Che già come portare i tacchi è un’arte ma come portarli sui sampietrini romani è capolavoro.

Ed è poi stato quando Tamara mi ha appiccicato sulla camicia l’adesivo “Impedita numero 7” che ho realizzato l’irreversibilità del passaggio: da sfigata a regina. Apprendendo l’arte del come impedire a un tacco di farti camminare come un piccione o un Tyrannosaurus rex.

Che in principio fu senz’altro Marilyn a darci la linea “Io non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma tutte le donne devono loro molto ma ci diede parecchia soddisfazione anche Veronica Webb: “I tacchi alti mettono il sedere su un piedistallo, che è il suo posto” .

E dunque sempresialodato Riccio Capriccio che invitò un’altra Veronica, Benini, in arte Spora, gran maestra di portamento sul trono al quale ogni sedere dovrebbe aspirare.

Naturalmente si iniziava con una sfilata… di cocktail, dunque non solo sui tacchi ma pure mbriache, giustamente. Vi dico solo che, a partire dal riscaldamento delle caviglie per finire alla fisiologia dell’ancheggiamento bilanciatorio, a un certo punto la Spora ha squarciato il cielo nero del monsone romano e anche quello dello sfigatismo nostro con una chiamata alla riscossa che manco decenni di Anais Nin e la Kulisciova e Senonoraquando messe insieme.

Salendo sui tacchi, mie care, parte la retroversione del bacino e a quel punto ruota indietro anche la Iolanda che si riposiziona pure nel cervello. E qui sta la percezione anche del potere legato al sesso. Altro che uomini, bellemie.

Delle mie 30-40 sodali di serata dirò che era da tempo che non facevo una full immersion di energia così. L’apoteosi è stata raggiunta alla sfilata finale, un Tacco Pride che resterà nella Hall of Fame degli eventi motivazionali, conclusasi con la proclamazione della Regina delle Impedite, la sfolgorante Astrid del Celio (che Astrid del Belgio scansati proprio).

Dunque sì, ciò che il mondo chiama tacchi noi chiamiamo autostima. Ed è impagabile poterla portare in giro a testa alta. Che diversamente, come dice la Spora, se la testa la sporgi troppo in avanti prendi l’andatura del piccione. E anche questo ricordiamolo sempre: da trampoliere a piccione è un attimo. Ma anche il contrario, se hai le amiche e le maestre giuste.

L’amore ai tempi della crisi: sospendere le seconde nozze

mercoledì, settembre 17th, 2014

DRIIIIIINNNNN

-Meripo’ volevo metterti a parte della mia nuova policy: non parteciperò più a secondi matrimoni
-Sei contraria alla seconda chance?
-No, sono contraria alle ricadute economiche. Qua sta la crisi, avevamo appena finito con le prime comunioni degli eredi nati dai primi e mo’ avimm ricomincià con le liste di nozze dei secondi, matrimoni, è nu guaio. Pensa se poi si riproducono anche nei secondi turni
-Epperò Grà così non si aiuta la ripresa dell’economia
-E no Meripo’ qua è una questione di priorità e urgenze: prima la mia, economia. Che non è solo un problema di regalo anzi io quello lo faccio eccome ma linkata nel file matrimonio c’è tutta una serie di spese a cascata, tutto l’indotto dell’outfit, tu capisci. Quelli (i maschi, ndr) se la cavano con la giacchetta grigia ma per noi con Facebook è una tragedia
-Con Facebook?
-La foto su Facebook ti inchioda al cambio abito. Una volta riuscii a partecipare il sabato a prime nozze a Udine e la domenica a prime nozze a  Napoli però stesso outfit, giusto il viaggio e sia chiaro che fu pure bellassai. Ma tu te lo immagini, oggi? No no, amatevi, riproducetevi, siate felici ma per favore sospendete le seconde nozze. Almeno finché non intercettiamo la ripresa. Vabbuo ciao Meripo’
-Ciao Grà

Ora a lei penso io

giovedì, dicembre 5th, 2013

Per una di queste stradicciole tornava bel bello sgualcita sgualcita dalla passeggiata verso l’ufficio, sull’ora di pranzo del giorno di oggi, Meripo’, tenutaria del blog sentimentale. Avete presente quelle giornate modalità cess-on? Quelle.

La tenutaria, voltata la stradetta, e dirizzando, com’era solito, lo sguardo alla stradona, vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere: il nuovo negozio profumiere che faceva “il contest” del trucco gratis. Pur non sapendo assolutamente cosa fosse un contest decideva che comunque la locuzione “trucco gratis” era motivo sufficiente per fermarcisi.

Veniva quindi strappata all’affetto delle sue rughette da una giovin pischella ammantata di un camice bianco come tipo all’infermeria psichiatrica e issata su un trono a seggiolone bianco recante la scritta in nero della casa sponsorizzatrice.

Le prime schermaglie si rivelavano ancora più affossatrici della personale autostima già provata dagli accadimenti della settimana e si sviluppavano in una sequenza di
-Certo questa pelle così secca
alternati a incoraggiamenti quali
-Ma ha proprio bei lineamenti
-Vede però che qui dobbiamo andare a coprire queste macchie, e questa couperose poi
-Ah ma che sopracciglia

in ciò, vi è chiaro, appalesando che nel bilancio bonus-malus se ne usciva a pezzi. Ed è stato a quel punto che l’incamiciata ha pronunciato le parole magiche:

-Ora a lei penso io

Ragazze, ve lo ripeto:

-Ora a lei penso io

Cinque paroline. Cinque magiche paroline che continuiamo a pretendere dalle persone sbagliate: mentre è dall’incamiciata della (omissis) che bastava recarsi per sentirsele pronunciare.

Ora-a-lei-penso-io iniziava distruggendo tutto il precedente lavoro di simil trucco apportato dalla qui presente alle prime luci dell’alba e sul quale si erano già spiaccicate le controversie della prima metà della giornata. Non starò a descrivervi nel dettaglio la ventina di minuti di ricostruzione del trucco e dell’autostima che l’Incamiciata provvedeva quindi a fare. Vi dico solo che, nella minuziosa descrizione di tutte le fasi -minuziosa quanto inutile viste le capacità della qui presente- sapientemente intercalava con

-Vede, basta poco per valorizzarla

Ora-a-lei-penso-io massaggiava, applicava, incremava, pittava, sfumava, pennarellonava, lucidalabbrava, ripassava, ripittava, risfumava, picchiettava, distribuiva, illuminava. Fino alla vittoria finale. Quando, dandomi lo specchio di Biancaneve, mi faceva assistere alla trasformazione Calimero-Gisele Bundchen.

Vi dico solo che, rientrata in ufficio, mi hanno fermata in portineria per i dovuti accertamenti. Così come, entrata nella stanzetta, i colleghi hanno sbarrato il loro occhio struccato accompagnando l’ingresso solo da emissioni di vocali
-Ooooohhhh, Uuuuuhhhh, Eeeeeeehhhh

Conseguentemente affluivano dalle stanze accanto osservatrici Onu per la verifica dell’avvenuta mutazione. Così come si registrava una improvvisata seduta fotografica al bagno (lochèscion confidenziale femminile per eccellenza) per imprimere l’avvenuto, possibile miracolo.

Dal che si evince che:

1) chiediamo di farci star bene a quelli sbagliati. Andate piuttosto al make up contest
2) quindi di norma la modalità inserita è cess-on
3) Clio make up è una sòla
4) e anche il selfie

Come affrontare la crisi e trovare una via di shampoo

venerdì, ottobre 25th, 2013

Oggi siamo qui.

Per dire che quando la crisi incalza, quella del parrucchiere rischia di essere una delle prime spese a saltare. Eppure è proprio quando non puoi più permettertelo che ne avresti più bisogno: per restituirti quell’immagine di te che forse anche tu hai perso dietro mille difficoltà e preoccupazioni.Dunque Taglio solidale: taglio e piega a 8 euro. Il terzo mercoledì di ogni mese, quando arrivare al quarto inizia a diventare difficile. Otto euro di cui 3 netti vanno al Centro di ascolto uomini maltrattanti. E se è vero che “c’è un posto nel tuo cuore dove tira sempre il vento”, alleggeriti sulla testa e un po’ anche nell’anima, può aiutare a correrci, dietro al vento. E sembrare una farfalla. Grazie a Riccio Capriccio. E a Donneuropa.

Riccio Capriccio

Aspettando godo

giovedì, ottobre 24th, 2013

Avendo agganciato il mio genetliaco a quello dell’Imperatore del Giappone, e dunque i festeggiamenti durando una settimana, giustappunto ieri sera sono uscita a nuovamente festeggiare con la mia amica Grace. Evase dai rispettivi uffici che era già tramonto inoltrato ci davamo appuntamento a Piazza Navona dirette verso una battuta di shop-watching nei dintorni e poi cenetta.

Il percorso dei negozietti filava liscio tra sbirciate, nasi appiccicati e qualche vocale di approvazione (tipo uuhh, ooohhh). Giunte all’incrocio tra Banchi Vecchi e Via Giulia le chiedevo di fare un’affacciatina a quella che io considero una delle vie più belle del mondo (Giulia, la Via). Ed era lì che lo sguardo di Grace veniva attratto in una certa direzione, dirigendosi verso la quale esclamava con stupore (come avesse visto improvvisamente ergersi un tucul africano o una yurta mongola)

-Uà Meripo’ una Chiesa! Entriamo che devo dire una preghierina

Entravamo nella Chiesa, insolitamente aperta a quell’ora, e ivi trovavamo un raduno di nonsocchì masculi, tutti in giacca e cravatta, che ascoltavano conferenziare un paio di preti.

Autoconfinateci sedute sull’ultima panca, dopo un breve body scanner generale, mi bisbigliava

-Uà Meripo’ e questo lo devo dire a mia cugina

-Grà, che le devi dire?

-Eh, che sbaglia posto: quella va ai cocktail per cercare marito senza concludere nulla e qua invece sta pieno di uomini. Ha da venì in Chiesa, altro che

Concentrateci ciascuna sulla rispettiva preghiera, infine uscivamo alla chetichella per dirigerci al ristorante. Scegliere un posto dove mangiare con Grace, che cucina da dio, è un’operazione kamikaze. Ciononostante puntavo su Sonia, a via dei Banchi Vecchi.

Si chiama “Un’altra storia”, il ristorante, e io la prima volta che ci sono andata l’ho scelto più per il nome programmatico che per il fatto che me lo avesse caldamente raccomandato una altrettanto culinariamente esigente amica. Poi ci sono tornata perché, oltre al fatto che si mangia che lèvati, dentro ha un bellissimo giardino d’inverno che abbiamo usato d’estate e d’autunno e perché Sonia ci mette una passione tale da renderlo il primo posto al quale penso se mi si chiede  -Dove andiamo?

E dunque, nonostante fosse un po’ presto, ci accomodavamo nel giardino d’inverno con un bicchiere di Recioto, lei concedendosi anche una sigaretta. Che nel frattempo da quando eravamo in giro era già passata un’ora e mezza e avevamo dunque sviscerato già mezzo programma, arrivando giusto a quell’

-E allora lui mi ha detto e io gli ho detto e poi lui ha ridetto e allora io ho pensato

che fa dell’amicizia tra donne una simil sceneggiatura di Nora Ephron su quel continuo tendere all’Harry ti presento Sally che alla fine sono le nostre sentimentali vite.

Nonostante ciò svisceravamo l’universo masculo come fosse il tunnel dei neutrini della Gelmini ancora per un paio d’ore mentre Sonia portava -di volta in volta-

sautè di vongole
assaggio di salmone marinato
branzino
mousse al cioccolato con annesso limoncello
focaccia fatta in casa

Il tutto intervallato da continue parentesi di tennis gastronomico tra Grace e Sonia su un insolito palleggio tra le ricette messe in tavola e quelle che di norma Grace mette in tavola a casa sua a Natale, prossima maratona in programma.

Al limoncello avevamo già organizzato una pacifica invasione di casa Grace a Natale e dintorni, insieme a Sonia, e un corso di cucina napoletana che Grace potrebbe tenere nel ristorante di Sonia per avventori interessati alla Fenomenologia del gattò.

Nel frattempo essendo sopraggiunte altre amiche con annessa carrambata -Meripo’ ma che ci fai qui -No ma che ci fate voi – Dai aggiungete le sedie e insomma virando la serata alla degenerazione nella caciarissima sorellanza che scatta in questi casi, barcollando ci reciprocamente sorreggevamo per arrivare a prendere un taxi. Lo stesso.Pur dovendo andare in parti opposte della città. Ma quando inizi una serata così non è che la puoi finire da sola col tassista.

Tutto questo per dirvi che, depositata me al portone e assicuratisi Grace e il tassista che riuscissi a infilare la chiave nella toppa del portone giusto, nell’ascensore mi guardavo allo specchio regalandomi un sorriso ebete e un po’ brillo.

E dicendomi che passiamo tanto tempo ad aspettare. Aspettare prevalentemente uomini. Senza renderci conto che, quando hai delle amiche, la parte più bella può essere proprio la sala d’attesa.

Last kiss

venerdì, settembre 20th, 2013

Già il fatto che per trovare i racconti della mia parrucchiera qui, su questo blogghe, dovete digitare nella ricerca la parola “punk” o in subordine “piccoletta punk” vi dà un’idea della distanza che teoricamente ci dividerebbe. Per il punk. Perché per la piccoletta mi taccio, che già sapete.

Eppure ci sono dei giorni nei quali non ce n’è per nessuno: è dalla mia piccoletta punk che devo andare per ritrovare la piega da far riprendere ai giorni. E anche ai capelli.

Dunque rendendomi conto che fra sette giorni ho l’udienza di divorzio e avendo intravisto ier mattina nello specchio sparuti fili d’argento far capoccella fra i neri e avendo anche realizzato che era da prima dei giorni dell’Iran, e dalla conseguente loro chiusura stagna nell’islamico velo, che non mi ci recavo, immantinente mi ci precipitavo. Dalla parrucchiera.

La mia piccoletta punk è appena rientrata da Londra dove ha fatto la sua gigantesca figura all’Accademia del taglio di Vidal Sassoon sbaragliando fior di femminoni da tutto il mondo. L’ho trovata sull’uscio con le braccia spalancate e le forbici già arrotate. Mi sono seduta, ho preso la rincorsa e le ho detto

-Fraunasettimanadivorzio

Lei non ha detto niente. Ha preso la mia capoccella fra le mani, l’ha scannerizzata per bene e massaggiata. Poi si è rivolta al capostaff (pischello ancora più di lei, che già lo è al limite dell’insostenibilità) e, con l’autorevolezza di un chirurgo all’assistente col bisturi, ha detto:

-Pearl Jam, Last Kiss

Le due ore successive sono state un cesello di forbici, pennello, sguardi e Last Kiss in repeat.

Così, senza dire neanche una parola,  ha finito togliendomi la mantellona come fosse un torero con la muleta, mi ha spazzolata e poi ha detto:

-Non ti ha -e non ti ho- tolto nulla. Ti sei solo alleggerita. Così voli meglio. Ciao Meripo’

Lucia ci spia

lunedì, luglio 1st, 2013

Così come trovo irragionevole l’impetuosa corsa a sposarsi, altrettantemente ammiro quella a sapere. Parlo della fitta rete di spionaggio di coppia che imperversa dalle Alpi alle Piramidi dello Stivale e che soprattutto nel solstizio estivo si riacutizza all’approssimarsi dei mariti presuntamente soli in città e delle mogli presuntamente sole al mare.

Se vi state dunque agitando per il Datagate e perché la Cia ci spia non avete idea di quello che, contemporaneamente, sta facendo vostra moglie Lucia.

Al netto di quanto già descritto su queste pagine dell’opera di Lady Vendetta e di quella della mia amica Marina che per favorire gli appostamenti si è comprata un intero guardaroba all’uopo, è ora che sappiate che qualsiasi sms, messaggio privato su Facebook, email o tacchinamento che lasc una qualsivoglia traccia stiate seminando è già archiviato in un apposito file di vostra moglie barra marito barra compagno.

Ciò di cui dovreste avere una fottutissima fifa non sono le cimici piazzate nelle consolari stanze e neanche quelle ipotetiche messe nella coniugal dimora: ciò dal quale dovreste iniziare a guardarvi è il senile cazzeggio che continuate ad affidare a messaggi che di privato non hanno più nulla. Perché la debacle che si sta abbattendo sui Tribunali italiani -sezione separazioni e divorzi- non è più firmata né Tom Ponzi e né Inception ma si chiama Whatsapp.

Snowden ve lo dico, a Lucia je fa un baffo: perché mentre quello sta rinchiuso all’aeroporto di Mosca, dove presumibilmente resterà a vita tipo Tom Hanks in “The Terminal”, lei con un agevole clic, si è scaricata Spy your love da Fastweb.

Dunque non serve più manco un Dominic Cobb che si occupi di estrarre i segreti dalle vostre menti mentre dormite. Molto più facilmente, e da tempo, vostra moglie Lucia sta archiviando il traffico messaggistico mentre siete, o pensate di essere, molto molto svegli.

Inforchèttabol

giovedì, giugno 13th, 2013

Nella generale crisi di sistema che ci attraversa ieri sera si è aperto un varco. Gastricoemotivo. E anche di accesso al centro storico. E cardiaco. La convocazione è arrivata qualche sera fa con un dispaccio mail secretato che contemporaneamente veniva dunque letto nella Sala Ovale di Barack, che a noi Prism ce spiccia casa.

-Meripo’, cena di femminazze da Ippazia. Astenersi astemie
La specifica secretata era che, tra le femminazze, ci sarebbe stata anche alta, molto alta, carica dello Stato ma solo in qualità di femminazza (si, ve vojo proprio vedè a -tipo- trovarvi, per dire, Michelle sul divano desiderosa solo di parlà di tacco12 e di (omissis)).

Vabbè, dunque Ippazia, al solito, aveva allestito il tinello delle grandi occasioni, comprensivo di candele profumate e sottofondo di Natalie Cole iz incredibol mentre già arrivava il Prosecco con datteri ripieni di caprino.

Le otto convenute spaparanzate in evri uei esaurivano le formalità a incrocio di presentazioni degli incroci non ancora conosciuti. L’occhio della qui presente, la cui palpebra già provata dall’assenza di blefaroplastica si appesantiva vieppiù dopo il Prosecco scolato d’un fiato, cadeva sui piedi delle astanti: tutte belle altibus calzantibus ma belle pure, darling iz incredibol, le due con simil pianelle (gli aborritori delle ballerine sappiano che esiste un piano B chiamato loafer).

Era sulle prime pagelle che si stavano assegnando al sesso a noi avverso che Ippazia, pietosa, interrompeva la seduta per farci atterrare sui
-Sedanini al finocchietto selvatico raccolto a Capo Peloro dalla signora Vizzini, con pomodori Pachino secchi e ricotta di pecora

Il Lagrein scorrendo a fiumi sul Capo Peloro e sui tavoli nostri veniva quindi sostituito dal Rosso di Montepulciano all’ingresso dello
-Sformato di carne ripieno di melanzane in agrodolce, peperoni ripieni di frutta secca e tortino di patate e zucchine alla menta.

L’analisi della generale crisi di sistema sentimentale che ci attanaglia trovava improvvisamente dei varchi di luce gastroalcolica. Due bis e tre brindisi dopo si conveniva che anche la grande tragedia dell’homo insapiens così come quella dell’homo che scappa, era tutto sommato arginabile proprio nel perimetro del sottostante piatto.

Era al momento del tiramisuà alla fragola e limoncello che veniva affogata in una definitiva bottiglia di Marsala anche l’emergenza della cornificazione globale, cui ognuna aveva avuto modo di offrire testimonianze anforghettabol too. E dunque, a mezzanotte e passa, si conveniva all’unanimità che laddove a volte neanche può il lettino dell’analista, potrebbe utilmente riuscire il tinello della sorella.

Molto ottimiste nei confronti della vita e financo del giro vita, le otto convenute si riavviavano traballanti sui so posh tacchi12 ivicompresa laltacarica sulle pianelle.

E dunque questo in sostanza volevo dirvi: non esiste sentimental dramma anforghettabol che non possa essere rimosso con un’opportuna serata inforchettabol.

Ricomincio da tre

lunedì, maggio 13th, 2013

Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così. C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.

E’ l’Alberoni alla vinaigrette, Frédéric Beigbeder, che traccia l’ameno percorso. E dunque oggi che questo blogghe compie tre anni, si deve necessariamente prendere atto voi ed io che ci siamo. Vi risparmio la pausa di riflessione. Dovremmo chiuderla qui e tanti saluti, anche scusandomi per l’ultimo anno di noia.

E dovendo continuare con l’esame di coscienza poi sto tizio dice che
L’unica domanda in amore è: a partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta?

Cioè capite? Siete sempre così felici di cliccà st’indirizzo e trovare la stessa che vi aspetta? Dice ma scusa tre anni fa qua sopra eravate quattro gatti mo’ siete migliaia. Embeh che non lo sapete che la dimensione non è tutto?

E poi quello continua:
Quando le dite “ti amo”, lo pensate sempre? Ci sarà per forza – è fatale – un momento in cui per voi sarà uno sforzo

Ecco. Quando cliccate mipiace lo pensate sempre? E sto momento dello sforzo? La stitichezza sentimentale sta già a livello Euchessina?

E poi arriva la mazzata finale:

Per me, lo scatto è stata la rasatura. Mi rasavo tutte le sere per non pungere Anne baciandola di notte. E poi, una sera – lei dormiva già (ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio) – non mi sono rasato. Pensavo che non fosse grave, perché lei non se ne sarebbe accorta. Invece significava semplicemente che non l’amavo più.

Insomma è dall’inizio che è una e una sola la domanda che vi devo fare ed è questa: vi rasate ancora, prima di aprire sto blogghe?

P.S.
Lo sapete si che c’è il momento serio dei ringraziamenti? E lo sapete che non so, davvero, da dove caspita iniziare? E lo sapete, ancora, che avevo provato a fare pure un elenco ma è diventato tipo quello delle cose da mettere in borsa per il weekend, interminabile in rapporto allo spazio disponibile? Comunque si, ce l’ho proprio con te. Hai capito benissimo. Si, si, si, proprio tu.