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Yes uichend/ Il Gambero rotto

sabato, ottobre 15th, 2011

Dell’idea di vederci per un branc. E di come è andata. No, dico, nel caso qualcuno stesse pensando di vedersi nel uichend per un branc ci faccia poi sapè, che magari ci avevamo Saturno contro e siamo state un po’ sfigate noi.

di Matta&rella

E’ davvero un caso che il brunch non sia mai diventato italiano? Non nei nostri cuori, intendo nelle cucine. Sta di fatto che ormai qualunque cosa ci propinino tra le 12 e le 15 nel weekend è brunch. Ma non funziona. E, soprattutto, non funziona così.

Roma, Panella via Merulana, ore 12. Semivuoto, ci assegnano un tavolo. Sporco. La signora addetta al nostro lo pulisce e specifica che lavora lì da poco.
Ordiniamo, senza menù e senza suggerimenti: due spremute d’arancia e due bottiglie d’acqua. Non si sa cosa prendere: entriamo all’interno della Panetteria/Pasticceria dove il caos cibico visivo regna sovrano.
– Prima domanda: se non hai spazio, perché fai un “brunch” autogestito invece che un semplice, pratico e ordinato menù à la carte? Il salato del brunch di Panella è comunque costituito per lo più da arancini, altri pezzi fritti e pizze varie.

– Seconda domanda: Ma davvero non è possibile evitare che ogni arancino pesi “almeno” 250gr esclusa l’imbottitura? E’ un quasi pranzo, mica la terza guerra mondiale.

La pasticceria è posizionata sui carrelli, di quelli che si utilizzano in cucina per intenderci, lasciati caoticamente lungo le pareti. E la prima cosa che penso è “Questi dolci non ricevono il giusto tributo, capperi!”

I camerieri, affannatissimi, non sono proprio testimonial dell’accoglienza. Io con la mia amica, lì per lì, non ci siamo dette niente come fanno le vere amiche, perché non volevamo che ci rovinassero lo splendido sole ottobrino. Quindi andiamo avanti. Però…

Arrivano le spremute. Percepite annacquate. Poi arrivano sì 2 arancini, ma uno non era quello ordinato: 50% di errore. Quindi ripetiamo l’ordine, ma l’altro, il clandestino, non se lo riporta via: “Ormai, lasciatelo lì” dice rassegnata. Tipo caro estinto. Arriva anche quello giusto.

– Terza domanda: perché, contemporaneamente alle palle salate, ci porti anche i dolci?
Ma noi due, la mia amica ed io, avevamo deciso che non era giornata di discussioni ma solo di pettegolezzo (e ovviamente non abbiamo salvato nessuno, con punte di accanimento contestuali ai momenti dei disservizi).

L’ultima nota è sulla vicinanza dei tavolini. Tutti abbiamo necessità di far cassa sfruttando lo spazio allo stremo: ma è proprio necessario che le nostre forchette tirino di spada con quelle del tavolo accanto?

Ripetiamo due volte l’ordine del caffè e, quarta domanda:
-perché il caffè arriva freddo?

E alla fine arriva il conto:
N.3 arancini (di cui abusivo), n. 2 dolci ricotta/cioccolata e ricotta e ricotta e visciole, n. 2 spremute d’arancia, n.1 acqua naturale, n.1 acqua gasata, n. 2 caffè
53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro. 53 euro.

Panella, con la morte nel cuore, ma ci hai deluso e profondamente.

PS. Le due metà di arancini stanotte, comunque, ancora combattevano a duello nel mio stomaco.