Archive for the ‘Leggere’ Category

Se una notte d’estate un elettore

Friday, April 19th, 2013

C’è che, tra l’altro, il professor Pi è espatriato. In Brasile. Sostiene di essere stato invitato dall’Università di Copacabana
(-Meripo’, San Paolo, l’Università di San Paolo)
Va bene: sostiene di essere stato invitato dall’Università di San Paolo dove le oba oba locali chiedevano a gran voce di saperne di più sulle equazioni differenziali. Ci resterà lo stretto necessario per trovare l’algoritmo della samba, possibilmente anche quello della bossa nova: mesi, tipo. (-No, Meripo’, ti ho detto che starò via giusto il tempo che voi troviate la quadratura del cerchio istituzionale). Ecco, mesi appunto se andiamo avanti così.

E c’è che io, nell’occasione, sto sperimentando le infinite possibilità della tecnologia avventurandomi nel mondo dello Skype. Dunque qualche volta mi aggiro per il Uaifai con l’Aipadio tenuto in alto come fosse un Ostensorio, come dovessi captare onde random del corridoio perché mi sembra strano telefonare di fronte a una tavoletta A4.

E c’è che lui in questi giorni mi chiede affranto
Meri ma che succede?
E c’è che io davvero, davvero non so come dirglielo, quello che sta succedendo perché non lo capisco neanche io qui vicino.

E c’è che è stato poco fa che mi è venuto in soccorso Italo non il treno. E oggi io, professor Pi, mi sento così’:

“Ho provato un senso di vertigine, come non facessi che precipitare da un mondo all’altro e in ognuno arrivassi poco dopo che la fine del mondo era avvenuta”.

Italo Calvino – “Se una notte d’inverno un viaggiatore”


Al divorzio bisogna arrivarci con qualcuno all’altezza

Friday, April 5th, 2013

E’ stato quando oggi la mia amica Stefania ha postato questo (un documentario della Hbo su Nora Ephron, la donna che nel 1989 fece cadere l’altro muro oltre Berlino, quello orgasmatico) che mi sono ricordata di quest’altro (il “ti presento Nora” di Guia Soncini quando Nora se ne andò). Tra le istruzioni sull’Universo che la Ephron consegnò all’intervistatrice mi è gradito oggi, alla luce dei recenti fatti quivi narrati, riconsegnarvi questa:

“Bisogna scegliere un marito che non diventerà troppo pessimo quando l’amore finirà, perché il divorzio è più tosto del matrimonio e bisogna arrivarci in compagnia di qualcuno all’altezza”.

Fatene tesoro se la cosa vi riguarda da vicino. E fatene tesoro lo stesso perché vi riguarda comunque da lontano. Che qui succede che con qualcuno all’altezza non si riesca ad arrivare manco al matrimonio.

Uccellacci e uccellini

Thursday, March 21st, 2013

DRIIIIINNNNN
-Professor Pi….
-Meri, scusa sono le sei e ancora non hai scritto niente, neanche la primavera ti ispira? Che ci hai, la primavera silenziosa?

Mo’ io non lo so se è esattamente questo a cui si riferisse il professor Pi ma mi è tornato in mente che anni fa, in una delle sliding doors della mia vita, mi imbattei in un dream team lavorativo di rara competenza. Arrivai buon’ultima e ogni tanto echeggiava nella stanza come un mantra

-Ah, la primavera silenziosa…

Non era costume andare a precipitarsi su Google e per qualche mese continuai ad annuire come i cagnolini che si mettevano sul lunotto della macchina dei nostri papà (mi riferisco ai pupi degli anni Sessanta massimo Settanta, gli altri forse potranno trovarne qualche esemplare nei musei vintage). Finché un giorno, un 21 marzo, all’ennesimo sospiro sulla Primavera silenziosa mi feci coraggio:

-Ma che è sta primavera silenziosa?

Fu lì che venni rumorosamente a conoscenza del fatto che, nell’anno di grazia 1962, tal Rachel Carson, aveva scritto un libro, poi diventato un vero e proprio manifesto ambientalista, sui danni irreversibili provocati dal DDT e dai pesticidi sull’ambiente e su di noi: la primavera era silenziosa perché nei campi, rispetto ai decenni passati, cantavano molti meno uccellini. Uccisi dai pesticidi.

Dopo 50 anni la primavera è ancora silenziosa sul fronte delle vittorie ambientali. Ma, se dovessi dirvi, io quest’anno la sento invece piena di caciara. Di inutile, insopportabile e volgare caciara. Proprio ora che avremmo bisogno di parole, e di azioni, di buon senso. E invece mi sembra tutto inadeguato e fuori tono. Tutto sguaiato. Al punto da desiderare il silenzio.

Forse sono io che invecchio male. E me sembra di stare come Carlo Verdone nel finale di “Un sacco bello” quando, sdraiato con la sua bella in un parco, vorrebbe godersi quel momento in pace e invece tutt’intorno gli uccellini son diventati cornacchiette che strillano, strillano, strillano. Finché lui si alza e liberatoriamente gli strilla

E STATEVE ZITTI!

Farlo come un uomo

Thursday, January 24th, 2013

Nelle ultime tornate di riunioni più o meno alcoliche di amiche si è spesso rincorsa la domanda: “le donne possono fare sesso come un uomo”? Con ciò intendo senza coinvolgimento emotivo. La domanda è rimasta come la risposta: inevasa. Non lo so. Alcune hanno testimoniato a favore altre con pollice verso. In poche si sono chieste se un uomo potesse farlo come una donna. Pochissime se abbia senso fare la differenza. Ma insomma tra uno Spritz e un Bardolino questo era il punto ricorrente, oltre al rabbocco del bicchiere.

Senonché poco fa, sintonizzata sulle Invasioni Barbariche nel senso quelle della Bignardi su La7 ove mi trovavo per via della riapparizione di Matteo Renzi, mi appariva subito dopo Lorenzo Amurri, figlio di Antonio. Scrittore. Tetraplegico. In studio, seduto sulla sua carrozzina sulla quale sta da una ventina d’anni, se non ho capito male, dopo un incidente sugli sci, parlando del libro che esce domani e che si chiama “Apnea”, senza fiato invece ha lasciato me quando, rispondendo ad una delle domande sul tema sesso, che variavano da “ma se sei insensibile dalle spalle in giù come fai col sesso?” e “funziona ancora?” e “e come funziona?”, ha spiegato che

1) funziona
2) funziona un po’ per i fatti suoi
3) si che faccio l’amore
4) no che non provo orgasmo fisico tradizionale
5) ma si che provo, e come, degli impagabili orgasmi di testa.
Ha detto proprio questa cosa, non ricordo secon queste precise parole ma ha descritto l’evoluzione di una insensibilità fisica che ha acuito quella mentale e che questa è diventata condizione imprescindibile per farlo. Per farlo serve l’empatia, un feeling, un’intesa con la persona che ha davanti. Diversamente tutto si trasformerebbe solo in una ginnastica su e giù della dirimpettaia alla quale non può, anche volendo, partecipare. Ma quell’empatia di testa è bellissima. Indescrivibile. Impagabile.

Si. La risposta è si. Possiamo farlo come un uomo. Come quest’uomo.

Ma un bel libro?

Friday, January 18th, 2013

Enoteca interno sera.

La serata scorre lieve tra un Primitivo di Manduria e un primitivo e basta. Che sarebbe l’ultima sòla maschia rimediata sul mercato dei saldi. La cronistoria degli eventi collegabili al primitivo minuscolo si alterna a sorsate del maiuscolo. Sul tavolo transitano sublimi tartine e piccantissimo cous cous. E’ al terzo rabbocco del maiuscolo che troviamo finalmente la quadra:

-Meripo’ allora io ho detto alla mia amica che ormai trovarne uno decente è un’impresa e siamo circondate di narcisi e immaturi e le ho raccontato le ultime dieci disavventure serali appresso a questo o quello
-E lei?
-M’ha detto: ma un bel libro?

Jean-Honoré Fragonard, Fanciulla che legge, 1770, Washington, National Gallery of Art

Baciami ancora

Tuesday, January 15th, 2013
Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.
Alda Merini (da qui)

Zazie

Tuesday, January 8th, 2013

Ho una nuova amica. Si chiama Zazie. Appena ho letto il suo nome mi è comparso un profumo, di madeleine. E mi si è parata dinnanzi lei, Zazie nel metro. Il librò. Di Chenò. Queneau. Ne sentii parlare per la prima volta dal poveruomo, il mio primo marito. Mi fece una specie di colloquio di assunzione. Non ne sapevo una. Tollerò persino che non conoscessi i Trace, rock prog per capirci cioè per continuare a non capirci. Però su Zazie non sentì ragioni. E mi regalò il librò di Chenò. L’occasione mi è dunque gradita non solo per dare il benvenuto a Zazie nel blog oltre che nel metrò ma anche per -ovemai occorresse- raccomandarvi caldamente di leggerlo. Senza per questo dovervi sposare.

Approfittatene

Zazie nel metrò nel film

E invece si, abbiam bisogno di parole

Friday, November 30th, 2012

Ancora Alda Merini. Che so’ giornate difficili.
E c’è che, al contrario di quello che dice Ron, noi abbiam bisogno di parole. Il punto è che devono essere quelle giuste.
(Grazie a Click)

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

Superba è la notte
La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.

 

Ero matta in mezzo ai matti

Thursday, November 29th, 2012

Oggi ci ho solo voglia di Alda Merini.

Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie.
I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!

Bobby Barack, una lacrima sul viso

Wednesday, November 7th, 2012

Due cuori e una Capanna Bianca. Oggi qui.