Archive for the ‘Fare’ Category

Donne che amano male

Monday, May 20th, 2013

E’ che per questa storia dell’ex miss riempita di botte dal compagno fino a ridurla in fin di vita che però poi ci ripensa, ritira la denuncia e lo perdona, al netto di un’asportazione di milza, è da stamattina che in tante analisi viene accostato il libro “Donne che amano troppo” di Robin Norwood, uno dei tomi più diffusi al mondo sul tema delle dipendenze affettive. Senza che peraltro, purtroppo, questa mondiale ed epocale diffusione abbia in qualche modo inciso sulla diminuzione delle statistiche del troppismo. Si continua a dipendere. E a ricadere nella dipendenza.

Dovete perdonarmi ma è da stamattina che questa storia dell’amare troppo a me suona male, malissimo. Perché il “troppo” fa quasi eroismo: quanto lo amo? Troppo. E il troppo si sa stroppia. Ma non uccide. E qui invece poi uccide. Pure. E allora non sarebbe meglio dire che se ti spappola la milza ma lo assolvi non stai amando troppo ma semplicemente stai amando male, malissimo?

Troppo non mi crea quel rifiuto che dovrebbe. Perché è opposto a “poco”. Male si. Perché, almeno, è opposto a bene. Il bene che non ci vogliamo e non ci facciamo quando amiamo non troppo ma quando amiamo male. E anche sul verbo “amare” dovremmo riflettere.

Questo troppo inoltre ha sempre la recidiva. E concluderei con la mail che poco fa mi ha convinta a dirla, una cosa, anzi a farla dire a lui, su questa storia che ci fa stare non troppe ma male:

Cara Meri,
la storia di questa ragazza che perdona il suo carnefice perché lo ama e ci torna insieme, ha fatto riemergere dall’archivio della mia memoria una “Rosaria” con cui sono stato tanto tempo fa, una delle tante Rosaria, appena uscita dalle grinfie di un uomo manesco. Una ragazza normalissima, simpatica, intelligente. Poi con me la storia finì.
L’ho ritrovata qualche anno fa. E stava con un altro. Uguale. Non a me: a quello di prima. La “mia” Rosaria mi ritorna in mente ogni volta che sento queste storie troppo frequenti. E ho paura di chiedermi perché. Perché si ricaschi nell’orbita attrattiva di un altro carnefice.
Giovanni

Basta che funzioni

Friday, May 17th, 2013

Un grande classico: l’omosessualità secondo la giovane older.

Mia sorella mi ha regalato un anello. La cosa ha divertito molto la giovane older che, una volta rimaste sole, ha chiosato:
-Zia, sembrate quasi fidanzate
-Beh, se aspettiamo che ce li regalino gli uomini, gli anelli…
-Due donne che si fidanzano veramente sono gay?
-Si
-Ma non si possono sposare, vero?
-No
-E perchè?
-Perchè per sposarsi bisogna essere di due sessi diversi
Silenzio. Poi:
-Ah. Io pensavo che bastasse volersi bene. Se invece bisogna essere pure diversi poi non è che ci possiamo lamentare che non funziona.

Il posone di Higgs

Thursday, May 16th, 2013

L’autocoscienza del farsi la barba sta all’uomo come la seduta per la ceretta alle donne. Con la sostanziale differenza che la meditazione dei maschi viene fatta prevalentemente in piedi in solitaria mentre quella delle femmine -esclusi pochi e coraggiosi casi di masochistico autostrappo- avviene nella posizione sdraiata dell’analista rafforzata dalla saggezza millenaria dei moccoli sciolti. Ed è dunque questa la motivazione principale, supportata dalla seguente conversazione, che vede questo blogghe ideologicamente contrario al Silkepil.

Centro estetico interno giorno
Ciafff ciaff straaaaapppp (rumori di fondo paletta-striscia)

-Che poi so’ le nove e mezza e io sono già sfatta. Due ore, due ore pe’ arivà stammattina. Ma che te risulti, sti candidati sindaci hanno detto quarcosa contro ‘a pioggia a Roma?
-Intendi dire sul problema del traffico?
-No no io intendo proprio su che fa’ quando piove a Roma. Arfio, pedditte, che ne pensa? Uno come lui secondo me se ne sta a occupà. Che io ero pure tentata
-Da Arfio?
-Si però ci ha un problema, serio
-Quale?
-E’ troppo posone
-Eh??
-Posone, posone: se spara troppe pose (trad. s’atteggia)
-Quindi niente?
-No. E’ capace che dice che contro a pioggia a Roma se dovemo fa’ a piastra ai capelli e l’anticrespo

Ciafff ciaff straaaaapppp (rumori di fondo paletta-striscia)

Finché il lama non ci separi

Tuesday, May 14th, 2013

Vi siete divertiti col gatto di Alemanno e col matrimonio di Valeriona nostra di vestito a sirena munita? Considerate che quelle erano le buone notizie. Perché non è aprile il mese più crudele: è maggio, il mese dei matrimoni.

Qualora ad aprile vi foste convinti che dopo i pre-diciottesimi nulla potrà più agghiacciarvi è bene dare un’occhiata alle infinite possibilità che maggio vi spalanca sin d’ora. In principio fu la pagina “Matrimoni” sul socialcoso. Iniziai a seguirne le tracce un anno fa mentre si era in dirittura d’arrivo delle nozze della mia amica Sandra. Dall’abito al posto a tavola passando per bomboniere, addii al celibato e arrivederci al buon gusto si aprì uno spaccato dei nostri concittadini che il Censis e l’Istat se lo sognano.

Ma è grazie alla mia amica Laura del socialcoso che vengo a conoscenza del fatto che, archiviati decenni di foto con i genitori e pletore di parenti, la nuova immagine con la quale consegnare ai posteri l’indissolubilità del vincolo è la foto con il lama. Non con il Dalai: proprio con la bestiola.

Voi che vi immortalavate sparando cuoricini di cartone, voi che regalavate giarrettiere e tagliavate cravatte, voi che sfilavate calzoni e voi che trasformavate l’Aventino in una risaia a cielo aperto, sappiate che tutto ciò è consegnato all’archeologia iconografica. E dunque, caro David Grossman, anche il” Che tu sia per me il coltello” deve cedere il passo al rinnovamento: da oggi solo “Che tu sia per me il lama”.

Ricomincio da tre

Monday, May 13th, 2013

Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così. C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia.

E’ l’Alberoni alla vinaigrette, Frédéric Beigbeder, che traccia l’ameno percorso. E dunque oggi che questo blogghe compie tre anni, si deve necessariamente prendere atto voi ed io che ci siamo. Vi risparmio la pausa di riflessione. Dovremmo chiuderla qui e tanti saluti, anche scusandomi per l’ultimo anno di noia.

E dovendo continuare con l’esame di coscienza poi sto tizio dice che
L’unica domanda in amore è: a partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta?

Cioè capite? Siete sempre così felici di cliccà st’indirizzo e trovare la stessa che vi aspetta? Dice ma scusa tre anni fa qua sopra eravate quattro gatti mo’ siete migliaia. Embeh che non lo sapete che la dimensione non è tutto?

E poi quello continua:
Quando le dite “ti amo”, lo pensate sempre? Ci sarà per forza – è fatale – un momento in cui per voi sarà uno sforzo

Ecco. Quando cliccate mipiace lo pensate sempre? E sto momento dello sforzo? La stitichezza sentimentale sta già a livello Euchessina?

E poi arriva la mazzata finale:

Per me, lo scatto è stata la rasatura. Mi rasavo tutte le sere per non pungere Anne baciandola di notte. E poi, una sera – lei dormiva già (ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio) – non mi sono rasato. Pensavo che non fosse grave, perché lei non se ne sarebbe accorta. Invece significava semplicemente che non l’amavo più.

Insomma è dall’inizio che è una e una sola la domanda che vi devo fare ed è questa: vi rasate ancora, prima di aprire sto blogghe?

P.S.
Lo sapete si che c’è il momento serio dei ringraziamenti? E lo sapete che non so, davvero, da dove caspita iniziare? E lo sapete, ancora, che avevo provato a fare pure un elenco ma è diventato tipo quello delle cose da mettere in borsa per il weekend, interminabile in rapporto allo spazio disponibile? Comunque si, ce l’ho proprio con te. Hai capito benissimo. Si, si, si, proprio tu.

Abbamia

Tuesday, May 7th, 2013

Mentre il presidente del Consiglio dei ministri annuncia che mo’ li rinchiude tutti in un’Abbazia, la presidente del Consiglio di classe prima media, giovane older, è con viva e vibrante soddisfazione che annuncia che Passacelli e Filobotti stanno migliorando e vanno mediamente che è una bellezza.

L'Abbazia di Spineto scelta per il "ritiro" del governo

Per i nuovi avventori di questo blogghe è giusto il caso di ricordare che una ventina di giorni or sono la Giovane Older, vero guru ispiratore della qui presente zia dall’alto dei suoi undici dodici anni e del suo metro e cinquantadue, mi mise a parte del fatto che il prof  le aveva affidato un paio di compagni di classe per ripetizioni di italiano. La questione, che nella pedagogia internazionale è ascritta alla voce “educazione fra pari”, veniva dalla qui presente accolta con lo stupore tipico dei Flinstones che si approccino all’invenzione della ruota.

La filosofia di fondo (“zia, il prof dice che così glielo spiego con parole mie e tra noi magari ci capiamo meglio”) e il metodo (“se Passacelli e Filobotti migliorano a me alza il voto e se invece non migliorano me lo abbassa, ma non tanto”) pare stiano dando i primi frutti.

La Giovane Older, di sicuro, ha studiato come una pazza per essere all’altezza dell’incarico fiduciario. E dunque quando ieri le ho chiesto
-Senti un po’, ma Passacelli e Filobotti come se la passano?

ha entusiasticamente riferito:
-Bene zia. Passacelli secondo me va mooolto bene e Filobotti pure però è ansioso, ma io non sono psicologa. Però ora gli articoli partitivi li sa pure lui.

Quanto al programma, esaurite le formalità di articoli, nomi, aggettivi, verbi, avverbi, preposizioni e pronomi, si sta passando all’analisi logica ma limitata a soggetto, predicato e complemento oggetto.

Tra una o due settimane sarà il prof a fare la verifica. Tipo il voto di fiducia. L’occasione mi è gradita per riproporvi il seguente cult:

Con gli occhi di Newton non quello della mela

Thursday, May 2nd, 2013

Solo arrivata alla penultima sala mi sono ricordata la parola “moda”. Perché lui fotografo di moda sarebbe. Lui è Helmut Newton e appena l’avventore si avvicini alla cassa biglietti del Palazzo delle Esposizioni (dove lo troverete fino al 21 luglio ma io dico andateci subito) lo si avverte subito che, se avete minori al seguito, regolatevi che magari è roba forte.

Infatti lo è ma la mostra era piena di ragazzini che tutto mi sembravano tranne che turbati. Che a volte, all’adolescenziale crescita, può fare più male un comunicato del Moige che una foto di artistico nudo. Fatto sta che a me moda non è venuto in mente mai. Eros, thanatos, seduzione, arte e tutto il cucuzzaro invece si, mi sovvenne subito.

Ora però il motivo per il quale ve ne scrivo è che, arrivata alla sala non mi ricordo dove ci sono le foto relative all’Hotel Villa d’Este a un certo punto c’è la foto “Donna si sistema la calza” (non l’ho trovata googlando intanto a proposito di calze vi metto quest’altra):

Helmut Newton "Two pairs of legs in black"

Sullo sfondo della foto quell’altra ci sono delle torrette. E in un bel virgolettato sotto si racconta la seguente storia, che molti orizzonti aprirà alle utentesse e agli utentessi del quippresente blogghe.

“Il castello era di un nobiluomo la cui figlia si innamorò di un generale napoleonico. Per non farlo partire gli comprò un esercito privato di 400 uomini e sull’altura costruì delle torrette per fare in modo che potesse giocare alla guerra senza lasciarla sola”. Helmut Newton White women 1976.

Qualsiasi cosa stiate facendo per tenervi stretto un uomo sappiate dunque che avete precedenti che fanno di voi, in ogni caso, una dilettante.

Se una notte d’estate un elettore

Friday, April 19th, 2013

C’è che, tra l’altro, il professor Pi è espatriato. In Brasile. Sostiene di essere stato invitato dall’Università di Copacabana
(-Meripo’, San Paolo, l’Università di San Paolo)
Va bene: sostiene di essere stato invitato dall’Università di San Paolo dove le oba oba locali chiedevano a gran voce di saperne di più sulle equazioni differenziali. Ci resterà lo stretto necessario per trovare l’algoritmo della samba, possibilmente anche quello della bossa nova: mesi, tipo. (-No, Meripo’, ti ho detto che starò via giusto il tempo che voi troviate la quadratura del cerchio istituzionale). Ecco, mesi appunto se andiamo avanti così.

E c’è che io, nell’occasione, sto sperimentando le infinite possibilità della tecnologia avventurandomi nel mondo dello Skype. Dunque qualche volta mi aggiro per il Uaifai con l’Aipadio tenuto in alto come fosse un Ostensorio, come dovessi captare onde random del corridoio perché mi sembra strano telefonare di fronte a una tavoletta A4.

E c’è che lui in questi giorni mi chiede affranto
Meri ma che succede?
E c’è che io davvero, davvero non so come dirglielo, quello che sta succedendo perché non lo capisco neanche io qui vicino.

E c’è che è stato poco fa che mi è venuto in soccorso Italo non il treno. E oggi io, professor Pi, mi sento così’:

“Ho provato un senso di vertigine, come non facessi che precipitare da un mondo all’altro e in ognuno arrivassi poco dopo che la fine del mondo era avvenuta”.

Italo Calvino – “Se una notte d’inverno un viaggiatore”


Il nome della Rosa

Wednesday, April 17th, 2013

Alle 15,45 ancora non essendo pervenuta nessuna risposta dalla designata candidata pentastellata alla Presidenza della Repubblica monostellonata ma in compenso essendomi pervenuti in bacheca sul socialcoso o per messaggino privato sempre sul socialcoso sollecitazioni, intimazioni a desistere, altre a delinquere oltre a minacce ovemai si verificasse l’elezione dei nomi della rosa, mi corre l’obbligo di chiarire quanto segue:

1) Mi avete sempre sopravvalutata. La mia influenza ma anche il mio grado di conoscenza di qualsivoglia notizia legata non dico alla designazione del Capo dello Stato ma neanche a quella del Capo Del Mio Condominio è pari alla vostra nella designazione dei premi Nobel, forse anche meno.

2) Qualsivoglia stato di avanzamento dei lavori di designazione mi è ignoto. Di ciò dovreste rallegrarvi e constatare che, tutto sommato, questa democrazia ancora regge nei suoi fondamentali, tipo la designazione dei designatori.

3) Si, sono fra gli “eleggibili”. Ma per ora mi accontenterei di rimanere nel vostro gradimento in quota “leggibile”

4) No, la Gabanelli ancora non ha risposto. E mi ricorda quei momenti di snodo della nostra sentimentale vita che sono i rimorchi via sms, attimi nei quali ci giochiamo mesi, quando non anni, di accumulo di credibilità. Attimi nei quali, dopo aver speso settimane, mesi se non anni, di energie per far sì che le cose vadano in una certa direzione, ovviamente dissimulando e facendo finta che noncipensoproprioate, finalmente l’Oggetto Del Nostro Supremo Interesse si manifesta in 19 lettere spaziesclusi.
-Ti va di uscire stasera?

L’attimo della vita, quello nel quale decidere ENTRO QUANTO DEVO RISPONDERE? Meglio subito o fra mezz’ora? Meglio ancora dopo un paio d’ore? No, non vorrei pensasse che stavo qui a pendere dalla sua Vodafone. Ecco no, forse allora meglio tre, tre ore è quel giusto distacco che prelude però a un prossimo interesse.

Solo che nel frattempo s’è fatta una certa e mentre tu stai lì a fare le prove della risposta da scrivergli, mettendo in bozza le cinque possibilità, dopo aver interpellato tutte le amiche raggiungibili a pioggia come fossi la Doxa, si è a quel punto che Romina ti informa che

-Ma guarda che esce con Rosa, l’ha incontrata al bar venti minuti fa

Mario Pisani, venuto a mancare all’affetto di nessuno

Tuesday, April 16th, 2013

Il post-umo di oggi è per Mario Pisani, originario di Atrani nato ad Amalfi, che ha lasciato questo mondo ma prima di lasciarlo ha contestualmente lasciato questo messaggio alla badante come iscrizione postuma sul suo manifesto funebre:

“E’ venuto a mancare all’affetto di nessuno, per il gaudio di parenti e conoscenti. Coloro che in vita non mi hanno accolto nella più atroce sciagura della mia esistenza, io non li voglio neppure da morto”.

Sono ore che ci penso. A Mario Pisani. Tipo il cinese sulla riva che però aspetta il suo, di cadavere. Sul quale ha lasciato scritta la vendetta postuma. Per l’eternità. Quante volte si sarà morso la lingua per non catafottere di mazzate (copyright Grace) o di improperi tutto il parentado. Lui stava lì ad aspettare. E a sognare. Il momento in cui la badante si fosse recata all’agenzia funebre a commissionare i manifesti per metterli alla gogna tutti.

Mario Pisani. Un eroe dei nostri tempi. Tempi di solitudine. E di vendetta. Che, mai come in questo caso, è stato un piatto servito freddo.