Archive for the ‘Fare’ Category

E buona Giornata, ragazze

mercoledì, ottobre 11th, 2017

Ogni 5 minuti una bambina o una ragazza nel mondo muore a causa di violenze
1 su quattro si sposa prima di aver compiuto 18 anni
22 milioni di ragazze sono sposate con un uomo adulto
63 milioni di ragazze hanno subito mutilazioni genitali
130 milioni non vanno a scuola

Per quanto riguarda le ragazze cresciute
496 milioni di donne non sanno né leggere né scrivere
solo una su 2 ha un lavoro retribuito
sono il 70% dei poveri e i 2/3 degli analfabeti nel mondo
solo il 14% ricopre posizioni professionali direttive
sono il 10% dei seggi parlamentari e il 6% delle cariche ministeriali.

E buona Giornata Internazionale delle bambine e delle ragazze.

Afar school

Scuola Afar in Dancalia

(La foto è la nota positiva: quella che vedete è una scuola della tribù Afar, in Dancalia. Nonostante le condizioni di vita decisamente ostili, scuola e istruzione sono garantite a dispetto di tutto il resto)

 

E non c’è niente da temere

mercoledì, ottobre 4th, 2017

Mentre Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson ricevono il premio Nobel per la chimica per il loro contributo nello sviluppo del Cryo-EMi, il microscopio crio-molecolare che raffigura le biomolecole in 3D, dal microscopio della storia dei premi Nobel assegnati alle donne ci riappare Marie Curie, la prima che vinse il Nobel nel 1903 bissandolo otto anni dopo nel 1911. Unica a vincerne due in due campi differenti, Nobel alle donne che tra il 1901 e il 2016, sono stati 49 a fronte dei 911 premi totali e stanno quasi tutti sotto il segno Peace and Love, cioè pace letteratura e medicina: fanalini di coda chimica, fisica ed economia.

Dice ma mica è un premio di genere, è un premio all’eccellenza. E infatti: calcolando quanti ne sono stati finora scippati alle donne che quelle scoperte fecero per darli agli uomini che di quelle scoperte si appropriarono e beh capite che ogni volta che sale un uomo a ritirare il sigillo io un po’ dubito.

Ma dicevamo di Marie Curie. 1903 premio Nobelper la Fisica (assieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) per i loro studi sulle radiazioni e nel 1911 Nobel per la chimica per la sua scoperta del radio e del polonio.

“Nella vita non c’è nulla da temere, c’è solo da capire”, disse.
Ecco Maria, volevamo dirti che qua più andiamo avanti e meno capiamo. Soprattutto i nostri simili.

“Sii meno curioso della gente e più curioso delle idee”, ridisse.

Scarseggiano anche quelle. Però, ok, mi arrendo.

Marie Curie be less cuious

Pia Astone, la donna che sussurra alle onde

martedì, ottobre 3rd, 2017

Oggi il premio Nobel per la fisica è stato assegnato a Rainer Weiss per metà e per l’altra metà congiuntamente a Barry C. Barish e Kip S. Thorne, tutti fisici americani, “per il contributo decisivo al rilevatore LIGO e all’osservazione delle onde gravitazionali“.

E’ giusto il caso di osservare che, a cento anni dalle intuizioni di Albert Einstein, nel team internazionale che ha osservato per la prima volta le onde gravitazionali non c’era Franco Battiato ma c’è anche una scienziata donna e italiana, Pia Astone, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, nel gruppo del progetto Virgo, che ha analizzato i dati provenienti dalla grande antenna che si trova a Cascina, in provincia di Pisa. Pia Astone è una dei sei redattori dell’articolo sulla rivista Physical Review Letters che ha rivelato al mondo l’esistenza delle onde gravitazionali.

Epperò quello che mi preme raccontarvi oggi, mentre esultiamo per questa importante scoperta rivoluzionaria che mammamia santocielo anvedi, è una cosa che ha raccontato in questa intervista Pia Astone. “Quando ho iniziato a lavorare è stata davvero dura”. “Tante volte mi sono sentita dire che esageravo, che avrei dovuto insegnare nelle scuole e avere orari migliori, ma io sono sempre andata avanti e non ho rinunciato a studiare”.

E poi l’apoteosi: nel 1995 tiene una conferenza al Cern. Alla fine le si avvicina un collega russo che le fa i complimenti. E poi le chiede:

-Ma come mai una ragazza così carina non è a casa con suo marito?

Questo dobbiamo tener sempre e ancora ben presente ragazzemie: una parte del cervello scopre le onde gravitazionali mentre l’altra ancora fatica a considerare che una donna può essere tale, e coi controcavoli, anche senza un uomo accanto.

Pia Astone

Marzabotto, il Sole oscurato della memoria

venerdì, settembre 29th, 2017

Iniziarono  il 29 settembre e finirono il 5 ottobre 1944. Ma continuarono per altre vie a a uccidere fino al 1966.
Lo fecero random, in 115 luoghi dell’Appennino bolognese e lo fecero soprattutto i reparti della XVI SS Panzergrenadier Division, la stessa della strage di Sant’Anna di Stazzema, capeggiati tra gli altri dall’ufficiale hitleriano Walter Reder.
Uccisero 770 persone, tra cui 216 bambini sotto i dodici anni. Volevano sterminare i gruppi partigiani. E presero di mira i civili; donne, bambini e anziani. Arrivarono come lupi. Setacciarono ogni casa, ogni fabbricato, ogni fienile massacrando chiunque si trovasse sul loro cammino.

E’ la strage di Monte Sole. Detta anche strage di Marzabotto.

Strage che continuò a uccidere anche quando era finita e fino al 1966: perché prima di andarsene Reder fece disseminare il territorio di mine che continuarono a esplodere negli anni uccidendo altre 55 persone.

Il boia di Marzabotto, il maggiore Reder, condannato all’ergastolo, è morto nel 1991. Da libero cittadino austriaco. Nel 1964 espresse rammarico e pentimento alle comunità di Monte Sole. Scarcerato nel 1985, nel 1986 rilasciò un’intervista a una rivista austriaca, in cui ritrattò ogni pentimento affermando di non dover giustificare le sue azioni passate.

Dopo aver riempito intere giornate di MaiPiù c’è che non a volte ma proprio oggi, invece, ritornano. Non sono più fantasmi: sono di nuovo nomi, bande e volti. Sono di nuovo persone.

Monte Sole stele

Il comma 22 del sesso

giovedì, settembre 28th, 2017

“C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia”. Così parlò il maestro Beigbeder nel fondamentale ma per certi versi ottimistico tomo “L’amore dura tre anni” (“Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così”).

Poco fa mi sono imbattuta prima nella notizia della morte del compianto benefattore Hugh Hefner, fondatore di Playboy e affondatore della vista di parecchi, e poi in un video di Alain de Botton “Come non smettere di fare sesso”, pubblicato qui da qualche Internazionale fa, ove si tenta una spiegazione del perché -senza scomodare l’amore ma le due cose temo di intreccino, marescià nel senso siano collegate- il tempo decreta in una relazione il de profundis della voglia di fare sesso.

Per farla breve ciò è dovuto al fatto che si passa dal comodato d’uso alla legittima proprietà. Cioè dal tentativo della conquista di un essere libero e indipendente all’acquisizione in esclusiva:

Per dirla con un’equazione

“EROTISMO = POSSESSO+LIBERTà”

Senonché, invece, desiderare qualcuno di solito significa “voler ridurre la sua capacità di sopravvivere senza di noi”. Mettendo in atto ogni umana e sovrumana tecnica per incastrarlo. Fossimo su Facebook il prode Zuckerberg direbbe: Giovanna è passata da essere una Conquista a essere una Prigione.

C’è poi il fattore P, PAURA:

il sesso è una richiesta e perché ci inzurlisca deve prevedere la possibilità di un rifiuto. Ecco perché la maggior parte delle litigate finisce a letto: perché ripristina la possibilità di perdersi e quella di tornare indipendenti.

Insomma il sesso funziona in presenza di
Libertà
Fiducia In Se Stessi
e Capacità di Stare Da Soli.

Cioè esattamente le cose alle quali iniziamo a rinunciare cinque minuti dopo esserci accoppiati.

Siamo dunque al “Comma 22” del sesso. Come recitava il paradosso contenuto nel romanzo del signor Heller: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

Poi dice che non funziona.

Comma 22

Non deve essere facile

martedì, settembre 26th, 2017

A seguito dell’illuminante post sui postumi e a seguito del variegato seguito di reazioni, fra le quali alcuni tentativi di uscirne (da Inqualsiasi cosa siate precipitati) né col cucchiaio né col secchio ma direttamente tentando di bere tutta l’acqua della vasca per svuotarla, segnalo la comprensibile reazione del

-Ah Meripo’, come se fosse facile…

E’ vero: non lo è. Che qua gratis mai niente.

Ma il punto è proprio questo. Non deve essere facile: deve valerne la pena.

NZ Meri South Pole

Tipo questavoltaqquà

Strumenti di riparazione per cuorinfranti: la vasca

lunedì, settembre 25th, 2017

Un evergreen

Un gruppo di studenti va in visita in un centro psichiatrico. Il direttore del centro fa da guida. Uno studente chiede al direttore

-Signor direttore, che criterio seguite per decidere quali pazienti devono essere ricoverati nel centro?
-Uno molto semplice: mettiamo il paziente davanti a una vasca piena d’acqua e gli diamo un cucchiaio, una tazza e un secchio. In base a cosa sceglie per svuotare la vasca decidiamo

-Certo -dice lo studente saputello- la cosa più logica è il secchio, che ha una capienza maggiore rispetto al cucchiaio e alla tazza…

-No, caro, l’unica cosa logica è togliere il tappo della vasca. Preferisce la stanza che dà sul giardino o quella sul torrente?

Ad uso dei devastati e inondati dallo tsunami della fine di un amore: il tappo. Dovete togliere il tappo…

(da “Trattato sui postumi dell’amore”, Juan Bas – Castelvecchi)Vasca con rana

Tutto quello che vuoi

giovedì, settembre 21st, 2017

-Lei non ha mai scritto poesie?
-No, io non…
-Si scrivono quando non si sa dove mettere l’amore

Si chiama “Tutto quello che vuoi” è un film e ormai sta uscendo dalle sale, a Roma lo fanno solo al Madison e di sera però se ancora ce l’avete a portata di poltroncina andate. Regalatevi due ore di poesia. Che non serve a niente, non si vende, non tira, non prende like su facebook ma è il posto in cui va a finire l’amore che non si sa dove mettere. Come dice Giorgio, l’anziano e un po’ svampito poeta al giovane Alessandro, coatto romano che lo bada.

“Tutto quello che vuoi: e fu quello il saluto. Tutto quello che voglio alla fine l’ho avuto”. E’ uno dei versi che il poeta scrive sulle pareti della propria casa. Scrive sui muri, come Alda Merini. Ci scrive poesie per fermare la memoria che gli sta scappando via, perché Giorgio ha l’Alzheimer, scrive per parlare d’amore, ricordare il passato che la testa non riesce più a trattenere. Magari andateci proprio oggi, che è un’ennesima GiornataMondiale ed è quella dell’Alzheimer. Andateci per ritrovare l’amore che non sapevate dove mettere e quello guardate un po’ dove è andato a finire.

Tutto quello che vuoi

Giorgio è uno straordinario e commovente Giuliano Montaldo. Si ride, ci si commuove. Andateci per amare chivvipare. Perché, come dice Giorgio, “nella poesia si ama chi ti pare. Nella vita si ama solo chi ti sta accanto”. Andateci perché è bello. E “non ci si abitua mai alla bellezza”.

L is for the way you look at me – L è per il modo in cui mi guardi
O is for the only one I see – O è per l’unica che vedo
V is very, very extraordinary – V è veramente, veramente straordinaria
E is even more than anyone that you adore can – E è molto più di quanto possa chiunque tu adori

P.S.
Meripo’ perché ci metti questa? Perché lo capirete quando sarete in sala

Tutto quello che vuoi
di Francesco Bruni
con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano

A casa stateci voi

mercoledì, settembre 20th, 2017

Foto Mister OM 

Svampìa

giovedì, settembre 14th, 2017

Non credo si possa traccheggiare oltre: io-ogni-tanto-ho-come-delle-vampate-di-calore. Delle sudarelle. Notturne. E-anche-un-po’-di-insonnia. Inoltre mi sta venendo un ciambellino ad altezza girovita, tipo una complanare in zona. Che non se ne va neanche stando sdraiata o a digiuno. Ho cercato di addossarne le responsabilità al riscaldamento globale, al protocollo di Kyoto, al protocollo di gallina, al caffè serale e a Spritzini ravvicinati. Ma temo sia ora di ammetterlo: io-sono-in-menopausa. Lo sono di notte, soprattutto. Perché di giorno continuo a percepirmi come la giovine cazzoncella di sempre. Ma la notte no.

All’elenco di cui sopra va poi per correttezza aggiunta una sempre più crescente irritabilità, un Mannaggismo sommesso e sporadico che ormai è esploso in un Kitemmuortismo conclamato e diffuso. Anche e soprattutto di giorno. Non solo cose cosìccosì, comunque sempre accettate, mi divengono improvvisamente intollerabili ma lo sono diventate anche le sciatterie, le promesse senza conseguenze di fatti e le cialtronaggini in generale. Tutte fattispecie delle quali probabilmente anche io mi rendo colpevole. Ma è imbattendomi in quelle altrui che quel buon carattere di un tempo scompare e quella che era la mansueta e mite Meripo’ lascia il posto a una incontenibile pseudostronza.

E’ l’età. La mezza età, più precisamente. Un appuntamento temuto quanto quello col commercialista che io stessa ho voluto procrastinare allo sfinimento (quello con la mezzetà, che la commercialista santadonna poraccia). Ma che ora è qui. Neanche più davanti a me ma direttamente dentro, inside.

Benvenuta a Svampìa, terra di tinte, flavonoidi e creme idratanti.

La buona notizia è che dentro a questa qua mi trovo meglio che dentro a quell’altra, anche se l’altra era più tonica, liscia, castana e idratata.

Perché è arrivata anche l’ora di dire che quello, spesso, non era un buon carattere: era coglionaggine. E, signore mie, la lascio andare volentieri insieme al vitino da vespa. Il pungiglione, invece, teniamocelo.

Tiz cappello Viet