Archive for the ‘Fare’ Category

E lontano e indietro nel tempo

giovedì, aprile 11th, 2019

Di poter riavvolgere il nastro del tempo e correggere disastri amorosi. E di uova spiaccicate a terra che tornano intere sul tavolo. E di noi che restiamo con le nostre frittate sentimentali.

E lontano lontano nel tempo, qualcheccosa negli occhi di un altro.

Buongiornoavvoi da Luigi Tenco e dalla fisica quantistica. 
La Repubblica Live del cuorinfranto vi attende.

Ruth Bader Ginsburg, quel geniale grimaldello del diritto alla parità

lunedì, aprile 1st, 2019

Ruth Bader Ginsburg, detta RBG, anzi “The Notorius RBG”. Tipo JFK, tanto per capire che icona sia da loro. Da noi lo è meno ed è un gran peccato. Motivo per cui il film appena uscito, che racconta la sua storia, merita di essere visto a prescindere dal film che ne è venuto fuori, “Una giusta causa” anzi “On the basis of Sex”, “Sulla base del sesso”.

RBG, quindi, classe 1933, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti nominata nel 1993 dal Presidente Bill Clinton, una delle uniche quattro donne che abbiano mai fatto parte della Corte Suprema, assieme a Sandra Day O’Connor (in pensione), Sonia Sotomayor ed Elena Kagan (entrambe in carica).

RBG, donna, piccola, ebrea, autoironica, una delle prime e poche donne ammesse ad Harvard (9 su 500) anno di grazia 1956, la più brava (di tutti, intendo, non delle donne ammesse): ce n’è a sufficienza per capire che vita in salita sia stata, la sua, quella di una pioniera donna in un mondo di uomini e in un’epoca bigotta e retrograda nella quale viene rifiutata per decenni da tutti gli studi legali perché “le mogli potrebbero ingelosirsi”, alla quale viene chiesto ad Harvard  “Perché occupa un posto che sarebbe potuto andare a un uomo?”. Una donna che oltre a studiare per sé studia -e frequenta le lezioni- anche per il neo marito, che si ammala di cancro, e alla fine lo porta alla laurea, essendo anche diventata mamma da poco.

RBG, che inizia ad insegnare ma alla quale è proprio suo marito a segnalare un caso, apparentemente poco rilevante: a essere discriminato stavolta è un uomo, non sposato, che assiste la madre invalida ma che non può detrarre dalle tasse i soldi spesi, perché ciò è concesso solo alle donne, perché è a loro che spetta il lavoro di cura.

E’ lì che svolta la storia, la sua e la nostra e quella della parità di genere: con un rimborso delle tasse. Tipo Al Capone arrestato per evasione fiscale.

Ed è davanti a una Corte di uomini che un po’ la sfottono un po’ la compiangono che a un certo punto lei dirà: non vi sto chiedendo di cambiare tutte le leggi, vi sto chiedendo di dare a questo Paese la possibilità di cambiare.

I film non sono importanti solo per come sono fatti e per il tema che trattano: sono importanti anche per il momento nel quale escono. E come è suonato, questo film, proprio in questo weekend.

A un certo punto un rappresentante della Corte le dice
-Nella Costituzione americana non c’è la parola “donna”
ed è lì che lei risponde
-Neppure la parola “libertà”.

Cari miei futuri colleghi

mercoledì, marzo 20th, 2019

Cari miei futuri colleghi, nonché studenti del corso di Scienza della comunicazione dell’Università Roma Tre,

incontrarvi ieri è stato un grande piacere. Ho iniziato costituendomi spontaneamente: sono qui -vi ho detto-  non per tenere una lezione ma per darvi una serie di scoraggianti notizie che il vostro prof titolare non aveva il coraggio di darvi. Ma ce ne saranno anche alcune buone, alla fine, quindi vi consiglio di resistere fino alla conclusione.

Alcune ho cercato, effettivamente di darvele. Ma se verrete a dare un’occhiata qui anche oggi (ve l’ho detto che i blog andrebbero aggiornati il più spesso possibile) troverete una piccola ma preziosa postilla: sono i Consigli di Ennio Flaiano (“a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari”). Ovunque e per chiunque scriverete non dimenticateli mai

– Chi apre il periodo, lo chiuda.
– E’ pericoloso sporgersi dal capitolo.
– Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
– Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
– Chi tocca l’apostrofo muore.
– Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
– La persona educata non sputa sul componimento.
– Non usare l’esclamativo dopo le 22.
– Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
– Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
– Tenere i soggetti al guinzaglio.
– Non calpestare le metafore.
– I punti di sospensione si pagano a parte.
– Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
– Per le rime rivolgersi al portiere.
– L’uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
– E’ vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
– E’ vietato aprire le parentesi durante la corsa.
– Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ad majora, bellemie e bellimiei.
Vostra Meri Pop

In viaggio con papà

martedì, marzo 19th, 2019

Andó più o meno così. A Natale dovevamo partire in tre per i Caraibi, lui anche per lavoro. Lo chiamo a pochi giorni dalla partenza. In lacrime.

– Papà, scusa, noi ci siamo lasciati, è un momento difficile, dobbiamo annullare il viaggio.

Lui:
-Mi dispiace molto. Ma non vedo perché devi annullare il viaggio anche tu.

-Scusa e che partiamo tu ed io?

-Sì, non vedo perché no

-Ma papà ma io non me la sento, proprio non ho lo spirito adatto.

-Ora, certo. Ma lo avrai a un paio di giorni dall’atterraggio. Ti aspetto in aeroporto.

Nella foto un particolare di Santo Domingo.

When in trouble go chic. And Go in ogni caso

lunedì, marzo 11th, 2019

Mio padre oggi compie 86 anni, la maggior parte dei quali trascorsi a distillare a se stesso il piacere di vivere e i restanti a distillarci la conseguente saggezza appresane.

Colgo l’occasione per ricordarne una delle performance migliori, dalla quale è tratto lo slogan riassuntivo motivazionale di questo blog.

Reduce da qualche problema di salute, due anni fa, decide che anche mobbasta con le Terme di didoveandava e va a sopralluogare altrove. Il direttore del candidato nuovo albergo, molto professionale, lo accompagna, gli illustra e gli mostra. Lui zitto. Quell’altro parla, descrive, magnifica. A un certo punto…

-Direttore grazie ma in realtà io ho solo due domande per lei…

Quello lo anticipa e dice -Naturalmente sì, ha tutti i migliori professionisti dei servizi di cura vicini, comodi…

-Giovanotto, il barman

-Eehh?

-Il barman: voglio sapere com’è il barman. Ha esperienza? Il Cuba libre, ad esempio, come lo fa?

-Mi scusi e la seconda domanda?

-Il pianista. Avete un servizio di piano bar?

Ecco questo volevo dirvi, che mio padre è la migliore incarnazione di un principio salvavita al quale ho deciso di aderire: When in trouble go chic.(Trattasi di una variante dell’anglosassone When in trouble go big – Quando sei in difficoltà vai all’attacco)

In questo momento, ad esempio, lui sta stappando il Brunello di Montalcino che mi ha promesso per la cena di stasera. “Per brindare anche a tutti questi amici tuoi invisibili. Che però ci sono”.

Le Giuste

venerdì, marzo 8th, 2019

Marina, che taglia e scolpisce i tuoi capelli con la stessa cura che Michelangelo ebbe per il David.
Barbara, che prende le ferie e va a fare Patch Adams in un ospedale pediatrico in Croazia.
Paola, che è andata sotto i ferri per riappropriarsi della sua vita e del suo girovita.
Marcella, che lavora a Bruxelles e cresce i figli a Roma.
Lorenza, che ti spinge e ti incoraggia anche quando non avrebbe voglia di farlo neanche per se stessa.
Donatella, che vive dalle parti di Heidi ma ha un sogno a Procida e continua a inseguirlo proprio perché è difficile.
Francesca, che se non vuoi cambiare il mondo non puoi essere non dico il suo fidanzato ma neanche suo amico.
Rita, che accetta i turni di notte per stare con i suoi bambini di giorno.
Grazia, che appena può fa virare il portafoglio clienti su progetti di integrazione per i bambini.
Raffaella, che ha ricominciato a volersi bene ballando.
Paoletta, che non ha chiesto il trasferimento per accompagnare la quarta B fino alla maturità.
Nikki, che continua a difendere i diritti di tutte noi anche mentre combatte contro la zampata della tigre con medicine che annienterebbero pure un leone.

Tali donne, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Perdere la testa

giovedì, febbraio 14th, 2019

Comunque San Valentino è stato arrestato tre volte, flagellato e decapitato. Ed è stato infatti ritenuto un testimonial abbastanza credibile per l’innamoramento.

Il Vero Amore

martedì, gennaio 29th, 2019

L’ha cercato e inseguito sempre. Il Vero Amore. Sì lei è una romantica. E non si accontenta, non si è accontentata mai. Poi la vita l’ha piegata ai compromessi del caso e sì una famiglia alla fine l’ha costruita. Felice come tutte quelle che si assomigliano. Ma Il Vero Amore no. Il Vero Amore veniva avvistato di quando in quando, a volte addirittura certa di averlo afferrato. Ma no, non era.

Qualche anno fa se ne inventò uno, nella sua testa: prese spunto da un amico caro, molto caro, che però da Amico Caro ad Amore-come-dico-io non decollava mai. Diventò per lei in ogni caso Il Vero Amore a sua insaputa, a insaputa di lui. Che sempre ha continuato ad essere il suo Amico Caro.

Non che ci fossero troppe occasioni di incontro ma quelle che c’erano trascorrevano nella più inequivocabile atmosfera di Amico Caro che ci sia. Eppure qualcosa dentro di lei diceva che quello, proprio quello, avrebbe potuto essere il suo Il-Vero-Amore prima o poi.

Senonché qualche giorno fa lui si è un po’ stranito: era stranito dal fatto che lei avesse dimenticato il suo compleanno e no, non era accaduto mai, e vieppiù stranito dal fatto che al suo uozzappo lei manco avesse risposto e ancor peggio al suo squillo nemmeno avesse richiamato, un po’ si è pure insospettito e vabbene chevvoi donne siete umorali ma qui mo’ è troppo.

Ed è stato allora che, invece, un’altra Amica Cara lo ha chiamato e glielo ha detto. Gli ha detto dove trovarla. Così lui, in piena notte, si è alzato, vestito di tutto punto, profumato, uscito, ha comprato una rosa rossa alta un metro e mezzo ed è andato da lei. Ha preso l’ascensore, salito al piano, entrato, sorriso, preso la sua mano libera e gliel’ha accarezzata, poi ha poggiato la rosa sul comodino e le ha detto delle parole nell’orecchio.

Lei allora si è svegliata, ha aperto gli occhi e con gli occhi gliene ha dette altrettante, di parole, che con la voce non poteva più. Poi ha guardato la rosa, ha guardato un’ultima volta lui e ha richiuso gli occhi. Che non riaprirà.

Sì, miei cari. Il Vero Amore esiste. Ma forse non sta dove continuiamo spesso a cercarlo. Qualche volta ci viene incontro lui e ci prende per mano. Per accompagnarci per l’ultima volta.

 

Due cose sono infinite

mercoledì, gennaio 23rd, 2019

Dunque, oggi c’è questa copertina di Libero con un titolo che, davvero, mi imbarazza anche trascrivere ma che ormai la sappiamo comunque tutti e diamola per trascritta. Arriva dopo altri titoli ributtanti. E dopo quotidiane e variamente sparse e sperse dichiarazioni ributtanti. E anche dopo, cambiamo proprio tono, quella cosa che ancora gira del tizio di mezza età, francese, che dice un’ovvietà e cioè che il corpo di una donna di venticinque anni è meglio del corpo di una di cinquanta. Ma siccome ha un libro in uscita e non sa come caspita venderlo, la dice così, all’intervistatrice:  “Non potrei mai amare una donna di 50 anni. Le trovo troppo vecchie, forse quando avrò 60 anni ne sarò capace, allora una donna di 50 mi sembrerà giovane. Le 50enni per me sono invisibili, preferisco i corpi della donne giovani, tutto qua”.

Ora, in un mondo più avanzato, sia quei titoli che quelle dichiarazioni che la questione del poverino che deve vendere il libro potrebbero essere archiviate al più con un moto interiore di profondissima pena per tutti costoro. Dice ma in un mondo avanzato magari manco esisterebbero. E no. Perché nonostante l’avanzamento ci sarà sempre quella spada di Damocle di Einstein che comunque incombe, secondo la quale

“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”.

In ogni caso pensate, anzi sognate: sognate per un attimo il momento in cui Libero, i minus habens, il francese e associati esternano le loro cialtronate e non succede nulla. Passano i titoli in rassegna stampa e nulla. Ma nulla nulla. Non una reazione, non un articolo, non una dichiarazione. Non un’alzata di sopracciglio.

Ecco. Lo sentite questo suono ovattato e lontano? Il tonfo di una cosa miserabile nel vuoto.
Sarebbe impagabile.

Sì, due cose sono infinite. E una, purtroppo, sono ancora i titoli di Libero.

Helen Hulick, che ci regalò il diritto di portare i pantaloni

giovedì, gennaio 17th, 2019

I ladri le hanno svaligiato casa e lei deve presentarsi in tribunale come testimone. E’ così che una storia di ordinario furto si trasforma in una Storia con la S maiuscola. Perché a quell’udienza Helen Hulick, di professione maestra di scuola materna, si presenta in pantaloni. E’ il 1938 e il giudice del Tribunale di Los Angeles, Arthur S. Guerin, non è pronto a un simile oltraggio. Sospende l’udienza e le intima di tornare vestita “da donna”.

Per tutta risposta Helen, che all’epoca ha 28 anni, replica

-Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi.

Si ripresenta cinque giorni dopo. Con un bel paio di pantaloni arancioni e verdi. Il giudice è furibondo:

L’ultima volta che si è presentata a questa corte vestita come lo è ora, ha attirato l’attenzione di tutti più del procedimento in corso. Le è stato chiesto di tornare con un abito più consono per un processo in tribunale. Oggi è tornata indossando dei pantaloni, sfidando apertamente la corte. E la corte le ordina di tornare dunque domani con un abito adatto. Se insiste a indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare. Ma sia pronta a essere punita secondo la legge per oltraggio alla corte

Secondo voi cosa risponde a quel punto, la sventurata?

-Tornerò con i pantaloni, signor giudice. E se lei mi metterà in prigione spero che questo possa aiutare le donne a liberarsi per sempre dagli anti-pantalonisti.

Neanche a dirlo, si presenta il giorno dopo con i pantaloni e con un avvocato, William Katz, che a sua volta si trascina dietro quattro volumi di citazioni sul diritto ad indossare anche in tribunale l’abbigliamento voluto.

A conferma del fatto che “il coraggio fortifica ma l’ostinazione diverte“, Helen spiega:

-Signor giudice, d’altra parte io indosso pantaloni dall’età di 15 anni, non ho altri vestiti se non uno da gran cerimonia, e non vorrà mica che mi presenti qui in abito da sera, immagino.

Helen viene condannata a cinque giorni di carcere dove, sì, dovrà indossare un abito, un abito di jeans, che è la divisa delle detenute.

Il suo avvocato a quel punto porta la questione in Corte d’Appello che, signore e signori, sancirà finalmente il diritto di Helen e di ogni donna di indossare i pantaloni anche in tribunale.

E siccome “un fatto è la cosa più ostinata del mondo”, è il 17 gennaio 1939 quando Helen Hulick, di nuovo convocata come testimone sul furto a casa propria e dopo aver prevalso sia sul giudice Guerin che sulla mentalità bacchettona dell’epoca, finalmente si presenta in tribunale… vestita in abiti femminili.

 

La pioniera americana dei pantaloni fu in realtà Mary Walker, una delle prime donne medico del Paese che rifiutò, ovviamente derisa, di indossare le lunghe, scomode e anti igieniche gonne che raccoglievano dalle strade sporcizia e polvere. Pare abbia così magistralmente riassunto la situazione, nel 1871:
I più grandi dolori quotidiani di cui soffrono le donne sono fisici, morali e mentali, causati dal loro modo poco igienico di vestire“.

Ma saranno le aviatrici e attrici come Marlène Dietrich, Greta Garbo e Katharine Hepburn ad ostentare e liberalizzare i pantaloni femminili. E solo nel 1960, millenovecentosessanta, André Courrèges e Yves Saint Laurent presenteranno ufficialmente nelle sfilate di moda il pantalone femminile, contribuendo finalmente alla cancellazione del divieto.