Archive for the ‘Fare’ Category

Il punto G, Gesummio

giovedì, luglio 27th, 2017

Pensate a quando di questo tratto di era evolutiva scriveranno: andarono su Marte, trovarono la particella di Dio, il segreto del Dna e affermarono il diritto delle donne a fare sesso anche dopo i 50 anni.

 

Calzett numero 5

martedì, luglio 25th, 2017

Lei, giornalista anche di moda nonché amica di gran fascino e sobria eleganza, che considerava Supercalifragili e la quippresente piazzate abbastanza alte nella classifica del potenziale charme, ella dunque poco fa mi scrive:

-Meripo’ scusa ma facendo una ricerca su google sulle calze antisanguisuga… ho trovato un pezzo tuo, ma come può essere?

-Ancora non me ne capacito manco io. Ma tu dove vai, cara?

-In Madagascar. Il punto è che ho trovato il tuo pezzo ma non le calze. Ma tu le hai usate? Oddio Meripo’ questa conversazione è surreale, da Coco Chanel alle calze antisanguisuga…

-No, esse non mi attaccarono pur portando i calzini. Però avevo chiuso i pantaloni sotto con l’elastico (immaginate per un attimo la scena)

-Ma perché entrano pure da sotto?

-Sono le peggiori

-Inorridisco al solo pensiero. E anche un po’ a immaginarti con quei pantaloni Meripo’

-No guarda io l’ho rimosso proprio. Senti prova in farmacia, magari vanno bene pure quelle anti vene varicose

-Meripo’ scusa bastacosì. Noncelapossofare su questa china di conversazione. Comunque se per caso avessi notizie di quelle cose scrivimi.

-Va bene, ora chiedo in giro ai viaggianti

-Sì ma, ti prego, con discrezione

Tutto ciò premesso se avete notizie DI QUELLE COSE ANTISANGUISUGHE IN VENDITA A ROMA peffavore lasciate un cenno caritatevole qui sotto nei commenti. Con discrezione.

E tu, Coco, perdonaci se puoi.

Coco Chanel double

Aneste sia

mercoledì, luglio 19th, 2017

Savona, in sala operatoria si accorge che l’anestesista è donna e lui la rifiuta”.
Ma infatti: operatelo da sveglio.

Dottor Tersilli

Il dottor Tersilli

Addio ma pure un poco Assòreta

mercoledì, luglio 5th, 2017

Il presente titolo è un omaggio al genio di Donatella Esposito che l’ha partorito ieri in occasione della saga della Abramovich e della parte convenuta Ulay. E il post potrebbe per una volta esaurirsi così, solo nel titolo. Perché stamattina, davanti allo specchio, pensando a qualche Addio non andato a buon fine (e gli Addii sentimentali difficilmente ci vanno specie se non ce li mandi per tempo), pensando a qualche Addio sospeso (che la Esposito chevvelodicoaffare partenopea è e con i sospesi ci sa fare, non solo con i caffè) dicevo pensando a qualche Addio sospeso a un certo punto ho visualizzato nello specchio il destinatario, il bellimbusto, e a voce alta gli ho detto

ADDIO. MA PURE UN POCO ASSòRETA

Ragazze, credetemi, funziona. Basta pippe: se qualcosa di qualcuno vi sfastidia, nel dubbio, a sòreta.

A soreta

Il viaggio più lungo si chiama Addio

martedì, luglio 4th, 2017

Sai cosa è stato veramente quando finisce. Per come finisce. Ci si prepara sempre a iniziarli, gli amori. Mai a finirli. E infatti si vede. Di norma finiscono come fossero la sceneggiatura di un ubriaco. Peccato. Perché di una cosa che statisticamente sai per certo solo che è destinata a finire, dovresti prepararti e curarla, un’uscita di scena degna di ciò che è stato.

Loro due, per esempio. Marina e Ulay. Marina Abramovich e Uwe Laysiepen, detto Ulay. Due grandi artisti uniti anche dall’amore.

Ma la statistica non risparmia nemmeno l’arte, che pure è immortale. Nel 1988 capiscono che l’amore li sta lasciando. E cosa fanno? Vanno insieme in Cina. Poi partono dagli estremi opposti della Grande Muraglia cinese, lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo, e iniziano una monumentale camminata di 90 giorni per 2.500 chilometri, per poi incontrarsi nel centro del percorso, abbracciarsi forte, dirsi addio e non vedersi mai più.

Perché, è vero, ci si incontra e ci si lascia sui (e per i) confini.

Marina Ulay Muraglia

Marina e Ulay, The Lovers

Passano gli anni. E’ il 2010. Lei aspetta nessuno seduta 700 ore su una sedia. Settecento ore a fissare gli sconosciuti che si avvicendano al suo cospetto. Milleeqquattrocento persone, circa. E’ il 2010, è il Moma di New York, ed è quella una delle performance artistiche più lunghe della storia, “The artist is present”.

Lei si sedeva la mattina e si alzava la sera. Di fronte le scorreva un fiume ininterrotto di persone. Lei accoglieva chiunque volesse sedersi, in silenzio, impassibile. Li accoglieva con gli occhi, prevalentemente. Finché a un certo punto a sorpresa lì davanti si siede lui, Ulay. Lui inizia a fissarla, non dice una parola. Lo guarda anche lei. Ma nel silenzio gli occhi di lei iniziano a parlare e a riempirsi di lacrime. Poi si protende sul tavolo verso di lui e gli prende le mani. E’ una scena struggente.

Marina Ulay sedia

Marina Abramovich e Ulay

Eccola:

Una cosa che il genio che l’ha pensata (romantici ma non cojoni, penso che creata fu) merita la gloria eterna e anche un amore, eterno, se ciò fosse considerata una ricompensa e non piuttosto una condanna.

Senonché mentre stavo lì a struggermi pure io per aver viaggiato tanto ma non essere riuscita a trasformare in viaggio manco un Addio, anche quando c’erano il viaggio e l’addio sostanzialmente in contemporanea, ecco che la realtà irrompe a spezzare una lancia pure in favore dell’apparente sfiga: perché, signore e signorimiei, c’è che Ulay poi ha portato in tribunale Marina.

Cioè dopo sto popò di struggimento di maroni sull’amore e l’addio d’amore e chiudiamola così senza rancor movvoi vi denunciate? E allora ditelo. Ditelo che qua non si può più contare su nulla. Non dico sull’amore mammanco sulla Grande Muraglia.

E tutto vi avremmo perdonato. Tutto. Tranne il fatto che dopo averci illusi per due volte che quella era l’ultima spettacolare volta che vi vedevate movvoi vi rivedrete. In Tribunale. Non si fa.

When in trouble go restaurant

mercoledì, giugno 28th, 2017

E dunque l’eroa della settimana ma io direi del mese e mi spingerei anche al semestre è lei, l’aspirante moglie mollata all’altare dal merdarito che porta tutti gli invitati al ristorante lo stesso.

Dice: meglio prima che dopo.

No. No. No. Tu, bello mio, mi fai partire regolarmente, mi fai iniziare a correre, poi inizi anche a logorarmi ma lo fai gradualmente: mi chiedi l’acqua in continuazione, e mò passami pure il Gatorade, e ci ho le palpitazioni, misurami la pressione, sto facendo la maratona ma in effetti vorrei fare anche il free klimbing e il surf contemporanemente, mi piaci tu ma certo pure la crocerossina a bordo pista non è male per niente, al terzo chilometro sto in apnea e prendiamoci una pausa da asma, prendiamocela pure al quarto, al quinto esco a comprare le sigarette e già che ci sono mi scopacchio la tabaccaia, al sesto abbiamo perso la spinta propulsiva, ci credo mi trascini solo per campi di calcetto effinalmente al settimo “dobbiamo parlare” ma non parliamo anche perché stai già chattando da tre anni con la vicina.

Così, solo quando mi hai veramente sfiancata io, che vorrei mollarti per strada ma mi sento in colpa e non so come fare, prendo il coraggio a due mani e mi faccio mollare.

Ecco, questo dovevi fare sette anni DOPO a Didone, caro il mio Enea che manco sei arrivato al ristorante delle nozze. Non quello che hai fatto un’ora PRIMA. Perché sette anni dopo sono così sfiatata che al quarantesimo chilometro so che non ci arrivo manco morta. Un’ora prima ho diritto di illudermi, per un numero variabile di chilometri, che arriveremo al traguardo insieme.

Inogniccaso c’era una sola cosa da fare: applicare il mantra. When in trouble go chic. E lei l’ha fatto.

Uno dei pochi casi nei quali il risarcimento è arrivato insieme al danno. Anzi direi che è arrivato proprio prima.

Apparecchiatura

When in trouble go chic

mercoledì, giugno 21st, 2017

Mio padre, 84 anni, reduce da qualche problema di salute. Decide che anche mobbasta con le Terme di didoveandava e va a sopralluogare altrove.
Il direttore del candidato nuovo albergo, molto professionale, lo accompagna, gli illustra e gli mostra. Lui zitto. Quell’altro parla, descrive, magnifica. A un certo punto…

-Direttore grazie ma in realtà ho solo due domande per lei…

Quello lo anticipa e dice -Naturalmente sì, ha tutti i migliori professionisti dei servizi di cura vicini, comodi…

-Giovanotto, il barman

-Eehh?

-Il barman: voglio sapere com’è il barman. Ha esperienza? Il Cuba libre, ad esempio, come lo fa?

-Mi scusi e la seconda domanda?

-Il pianista. Avete un servizio di piano bar?

Ecco questo volevo dirvi, che mio padre è la migliore incarnazione di un principio salvavita al quale ho deciso di aderire: When in trouble go chic.(Trattasi di una variante dell’anglosassone When in trouble go big – Quando sei in difficoltà vai all’attacco)

Cuba libre

Foto da http://www.thelittleepicurean.com

nAnnarè, ecciaouncà

venerdì, giugno 9th, 2017

Sant’Andrea delle Fratte, Portineria, qualche Primaria fa. Lei sul divanetto che conciona

-Ciao Annarè, tutto bene?

-Tutto beneuncazzo, piccolè

-Che t’è successo Annarè?

-‘A Nì, ieri ho dovuto accompagnà l’amica mia a registrasse pe’ votà, che quella è vecchia, ci ha 90 anni

-E ce l’avete fatta?

-Aò so’ anziana, mica rincojonita

Annarella dixit

 

Che io Annarè te vojo ricordà così e ci ho paura pure a ditte Ciao Annarè che de sicuro scenni e me gridi

-Aò piccolè Ecciaouncazzo

L’albero cui tendevi la formuletta in mano

mercoledì, giugno 7th, 2017

Se pensate che la matematica sia complicata provate con l’amore.

Cartello albero cerco ragazzo

Ditelo coi muri

lunedì, giugno 5th, 2017

Saggi si nasce. A Roma ci si diventa

Cartelli Roma matrimonio

Foto Meri Pop, piazza Bologna