Archive for the ‘donne toste’ Category

Cosa ho imparato da Nilde

venerdì, aprile 10th, 2020

Nasceva oggi cento anni fa la prima donna -e pure comunista- a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato, Presidente della Camera per tre legislature e nessuna l’ha ancora eguagliata, non solo in durata.

Nel primo nucleo di politici che ha preparato il Parlamento Europeo.

Partigiana, staffetta, combattente, indomita.

Madre Costituente: fu eletta con 15mila voti di preferenza ed entrò così tra le prime ventuno donne sbarcate a Montecitorio. 

Quando si scrive l’articolo 51 della Costituzione, che disciplina l’accesso ai “pubblici uffici e alle cariche elettive”,  sottolineando che “tutti i cittadini” possono accedervi “in condizioni di eguaglianza”, molti deputati chiedono di aggiungere una frasetta: “Conformemente alle loro attitudini, secondo norme stabilite dalla legge”. Lei e le altre Costituenti ne intravedono la trappola: limitare le donne, specie nella carriera di magistrato. Previsione azzeccata. La loro protesta porterà alla cancellazione della riga del trappolone.

Nonostante i ruoli pubblici non rinunciò a un amore per il quale fu offesa, osteggiata, oltraggiata anche dai suoi stessi compagni di partito

Con il Migliore il primo sguardo se lo scambiano nell’ascensore della Camera: “Non ci parlammo, ci si guardò solo”.

Con quell’amore illegittimo ha anche adottato una figliola.

In prima fila, sempre, in tutte le battaglie in difesa dei diritti delle donne

Prima donna a ricevere un mandato esplorativo per la formazione di un governo, nel 1987.

Ha rinunciato a tutti gli incarichi per motivi di salute pochi giorni prima di morire. La sua lettera fu accolta alla Camera con un grandissimo applauso.

A un certo punto scrisse: “Le cronache di tutti i giorni ci dicono di violenze di ogni genere all’interno e fuori della famiglia, nella società, compiute da anziani su giovani e bambini, da figli contro i genitori, come se si stesse diffondendo uno spirito di rivolta, contro i sentimenti e i valori della persona umana. Quale cultura sta generandosi, forse anche per i nostri ritardi? È con inquietudine che mi pongo queste domande”.

La Fondazione a lei intitolata ha lanciato, tra le tante iniziative per ricordarla, anche una campagna “Cosa ho imparato da Nilde Iotti?”. Alcune testimonianze si possono già leggere sul sito, compresa quella di Livia Turco, attuale presidente.

Nilde Iotti: ragione e sentimento. Ma soprattutto il fascino dell’intelligenza.

La cura

mercoledì, marzo 25th, 2020

Se oggi possiamo prenderci cura di tutti lo dobbiamo soprattutto a una donna che si chiama Tina Anselmi,nata il 25 marzo del 1927 a Castelfranco Veneto.

Prima donna in Italia a ricoprire la carica di ministra, del Lavoro e poi della Sanità. E’ grazie a lei se oggi il nostro Servizio Sanitario Nazionale è guardato da tutto il mondo come un faro nella notte. Il 23 dicembre del 1978 viene infatti promulgata la legge che porta la sua firma e con la quale l’Italia passò dal sistema delle mutue a uno basato su criteri di universalità, uguaglianza, equità.

Tina Anselmi, staffetta partigiana, staffetta Gabriella. Cento chilometri al giorno in bicicletta e una gran fame.

Staffetta Gabriella, pronta a morire a 17 anni “che ogni volta che uscivo di casa speravo di non dover sparare”.

Staffetta Gabriella, che una notte a Castelfranco arrestò un’ombra nella piazza perché non ricordava la parola d’ordine. E quell’ombra era suo padre, perseguitato dai fascisti.

Staffetta Gabriella, che andò casa per casa a incoraggiar le donne per prendersi il diritto di votare. E ancora si chiedeva “perché per noi donne gli esami non finiscono mai. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica”.

Staffetta Gabriella, quando essere sindacaliste significava difendere “le mani lessate delle filandiere”.

Staffetta Gabriella, che quando ti chiedevano se rimpiangevi la condizione di signorina rispondevi, dietro suggerimento della Sandra Codazzi, “signorina ma non per forza”.

Staffetta Gabriella, che “con gli anni si diventa leggeri forse perché ci si avvicina all’ultimo approdo e ci si libera dei bagagli inutili, ingombranti e si conserva l’essenziale”.

Staffetta Gabriella, prima donna ministro della storia della Repubblica e instancabile “acchiappafantasmi” della commissione d’inchiesta sulla P2.

Cara nostra,Tina Anselmi, che ci hai insegnato anche a essere donne coraggiose. E a prenderci cura di tutti.

 

P.S.
E sempre grazie a Carla Trudu che mi regalò il libro di Anna Vinci dal quale sono tratte tutte queste perle preziose: “Tina Anselmi con Anna Vinci – Storia di una passione politica. La gioia condivisa di un impegno. Sperling&Kupfer”.

Ma angeli cosa, perché?

domenica, febbraio 2nd, 2020

Ma Angeli cosa? Ma perché? Scienziate. Sono due scienziate. Ebbasta.
E sono Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità virus emergenti dell’Istituto Spallanzani e Francesca Colavita, 30 anni, ricercatrice, precaria: se volete scomodare categorie celesti cercatele piuttosto un Santo in Paradiso che la stabilizzi.

Donne de-vote. Il giorno in cui ci fu “concesso” votare

giovedì, gennaio 30th, 2020

Nuova Zelanda, 1893
Australia, 1895
Granducato di Finlandia, 1907
Norvegia, 1913
Russia, 1918
Canada, 1918
Gran Bretagna, Germania, Olanda 1919
Stati Uniti, 1920
Turchia, 1926
Italia, 1 febbraio 1945

Abbiamo trasmesso una breve storia del diritto di voto alle donne. Che in Italia è arrivato con un provvedimento deliberato 75 anni fa, il 30 gennaio 1945 e che si chiamava “concessione” del diritto di elettorato attivo e passivo. Fu approvato dal Consiglio dei ministri e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 1945: le donne italiane (con più di 21 anni ad eccezione delle prostitute che esercitavano «il meretricio fuori dei locali autorizzati») hanno potuto farlo  per la prima volta nelle elezioni amministrative del 1946 ma furono dichiarate eleggibili solo con un decreto successivo, il 10 marzo del 1946.

Se alla fine l’abbiamo spuntata –la storia è lunga e dolorosa– lo dobbiamo in gran parte a una donna cocciuta che si chiamava Anna Maria Mozzoni,  che nel 1877, rifacendosi a tutti quelli che l’avevano già ottenuto, presentò una petizione al governo «per il voto politico alle donne», la prima di una lunga serie di bocciature e di No. Morirà nel 1920 senza veder raggiunto il traguardo.

Quante altre Elly state tenendo un passo indietro?

martedì, gennaio 28th, 2020

La prima persona che me ne parlò è la mia amica Grazia. La persona che me l’ha invece fatta conoscere è la mia amica Michela. A novembre, nel monastero delle Clarisse eremite a Fara Sabina, Michela organizzò una cosa chiamata FARE, femminista, ambientalista, radicale, europeista. E per la lettera F, femminista, mi disse

-Meripo’, ci vieni a moderare un dibattito? Ho invitato Elly.

Già, Elly. Ellyyyy… EllyCosa, con quel cognome strano.

Elly che quelle 4 parole le riunisce tutte, in realtà. In quel momento in pochi, mediaticamente, se la filavano. Lei un caterpillar. Preparata, determinata, puntuale, mai fuffosa nelle risposte, mai adulatrice nelle domande. Essenziale. Femminista e femminile senza un filo di trucco, con quell’ipad sulle ginocchia pieno di spunti, idee, cose fatte ma soprattutto cose da FARE.

E sarà stato il convento, la sorellanza, il senso di sconforto che ci veniva a guardare le foto dei panel solo maschi, dei convegni solo maschi, degli esperti solo maschi, della politica solo maschi, dei posti di responsabilità a solo maschi, fatto sta che alla fine, mentre guardavo Elly esprimere la propria competenza e il proprio carisma, mi sono chiesta:

ma perché una così sta nelle retroguardie?

E in questa domanda c’è la risposta a tante nostre odierne disgrazie. Oggi che, risvegliatici dall’incubo del pericolo scampato, c’è modo di accorgerci che da sola ha intercettato 22mila preferenze, recordwoman ovunque, oggi che come lei nessuno mai embeh allora ve lo richiedo:

Perché una così l’avete lasciata fino ad oggi nelle retroguardie nonostante la sua cazzimma e la sua competenza fossero lampanti e si fossero già espresse, nonostante la giovane età, fino alle Aule del Parlamento europeo?

E quante altre Elly state nascondendo?
Quante altre devono stare un passo indietro altrimenti vi fanno ombra davanti?
Perché, diciamolo, non è un problema solo di Amadeus, questa propensione a lasciarvi la scena intatta facendovi aiutare solo di sguincio sennò mi si ammoscia il Leader.

E dove potremmo essere, oggi, se lo aveste capito già ieri, che fare spazio a quelle brave non vi ammoscia ma, al contrario, ci fa andare avanti tutti insieme?

Virginia Woolf, che ci spinse all’abitudine del coraggio e della libertà

sabato, gennaio 25th, 2020

“Se guarderemo in faccia il fatto – perché è un fatto – che non c’è neanche un braccio al quale dobbiamo appoggiarci ma che dobbiamo camminare da sole e dobbiamo entrare in rapporto con il mondo della realtà e non soltanto con il mondo degli uomini e delle donne, allora si presenterà l’opportunità”.

E’ la giornata di Virginia Woolf, nata oggi 138 anni fa. Giornata di Stanze tutte per sé e di Femminismi e di Woolfismi e di Citazionismi.

Ma se da tutto il profluvio woolfiano dovessi fare un Bignami Woolf, un Ricordabile Woolf,  direi che, ieri come oggi, è ancora questo: “non c’è neanche un braccio al quale dobbiamo appoggiarci”. E’ solo occasionalmente che ne troveremo uno -di braccio- e sarà provvisorio, che quel milione di scale di Eugenio Montale che-ho-sceso-dandoti-il-braccio, di norma sono solo un accidente della vita, la regola restando l’aggrapparsi semmai al corrimano.

Per dirla in nove paroline occorre-prendere-l’abitudine alla libertà e al coraggio. Perché oggi come ieri potremmo con lei ripetere:

“Come contiamo poco e come tutte queste moltitudini annaspano per restare a galla”.

E’ per questo che lei la stanza tutta per sé la costruì prima di tutto nella sua spaziale testa.

“L’unica vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più molto bisogno di soldi o di vestiti, e neppure di una credenza, un letto a Rodmell o un divano”.

Adeline Virginia Stephen incitò le donne a farsi largo nel mondo per tutta la vita. Ma un giorno, stanca e depressa, al largo decise di andarci lei: scese al fiume, si riempì le tasche di sassi e, senza alcun braccio al quale aggrapparsi, si lasciò morire nell’Ouse.

Virginia Woolf2

Aspettando gli Amish

mercoledì, gennaio 15th, 2020

Comunque financo il Papa ha appena nominato una donna sottosegretario dei Rapporti con gli Stati alla Segreteria di Stato vaticana. E’ Francesca Di Giovanni (nella foto è nella sala dell’Onu)

Fate pure con calma, eh. Diteci solo quando saremo pronti per essere superati pure dagli Amish.

Jane Austen, quello che le donne non dicono. Ma scrivono

lunedì, dicembre 16th, 2019

Quando esce quello che è considerato il suo capolavoro, nel 1811, in copertina c’è soltanto l’intestazione “by a Lady”. Scritto da una donna. Il libro si chiama “Orgoglio e Pregiudizio” e la donna è Jane Austen. Nata oggi nel 1775.  Tanto per capire la lungimiranza degli editori aggiungiamo subito che il libro esce grazie al fratello che glielo paga, dopo che altri editori l’avevano rifiutato. Per “una donna” il cui volto verrà stampato sulla moneta nazionale, tanto per capire la strada che ha fatto da allora.

Jane Austen, la donna dell’ e-e (Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio) ma anche dell’o-o, che o la ami o la odi e se la ami non la molli più. Jane Austen che alla fine di romanzi ne ha scritti solo sei e di quelli dobbiamo campare. Altri non ce ne saranno. Eppure in qualche modo è come se li aspettassimo. Jane Austen che tutti e sei si concludono con il Matrimonio perché lì alla fine è sempre l’agognato approdo. Garantito da una che non si sposò mai. E possiamo discutere all’infinito, sul fatto che ciò sia antifemminista, antivero e antiattuale. Eppure, di nascosto, vergognandosene, c’è sempre nella vita un momento in cui la Cenerentolitudine si affaccia ed entro ci rugge. E noi il sogno del Principe lo vogliamo eccome. A costo di baciare rospi tutta la vita.

Jane Austen che per la prima volta al centro della scena mette sorelle, madri, amanti, amiche. Cioè le donne. Che gli uomini, come intuirà lei e dirà più in là Coco, possono indossare ciò che vogliono ma resteranno sempre un accessorio della donna.

Donne messe in guardia per tempo: donne che se si lasciano trasportare dal sentimento e trascurano la ragione andranno incontro alla sofferenza. Per tempo ma inutilmente. Che noi, Austeniane per ragione ma Masochiste per sentimento, se non si soffre non ci piace. Che il problema alla fine non è mai stato quello che le donne non dicono ma quello che dicono, lanciando il cuore oltre l’ostacolo prima e lanciando troppi chi t’è stramuorto dopo. Tutte Austeniane per ragione e Tucheseidiverso Almenotunelluniverso per sentimento. E non è mai stato neanche che le donne amano troppo: è che amano male.

Jane, tu ce l’hai scritto in tutti i modi. Ma mentre indicavi la luna noi guardavamo il signor Darcy e aspettavamo, con Mia Martini, quello di Minuetto. Che, siamai, “Rinnegare una passione no, ma non posso dirti sempre si’” perché alla fine
“Troppo cara la felicità per la mia ingenuità. Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”.

Jane, scusaci. E buon compleanno a te e a noi.

Jane Austen

Il giorno di Marta Cartabia, la prima donna presidente della Consulta

mercoledì, dicembre 11th, 2019

Si chiama Marta Cartabia e poco fa è stata eletta presidente della Corte Costituzionale.
Per la prima volta in Italia una donna arriva al vertice della Consulta. Alla Corte costituzionale, arriva nel 2011: è la terza donna dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle ed è una dei giudici costituzionali più giovani della storia della Consulta. A volerla, a soli 48 anni, è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Dal 2014 è vicepresidente, ed è docente di diritto costituzionale. Cattolica che piace ai laici ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni.

Le sue prime parole sono queste: “Ho rotto un cristallo spero di fare da apripista. La neo presidente finlandese ha detto che età e sesso non contano più. In Italia ancora un po’ contano. Spero presto di poter dire che non contano più”.

La scorsa estate il suo nome circolava come quello di possibile presidente del Consiglio, prima che arrivasse il Conte bis. Perché per lei, e per molte donne con profili alti, i momenti in cui le si chiama a ricoprire ruoli di responsabilità non sono nemmeno dati dalla quota rosa ma dalla quota disperazione. Donne come Marta Cartabia e tante altre arrivano quando davvero non sanno più che caspita fare.

Siamo pieni di dichiarazioni auspicanti, per le donne. Questo finalmente è un fatto. E i fatti sono la cosa più ostinata del mondo.

Sanna Claus

lunedì, dicembre 9th, 2019

E dunque arriva dal Paese di Babbo Natale, Sanna Marin. Questa prima ministra donna della Finlandia che, con i suoi 34 anni, oggi diventa la prima ministra più giovane del mondo. Come non bastasse lei, guiderà un governo di coalizione con altri quattro partiti di centrosinistra, tutti guidati da donne: l’Alleanza di sinistra da Li Anderson, 32 anni; la Lega Verde da Maria Ohisalo, 34 anni; il Partito di Centro da Katri Kulmuni, 32 anni; il Partito Popolare Svedese di Finlandia, che rappresenta la minoranza linguistica svedese del paese, di Anna-Maja Henriksson, 55 anni.

Il suo programma ha tre voci: crisi climatica, lavoro, disuguaglianze. Vedremo cosa saranno capaci di fare, tutte e tutti. Per ora questo viso sta facendo improvvisamente invecchiare il resto del mondo politico oltre quanto già lo fosse fino a ieri.

Non credo che la carta d’identità e il corredo cromosomico siano un valore, lo dico da donna e dall’alto della mia menopausa. Credo però che certi gesti e certe scelte possano aiutare tutti, uomini e donne, a fare qualche passo avanti, ad avere meno paura.

Leggo infine entusiasti commenti di politici nostrani maschi i cui staff si compongono di maschi e che promuovono in ruoli di potere soli maschi. Attendo quindi che Babbo Natale ci porti anche le conseguenze di questo entusiasmo in termini più concreti e impegnativi di una dichiarazione alle agenzie di stampa.

Sanna Claus, confidiamo in te.