Archive for the ‘donne toste’ Category

Aspettando gli Amish

mercoledì, gennaio 15th, 2020

Comunque financo il Papa ha appena nominato una donna sottosegretario dei Rapporti con gli Stati alla Segreteria di Stato vaticana. E’ Francesca Di Giovanni (nella foto è nella sala dell’Onu)

Fate pure con calma, eh. Diteci solo quando saremo pronti per essere superati pure dagli Amish.

Jane Austen, quello che le donne non dicono. Ma scrivono

lunedì, dicembre 16th, 2019

Quando esce quello che è considerato il suo capolavoro, nel 1811, in copertina c’è soltanto l’intestazione “by a Lady”. Scritto da una donna. Il libro si chiama “Orgoglio e Pregiudizio” e la donna è Jane Austen. Nata oggi nel 1775.  Tanto per capire la lungimiranza degli editori aggiungiamo subito che il libro esce grazie al fratello che glielo paga, dopo che altri editori l’avevano rifiutato. Per “una donna” il cui volto verrà stampato sulla moneta nazionale, tanto per capire la strada che ha fatto da allora.

Jane Austen, la donna dell’ e-e (Ragione e sentimento, Orgoglio e pregiudizio) ma anche dell’o-o, che o la ami o la odi e se la ami non la molli più. Jane Austen che alla fine di romanzi ne ha scritti solo sei e di quelli dobbiamo campare. Altri non ce ne saranno. Eppure in qualche modo è come se li aspettassimo. Jane Austen che tutti e sei si concludono con il Matrimonio perché lì alla fine è sempre l’agognato approdo. Garantito da una che non si sposò mai. E possiamo discutere all’infinito, sul fatto che ciò sia antifemminista, antivero e antiattuale. Eppure, di nascosto, vergognandosene, c’è sempre nella vita un momento in cui la Cenerentolitudine si affaccia ed entro ci rugge. E noi il sogno del Principe lo vogliamo eccome. A costo di baciare rospi tutta la vita.

Jane Austen che per la prima volta al centro della scena mette sorelle, madri, amanti, amiche. Cioè le donne. Che gli uomini, come intuirà lei e dirà più in là Coco, possono indossare ciò che vogliono ma resteranno sempre un accessorio della donna.

Donne messe in guardia per tempo: donne che se si lasciano trasportare dal sentimento e trascurano la ragione andranno incontro alla sofferenza. Per tempo ma inutilmente. Che noi, Austeniane per ragione ma Masochiste per sentimento, se non si soffre non ci piace. Che il problema alla fine non è mai stato quello che le donne non dicono ma quello che dicono, lanciando il cuore oltre l’ostacolo prima e lanciando troppi chi t’è stramuorto dopo. Tutte Austeniane per ragione e Tucheseidiverso Almenotunelluniverso per sentimento. E non è mai stato neanche che le donne amano troppo: è che amano male.

Jane, tu ce l’hai scritto in tutti i modi. Ma mentre indicavi la luna noi guardavamo il signor Darcy e aspettavamo, con Mia Martini, quello di Minuetto. Che, siamai, “Rinnegare una passione no, ma non posso dirti sempre si’” perché alla fine
“Troppo cara la felicità per la mia ingenuità. Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore”.

Jane, scusaci. E buon compleanno a te e a noi.

Jane Austen

Il giorno di Marta Cartabia, la prima donna presidente della Consulta

mercoledì, dicembre 11th, 2019

Si chiama Marta Cartabia e poco fa è stata eletta presidente della Corte Costituzionale.
Per la prima volta in Italia una donna arriva al vertice della Consulta. Alla Corte costituzionale, arriva nel 2011: è la terza donna dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle ed è una dei giudici costituzionali più giovani della storia della Consulta. A volerla, a soli 48 anni, è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Dal 2014 è vicepresidente, ed è docente di diritto costituzionale. Cattolica che piace ai laici ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni.

Le sue prime parole sono queste: “Ho rotto un cristallo spero di fare da apripista. La neo presidente finlandese ha detto che età e sesso non contano più. In Italia ancora un po’ contano. Spero presto di poter dire che non contano più”.

La scorsa estate il suo nome circolava come quello di possibile presidente del Consiglio, prima che arrivasse il Conte bis. Perché per lei, e per molte donne con profili alti, i momenti in cui le si chiama a ricoprire ruoli di responsabilità non sono nemmeno dati dalla quota rosa ma dalla quota disperazione. Donne come Marta Cartabia e tante altre arrivano quando davvero non sanno più che caspita fare.

Siamo pieni di dichiarazioni auspicanti, per le donne. Questo finalmente è un fatto. E i fatti sono la cosa più ostinata del mondo.

Sanna Claus

lunedì, dicembre 9th, 2019

E dunque arriva dal Paese di Babbo Natale, Sanna Marin. Questa prima ministra donna della Finlandia che, con i suoi 34 anni, oggi diventa la prima ministra più giovane del mondo. Come non bastasse lei, guiderà un governo di coalizione con altri quattro partiti di centrosinistra, tutti guidati da donne: l’Alleanza di sinistra da Li Anderson, 32 anni; la Lega Verde da Maria Ohisalo, 34 anni; il Partito di Centro da Katri Kulmuni, 32 anni; il Partito Popolare Svedese di Finlandia, che rappresenta la minoranza linguistica svedese del paese, di Anna-Maja Henriksson, 55 anni.

Il suo programma ha tre voci: crisi climatica, lavoro, disuguaglianze. Vedremo cosa saranno capaci di fare, tutte e tutti. Per ora questo viso sta facendo improvvisamente invecchiare il resto del mondo politico oltre quanto già lo fosse fino a ieri.

Non credo che la carta d’identità e il corredo cromosomico siano un valore, lo dico da donna e dall’alto della mia menopausa. Credo però che certi gesti e certe scelte possano aiutare tutti, uomini e donne, a fare qualche passo avanti, ad avere meno paura.

Leggo infine entusiasti commenti di politici nostrani maschi i cui staff si compongono di maschi e che promuovono in ruoli di potere soli maschi. Attendo quindi che Babbo Natale ci porti anche le conseguenze di questo entusiasmo in termini più concreti e impegnativi di una dichiarazione alle agenzie di stampa.

Sanna Claus, confidiamo in te.

 

 

Tre metri sopra la memoria: arrivano le Donne Stradarole

mercoledì, novembre 20th, 2019

E’ il 1926 quando un quotidiano berlinese riferisce che “l’Esimia Professoressa Meitner ha inaugurato l’anno accademico con una lezione di fisica cosmetica”. L’Esimia Professoressa si è in realtà occupata di fisica cosmologica ma evidentemente i tempi non sono maturi per prendere atto che una donna possa occuparsi del decadimento del plutonio anziché di quello del contorno occhi.

Di Lise Meitner parlammo qui: fu lei a scoprire la fissione nucleare ma il Nobel, per quella scoperta, lo diedero al chimico con cui collaborava, Otto Hahn, che lo ritirerà nel 1946 senza manco citarla nel discorso di ringraziamento. Nonostante ciò Lise, discriminata dal mondo scientifico perché donna e per le sue origini ebraiche durante l’avvento del nazismo, riceverà il premio Enrico Fermi nel 1966 e continuerà a scriversi affettuosamente con Hahn. Poi dice che sono le femmine, quelle rancorose. Ma soprattutto continuerà ad andare in giro per il mondo per aiutare l’ingresso delle donne nella ricerca e nei lavori intellettuali.

Ora c’è che Lise Meitner sarà una delle prime quattro Donne Stradarole a Roma. E cioè? E cioè avete presente quando a volte, passeggiando per Roma, alzate lo sguardo e trovate una Madonnina dentro un’edicola? Ebbene a Roma, alla Garbatella, stanno per arrivare quattro “edicole” laiche, in legno, dedicate a quattro figure femminili dimenticate, realizzate da altrettante artiste.

Si chiama Memorie di Donne Stradarole ed è un progetto dell’Associazione Le Funambole, realizzato grazie al finanziamento del Municipio Roma VIII e nato da un’idea dell’artista Marta Cavicchioni, in collaborazione con Minerva Lab Sapienza.

E dunque Micaela Serino dedicherà la sua opera a Raffaella Chiatti, detta Sora Lella del lotto 7, che nel settembre del ’43, divenne partigiana del VII GAP come unica donna, dato che il suo lavoro alla Croce Rossa la esentava dal coprifuoco, rendendola una staffetta ideale; Marta Cavicchioni interpreterà Maria De Zayas, scrittrice spagnola del ‘600, che per prima denunciò nei suoi racconti il ruolo subalterno della donna e la violenza di genere, sollecitando le donne a cercare l’indipendenza e gli uomini a educarsi alla non violenza; Debora Malis realizzerà l’edicola dedicata a Lise Meitner; Cecilia Milza rappresenterà, invece, la pianista e cantante Hazel Scott, che vide l’apice del suo successo tra gli anni ’30 e ’50 nell’America carica di pregiudizi razziali: rifiutandosi di esibirsi nei luoghi in cui vigeva la segregazione e lottando per la difesa dei diritti delle donne, finì nella black-list dei professionisti del mondo dello spettacolo ritenuti antiamericani e filocomunisti.

Le Madonnelle stradarole illuminano le vie dei viandanti romani dal Rinascimento: sono dipinte nelle edicole ai lati dei palazzi, spesso al centro degli incroci, e avevano il compito di fare luce, in tutti i sensi, visto che c’erano sempre fiaccole o candele accanto. L’incuria di una città sempre più allo sbando le ha nel frattempo spente. Le Donne stradarole saranno presentate sabato 7 Dicembre, alle 15, con una “passeggiata narrante“. Ma ve ne riparlerò per ricordarvelo.

Nel frattempo speriamo che le donne stradarole possano illuminare un po’ il buio dei nuovi MedioEvi del patriarcato.

Fabiola Gianotti, particella di Dea, riconfermata al Cern fino al 2025

mercoledì, novembre 6th, 2019

Dirige il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle ed è la prima donna in 60 anni a farlo. Eccola qua, sulla copertina che le dedicò Time

Fabiola Gianotti

Fabiola Gianotti classe 1960, è stata appena riconfermata alla guida del Cern fino al 2025.
E siccome la vita è, oltre che bella, anche molto autoironica, la sua riconferma arriva mentre la rivista Quantitative Scienze Studies ha annunciato che pubblicherà un articolo di Alessandro Strumia, scienziato già allontanato dal Cern di Ginevra perché in un convegno dichiarò che  “la fisica è stata costruita dagli uomini”. Invitando le donne a “non lagnarsi perché non sono discriminate” e sostenendo che nella scienza “non si entra con un invito”.

Infatti, oggi, è a lei che è stato chiesto di restare alla guida del Cern.
A conferma del fatto che Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana. Ma della prima non si è ancora sicuri.

Fabiola Gianotti che da ragazza legge la vita di Marie Curie e trasforma la passione per le materie scientifiche e per la Fisica nel suo lavoro e nella sua vita. Nel 1984 si laurea alla Statale di Milano con indirizzo sub-nucleare: è lo stesso anno dell’assegnazione a Carlo Rubbia del Premio Nobel. Decide a quel punto di iniziare un dottorato di ricerca sulle particelle elementari. Nel 1987 entra a far parte del CERN di Ginevra.

Comincia a lavorare sull’argon liquido e parteciperà con altre migliaia di studiosi all’esperimento Atlas insieme a fisici di tutto il mondo, ritenuto ancora oggi il più grande esperimento scientifico della storia.

Ed è proprio in veste di portavoce dell’esperimento che nel luglio del 2012 rende noto al mondo che è stata osservata per la prima volta una particella compatibile con il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, cioè tipo la colla che tiene insieme l’Universo (mi scusi l’utenza per la sintesi).

Nel novembre del 2014 viene scelta dalla 173esima sessione del consiglio del CERN per la carica di direttore generale, diventando così la prima donna nella storia a vedersi assegnato questo incarico.

Noi con lei, invece, abbiamo scoperto che sì, la scuola italiana è incerottata e l’Università chevelodicoaffare ma alla fine i nostri cervelli e le nostre cervellesse danno lustro al mondo.

Perché Fabiola Gianotti, fra le altre cose, è stata una delle sette donne -l’unica italiana- copresidenti del World Economic Forum di Davos 2017 per discutere delle grandi sfide che il mondo dovrà affrontare.

“La conoscenza, come l’arte -ha detto una volta- è un bene che appartiene all’umanità”. E una parte importante di quella scientifica oggi porta il nome di una donna. Di una donna italiana.

Fabiola Gianotti Cern

Esther Duflo, Nobel per l’economia. La seconda donna nella storia

lunedì, ottobre 14th, 2019

Si chiama Esther Duflo e poco fa ha vinto il premio Nobel per l’economia, insieme ai colleghi Abhijit Banerjee e Michael Kremer, “per il loro approccio sperimentale alla lotta alla povertà “. E’ la seconda volta nella storia che lo vince una donna, prima di lei solo Elinor Ostrom, nel 2009.

Esther Duflo, classe 1972, è una delle più giovani e influenti economiste al mondo e sulla povertà ha sempre avuto un approccio molto ambizioso. Ha legato, in particolare, il suo lavoro e la sua vita all’India: un altro dei premiati è l’economista di origine indiana Abhijit Banerjee ed è suo compagno e collega.

Con lui e con il professor Sendhil Mullainathan ha fondato l’Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab (J-Pal) al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, non certo un centro caritatevole ma un vero e proprio laboratorio di ricerca e innovazione. Uno dei criteri applicati è stato quello di dividere il problema in domande più piccole e precise, più affrontabili con esperimenti mirati sul campo, ad esempio agendo sulla scuola e sulla formazione.

Esther Duflo è anche una delle maggiori supporter del “women empowerment”, convinta del fatto che se aiuti un uomo aiuti un uomo ma se aiuti una donna ad avviare un’attività inneschi un processo di sviluppo economico e rinascita sociale per tutti.

Anna Politkovskaja, donna non rieducabile

lunedì, ottobre 7th, 2019

E’ il 7 ottobre del 2006. Un cadavere viene ritrovato nell’ascensore di un palazzo. E’ quello di Anna Politkovskaja. Nel suo, palazzo.

Classe 1958, giornalista russa e attivista per i diritti umani, freddata -nel giorno del compleanno di Putin- da quattro colpi di pistola più un altro “di sicurezza” alla nuca.

Muore così, Anna Politkovskaja, dopo una serie di minacce sferratele dai vertici militari, oggetto delle denunce della giornalista nelle sue inchieste sugli abusi, le torture, i soprusi e le umiliazioni nei confronti dei civili ceceni. “Io vedo tutto. Questo è il mio problema”, riassunse lei.

Anna Politkovskaja che il regime classificò, poco prima della morte “Donna non rieducabile”. 

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato l’anno scorso la Russia per “non aver attuato le opportune misure investigative per identificare i mandanti dell’omicidio”. “Lo Stato russo non ha rispettato gli obblighi relativi all’efficacia e alla durata dell’indagine imposti dalla Convenzione europea sui diritti umani”.

“Sono una reietta” scrisse di sé. “È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d’incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un’indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all’aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci”. Parole che verranno pubblicate postume, in un saggio, nel 2007.

Perché quando non sei rieducabile puoi essere una sola cosa: morta. Ed è per questo che, ancora oggi, Anna è viva.

20 giugno 1979, il giorno in cui la storia delle istituzioni bussò alla porta di Nilde Iotti

giovedì, giugno 20th, 2019

Ci sono giorni in cui gli orizzonti si rischiarano, i pianeti si allineano e la storia fa un passo avanti. Il 20 giugno 1979, per esempio. Il giorno in cui, 40 anni fa, la prima donna -e pure comunista- fu chiamata a ricoprire una delle tre più alte cariche dello Stato: il giorno in cui Leonilde Iotti detta Nilde fu eletta Presidente della Camera, lo fu per tre legislature e nessuna l’ha ancora eguagliata, non solo in durata.

Ma Nilde Iotti è stata anche partigiana, staffetta, combattente, indomita, ha fatto parte del primo nucleo di politici che ha preparato il Parlamento Europeo e soprattutto è stata una donna che, nonostante i ruoli pubblici, non ha rinunciato all’amore nel privato (e l’ha pagato a caro prezzo, quell’amore, confinata in una soffitta). Con quell’amore illegittimo ha anche adottato una figliola.

Rinunciò a tutti gli incarichi per motivi di salute pochi giorni prima di morire. La sua lettera fu accolta alla Camera con un grandissimo applauso.

A un certo punto scrisse: “Le cronache di tutti i giorni ci dicono di violenze di ogni genere all’interno e fuori della famiglia, nella società, compiute da anziani su giovani e bambini, da figli contro i genitori, come se si stesse diffondendo uno spirito di rivolta, contro i sentimenti e i valori della persona umana. Quale cultura sta generandosi, forse anche per i nostri ritardi? È con inquietudine che mi pongo queste domande”.

Nilde Iotti: ragione e sentimento. Ma soprattutto il fascino dell’intelligenza.

Ruth Bader Ginsburg, quel geniale grimaldello del diritto alla parità

lunedì, aprile 1st, 2019

Ruth Bader Ginsburg, detta RBG, anzi “The Notorius RBG”. Tipo JFK, tanto per capire che icona sia da loro. Da noi lo è meno ed è un gran peccato. Motivo per cui il film appena uscito, che racconta la sua storia, merita di essere visto a prescindere dal film che ne è venuto fuori, “Una giusta causa” anzi “On the basis of Sex”, “Sulla base del sesso”.

RBG, quindi, classe 1933, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti nominata nel 1993 dal Presidente Bill Clinton, una delle uniche quattro donne che abbiano mai fatto parte della Corte Suprema, assieme a Sandra Day O’Connor (in pensione), Sonia Sotomayor ed Elena Kagan (entrambe in carica).

RBG, donna, piccola, ebrea, autoironica, una delle prime e poche donne ammesse ad Harvard (9 su 500) anno di grazia 1956, la più brava (di tutti, intendo, non delle donne ammesse): ce n’è a sufficienza per capire che vita in salita sia stata, la sua, quella di una pioniera donna in un mondo di uomini e in un’epoca bigotta e retrograda nella quale viene rifiutata per decenni da tutti gli studi legali perché “le mogli potrebbero ingelosirsi”, alla quale viene chiesto ad Harvard  “Perché occupa un posto che sarebbe potuto andare a un uomo?”. Una donna che oltre a studiare per sé studia -e frequenta le lezioni- anche per il neo marito, che si ammala di cancro, e alla fine lo porta alla laurea, essendo anche diventata mamma da poco.

RBG, che inizia ad insegnare ma alla quale è proprio suo marito a segnalare un caso, apparentemente poco rilevante: a essere discriminato stavolta è un uomo, non sposato, che assiste la madre invalida ma che non può detrarre dalle tasse i soldi spesi, perché ciò è concesso solo alle donne, perché è a loro che spetta il lavoro di cura.

E’ lì che svolta la storia, la sua e la nostra e quella della parità di genere: con un rimborso delle tasse. Tipo Al Capone arrestato per evasione fiscale.

Ed è davanti a una Corte di uomini che un po’ la sfottono un po’ la compiangono che a un certo punto lei dirà: non vi sto chiedendo di cambiare tutte le leggi, vi sto chiedendo di dare a questo Paese la possibilità di cambiare.

I film non sono importanti solo per come sono fatti e per il tema che trattano: sono importanti anche per il momento nel quale escono. E come è suonato, questo film, proprio in questo weekend.

A un certo punto un rappresentante della Corte le dice
-Nella Costituzione americana non c’è la parola “donna”
ed è lì che lei risponde
-Neppure la parola “libertà”.