Nell’assoluta impossibilità di trovare da giorni un qualsiasi appiglio barra punto di riferimento barra lumicino barra spiraglio per risalire dal gorgo, sono appunto giorni che continuano a tornarmi in mente solo i capelli di Maria D’Antuono.
Maria D’Antuono, 98 anni, fu trovata viva dopo 30 ore sotto le macerie a Paganica, nel terremoto che sconquassò L’Aquila.
Appena la tirarono fuori, dopo un giorno e mezzo trascorsi sotto ai calcinacci, oltre ai soccorritori trovò pure l’assedio di telecamere e giornalisti che, nell’assoluta impossibilità di tacere, le chiesero cosa avesse fatto in quelle 30 ore là sotto. Che un bel tacer non fu mai scritto e meno ancora televisionato.
Lei, frastornata ma più lucida degli interlocutori, non si sottrasse e replicò: “cosa ho fatto tutto questo tempo? Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto, ho mangiato qualche cracker”. Poi sbottò: “Ma almeno fatemi pettinare!”.
Da giorni mi aggrappo a quei capelli, a quell’uncinetto e quella spazzola. Non necessariamente in quest’ordine. Cioè mi aggrappo all’idea, o quantomeno alla speranza, che dalle macerie si possa non solo riemergere ma farlo con dignità e vigore. Certo ci vorrebbe non dico una corda di sicurezza ma almeno una spazzola. Quantomeno un uncinetto.








