Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

I dieci stadi dell’amore

A proposito dei recenti risultati divorzili oltreManica, dei recentissimi tifi a sfregio in onore di Geysercity e a chitemmuorto per Albione e dunque anche a proposito di stadi, ritengo utile dare una rinfrescata all’utenza riproponendo la

Classificazione in scala Pop dei dieci stadi dell’amore:

1 Che stronzo
2 Che dannatissimo stronzo
3 Apperò
4 Granfico
5 Mio
6 Stronza
7 Che dannatissima stronza
8 Suo
9 Stronzo
10 Che dannatissimo stronzo

Islanda haka

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London calling

Restate. Ma imparate a usare il bidet.

Remain

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Lampedusa, femminile singolare

Serenamente e pacatamente e senza nulla togliere a quelle appena elette ma quanto a sindache è vero che non ce ne sono a frotte ma no, non siamo all’anno zero.
 
Se fosse troppo vintage citare Rosa Russo Jervolino (e vi assicuro che non lo è) a Napoli o Elda Pucci a Palermo, vorrei approfittare dell’ondata di interesse e fare un minuto di caciara (dopo troppi di silenzio) per Giusi Nicolini che a Lampedusa sta buttando il sangue da quattro anni senza aver suscitato neanche un dibattito su come chiamarla.
 
E che così si presentò poco dopo l’elezione:
 
“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile”.
 
E auguri a tutte. 
Giusi Nicolini

Giusi Nicolini sindaca di Lampedusa

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Qualcuno gli spieghi

Qualcuno gli spieghi che no, non è che lei è tua moglie. E’ che, eventualmente, tu sei suo marito.

Marito scrive a Raggi

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10 cose da portare per viaggiare da sole. Anche se restate dove siete

1 Non bisognerebbe mai sottovalutare la capacità degli uomini di sottovalutare le donne.

2 Uno degli effetti collaterali di rimanere vedova si un uomo con cui non si è sposati è che non si è vedova. Non si è niente.

3 A volte noi donne ci dimentichiamo le istruzioni per l’uso dell’intelligenza, dell’astuzia, della simpatia.

4 Forse è meglio mangiare le ostriche in due invece che da soli ma non mangiarle del tutto è ancora peggio.

5 Se la tristezza ti deve fare da commensale, tanto vale invitarla in un buon ristorante piuttosto che a una tavola calda.

6 La solitudine non è uno stato d’animo da cercare o da fuggire, è, banalmente, uno stato di famiglia.

7 Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia.

8 Le città sono come gli uomini, il modo migliore per sedurle è farle parlare di sé.

9 Non c’è dolore che non si sciolga nell’acqua calda di un bagno.

10 Imparate a farvi compagnia.

(da “Io viaggio da sola” di Maria Perosino. Che oggi sono due anni che ha continuato a viaggiare da sola ma per sempre)

Maria Perosino taccuino

Maria Perosino

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La Francescana e la Luciana

Lei stava cucinando per 200 in quel di Modena. Lui entra nella cucinona e inizia a scoperchiar le pentole delle lasagne. Lei si volta lo squadra da capo a piedi e gli dice

-Oh umarein, ti zò cal man da lè (trad: EHI, OMINO, TIENI GIù QUELLE MANI DA Lì)

Lui è Massimo Bottura e la sua Francescana a Modena è stata incoronata miglior ristorante del mondo. Ma lei è la Luciana. E i tortellini della Luci erano in orbita da mo’, altro che stelle. Io li ho mangiati a casa di Lorenza Shylock, che è la sua figliola.

E dunque Bottura ha le stelle. Ma la Luci ha pure la cazzimma.

Luci e Bottura

La Luci e il Bottura

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Le spille di Anna

Per una serie di motivi che ancora non ho capito neanche io come ho fatto, ieri sera mi sono ritrovata insieme a Grace dentro al bunker di Bulgari. Sì quello. La convocazione era stata irrifiutabile, una cosa tipo

-Meripo’ stasera Bulgari apre i forzieri, mi accompagni?

L’Arsenio Lupin che è in me scaldava i motori e si presentava insieme a Grace e alla quippresente al portone di quello che, di fatto, è diventato il simbolo di tutto ciò che non ci si può permettere e che, per questo, ci irresistibilmente attira. E no, in (omissis) anni io da Bulgari non ero mai entrata in vita mia. Pensavo che sti forzieri stessero in un bunker sotterraneo e invece, lasciati i saloni di vendita del piano terra, ci accompagnavano nel salotto, detta Domus, del primo piano dove alloggia un vero e proprio museo delle meraviglie. Bulgari, che è italiana ma dal 2012 è stata acquistata dal gruppo di Luìuittòn, sta da qualche tempo riacquistando, da privati e collezionisti, suoi pezzi storici disseminati sull’orbe terracqueo (e anzi se vi sovvien che forse nonnavostra aveva un regalo di nonnovostro e ravanate in qualche cassetta di sicurezza effettivamente trovandolo, sappiate che vi aspetta la signora Caterina per verificarne autenticità e iniziare una trattativa).

E così, dopo un’agevole rampa di scale, approdata al salotto, anzi alla Domus, ci si spalancava davanti uno spettacolo che, per quanto mi riguarda ha pochi precedenti. Potrei citare il museo di Teheran con i gioielli dello Scià e di Farah Diba così come Grace evocava i gioielli di Betty d’Inghilterra nella torre di Londra. Ma il punto è che questi, di capolavori, parlano la nostra lingua. Sanno di genio e di raffinatezza italiane. Trasmettono glamour sì ma soprattutto cultura, la nostra. E Roma. I suoi colori, le sue atmosfere, le sue epoche, il suo Borromini, il suo Bernini, quel panorama che, diceva Caterina, a vederlo dal Gianicolo ai propri piedi, con tutte quelle cupole di Chiese, sembra proprio una distesa di cabochon.

Ma una cosa, soprattutto, ho pensato mentre Caterina, l’Alberto Angela della situazione, spiegava con una contagiosissima passione la storia di quella spianata di diamanti, rubini, smeraldi e ognibendiddio assemblati con fili d’oro tenuti insieme come fossero pennelli del Botticelli: che ogni oggetto prezioso ha dietro una storia d’amore. Di chi lo crea, di chi lo compra, di chi lo regala. E’ vero che alle pareti troneggiavano le foto di Liz e Richard Burton e Grace Kelly ma è anche vero che la storia che mi ha colpita di più è stata quella delle spille di Anna.

Magnani spilla Bulgari

Anna Magnani. Di queste spille:

Spille Anna Magnani

Le spille di Anna Magnani – Foto Grace

 

Anna Magnani, ci ha detto Caterina, veniva da sola, in negozio. Aveva una personalità così forte che non aveva bisogno di nessun uomo ma neanche di un’amica, che l’accompagnasse, che la rassicurasse, che le dicesse “quanto ti sta bene”. Anna Magnani, a dispetto dei grandi dolori che hanno costellato la sua vita o forse proprio per questo, aveva tutto, e tutti, in sé.

E dunque sì, i gioielli sono oggetti d’arte e di amore. In qualificati casi dell’amore più difficile: l’amore per sé.

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Nuntareggheppiù

Uno psicologo stava spiegando come gestire meglio lo stress. A un certo punto sollevò un bicchiere d’acqua e chiese

-Quanto credete che pesi questo bicchiere d’acqua?

Le risposte furono varie e lo psicologo replicò:

-Il peso assoluto non conta: dipende dal tempo per cui lo reggo. Se lo sollevo per un minuto, non è un problema. Se lo sostengo per un’ora, il braccio mi farà male. Se lo sollevo per tutto il giorno, il mio braccio sarà intorpidito e paralizzato. In ogni caso il peso del bicchiere non cambia. Ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa

Infine disse:

-Gli stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua. Se ci pensate per un momento, non accade nulla. Pensateci un po’ più a lungo e inizieranno a far male. E se ci pensate per tutto il giorno, vi sentirete paralizzati e incapaci di far qualunque cosa.

P.S
La presente per dire che, quindi, invece di limitarci a tracannare Xanax è bene iniziare ad accannare i nostri contigui indigesti e pesanti. Nuntareggheppiù

 

Bicchiere d'acqua

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La prima volta

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna Quintina. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.

Donne voto

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Le password del vostro cuore e quelle della vostra mail

E dunque sì, accolgo l’invito di Francesco&associati a fare il punto sul fattore PT.

Intendiamo con il fattore PT non le Poste e Telegrafi ma quella necessaria Prudenza Tecnologica che sempre e ovunque noi femminazze ma anche voi masculi (che anche di psicopatiche è pieno il globo) dovremmo ergere a santa patrona di tutte le relazioni con il prossimo, in primis quelle sentimentali nella ordinaria quotidianità.

1) La mail
Vi amate. E lui è la cosa più travolgente che vi sia mai capitata. Viviamo all’unisono, tu sei me io sono te. Bene. Ma per piacere non apritevi la mail insieme. L’amore, è accertato, sopravvive anche a due distinti indirizzi di posta elettronica ciascuno con la propria password. Se in ogni caso proprio non resistete a farvi travolgere da questa ondata di cicciepucci@gmail.cuor almeno cambiate la mail quando cambiate l’uomo.

2) Profili social
Idem come la mail. Vi amate e il mondo deve sapere. Anche la stronza che aveva prima. Dunque Cicci&Pucci si aprono insieme pure il profilo Facebook. Bene. Ma nell’eventualità, remotissima ma pur sempre probabile, che la questione vada a finire a schifìo APRITEVENE UNO DA SOLE non mettendoci password tipo “Giovannivaffanculo” e neanche paroline che usavate nell’intimità con Coso

3) App e localizzazioni
Quel coso che tenete in mano tutto il giorno (marescià è il telefonino) non è solo un Selfometro ma è anche una fonte di notizie su di voi e sui vostri spostamenti, oltre a essere la prima fonte di divorzi e separazioni. Quanto alla App che localizza il telefonino in caso ve lo rubino o lo perdiate il problema non è la App: è la password di accesso. Sì, all’inizio è tutto meraviglioso E TUTTO ciò che tuo è mio e ciò che è mio è tuo ma per favore TUTTO TRANNE LE PASSWORD.

In definitiva la regola è sempre la stessa: non dategli mai le password di accesso non dico al vostro cuore ma almeno ai vostri account. E in ogni caso CAMBIATE PASSWORD QUANDO CAMBIATE UOMO.

Password

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