Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

I quattro dell’Ave Maria

E’ stato all’ora dei vespri nel giorno del Signore, nel senso domenica, che l’agnostico Professor Pi sempresialodato, in preda a un afoso zapping compulsivo nella stanza accanto, esclamava:
-Meripò, tu che sei del settore, icchè sarebbe ’sta bischerata del bracciale dell’Ave Maria?

Ancora interrogandomi sul settore di appartenenza evocato, e giunta davanti allo schermo, mi si manifestava la visione dello spot dei bracciali Amen. Ripeto: i bracciali Amen. Cioè, per riassumerla con le parole della San Paolo, fin qui stimatissima casa editrice ( i neretti sono nell’originale):

“Bracciali in cuoio con incise le preghiere del Padre NostroAve Maria e Angelo di Dio: in colori classici o trendy, realizzati in materiali sicuri e prodotti interamente in Italia.
Bracciali AMEN sono disponibili in lingua italiana o latina, in differenti misure e in colori diversi.
Bracciali AMEN…Al tuo polso parole di spirito!”.

Ora, sorvolando sui 39 euro richiesti per ogni giaculatoria e sul concetto di “colore trendy” applicato alle preghiere celesti, e concentrandoci invece sul tipo di resa dell’investimento proposto, potrei di grazia sapere chi davvero ritenga di andare in giro con l’Ave Maria tatuata su tre giri di cuoio tinto trendy con ciò sperando di scamparsi qualche anno di Purgatorio? E che caspita vi siete sciroppati a fare i 2+2 anni di Catechismo se manco avete imparato a memoria l’Angelo di Dio, che ancora avete bisogno dell’aiutino?

E infine scusatemi ma non era meglio quando si vendevano direttamente le indulgenze? Più che altro pure per evitarvi la rogna di doverci abbinare i colori trendy.

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Histoire d’Oh

Spiace che neanche le centocinquanta sfumature di grigio rosso e bianco abbiano consentito la nticchietta di evoluzione che giustificasse l’essersi sottoposte allo sciroppamento dei tre tomi. Dunque spiace che dopo 31 milioni di volumi, tanto ha venduto l’intera serie, non si sia trovata un po’ di comprensione per le sfumature rosso bianco blù di Christine Lagarde il cui biglietto a Nicolas Sarkozy mi pregio di qui riprodurre per intero:

Caro Nicolas, molto brevemente e rispettosamente:

  1. Sono al tuo fianco per servire te e i tuoi progetti per la Francia
  2. Ho fatto del mio meglio e posso aver fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono
  3. Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole
  4. Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e al tuo casting
  5. Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno, rischio di essere poco credibile.

Con la mia immensa ammirazione, Christine L.

Nelle ore in cui si sta facendo a pezzi la povera Christine L., direttrice del Fondo monetario internazionale, per la missiva inviata all’ex presidente francese,  sfugge ai più il fatto che qui ci si trovi, non già come pontifica il Corriere della sera, “a metà strada tra Cinquanta sfumature di grigio e Fantozzi” o di fronte -continua- a “un capolavoro di sottomissione poco lusinghiero”.

Spiace informare i più che in quell’ “Usami come vuoi e per il tempo che ti serve”  c’è, al contrario, una delle forme più evolute di liberazione femminile: chiunque sa che “l’uso a tempo” è uno dei fondamenti di ogni rapporto uomo-donna.  Ed è a tutti evidente il danno permanente creato dall’illusione dei “per sempre”, per dire. Così come dell’illusione dell’ “io sono mia”.

E dunque Christine L. ci si pone oggi come un faro: quella che, per prima,  ha autorizzato a fare ciò che normalmente i Sarkozy della situazione fanno comunque. “Usami come vuoi. E per il tempo che ti serve”. Si, fallo.

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Così chiude una Nazione

Non so quanto costasse l’Orchestra sinfonica nazionale greca, non so quanto valenti fossero i suoi musicisti, non so quanto si risparmierà ora che è chiusa.

So che è anche così che può chiudere una Nazione: chiudendo prima  la sua televisione, poi la sua Orchestra sinfonica e aspettando che l’eutanasia culturale faccia il suo corso fino alla fine.

Se potete guardatelo, questo video. Una Nazione può chiudere in un caldo giorno di giugno mentre noi siamo spalmati su un lettino al mare, può chiudere eseguendo l’ultimo concerto in maglietta e prendisole, senza neanche l’ultima dignità di un abito scuro. Una Nazione può chiudere mentre la sua orchestra sinfonica suona l’ultimo atto in lacrime. E si alza tutta in piedi al momento dell’Inno nazionale. Sconfitti. Ma ancora in piedi. Chissà per quanto.

Una Nazione nostra dirimpettaia di pianerottolo può chiudere senza che neanche ce ne accorgiamo (io, per dire, ho visto la foto che vi allego sulla bacheca del socialcoso di Matilde), può chiudere in titoli di giornale travolti dall’afa più che da quella fine. Una Nazione può chiudere così: portando in tribunale gli spartiti insieme ai libri contabili. Perché ci sono cose che certificano il nostro essere in vita come popolo ancor più che il bilancio dello Stato; sono le cose che ci tengono insieme perché ci appartengono nel profondo: la nostra cultura, la nostra musica, le nostre radici.

Valori non quantificabili. Impossibili da iscrivere a bilancio. Eppure determinanti per sancire il lento declino di una cultura: perché quando ci accorgeremo di avere conti meno malconci ma un vincolo di popolo in sala rianimazione, beh sarà troppo tardi anche per suonare la riscossa. Perché l’orchestra avrà già chiuso da un pezzo.

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Sex and the coaching

Voi ve ne state qui a cazzeggiare distrarvi e intanto lì fuori stanno proliferando i sex coach. “Cosa fa un sex coach? Semplice, vi guida durante l’atto sessuale, dandovi consigli, suggerimenti e trucchi per una performance al top. Per fare ciò ovviamente il sex coach si posiziona al vostro fianco, pronto a intervenire quando vede che qualcosa non va”. Non viene, più che altro.

E che sarebbe sto qualcosa che non va? “Dal gemito detto in modo sbagliato, fino alla posizione fatta in modo approssimativo”.

Quindi appuntatevi sto nome: Eric Amaranth. “Oltre ad assistervi durante il rapporto Amaranth vi prenderà poi in disparte per darvi alcuni consigli pratici di seduzione e di tecnica sessuale vera e propria. Allo stesso modo insegnerà al vostro partner, con l’ausilio di uno strumento che riproduce fedelmente l’organo femminile, come darvi piacere. Il tutto per la modica cifra di 240 dollari, ma nei casi più particolari si potrebbe arrivare fino a 7000“.

Ora voi fate un po’ come vi pare. Ma tutto questo, sia chiaro, sono circa 25 anni che Meg Ryan ce lo fa gratis.

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Inforchèttabol

Nella generale crisi di sistema che ci attraversa ieri sera si è aperto un varco. Gastricoemotivo. E anche di accesso al centro storico. E cardiaco. La convocazione è arrivata qualche sera fa con un dispaccio mail secretato che contemporaneamente veniva dunque letto nella Sala Ovale di Barack, che a noi Prism ce spiccia casa.

-Meripo’, cena di femminazze da Ippazia. Astenersi astemie
La specifica secretata era che, tra le femminazze, ci sarebbe stata anche alta, molto alta, carica dello Stato ma solo in qualità di femminazza (si, ve vojo proprio vedè a -tipo- trovarvi, per dire, Michelle sul divano desiderosa solo di parlà di tacco12 e di (omissis)).

Vabbè, dunque Ippazia, al solito, aveva allestito il tinello delle grandi occasioni, comprensivo di candele profumate e sottofondo di Natalie Cole iz incredibol mentre già arrivava il Prosecco con datteri ripieni di caprino.

Le otto convenute spaparanzate in evri uei esaurivano le formalità a incrocio di presentazioni degli incroci non ancora conosciuti. L’occhio della qui presente, la cui palpebra già provata dall’assenza di blefaroplastica si appesantiva vieppiù dopo il Prosecco scolato d’un fiato, cadeva sui piedi delle astanti: tutte belle altibus calzantibus ma belle pure, darling iz incredibol, le due con simil pianelle (gli aborritori delle ballerine sappiano che esiste un piano B chiamato loafer).

Era sulle prime pagelle che si stavano assegnando al sesso a noi avverso che Ippazia, pietosa, interrompeva la seduta per farci atterrare sui
-Sedanini al finocchietto selvatico raccolto a Capo Peloro dalla signora Vizzini, con pomodori Pachino secchi e ricotta di pecora

Il Lagrein scorrendo a fiumi sul Capo Peloro e sui tavoli nostri veniva quindi sostituito dal Rosso di Montepulciano all’ingresso dello
-Sformato di carne ripieno di melanzane in agrodolce, peperoni ripieni di frutta secca e tortino di patate e zucchine alla menta.

L’analisi della generale crisi di sistema sentimentale che ci attanaglia trovava improvvisamente dei varchi di luce gastroalcolica. Due bis e tre brindisi dopo si conveniva che anche la grande tragedia dell’homo insapiens così come quella dell’homo che scappa, era tutto sommato arginabile proprio nel perimetro del sottostante piatto.

Era al momento del tiramisuà alla fragola e limoncello che veniva affogata in una definitiva bottiglia di Marsala anche l’emergenza della cornificazione globale, cui ognuna aveva avuto modo di offrire testimonianze anforghettabol too. E dunque, a mezzanotte e passa, si conveniva all’unanimità che laddove a volte neanche può il lettino dell’analista, potrebbe utilmente riuscire il tinello della sorella.

Molto ottimiste nei confronti della vita e financo del giro vita, le otto convenute si riavviavano traballanti sui so posh tacchi12 ivicompresa laltacarica sulle pianelle.

E dunque questo in sostanza volevo dirvi: non esiste sentimental dramma anforghettabol che non possa essere rimosso con un’opportuna serata inforchettabol.

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Mi Amy?

Stanzino estetista, interno giorno, primo appuntamento del mattino. Silenzio ovunque. In sottofondo solo Amy Winehouse. “Will You Still Love Me Tomorrow?”

-Ciaffff.  Straaaaapppppp. Che poi quando ci hai ‘na passione grande rischi che te  consumi presto
-Parli della Winehouse?
-Parlo de sta canzone. Di quel momento magico che stai lì e invece di fartelo bastà e ringrazià il cielo che t’è capitato, invece non resisti e glielo chiedi: mi amerai pure domani?
Pausa
Lei continua con Ciafff. Straaaaaappppppp, Amy con
“è un tesoro che durerà o è solo un momento di piacere?
Posso credere alla magia dei tuoi sospiri?
Continuerai ad amarmi domani?”

Poi lei, l’estetista, riprende
-Che invece la sicurezza ammazza tutto. Tu una cosa la ami solo se la puoi continuare a desiderà. E inveceeeee
-E invece che?
-E invece continuamo a prenotà Chiese
-Eh? Chiese?
-Chiese, Chiese: ci ho l’agenda che esplode de spose. Nun ce basta manco che ce lo giura di persona, lo volemo fa impegnà proprio davanti alle massime autorità. E lì è l’inizio della fine: costruì gabbie per garantirci la sicurezza. E invece…
-E invece?
-E invece, cocca mia, l’unica sicurezza me sa che è lasciargli la porta spalancata. Se je dici “Vai” quello prima o poi se lo chiede: ma ndo vado? E invece…

-E invece?
E invece lo sai, si come finisce la maggior parte delle volte? Che la prima che se stufa di avercelo in gabbia sei proprio tu. E  dopo un po’ non ti interessa più. E smetti di farti pure la ceretta

Ciaffff.  Straaaaapppppp

L’occasione mi è veramente molto gradita per riproporvela qui:

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Categoria: Home sweet Rome, Siparietti |  6 Comments » | 

Mettetevi comode

E’ nella sezione Neuroscienze del Corriere on line di oggi che potrete forse trovare una sorta di guida all’adolescente che quotidianamente vi si rivela nella magnificenza dell’età dello sviluppo. No, non vostro figlio: vostro marito barra partner barra convivente barra coso. “Gli uomini maturano a 43 anni” è l’ottimistica deduzione dei sondaggisti contattati dal canale televisivo Nickelodeon per il lancio di “Wendell & Vinnie“. Loro a 43, INIZIANO, voi a 32 avete bello che quasi completato. Dice pure che è per questo che “otto donne su dieci siano tuttora convinte che maturare per il sesso cosiddetto forte sia un’impresa impossibile al punto da costringere una su quattro a vedersi come “l’adulto del rapporto” (e il 46% addirittura come la mamma del soggetto maschile in questione)”.

Se dunque il tizio di 42 dal quale vi ostinate ad avere risposte in merito a scelte che prevedano capacità critiche tipiche della fase di stabilità dello sviluppo (tipo -Che intenzioni hai? -Cosa vuoi fare da grande? -Che pensavi di fare quest’estate?) traccheggia, sappiate che, probabilmente, è perché è ancora alle prese con la chiusura della “Fase delle operazioni formali”, che Piaget situa fra gli 11 e i 14 anni, quando “il pre-adolescente acquisisce la capacità del ragionamento astratto, di tipo ipotetico-deduttivo”. “Ovviamente -vi avverte persino Piaget- il pensiero logico-formale non è ancora quello teorico-scientifico, che non si forma certo nel periodo adolescenziale”.

E’ altresì probabile che sia ancora preda delle tempeste ormonali e psicofisiche quali il cambiamento della voce, la comparsa dei peli -nonostante abbia già quasi perso tutti i capelli- e lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.

Dunque smettetela di angustiarvi perché è completamente assorbito dal fantacalcio e dallo stadio da settembre a maggio e dalla Wii e da Youporn per ciò che resta delle stagioni. Soprattutto smettetela di esultare perché ha rinunciato all’Xbox 360:  sta solo aspettando l’Xbox One. Che esce a novembre. Ancora in tempo prima del suo quarantatreesimo.

Dunque, in conclusione, mettetevi comode e smettetela di rompergli le scatole. Passerà. Appena cresce.

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T’arquinio

“Era da Tarquinio il Superbo che non eravamo così contenti di caccià qualcuno”
(cit @sgrizzi)

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Ritratto di s’ignora

Me ne stavo lì ciondolando tra l’Aipadio, un libro e il telecomando quando, all’incrocio dei tre, sono planata (grazie alla segnalazione del mio amico Mario su Twitter, vedimo’) su Iris, nel senso il canale tv, ove stava iniziando “Ritratto di signora”. Avendo per circa un quarantennio ignorato il libro e per un ventennio il film, si andava profilando la possibilità di colmare entrambe le deficienze della qui presente.

Solo in zona Cesarini, a 30 minuti dalla fine dei 142 complessivi, dopo essermi entusiasmata per la trama, la fotografia, i costumi, Roma, e Firenze a marcia indietro nell’800 e soprattutto dopo aver provato profonda commiserazione per la Nicole Kidman -che una volta che ha la fortuna di fare un film con John Malkovic ne viene maltrattata e umiliata assai- beh ecco proprio mentre compativo la tapina donna d’altri tempi prigioniera del bisogno di compiacere l’uomo di turno, sono ohibò cascata dal cielo dei sogni, pesantemente spiaccicandomi sulla strada -senza telone dei pompieri- della  realtà: eccomi qua. Indipendenti, autonome, capefamiglia ma alla fine sempre a cercare di non solo piacere ma soprattutto compiacere. Le Cenerentole dell’amore. Sempre lì, pronte. Come tu mi vuoi. Meglio ancora come penso che tu mi voglia. Salvo poi perdersi. E perderlo. Comunque.

Io, per dire, la prima volta che l’Isabel Archer che è in me s’è data na svejata stavo quasi in premenopausa e a diecimilachilometri da qui. E lì si appalesò l’Eureka. La consapevolezza. Il momento liberatorio, inebriante e stordente del

-E ORA CHE VOGLIO FARE COME CAVOLO MI PARE NON SO CHE CAVOLO FARE

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Sai la gente è strana prima si sposa e poi si ama

Trovo un atto di estremo coraggio e di lodevole abnegazione il fatto che la signora Zuckerberg abbia fatto mettere tra le clausole dell’accordo prenuziale l’obbligo di fare sesso col marito almeno una volta a settimana. Lo trovo a tratti anche eroico se si consideri che il sesso nel matrimonio, al netto dei fuochi d’artificio sull’inerzia dei primi anni e fatte salve poche eccezioni -che come è universalmente noto confermano la regola- statisticamente tende a configurarsi come un fattore di autoestinzione dello stesso: cioè del sesso. E anche del matrimonio.

E dunque impegnarsi solennemente davanti ai tribunali di tutto il globo a continuare a farlo almeno una volta alla settimana andrebbe salutato come la più grande prova di amore e di fiducia nel sacro vincolo, altro che assenza di romanticismo: qua siamo proprio ai kamikaze, del romanticismo.

Mimì, d’altra parte, ha inscritto la verità nella sua voce immortale: Sai, la gente è strana, prima si sposa e poi si ama. E soprattutto “cambia idea improvvisamente”. Ma ancora di più “sai, la gente è matta forse è troppo insoddisfatta”, segue l’avvocato ciecamente  e quando la clausola cambia, lei pure cambia. Continuamente. E scioccamente.

Tutto ciò premesso auguri a sti due. Senza invidia.

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