Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

OroscoPop: God save the Queen e pure il Toro

Per il compleanno astrologico del Toro torna anzi tora Maga Bagò.
Intanto Auguri pure a tutto lo Zodiaco e il cucuzzaro
Vostra Meri

Toro
21 aprile-20 maggio

God save the Queen

Quale altra Regina, se non lei, che, con quei cappelli fucsia che nessun’altra e quei tailleurini improbabili che tutti sappiamo, veleggia serenamente verso i 68 anni di regno e, in definitiva, verso la leggenda? 93 anni il 21 aprile, The Queen – Elisabetta II di Inghilterra – è un Toro allo stato puro. E quindi, come ogni Toro che si rispetti, difende saldamente i propri confini. Da quasi 68 anni anni è infatti la tenacissima guardiana non solo del regno di cui sopra, ma anche della tradizione e dei valori della dinastia sulla cui aderenza da parte di figli, mogli di figli, nipoti, mogli di nipoti e bisnipoti è, come universalmente noto, irremovibile (vedi alla voce Diana, Sarah e Camilla – su Meghan è presto per pronunciarsi, ma chissà).

E dunque, il Toro: concreto, tenace, affettivo, stabile e desideroso di armonia. Inamovibile su ciò che è suo, perché ciò che è mio è mio, amante della terra e della natura, fortemente ancorato alla placida ma inesorabile affermazione del proprio valore e ancora di più dei propri valori, e alla difesa di quelli familiari o meglio ancora, del clan di riferimento. Da questo senso del possesso discende poi la proverbiale gelosia dei Nostri, dall’amore per la bellezza e l’armonia l’altrettanto proverbiale sensualità: cibo, vino, eros. Che quando si tengono insieme (meglio se in una relazione stabile perché niente come la non stabilità mette alla prova i solidi nervi del Toro facendolo attingere alla sua – segretissima – riserva di ansiolitici), lo proiettano hic et nunc nel proprio personale Paradiso.

2019, un anno rock. E al compleanno si balla il Tango

Finiti da un po’ i tempi cupi, già dall’anno scorso i Tori sono in piena ripresa. Tornato in aspetto positivo, nel 2018 Saturno ha cominciato la sua opera di consolidamento e fino alla fine del 2020 promette sostegno. Con Giove opposto dal campo delle relazioni (aspetto più stimolante che difficile, soprattutto se c’è di mezzo il grande e benevolo Signore degli dei), molti hanno anche sistemato la propria vita affettiva: c’è chi ha riequilibrato o abbandonato rapporti magari cristallizzati in ménage persino per un Toro troppo comodi ma stanchi, e chi invece li ha consolidati e sanciti ufficialmente con matrimoni o convivenze. Insomma, non fosse per l’entrata definitiva di Urano nel segno a marzo 2019, per i Nostri le cose andrebbero benone, anche perché Plutone, che ha dato l’avvio alla loro trasformazione, resterà amico a lungo. Intendiamoci: per i Tori le configurazioni planetarie, Urano incluso, promettono assai. Già nel 2019, ma ancor di più l’anno prossimo con Giove che sorriderà al loro Sole.

Il punto, però, è che il pianeta dei mutamenti repentini e delle idee creative e fulminanti, entrato nel segno della concreta stabilità, farà sentire tutta la sua energia dirompente, quest’anno soprattutto per la prima decade. E quindi, anche se il combinato disposto degli astri parla di buone cose, Urano li terrà sui carboni ardenti perché li costringerà a consolidarsi nell’imprevisto e senza preavviso, tutte cose che il Toro teme come la peste e da cui fuggirebbe a gambe levate. O meglio: Urano li porterà a consolidarsi dovendo affrontare un certo grado di smottamento attorno a loro, un movimento creativo e veloce che li metterà di fronte all’inedito e li spingerà avanti tutta, dandogli in definitiva una salutare scossetta. E facendo magari saltare il banco di una situazione consolidata per prospettarne una totalmente nuova, quello che è anche il pianeta della libertà può aiutarli ad alleggerirsi un po’ proprio dal senso del possesso che a volte appesantisce i nati del segno.

E quindi Toretti Nostri, aspettatevi un pò di rock and roll. L’imprevisto potrà anche indispettirvi. In qualche caso, con Marte di passaggio, far partire una delle vostre rarissime ma ammutolenti arrabbiature, perché quando le cose sfuggono dalla vostra vista, dai vostri piedi e dalle vostre mani – anche se per procedere verso il meglio – e proprio lì che scatta il fastidio cosmico. Ma sappiate che, in generale, a voi questo Urano porta bene.

Dunque, tranquilli: niente e nessuno vuole destabilizzarvi, anzi, lo Zodiaco vi sostiene. E se proprio non ce la fate, armatevi della vostra leggendaria tenacia (nonché di boccioni di tisane placa-nervi), e disponetevi ad accoglierlo. A partire dal vostro mese di compleanno, che si prospetta in discesa. Con qualche piccolo accorgimento che riguarda Marte: in Gemelli fino a metà maggio il pianeta dell’affermazione vi spinge a farvi valere in questioni che hanno a che fare con beni e possedimenti, ma anche con chiunque provi a mettere in discussione il vostro valore nel lavoro o in altri ambiti.

Dal 6 Mercurio nel segno vi aiuta con parlantina sciolta e un tocco magico nei piccoli affari e nelle transazioni. E quando Venere lascerà l’Ariete per arrivare a casa vostra, ovvero nel Toro, a metà del mese, partirà la vostra specialissima stagione dell’amore: colpi di fulmine per i più giovani e i single di ogni età, infatuazioni, magari solo ideali – vagheggiamenti repentini ma intensi – per chi è in coppia. Ma Venere e Urano nel vostro segno brindano al piacere anche per chi non si guarda intorno e portano a vivificare pure gli amori più collaudati. Una ventata d’aria fresca. Per i Toro di ogni ordine e grado sarà allora il tempo di ballare il Tango.

Sicché Toretti Nostri, avanti tutta col Tango Rock.

Per sempre vostra

Maga Bagò

 

 

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Innamorarsi di una tosse

Ci si può innamorare di una tosse? E aspettarla ogni mattina? Sì, a me è successo. La sua. Che non ascolteremo più.

È morto Massimo Bordin. La voce della rassegna stampa di Radio Radicale.

E sì, quella tosse sarà incolmabile.

Massimo Bordin e Vincino

 

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Cosa sta bruciando a Parigi

Sto cercando di capire cos’é questo dolore che tutto il mondo sta provando nel vedere quelle fiamme. E penso che forse l’arte è proprio questo: trasformare ciò che tocca in “casa”, casa tua.
Ovunque sia.
E se è vero che “Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima” allora a Parigi sta bruciando un pezzo della nostra, anima.

Notre Dame, foto Grazia Spinosa

(Queste foto, tra le più belle che mi abbia fatto Grace questa estate)

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E lontano e indietro nel tempo

Di poter riavvolgere il nastro del tempo e correggere disastri amorosi. E di uova spiaccicate a terra che tornano intere sul tavolo. E di noi che restiamo con le nostre frittate sentimentali.

E lontano lontano nel tempo, qualcheccosa negli occhi di un altro.

Buongiornoavvoi da Luigi Tenco e dalla fisica quantistica. 
La Repubblica Live del cuorinfranto vi attende.

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Ruth Bader Ginsburg, quel geniale grimaldello del diritto alla parità

Ruth Bader Ginsburg, detta RBG, anzi “The Notorius RBG”. Tipo JFK, tanto per capire che icona sia da loro. Da noi lo è meno ed è un gran peccato. Motivo per cui il film appena uscito, che racconta la sua storia, merita di essere visto a prescindere dal film che ne è venuto fuori, “Una giusta causa” anzi “On the basis of Sex”, “Sulla base del sesso”.

RBG, quindi, classe 1933, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti nominata nel 1993 dal Presidente Bill Clinton, una delle uniche quattro donne che abbiano mai fatto parte della Corte Suprema, assieme a Sandra Day O’Connor (in pensione), Sonia Sotomayor ed Elena Kagan (entrambe in carica).

RBG, donna, piccola, ebrea, autoironica, una delle prime e poche donne ammesse ad Harvard (9 su 500) anno di grazia 1956, la più brava (di tutti, intendo, non delle donne ammesse): ce n’è a sufficienza per capire che vita in salita sia stata, la sua, quella di una pioniera donna in un mondo di uomini e in un’epoca bigotta e retrograda nella quale viene rifiutata per decenni da tutti gli studi legali perché “le mogli potrebbero ingelosirsi”, alla quale viene chiesto ad Harvard  “Perché occupa un posto che sarebbe potuto andare a un uomo?”. Una donna che oltre a studiare per sé studia -e frequenta le lezioni- anche per il neo marito, che si ammala di cancro, e alla fine lo porta alla laurea, essendo anche diventata mamma da poco.

RBG, che inizia ad insegnare ma alla quale è proprio suo marito a segnalare un caso, apparentemente poco rilevante: a essere discriminato stavolta è un uomo, non sposato, che assiste la madre invalida ma che non può detrarre dalle tasse i soldi spesi, perché ciò è concesso solo alle donne, perché è a loro che spetta il lavoro di cura.

E’ lì che svolta la storia, la sua e la nostra e quella della parità di genere: con un rimborso delle tasse. Tipo Al Capone arrestato per evasione fiscale.

Ed è davanti a una Corte di uomini che un po’ la sfottono un po’ la compiangono che a un certo punto lei dirà: non vi sto chiedendo di cambiare tutte le leggi, vi sto chiedendo di dare a questo Paese la possibilità di cambiare.

I film non sono importanti solo per come sono fatti e per il tema che trattano: sono importanti anche per il momento nel quale escono. E come è suonato, questo film, proprio in questo weekend.

A un certo punto un rappresentante della Corte le dice
-Nella Costituzione americana non c’è la parola “donna”
ed è lì che lei risponde
-Neppure la parola “libertà”.


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Il senso di Paola per l’accidia: L’ora meridiana

E’ una domenica di giugno il giorno in cui Lorenzo Martinez prende atto che quattro fatti lo minacciano: sua moglie l’ha lasciato, la sua azienda è sull’orlo del baratro, la sua amante lo tradisce e il suo socio è scomparso. Potrebbe piovere, direbbe Frankenstein junior.

“Mia moglie mi ha lasciato”: è da queste cinque parole che parte la sua vicenda. Irresistibili, per una tenutaria di blog sentimentale. Senonché “L’ora meridiana”, l’ultimo libro di Paola Musa e lo dico subito che l’autrice è persona che conosco e stimo (lei è l’autrice, tra l’altro di Condominio occidentale, da cui è stato tratto il film di  Rai 1 “Una casa nel cuore” con Cristiana Capotondi), non è un libro né sulle separazioni, né sulla pennica del dopo pranzo né sulla sfiga. E’ un libro sull’accidia.

Parola temibile e difficilissima per me che la sentivo evocare da mia nonna mentre da piccola mi elencava i sette vizi capitali. E mi sembrava la più terribile. La vita mi avrebbe dimostrato che era effettivamente così. Accidia, quel “vorticare catatonici e depressi nella frenesia di un’esistenza votata infine all’effimero”. Più che pigri: negligenti, anche di fronte al male. Che, grazie a loro che non fanno, fa quel che vuole.

Accidia. Acedia, dicevano i greci: senza cura. Dante li mette nella palude Stige: neanche si vedono, sotto la melma, ma se ne intuisce la presenza dal gorgogliare dell’acqua. Tanto per farsi un’idea della repulsione indotta.

E non è per cattiveria, quindi, che Lorenzo Martinez -e chissà quanti di noi con lui- si ritrova un giorno all’implosione della propria vita. Accusato di un delitto che non ricorda di aver commesso. Ci si ritrova non per aver fatto chissà cosa ma proprio per non aver fatto. Per non essersi accorto. Per non aver visto. Per non aver ascoltato. Per non aver fatto.

Che, come disse il saggio, se il mondo si ritrova nelle disgraziate condizioni in cui si trova, non è solo per causa di chi fa del male ma spesso per chi non ha fatto proprio nulla.

Oggi questo libro mi suona non solo come una profonda esperienza di lettura, come Paola sa regalarci, ma anche e soprattutto un bussare alla nostra coscienza.

Mi fermo qui, per non scoprire il finale del giallo. E dico a Paola che anche stavolta il suo TocToc ha fatto centro.


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Verona non in mio nome. Figuriamoci nel Suo

Quanto al Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona -che riunisce il movimento globale antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI- vorrei dire qualcosa relativa al capitolo divorzio.

Primo:
desidero qui e oggi ringraziare, da cattolica, tutte le parlamentari e i parlamentari che nel 1970 approvarono il divorzio, e tutte le italiane e gli italiani che votarono No al referendum abrogativo del 1974, prendendosi strali, improperi, anatemi, dileggi e scomuniche in ogniddove.
 
Secondo:
mai avrei pensato, a 8 anni, che per approvare quella legge qualcuno si stava prendendo mazzate -intellettuali ma altri finanche fisiche- per qualcosa che avrebbe restituito a me 40 anni dopo la libertà di scegliere.
 
Terzo:
garantire un diritto ad altri non significa doverne usufruire in prima persona. La vita è imprevedibile e un giorno vostro figlio potrebbe non essere nelle vostre stesse condizioni. Potrebbe, per capirci, non essere dalla parte dei forti ma da quella dei deboli, e aver bisogno di essere tutelato.
 
Quarto:
che convincimento etico-ideale è quello che ha paura della libertà di scelta altrui?
 
Quinto:
non esiste un divorzio “facile”, non ne esiste neanche uno alla “mi sposo tanto poi divorzio”. La legge attuale non rende facile il divorzio: rende, semmai, più dignitosa la giustizia.
 
Sesto:
divorziare è un dolore immenso. Che non passa mai. Ci vorrebbe un po’ più di misericordia, quando si giudica chi compie quella scelta.
 
Settimo:

siete lì a nome vostro. Non dei cattolici. Manco del mio. Figuriamoci del Suo.

 

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Il sesso magico

E’ il titolo con il quale fare il pienone, “Il sesso magico”. Sesso e magìa. Cos’altro deve scrivere una per invogliarvi? Senonché del libro di Paola Tavella vorrei invece qui sottoporvi il sottotitolo: “Perché le donne intelligenti sono stupide in amore?”.

Io potrei chiuderla qui. Non abbiamo altro da reciprocamente aggiungerci, caremie.

Senonché nessun editore le avrebbe editato solo la copertina (ma sarebbe una grande idea, così invitando ciascuna di noi a riempirlo dei casi nostri come risposta) apperciocché Paola ingaggia il suo maestro yoga, Guru Dev Singh, messicano y genial, per rispondere alla disperante domanda e lo sguinzaglia tra le 200 pagine di un un romanzo che in realtà è un libro di meditazione.

Vi propongo quindi un giro del libro in dieci frasi, con alcune delle pillole che Paola fa dire a Guru Dev in quel messicanspagnolese che si è inventata per darci saggezza sì ma anche sdrammatizzamiento in questo suffrimiento infinito y loco che ce priende quando disgraziatamiente cediamo all’innamoramiento.

1 En tu vida tenes due possibilidad: suffres o non suffres
2 Ahora que hai ajustado la bicicleta, deve pedalar
3 Las donnas apasionadas no vanno ben para hombres de cierta età, gli fanno aumentar la presiòn, Sono mejores le donne dulci
4 Soy mexicano e no me preocupo. Ho parlato con i discendenti de los Mayas e no se preocupan. Ora potete rilassarvi pure voi.
5 La gelosia arriva siempre dall’esclusione
6 L’amante te ama porque no es obligado de amarte
7 La nostra redencion no se mesura con il dolore degli altri
8 No tiene ansiedad de la soluzione, intanto non c’è soluzione
9 Ogni volta che me pongo en relacion con una donna innanzitutto le chiedo scusa di essere un uomo
10 Tutte le relazioni principiano con la costruzione de una fantasia. E la manteniamo in vita fino a quando se rompe.

E ahora buon libro, buon godimiento y buon weekend, niñas y chicos.

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OroscoPop/ Cari Arieti, dai che la crisi di nervi è (quasi) finita

Con l’ombrello magico nell’aere stavolta svolazza senza atterrare la nostra amica Maga Bagò, che ha scrutato il cielo oltre il vento dell’est.
Sotto questo pseudonimo si cela una stella di prima grandezza, è il caso di dirlo, e con lei le attraverseremo.
Perché, che ci si creda o no, noi siamo Figli delle stelle, Figli della notte che ci gira intornooò. 

Dunque ecco l’OroscoPop: perché basta un poco di zucchero ma pure le stelle aiutano.
Si inizia dagli Arieti. Buon viaggio e allacciate la cintura di Orione. 

Vostra Meri

 21 marzo-20 aprile, Compleanno del primo segno dello Zodiaco

Hai voglia a dire, come Massimo Decimo Meridio, il mai troppo rimpianto Gladiatore-Russel Crowe, che dell’Ariete è il prototipo in purezza: “Al mio via scatenate l’inferno”. Martellati dai Giganti dello Zodiaco come se non ci fosse un domani (vedi alla voce Plutone e Saturno, e fino a poco fa pure Urano), da un po’ gli Arieti sono costretti a qualcosa che non fa esattamente parte del loro modo di essere: abbozzare e mordere il freno.

I movimenti degli astri gli stanno dicendo in tutte le salse che è arrivato il momento di cambiare: hanno scardinato professioni, antiche sicurezze, strutture, abitudini, a volte anche amori. Chi ha strenuamente – anzi, dato il tipo Ariete – cocciutamente resistito, si è trovato suo malgrado in un’altra vita. Dato il soggetto, forse ha provato pure a imbullonarsi, a quella di prima.

Ma Nisba. Niet. Nein. Nada. SEMAFORO ROSSO.

Dall’anno scorso Saturno è in aspetto difficile (dal Capricorno) col Sole arietino. Ha toccato subito la prima decade, ora la seconda, nel 2020 sarà la volta della terza. Quando passa sui nostri pianeti, il Signore del Tempo non molla la presa finché non viene lasciata andare ogni forma di dipendenza: materiale, emotiva, psicologica. Indica la strada per l’autonomia, anche se ciò significa dover abbandonare schemi vecchi che coprono rigidità, o fragilità, di vario tipo. Un processo difficilmente indolore che ci porta però a ricontattare la nostra autorità interiore e con lei ciò che ci rende autonomi davvero.

E del resto, la quadratura di Saturno va in coppia con l’analogo aspetto di Plutone, altro pezzo da novanta dello Zodiaco. Il più lento dei pianeti è entrato in Capricorno nel 2008. Signore della morte e della rinascita, quando passa fa venir fuori tutto ciò che c’è di profondo – nel bene e nel male – e fa morire ciò che non serve più per dare spazio al nuovo. Supportata fino a poco fa da Urano, la doppietta non lascia scampo.

Da qui, per tutto il 2018, in particolare per i nati in marzo (ai tempi ancora privi del supporto di Giove), sono state dinamiche tipicamente arietine: teste sbattute contro i muri, muri caduti sopra le teste, porte in faccia, facciate contro le porte, conflitti con capi e autorità varie. Strade sbarrate (soprattutto sul lavoro e rispetto al proprio ruolo nel mondo) che hanno tenuto i notoriamente pazientissimi Arieti sull’orlo di una crisi di nervi. I Nostri ci hanno messo un millisecondo a mostrare l’ugola di Baby Herman: “Datemi Saturno che gli meno”. E giù botte alla cieca. Inutile, la forza bruta non serve. L’energia dei pianeti lenti, quando ci pungola da una posizione non facile, ci costringe a guardarci dentro e a fare una revisione di ciò che va e di ciò che non va. Un tagliando che, a dispetto della fatica che sentiamo, può invece portarci verso le famose magnifiche sorti e progressive.

Purché lo si faccia, però.

 2019, il tocco di Giove. E, Benedetta Primavera, un buon compleanno

Per tutti quanti gli Arieti il 2019 è partito come una boccata d’aria fresca. E’ il tocco di Giove, che già dall’ottobre scorso, e fino alla fine del 2019, in aspetto armonico alleggerisce gli imperativi di Saturno: sostiene, supporta, dà fiducia. Apre finestre di opportunità, rinforza l’ottimismo, smuove gli entusiasmi, fa capitare buone cose (intendiamoci: con Saturno in circolazione, mai regalate).
Fra marzo e aprile, i giorni del compleanno dell’Ariete, la cosa vale in particolare per la seconda e terza decade. Mentre Urano, appena passato in Toro, accende per tutti i riflettori sulle risorse personali e materiali. Queste ultime entreranno e usciranno in un battibaleno, anche perché in Toro transita fino ai primi di aprile anche Marte, che dà sempre una bella shakerata alle cose, in questo caso con entrate e (soprattutto) uscite di denaro, ma anche con occasioni inaspettate e una maggiore determinazione a ottenere un riconoscimento meritato.

Il punto, però, è che Urano, il pianeta delle idee creative e fulminanti, piazzato nel placido e accumulativo Toro, invita gli Arieti, che di idee ne avranno a bizzeffe, a non dissiparle, cosa che invece istintivamente tendono a fare. Costringendoli a esercitarsi in una di quelle doti che non hanno: la perseveranza. Per non lasciarle sfumare e aprirsi la strada a quell’autonomia autentica a cui li stanno chiamando Saturno e Plutone.

Per i Gladiatori dello Zodiaco, che hanno Marte come pianeta guida, il compleanno può portare dunque a mettere in cantiere un un cambiamento di lavoro o a farsi imprenditori di se stessi, a valorizzare di più i propri talenti, magari quelli che in passato avevano sottovalutato o non preso in considerazione, anche all’interno di un lavoro dipendente. Un leit motiv che li accompagnerà per diverso tempo, ben oltre il 2019.

Serve però un minimo di cautela: Mercurio, il pianeta della comunicazione e delle transazioni, sarà in Pesci, congiunto a Nettuno, fino a fine aprile. Se in questa posizione Mercurio rende intuitivi, attraversati da percezioni sottili, anche creative, può provocare distrazione, perdita di concentrazione, qualche ritardo se si aspettano risposte, e forse anche un’illusione rispetto a un progetto su cui si è puntato, che può svanire nello spazio di un mattino.

Calma e gesso, ne arriveranno presto altri.

Ma l’amour? Venere in sestile dall’Acquario fino a fine marzo stimola flirt tocca e fuggi con nuove conoscenze che arrivano dal giro allargato delle conoscenze: tanto gratificanti quanto fulminei, sia per i single, sia per chi fugge da una routine di coppia che di questi tempi gli fa venire l’orticaria. Per tutti, occhio a quando Venere entrerà in Ariete, congiungendosi al Sole, a fine aprile: la gran voglia di passione e gratificazione si troverà di fronte il volto severo di Saturno a frenare e, in qualche caso, provvidenzialmente, a evitare scelte sbagliate. Il pianeta della relazione si sposta poi nel Toro. Dove, attenzione attenzione, si congiungerà a Urano. E qui ne vedremo delle belle, ma a quel punto il compleanno sarà passato già da un po’. Stay tuned.

E, in ogni caso, Gladiatori e Gladiatrici… Adelante. Con judicio.

Per sempre vostra
Maga Bagò


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Cari miei futuri colleghi

Cari miei futuri colleghi, nonché studenti del corso di Scienza della comunicazione dell’Università Roma Tre,

incontrarvi ieri è stato un grande piacere. Ho iniziato costituendomi spontaneamente: sono qui -vi ho detto-  non per tenere una lezione ma per darvi una serie di scoraggianti notizie che il vostro prof titolare non aveva il coraggio di darvi. Ma ce ne saranno anche alcune buone, alla fine, quindi vi consiglio di resistere fino alla conclusione.

Alcune ho cercato, effettivamente di darvele. Ma se verrete a dare un’occhiata qui anche oggi (ve l’ho detto che i blog andrebbero aggiornati il più spesso possibile) troverete una piccola ma preziosa postilla: sono i Consigli di Ennio Flaiano (“a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari”). Ovunque e per chiunque scriverete non dimenticateli mai

– Chi apre il periodo, lo chiuda.
– E’ pericoloso sporgersi dal capitolo.
– Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
– Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
– Chi tocca l’apostrofo muore.
– Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
– La persona educata non sputa sul componimento.
– Non usare l’esclamativo dopo le 22.
– Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
– Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
– Tenere i soggetti al guinzaglio.
– Non calpestare le metafore.
– I punti di sospensione si pagano a parte.
– Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
– Per le rime rivolgersi al portiere.
– L’uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
– E’ vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
– E’ vietato aprire le parentesi durante la corsa.
– Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

Ad majora, bellemie e bellimiei.
Vostra Meri Pop


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