Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

Sarà più veloce ma farà male lo stesso

Da oggi dirsi addio sarà più veloce. Ma non sarà meno doloroso. Lo dico ad uso dei faciloni del col-divorzio-breve-si-sfasciano-le-famiglie: magari le famiglie si sfasciassero a causa dei tempi del tribunale. Dunque, volendo portare argomenti a sostegno della tenuta della famiglia, non si fa un buon servizio alla causa invocando tempi biblici per impedirlo.

E’ e resterà doloroso e difficile anche se e quando sarà lampo. Intanto perché si entra in un tribunale. E non tutti pensano, quando si sposano, che se le cose non vanno tocca presentarsi davanti a un giudice. Il prete o il sindaco, tutto sommato, sono meno impegnativi. Insomma uno entra lì per certificare il proprio fallimento. Tipo con gli scatoloni di Lehman Brothers in braccio. E non è che ci sia proprio una corsa a farlo, potendo evitarlo, ve lo assicuro.

La sera prima è complicata: non passa mai. Anche la mattina, in verità. Ma la si riempie facilmente con ansie vestitorie di ogni tipo (le femmine, i maschi non lo so che fanno per tenere a bada l’ansia).

Qualche tempo fa Lam Thuy Vo, giornalista di Al Jazeera America, ha pensato di “convertire” il dolore dei suoi quattro mesi nerissimi in una serie di dati e grafici: ore di sonno perse, ore passate a piangere, brani ascoltati su iTunes (Hey, dei Pixies, è stato il pezzo più ascoltato, 259 volte) compresa una lista di oggetti “non indispensabili” acquistati per ottenere un temporaneo conforto (tra cui abiti per 280$, una Polaroid per 28$ e un sintetizzatore per 200$). Ha poi raccolto tutto in un blog dal titolo “Quantified Breakup”.

Questo per dire che, sia che ci vogliano sei mesi o tre anni in tribunale e svariate strisciate di bancomat per accrediti di oggetti atti a trovare momentaneo conforto, è con se stessi che bisogna fare i conti. Conti che spesso non tornano. Per tutta la vita.

da Quantified Breakup, oggetti "non indispensabili" acquistati per ottenere un temporaneo conforto


Categoria: Fare, Rievoluzione, donne toste |  2 Comments » | 

E’ tutto un equilibrio sopra la follia

A proposito della morte di John Nash molti oggi ricordano quanto la sua teoria dell’equilibrio, nella più generale teoria dei giochi,  (“un profilo di strategie -una per ciascun giocatore- rispetto al quale nessun giocatore ha interesse ad essere l’unico a cambiare”) abbia a che fare con un motto di Italo Calvino:

“Il meglio che si può ottenere nella vita è di evitare il peggio”.

Che, mi sa, è anche il meglio che si può ottenere nel matrimonio.

Tags: , , , , ,

Categoria: Rievoluzione, ricordare |  No Comments | 

Del perché dove non riesce manco il Prozac riesce da 36 anni il gloriagaynorismo

Dopo aver avversato per decenni l’istituto della “festa a sorpresa” -non essendomi comunque mai sottratta al richiamo a parteciparvi compresa la mia- stavo per aggiungere un nuovo capitolo alla serie ieri sera quando però la festeggiata, sgamando le mosse, ha infine impugnato la situazione facendoci partecipare alla festa all’insaputa: partecipare a una festa a sorpresa alla quale partecipi mentre quella lo sa da mo’. E mi è piaciuta assai assai.

La convocazione segreta avveniva con appuntamento serale sul Lungotevere ove trovavasi fantomatico accesso a sottostante barcone ivi galleggiante sul romano corso d’acqua. Percorsa avanti e indietro la banchina una decina di volte in cerca di un pertugio che non trovavamo -diventate nel tempo svariate decine di genti che scendevano dalle strade affluenti- infine si sentiva la voce del barcarolo che come Caronte ci invitava:

-Aò, se scende deqquà

Tra i dieci motivi per i quali vale la pena vivere aggiungerei d’imperio dunque anche la visione che ci si spalancava una volta approdate -dopo ponti tibetani e corrimano- una volta atterrate sul barcone:

Quanto sei bella Roma quanno è er tramonto (foto Meri Pop)

Essendo la pischella in oggetto di genetliaco nata nel pieno degli anni (omissis), la serata si dipanava allietata da musicale gruppo che ripercorreva impietosamente per le nostre carte d’identità il meglio della produzione anni ‘80, in ciò gettandoci nelle nostalgiche reti non dei barcaroli romani ma dei nostrani adolescenziali ricordi.

E un altro dei motivi che aggiungerei alla precedente top ten risiede nel fatto che la mia amica Bea, a me contigua di cena e di scatenamento in pista, dopo aver ceduto al richiamo di Cindy Lauper e di Michael Jackson infine, tornata a sedersi, sospirava

-Vabbè mo’ ce manca solo I will survive e poi abbiamo fatto bingo

E, manco a dirlo,  come Russel Crowe al-mio-segnale-scatenate-l’inferno,  partiva l’inconfondibile arpeggio pianistico gloriagaynoriano.

Non so dirvi perché e prima o poi qualcuno dovrebbe dedicarsi invece a scoprirlo con un fondamentale studio dal titolo “Del perché dove non riesce manco il Prozac riesce da 36 anni il gloriagaynorismo”: di quante ne abbiamo viste rialzarsi già all’innesco della prima strofa e direttamente dimenarsi al termine, facendo diventare quell’

And so your back davvero il segnale russelcrowiano. Per non dire dell’

“It took all the strength I had not to fall apart” che si erge a vendicare finalmente i nostri ovunque sparsi broken heart. Di solito sparsi -va detto- nel tinello, nel quale magicamente ci dimeniamo al suon della rinascita.

Ed è stato così che, guardando in pista alcune e alcuni di quelli dei quali in quota Meripo’ conosco il sentimental curriculum, mi è sembrato che fosse giunta l’ora per irrimandabilmente segnalare Gloria Gaynor all’Unesco. E anche all’Unisco. Che come ci uniscono le sfighe d’amore prima e Gloria dopo, nessuno mai.

I will survivor - Glee cast

(E grazie, gloriagaynorianamente grazie, a tutti quelli del ieriseral barcone)

Tags: , , , , , , , ,

Categoria: Andare, Ascoltare |  No Comments | 

Dieci e lode

Dunque ciò che di Santiago Calatrava mi lasciò a boccaperta a Valencia -cioè il Planetarium, detto anche “l’occhio”- erano gli integrali. I numeri. Cosiccome la perfezione del broccolo romanesco -sublimata nella corrispondente pasta con- è merito di un frattale (no, non le frattaglie, marescià, quelle servono per la pajata).

I pensieri, a metà fra Fibonacci e la sora Lella sono arrivate dopo aver trovato, tramite la sempresialodata bacheca del socialcoso del Professor Pi, questa riflessione postata da un suo collega scienziatissimo anche lui, il Professor D. Dei, Luigi Dei.

“Se ammiri una magnifica statua son le proporzioni che ti fanno venire un tuffo al cuore, se resti incantato dalla prospettiva di un quadro o dalle armoniose volute di un palazzo rinascimentale sono i rapporti che ti stordiscono, se ascolti della musica inebriante e armonica son frequenze e durate espresse con frazioni semplici che ti danno scariche di dopamina, se leggi estasiato versi endecasillabi ringrazia quel numero, l’undici, se alzi gli occhi al cielo e vedi le magnifiche superfici di Calatrava son gli integrali che le riportano a dimensione nota, se resti senza parole alla meraviglia di certe forme della natura ringrazia, per favore, i frattali, se infine vedi una donna o un uomo anziani che si disperano, versano calde lacrime e si lamentano di non avere più percezione delle meraviglie del mondo, sappi che non sono ciechi o sordi: non si ricordano più la bellezza dei numeri e della matematica”.

Il Planetarium (detto l'occhio) di Santiago Calatrava, Valencia

Che una cerca di evitare tutta la vita la matematica dicendo che non la ama e quella poi ti rispunta a sorpresa in tutte le cose che ami. E, oggi, penso sconsolatamente di essermi persino vantata di non amarla e di non-sapere-nulla-di-matematica. E’ stata una sciocchezza. Perché è come dire non amo e non so nulla di tutte le cose belle della vita.

Quindi grazie per aver indotto il ripensamento tardivo, grazie al professor Pi e al professor D, Dei. Quindi Dei gratias.

Tags: , , , , , , ,

Categoria: Fare, Parole, Rievoluzione |  No Comments | 

Meri Pop modalità Aida, “la marcia trionfale del pronto soccorso emotivo via blog”

“Non è un programma radiofonico perché il titolo di quello condotto su Radio1 dalla bravissima collega Maria Teresa Lamberti (la candido ad una prossima intervista) si scrive Meri Pop ed è nato qualche anno dopo. Vi assicuro, però, che Meri Pop, blogger seguitissima, esiste ed è in carne e ossa.

E’ la second life, forse quella più vera, di una giornalista che ha saputo crearsi un ruolo parallelo ai proprio impegni istituzionali, come acuta osservatrice di costumi e di sentimenti.

Utilizzatrici finali e donatrici di spunti del blog “Supercalifragili” (dove fragili e fondamentali) sono state, inizialmente, una cerchia ristretta di amiche ed estimatrici. Il passaparola ha condotto alla corte di Meri Pop anche dei maschietti, molti in funzione di osservatori permanenti (per studiare le mosse del nemico?), fino a creare un folto pubblico di affezionati followers. Poichè desidero studiare quello che è ormai diventato un vero fenomeno mediatico-sentimentale, farò un’eccezione alla regola della mia rubrica, dedicata a persone fotografabili, intervistando un avatar.

D’altronde, per noi giornalisti, è norma professionale non rivelare le fonti”. (continua)

Aò, donatrici di spunti, utilizzatrici finali, osservatori permanenti e fenomeni mediatico-sentimentali, in questa intervista si parla di voi eh. (Grazie ad Annamaria Barbato Ricci che si è presa sto caffè con l’avatar e anche con un poco di zucchero)

Illustrazione di Cristina Romeo

Tags: , , , , , , ,

Categoria: Leggere |  No Comments | 

Basta che funzioni

Sono stata a trovare la giovane older nel weekend. Ormai dobbiamo cambiarle nickname: ha compiuto 14 anni e insomma ci siamo capiti. Ma di alcune sue performance nella carriera di popnipote -e della mia di popzia childfree- ce n’è una che ogni anno, a proposito della Giornata contro l’omofobia, mi si ristampa in mente come fosse un trailer di film e ogni anno mi inchioda davanti alla logica stringente e senza scampo dei bambini.

Dunque lei aveva otto anni e la mamma, mia sorella, mi aveva regalato un anello. La cosa l’aveva divertita molto e, una volta rimaste sole, ha chiosato:

-Zia, sembrate quasi fidanzate
-Beh, se aspettiamo che ce li regalino gli uomini, gli anelli…
-Due donne che si fidanzano veramente sono gay?
-Si
-Ma non si possono sposare, vero?
-No
-E perché?
-Perché per sposarsi bisogna essere di due sessi diversi
Silenzio. Poi:
-Ah. Io pensavo che bastasse volersi bene. Se invece bisogna essere pure diversi poi non è che ci possiamo lamentare che non funziona.

Tags: , , ,

Categoria: Ascoltare, Dire, La giovane older |  No Comments | 

Del leggere, scrivere e far di conto

Aula universitaria interno giorno, ora di matematica, si spiegano le equazioni. Assistono studentesse e studenti che si preparano ad essere futuri insegnanti elementari. Al termine un’allieva si avvicina al Professor Pi

-Scusi Prof ma perché dobbiamo studiare cose così complesse visto che poi andremo a insegnare prevalentemente addizioni e sottrazioni?

-Mi perdoni, mia cara, in questo periodo sta forse leggendo libri di letteratura italiana?

-Si, certo Prof

-E perché lo fa, visto che andrà ad insegnare prevalentemente l’alfabeto?

Tags: , , ,

Categoria: Baciare, Dire, Fare |  No Comments | 

Perché il matrimonio non è come Londra

Un frammento amoroso dell’intervista a Ornella Tarantola su Vanity Fair di Luca Bianchini (per presentare Dimmi che credi al destino)

Perché Londra piace tanto agli italiani?

“Perché tutti sogniamo la stabilità ma ci piacerebbe fuggire ogni due minuti. Londra ti dà l’idea che puoi essere in fuga per sempre”

Bellimiei, ora avete capito perché il matrimonio non funziona? Perché non è come Londra: appaga il sogno di stabilità. Ma non ti dà l’idea che puoi essere in fuga per sempre.

Tags: , , , , , , ,

Categoria: Andare, Baciare, Leggere |  No Comments | 

Mia, nostra

Che a dire quanto tutti le dobbiamo è cosa impossibile. Cosìccome raccogliere l’alta marea di lacrime di coccodrillo di chi la emarginò ieri negandole “l’ultima occasione per vivere”, ma anche quelle in mezzo, e la osanna oggi. Oggi che sono vent’anni senza. E che continua inutilmente ad avvertirci che gli uomini non cambiano e che la gente è strana. A riascoltarle tutte si vede contemporaneamente passarci la nostra carriera sentimentale davanti. Costellata di piccoli uomini e gente matta forse troppo soddisfatta.

Sulle “sere per elemosinare amore” in cui si rimediano solo sòle ci aveva messe in guardia dal 1973.  Eppure le attese continuano. “È un’incognita ogni sera mia/ Un’attesa pari a un’agonia/ Troppe volte vorrei dirti no/Il mio cuore si ribella a te ma il mio corpo no” e vedi mo’ che invece ogni tanto qualcuna jelafa e glielo dice No. E alla fine si ribella pure il corpo.

Anche quello di Mia Martini si ribellò. E decise che basta.

Lei non lo trovò, l’Almeno tu nell’universo. Ci sperò fino alla fine. Ma in tempi di solitudine e confusione ogni tanto ci ribrilla almeno quel “diamante in mezzo al cuore”. Che è la sua voce. La nostra, voce.

Tags: , ,

Categoria: Ascoltare, ricordare |  No Comments | 

Il “Comma 22″ del sesso

“C’è prima un anno di passione, poi un anno di tenerezza e infine un anno di noia”. Così parlò il maestro Beigbeder nel fondamentale tomo “L’amore dura tre anni” (“Una zanzara dura un giorno, una rosa dura tre giorni. Un gatto dura tredici anni, l’amore tre. E’ così”).

Poco fa mi sono imbattuta in un video di Alain de Botton “Come non smettere di fare sesso”, pubblicato qui da Internazionale, ove si tenta una spiegazione del perché -senza scomodare l’amore ma le due cose temo di intreccino, marescià nel senso siano collegate- il tempo decreta in una relazione il de profundis della voglia di fare sesso.

Per farla breve ciò è dovuto al fatto che si passa dal comodato d’uso alla legittima proprietà. Cioè dal tentativo della conquista di un essere libero e indipendente all’acquisizione in esclusiva:

Per dirla con un’equazione  che farebbe la gioia del Professor Pi

“EROTISMO = POSSESSO+LIBERTà”

Senonché, invece, desiderare qualcuno di solito significa “voler ridurre la sua capacità di sopravvivere senza di noi”. Mettendo in atto ogni umana e sovrumana tecnica per incastrarlo. Fossimo su Facebook il prode Zuckerberg direbbe: Giovanna è passata da essere una Conquista a essere una Prigione.

C’è poi il fattore P, non di Professor Pi ma di PAURA:

il sesso è una richiesta e perché ci inzurlisca deve prevedere la possibilità di un rifiuto. Ecco perché la maggior parte delle litigate finisce a letto: perché ripristina la possibilità di perdersi e quella di tornare indipendenti.

Insomma il sesso funziona in presenza di
Libertà
Fiducia In Se Stessi
e Capacità di Stare Da Soli.

Cioè esattamente le cose alle quali iniziamo a rinunciare cinque minuti dopo esserci accoppiati.

Siamo dunque al “Comma 22” del sesso. Come recitava il paradosso contenuto nel romanzo del signor Heller: “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”.

Poi dice che non funziona.

Tags: , , , , , , ,

Categoria: Baciare, Fare |  No Comments | 
Copyleft SuperCaliFragili | Design by Riversman Entries RSS Comments RSS