Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

M’illumino dimeno

Cazziare Adinolfi e poi spammare fotomontaggi di un ministro donna che legge l’Unità al contrario. Tutti illuministi con le crociate degli altri.

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Vaghe stelle dell’orso

So che vi si sta stappando la vena romantica per quello che sta succedendo stasera in  cielo. Però vi ricordo che, in sostanza, ci hanno messo venti giorni per avvicinarsi e altrettanti per darsi un bacio. Restando a 800 milioni di chilometri di distanza l’uno dall’altra. Mo’ giusto perché si chiamano Giove e Venere. In ogni caso vi aspetto quando risuccede con Gino, Giorgio o Mario.
P.S.
E lo so che sono pianeti e non stelle ma qua già trovare un uomo decente è un miraggio, non vi dico un titolo

Giove bacia Venere

 

 

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Quelle della terza media

Oggi hanno fatto gli esami di terza media, gli orali, un po’ di nipotastre e nipotastri, figlie e figli di amici compresa la giovane older. Diciamo che la più scarsa s’è beccata i complimenti del presidente della commissione e siamo arrivate fino al bacio accademico. Ora, per onestà, ho pure amici masculi che hanno figli masculi che vanno bene a scuola e uno è proprio un genio.

Però. Però lo confesso: a me quando a scuola eccelle una femmina emoziona. Mi emoziona perché io sono la prima generazione di femmine della mia famiglia per le quali l’istruzione è stata una scelta di normalità e un diritto tacitamente acquisito. Ma fino a me le cose non sono andate così: mia madre è l’unica laureata femmina del ramo cadetto e lo è perché i fratelli maschi non hanno voluto fare l’Università, aprendo a lei la possibilità di “provarci”. Ma continuando a lavorare. Che non c’erano soldi da buttare.

Delle mie nonne nessuna era laureata, a fronte di fratelli maschi che invece sì. Delle bisnonne manco parliamo. Per altro le mie nonne sono state le prime anche a votare, alla veneranda età di 40 anni.

Le mie donne non si sono potute sposare per amore. Le mie donne sono arrivate fin qui dovendosi conquistare con le unghie e con i denti financo la terza elementare. Ma hanno letto come pazze. Di nascosto. A lume di candela. Una anche in mezzo alle bombe.

E’ per questo che se a 14 anni io ne sento una che sa usare i congiuntivi e la consecutio e sa chi sia il presidente della Camera e dove si trovi il Parlamento e tenga un’interrogazione di un’ora comprese due lingue straniere io sì, io mi emoziono. Perché è la prima generazione del riscatto completo.

Non so che faranno da ora in poi di questo riscatto, di questa libertà, di questa fantasia, di questa voglia di fare e di questi loro cervelli frizzanti e liberi di aprirsi. So che ascoltarle è un piacere. E un conforto. Perché chiunque, dal palco di una piazza o dal bar sotto casa, dica cose sgangherate, offensive e ignobili contro le donne, è con queste piccole grandi donne che dovrà vedersela. E, mi dispiace, è lì che soccomberà: perché no, non è vero che il cretino vince perché ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza. Arriverà un giorno in cui saranno circondati. E dovranno arrendersi. Non di fronte alla forza muscolare. Ma di fronte a quelle della terza media (che non è una taglia di reggiseno): e cioè queste ragazzine che li batteranno, e li domineranno, con un congiuntivo.

Converse pink

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Eppur si muove

“Io Galileo, fìg.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70 (…) per aver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova (…) con cuor sincero e fede non fìnta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie”.

Vorrei che, nonostante il weekend che abbiamo alle spalle, foste ottimisti. Oggi, 22 giugno, ricorre l’anniversario dell’abiura di Galileo. Era il 1633. E fu costretto a leggere a voce alta davanti al Sant’Uffizio, quello che anche voi avete letto qui sopra. (l’integrale è qua).

Dicevo che vorrei che foste ottimisti. Perché Galileo fu riabilitato. Nel 1992. Dice Meripo’ ma ci sono voluti quasi 400 anni… Sì: 359 anni, 4 mesi e 9 giorni. Ma infatti mica ho detto che sarà una cosa-lampo. Nel frattempo, però -e questa è un’altra buona notizia- la terra ha continuato tranquillamente a girare intorno al sole.

Galileo

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Una bella Storia

“A fare la Storia sono anche i romani che hanno il coraggio (perché un po’ di coraggio ci vuole) di infilarsi nello spazio stretto di quel vicolo, carichi di buste della spesa. (…). Poi ci sono i romani che organizzano le manifestazioni contro gli immigrati, ma quelli al massimo possono fare la cronaca”. Oggi Pietro Piovani sul Messaggero parte da un tweet della vostra quippresente per raccontare l’Italia che fa la storia. A Roma. Eccolo: (cliccateqquà). Una gran bella Storia.

 

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Partire da ferme

Portarsi addosso una sconosciuta. Non ve lo so spiegare meglio, quello che mi è successo con Maria Perosino. Storica dell’arte e scrittrice. Scrittrice di viaggi. E di vita. C’è che un giorno, non tanto tempo fa, sentii fare il suo nome da qualche parte (no, non mi ricordo niente peggio di Nora Ephron). Dopo pochi giorni lo sentii rifare da due amiche che ne parlavano sull’autobus citando il titolo di un suo libro. IL suo libro: “Io viaggio da sola”. Senonché mi tuffai su Google e iniziai a cercarla. Nello stesso tempo aprii il socialcoso dell’uccellino, Twitter, e tra le notifiche c’era scritto “Maria Perosino ha iniziato a seguirti”. Un messaggio chiaro, tipo: “ho capito, se aspetto te stiamo fresche”.

Cliccai il tastino bianco di Segui che virò in blu: ci eravamo trovate. Non ricordo (ve l’ho detto, è un disastro) quanti giorni ci seguimmo. Ricordo che appresi che stava uscendo un suo nuovo libro. E io ancora dovevo comprare “Io viaggio da sola”. Ma continuavo ad aspettare nonsisacché. Un giorno entrai da Feltrinelli al grido di “Mi dia Io viaggio da sola della Perosino” con la stessa determinazione di un rapinatore da “Caccia il malloppo” ma, quando quello me lo consegnò, lo sfogliai e lo rimisi a posto. E pensai

-No, non è ancora il momento

Non so che caspita stessi aspettando. Ma quel pensiero di lei e del libro era ormai quotidiano e fisso. Però mi appuntai la data di uscita del nuovo, ormai mancava poco, e scrissi sull’Agenda

16 giugno – Le scelte che non hai fatto

Ed è stato così che giusto la mattina del 16 giugno di un anno fa, uscendo per portare finalmente a compimento sta missione, arrivarono dal socialcoso dell’uccellino quattro agghiaccianti parole: “E’ morta Maria Perosino”.

Non so dirvi che sbigottimento è perdere una persona che non hai mai avuto. Ma che hai sfiorato. Che stava lì, a portata di clic, e non hai raggiunto mai. Pensando di aver tempo. E che ne avesse lei. Che aveva la mia età.

Maria Perosino. Una a cui il viaggiare ha salvato la vita, anzi ne ha regalato un’altra (vi ricorda qualcosa?). E che mi ha definitivamente convinta del fatto che, spesso, per cambiare vita basta iniziare cambiando valigia. Perché «è il trolley l’invenzione che più di ogni altra, pillola anticoncezionale inclusa, ha contribuito alla liberazione delle donne».

Maria Perosino. Che ci ha consegnato il passaporto per vivere bene. Anche e soprattutto da sole. Partendo da ferme, all’occorrenza. Che “Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia”.

Maria Perosino taccuino

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Non guardarmi non ti sento

Ha una capacità massima di attenzione di sei minuti con voi, di quindici con gli amici purché si parli di sesso, sport e film. Per indurlo a una conversazione vanno comunque e tassativamente evitati: fatti relativi a persone che non conosce; fatti relativi a persone che conosce ma sono colleghi vostri; notizie su personaggi famosi ma anche notizie su personaggi non famosi; oroscopo; acquisti, moda; relazioni e coppie; cosa accade su Facebook; cosa accade fuori da Facebook; sentimenti; nutrizione e dieta. E’ l’uomo medio, in una ricerca del sito Landbrokes, ci informa Brunella Gasperini su Rep.

Dunque: ha una capacità massima di attenzione cerebrale di sei minuti e sessuale di dieci. Per accaparrarsi i quali bisogna lottare tutta la vita. Ed è del tutto evidente, di conseguenza, che la notizia che l’amore dura tre anni è una stratosferica panzana.

Non guardarmi

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La storia siamo noi

La processione silenziosa degli italiani che aprivano le dispense mentre la Francia chiudeva le frontiere.
Scriveteli bene, i libri di storia

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Dell’invasione degli imbecilli

Sostiene Eco, Umberto, che “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Innegabile. Imbecilli “che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. E conclude, anche qui innegabilmente, “È l’invasione degli imbecilli”.

Senonché proprio mentre il nostro tuonava sacrosantamente contro codesta inarrestabile invasione, il professor Tim Hunt, stimato biochimico britannico, membro della Royal Society, intervenendo alla Conferenza mondiale del giornalismo scientifico ha sostenuto fra l’altro:

«Lasciate che vi spieghi qual è il mio problema con le ragazze… tre cose possono succedere quando ci sono delle ragazze in un laboratorio… Ti innamori di loro, loro si innamorano di te, e quando le critichi si mettono a piangere». Conseguentemente dichiarandosi favorevole a “laboratori separati” per gli uomini e per le donne.

Il punto è, caro Eco, che Tim Hunt è un premio Nobel. E non stava al bar.

Quanto al professor Hunt mi è gradito fargli osservare che allo stesso modo molte ragazze potrebbero agevolmente spiegargli quale sia il loro problema con i ragazzi e i baroni nei laboratori, eventualmente anche aiutandosi con un disegnino.

Questo per dire che se i social media hanno dato la stura a tanti imbecilli da bar, non è riuscita manco l’Accademia di Svezia a offrire un argine a quella che imperversa anche fra i Nobel. E che Marie Curie abbia pietà di entrambi.

Marie Curie

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Coi piedi per terra

Samantha Cristoforetti sta per tornare coi piedi per terra con la Soyuz 15. Noi possiamo farlo col canale 24 del digitale terrestre: stasera su RaiMovie c’è “La verità è che non gli piaci abbastanza”.

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