Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

Viaggiare leggeri

Il punto è che quando si viaggia con quellollà non è che puoi fare il bagaglio, devi fare il Sudoku. Dice Andremo dai cinquemila metri alla barca alla foresta, dal ManzanarrealReno. Dice Serve dalla muta al piumone, dalle espadrillas agli scarponi. E anche la torcia da testa. E maniche lunghe e corte. E pile e pareo. E non possiamo superare i 23 chili. E no bagaglio rigido. E serve il copribagaglio.

Insomma io stavo lì a maledire Rubik e il caspita di cubo. E a imbustare come fossi la Orogel. Busta cose di mare. Busta cose di montagna. Busta biancheria. Busta creme. Busta torcia, pile, adattatori e affini. Busta maglione. Busta asciugamani. Busta scarpe. Busta muta, pinne, maschera. Busta scarpette da scoglio e ciabattine. Imbustavo e sbuffavo.

bagaglio

Pop Baggage, stato avanzamento lavori

E pensavo però che fare un bagaglio è come dover fare continue scelte. E rinunce. Di cosa posso fare a meno? Un po’ quello che facciamo tutti i giorni. Ma imbustato. Ecco pensavo a questo quando a un certo punto, dicendomi che comunque fare un bagaglio è anche sognare un’altra vita e decidere con cosa vogliamo viverla addosso, mi son venute in mente alcune amichemie e amicimiei che stanno preparando ugualmente una valigia ma non potranno lasciare qui niente.

Perché dovranno portare un problema, un bimbo in difficoltà, una malattia di una persona cara o una loro. Quelli che non possono staccare mai, per capirci. Che, sul bagnasciuga anziché nel condominio, non avranno “pesi” da lasciare qui. Portati con amore e intelligenza, che ce ne vuole sia dell’uno che dell’altra. Ma sempre pesi sono.

E che nonostante questo sono in grado di vivere, e far vivere, la stagione del sole con meno nuvole e le stagioni pesanti con più leggerezza. A bagaglio sempre invariato. E senza poter mai dire “questo lo lascio qui”.

I veri, veri, viaggiatori.

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Nostra Signorina del sorriso e delle cofane

Forse qui sta la differenza: quelli che ci hanno fatto star bene, così bene, in qualche modo non se ne vanno mai. Sei stata e rimani la Nostra Signora del sorriso e delle cofane.

Anna Marchesini

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Jackie Aò

DRIIIIIINNN

-Professor Pi stavo giusto preparando il bagaglio per la crociera alle Galapagos e pensavo che finalmente potrò viaggiare modalità Jackie a Capri, sobrietà ed eleganza, insomma quel mix di moda e raffinatezza. Volevo dirti che lo apprezzo molto e ho visto dei sandalini gioiello fantastici e…

Jackie O Capri

-..Meripo’ prego. Però servono il pile, la muta che l’acqua è fredda e un bagaglio con lo stretto necessario che le cabine sono piccole. Poi  scarponi, giacca a vento pesante, cappello e guanti di  lana

-Eh??

-No è che prima della crociera facciamo una puntatina sulle Ande. Un piccolo trekking, diciamo. A cinquemila metri. Poi servono pantaloni lunghi pesanti, repellenti e calzettoni lunghi per le galosce.

-Ma sulla barca le galosce?

-No, è che dopo la barca facciamo una puntatina nella foresta amazzonica e…

CLIC

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Michelle ma belle

In occasione del memorabile discorso di lei

Michelle Obama speech

e dell’amoroso tuitto di lui

Obama Tweet michelle

si racconta di quella volta che gli Obama, in un ristorante di New York, incontrarono il primo fidanzato di Michelle nonché proprietario del ristorante.

Fu allora che Obama, scherzando con la moglie le disse:

-Vedi cara, se avessi sposato lui, a quest’ora saresti proprietaria di un ristorante…

-Ti sbagli caro -rispose Michelle- se io avessi sposato lui, a quest’ora lui sarebbe il Presidente degli Stati Uniti d’ America

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Involuzioni

Il tema Salvini non riguarda purtroppo la politica ma direttamente Charles Darwin.

Darwin

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Fenomenologia di Pretty Woman

Se n’è andato pure Garry Marshall. Il papà di Pretty Woman. E anche di Happy Days e Mork e Mindy.

In ossequio al re delle repliche televisive mi è dunque qui gradito riproporre l’omaggio supercalifragilistico (che è del 5 febbraio 2014 ma sempervalido):

Insidiato solo dal video-anniversario di Facebook ieri sera è riandato in onda il Pretty Woman Pride. Femminazze di ogni ordine e grado annunciavano urbi et orbi la disfatta del cedimento alla venticinquesima replica della più grande illusione di massa dopo la Weight Watchers.

La qui presente, dopo mezz’ora di strenua resistenza su La7d in compagnia del capolavoro Capote con il compianto Philip Seymour Hoffman, dopo clandestini zapping su Raiuno ci si spaparanzava definitivamente in compagnia di un barattolo di Nutella da 600 grammi personalizzato (per noi sarai sempre Meripo’) del quale recentemente La giovane older mi aveva fatto omaggio.

Ora, vendittianamente, sarebbe lecito chiedersi Dimmi cos’è cos’è che batte forte forte forte forte in fondo al cuore che ci toglie il respiro e ci parla d’amore -che in quel caso era Grazie Roma- ma che in quello di Pretty davvero non si sa, perché perché perché perché ci batta (nel senso il cuore) pure alla venticinquesima volta.

Ma tant’è: lì stavamo tutti (4.163.000 spettatori), pure ieri, a farci aggrovigliare le budella (cit). Insomma, femminazze, cos’è? Il mio amico Rob dice che probabilmente è il sogno di redenzione, il Professor Pi dice che magari poesse che sia quello della carta di credito illimitata, il mio amico Andrea dice che è il sogno e basta.

Fateci sognà, dunque. Prendete l’ultima notte insieme: l’ultima che diventa la prima. Il primo bacio e la prima notte dopo la trasvolata all’Opera per “Traviata” (cit nella cit): chiunque sia stato innamorato una volta la riconosce, quella roba lì. Hai voglia a “questa donna pagata io l’ho”: se so’ già incastrati. Nel senso sentimentale.

Eppure il realismo sopravvive ancora nell’indimenticabile scambio

Lui -Tra noi cosa vorresti?
Lei -Non lo so
Lui -Per ora di più non riesco a fare
Lei -Lo so

Fateci sognà con l’amore che ti cambia. E ti aiuta. “Mi hai cambiata tu. E puoi cambiarmi ancora”. Generazioni di utentesse di sentimental blogghe potrebbero testimoniare la disfatta e la sòla di questo assunto. Eppure insistiamo: “Voglio la favola”.

Fateci sognà. Che c’è gente che ci campa, e altra che ci  resta fregata, tutta la vita con “Per ora di più non riesco a fare”. E invece qui dura dieci minuti. Finché lui arriva con la limousine bianca e la rosa sotto al terrazzino.

-Vedo lacrime

aveva inutilmente avvertito mezz’ora prima la sciamannata amica ruminando un chewingum. Noi niente. Guardiamo la rosa. Le più avvertite anche la limousine. Perché sarà che io sono mia ma alla fine vorrei essere soprattutto tua.

Fateci sognà e fateci aggrovigliare le budella. Al Maalox penseremo domani. Che, come non è riuscita a insegnarci manco Rossella, domani è un altro giorno. Ma con le stesse sòle di oggi.

Perché quando il saggio indica la fregatura noi guardiamo la rosa, qualcuna il terrazzino, quasi nessuna la limousine.

Pretty woman bacio

 

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L’anello di Pikachu

DRIIIIINNNNN

-Professor Pi che piacere, come va? A che punto è la scienza italiana, la ricerca?

-Cara Meri, mi sono imbattutto giusto iersera in un mio eccellente discepolo che a tarda notte vagava ancora tra i meandri del Dipartimento

-E’ un bel segno, prof, davvero. Promettenti giovini che a sera s’attardan per la ricerca scientifica

-No, non s’attardava a ricercare la scienza

-No?

-No: stava cercando Squirtle

-Ma è un principio scientifico?

-No, Meripo’, è un Pokemon

-Ah

-Eh

-Quindi?

-Quindi credo sia ora di andare a vedere dove è saltato l’anello

-L’anello quale?

-Evolutivo, Meripo’, evolutivo

-Dunque?

-Dunque Galapagos, Meripo’, Galapagos. Prepara la borsa: quel sòla di Darwin non è che se la può cavare così.

Galapagos 3

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Andarsene con Claire

Si chiama Claire Oppert. Violoncellista. Ha studiato alla Tchaïkovski Academy of Moscow, dove si è diplomata nel 1993, vincitrice di tante competizioni internazionali, solista con molte orchestre, compresa la Filarmonica di Berlino.

Violoncellista

Claire Oppert

Ogni venerdì, invece, prende il violoncello e va all’ospedale Sainte Perine di Parigi, reparto di terapia intensiva. E lì inizia a suonare per i malati terminali.

“Quando ero piccola -racconta su Repubblica.it – volevo fare il medico”. Poi la passione per la musica l’ha portata verso un’altra carriera.  “La musica è felicità, allegria, serenità. Perché donare tutto questo solo a un pubblico pagante, durante un concerto?”.

Non ho idea di cosa suoni ma mentre leggevo, e mentre vi scrivo, non riesco a sentire altro che Bach. Questo Bach, Suite per violoncello solo in Sol maggiore:

Nessuno è mai tornato a dirci che succede mentre ce ne andiamo. Ma mi piace pensare che andarsene con Claire Oppert che suona sia un bel modo per sentire che, nonostante tutto, è stato bello essere qui.

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Come un uomo. Come quest’uomo

In una giornata già funesta di suo se n’è andato anche Lorenzo Amurri. No, non lo conoscevo di persona. Lo conoscevo attraverso il racconto di amici che gli vogliono molto bene e che in questi anni gliene hanno voluto ancora di più. Che in linea di massima è il modo migliore per conoscere una persona: attraverso ciò che lascia di sé negli altri. E l’avevo “incontrato” vedendolo in una trasmissione televisiva, una sera. Dopodiché ve ne avevo parlato così. E così mi piace riparlarne anche oggi:

Nelle ultime tornate di riunioni più o meno alcoliche di amiche si è spesso rincorsa la domanda: “le donne possono fare sesso come un uomo”? Con ciò intendendo senza coinvolgimento emotivo. La domanda è rimasta come la risposta: inevasa. Non lo so. Alcune hanno testimoniato a favore altre con pollice verso. In poche si sono chieste se un uomo potesse farlo come una donna. Pochissime se abbia senso fare la differenza.

Senonché poco fa, sintonizzata sulle Invasioni Barbariche mi appariva Lorenzo Amurri, figlio di Antonio. Scrittore. Tetraplegico. In studio, seduto sulla sua carrozzina sulla quale sta da una ventina d’anni, se non ho capito male, dopo un incidente sugli sci, parlando del libro che esce domani e che si chiama “Apnea”, senza fiato invece ha lasciato me quando, rispondendo ad una delle domande sul tema sesso, che variavano da “ma se sei insensibile dalle spalle in giù come fai col sesso?” e “funziona ancora?” e “e come funziona?”, ha spiegato che

1) funziona
2) funziona un po’ per i fatti suoi
3) si che faccio l’amore
4) no che non provo orgasmo fisico tradizionale
5) ma si che provo, e come, degli impagabili orgasmi di testa.
Ha detto proprio questa cosa, non ricordo secon queste precise parole ma ha descritto l’evoluzione di una insensibilità fisica che ha acuito quella mentale e che questa è diventata condizione imprescindibile per farlo. Per farlo serve l’empatia, un feeling, un’intesa con la persona che ha davanti. Diversamente tutto si trasformerebbe solo in una ginnastica su e giù della dirimpettaia alla quale non può, anche volendo, partecipare. Ma quell’empatia di testa è bellissima. Indescrivibile. Impagabile.

Si. La risposta è si. Possiamo farlo come un uomo. Come quest’uomo.

Lorenzo Amurri presenta Apnea @ Fandango Incontri

Lorenzo Amurri presenta Apnea @ Fandango Incontri

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La formula

In concomitanza con un matrimonio che lèvati avvenuto nel uichendo e in osservanza al ripasso dei fondamentali amorosi, che ci vuole sempre, mi è qui gradito narrarvi di quando la mia amica Silvia si doveva sposare. Lo zio, medico condotto, aduso a vederne di tutti i colori, la sera prima delle nozze andò a trovarla e le disse

-Sirviè belladezzio se vuoi che il matrimonio duri c’è una sola cosa che non dovrai mai fare. Potrà capitare che lo tradirai, che cercherai la casa come piace solo a te, che lo imbroglierai su qualcosa, che gli porterai la suocera in casa… so’ tutte cose alle quali alla fine l’uomo s’abitua, ce passa sopra.

-E vabbè zio allora qual è la cosa che non dovrò mai fare?

-Nun je devi rompe li cojoni

Soughton HallWedding Photography By Ashton Photography www.ashtonphotography.co.uk

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