Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

E se è una femmina si chiama già Futura

Partirà domenica alle 21.59 ora italiana. La sua missione, battezzata “Futura”, durerà sei mesi ed è stata realizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana in cooperazione con la NASA. Destinazione ISS, Stazione Spaziale Internazionale. Lei si chiama Samantha. Samantha Cristoforetti. Ed è la prima astronauta italiana.

Sul socialcoso quell’altro si chiama @AstroSamantha. Se volete andare in orbita potete farlo seguendola. Intanto oggi è arrivato il taxi:

Il taxi di @AstroSamantha - Foto via Paolo Attivissimo

Ora sarà perché sono reduce da Interstellar, sarà perché ogni volta che la vedo apparire mi entra in scena con il sottofondo di Lucio Dalla “Futura” ma questo sembra proprio un anno spaziale. Che davvero “chissà chissà domani su che cosa metteremo le mani” e pure i piedi. E “se si potrà contare ancora le onde del mare e alzare la testa”.

Si, domenica sarà “una notte di fuoco”.  Nella quale chissà quanti nostrifigli nasceranno. “E chissà come sarà lui domani, su quali strade camminerà, cosa avrà nelle sue mani. “Si muoverà e potrà volare” ma soprattutto, come Samantha, “nuoterà su una stella”, come sei bella. E se è una femmina si chiama già Futura.

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Se tu sei, ancora, con me

Auguri Paolè. Ovunque tu sia

“Se tu sei con me”. Bach. Ma Bach lei, Anna Magdalena.

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Lo sparo nel buio

Ogni volta che lo rifanno io lo riguardo. Si chiama “Erin Brockovich” ed è un film del 2000 con Julia Roberts, una madre di tre figli, single, precaria senza arte né parte che alla fine porta alla sbarra e inchioda la Pacific Gas and Electric Company, una multinazionale potentissima che ha contaminato le falde acquifere di una cittadina californiana, provocando tumori ai residenti. Ma del titolo del film mi ha sempre colpito il sottotitolo: “Erin Brockovich – Forte come la verità”. E in questi anni, quando le (e gli) Erin Brockovich di Casale Monferrato son riusciti a portare alla sbarra i responsabili delle morti per l”Eternit, ho aspettato il finale del film di Steven Soderbergh, un finale nel quale la giustizia trionfa perché è come la verità: forte.

Invece no. Noi non siamo Erin Brockovich, non lo siamo ancora. Perché il mesotelioma pleurico cova per decenni in silenzio “ma da quando si sveglia ci vogliono in media 306 giorni per morire”, dice oggi a Repubblica Nicola Pondrano, capo dei delegati sindacali Eternit.

“Il tumore è un colpo di pistola che ti colpisce al cuore 30 anni dopo essere stato sparato”. Quando l’omicida ha avuto tutto il tempo di sparire. Dopo aver sparato, indisturbato. E la verità sarà pure forte. Ma non abbastanza, evidentemente.

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Le vibrazioni

Come a qualcuno degli utenti è noto, qualche tempo fa ho adottato un amore a distanza. Si tratta di un format che convintamente caldeggio. All’inizio mi sembrava che il principale punto di forza fosse prendersi l’amore e i treni e risparmiarsi le lavatrici. Senonché strada facendo ne ho apprezzato anche altro. Tipo il telefonino zitto nelle gallerie.

Giusto pochi giorni fa riflettevo sul fatto che gli amori a distanza vivono soprattutto di voce (oltre che di biglietti ferroviari o aerei). E di silenzio. Di solito il secondo ti fa desiderare la prima e il silenzio è pure condizione essenziale -ovunque- per sentire. Che nella caciara, di suoni e sentimenti, è complicato orientarsi. Allora magari abitando nel silenzio si sente pure meglio. E capirsi e sentirsi e percepirsi ed entrare in sintonia è dunque soprattutto un fatto di vibrazioni.

Dice Meripo’ ma che è tutta questa filosofia acustica?

E’ che mi chiedevo: ma per sentire è necessario anche poter ascoltare?

E me lo chiedevo perché da un po’ di tempo ho un amico del socialcoso con il quale ci scambiamo opinioni attinenti il pianeta dei cuorinfranti ma soprattutto quello musicale: lui pubblica della musica bellissima molta della quale a me sconosciuta. E quindi, dopo un po’ di tempo che ci scambiavamo opinioni scritte su questo o quel pezzo, e che lui mi spiegava che tutto sommato fra musica e persone -e fra persone e persone- è tutta questione di “vibrazioni”, gli ho scritto per ringraziarlo. Ed è stato allora che lui mi ha riscritto

-Mi fa piacere che ti piaccia la “mia” musica. Perché, non so se te l’ho mai detto, io sono sordo


E questa arriva direttamente dalla sua consolle, per tutti i supercalifragilini:

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Quelli che restano

Tempo fa, mentre cercavo casa, mi capitò di andarne a vedere una molto molto bella alla Lungara a Trastevere. Sapete quelle con i soffitti in legno, senza ascensore, una cosa tra la soffitta di Mimì e un loft parigino figo. Nonostante il prezzo fosse davvero allettante non la presi. Perché affacciava su Regina Coeli. E il tizio del bar sotto mi disse “Qua se sta benissimo a parte certe volte che se sentono le grida da dentro”. Il giorno in cui andai a visitarla era anche l’orario di entrata dei parenti. E no, non feci mai un’offerta per quella casa. Alla quale ripenso, però, sempre. Nonostante

“A Via della Lungara ce sta ‘n gradino
chi nun salisce quello nun è romano
nun è romano né trasteverino”

Ma è a quella casa che ho continuato a pensare mentre leggevo il libro di Paola Musa, uscito in singolare coincidenza nei giorni del processo che ha assolto tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi. Si chiama “Quelli che restano”. E insegue i pensieri di una secondina di Rebibbia in un’unica giornata lavorativa. Che veramente si dice poliziotta penitenziaria. Ma secondina fa più male e più capire.

E’ una cosa difficile leggere il libro scritto da una persona che conosci e che stimi. E’ difficile perché mentre leggi senti la sua voce, la vedi nei personaggi, la ritrovi negli anfratti. Invece volevo dirvi che già da pagina 12 ho mollato Paola e sono rimasta per 24 ore, 126 pagine e un interminabile tempo interiore con loro, con “quelli che restano”. Ho avuto freddo, caldo, ansia, claustrofobia e paura. Poi ho chiuso il libro e sono corsa ad aprire la porta di casa. E poterla aprire e richiudermela alle spalle per uscire è stato un momento indimenticabile.

pagina 12
“Sono arrivata, senza quasi accorgermene, e come sempre, prima di entrare, sollevo lo sguardo. Oggi il cielo è di un grigio metallico. Le previsioni danno però sole a mezzogiorno. Non ci farò caso. Il cielo esterno tra un po’ lo chiudo alle mie spalle, come un sipario. Mi sovviene un pensiero, per noi che andiamo e veniamo, noi carcerieri a ore con due vite entrambe sospese. È vero. È solo un’illusione. La battuta di ieri della collega Girotti mi scorre di nuovo lungo la schiena. Alla consegna dei beni a una detenuta pronta per essere rilasciata per la terza volta, ha detto: «Lo vedi, sono loro che vanno e vengono. Noi siamo quelli che restano”.

Paola Musa
Quelli che restano
arkadia

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Mamma mia che impressione

Cara Meripo’, io cerco di essere superiore ma dopo un mese sto ancora schiantata. Non è successo niente di diverso da ciò che succede a tante: se n’è andato con la metà dei miei anni. Nel senso proprio con una di 25. Vorrei molto dirti-vi che me ne sto facendo una ragione e che sono una donna autonoma e che e che e che. Invece mi spiace ma hai di fronte proprio la schiappa: alcune mattine mi alzo e ancora non so come fare senza di lui. Mi fa impressione persino a scriverlo ma è così. E non so che fare.
Rossana

Cara Rossana, niente. Non devi fare proprio niente. A un certo punto arriverà il giorno in cui, praticamente a tua insaputa, tutta quest’impressione si trasformerà. Come? Già che siamo in tema di colori te lo faccio dire da Pierre-Auguste Renoir:

“Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’impressionismo“.

E chest’è, direbbe la mia amica Rossella. Aspetto il primo quadro. Intanto eccoti il mio.
Meri

Mary Poppins impressionist (foto Freaking News)

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Da Trieste in giù

Laura Boldrini: ora una donna al Quirinale. #datriesteingiù

(marescià si scherza eh)

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Dire, fare, inseguire

“Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.”

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Agenda

Agenda giornaliera

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What Scapp

I 10 motivi per i quali alla doppia spunta blu non vi ha comunque risposto

10 E’ il mio schermo che ha problemi da tempo

9 Non sono blu sono verdine

8 Io ho un modello vecchio in bianco e nero

7 La doppia spunta impalla il sistema e non fa più rispondere

6 La notifica è collegata con meteo.it, è un indicatore meteorologico

5 La notifica è collegata con l’Accademia della Crusca: sono virgolettati

4 Perché sia certificata l’avvenuta lettura devono esserci tre spunte blu

3 Perché sia certificata l’avvenuta lettura ci deve essere anche l’occhialino da presbite accanto

2 Gli hanno rubato il cellulare

1 Vedi, a comprare a i telefoni dai cinesi?

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