Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

The cat is on the table and the plane is in the river

Esce dunque nel weekend questo catalogato “da vedere” film di Clint Eastwood –“Sully”– sul pilota-eroe che, essendogli entrato un pattuglione di uccelli nel motore, ammarò nell’Hudson invece di seguire la procedura d’emergenza facendo dietrofront e andando ad atterrare in qualche aeroporto limitrofo.

Ora si dà il caso che quel 15 gennaio 2009 la quippresente non solo fosse a New York -in quello che di fatto fu il viaggio in cui pure er poro ex ed io ammarammo da matrimonio a separazione- ma più propriamente alloggiata all’Hotel Hudson, quello. Quello sopra al fiume ma soprattutto quellostesso di Sex and the city.

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Quel pomeriggio, neoatterrati, si stava passeggiando attorno all’albergo quando vedevamo volteggiare elicotteri e sentivamo sirene circostanti ma il tutto in un’atmosfera piuttosto rarefatta, date le circostanze. Delle quali eravamo ancora all’oscuro.

Dopodichè, strafatti di jet lag e anche di freddo, rientravamo in albergo e salivamo in camera. Anche nella Hall nessuno riteneva di metterci a parte di nulla e anzi tutti, essendosi fatta nacerta, trangugiavano Cosmopolitan e Martini come non ci fosse un domani.

Io continuavo comunque a chiedere del perché di ste sirene e er poro ex continuava a tranquillizzarmi sulle nuove procedure di pattugliamento del territorio. E mi invitava a rilassarmi guardando dalla finestra il paesaggio vista fiume

E infatti è stato proprio avvicinandomi alla finestra, spazzolino da denti in bocca, che alla sua domanda da altra stanza

-Allora che c’è lì fuori di bello?

io ho urlato

-OOOHHHUUAUUAUIA UE’ U AUEUEO E IUE

-EEHH??

-OMMAMMAMIA….C’E’ UN AEREO DENTRO AL FIUME

Perché io poi mi lamento di matrimoni e separazioni. Però pure la vita di sto poraccio accanto a me non è stata certo facile.

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Sì l’amore ma

Amiche e amici spajati, sì l’amore. Ma vi pregherei di non sottovalutare un pezzo di pizza bianca calda alle 11.

pizza-bianca

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Regreso de Cuba cuando quiero

Andò più o meno così. Esausta da giorni di straziacuoramenti derivanti dal mio stato di neoseparata, trovandomi in zona Avvento e con ciò sentendo sul collo la fiatella del Santo Natale, sola come un gambo di sedano e prosciugata come na piantina sul balcone durante le vacanze estive, decidevo la mossa della disperazione:

-Basta. Basta, parto. Basta, parto con Avventure nel mondo

il che per me equivaleva a una sorta di estremo gesto, modalità Tosca da Castel Sant’Angelo. Occorreva trovare una destinazione in cui non sembrasse inverno, non sembrasse Natale e non si sembrasse tristi. Fu così che l’occhio cadde sulla pagina Cuba. Cuba “Cuba prima che muoia Fidel Castro che poi chissà che succederà”.

Contemporaneamente, nel Granducato di Toscana, anche il Professor Pi, avendo già visto mezzo mondo, riteneva maturo il tempo di recarsi a Cuba, “Cuba prima che muoia Fidel Castro che poi chissà che succederà”.

Sul catalogo del viaggio c’erano le date 25 dicembre-8 gennaio e accanto il nome del capogruppo: PROFESSOR PI (più o meno, io manco ero ancora Meri Pop). Decisi dunque l’estremo click. “Prenota”. Prima però telefonai all’ignaro.

DRIIIIIIINNNNN

-Pronto buongiorno sono Meripo’. Sentanpo’ io ho letto di questo viaggio e tenterei l’estremo gesto ma volevo chiarire due cose: primo io sono abituata a viaggiare come la gente normale e secondo mi trovo in una condizione psicologica piuttosto precaria per cui non voglio creare problemi a voi a settemila chilometri di distanza e soprattutto non vorrei me ne creaste voi, dunque Le chiedo: secondo lei quanto sarà disagevole questo viaggio?

Si sentì solo una lunga pausa. Poi

-Dunque se la destinazione fosse l’Irian Jaya  (non ho ancora idea di dove stia), con fango alle ginocchia e sanguisughe in ogniddove, le direi Se ne resti a casa. Però, scusa eh, ma stiamo parlando di Cuba. Ripeto: Cuba, la bellezza e la rivoluzione permanente. Tu devi dirmi solo una cosa: ma per te è più importante quello che andremo a vedere, l’incanto che andremo a scoprire o se esce l’acqua calda dalla doccia?

Fu così che mi fregò. Perché è del tutto evidente che la cosa più importante era la caspita di acqua calda dalla doccia. Ma sentii solo una voce che al posto mio rispondeva

-E beh certo, la rivoluzione permanente

cuba

E dunque per me Cuba è stata “Cuba prima che muoia Fidel Castro che poi chissà che succederà” da casa fino all’imbarco di Fiumicino, ove poi si appalesò il professor Pi in tutti i suoi due metri di longitudine. Dopodiché Cuba è stata solo la nueva vida. Una vita più libre, più Cuba libre.

Ma soprattutto Cuba è stato quel posto in cui, a 48 ore dagli ultimi straziamenti e lacrimamenti, mi ritrovai in una fumeria di sigari spippacchiando un Montecristo con un bicchiere di rhum nell’altra mano (spippacchiava Pi ma tentai pure io un paio di intossicate) e avendo già prenotato una lezione di salsa con un cubanero locale.

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Cuba, foto Professor Pi

Portai un taccuino di appunti sul quale ancora oggi è possibile ammirare una sola paginetta scritta, la prima. Dove ci si può fare un’idea della mia lungimiranza:

“Partenza ore 10 Fiumicino. Zaino, no bagagli rigidi. Dice che ci sarà questo Pi ad attenderci. Quello del telefono. Comunque se non mi trovo bene VUELVO QUANDO QUIERO. Torno quando voglio”.

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Cuba, Foto Professor Pi

Dunque cosa altro dire di Cuba? Nulla, bellimiei. Ricordate solo una cosa: le peggiori sole si preannunciano con la frase “smetto quando voglio”.

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Er Nobel

Alla fermata dell’85

-Signò ma l’auti?

-Signora oggi è sciopero

-Ma n’artro ?? A sta cittá je dovrebbero dà er Nobel per la pazienza, artro che Bob Dylan

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Very Black Friday

In occasione dei saldi estivi di domani (che qui fanno 20 gradi e che però chiamarli Black Friday fa più figo) mi è gradito mettervi nuovamente in guardia dalla “Sindrome del cesto dei saldi”.
Di che si tratta?

Avete presente quando ci si ritrova gomito a gomito tra femminazze riverse in quei traboccanti cesti del tutto a 30-20-10 euro? E avete presente quando tirate su il maglioncino, lo scannerizzate, lo scartate e lo riposate? E avete presente quando, come un lampo, appena l’avete poggiato si azzecca furtiva la bionda mano accanto, lo tira su e se lo cucca? Ecco: nonostante voi abbiate tra le mani il cachemirino lilla inseguito da un anno, ora a un terzo del prezzo, improvvisamente avete voglia solo di quello che avevate scartato e che altra femminazza s’è cuccato. Io non lo so perché succede ma succede.

Avete presente quell’ostinazione a volervi tenere una cosa o Coso che vi manca solo quando pensate che un’altra ve la sta portando via?
E beh non vi manca la cosa o Coso: vi manca solo di poter nuovamente scegliere.

Tutto ciò premesso domani è giorno di sconti, il caspita di Black Friday. Femminazze, nell’impossibilità di capire che vogliamo dagli uomini cerchiamo di capire almeno che vogliamo dalle svendite.

E siccome modestamente a noi l’ammericani non devono insegnare nulla, domani sarà Very Black Friday soprattutto perché c’è lo sciopero globale degli autobus.

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Amare alla follia

C’è che ieri sera ce la siamo goduta finché non ci siamo sedute, Grace ed io. Memori del suo imperituro motto “La patata deve girare” (che gli assidui del blogghe ricorderanno), facevamo una sosta obbligata dal contiguo Queen’s chips, mentre, in entrata al contiguo, ci sfilavano i SimonaIzzo’s, gli Edoardo Leo
(-Grace, io questo l’ho già visto da qualche parte
-Dint’a un film, Meripo’, din’t a parecchi film)
le Simone Marchini
(-Grace, la Marchesini -Marchini, Meripo’, Marchini
-Grace, Rocco Schiavone -Giallini, Meripo’, Giallini)
e molto cinema e teatro che è e che fu.

Ma una volta entrate la pacchia è finita.

E alla fine, quando dal palco si alza il velo in ogni senso, ti senti sollevata pure tu come quel palloncino in aria, dopo un’ora e mezza in apnea inchiodata alla poltrona.  Una cosa che a raccontarla è quasi impossibile. Una cosa da pazzi. Bravi da matti. Tutti. Perché “La pazza della porta accanto” forse è proprio questo: un viaggio su quel confine labilissimo che tutti ci attraversa, tra normalità e pazzia. Le parole sono quelle di Alda Merini, l’adattamento teatrale è di Claudio Fava e la regia è quella di Alessandro Gassman. Ma le paure sono le nostre. Basta poco per ritrovarsi oltre quel confine. Oltre quel velo. Fra i “normali” e i “dannati”. Quelli prima della legge Basaglia e quelli dopo. Alda Merini. Che infesta di frasi le bacheche di Facebook ma che nessuno, alla fine, conosce davvero. Una che il manicomio l’ha avuto fuori e dentro.

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All’Eliseo la Merini sta nel fragile e bellissimo corpo di Anna Foglietta.

Alda Merini, voce del verbo amare. E dare parole all’amore. Le parole che, insieme alla legge Basaglia, la salveranno dal manicomio ma non dall’inferno che si porta dentro. E che in fondo ognuno di noi si trascina appresso.

Perché, alla fine, è del suo stesso male che tutti noi abbiamo voglia e paura. Di amare. Di amare da impazzire.

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SupercaliMoon

L’annunciano, l’aspetti, ti dicono che eccola, la vedono pure le amiche e quando t’affacci tu c’è l’invasione di nuvole che manco alla Lavazza.

In linea di massima l’amore funziona come la SuperLuna.

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Buon lunedì

Trump compare, l’Antartide scompare e la gente torna a sposarsi. Poi dice i Maya

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Fertility Day

Una ragazza di 17 anni scappa di casa. I genitori disperati vanno a Chi l’ha visto. Dopo qualche giorno lei si fa viva su Facebook e scrive: “La foto su Chi l’ha visto fa veramente cag…“.
Poi dice il Fertility Day.

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L’investitura

Nasci, combatti  un padre misogino, ti fai il mazzo, diventi un’avvocatessa coi controcabasisi, ti sposi, ti sposi con uno che ti tradisce, ti fai il mazzo, gli fai il mazzo, diventi una segretaria di Stato coi controcabasisi, aspetti il riscatto, ti fai il mazzo, sei vicina all’investitura. Arriva effettivamente uno che ti investe.

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(Usain Bolt investito dal cameraman cinese)

Hillary, una discreta metafaa daa vita

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