Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

Leicester Love

-Hai saputo di Chiara?

-Ho saputo che il marito aveva la fase ZP

-Eh?

-Zona Prostata: cambio la cinquantenne con la trentenne così me ringiovanisco pure io

-Infatti. Ma hai saputo che è tornato?

-Uh. E che è successo?

-Eh, s’è inteso male e la trentenne s’è squajata

-E ora Chiara se l’è ripreso?

-Si. Ma col cartellino giallo

-Eehh?

-Lei gli ha detto: “Caro, io sono il Leicester. Ma tu non sei Ranieri. Quindi alla prossima te ne torni fisso in C. Anzi, in der C”.

Leicester

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Amare è un lavoro duro

Dovete perdonarmi ma per me il Primo Maggio sono sempre e ancora loro.

Giacomo e Maria, sposati da quindici anni. Avete presente, si? Quando va di lusso ci si sente come due fratelli. Altrimenti insopportabili. In ultima istanza estranei. Eccola dunque la linea Maginot: è a quel punto che Giacomo inizia a farsi reticente, cambia le password al computer, si porta il cellulare al bagno, sparisce per non meglio identificati sopraggiunti impegni. Avete presente, si?

E’ lì che Maria dice “Meripo’ ma secondo te?”. E beh avete presente si? N’altra linea Maginot fra la bugia pietosa e l’attesa che Maria lo capisca da sola che l’amore dura tre anni e al quindicesimo continuare a infierire è disumano.
Però per quel po’ di prudenza che la carta d’identità, lo stato civile e questo blogghe mi hanno aiutato a sviluppare mi taccio. E dico, anzi scrivo, che Maria io non l’ho mai incontrata di persona ma solo di tastiera, le scrivo che “parla, chiedi. Ma solo quando sarai pronta a ricevere risposte sennò statte zitta e aspetta”.
E niente, Meripo’, quando squilla il cellulare si allontana, quando usa il computer si incacchia se gli passo alle spalle. Avete presente si? Assente, teso, basta cinema, basta pizze il sabato, basta vacanze insieme. Ci sono due bambini e in vacanza ci si va, poco, lei e loro.
Insomma questa storia va avanti più di un anno. E lei zitta. E io pure. E lui anche.

Finché il mese scorso Giacomo l’ha fatto: l’ha invitata a cena fuori e le ha detto quelle due paroline con le quali di norma si apre ogni separazione che si rispetti:
-Dobbiamo parlare
Beh lo hanno fatto. Lei la prima cosa che gli ha chiesto è stata:
-Saltiamo le premesse, lei come si chiama?
Ed è stato allora che lui glie l’ha detto: lei si chiama disoccupazione. Giacomo un anno fa è stato licenziato. Ha continuato ogni giorno a uscire alle otto e rientrare alle sette, ha continuato a pagare bollette, dentista e vacanze dei bambini. Ha chiesto prestiti e ha dato fondo ai risparmi. Per un anno ha risposto al cellulare in bagno alle agenzie di lavoro interinale. Per un anno ha continuato a lavorare così: senza lavoro.
Ora una piccola offerta è arrivata: lo pagheranno di meno e lavorerà di più. Quindi a cena ha detto a Maria che quest’anno in vacanza ci si torna tutti insieme. Ma al campeggio.

Work

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WW William e Kate

La grande lezione di ottimismo che ancora oggi, a distanza di cinque anni, arriva dall’Abbazia di Westminster è che chiunque può accalappiarsi un re anche se
A) ha una sorella che si chiama Pippa
B) ha uno che la molla ogni tre per due

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Matrimonio, relazione tra 2 di cui 1 ha sempre ragione e l’altro è il marito

Riguardo al fatto che “il vero amore dura per sempre, ora lo dice anche la scienza” vi elenco cose che ultimamente avrebbe “dimostrato” “la scienza” riguardo amore et similia, così vi fate un’idea di quanto poter contare sui risultati:

1 – Gli uomini alti divorziano più dei bassi
Gli alti tendono a sposare donne più istruite, adulte e appartenenti alla propria etnia. Ma sono anche più inclini al divorzio rispetto ai bassi, che si sentirebbero in dovere di “compensare” la propria (mancanza di) altezza impegnandosi di più sul lavoro e cercando di guadagnare di più

2 -Durano di più i matrimoni sfarzosi
L’11% dei partecipanti non si era sposato con una cerimonia formale,  solo il 28% di essi raccontava di vivere un matrimonio felice; d’altra parte, il 41% delle coppie che si erano sposate con una cerimonia formale sosteneva di essere felice e contenta con il proprio coniuge (University of Denver)

3 – Durano di più i matrimoni spartani
C’è però, chi sostiene anche il contrario. Secondo un’altra ricerca, condotta dagli scienziati della Emory University, le coppie che si sposano con celebrazioni più spartane hanno più probabilità di restare insieme. Tra le donne che hanno risposto al sondaggio dei ricercatori, quelle che hanno speso più di 20mila dollari per il matrimonio hanno divorziato tre volte e mezzo in più rispetto a quelle che hanno speso tra 5 e 10mila dollari per la cerimonia.

4 – Durano di più i matrimoni in cui si guardano i film assieme e se ne parla per 30 minuti
Gli autori hanno chiesto a diverse coppie di guardare periodicamente film insieme e parlarne per 30 minuti. Ne è risultato un miglioramento complessivo del benessere della coppia (Journal of Consulting and Clinical)

5 – Durano di più le coppie che litigano usando il “noi” anziché il tu
Le coppie i cui componenti usano più spesso il pronome “noi” durante le liti durano più a lungo di quelle che parlano sempre al singolare ((University of California, Berkeley)

6 – Si tradisce a nostra insaputa, per colpa di un gene
I soggetti portatori di una variante del gene Drd4, responsabile del trasporto di dopamina, un neurotrasmettitore che controlla, tra le altre cose, emozioni e umore, hanno più probabilità di tradire il proprio partner, “anche con storie che durano una sola notte”, come ha detto Justin Garcia, uno degli autori del lavoro (Binghamton University)

7 – Se la donna sta bene va tutto bene. Il contrario non vale
Il benessere della donna è un fattore cruciale, più di quello dell’uomo, per il benessere della coppia. Secondo Deborah Carr il fenomeno è legato al fatto che “quando una donna è soddisfatta del proprio matrimonio, tende a comportarsi meglio nei confronti di suo marito, il che ha un effetto positivo sulla sua [di lui] vita”. Il contrario non vale (Rutgers University)

Vi è chiaro che l’unica vera è la 7. Ed è anche l’unica circostanza alla quale si possa affibbiare il “per sempre”.

Dunque si conferma solo che l’unico matrimonio duraturo è la relazione tra due individui di cui uno ha sempre ragione e l’altro è il marito.

Matrimonio cit

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Categoria: Rievoluzione |  1 Comment » | 

Il grande Boh

-Non lo so
-La festa della Repubb no aspetta
-Liberazione daaaaa… che Liberazione?
-Mi trovi impreparata
-Nel millenovecentooooo sessantaaaa
-Del cinquant no io perché a storia so’ sempre annato male, se mi facevate na domanda de geografia era mejo
-Non volevo essere liberato
-Credo ci siano feste più importanti da festeggiare -Tipo? -Natale, Pasqua
-Non sono molto attaccata a queste cose. Perché poi il regime fascista dipende da come viene interpretato
-La toglierei come festa nazionale
-La festaaaa quella lì deee
-La festa della donna
-La festa del patrono
-Liberazione daaaaa ma perché proprio a me
-L’importante è che sia festa
-Partigiani? Non so nemmen chi sson

La domanda era Cosa sanno i giovani del 25 aprile. I ragazzi che rispondono li trovate in questo video qua, trasmesso ieri sera a Ballarò

In linea di massima chiunque si stia scervellando sulle emergenze nazionali dovrebbe partire e concentrarsi solo su questo.
E adesso scusate vado a iscrivermi al Movimento per l’Autoestinzione dell’umanità

Boh

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L’eroe col messale

Abito vicino a Via Tasso, quella via Tasso, e quando posso entro, mi faccio un giro, mi commuovo un po’ (che è proprio il segno che sovvecchia) e me ne vado. Via Tasso ormai non è più neanche un luogo: è uno stato d’animo. La pronunci e ti torna in mente la storia. Quella orribile storia. Fatta di torture, di delazioni, di tradimenti, di viltà e di morte. Via Tasso è Herbert Kappler. Ma via Tasso, oggi che ci sono ripassata, per me è stata soprattutto don Morosini.

Don Morosini

Don Giuseppe Morosini da Ferentino. Sacerdote. Compositore. Eroe. Perché è a lui che tanti, ebrei e non ebrei, devono la vita. Fece di tutto. Compresa la fabbricazione e distribuzione di documenti falsi. E me lo immagino, quell’uomo in tonaca, passare dal messale alle tipografie clandestine. Tradito, infine, dagli stessi che aiutava. Rinchiuso a via Tasso, torturato, trasferito a Regina Coeli e fucilato a Forte Bravetta.

E’ proprio a Regina Coeli che lo incontra Sandro Pertini. Che raccontò questo:

“Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini: usciva da un interrogatorio delle SS, il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono. Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede. Benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: “Dio, perdona loro: non sanno quello che fanno”, come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell’animo mio”,

In carcere continuò a essere prete, uomo con la schiena dritta (non rivelò mai neanche un nome e anzi cercò di addossarsi ogni colpa del movimento) e financo compositore, che anche lì continuò a scrivere musica. A Via Tasso c’è l’atto della sua condanna a morte.

Don Morosini Via Tasso

La mattina del 3 aprile 1944, al cappellano capo di Regina Coeli, Cosimo Bonaldi, entrato nella sua cella per prepararlo alla fucilazione, Morosini dichiarò: «Monsignore, ci vuole più coraggio per vivere che per morire»

Nel plotone di esecuzione composto da 12 militari, all’ordine di “fuoco!”, 10 componenti spararono in aria. Rimasto ferito dai colpi degli altri 2, don Morosini fu ucciso dall’ufficiale fascista che comandava l’esecuzione con due colpi di pistola alla nuca.

A Via Tasso bisogna andare per toccare con mano  l’orrore. Ma anche per toccare con mano quel silenzioso, quotidiano eroismo che ci ha resi liberi. Un eroismo che, in tanti casi, ci ha liberati non col fucile ma con il messale.

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Buckingham House

In onore del compleanno di Roma che ne fa 2769 e di quello della regina Elisabetta che ne fa 90 e anche a pochi giorni dall’anniversario del matrimonio di William e Kate mi è qui gradito ricordare di quando, proprio per il matrimonio di questi ultimi, su Zuckercoso si organizzò con Roberta e Grazia la direttastriming dal titolo “Anche tu invitato al royal wedding”.

Ero in cerca di casa e un giorno chiamò l’agenzia.

-DRIIIIIIINNN -Signora Meripo’ scusi per lei andrebbe bene vedere l’appartamento venerdì alle 15?

-No, guardi, mi scusi ma io venerdì alle 15 ho il matrimonio di William e Kate.

Silenzio. Poi lui

-Signò, joo dico subito: la casa non è un granché

Matrimonio Elisabetta 2

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Le magnifiche quattro

Sapete chi sono queste quattro signore?

The AP team that investigated seafood caught by slaves poses at the George Polk Award luncheon in New York, Friday, April 8, 2016. From left, Martha Mendoza, Robin McDowell, Esther Htusan and Margie Mason. (AP Photo/Richard Drew)

Si chiamano (da sinistra) Martha Mendoza, Robin McDowell, Esther Htusan and Margie Mason. Sono quattro giornaliste della Associated Press. E ieri hanno vinto il premio Pulitzer. Che sarebbe tipo un Nobel dei giornalisti. La storia la racconta oggi Pietro Del Re su Repubblica. Con la loro inchiesta sullo sfruttamento del lavoro nella catena di lavorazione e distribuzione del pesce  nel sud est asiatico, hanno fatto liberare duemila persone. Ripeto: duemila persone. Per realizzarla hanno lavorato un anno e mezzo. Hanno pedinato in terra e in mare i mafiosi ittici, sono state speronate in acqua e minacciate di morte in terra. Sono anche rimaste nascoste quattro giorni in un Tir -ripeto: nascoste quattro giorni in un tir- per individuare le imbarcazioni che trasportavano il pesce avariato.

In un mondo giusto oggi, oltre alle meritatissime foto di Reuters e New York Times sui migranti ci sarebbe in primo piano anche la storia dei mafiosi ittici sgominati dalle magnifiche quattro. E già verrebbe commissionato un film su di loro, uno da far impallidire Hoffman&De Niro & Tutti gli uomini del presidente e tutto il cucuzzaro. Immagino siano già al telefono per definire i dettagli.

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Sex and the Sassi

Partiamo dalla fine: l’ha usata la Treccani per dire che “le parole valgono”. Ha fatto vedere proprio lei. Lei con quel suo modo un po’ altezzoso di starsene arroccata. Ma vicina. Imperiosa. Ma accogliente. Fiera. Ma semplice. Matera. Uno scrigno di meraviglie qui, a quattro ore da Roma (più una di macchina da Beri che ci ha lu mer ma non lu pullman).

In principio fu Shylock. E fu la Milly. Un viaggio a tre. Sex and the Sassi. Per sentirci ancora le ragazze cazzoncelle di sempre. A dispetto del tempo che passa. E quale miglior posto di Matera, dove il tempo per certi aspetti non è passato mai? Al trio si aggiunsero poscia anche l’amico Sed col conte Mascetti (ovvero Clà). Un quintetto mai sperimentato alla prova di una tre giorni che avrebbe fatto invidia al Professor Pi in quanto a impettate sulla Murgia (ma poesse che non ci sia al mondo un viaggio senza impettate?) e a Cannavacciuolo in quanto a chefferie.

Che a riassumerlo, sto viaggio, è cosa dura. Proprio cose di sassi. Matera: che a vederla la prima volta ti escono solo vocali (uuuhh, ooohhh) con buona pace della Treccani. E anche a rivederla. Che di lei hai l’impressione che non ti stancheresti mai. E anche dei miei amici, non mi son stancata mai. Che metter cinque cinquant tizi assieme quattro giorni non è cosa agevole, eh.

Carlo Levi svegliò il mondo descrivendone la sofferenza. Ma l’Unesco si svegliò nel 1993 e proclamò i Sassi Patrimonio mondiale dell’Umanità. E nel 2019 sarà Capitale europea della cultura, prima città del Sud a diventarlo.

Matera

Panni stesi bene – Foto Meri Pop

Ma è la gran cura, il buon gusto e l’affabilità dei materani, che vorrei iscrivere in quell’elenco. Voglio dire la vedete sta foto? Persino a stender panni qui c’è arte. Non a caso il mio amico Sergio ha coniato l’hashtag #luogoideale.

Insomma mentre eravamo lì stavano girando il film di Wonder Woman. Che sì, questo è davvero uno set, oltre che un luogo, ideale. E giravano anche un po’ le balls al nostro amico Angelo (di nome e di fatto, scarrozzatore nel tragitto Bari-Matera e ritorno e ineffabile guida) per il fatto che i benefici della nominèscion e dei set chissà quando e chi li vedrà ma per ora i prezzi più alti l’hanno visti tutti i materani.

E se il duo masculo parimenti apprezzonne libagioni e scenari, il rio delle femminazze incantato rimase dall’eleganza dei negozi, soprattutto quelli di artigianato femminile (le borse di Patrizia nonmiricordo, ora chiedo a Shylock, tutto a chilometro zero, tutto riciclato ma ve ne riparlerò), i tessuti tovagliati e affini di nonmiricordo manco lei ma ora le rimedio.

Quello che in conclusione volevo dire in due parole che non fossero carino carino (ma ne ho impiegate forse troppeassai) è che tutti, tutti, dovremmo regalarci Matera una volta nella vita.

Matera notte

Se le fate esistono abitano qui – Foto Meri Pop

Lo spot, vi dicevo all’inizio. C’è questa bella ragazza che va in giro tra Via S.Francesco, Via Ridola, Piazza Sedile (casa nostra…), Via S. Biagio,  Vico S. Cesarea, per dimostrare quanto la monotonia del linguaggio (in cui tutto è solo “carino”) assume aspetti grotteschi. E ci priva di bellezza. Perché, diceva quell’altro, le parole sono importanti. E la lingua italiana ci mette a disposizione tra le 215.000 e le  270.000 unità lessicali. Scopriamole. Meravigliamocene. Ascoltiamole. Godiamone. Come con Matera.

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Caro amore, ecco perché ti lascio andare

Caro amore,

Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.

Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.

Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.

Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.

E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia.

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe

Signori, l’addio di Kobe Bryant al basket. Stanotte. E no, non sta parlando solo al pallone.

(l’integrale della lettera è qui)

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