Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

Via con l’Avvento/I “fiori” di Bach. Lei

di Ramerrez

Natale è l’albero i regali gli auguri i baci sotto il vischio la neve tutti che sono un poco più buoni e via dicendo ma è anche il giorno in cui, tanti anni fa, è nato Lui.

Per chi ci crede, Lui è Dio che si è fatto uomo. E al di là del somarello e della mangiatoia, a chi crede, Natale ricorda che Dio è qui sulla Terra, è in ogni nostro simile, e che il migliore modo per pregarlo è attraverso la carità e l’amore nei confronti del prossimo.

Per chi non ci crede, Lui comunque è il simbolo della pace, degli uomini di buona volontà, della morte per il bene degli altri e la testimonianza di un precetto che deve guidare la vita anche dell’ateo più restio o del buddista più convinto: ama il prossimo tuo come te stesso e non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.

Per cui va bene la stella cometa, i pacchi sotto l’albero ed il presepe con il muschio ed il cielo fatto con la carta blu e vanno bene pure le canzoni, ma a Natale Lui deve essere con noi. E se Lui è con noi, non abbiamo paura

Perché senza di Lui, che Natale è?

(L’occasione mi è gradita per ricordare che questo pezzo bellissimo è di Gottfried Heinrich Stölzel ed è incluso nel Quaderno di Anna Magdalena Bach, musicista. E’ stata anche la seconda moglie di Johann Sebastian. Insieme ebbero 13 figli. Fu, pare, un matrimonio felice. E lei lo “aiutava a trascrivere la sua musica”. Morto il marito, e scomparsi i figli, Anna Magdalena fu costretta a chiedere la carità e l’elemosina dal consiglio cittadino. E cosi, povera, morì. Nel 2006 -fonte Wikipedia- Il professor Martin Jarvis della Charles Darwin University School of Music di Darwin, Australia, ha avanzato l’ipotesi che Anna Magdalena possa aver composto alcune delle musiche attribuite fino ad ora a Johann Sebastian Bach. Ecco a me fa piacere approfittare di Ramerrez per ricordare Anna Magdalena Bach, musicista. E con lei tutte le donne musiciste. Più o meno ancelle o nascoste per dare lustro ad altri. Vostra Meri)

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Pse natalizio urgente/Hasta la partenza siempre

Interrompiamo momentaneamente il Via con l’Avvento per un Pronto Soccorso Emotivo Urgente. Dunque, la nostra amica e utentessa Sconsy (Sconsolata momentaneamente) si è svegliata qualche mattina fa e, dopo due anni di mestizia e mortificazioni da di lui micragnosità sentimentale, s’è fatta coraggio e gliel’ha detto: “Mobbasta. Mo’ anche basta”.

Al coraggio leonino è seguita la fase di euforia che sempre ci accompagna nelle svolte vere, seppur dolorose, della vita.  Salvo poi, or sono due settimane, piombare nella più assoluta sconsolazione rimorsiva piangente e disperante. Perché sì, questo va detto, ora sono cavoli. Che so’ capaci tutti a fare le single con le separazioni degli altri, sotto Natale. E lei è tentata di allungare la mano sul telefono per richiamarlo.

Ricordo all’utenza che la quippresente, giusto a ridosso della sentenza separativa a Natale, prese invece la decisione più azzeccata in carriera, dopo quella di cambiare stato civile: cambiare aria.

Giustappunto dopo un mese di attacchi di incontrollabile e ingiustificato pianto capii che stavo al capolinea. Di un autobus che così non sarebbe ripartito mai. Dunque decisi di prendere un aereo. Al buio. Con 19 sconosciuti con destinazione L’Avana. Quarantott’ore dopo buttavo le boccette di Rescue Remedy per tuffarmi nei bicchieri di Mojito e a tratti anche in qualche fumeria di sigari.

Cara Sconsy, credimi: non c’è problema che non possa essere risolto in una fumeria cubana davanti a un bicchiere di Mojito.

E oggi per te io ho due sole parole: Jordan Axani, il canadese che “Compra viaggio con la fidanzata che lo lascia. E lui parte con un’omonima”.

Ricorda, Sconsy: Jordan Axani. Viaggio. Con laqualunque. Noi qui a cantar Tu scendi dalle stelle. E tu lì a riprenderti la vita mentre Tu scendi dalle scale. Dell’aereo. Daje

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Via con l’Avvento/ Jingle is bell

No, questa canzone non può mancare. Ma siccome è conosciutissima e proporvela è quasi banale, ve la somministriamo in una forma inconsueta e sublime.

I grandi artisti hanno una caratteristica. Fanno delle cose difficilissime e sembra che siano facili. Insomma, Giotto ha fatto un cerchio e a uno viene da dire “cosa ci vuole a fare un cerchio” poi si rende conto che l’ha fatto a mano libera senza un compasso e allora strabilia di fronte al genio.

La stessa cosa vale per questo simpatico duetto. Bing Crosby e Frank Sinatra sono due grandissimi crooner. Con questo termine americano si intendono i cantanti che, una volta inventato il microfono per amplificare la voce, capirono che si poteva cantare in modo diverso e senza urlare, dando un tono più “confidenziale” alle canzoni. Il primo crooner fu Bing Crosby. Il secondo, si fa per dire, Frank Sinatra, circa dieci anni più giovane, che di Bing era un grande ammiratore, ma che ebbe l’avventura di entrare molto presto nell’orchestra di Tommy Dorsey, un bravissimo jazzista che suonava il trombone. E proprio guardandolo suonare il trombone Frank capì che, cantando, si poteva respirare diversamente, come facevano loro. Dopo una serie di esercizi difficilissimi, tra i quali il passare pomeriggi a cantare con la testa dentro la vasca piena d’acqua, riuscì a mettere a punto un modo completamente nuovo di cantare che otteneva un effetto strabiliante: fare cose difficilissime facendole sembrare facili e naturali.

Frank e Bing erano ottimi amici, e nel 1957 registrarono uno show di una mezz’ora, “happy holidays with Bing and Frank” che è un vero gioiellino. Ed in questo show che i due amici cantano questa canzone in un modo davvero fantastico.

A me non piace dilungarmi sugli aspetti tecnici perché la musica in fondo è solo un’emozione  ma questa volta devo farvi notare che Bing e Frank non cantano in playback. Cantano dal vivo. C’è verosimilmente una base musicale registrata, ed un microfono fuori campo. Quello che riescono a fare divertendosi, versando e bevendo il loro cocktail natalizio è incredibile, eseguendo in maniera impeccabile un brano e mantenendo la precisione ritmica di due cronometri perfettamente sincronizzati. Soprattutto se li paragonate ai talenti odierni, che senza l’auricolare nell’orecchio non riescono a cantare.

Bing e Frank ci donano questa canzone bellissima e, grazie al loro talento, fanno sembrare questo piccolo capolavoro qualcosa di semplice e naturale, due amici che si incontrano per farsi gli auguri di Natale e cantando si bevono un drink insieme. E a noi piace pensare che sia così, e che magari la canzone è venuta così bene proprio perché, oltre ad essere dei maestri del canto erano anche buoni amici che si divertivano a cantare insieme, e che anche a noi che non abbiamo il talento di Bing e Frank magari una cosa difficile fatta con un caro amico venga bene e facile come viene bene e facile la loro bellissima canzone, soprattutto sotto Natale, quando è ancora più bello stare con gli amici.

Perché un Natale senza amici, che Natale è?

Ramerrez

Dashing through the snow
In a one horse open sleigh
O’er the fields we go
Laughing all the way
Bells on bob tails ring
Making spirits bright
What fun it is to laugh and sing
A sleighing song tonight

Oh, jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh
Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
Oh, what fun it is to ride
In a one horse open sleigh

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Pop Trends

Visto che Google vi ha stilato i top trends (“Robin Williams, i Mondiali in Brasile, l’Ebola e Malaysian Airlines. Sono queste secondo Google i top trends delle ricerche 2014 sul suo motore di ricerca. Il colosso di Mountain View, come accade alla fine di ogni anno, ha infatti stilato le classifiche dei termini più digitati dell’anno”) è ora di rendere noti anche i Pop Trends.

E dunque il colosso di Roma ha stilato le classifiche delle ricerche più digitate su Supercali:

5) Trombamico (marescià ambasciator non porta ….)

4) Lucine Natale Ikea (l’avete digitato voi eh)

3) Scaffale Hello Kitty (vergogna)

2) Che resta di un sogno erotico se al mattino è diventato un poeta (giuro, maledetta primavera, avete digitato tutto il verso)

an the winner is

1) Cucciolone morbidone

L’occasione mi è quindi gradita per riproporvi il vincitore. Correva il 17 ottobre quell’altro:

“Dice il saggio che “Una grande illuminazione nasce da un grande dubbio”. Nel caso di specie che vi propongo nasce, la grande illuminazione, da un grande manifesto. Questo:

E’ sulla bacheca della mia amica di socialcoso Tania, Taniuzza per gli amiciamici, che ne ho avuto nottetempo un frontale.  Ve lo riscrivo: “Al cucciolone morbidone per i suoi 18 anni Auguri da mamma e papà”.

Dice Meripo’ e quale sarebbe l’illuminazione? L’illuminazione, care le mie cuori spaiati e vite singole, è che poi questo e tutti i Cuccioloni Morbidoni voi ve lo ritroverete non spalmati su un 6×4 ma seduti di fronte a cena o accanto al cinema al primo appuntamento. Magari sarà passato qualche anno dai 18, altrimenti -vi avverto- si rischia il penale nel senso il codice, ma è qui che si annida il problema attuale della condizione del maschio. La posta di Supercali è intasata dall’inizio di missive recanti domande, appelli e chiarimenti sul tema:

Ma che caz caspita succede agli uomini oggi?

La risposta, ragazze, non è dentro di voi: è fuori. Fuori proprio nel senso all’aperto ma soprattutto sopra. Bella spalmata su questo 6×4 accessibile anche alle miopi e alle astigmatiche financo alle presbiti.

Quello che succede agli uomini oggi è probabile che l’abbiano seminato madri e padri nei trent’anni precedenti, Maria Montessori riposinpace. Pensateci, quando vi troverete di fronte il prossimo. Non fatevi domande: ricordatevi di questo cartellone e ditevi solo “Io a te t’ho già visto da qualche parte”.

Statemi bene. E soprattuto guardate perché ora statevi sole”.

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Sostiene Pereira

C’è che La Scala di Milano ha deciso di posticipare di cinque minuti l’inizio delle recite “per tutelare le maschere”. Perché “gli spettatori che non erano puntuali aggredivano i dipendenti”. Ve lo riscrivo: uno dei principali Teatri d’Opera del mondo ha deciso di adeguare l’orario di inizio delle recite ai ritardatari perché altrimenti menano le maschere.

Il sovrintendente Alexander Pereira, austriaco, ha spiegato che “ogni volta che uno spettatore che ha pagato il biglietto intero di Platea, costoso, si trovava escluso per essere arrivato anche con un solo minuto di Pereira si mostra molto aggressivo con le maschere”. Ecco perché ha deciso di “introdurre questo periodo di tolleranza”.

Questo vuol dire che mentre voi siete lì, seduti, puntuali, magari a costo di uno scapicollo, e iniziate a godervi l’Ouverture del Fidelio o la cavatina del Barbiere di Siviglia, arriva Cacini (a Roma Cacini è l’emblema del macchittecredid’esse, del bullo, del prepotente) e fa alzare voi e tutta la fila.

Ora io vi chiedo: può mai avere salvezza un Paese così? E più della decisione trovo umiliante il motivo: dice ma perché Cacini può arrivare e disturbare tutti? Perchè sennò mena le maschere. Quindi invece di prendere per la collottola del frac il Cacini e consegnarlo alle guardie, mettiamogli il tappeto rosso e portiamogli pure un whiskino alla poltrona quando si presenta quando je pare.

Dopodiché al prossimo che viene a dirmi che il primo problema dell’Italia è il pil e non l’educazione je meno io.

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Via con l’Avvento/All I want for Christmas is you, Puppini

di Ramerrez

Certo c’è il Natale con i regali l’albero le luci il pranzo il panettone ed il vischio. Ma a volte – disdetta! – manca la persona da baciare sotto il vischio. E senza di lei (o lui, a seconda dei gusti) sembra che non sia neanche festa. Che quasi verrebbe da dire non me ne importa niente dei regali dell’albero delle luci del panettone ma Babbo Natale portami solo lei e sarò felice.

Putroppo (relativamente) per noi, non sempre questa letterina viene ricevuta, e questo desiderio esaudito, anche se siamo stati buonissimi. E allora quando sotto il vischio non abbiamo nessuno da baciare ci viene da dire che del Natale non ce ne importa proprio nulla se lei non c’è.

Però non vale,perché le cose vanno sempre diversamente. Ce lo dimostrano le Puppini Sisters, un trio londinese fondato da una ragazza di Bologna (la musica – così come la felicità-  prende strade originali e non sempre rettilinee), che prendono una canzone malinconica ed un poco sdolcinata e dopo alcune decine di secondi (non ascoltate solo l’inizio!) la fanno diventare una bellissima esplosione di allegria.

Perché è vero che qualcuna (o qualcuno) ci può pure mancare, ma anche se lei manca il Natale, i regali, l’albero le luci il pranzo il panettone il vischio e soprattutto l’allegria ci devono essere lo stesso.

Perché senza allegria che Natale è?

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Via con L’Avvento/Ring è bell

di Ramerrez

A Natale siamo tutti più buoni. Ma essere buoni è difficile quando – come accadde a Eartha Kitt – si ha avuto in dono dalla vita non solo un fisico mozzafiato tale da potere interpretare la parte di Catwoman in Batman, ma anche una voce eroticissima, tanto che era difficile trovare una canzone che, nei bacchettoni anni ’50, una volta cantata da lei potesse superare la censura della radio e della televisione. Prima ci riuscirono usando il francese (C’est si bon), poi con una canzone natalizia.

Tuttavia è ovvio la letterina a Babbo Natale di una ragazza così affascinante sia diversa da quella solita. Certo, lei è stata terribilmente buona, e a pensare a tutti i ragazzi che poteva baciare e che non ha baciato e a tutto il divertimento che si è persa si merita davvero dei regali. In fondo è stata un angelo tutto l’anno, e ora è il momento di riscuotere. Una decappottabile azzurra, una miniera di platino, qualche decorazione comprata da Tiffany’s e naturalmente tanti assegni, debitamente firmati.

E, gioco di parole intraducibile, anche un “ring”. Ma non nel telefono (“ring” significa anche “colpo di telefono”) , uno di quelli veri, un anellone come si conviene a chi è stato molto molto buono.

Insomma, non sappiamo se la nostra amica abbia avuto in dono tutte le cose che ha chiesto, ma a noi piace pensare di sì, perché anche i più birbaccioni qualcosa di buono l’hanno comunque fatto, e meritano pure loro un regalo.

Perché senza un regalo, che Natale è?

Santa Baby, slip a sable under the tree, For me.
been an awful good girl, Santa baby,
so hurry down the chimney tonight.

Santa baby, a 54 convertible too,
Light blue.
I’ll wait up for you dear,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight.

Think of all the fun I’ve missed,
Think of all the fellas that I haven’t kissed,
Next year I could be just as good,
If you’ll check off my Christmas list,

Santa baby, I wanna yacht,
And really that’s not a lot,
Been an angel all year,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight.

Santa honey, there’s one thing I really do need,
The deed
To a platinum mine,
Santa honey, so hurry down the chimney tonight.

Santa cutie, and fill my stocking with a duplex,
And checks.
Sign your ‘X’ on the line,
Santa cutie, and hurry down the chimney tonight.

Come and trim my Christmas tree,
With some decorations bought at Tiffany’s,
I really do believe in you,
Let’s see if you believe in me,

Santa baby, forgot to mention one little thing,
A ring.
I don’t mean on the phone,
Santa baby, so hurry down the chimney tonight,
Hurry down the chimney tonight,
Hurry, tonight.

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I nipoti di carta

“Mia madre, a chi le chiede ‘Quanti nipoti hai?’ risponde sempre ‘Due: una in carne e ossa e uno di carta’, con ciò riferendosi alla figlia di mia sorella e a un libro che ho scritto io. Poi aggiunge: ‘Entrambi impegnativi e adorabili. Ma il parto di quelli di carta è più raro’”. Vabbè, con 1 euro e mezzo c’è pure la maschera di giovinezza in regalo. E a pagina 96 Meripo’. In quota “childfree”. Noi che non abbiamo figli. Ma non siamo Hai-figli-No-Poverina. Su Grazia uscito oggi.

Grazia e Grazie a Costanza Rizzacasa d’Orsogna

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L’amore è una frittata

Penso a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va dallo psichiatra e dice:

“Dottore, mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina!”.
E il dottore gli dice:
“Perché non lo interna?”
E quello risponde
“E poi a me le uova chi me le fa?
Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.
(Woody Allen, Io e Annie)

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Via con l’Avvento/Quando non c’era l’aria condizionata ma c’era il pianoforte

di Ramerrez

Il fatto è che per avere un bel Natale ci vuole la neve. Perché un conto è guardare fuori e vedere tutto grigio, un conto è vedere gli alberi scintillanti che solo a vederli mettono allegria. Se poi fuori c’è una bufera, è ancora più bello stare davanti al fuoco mangiando le castagne (o i pop corn) e pure se poi magari bisogna uscire un attimo se abbiamo dentro di noi l’abbraccio di una persona che ci vuole bene non sentiamo neanche freddo.

Nell’estate del 1945 a Los Angeles era caldissimo. Due giovani compositori – Sammy Cahn e Jule Styne – stavano boccheggiando nel caldo. Uno dei due voleva andare al mare perché era troppo caldo per lavorare, l’altro gli disse che per rinfrescarsi potevano scrivere una canzone natalizia. E così venne fuori la bellissima canzone che trovate qui sotto.

Perché è vero che a Natale ci vuole l’albero, il presepe, il vischio sotto il quale baciarsi e pure un sacco di neve. Ma per creare la magia del Natale, in fondo, basta averli nel cuore e tutto va magicamente a posto.

Però nel cuore bisogna averli, e bisogna averci anche la neve

Perché senza neve, che Natale è?

Let it snow!


(Sammy Cahn, Jule Styne, 1945)

Oh, the weather outside is frightful,
But the fire is so delightful,
And since we’ve no place to go,
Let it snow, let it snow, let it snow.

It doesn’t show signs of stopping,
And I brought some corn for popping;
The lights are turned way down low,
Let it snow, let it snow, let it snow.

When we finally say good night,
How I’ll hate going out in the storm;
But if you really hold me tight,
All the way home I’ll be warm.

The fire is slowly dying,
And, my dear, we’re still good-bye-ing,
But as long as you love me so.
Let it snow, let it snow, let it snow.

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