Pillole di pensieri spaiati, tra alti e bassi. Soprattutto fragili. Perché non sempre basta un po' di zucchero ma a volte la leggerezza di quello a velo aiuta.

L’ultima cosa vera che sai di lui

La moglie di Harrison Ford gli lascia un messaggio in segreteria
-Tesoro, devo partire per Miami all’improvviso, sai le sfilate, la collezione, il lavoro
Anche il marito di Kristin Scott Thomas parte. Per New York. E siccome la fortuna va a casaccio ma la sfiga è sempre sincronizzata succede che il volo si inabissa. Il volo sul quale quei due son partiti insieme. Come, da amanti, fanno da tempo. Si chiama Destini incrociati. E’ un film del 1999 e da allora lo guardo ogni volta che lo trasmettono.

Ogni volta prima di tutto cerco di farmi una ragione del perché se sei sposata con Harrison Ford tu senta il bisogno di andare a letto con un altro. Mentre capisco di più il marito della Thomas che sarà anche una grande attrice ma con quella scopa infilata nella schiena e l’aura da stronzetta britannica qui poi anche candidata alla scalata politica, è il cliché perfetto da Ti Sta Bene.

Ma il punto è perché ogni volta, e so di non essere la sola, ci sintonizziamo, noi del circolo investigativo matrimoniale postumo, sulla scatola nera di questo film, di quell’aereo e di quel matrimonio.

Cos’è questo bisogno di andare a rivedere al ralenty, come fa Harrison, la storia a marcia indietro di un matrimonio che si pensava ancora pieno di amore? Lui a un certo punto, alla Kristin che proprio non vuol sapere la verità manco a cadaveri fedifraghi identificati allacciati, chiede

-Qual è l’ultima cosa vera che sa di lui?

Questo, probabilmente, è il punto. Che a forza di andare a ricostruire enigmi e ad andar cercando scatole nere, si inizia a dubitare un po’ di tutto. Del passato e del presente ma, inevitabile, anche di chi arriverà da lì in poi.

Ecco: qual è l’ultima cosa vera che so di te? Che pure a noi eh sembrava proprio di sapere bene e sapere abbastanza e Figurati, Ma dai, Ma No Ma Me Ne Sarei Accorta. Questo è il danno maggiore dopo un tradimento. Amoroso, amicale, umano. Il Punto Interrogativo che rimane.

Senonché poi sti due, ovvio, hanno pure una storiella. Ma non funziona. Perché non è sulle macerie precedenti che si può ricostruire qualcosa dopo. Bisogna proprio fare pulizia. Via tutto. Conservando solo e unicamente il Punto Interrogativo. Non usarlo eh: conservarlo. Farlo stare lì. In un angolo. Per non farci eventualmente trovare cojonate un’altra volta. Ma questo, credetemi, è spesso reciproco. Perché tanto fummo tradite noi quanto, probabilmente, anche noi tradimmo, in qualche modo, o proprio in quello. Magari evitammo di far ritrovare la scatola nera a matrimonio ancora in volo -come invece fece lui ma si sa che alcuni son maldestri per cui cosa volete rimpiangere-.

E allora guardo Harrison che per due ore e mezzo cerca il tasto rewind. E stavolta, finalmente, mi alzo dal divano, mi avvicino al televisore e glielo dico:

-Harrison, mobbasta eh. Son quindici anni, mobbasta sul serio. Sei Harrison Ford, cavolo!

Ecco, care e cari miei, non fatevi ingannare dalle apparenze: siete Harrison Ford. Dunque sapete che dovete fare, si? Prenotatevelo voi, un bel viaggio. Da soli, mi raccomando. Mollate sto Rewind. E guardate avanti.

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Le imprevedibili forme del progresso

In linea di massima sono due gli elettrodomestici che hanno segnato il reale cambiamento nella qualità della vita delle donne: la lavatrice e il vibratore. Entrambi funzionano ad elettricità. Ed entrambi sono stati pensati per alleviare fardelli presenti nella vita delle donne. Il primo più specificatamente quelli derivanti dai tessuti tessili il secondo quelli dai tessuti nervosi. In entrambi i casi il risultato è il raggiungimento di un piacere. Il piacere di star meglio. Con il minor dispendio di energie possibili.

Dunque la lavatrice e il vibratore. Ci pensavo poco fa rivedendo Hysteria, il film sull’invenzione del vibratore, nato all’inizio come cura anti isteria. Dove per isteria -dal greco Hysteron, utero- si intendeva una sorta di degenerazione cui erano soggette le donne preda di attacchi nevrotici. Diagnosi che si si “curava” con l’isterectomia.

La diagnosi di questa “isteria”, con la relativa “cura”, fu abbandonata nel 1952. Ripeto: nel 1952. C’è poco da sobbalzare, visto che noi in Italia avevamo ottenuto il diritto di voto alle donne da appena sei anni. Dicevamo della lavatrice e del vibratore. In entrambi i casi, appurato che si è in grado di lavare panni anche a mano e di ricevere piacere anche con un partner, possiamo forse dire che la rivoluzione sta nell’aver reso entrambe le funzioni -lavare con poca fatica e provare piacere con sicuro successo- una scelta. In entrambi i casi esistono alternative: lavare a mano e avere il privilegio di un partner amorevole. Ma non sono più condizioni in assenza delle quali ci si condanna all’infelicità.

Ecco, credo si chiami progresso. Aumentare le possibilità e lasciare libertà di scelta. E a volte, come è evidente in questi due casi, il progresso prende forme assolutamente impensabili per farsi strada. Dunque, mie care, godiamo. Godiamoci il progresso.

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Che Sordi era veramente un bell’uomo

Roma, esterno giorno, zona Galleria Alberto Sordi. In quattro a spasso sotto il clemente sole delle 13

Lei1 -Che poi, diciamolo, Alberto Sordi era veramente un bell’uomo

Lei2 -Manfatti, peccato dire soltanto che faceva ride

Lei1 -E’ che aveva un fascino da seconda botta

Lui1 -In che senso?

-Lei1 -Nel senso che alla prima ti diverti, alla seconda ci pensi meglio e capisci che è proprio un figo

-Lei2 -Un uomo espressivo come pochi. Sì, bello.

Vabbè Meripo’ e allora che c’è di strano?

Allora, signorimiei, c’è che erano tre persone non vedenti. E il quarto era il cane-guida.

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L’incredibile storia del libro che cammina e regala mandorle caramellate

Secondo me “Porca pupazza, no! La strategia del pesce palla” ha le gambe. Non le squame e neanche le pinne, ha proprio le gambe. E se ne va in giro a fare cose a insaputa di Maria Letizia Maffei che l’ha scritto, della Memori che l’ha pubblicato e di tutti quelli che erano in sala travaglio quando è nato.

Lo dico perché prima ancora che mi arrivasse, e dopo che se ne stava apparentemente fermo sul comodino, Porca pupazza ha messo in moto una serie di femmine che a loro volta hanno messo in moto una serie di maschi che a loro volta niente. E ha messo in moto soprattutto mascelle: che io l’ho conosciuto a una cena e ogni volta che l’ho rincontrato si è fatto precedere e seguire da una serie di squisitezze.

Ieri Porca pupazza ha messo in moto pure un pulmino, stile Little Miss Sunshine, sul quale siamo saliti tutti insieme per andarlo a presentare a Roseto degli Abruzzi. Alla Casa gialla. Che io, ve lo giuro, quando sono arrivata con la borsa magica, il cappello che mi ha dato Beatrice e l’ombrello che mi ha regalato Lapinia, ho visto che era proprio identica alla casa dei Banks, Porca pupazza:

Meri e Mari

Ecco sì, stavamo dicendo che atterravamo a casa Banks con lo Shuttle guidato dall’eroico Fabrizio che dell’autrice è il legittimo consorte e lo è da poco, che infatti di questo abbiamo approfittato, che ci ha ancora la garanzia attiva e ci scarrozza ostentando persino entusiasmo. E nel giardino c’erano, manco a dirlo, delle cose da mangiare buonissime (menzione speciale per i fiatoni). E delle femminazze che lèvati. Anche maschietti eh. E anche qui non è che mi fosse arrivato l’invito de La signoria Pop è invitata a presentare il libro della Maria Letizia. No, a me Franca ha detto

-Meripo’ ci vieni il 24 agosto a fare una merenda a Roseto?

Capirai, non aveva neanche finito la frase che già ero nello Shuttle. Che a me Franca me l’ha presentata Titti che me l’ha presentata Francesca che ci ho incontrato Bea che aveva parlato di Meri a Mari che ieri è venuta anche Claudia che me l’ha presentata Franca chealmercatomiopadrecomprò. Tipo.

Si diceva della casa dei Banks, della merenda e delle femminazze che hanno attraversato mari e monti (vero) per arrivare. E ti credo, con quelle squisitezze. E poi, oltre all’ombrello, ha iniziato a volare e irradiarsi nell’aere (sempre in terra di D’Annunzio eravamo eh) anche un sacco di bene. Che Porca pupazza porta bene. Non solo nel senso tipo il corniciello che mi ha regalato la mia amica Carlà. Ma Porca pupazza innesca vere e proprie catene di cose buone. Quindi non solo squisite: pure buone.

Dice Meripo’ allora di che parla questo libro? Eeehh?? Ma come di che parla, sto libro salta, cammina, va in bici, prende pulmini, cucina cene, prepara merende, unisce, allieta, sollazza, diverte, commuove. Comunque ieri il libro ha pure parlato. Sì. Quando si è intrufolato nella voce e nel carisma di Anna Cianca e di Mirella Mazzeranghi. E io, che pure l’avevo letto due volte, ascoltavo e dicevo Anvedi. Anzi Ansenti. E poi c’erano anche Flumeri e Giacometti in persone eh.

Poi intanto s’era fatta notte. E io avevo paura che dopo mezzanotte lo Shuttle tornasse zucca. E secondo me Maria Letizia aveva anche un certo qual timore che Fabrizio tornasse ranocchio. E la Bea ed io Genoveffa e Anastasia.

Mentre invece babbo e mamma Maffei non temono incantesimi: due rocce. La roccia mamma, tanto per non farci sciupare, ha regalato a Bea e a me una scatolina. Tutta bella incartata. Dentro c’erano mandorle caramellate. Fatte da lei. Io stamattina mi sono alzata e, prima ancora di iniziare le abluzioni, sono corsa in cucina per vedere se c’erano ancora. O se fossero diventate, che ne so, cipolle. Invece erano ancora lì. Dolci e croccanti, porca pupazza.

Ora, ditemi un po’, ma un libro che vi prepara pure le mandorle caramellate, ma quando vi ricapita?

Porca pupazza, no! La strategia del pesce palla
di Maria Letizia Maffei
prefazione di Lillo & Greg


La copertina è di Stefano Navarrini, sempresiapupazzato.

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Poi dite perché non ti sei fatta vedere

Sono apparsa il 16 agosto e scomparsa il 18. Mi chiamo Estate 2014.

Credo passerò alla storia come la più breve e la più forse.

Vi siete lamentati molto, di me. Ma ci sono alcune puntualizzazioni che io, Estate 2014, intendo fare, signori della Corte, a mia parziale discolpa:

-Le previsioni del tempo si chiamano appunto previsioni. Siamo ancora lontani dall’avere le certezze del tempo. E le certezze in generale

-Il tempo, anche se non può essere previsto, comunque scorre. E imprime trasformazioni incontrovertibili sul globo. Ancor di più sulle vostre porzioni di globo, specie quelle adipose. In qualunque momento io arrivi esse non sono mai pronte. Dunque ringraziatemi se quest’anno non mi sono fatta proprio vedere.

-Il tempo che a me è consacrato è quello dell’evasione, dell’ozio e dello stare con i propri cari. Salvo il fatto che quando arrivo vi rendete conto che l’unica evasione equamente distribuita sulla penisola è quella fiscale e riguarda tutti tranne voi, che l’ozio vi annoja dopo 36 ore e lo stare con i propri vostricari vi uccide dopo 24.

-Il tempo che a me è consacrato decidete per lo più di passarlo trascinandovi dalla sdrajo al bagnasciuga per adempiere a due doveri che sentite imprescindibili: urlare contro dei minori affidati alla vostra custodia fino ai 18 anni denominati “figli” e lamentarvi dei maggiori affidati al vostro portafoglio fino ai 40 denominati “figli ancora a casa”. Trattamento che, lungi dal trasformare entrambe le categorie in una generazione attuale e futura di persone educate e pronte a stare al mondo, ha finora conseguito il risultato di rendere maleducati gli esasperati che vi stavano accanto.

-Il tempo che a me è consacrato decidete inoltre di trascorrerlo, tenuto conto che i vostricari come si è detto li comprensibilmente rifuggite, insieme alla protesi telefonica che vi si è innestata come un microchip sottopelle. Nessuno, anche al termine di due mesi di sdrajo, è riuscito a conoscere o riconoscere il volto dei propri vicini di ombrellone. Ne conosce perfettamente, al contrario, il cellulare, la voce, la composizione familiare fino all’ottavo grado, l’amante, il collega, l’amica infida e quella rompicoglioni, attraverso le dettagliate cronache aifoniche che avete svolto durante tutto il soggiorno.

-Come potevate ragionevolmente pensare che un bambino di tre anni potesse usare, nelle due ore nelle quali lo tenevate in ostaggio dei vostri decibel, quella piramide di giochi di plastica che spargevate in un territorio uguagliabile a quello dalla Maremma al passo del San Bernardo, quantità che ragionevolmente non riuscirebbe ad usare neanche fino al compimento del diciottesimo?

-Nel tempo a me dedicato quest’anno sono tornati vecchi incubi e nuove paure. Pensavate di coricarvi nel secolo del 2.0 e vi siete risvegliati all’anno zero. Ciononostante hanno continuato a generare turbamenti topless e bikini ministeriali.

-A un certo punto mi sono affacciata per tre giorni e mi avete fatto trovare Sibilia et similia.

Si, è vero, quest’anno ho preferito tenermi alla larga. Credo ora sia anche più chiaro perché. Magari alla prossima eh.

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Il piacere di leggere

Storia di lei, la bella che cade addormentata poco più che bambina (che l’adolescenza è un concetto di recente conquista) appena le propongono un matrimonio combinato. Lei, Lisario Morales, muta d’accento (dopo un’operazione maldestra alla gola) ma non di pensier chè anzi ha segretamente imparato a scrivere e di nascosto compulsa lettere alla Signora Santissima della Corona delle Sette Spine Immacolata Assunta e Semprevergine Maria. E storia in sottotono di lui, Avicente Iguelmano, medico cialtrone che tenta la riabilitazione della vita al capezzale di lei.

Tutto intorno è Napoli nel Seicento. Dal barocco a Masaniello a Caravaggio. Ai vicoli bui, alle latrine, alle puzze, agli effluvi, alle pennellate di colore, agli incendi, ai tagliagole, alle puttane, un po’ Don Quijote un po’ La muta di Tommaso Landolfi, un po’ “Il profumo” di Suskind, un po’ ”Hysteria“.

Ed ecco lo scandalo supremo da evitare: che una donna scriva. E’ Napoli ma è anche Roma e l’Alsazia e tutto il globo, che tutto il mondo è paese su questa storia di ricerca. La scoperta del rovello primo e sostanzialmente unico che  aggroviglia e spesso inghippa la mente, e non solo quella, dell’uomo: il mistero del piacere femminile. Ed eccolo l’altro primario scandalo: “in un libretto un pagano sosteneva che la donna provasse piacere in misure che l’uomo non sarebbe mai stato capace di provare e che poteva arrivare a questo piacere senza alcun bisogno dell’uomo stesso, ripetendo l’esperienza infinite volte. Infinite volte. Era stata la parola ‘infinite’ che aveva spaventato Avicente. Di fronte a un piacere infinito non c’era altro risultato che la follia”.

“Lisario o il piacere infinito delle donne”.  Di Antonella Cilento. Quando l’amica ti azzecca il regalo, la mia amica Annamaria, intendo.

Il libro -io comunque continuo a vedere un film quando ci ripenso- che parla della storia dell’invidia atavica: di uno dei perché, probabilmente, le donne son state da sempre perseguitate, umiliate, emarginate, demonizzate, per quell’insondabile spaventoso mistero del piacere soverchiamente superiore all’uomo, senza limite e senza durata. Infinito. Ogni quanto vogliono. Anche senza di loro. Anatema. Come osate?

Invano Avicente Iguelmano tenterà di trovarne riscontro nella scienza e fino alla fine, in tutti i sensi, quel rovello e quel tarlo lo consumeranno:

-Si, ma, insistè lo spagnolo, loro godono e io non capisco come… godono anche senza di noi….
-E perché vi importa?
-Perché… ci rubano qualcosa… Se possono godere senza di noi, forse possono fare anche altro, senza di noi

Capito, si? Insomma leggerlo, amiche e amici miei, è stato -davvero- un piacere. Quasi infinito.

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E se L’Accademia L’Oreal facesse la piega ai cuorinfranti?

Oggi siamo qui. Con questo:

A un certo punto, facendosi faticosamente largo tra la selva di sòle e grane, sull’email è comparso anche un

“Cara Meri Pop, l’aspettiamo quando vuole per prenderci un po’ cura di lei”

ed era firmato non dalla casa di riposo Villa Serena ma da L’Accademia L’Orèal. A un successivo approfondimento, escluso l’attacco hacker alla casella, si scopriva che la segnalazione della qui presente era stata fatta – da sempresialodato amico – in quota “blogger femmine che si occupano di grandi emergenze nazionali” delle quali – come ben noto – il cuorinfranto è senza dubbio fra le prime ma il capello è senza dubbio fra le seconde.

Era così che mi recavo in piazza Mignanelli che, per intenditrici dentro e fuori dal Raccordo anulare, da sempre è sinonimo di Valentino. E planavo in una magnificenza architettonica di palazzo vaticanense nel quale venivano formati, prima dei parrucchieri, i seminaristi. Mille metriquadri di illuminazione d’immenso, dai lucernari, dal total white e dai led, ora che non ci son più quelle dall’Altissimo. E son rimaste le antiche scale e le pregiate Aule, le iscrizioni e l’aura in qualche modo sacrale.

Senonché ora qui ci si occupa in ogni caso di benessere, di un altro tipo evidentemente, ma sempre di anime in pena si tratta. Le nostre. Le nostre di femmine inquiete erranti in ogni dove alle quali improvvisamente appare un’oasi. Un balsamo, appunto. Che non è fatto solo di cheratina.

C’è che all’Accademia hanno deciso di aprire le porte non solo ai mastri parrucchieri e alle occasionali disperate erranti ma a tutti. Non più solo Howgarts per addetti ai lavori ma “un posto nel quale trovare benessere in tutti i sensi” nel senso proprio di tutti e cinque, i sensi, questa sarebbe l’idea, mi ha spiegato il capo mago Fabio Nicolai.

E dunque leggere o presentare un libro, ascoltare musica, bere una tisana, farsi truccare o spazzolare. In una parola, fare in modo che chi esca di qua si senta più leggera in testa ma non solo perché ti hanno fatto la piega.

Perché questo è il punto: prima o poi dovremo inserire i parrucchieri e più in generale i maghi del benessere come azionisti a tutti gli effetti del rinnovato sistema di welfare italiano. Che alla fine la ricchezza di un Paese non si calcola solo in pil ma anche in ben tagliato capel. E, dipartimenti sanitari, chiedetevi: quanto Prozac in meno circola ogni volta che una tinta ben fatta scorre?

Ma proprio sul finale mi permetterei anche un suggerimento a quello che a tutti gli effetti è un po’ il marchio-simbolo dei prodotti di bellezza femminile: e se, vedete voi ogni quanto, riservaste qualche ora a prezzi stracciati per chi si trovi in difficoltà? Son certa che farebbe bene a tutti: a voi, a loro, al welfare e anche al pil.

Ecco: a volte ridare valore significa soprattutto ridare fiducia e dignità. E chi meglio di voi che avete coniato quel motivazionale “Perché io valgo” “Perché voi valete”?

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La sindrome della zia Daniela

Siccome un indizio è un indizio ma due fanno una coincidenza e tre una prova, è stato dopo che la mia amica Tiziana aveva postato un mattutino “Perché le donne intelligenti tendono a restare single” e la mia amica Maria Grazia un post prandiale “La zia Daniela s’innamorò come si innamorano sempre le donne intelligenti: come un’idiota” che ho ritenuto maturi i tempi per consacrare la giornata al tema.

Dunque secondo l’Oltreuomo, che non è la figura mitologica di riferimento delle single di ritorno bensì una rivista, “numerosi studi sembrano dimostrare che l’uomo intelligente preferisca frequentare una donna meno intelligente di lui (…). La conseguenza più immediata è che le ragazze brillanti hanno più difficoltà a trovare un partner rispetto a quelle meno brillanti”.

L’identikit ahimè perfettamente si attaglia a tutta una fascia di utentesse del quippresente blogghe nonché di amiche sparse per lo Stivale e anche oltre il Passo del Brennero orientativamente situate fra i 35 e i 49 (con sforamenti su entrambe le barriere): intelligenti, preparate, ironiche, belle, eleganti, militesente, patentemunite e sole.

Perché? L’Oltreuomo si esibisce in un ragionato elenco di quindici risposte ottenute da un campione di 30 uomini (evidentemente provati se le saranno divise). Eccole:

Perché le donne intelligenti tendono a restare single?

#1. Quando litighi con una ragazza meno dotata di te puoi raggirarla con due sofismi, con una ragazza intelligente finisci per discutere almeno sei mesi

#2. La ragazza stupida tende ad ammirarti di più per le tue capacità – per lei irraggiungibili – ed è una forma di narcisismo a cui difficilmente si riesce a rinunciare

#3. La ragazza stupida riesce ad accettare la differenza estetica tra te e lei perché crede che la tua intelligenza possa compensare tale discrepanza

#4. Con la ragazza intelligente si crea spesso una competizione che danneggia la relazione. Un rapporto equilibrato deve essere paradossalmente sbilanciato

#5. Spesso gli uomini vedono minacciato il loro senso di superiorità – o la loro visione di maschio Alfa – di fronte ad una donna dotata quanto lui

#6. La maggior parte degli uomini – e quelli intelligenti non fanno eccezione – sono attratti dalla donna che assume un atteggiamento di sensuale ingenuità, atteggiamento che molte donne intelligenti non attuerebbero per nulla al mondo

#7. La donna intelligente rischia spesso di guadagnare più del compagno, e questa è una ferita narcisistica difficilmente digeribile

#8. La donna stupida può essere “educata” ed è più facilmente modellabile a proprio vantaggio rispetto a una donna con un’adeguata percezione di se stessa e delle proprie potenzialità

#9. Molti uomini leggono nella sicurezza nei propri mezzi delle donne brillanti una vena di mascolinità che le rende poco attraenti

#10. Le donne intelligenti sono spesso impegnate a raggiungere i propri obiettivi, lasciando poco tempo alla soddisfazione narcisistica di cui necessita il maschio.

#11. Un retaggio culturale cattolico ha condizionato la percezione della donna, identificata come angelo del focolare. Molti uomini – sebbene illuminati – faticano a liberarsi da questo stereotipo, stereotipo difficilmente riscontrabile in una donna intelligente

#12. Nell’idea comune l’intelligenza si accosta difficilmente alla sensualità o alla bellezza. Questa idea ci condiziona più di quello che crediamo.

#13. Molti uomini, sebbene brillanti, faticano a mettersi alla prova con una donna al loro livello, in quanto le battaglie e le competizioni sociali sono accettate nella sfera lavorativa ma non in quella sentimentale.

#14. Ad una ragazza stupida puoi facilmente mentire per fare i tuoi interessi, con una ragazza intelligente sai che non riuscirai mai a farla franca

#15. In una relazione sentimentale anche l’uomo intelligente ricerca con maggior interesse gli stimoli sessuali rispetto a quelli intellettuali

Perciò, donne intelligenti, non vi resta che trovarvi un uomo meno intelligente di voi ma con almeno degli addominali fatti al computer”.

Ora, tornando a noi, la definizione di “ragazza stupida” incrociata con la sindrome della zia Daniela cui narra Angeles Mastreta (che “s’‘innamorò come si innamorano sempre le donne intelligenti: come un’idiota) pone agli uomini un ulteriore problema: individuare cioè se quella ragazza che hai davanti -e con la quale finalmente ti senti un gran figo- non sia al contrario una talmente intelligente da far capitolare te, e crederci, come un idiota.

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Quando lui torna lei schiatta

C’è che l’avrò vista una quindicina di volte e ogni volta mi illudo che, quando sta stramazzata sul divano, entri finalmente uno qualunque del pubblico con la streptomicina. Invece niente. Mimì ogni volta muore di tisi. Anche ieri sera a Caracalla (che poi, non so se si è saputo, i rivoluzionari dell’orchestra sono scesi a più miti consigli quando gli hanno detto “Bene, vi chiudiamo”). La formazione sulle poltrone era la seguente: Grace, il professor Pi, Mercie appena atterrata da Buenos Aires e la sottoscritta.

Mimì, dicevamo, che tutto sommato è forse la più famosa single consacrata all’immortalità del palcoscenico operistico:

“Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa,
ma prego assai il Signore”

E non paga di sta tristezza continua:
“Vivo sola, soletta
là in una bianca cameretta:
guardo sui tetti e in cielo”

dopodiché quell’aria così sottotono -anche un po’ banalotta- svetta all’improvviso e vira sul brivido, anzi sul freddo nguòll, per dirla con Grace:
“ma quando vien lo sgelo
il primo sole è mio
il primo bacio dell’aprile è mio!”

Dunque, riassumendo la trama, la questione è questa: lui incontra lei e scoppia una passione poi lui la molla perché malata, lei si mette con uno un po’ più ben messo e quando lui torna dopo aver capito che è solo lei il suo amore, lei infine muore.

La questione è stata però così riassunta dal professor Pi a un turista straniero suo vicino di posto che gli chiedeva “What happens?” e lui “Once he comes back, she’ll be dying”. Poi si è girato da due pugliesi che seguivano la conversazione estasiati e ha tradotto: “Quando lui torna lei schiatta”.

Mi pare ineccepibile. C’è che questo amore di Mimì, tal Rodolfo, poeta non di quelli indimenticabili, attraversa tutte le fasi immortali anche nostre: lascia, prendi, prendi, lascia, tormenti, paure, scuse, bugie, bassezze, viltà, scuotimenti, passioni, amore o ciò che ciascuno crede sia amore.

Ed è il Quadro Terzo a restituirci oggi tutti i nostri Rodolfo, mentre lui si confida con il miglior amico Marcello, che più volte tenta di fargli cambiare idea:

RODOLFO
Invan nascondo
la mia vera tortura.
Amo Mimì sovra ogni cosa al mondo,
io l’amo, ma ho paura, ma ho paura !

Lei ascolta, di nascosto, e prima di essere mollata, lo molla lei. Consacrando per sempre alla storia la viltà di certi momenti. Che, sia chiaro, è anche femminile. Ma non porta la firma dell’immortalità cui la consacrò Puccini rappresentando quella dei maschi. Un minchione, per dirla con Grace, questo Rodolfo. E nell’occasione Grace ci consegna all’immortalità anche il seguente Postulato:

la questione non è manco trovare un fidanzato decente ma accertarsi prima che abbia un miglior amico decente (vedi Marcello).

Eccola, la scena dell’addio:

RODOLFO
Dunque è proprio finita?
Te ne vai, te ne vai, la mia piccina?! (ma come te ne vai, sei tu che ci hai paura e la cacci, santocielo ndP, nota della Pop
Addio, sogni d’amor!…

MIMÌ
Addio, dolce svegliare alla mattina!

RODOLFO
Addio, sognante vita…

MIMÌ
sorridendo
Addio, rabbuffi e gelosie!

RODOLFO
… che un tuo sorriso acqueta!

MIMÌ
Addio, sospetti!…

MARCELLO
Baci…

MIMÌ
Pungenti amarezze!

RODOLFO
Ch’io da vero poeta
rimavo con carezze!

(vi ho detto che lui non passerà alla storia della poesia mondiale).

Beh insomma ieri sera quell’orchestra si è fatta perdonare tutto grazie a una scenografia da brividi nonostante i 30 gradi. Ieri sera ha nevicato a Caracalla

e ha fatto freddo e c’è stata luce nonostante fosse notte e ci sono stati colori e c’è stata Parigi a Roma e l’eternità in una soffitta.

Grace si è accasciata sulla spalla di Mercie mentre io al solito piango e l’ho fatto pure ieri sera accasciandomi sulla vicina per non distogliere il Professor Pi dalla sua prima volta a Caracalla Parigi.

Se posso permettermi un consiglio andate da Mimì a Caracalla. Ieri sera era mezza vuota, grazie a quel bel casino degli scioperi. Però, ripeto, se potete regalatevi per una sera quella magia chiamata Opera immortale.

E già che ci siete riascoltatevi l’Immortale. Lei:

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Luglio col global orgasm che ti voglio

“Il 31 luglio si svolgerà il Global Orgasm Day”. Per tutti gli altri giorni dell’anno tornare alla modalità Harry Ti Presento Sally

Riceviamo e volentieri spammiamo:
“Giovedì 31 luglio gli uomini e le donne di tutto il mondo si “uniranno” per celebrare la Giornata mondiale dell`orgasmo. Per l`occasione, il noto sito di incontri extraconiugali AshleyMadison.com ha deciso di interrogare i suoi iscritti a proposito delle loro esperienze in merito al Big “O”. Secondo il sondaggio effettuato su un campione di 41.967 utenti, gli uomini e le donne raggiungono l’orgasmo con una frequenza molto più alta da quando hanno cominciato a tradire il partner”.
L’occasione mi è gradita per riproporre l’evergreen: che “luglio si veste di novembre se non arrivi tu”.  Ecco dunque anche spiegata la situazione meteorologica autunnale.
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